Italia leader nella lotta alle frodi alimentari

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In Italia, l’eterogeneità e l’alta qualità della produzione enogastronomica hanno fatto sì che maturasse, sin dagli anni Sessanta, un articolato e capillare sistema di controlli sul cibo che fa del nostro Paese un vero e proprio modello in termini di lotta alla contraffazione. Lo dimostra il convegno internazionale organizzato a Expo 2015 dal Ministero della Salute, da quello delle Politiche agricole e dall’Arma dei carabinieri, rappresentata dal comandante generale Tullio Del Sette. Proprio quest’ultimo spiega come sia aumentata, a livello globale, l’attenzione verso questo tipo di problematiche:

Sicuramente è un fenomeno in crescita di attenzione perché non è più attenzionato da alcuni Paesi come l’Italia, ma via via da un numero sempre maggiore di Paesi. Insieme ai Nas il sistema italiano prevede anche altre forze di polizia, altre specialità, che svolgono un lavoro molto importante in totale sinergia con questo modello di coordinamento che è il più sviluppato che si conosca. Molte delle frodi alimentari superano i confini nazionali, anzi sono tanto più efficaci quanto è maggiore la scarsa conoscenza del prodotto originale, ecco perché, per Giuseppe Ruocco, direttore generale della divisione per l’igiene e la sicurezza degli alimenti del ministero della Salute, è giunto il momento di pensare a una rete mondiale contro le frodi alimentari. Il modello operativo prevede la collaborazione fra tre tipologie di professionisti: 1) i veterinari, 2) i medici, 3) gli ispettori che si occupano della salute dei prodotti e della sicurezza alimentare nelle stesse strutture. All’incontro è intervenuto anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha sottolineato come la leadership italiana sia favorita dalle “politiche di salute pubbliche che hanno permesso un’efficace azione di prevenzione”.

Fonte:  Askanews

Frodi alimentari quasi quadruplicate dall’inizio della crisi

Due italiani su tre ammettono di essere preoccupati per la salubrità dei cibi e chiede un inasprimento delle pene per chi commette frodi alimentari. La crisi ha fatto esplodere il fenomeno delle frodi alimentari. Coldiretti ha condotto un’indagine in base ai dati raccolti dai carabinieri dei Nas sulle frodi alimentari rilevate nei primi nove mesi dell’anno dal 2008 al 2014. Non si tratta di una scelta causale, visto che la crisi, in Italia, arrivò proprio nell’ottobre 2008. Ebbene in sei anni, dal 2008 la 2014, le frodi scoperte dai Nas hanno subito un incremento del 277%. Dai cibi scaduti a quelli etichettati in maniera fraudolenta, dai cibi low cost a quelli in cattive condizioni igienico-sanitarie o privi di tracciabilità, il cibo italiano, in virtù della sua qualità unanimemente riconosciuta, fornisce ampi margini di guadagno a chi decide di sfruttarne la fama in maniera illegale.La crisi, con la conseguente esigenza, per molte famiglie, di un contenimento della spesa ha favorito questo tipo di reati che, secondo Coldiretti, sono

particolarmente odiosi perché si fondano sull’inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti.

Secondo un’indagine di Coldiretti/Ixè, due italiani su tre (il 65%) ha paura a tavola perché ritiene che la crisi abbia fatto aumentare i rischi alimentari, mentre il 2% degli intervistati dichiara di esserne stato vittima. Di fronte al moltiplicarsi dei casi di frode e contraffazione alimentare, quasi due italiani su tre (il 57%) chiedono che venga sancita la sospensione dell’attività.72551783-586x387

Fonte:  Coldiretti

© Foto Getty Images

Servizio pubblico indaga sulla bufala della mozzarella e l’inquinamento del casertano

Mozzarella di bufala campana prodotta nel casertano tra campi inquinati e frodi alimentari. Ma sotto sotto c’è la voglia di scippare la regina del Made in Italy al Meridione?mozzarella-bufala-594x350

La mozzarella di bufala campana dop è la regina del Made in Italy accompagnata dalla Pizza, dagli spaghetti e dal pomodoro. Sono tutti prodotti del Sud Italia e stasera Michele Santoro a Servizio Pubblico più propone un reportage firmato da Stefano Bianchi sulla mozzarella di bufala dop.servizio-pubblico-620x350

A gettare allarme tra allevatori e produttori la legge Zaia lasciata in eredità dall’ex ministro e che sarebbe dovuta entrare in vigore il prossimo 1° luglio. Imponeva due linee di produzione separate: per la mozzarella Dop e per i prodotti caseari a base di latte di bufala ma non dop. La rivolta dei produttori è stata unanime: chi si poteva permettere il lusso di investire almeno 200 mila euro da investire in tali ammodernamenti? A rivedere la legge è intervenuto l’ex ministro Mario Catania che ha cancellato l’obbligo di separazione della linea di produzione ma lasciato intatta la regola per cui si userà latte dop proveniente esclusivamente da allevamenti in zona. Il giro d’affari che ruota intorno alla mozzarella di bufala campana Dop produce 500 milioni di euro di fatturato, per 35 mila e 500 tonnellate prodotte nel 2012, impiega 15 mila addetti e le bufale presenti in tutta l’area riconosciuta dal Consorzio sono 280 mila. In un territorio estremamente inquinato quale Terra di lavoro ossia tutta la provincia del casertano, tra le fumarole eterne che si aprono dal ventre marcio di veleni giunti dal nord e interrati al sud, vivono le bufale e si coltivano ortaggi e frutta. Bianchi prova a mettere assieme i vari filoni di indagine che hanno riguardato produttori e caseifici sospettati di essere collusi con la camorra. Rispetto alla ricostruzione delle giostre del latte e delle cagliate congelate provenienti dai Paesi dell’Est molto ne ha scritto Rosaria Capacchione neL’oro della camorra riportando le inchieste e ricostruendo gli intrecci visti quando era ancora giornalista a Il mattino. I grandi caseifici vogliono usare il latte congelato come lobby a modificare il disciplinare della mozzarella dop includendone l’uso. Il perché è molto semplice: serve a abbattere i costi e a innalzare i profitti e peraltro usando invece, cagliata congelata, i costi di produzione si abbassano ancora di più. In realtà però c’è anche molta pressione da parte degli allevatori di bufale del nord, la dove le bufale non hanno mai pascolato. Ma perché ora le bufale piacciono anche a Nord? Perché non interessano la comunità europea che non riconosce il latte di bufala e questo dunque non rientra in quel circolo delle quote latte per cui l’ex ministro dell’agricoltura Luca Zaia pure ci aveva messo la faccia, salvo oggi ricevere un deferimento dalla comunità europea. Bianchi indaga su Villaggio Coppola e su Terra di lavoro oggi ridotta a una terra di inquinamento da rifiuti tossici. Comunque a chiusura del servizio posso dire che lo sapevamo già e che forse un po’ di dignitoso approfondimento ci stava. Al solito si è persa l’occasione di fare un po’ di informazione completa.

Fonte: ecoblog

Carne di volpe e di topo venduta come manzo: 904 arresti in Cina

Le frodi alimentari riguardano 20mila tonnellate di prodotti a base di carne1626776062-586x390

Le frodi alimentari del caso della carne di cavallo che hanno tenuto banco nei primi mesi del 2013 scompaiono al cospetto della notizia shock proveniente dalla Cina dove la polizia ha arrestato 904 persone per reati tra cui la vendita di carne di volpe, visone e topo spacciata per carne di manzo e montone.

L’episodio è soltanto l’ultimo degli scandali alimentari che hanno seminato il panico fra i consumatori cinesi negli ultimi anni, dall’olio da cucina riciclato alle sostanze chimiche pericolose nel latte in polvere per bambini. Sono 382 i casi di carni trattate con iniezioni di acqua, carni di animali malati, tossiche e nocive e finti montoni e manzi trovate dalle autorità cinesi. L’operazione ha portato al sequestro di oltre 20mila tonnellate di prodotti a base di carne e all’arresto di 904 persone. Ai rivenditori della provincia di Jiangsu viene contestata la vendita di falsa carne di montone ottenuta da volpi, topi e agenti chimici, mentre nella provincia del Guizhou venivano preparati artigli di pollo con perossido di idrogeno. Fra i reati elencati vi sono la fornitura di carni di animali morti di malattia, la vendita di carni trattate con quantità eccessive di additivi chimici e la pubblicità ingannevole dei prodotti alimentari. Il ministro della Pubblica Sicurezza ha dichiarato che le indagini sulla carne tossica rientravano in un’inchiesta scaturita dopo che lo scorso marzo migliaia di suini morti erano stati trovati a galleggiare nel fiume Huangpu di Shangai. In passato la Cina si era confrontata con tre grandi scandali di sicurezza alimentare: 1) il caso dell’olio da cucina riciclato dopo essere passato negli scarichi delle cucine; 2) la melamina in prodotti lattiero-caseari che nel 2008 ha portato alla morte sei bambini facendo ammalare 300mila persone; 3) il colosso statunitense dei fast food KFC ha avuto una lunga controversia con i fornitori di pollame cinesi che avevano venduto polli trattati con altissimi livelli di antibiotici.

Fonte: Daily Telegraph