Mele troppo lucide per essere bio? Un po’ di chiarezza sulle cere usate per proteggere la frutta

Mele ricoperte di cera, gommalacca o altro prodotto: naturale o artificiale? Il video sotto ci fa riflettere su come spesso paranoie individuali se condivise in in rete si prestino a diventare virali e a trasformare un mezzo di libertà in un mezzo di disinformazione.

Siamo alla paranoia, step che segue la bufala: ci si immagina chissà quali delitti e quali reati per cui si usa la rete senza un briciolo di criticità diventando pure virali ma diffondendo mala informazione. Il video in alto è forse uno dei tanti esempi di come la libertà di espressione del libero pensiero sforni cazzate a velocità impressionanti. E’ solo un esempio, sia chiaro: in rete ne circolano tanti altri e anche in lingue diverse. Se avete voglia di divertirvi cercate su youtube filmati più o meno recenti, in inglese e spagnolo in cui gli autori fanno tutti il medesimo esperimento: grattano con un coltellino la buccia di una mela ricavandone una sostanza che somiglia a cera bianca, che vanno poi a bruciare. Nessuno, si è preoccupato di raccogliere la sostanza simile a cera e richiedere analisi di laboratorio o di andare anche a chiedere spiegazioni a un agronomo. Ebbene le mele con la cera sono assolutamente normali e anzi possono essere addirittura naturali. In genere le cere naturali sono usate per rivestire le mele o altra frutta come gli agrumi con lo scopo di proteggere il frutto da muffe e funghi e di farlo durare, così, più a lungo grazie alla pellicola protettiva che riveste la buccia. In etichetta troviamo specificato se la frutta che andiamo a acquistare sia stata trattata con le cere e se la sua buccia sia commestibile o meno.  Ma si badi bene: le cere commestibili possono ricoprire non solo le mele, gli agrumi e frutta in genere, ossia prodotti freschi, ma anche caramelle, farmaci e finanche la cioccolata. Ne scriveva molti anni fa Trashfood ricordandoci che la cera che riveste molti prodotti alimentari è nota come gommalacca o additivo E904. La gommalacca è ricavata da insetti, i Tachardia laccae è dunque un polimero naturale che viene rifiutato per motivi etici, ad esempio, dai vegani. La gommalacca non riveste solo la frutta a scopo protettivo, creando una barriera verso funghi e muffe, e a scopo estetico donando un aspetto lucido al frutto, ma viene impiegata per proteggere pillole e capsule, caramelle e cioccolata. La gommalacca può essere ingerita e è sostanzialmente innocua anche se sembra possa essere causa di allergie.Baskets Of Just-Picked Apples

Veniamo alle mele oggetto del video, mele biologiche. Il Regolamento(CE) N. 889/2008 della Commissione del 5 settembre 2008 elenca nell’allegato VIII gli additivi ammessi per le colture biologiche che sono: Carbone vegetale E 153; Annatto, bissina, norbissina E160b; Carbonato di calcio E170; Metabisolfito di potassio E224; Metabisolfito di sodio E223; Nitrito di Sodio E250; Nitrito di Potassio E252; Acido lattico E270; biossido di carbonio E290; Acido malico E296; Acido Ascorbico E300; Ascorbato di sodio E301; Estratto ricco in tocoferolo E306; Lecitine E322; Acido ascorbico E330; Citrati di sodio E331; Citrati di calcio E333; Acido tartarico E334; Tartrati di sodio E335; Tartrati di potassio E336; Fosfati monocalcico E3341; Estratti di rosmarino (da colture biologiche) E392; Acido Alginico E400; Alginato di sodio E401; Alginato di potassio E402; agar-agar E406; Carragenina E407; Farina di semi di carrube (da colture biologiche) E410; Gomma di guar E412 (da colture biologiche); Gomma arabica E414 (da colture biologiche); Gomma di xantano E415; Glicerolo E422; Pectina E440 (da colture biologiche); Idrossipropilmetil-cellulosa E464; Carbonati di sodio E500; Carbonati di potassio E501; Carbonati di ammonio E503; carbonati di magnesio E505; Cloruro di calcio E509; Solfato di calcio E515; Idrossido di sodio E524; Biossido di silicio E551; talco E553b; Argon E938; Elio E939; Azoto E941; Ossigeno E948. Tra le cere ammesse nei prodotti biologici troviamo la cera d’api e la cera carnauba E903, un polimero naturale che si ricava da una palma, la Copernicia prunifera, usata su molti prodotti commestibili industriali (caramelle, gomme da masticare, medicinali ecc.). Detto ciò, dall’etichetta mostrata nel video nei pochi frame disponibili, non si evince alcuna indicazione in merito a cere usate per la conservazione delle mele, il che farebbe supporre (ma non disponiamo di analisi di laboratorio) che la cera presente sulla buccia della mela possa essere quella naturalmente prodotta dal frutto stesso. Infatti, come ci ricorda Melabio:

La buccia della mela contiene delle cere naturali. Il frutto le produce per proteggere la sua epidermide da tutti gli agenti atmosferici che nei suoi lunghi mesi di permanenza sulla pianta deve sopportare. Dai freddi primaverili al forte sole estivo, al freddo autunnale prima del raccolto. Quando viene strofinata su una superficie morbida, come qualsiasi cera… si lucida.

Dunque, tante risposte e tutte naturali che coinvolgono anche le mele biologiche.

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it

Prima mappatura della frutta urbana milanese

Sul sito fruttaurbana.org, una prima mappatura delle piante da frutto sul territorio milanese, un progetto di raccolta della frutta in città a km zero che, dopo Roma, comincia a muovere i suoi primi passi anche a Milano380020

Frutta urbana, buona, sana e a km zero: non una fantasia ma una realtà possibile. Dopo gli orti urbani condivisi e sempre più diffusi in tutta Italia, anche la frutta che cresce in città accende l’interesse e stimola reti attive di cittadini convinti che il destino della frutta che matura sugli alberi in città, possa e debba essere diverso da quello cui assistiamo, tutto sommato, con una certa indifferenza: marcire ai bordi delle strade o nei parchi.
Dalla Capitale arrivano segnali più che incoraggianti che Milano sta iniziando a raccogliere grazie al progetto Frutta urbana promosso dall’Associazione Linaria che prevede la mappatura completa, la raccolta e la distribuzione della frutta di città, contro lo spreco di cibo e a favore di uno stile di vita sostenibile. 
Eco dalle Città attiva sostenitrice di questo progetto, ha avviato una campagna di informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento della cittadinanza sul territorio milanese al fine diffondere, anche in vista di Expo e dell’avvio della Food Policy(politica del cibo) promossa dal Comune di Milano in collaborazione con Fondazione Cariplo, una nuova cultura della frutta urbana, nei confronti della quale l’approccio spesso passa dalla diffidenza riguardo la sicurezza alimentare ”all’assalto” indiscriminato di alberi da frutto, senza che ci sia una politica di raccolta e distribuzione di questa preziosa risorsa. Una prima iniziativa promossa da Eco dalle Città per la raccolta delle more, si è svolta domenica 3 agosto presso Boscoincittà.  Un buon inizio per Milano, dunque, questa prima mappatura sul sito fruttaurbana.org(alla voce mappe) che indica una serie di alberi ubicati in alcuni quartieri: in zona Corso Magenta- Santa Maria delle Grazie è presente un Arbutus unedo, ovvero ilCorbezzolo, originario del bacino del Mediterraneo e della costa atlantica, il cui frutto è una piccola bacca rosso scura. In zona Cairoli-Piazza Castello e Pinacoteca di Brera si trovano diversi Diospyros Kaki il caco, che a Milano è piuttosto diffuso. Tra via Vetere e via Arena (vedi foto) ci sono invece 5 piante di Juglans regiail Noce bianco; mentre in Via San Martino (MM Crocetta, accanto a via Beatrice d’Este) troviamo 2 alberi di Punica Granatum, il Melograno. Una pianta di Rubus ulmifolius, il già citato albero di more, si trova nella vasta area verde di Boscoincittà, mentre nell’area del Castello Sforzesco abbiamo una Capparis spinosa (i capperi). Continuamente aggiornate, le mappe saranno anche la base di una App che permetterà, grazie a smartphone e tablet, di trovare gli alberi più vicini o i diversi periodi di raccolta.

Fonte: ecodallecittà.it

Bibite gassate, cambiano le regole sull’etichettatura

Alla Camera passa un emendamento che innalza la percentuale minima di frutta nelle bibite al 20%

L’emendamento che innalza la concentrazione minima di frutta nelle bibite gassate al 20% è passato alla Camera, superando le pressioni delle lobby delle bevande che avrebbero voluto che si continuasse a rimanere sotto questa soglia. Si tratta di una vittoria parziale poiché l’emendamento era nato con l’obiettivo di bloccare la vendita delle bibite che contengono molto meno del 20% (in Europa la concentrazione minima consentita è del 5%), ma Ue e multinazionali si sono opposte alla norma sottolineando l’illegittimità della norma e le conseguenze negative sul libero scambio fra i Paesi dell’Unione. Più che sulla produzione in sé, la norma interverrà sull’etichettatura. La soglia del 20% diventerà la discriminante per poter riportare la dicitura “a base di succo di frutta”: sopra questa concentrazione si potrà dire, al di sotto no.

Un passo in avanti certo, si aumenta la trasparenza e quindi la consapevolezza dei consumatori. Tuttavia, bisognerebbe al più presto procedere al completamento della normativa, impedendo la produzione e la vendita delle bevande che non rispettano il 20% di concentrazione minima di frutta. Auspico inoltre che questa percentuale sia alzata, per la salvaguardia di produttori e di consumatori,

ha commentato Nino Pascale, presidente di Slow Food Italia.

Con l’intervento sulla percentuale di frutta nelle bevande mettiamo in condizione la filiera agricola e quella alimentare di trovare una sempre maggiore collaborazione, in un’ottica di sistema,

ha detto Maurizio Martina, ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. Dunque attenzione all’etichetta, mentre per chi vuole bersi un’aranciata vera al 100% il consiglio è scontato: acquistare gli “originali” e spremere!German Law On Returnable Bottles Creates Uproar

Fonte:  Slow Food

Foto © Getty Images

L’orchestra che suona frutta e ortaggi: a Rovereto si esibisce la Vegetable Orchestra

La Vegetable Orchestra si esibisce il prossimo 10 maggio al Festival di Rovereto Fiorita

Frutta e ortaggi sono strumenti musicali non solo cibo salutare. E ripercorrendo l’antropologia musicale un gruppo di musicisti austriaci ha messo in piedi una orchestra che per strumenti usa solo ortaggi, verdure e frutta. The Vegetable Orchestra nasce nel 1998 e da allora si è praticamente esibita in tutto il mondo. Approda il prossimo 10 maggio a Rovereto in occasione del Festival di Rovereto Città Fiorita e si esibirà alle 18 nel Cortile Urbano di Via Roma.

L’orchestra nel corso dei 15 anni di attività ha pubblicato tre album e procede per ogni esibizione allo stesso modo: si reca al mercato per acquistare ortaggi, frutta e verdure da trasformare in strumenti musicali. Ogni verdura viene accuratamente scelta dal suo musicista e preparata, ossia scavata, ripulita e predisposta a diventare strumenti musicali. Gli scarti sono lavati e cotti in un minestrone che viene poi offerto al pubblico.

Fonte:  Italia Fruit

Foto : The vegetable orchestra @Facebook

Frutta venduta sul marciapiede e “inquinata”, intervista al Carabiniere che ha effettuato il sequestro

Eco dalle Città ha raggiunto al telefono il comandante dei Carabinieri che hanno sequestrato la frutta al commerciante di Pomigliano d’Arco, condannato dalla Cassazione per aver esposto la sua merce allo smog. Il maresciallo riferisce di ulteriori sequestri ad altri generi alimentari378169

«Siamo stati noi a sequestrare le cassette di frutta esposte sul marciapiede dal commerciante di Pomigliano condannato dalla Cassazione». Lo racconta, al telefono di Eco dalle Città, il maresciallo Michele Mendrino, comandante dei Carabinieri di Pomigliano d’Arco, precisando che «il sequestro è avvenuto sia per l’occupazione indebita di suolo pubblico che per l’esposizione agli agenti atmosferici della frutta in vendita».
La norma cui fa riferimento il maresciallo è la legge numero 283 del 30 aprile 1962, che, in realtà, non vieta espressamente la vendita di merce esposta agli “agenti atmosferici”, ma parla più genericamente dimerce “in cattivo stato di conservazione” o “insudiciata” (articolo 5, commi b e d). Nell’interpretazione del supremo giudice, contestata da Coldiretti, la scelta del commerciante di esporre la frutta sul marciapiede violava proprio queste disposizioni. Eppure, secondo i ricercatori dell’Università Tecnica di Berlino, un lavaggio accurato è in grado di eliminare la gran parte degli inquinanti venuti a contatto con la frutta attraverso l’aria.

«La Cassazione ci ha dato ragione, perché la presenza di polveri e altri inquinanti prodotti dal traffico veicolare costituisce per il giudice una violazione dell’articolo 5 della legge 283/1962 – commenta Mendrino – Anche se si tratta di una norma vecchia, è ancora in vigore, e noi l’abbiamo fatta rispettare».

Il comandante dei Carabinieri di Pomigliano, dunque, non ha dubbi. Esporre generi alimentari sul marciapiede costituisce una violazione della normativa in materia di igiene alimentare. Tanto che ha disposto ulteriori sequestri più di recente. «Pochi giorni fa abbiamo sequestrato del pane da venditori che lo esponevano per strada – ci racconta – servirebbe un intervento più radicale, ma non è affatto semplice». Commercianti avvisati.

Fonte: ecodallecittà

Riciclo creativo: scopri come tutto ma proprio tutto in casa può essere riciclato…

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Gli appassionati di cucina sfruttano la loro creatività per dar vita a piatti sempre nuovi e sfiziosi, magari recuperando scarti ed avanzi del giorno prima. E molte donne sono grandi esperte nel ridurre gli sprechi della tavola convertendoli in piatti sfiziosi o in piccoli rimedi per la pulizia della casa, ma vediamo alcuni dei più curiosi. Gli scarti di frutta e verdura possono difatti essere riciclati per tutt’altra attività e trovare un nuovo impiego naturale ed ecologico. E’ importante però che vengano sempre accuratamente lavati, anche se provenienti da coltivazioni biologiche. Iniziamo subito dalle scorze di mele, agrumi e melograni che possono essere asciugate e disidratate, fatte a pezzetti e utilizzate come potpourri, cospargendoci sopra dell’acqua di colonia o alcune gocce di olio essenziale di arancia amara o bergamotto. Per chi ha il compost si può invece pensare di aggiungerle, insieme anche agli scarti delle verdure, nel relativo recipiente. La buccia di avocado si può riutilizzare, perché è spessa, per piantare i germogli come in un vaso e come simpatica coppetta “naturale” per servire creme e gelati in giardino. Mentre i gusci delle noci (ma vanno bene anche quelli delle uova) se disposti accanto alle piante tengono lontani lumache e parassiti. In estate si possono servire macedonie dentro ciotole ricavate anche scavando cocomeri o meloni, mentre in autunno si può sfruttare una zucca precedentemente scavata. Per lucidare le pentole in rame e ottone si strofina la superficie con la buccia di limone o del lime o di qualsiasi frutto che abbia un elevato contenuto di acido citrico. Se si aggiunge un mezzo cucchiaino di bicarbonato il risultato sarà eccellente! E lo sapevate che la buccia di banana può essere invece riutilizzata per lucidare le scarpe e le foglie delle piante d’appartamento? Durante le vacanze di Pasqua, anziché ricorrere a coloranti artificiali, si può decorare le uova facendole bollire con della buccia di cipolla per ottenere dei gusci dalle tonalità giallo ed arancione. Scorze di agrumi potranno essere aggiunti alla vodka o all’olio d’oliva per aromatizzarli in modo del tutto particolare, mentre le proprietà della buccia di limone per eliminare i cattivi odori dal frigo o dal forno sono, credo, note a tutti. Per la cura del corpo suggeriamo invece di ricorrere alle pesche, ricche di potassio e vitamina A, utili per idratare e rivitalizzare la pelle. Se si cosparge dello zucchero sulla polpa, sarà perfetto per farsi uno scrub. Per i disturbi intestinali, provate a far bollire un bastoncino di cannella con la pellicina interna bianca del melograno (avendo tolto i semi), lasciate raffreddare e bevete almeno 3 volte al giorno fin quando non avrete risolto il vostro problema. Quanti hanno problemi di capelli grigi? Per un mese ci si può risciacquare i capelli dopo lo shampoo con una lozione ricavata facendo bollire per  mezz’ora la buccia delle patate e, una volta raffreddata, filtrata con una pezza di cotone. Risultato: capelli lucidi e scuri! Per lavare via lo sporco dopo una giornata di lavoro, si può provare ad usare un sapone al pistacchio fatto in casa: frullare i gusci di pistacchio con mezzo bicchiere d’acqua e mescolare il tutto con della glicerina fusa. Lasciare raffreddare in un contenitore che farà da stampo e usare il sapone per massimo una settimana.

 

Fonte: tuttogreen

E’ lo spreco di cibo il vero disastro ecologico mondiale avverte la FAO

La FAO avverte che lo spreco alimentare è pari a un disastro ecologico, perché i Paesi ricchi producono più cibo di quel consumano175628202-594x350

Il rapporto FAO Foodwastage footprint Impacts on naturalresources pubblicato oggi rivela che lo spreco alimentare e agricolo costa ogni anno al Pianeta 750 miliardi di dollari ossia 565 miliardi di euro. Si spreca così non solo cibo ma acqua, pari a tre volte quella contenuta nel Lago di Ginevra, ma anche suolo agricolo impegnato per colture che saranno poi gettate via con emissioni sono pari a quelle di Cina o Stati Uniti in 6 mesi. Gettiamo via ogni anno 1,6 miliardi di tonnellate di prodotti alimentari che vanno a costituire così una montagna di spreco appunto definita dalla Fao come disastro ecologico.  Nel rapporto si legge:

A livello globale, l’acqua potabile sprecata rappresenta quasi tre volte il volume del lago di Ginevra o al volume di flusso annuale del Volga.

Ma sopratutto la FAO afferma che la riduzione delle perdite in agricoltura e di cibo potrebbe contribuire in modo significativo al raggiungimento dell’obiettivo di aumento del 60% in cibo disponibile per soddisfare le esigenze della popolazione globale nel 2050. Secondo la FAO, il 54% delle perdite sono registrate nelle fasi di produzione, raccolta e stoccaggio. Il resto è spreco alimentare in senso proprio, in fase di preparazione, distribuzione o consumo. Nei paesi ricchi, è il secondo tipo di spreco a dominare. Gli esperti hanno cercato di determinare quali sono le regioni e prodotti agricoli che causano gli impatti ambientali In Asia si sprecano più cereali e ciò a causa degli alti volumi di produzione nel Sud-Est asiatico e l’Oriente e del peso del riso, che emette grandi quantità di metano. I ricchi paesi dell’America Latina sono responsabili dell’80% dello spreco di carne, che:

hanno un forte impatto in termini di uso del suolo e di emissioni di anidride carbonica.

Mentre lo spreco di frutta in Asia, America Latina ed Europa sono tra le principali cause di spreco di acqua. Per rimediare a questa situazione, la FAO raccomanda di migliorare le pratiche agricole e gli impianti di stoccaggio e di trasporto nei paesi in via di sviluppo e sottolinea che i paesi ricchi hanno: una grande responsabilità per i rifiuti alimentari a causa del loro modo di produzione e di consumo non durevoli.

Fonte:  Le Monde

Culinary Misfits, due ragazze cucinano frutta e verdura scartata perché non ha forma perfetta

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A volte, per evitare uno spreco è possibile cominciare ispezionando il frigorifero dove, si sa, vengono consumati i maggiori sprechi alimentari. Questo accade in molte famiglie e, su scala più vasta, anche nei ristoranti e nei supermercati. A questo proposito, in Germania, due ex designerLea Emma Brumsack e Tanja Krakowski,hanno creato un progetto per combattere lo spreco alimentare. Si trattav del primo servizio catering che utilizza solo ingredienti scartati da ristoranti e supermercati e l’hanno chiamato, in modo ironico ed evocativo, Culinary Misfits, perché gioca sul doppio significato di ‘scherzo di natura’ ma anche ‘non adatto’, della parola misfit. Insomma le due ragazze si prendono cura della frutta e della verdura ‘ranocchie’ per farne delle ‘regine’ della tavola! Seguendo il motto ‘l’apparenza inganna’, le due food designer tedesche selezionano ortaggi e frutta di stagione che, per via della loro forma a volte bizzarra o della loro dimensione non standard, i supermercati ed i ristoranti della zona scartano. E’ noto infatti che la grande distribuzione e la ristorazione obbediscono a dei rigidi criteri dimensionali ed estetici che comportano quindi un enorme spreco di alimenti. Con pomodori ammaccati, pastinache e cetrioli troppo incurvati o deformati per essere esposti nei banchi alimentari, le ideatrici di questo catering tuttogreen, creano gustosi piatti da proporre ai clienti, limitando gli sprechi e cercando in loco gli ingredienti. Così si rispettano anche i criteri della distribuzione a chilometri zero. Dopo l’avvio, all’inizio del 2012, con una serie di eventi gastronomici a base di ortaggi biologici, progettati per lanciare l’attività, Culinary Misfits ha trovato una sua sede nel quartiere più trendy di Berlino, Kreuzberg, e sta cercando finanziamenti attraverso il crowfunding.

GUARDA LE FOTO DELLA FRUTTA E VERDURA PIU’ STRANA!thumbs_peperoncinothumbs_patatathumbs_fragolathumbs_melanzanathumbs_pomodoro

Così, proponendo piatti speciali come una zuppa di cetrioli incurvati o un contorno di carote storte, Culinary Misfit potrebbe essere d’ispirazione per progetti anti-spreco alimentare, dimostrando che la vera bellezza sta sotto alla superficie e che basta riflettere un momento prima di cestinare quelli che potrebbero rivelarsi, invece,preziosi ingredienti da riutilizzare, anche nelle nostre cucine.

 

Fonte: tuttogreen

 

La frutta è un elisir: fa vivere tre anni in più

Una ricerca del Karolinska Institutet di Stoccolma, pubblicata sull’ American Journal of Clinical Nutrition, prova il rapporto di causalità fra consumo di frutta e verdura e longevità1407427431-586x369

La frutta allunga la vita. Dal Karolinska Institutet di Stoccolma alle pagine dell’American Journal of Clinical Nutrition, uno studio conferma quello che antichi proverbi già immaginavano, ma da un generico medico che si “leva di torno”, i ricercatori arrivano addirittura a fornire una cifra ben precisa: quella dei tre anni di vita in più garantita da una dieta ricca di frutta. Lo studio dell’Università svedese è stato curato da un team di ricercatori, guidato da Andrea  Bellavia dell’Istituto di Medicina Ambientale (IMM), che, per ben tredici anni, ha monitorato un campione di 71.706 volontari (38.221 uomini e 33.485 donne).

L’associazione tra consumo di frutta e verdura e mortalità è stato raramente analizzato da grandi studi. I risultati dei pochi studi disponibili sono incoerenti. L’obiettivo è stato quello di esaminare la relazione tra la dose di frutta e verdura consumata e la mortalità, sia in termini di tempo che di frequenza, in un ampio campione di uomini e donne svedesi

hanno spiegato i ricercatori nell’abstract dello studio. Nella fascia di età compresa fra i 45 e gli 83 anni, i più longevi sono risultati coloro che consumavano ingenti quantità di frutta e verdura. Anche fra chi non ne consumava proprio e chi ne consumava quantitativi minimi la differenza è risultata essere di un anno e mezzo. Fra i consumatori “forti”, quelli da 5 porzioni al giorno, e quelli a digiuno il tasso di mortalità era superiore del 53% nei secondi e la differenza nell’aspettativa di vita di 36 mesi. Per chi aveva consumato 3 porzioni al giorno il gap è stato di 32 mesi in più rispetto a chi se ne fosse privato. Lo studio ipotizza che nei momenti di maggiore stress, l’organismo richieda un quantitativo maggiore di frutta. Attualmente non ci sono dati in merito, così come lo studio non è stato in grado di chiarire se sia un salvavita più potente la frutta biologica o quella trattata, quella maturata sulla pianta o no.

Fònte:  American Journal of Clinical Nutrition

 

Come ottenere pasti vegani nelle mense scolastiche, intervista a Denise Filippin

La normativa nazionale vigente in merito all’alimentazione vegana nelle mense scolastiche è ancora poco chiara e varia da comune a comune. I genitori che decidono di crescere i propri figli con un regime alimentare vegetariano o vegano non devono però arrendersi: ottenere pasti vegani nelle mense scolastiche è possibile. Ne parliamo con la biologa nutrizionista Denise Filippin.bambina_frutta

Denise Filippin, oltre ad essere una biologa nutrizionista vegana, è anche mamma di due bambine. La sua laurea in Scienze Biologiche e il Master di perfezionamento in Dietologia e Nutrizione Umana le hanno dato la possibilità di dialogare con le istituzioni e ottenere un pasto vegano nelle mense scolastiche per le proprie figlie. Avendo percepito la reale difficoltà dei genitori che richiedono “menù alternativi” per motivazioni etiche – spesso rifiutate -, la Dott.ssa Filippin ha creato un opuscolo con delle linee guida per aiutarli ad ottenere ciò che credono sia più giusto per i propri figli. Incontriamo la nostra esperta in alimentazione vegana in gravidanza ed infanzia (anche per lo svezzamento), disponibile come consulente per aziende, mense pubbliche e private, conferenze e corsi di educazione alimentare. E-mail: denise.filippin@alice.it

Sono curiosa di sapere qual è il quadro normativo nazionale vigente in merito all’alimentazione vegana nelle mense scolastiche…

La normativa vigente è poco chiara e varia da comune a comune. A livello nazionale il Ministero della Salute ha emanato delle “linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica”, nelle quali si prevede la possibilità per i genitori di richiedere menù alternativi per esigenze etico-religiose o culturali, con la sola autocertificazione e senza necessità di certificato medico. Essendo delle linee guida ogni comune le recepisce apportando anche delle modifiche, pertanto è possibile che alcuni comuni possano inserire la richiesta del certificato medico o possano decidere di far sparire la parola etico e lasciare solo la possibilità di menù alternativi per motivi religiosi.bambini_animali

È dunque possibile ottenere un pasto vegan nelle mense scolastiche? Qual è la prassi da seguire?

Certo, è possibile! Molti genitori ci sono riusciti alla prima richiesta, altri hanno dovuto insistere di più. Innanzitutto bisogna informarsi sul regolamento vigente nel proprio comune; solitamente si trova anche su internet oppure può essere richiesto al servizio ristorazione scolastica del comune stesso. Molti comuni integrano nel modulo di iscrizione al servizio, l’opzione per la richiesta di menù alternativi; in tal caso va evidenziata per poi fissare un appuntamento con la dietista in modo da confermare gli alimenti che vogliamo non vengano somministrati al bambino/a. Durante il colloquio bisogna essere molto precisi e non dare nulla per scontato. A volte capita che dal comune nessuno si faccia più sentire; in questo caso bisogna insistere, telefonando o recandosi di persona per capire il perché di tale silenzio. Nel caso la prima domanda sia respinta si può riproporre un modello di lettera tipo – lo trovate nell’opuscolo distribuito da AgireOra – che ho preparato proprio per aiutare i genitori che si trovano in difficoltà. Essendoci passata in prima persona so che a volte non è facile. Devo dire che molti genitori hanno trovato utili i consigli e sono riusciti ad ottenere ciò che avevano chiesto. Non spaventatevi se vi richiedono il certificato medico! E’ una formalità per tutelarsi. Il documento garantisce all’istituzione che il medico curante è a conoscenza dell’alimentazione del bambino e ne segue la crescita durante le visite periodiche in ambulatorio. Per agevolare i genitori e il pediatra ho inserito un facsimile del certificato nell’opuscolo.

Quale miglior consiglio ad una coppia vegana che deve fare i conti con strutture dove lascerà i propri figli?

Il miglior consiglio è armarsi di pazienza e determinazione ed iniziare a fare la propria richiesta appena si sceglie l’istituto al quale iscrivere il proprio figlio. Attualmente ci troviamo di fronte ad una situazione nuova, i giovani che sono diventati vegani negli anni passati diventano genitori e per la prima volta c’è la necessità di prevedere pasti adatti nella ristorazione scolastica. Molto spesso si troveranno ad essere i primi nel proprio comune ad aver avanzato tale richiesta, con lo scetticismo e gli eventuali problemi che ne conseguono.bambina_mamma_

Perché è importante far mangiare frutta e verdura ai bambini?

Frutta e verdura sono molto importanti nell’alimentazione umana, forniscono le vitamine, i minerali, le fibre (che sono importanti per il corretto funzionamento dell’intestino) ed una moltitudine di sostanze generalmente chiamate fitocomposti che hanno dimostrato di avere un’importante funzione protettiva nei confronti del nostro organismo da diverse malattie, in particolar modo aiutano a prevenire i tumori. Imparare a mangiare questi alimenti da bambini è molto importante in quanto è proprio nei primi anni di vita che si forma il gusto e vengono fissati gli schemi alimentari che ci accompagneranno per tutta la vita. Un bambino abituato a certi sapori fin da piccolo manterrà questa attitudine anche crescendo, proteggendo così la sua salute anche in futuro. Risulta molto più difficile invece far apprezzare questi alimenti ai ragazzi più grandi, non abituati al consumo quotidiano di frutta e verdura.

Cosa pensa della campagna nazionale che ha l’obiettivo di incentivare il consumo di frutta tra i bambini e gli adolescenti italiani nelle scuole? Qualcuno ha bocciato l’iniziativa, definendola controproducente. Il pediatra Italo Farnetani ha dichiarato che è sbagliato costringere i ragazzi a mangiare frutta invece degli snack.

Io, invece, trovo che sia un’ottima idea. La “frutta per tutti” elimina quelle disuguglianze tra bambini; quando si portano le merende da casa, ci sono bambini che consumano pasti troppo sostanziosi e bambini, invece, che non hanno nulla da mangiare. In questo modo tutti mangiano la stessa quantità e la stessa tipologia di cibo. L’esempio dei genitori è importante per invogliarli a mangiare la frutta. Ci sono genitori che si lamentano perché i loro bambini non ne vogliono sapere… poi parlando con loro, scopro che sono i primi a non mangiarne mai. È naturale che il bambino rifiuti un alimento che il genitore rifiuta. È anche importante non aggiungere zucchero o altri dolcificanti per attrarre di più i bambini; la frutta ha già un sapore dolce e non deve essere alterato con questi trucchetti.

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Qual è la merenda ideale per i bambini?

Le merende e gli spuntini sono il momento ideale per mangiare la frutta fresca, che fornisce energia senza appesantire. Possiamo dare ai bambini che vanno a scuola anche la frutta secca e disidratata in quanto è comoda da portare nella cartella e veloce da consumare durante la ricreazione. I bambini durante la pausa hanno voglia di giocare e spesso saltano lo spuntino per evitare di perdere tempo. Per chi fa sport anche un po’ di pane integrale con marmellata senza zucchero o creme di frutta secca come tahin, crema di mandorle o nocciole poiché appagano il gusto e forniscono energia e nutrimento sano.

Ha notato errori che si ripetono comunemente in chi decide di far seguire al proprio bambino un’alimentazione vegana? Quali consigli si sente di dare ai genitori perché non facciano gli stessi errori?

A dire il vero chi sceglie l’alimentazione vegana spesso è molto informato. Ho notato che i genitori vegani quando aspettano un bambino acquistano libri sull’argomento (fortunatamente ora si trovano anche in Italia) o si informano tramite siti scientifici su internet. Ho constatato però in alcuni genitori l’eccessivo ricorso ad alimenti quali seitan e tofu. Questi alimenti non devono essere consumati quotidianamente né dagli adulti né tanto meno dai bambini. I genitori, spesso, si preoccupano che i loro bambini non consumano abbastanza proteine. In realtà non è così perché sono presenti in diversi alimenti, soprattutto nei legumi.

È sempre più frequente trovare bambini in sovrappeso, iperalimentati fin dai primi anni di vita. Perché?

Tutti gli studi recenti indicano come un’alimentazione iperproteica nei primi anni di vita predisponga i bambini a sovrappeso ed obesità durante la crescita ed in età adulta. È un grosso problema perché il sovrappeso porta con sé diverse problematiche di salute: diabete, ipercolesterolemia, ipertensione, problemi cardiaci, tanto per citarne alcuni. Si è visto che il latte formulato adattato e lo svezzamento con omogeneizzati e formaggio ad ogni pasto apportano un eccesso di proteine pari anche a cinque volte il fabbisogno raccomandato.bambina_pulcino

Un’alimentazione iperproteica favorisce la crescita del numero di cellule adipose (depositi di grasso); il bambino, avendo più cellule adipose, può incamerare più grassi e questa tendenza rimane per tutta la vita. Altro aspetto fondamentale è la mancanza di attività fisica, anche spontanea come il gioco in piazza che si faceva fino a qualche decennio fa. Ora si passa molto tempo chiusi in casa, i bambini sono davanti alla TV o ai giochini elettronici, si muovono solo se e quando fanno attività sportiva, che il più delle volte non è comunque sufficiente a sopperire alla mancanza di movimento quotidiano.

Quali consigli possiamo dare ai genitori vegani?

Io consiglio sempre di prediligere i prodotti preparati in casa e se possibile gli alimenti da agricoltura biologica locale (il contadino vicino casa) e di stagione. Abituare i bambini a sapori semplici, abituarli a mangiare cibi poco conditi, con poco sale, li predisporrà ad avere un’alimentazione sana anche in futuro. Cerchiamo di consumare i pasti insieme ai nostri figli e magari se sono grandicelli possiamo anche farci aiutare a preparare la cena. Diventano meno diffidenti verso alcuni alimenti se si abituano a lavarli, tagliarli e cucinarli. Tralasciando l’aspetto nutrizionale, un altro consiglio è spiegare sempre chiaramente ai bambini il perché della scelta vegana portata avanti in famiglia. I bambini sono molto attratti dagli animali e mostrano una grande empatia, renderli consapevoli che con la loro alimentazione non fa male agli animali li rende felici ed orgogliosi e può dar loro la forza di rifiutare un dolce o un gelato se sanno che non è vegano. Sono piccoli ma meritano che gli adulti siano sinceri con loro, ovviamente, tarando le spiegazioni in base all’età del bambino.

Fonte: il cambiamento

VegPyramid

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