Moria api: in Francia aumenta l’utilizzo dei neonicotinoidi

La Francia all’avanguardia nel contrasto all’utilizzo dei pesticidi in agricolturaapi-8

La Francia sembra essersi accorta, prima di molti altri Paesi, della necessità di limitare l’utilizzo dei neonicotinoidi in agricoltura. Perché? Molto semplice: perché in gioco c’è la sopravvivenza delle api e, quindi, dell’agricoltura tutta, come dimostrano le surreali immagini degli “impollinatori” cinesi.

Dopo la moratoria europea sui pesticidi killer di api e farfalle (datata 2013) l’utilizzo dei cinque principali pesticidi (acetamiprid , clothianidin , thiamethoxam , imidacloprid , tiacloprid) è passato dalle 387 tonnellate del 2013 alle 508 tonnellate del 2014. Nonostante la moratoria l’aumento è stato del 31% in un anno. I dati 2015 non sono ancora stati resi disponibili dalla direzione generale dell’alimentazione del Ministero dell’Agricoltura.

Gilles Lanio, presidente della Union nationale de l’apiculture française, ha qualcosa da ridire sullo scarico di responsabilità da parte del Ministro dell’Agricolutura Stéphane Le Foll:

“Quando veniamo ricevuti al ministero, ci viene detto che gli agricoltori fanno dei grandi sforzi e che la mortalità delle api sono causate anche dalle nostre attività. Le cifre mostrano che questo è completamente falso. Quanto alla trasparenza non ce n’è, nonostante le promesse”.

La disputa sui neonicotinoidi è in corso all’Assemblea Nazionale e al Senato dove dopo l’esame del progetto di legge per la riconquista della biodiversità, della natura e del paesaggio, la Camera alta ha deciso per l’interdizione totale di tutti i neonicotinoidi a partire dal 2018. Un punto a favore degli apicoltori. E in Europa si guarda con interesse a cosa sta accadendo in Francia.

Fonte:  Le Monde

Foto | Mazzocco

 

Divieto sacchetti di plastica monouso e compostabilità: le differenze tra Francia e Italia

Cerchiamo di capire in cosa si differenzia, rispetto al caso italiano, il provvedimento francese di messa al bando dei sacchetti di plastica che entrerà in vigore all’inizio di luglio. Intervista a Marco Versari, presidente di Assobioplastiche5

Il 1° luglio 2016, in Francia, entrerà in vigore il divieto alla vendita e distribuzione (gratuita o a pagamento) degli shopper monouso in plastica per asporto merci. Sono esclusi dal divieto i sacchi frutta e verdura ottenuti da materie prime rinnovabili e idonei al compostaggio domestico. Quest’ultimo requisito rappresenta una differenza rispetto al provvedimento in vigore in Italia (che prevede per i sacchi monouso in plastica, requisiti di compostabilità a livello industriale). Abbiamo approfondito questa differenza insieme a Marco Versari, presidente di Assobioplastiche, l’Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili: “Il requisito francese sulla compostabilità domestica fa riferimento ai sacchi frutta e verdura e non fa riferimento alle buste della spesa. Quest’ultimi dovranno essere sopra i 50 micron come previsto dalla direttiva europea. Sotto quella dimensione non potranno circolare”. Indipendentemente dalla loro compostabilità. Nell’analisi delle differenze, occorre sottolineare come lo scenario francese sia diverso rispetto a quello italiano. “La Francia – ha spiegato il presidente di Assobioplastiche – ha un tipo di utilizzo di buste per asporto merci diverso dall’Italia. I francesi adoperano buste grosse con forme diverse dalla nostra monouso: sono sacchi riutilizzabili con le maniglie, conosciute in Francia come sacs cabas. Loro già da tempo sono passati a quella tipologia di sacco intraprendendo un percorso che favorisse la diffusione delle borse riutilizzabili”. Nell’analisi dei due provvedimenti, inoltre, bisogna tenere conto della diversa struttura del commercio: Oltralpe c’è una diffusione dei supermercati molto superiore alla nostra. “Di conseguenza – ha osservato Versari – vi è una forte presenza dei sacchetti per frutta e verdura. Da qui nasce la scelta francese, diversa da quella italiana. L’obiettivo era quello di andare ad agire sull’uso massiccio collegato ai rotolini del supermercato. È lì che si spiega perché hanno toccato quel terreno. Le buste di plastica tradizionale, molto probabilmente, per i francesi, sono già un fattore sotto controllo”. Le scelte, sia quella francese che quella italiana, si inseriscono comunque nel quadro generale europeo. “Il fatto di andare a livelli particolari di analisi dei livelli della degradazione, non è un fatto che ha inventato la Francia con la sua legge, visto che – ha continuato il presidente di Assobioplastiche – esistono a livello europeo dei requisiti di compostaggio per i sacchetti: l’OK compost industriale e quello “home”. Nel caso francese è stato scelto il secondo. Come mai? Verrebbe nuovamente da chiedersi, visto che per il compostaggio domestico, non vi sarebbe teoricamente la necessità di utilizzare la busta. Ma anche in questo caso, per capire le scelte, bisogna analizzare inquadrare lo scenario nel quale sono state prese. “Nel sistema francese, ad esempio, la diffusione della raccolta differenziata non è così estesa come nel nostro Paese. Di conseguenza – ha concluso Versari – una gestione industriale della frazione organica non è altrettanto capillare. Il legislatore francese si è quindi preoccupato di garantire un livello di degradazione che sia collegato a sistemi locali”.

Fonte: ecodallecitta.it

Francia, dopo il video di L214 chiuso il macello di Vigan

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venerdì 26 febbraio –Il macello “certificato biologico” a Le Vigan, nel sud della Francia, le cui pratiche crudeli sono state denunciate negli scorsi giorni con un video dall’associazione animalista francese L214 , è stato chiuso. Roland Canayer, presidente dell’associazione dei comuni locale, si è detto scioccato dalle immagini circolate in internet: “La decisione è stata di chiudere il macello il giorno seguente e il personale è stato sospeso fino all’avanzamento dell’inchiesta”. Il gruppo animalista aveva già denunciato nell’ottobre del 2015 un “mattatoio degli orrori” ad Alès. Anche se la maggior parte degli allevatori ha espresso la propria riprovazione per quanto documentato dal video, non mancano le voci che dissentono, come quella dell’allevatore Remi Leenhard: “All’inizio è stato Ales. Ora Vigan. E dopo questo ci saranno altri macelli. Questa organizzazione ha un obiettivo preciso: far chiudere i macelli”.

martedì 23 febbraio – L’associazione animalista francese L214 ha diffuso quest’oggi un video che mostra i maltrattamenti inflitti agli animali nel macello certificato come biologico a Vigan e ha annunciato di avere sporto denuncia. Le immagini mostrano agnelli lanciati violentemente, maiali appesi vivi e altri animali da allevamento colpiti ripetutamente con scariche elettriche. Nel video che dura circa quattro minuti e mezzo si vede un operaio del macello divertirsi a infliggere scariche elettriche e in un altro frangente si sentono delle risate che accompagnano le sevizie inflitte agli animali ancora vivi. L214 ha denunciato “scene intollerabili che violano le regole e causano ingenti sofferenze agli animali”. Una denuncia è stata presentata al Procuratore della Repubblica di Alès. Il macello di Vigan è certificato “bio” e lavora a filiera corta. Sulla scia di questo video L214 ha chiesto una commissione d’inchiesta parlamentare sui metodi di abbattimento nei macelli francesi.

A presentare il video è Nili Hadida, cantante del gruppo Lilly Wood and the Prick.

Fonte:  L’Est éclair

In Francia 25 centesimi a chilometro per chi va al lavoro in bici

Le aziende che pagheranno il rimborso ai propri lavoratori potranno godere di sgravi fiscali75583533

Ségolène Royal, ministro francese dell’Ecologia, ha annunciato una nuova misura destinata a implementare la “migrazione” dei lavoratori dai mezzi motorizzati alle biciclette, una politica che a Parigi e in molte città dell’Exagon è stata sposata da almeno un decennio con l’implementazione del bike sharing e delle piste ciclabili. La novità consiste in un rimborso di 25 centesimi a chilometro per ogni lavoratore che sceglierà di raggiungere il posto di lavoro in bicicletta, quindi a impatto zero. A pagare questo rimborso sarà l’azienda che compenserà queste uscite con uno sgravio fiscale da parte dello Stato. E lo Stato ci guadagnerà in termini di standard dell’aria e di conseguenza, risparmiando sulle spese connesse a tutte le patologie derivanti dall’insalubrità dell’aria e dal sovrappeso dovuto all’inattività fisica. Insomma, il cerchio si chiude e la decisione presa da Royal farà guadagnare un po’ tutti. Parigi città modello per il bike sharing: oltre 20mila biciclette in 1450 postazioni. A Parigi una media di 110mila spostamenti al giorno con le bici in condivisione.

Quanto? Facciamo un esempio con un lavoratore che debba pedalare per 5 chilometri per raggiungere la propria azienda o il proprio studio: l’andata e il ritorno gli garantirebbero 2,50 euro. In una settimana, dal lunedì al venerdì, gli verrebbero rimborsati 12,50 euro e in un mese la cifra sarebbe all’incirca di 50 euro. Il lavoratore verrà pagato per spostarsi e per compiere un’azione che, come abbiamo spiegato più volte sulle nostre pagine, fa bene alla salute e all’umore. Anche se l’utilizzo della bicicletta è in forte espansione dopo decenni di monopolio dell’auto privata, in Francia solamente il 5% delle persone utilizza la bici per raggiungere il posto di lavoro.

Ségolène Royal e la polemica Francia-Italia su Nutella

Il ministro dell’agricoltura francese dice di smettere di mangiare Nutella e la politica italiana s’indigna (e la mangia per cena). La novità fa parte di un pacchetto di misure anti-inquinamento proposte da Royal e una delle condizioni affinché l’azienda possa godere degli sgravi fiscali connessi ai rimborsi ai lavoratori è che la scelta venga compiuta volontariamente: non ci sarà, infatti, alcuna imposizione. Va detto che sono almeno 20 le aziende francesi che stanno portando avanti progetti di questo genere pagando i lavoratori di tasca propria. Sono stati proprio i feedback provenienti da queste aziende “pioniere” a spingere Royal verso l’opportunità di una svolta su larga scala. E ora non resta altro che pedalare.

Fonte: ecoblog.it

Spreco alimentare, in Francia si pensa al divieto per la Grande Distribuzione

In Francia si pensa a una legge che vieti alla Grande Distribuzione di gettare l’invenduto e la obblighi a donare gli alimenti ancora consumabili. La Francia sembra di fronte a un punto di svolta per quanto riguarda le politiche di contrasto allo spreco alimentare per il quale il Parlamento Europeo, nel 2012, ha fissato un traguardo per il 2025: dimezzare il cibo sprecato. La buona volontà, i consigli alla popolazione e anche il Patto nazionale anti-spreco del 2013 non sono sufficienti e se si vuole ridurre il problema occorre fare un salto di qualità e mettere ciascuno di fronte alle proprie responsabilità, dal produttore agricolo fino al consumatore, passando attraverso i trasformatori e i distributori. In Francia il cibo che finisce ogni anno nella spazzatura è quantificato fra i 20 e i 30 chilogrammi pro-capite, ma si sale a 140 kg a persona se si estende la statistica a tutta la filiera alimentare. Insomma il consumatore è soltanto il terminale di una filiera che – pro-capite – spreca fra i 110 e i 120 chilogrammi di cibo. Una quantità enorme, uno sperpero inaccettabile eticamente, economicamente ed ecologicamente per un mondo che continua a misurare in centinaia di milioni gli affamati che popolano il pianeta. Secondo l’Agence de l’environnement et de la maîtrise de l’énergie (Ademe) il valore del cibo sprecato è di circa 159 euro per anno e per persona, vale a dire fra i 12 e i 20 miliardi di euro l’anno soffermandoci sulla Francia. Cosa fare? Il deputato Guillaume Garot è il deputato scelto dal premier Manuel Valls per risolvere il rompicapo. I capisaldi del contrasto allo spreco alimentare dovrebbero essere due:

1) il divieto di gettare gli alimenti per la grande distribuzione. Si tratta di un divieto legittimo perché esiste un ventaglio di alternative per evitare lo spreco. Si tratta di un incentivo a gestire meglio i propri stock e, in seguito, a valorizzare l’invenduto sia sotto forma di dono che per l’alimentazione animale o per la produzione di energia (come si sta iniziando a fare in Sicilia con il pastazzo, per esempio;

2) l’obbligo di regalare gli alimenti invenduti se ancora consumabili. In questo caso ci sono numerose associazioni caritative che si possono occupare della distribuzione del cibo invenduto ai meno abbienti. Le associazioni non dovranno più occuparsi di separare ciò che è consumabile da ciò che non lo è perché a questo provvederanno direttamente le catena di Gdo.

C’è poi la questione del “blocco culturale” della “doggy bag” quando si va al ristorante. Garot spera che ci si impegni anche per far crollare questo tabù in ristoranti, fast food e self service. Lo spreco alimentare è un lusso del passato che l’Occidente sperperatore non si può più permettere e in Francia sembrano averlo già capito.159252467-586x390

Fonte:  Le Monde

© Foto Getty Images

Anomalia al reattore nucleare di Flamanville, Francia

Il reattore è in costruzione dal 2007 e dovrebbe essere completato nel 2017. È stata annunciata un’anomalia tecnica nel reattore Epr di Flamanville, in Normandia (Francia). A darne notizia è l’autorità per la sicurezza nucleare francese, che ha spiegato come le anomalie riguardano la composizione dell’acciaio di determinate porzioni del coperchio e del fondo del serbatoio. La stessa centrale aveva avuto dei problemi nel novembre scorso, quando erano stati annunciati degli inconvenienti tecnici sul coperchio del serbatoio. La centrale è di nuovissima concezione, visto che la sua costruzione è iniziata nel 2007 e dovrebbe essere portata a termine entro il 2017. Ad accorgersi del problema sono stati i tecnici di due aziende responsabili del cantiere, nel corso di una verifica di routine. La nota delle due azienda spiega che “uno dei parametri non era rispettato in una zona, che presentava una concentrazione di carbonio più elevata della media”. Di conseguenza, è stata disposta una serie di controlli, i cui risultati non arriveranno prima di ottobre. Non per questo i lavori verranno fermati, visti anche i ritardi che si sono susseguiti col passare del tempo: inizialmente la conclusione dei lavori era prevista per il 2012. Il reattore Epr utilizza una tecnologia nucleare di terza generazione, che dovrebbe consentire una produzione di energia più efficiente; un omologo è in costruzione anche in Finlandia, ma anche in quel caso si sono registrati numerosi ritardi e problemi.Schermata-2015-04-07-alle-14.47.53-620x346

Fonte: ecoblog.it

Test nucleari: la Polinesia chiede risarcimento milionario alla Francia

La Polinesia Francese è intenzionata a rivendicare un risarcimento milionario da Parigi per la sequela di 193 test nucleari condotti dalla Francia nell’arcipelago delle piccole isole nel Pacifico meridionale.Immagine

La Polinesia Francese è intenzionata a rivendicare un risarcimento milionario da Parigi per la sequela di 193 test nucleari condotti dalla Francia nell’arcipelago delle piccole isole nel Pacifico meridionale, legate politicamente alla Francia. «Non vogliamo andare in tribunale, vogliamo raggiungere un accordo su questo difficile tema alla luce di due aspetti: l’impatto ambientale e le conseguenze per la salute della nostra popolazione», ha spiegato il portavoce dell’assemblea legislativa dei territori d’oltremare francesi, Yves Hauper, raggiunto via e-mail dall’agenzia di stampa Ansa. Gli atolli disabitati di Mururoa e Fangataufa nascondono 3.200 tonnellate di materiale radioattivo di diversi tipi, prodotto dalle esplosioni nucleari realizzate dall’esercito francese tra il 1966 e il 1996. Parte di quel serbatoio di residui inquinanti si trova sul fondo dell’Oceano Pacifico, fino a mille metri di profondità, secondo l’ultimo studio condotto nella regione, nel 1998. L’anno scorso, un documento declassificato del ministero della Difesa francese rivelò che alcune isole furono colpite da una quantità di radioattività molto maggiore del previsto. Tahiti, l’isola più popolata della Polinesia, la cui popolazione triplicò durante gli anni dei test nucleari (da 50mila e più di 150mila) fu esposta a livelli di radioattività 500 volte superiori a quelli massimi consentiti.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Bisfenolo A: bandito in Francia da scontrini e contenitori alimentari a partire dal 1° gennaio

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Dal 1° gennaio 2015, in Francia, scatterà il divieto di fabbricazione, importazione, esportazione e immissione sul mercato di qualsiasi contenitore per alimenti contenente Bisfenolo A. Già lo scorso maggio, il ministro francese dell’ecologia, Ségolène Royalaveva confermato che l’obbligo di divieto, estendendolo anche agli scontrini fiscali. Avvicinandosi la data di scadenza, il governo ha presentato al Parlamento due rapporti: il primo fornisce un ampio inventario delle competenze pubbliche in perturbatori endocrini e chiarisce le conseguenze per la salute dei cittadini e per l’ambiente della crescente presenza di queste sostanze; il secondo rapporto, invece, valuta i potenziali sostituti di bisfenolo A per le applicazioni industriali, analizzando gli avanzamenti ottenuti nel processo di sostituzione della sostanza. Il BPA (bisfenolo A), come abbiamo già avuto modo di constatare, è una sostanza chimica utilizzata in unione con altre sostanze per produrre plastiche e resine, adoperate anche per la creazione di contenitori per alimenti. Il BPA, però, è anche un noto interferente endocrino, che può avere gravi conseguenze sulla riproduzione, il metabolismo e il sistema immunitario di adulti e bambini. Per questo stesso motivo, il suo utilizzo è già stato vietato da tempo nella produzione di biberon. Secondo il rapporto francese, sembra che non ci siano problemi nella sostituzione del bisfenolo nella  quasi totalità dei prodotti in cui viene impiegato. L’unica eccezione sarebbe da ricondursi all’industria conserviera, che potrebbe non essere in grado di rispettare la scadenza fissata al 1° gennaio 2015. Le aziende avvertono che i consumatori potrebbero riscontrare livelli di prestazione inferiori rispetto al passato. Nei sostituti al BPA, comunque, si assicura che non saranno presenti altri comporti facenti parte della famiglia dei bisfenoli. Per quanto riguarda gli alimenti per lattanti e bambini, si precisa nel rapporto, la sostituzione era già iniziata prima dell’adozione della legge. Cosa che sembra non aver comportato alcuna difficoltà particolare per le aziende produttrici. La sostituzione è in fase di attuazione anche in altri settori industriali, come ad esempio quello delle carte termiche utilizzate per gli scontrini fiscali, sottoposti anch’essi alla legge di restrizione. Come abbiamo visto, infatti, secondo una ricerca condotta dall’Università del Missouri, l’assimilazione da parte dell’organismo di BPA sarebbe collegata anche al semplice utilizzo degli scontrini fiscali. Studiando un gruppo di soggetti, i ricercatori hanno infatti notato un rapido aumento di bisfenolo nel sangue di tutte quelle persone che, dopo aver utilizzato un prodotto per la cura della pelle, avevano toccato gli scontrini prodotti con carta termica. Per premiare le aziende che hanno già eliminato questa sostanza, senza aspettare l’entrata in vigore ufficiale del divieto, il ministro ha annunciato che verrà intanto rilasciata un’etichetta con la scritta “senza bisfenolo”.

(Foto: kitchenbelleicious)

Fonte: ambientebio.it

La Francia verso il bando dell’obsolescenza programmata

L’Assemblea Nazionale francese ha approvato un emendamento che ha lo scopo di impedire l’obsolescenza programmata, cioè l’insieme di tutte le strategie adottate dai produttori e finalizzate a ridurre il ciclo vitale di un prodotto. La durata di vita di un apparecchio di uso comune, cioè, viene intenzionalmente accorciata in modo da rendere il prodotto inservibile o “fuori moda” in breve tempo e spingere così le vendite di nuovi articoli.

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Rispetto al passato, ad esempio, le apparecchiature elettriche ed elettroniche in commercio hanno un ciclo vitale molto breve, talmente breve da far sorgere il legittimo sospetto che i produttori ne abbiano programmato scientificamente la “fine prematura” per massimizzando i profitti. È capitato a tutti che apparecchiature semi-nuove siano diventate improvvisamente inutilizzabili (in genere succede a due anni dall’acquisto, cioè dopo la scadenza del periodo di garanzia) oppure che i pezzi di ricambio non siano più in commercio o siano talmente costosi che conviene comperare un dispositivo nuovo piuttosto di riparare quello vecchio. Tutto ciò costringe i consumatori a gettare prodotti quasi nuovi, ma inutilizzabili, nella spazzatura e ad acquistarne altri. Questa abitudine, però, ha impatti negativi sul bilancio delle famiglie e conseguenze nefaste sull’ambiente: l’usura precoce e pianificata a tavolino provoca uno spreco inutile di risorse naturali e di tutti i metalli preziosi presenti nei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), un aumento esponenziale di rifiuti nelle discariche, l’inquinamento delle falde acquifere e dei suoli, con costi enormi a carico della collettività. In un interessante report dello scorso anno, due esperti tedeschi di obsolescenza programmata – Stefan Schridde e Christian Kreiss – hanno calcolato l’entità dei “danni economici” causati dall’obsolescenza pianificata nella sola Germania. Secondo gli esperti, se i consumatori tedeschi non fossero “costretti” a comprare continuamente nuovi apparecchi, si potrebbero risparmiare 100 miliardi di euro all’anno.Obsolescenza2

Per questi motivi, in Francia alcuni parlamentari hanno presentato un importante emendamento al Progetto di Legge sulla Transizione Energetica promosso dall’attuale Ministro dell’Ecologia, dello Sviluppo Sostenibile e dell’Energia, Ségolène Royal. L’emendamento prevede che l’obsolescenza programmata venga considerata una vera e propria frode a danno dei consumatori. Secondo il diritto francese dei consumatori, il reato di frode consiste nell’aver “ingannato o tentato di ingannare” il cliente sulla natura, quantità o idoneità all’utilizzo di un prodotto. Se la frode viene dimostrata, il produttore è punibile con pene detentive fino a due anni di reclusione e multe fino a 300.000 euro. E le sanzioni possono anche essere inasprite, se le conseguenze della frode sono particolarmente gravi per i consumatori. Attualmente, però, la frode riguarda la natura, quantità o idoneità all’utilizzo di un prodotto, ma non il suo ciclo vitale. Da qui la richiesta dei parlamentari Eric Alauzet, Denis Baupin et Cécile Duflot di inserire un nuovo comma relativo al reato di frode che abbia come oggetto “la durata di vita di un prodotto (che sia stata) intenzionalmente ridotta in fase di progettazione”. “Troppo spesso – si legge nella presentazione dell’emendamento – i prodotti di uso comune vengono progettati dai produttori per smettere di funzionare dopo che sono stati utilizzati un determinato numero di volte. Queste pratiche sono nefaste per l’ambiente e pesano sul potere d’acquisto delle famiglie. Al momento, il Codice dei consumatori non cita esplicitamente la riduzione della durata di vita di un prodotto tra gli elementi che concorrono alla definizione di frode ai danni dei consumatori, ma è essenziale che questa venga esplicitata, in modo da poter fermare l’obsolescenza programmata”.Obsolescenza4

L’emendamento è stato approvato dall’Assemblea Nazionale a fine settembre ed ora è in attesa di votazione da parte del Senato francese. E qui sta il nocciolo della questione: anche nel caso in cui l’emendamento venga approvato in via definitiva, per il produttore che si avvale dell’obsolescenza programmata non si apriranno automaticamente le porte del carcere, ma la frode sul ciclo vitale del prodotto dovrà essere prima dimostrata. Se, ad esempio, un consumatore francese volesse citare in giudizio un produttore perché la lavatrice, la stampante o lo smartphone sono durati solo pochi mesi o anni, dovrebbe convocare una serie di esperti e provare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il costruttore ha intenzionalmente accorciato la durata di vita del prodotto già in fase di progettazione. “Questo è un ottimo emendamento a livello teorico, ma la sua attuazione rischia di non esserlo”, ha commentato Olivier Iteanu, avvocato della Corte d’Appello di Parigi. “I singoli consumatori e i magistrati potrebbero decidere che non vale la pena spendere tempo e soldi per questo tipo di cause. Potrebbe funzionare, invece, in circostanze particolari – ad esempio in caso di sinistri o di class action collettive”. Ma ciò non toglie che l’emendamento votato dall’Assemblea nazionale francese costituisca una buona notizia: il problema dell’obsolescenza programmata non è più solo un tema per l’opinione pubblica, ma oggetto di dibattito anche a livello normativo. Segno che i cittadini – non solo francesi ma anche europei – sono sempre più consapevoli che la produzione di beni effimeri va fermata in favore di prodotti eco-sostenibili e di qualità, di un’economia circolare basata sulla facilità di riparazione, riuso e riciclo dei prodotti, e sull’efficienza nell’uso delle risorse. Perché l’usura pianificata a tavolino fa male a tutti: ai singoli cittadini, alla collettività e all’ambiente.

 

Fonte:  italiachecambia.org

Francia, sacchetti di plastica vietati dal 2016. Seguono le stoviglie usa e getta, ma dal 2020

Il dibattuto bando dei sacchetti di plastica usa e getta in Francia ha trovato la stessa risposta italiana: commercio vietato a partire dal 2016. L’Assemblea nazionale ha votato anche per l’abolizione di piatti, bicchieri e posate di plastica non riutilizzabili, ma perché il divieto entri in vigore bisognerà attendere il 2020380614

Di un bando dei sacchetti francese si discuteva da anni, da prima ancora che si cominciasse a parlarne in Italia. La prima legge che provava a mettere al bando i sacchetti di plastica monouso venne presentata a gennaio del 2006, ma all’epoca venne bocciata dalla Commissione Europea. Si ritentò nel 2010 con una seconda legge che non prevedeva nessun bando ma una tassazione su tutti i prodotti considerati inquinanti. L’entrata in vigore del provvedimento venne posticipata al 2012 e nuovamente al 2014, per poi essere abbandonata. A riprendere le fila del bando è stata la Ministra dell’Ambiente Ségolène Royal, aiutata dal deputato ecologista François-Michel Lambert, che tuttavia avrebbe voluto scadenze più stringenti per la nuova legge. Dopo un lungo iter burocratico, l’Assemblea nazionale francese ha infatti approvato il divieto di commercializzazione nei giorni scorsi, stabilendo come data per l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2016.
Ma c’è una novità importante: ad essere pensionati, oltre ai sacchetti, saranno anche piatti, bicchieri e posate di plastica usa e getta non riutilizzabili. Un provvedimento finora mai intrapreso a livello nazionale da nessuno Stato, ma che dovrà aspettare il 2020 per essere applicato. (I Verdi avrebbero invece voluto che il divieto entrasse in vigore già dal 2017, una proposta bocciata però dalla stessa Ministra Royal, per non gravare troppo sull’economia in crisi, né sulle famiglie “che comunque oggigiorno non gettano via le stoviglie ma le riusano” (Le Parisien)). Come in Italia, dal bando restano esclusi i prodotti certificati come compostabili e conformi alla normativa UNI EN 13432. Una scelta criticata pesantemente dall’industria della plastica, che ha accusato il Governo di prendere questa decisione nonostante l’assenza di un sistema di compostaggio adeguato e diffuso uniformemente nel Paese. Avevamo posto la questione anche al Presidente del Club Bioplastiques, che ci aveva risposto quanto segue:
“Per quanto non sia ancora diffuso su tutto il territorio, il compostaggio in Francia esiste, e ci sono già diversi comuni che raccolgono l’umido separatamente, per poi trattarlo negli appositi impianti e produrre compost di ottima qualità. Esiste anche una rete di municipalità, compostplus (compostplus.org). (NdR: secondo l’archivio di Compost Plus, in Francia esistono 94 comuni che effettuano la raccolta differenziata dell’organico, 21 che possiedono impianti di trattamento e altri 28 che raccolgono l’umido e lo trasformano in compost direttamente in loco, come Lorient, Brest, Libourne, Montpellier… ). Insomma, gli esempi virtuosi ci sono eccome, e sono in crescita, anche se al momento manca ancora un orientamento nazionale unico sul tema, ma si tratta senz’altro di un processo in divenire”.

Fonte: ecodallecitta.it