Facciamo dell’Italia un paradiso di foresta, orto, giardino commestibile

Food Forest, Forest farming o Forest garden, cioè foresta commestibile, foresta coltivabile o foresta giardino: indicano la medesima idea, lo stesso approccio. Drastica riduzione del lavoro, raccolto, bellezza, verde. Perché non imboccare questa strada?

I vari metodi e tecniche di agricoltura naturale che sono spuntati come funghi nel corso degli anni, tutti interessanti ed efficaci, rendono i sistemi di agricoltura chimica e fossile qualcosa di ancora più assurdo e anacronistico.

Uno dei metodi più efficaci di agricoltura naturale in particolare, che riunisce molti aspetti positivi e soprattutto riduce drasticamente il lavoro, è quello chiamato in vari modi: Food Forest, Forest farming o Forest garden, cioè foresta commestibile, foresta coltivabile o foresta giardino. Infatti quando si parla di agricoltura naturale, cioè non dell’agricoltura attaccata alla flebo dei combustibili fossili con largo uso di grandi macchine agricole, concimi chimici, pesticidi, erbicidi, che inquinano qualsiasi cosa oltre a quello che si mangia, subito il pensiero va ai servi della gleba, lavori terrificanti, schiene spezzate dal dolore. Si ritiene che il lavoro, quando si parla di agricoltura naturale, sia immenso, improponibile e inaccettabile per qualsiasi persona normale che non sia l’incredibile Hulk. Ma uno dei vari aspetti interessanti della foresta commestibile è proprio la drastica riduzione del lavoro che serve per ottenere cibo e non solo.

Una volta realizzata e portata in “produzione” ciclica, si tratta di lavorare pochi giorni al mese per il mantenimento e la raccolta. In effetti quando si ha una varietà di alimenti che si rinnovano costantemente, non c’è moltissimo da fare, è un sistema che va avanti da sé. La Foresta commestibile è un sistema realizzabile ovunque, anche ai margini o all’interno delle città ove ci sia terra disponibile e non necessariamente ettari anche perché la coltivazione si estende pure in altezza e non solo in superficie, per quello si chiama anche Foresta giardino e combina alberi grandi e piccoli, da frutto e non, cespugli da frutto e non, ortaggi, funghi, ecc, in una sinergia ottimale. Si ottiene in questo modo cibo per tutto l’anno ma anche piante medicinali, piante aromatiche e legno. Quindi si ha in uno stesso luogo il proprio supermercato, la propria erboristeria e farmacia naturale.

In una Foresta commestibile tutte le piante, gli insetti, gli uccelli e gli animali in genere svolgono varie funzioni di supporto gli uni agli altri, si arricchisce il terreno, si creano microclimi favorevoli grazie proprio alla  biodiversità e si aumenta di moltissimo la resilienza.

Al contrario le monoculture sono rigide, fragilissime e costantemente a rischio, nel momento in cui c’è una malattia o un evento estremo, si perde tutto il raccolto, le pluricolture invece reagiscono molto meglio, a maggior ragione in periodi ai quali andiamo incontro con l’emergenza dei cambiamenti climatici. Avere poi piante commestibili perenni consente di non dover costantemente piantare ogni anno con tutto il lavoro e l’impegno economico che ne consegue.  

Bassissimo lavoro, resilienza, biodiversità, salute, salvaguardia ambientale, grande risparmio di soldi, sono i risultati che danno questi sistemi e che sarebbero perfetti per il nostro paese vista la varietà e le potenzialità che abbiamo. Si potrebbe sfamare l’intera Italia riducendo drasticamente i costi, le importazioni di cibo, l’uso dei combustibili fossili e veleni vari con le gravi conseguenze per la salute e l’ambiente che questo comporta. Adottando sistemi come quelli della Foresta commestibile si ritornerebbe in parte ad essere raccoglitori, cioè al periodo ante agricoltura dove appunto la “fatica” era di raccogliere quello che donava la natura semplicemente. Ciò è possibile qui ed ora e ci sono innumerevoli esempi in tutto il mondo. Si può quindi creare il paradiso in terra perché la natura ha già tutto quello di cui abbiamo bisogno, basta lavorare con lei, imparare da lei e non lottare contro di essa. Anche perché nella lotta contro di essa noi siamo e saremo sempre i perdenti.

Ecco alcuni esempi pratici.

C’è il video del fantastico Panagiotis Manikis che, parlando in italiano spiega come avere guadagno e autosufficienza solamente raccogliendo dalla sua Foresta orto.

Poi Martin Crowford:

È  fra i massimi esperti mondiali che ha 500 piante commestibili nella sua Food forest e lavora poche ore al mese per la manutenzione.

E infine una famiglia con il suo spettacolare progetto di Food Forest nato praticamente da una discarica (sottotitoli disponibili in italiano).

Ricordiamo anche l’eccezionale lavoro dei pionieri italiani come Paride Allegri e Onorio Belussi

Fonte: ilcambiamento.it

Food Forest Un’alternativa all’orto tradizionale

Lavora con la natura e non contro, ti fa ottenere più di un raccolto, imita l’ecosistema foresta, è energeticamente efficiente, aumenta la biodiversità: perché non convertire il tuo giardino in un forest garden?

Elena Parmiggianiforest orto

I nomi per questa tecnica in Italia sono molti: foresta giardino, foresta commestibile, orto-bosco. La food forest/forest garden è un tipo di coltivazione multifunzionale a bassa manutenzione che prende a modello l’ecosistema foresta (da qui

il nome) e nel quale si coltivano piante da frutto e noci, piante da legno, ortaggi, aromi, fiori, erbe medicinali, fibre tessili, piante mellifere e tanto altro, in armonia con le necessità umane e della natura. Può essere realizzata in giardini e appezzamenti di qualsiasi grandezza, anche molto piccoli. È una tecnica che in sé non è permacultura, ma viene utilizzata molto spesso perché imita l’ecosistema foresta, svolge molteplici funzioni e, se rivisitata e inserita correttamente, facilmente rispetta molti dei princìpi di progettazione in permacultura.

Un po’ di storia

Grazie al lavoro di Robert A. de J. Hart, un pioniere della food forest, oggi si sente spesso parlare di foresta commestibile. Hart ha iniziato il suo lavoro negli anni Sessanta e, fino alla sua morte nel 2000, ha continuato a coltivare

la sua food forest di 500 m2 in Inghilterra, creando l’opportunità per molti di conoscere questa metodologia e di diffonderla ad altri. Dagli studi e dagli esperimenti di Hart sulle food forest tropicali è stato tratto un primo testo1 che ha influenzato, e influenza tutt’ora, un pubblico sensibile all’ambiente e molti permacultori2, e a circa 35 anni dalla sua pubblicazione si sono moltiplicate le esperienze e le conoscenze.

I 7 livelli:

Hart ha schematizzato la food forest in 7 livelli, dopo aver studiato gli ecosistemi foresta in Paesi tropicali. In sostanza Hart ha proposto di copiare la natura e di lavorare a strati, proponendo un modello utilizzabile anche nei climi temperati:

1) alberi di alto fusto (Chioma primaria)

2) alberi di media altezza (Chioma

secondaria)

3) arbusti

4) erbacee

5) rizomatose

6) tappezzanti

7) rampicanti

Il minimo di strati richiesti per una food forest è tre, incluso almeno un tipo di albero, il minimo spazio richiesto è idealmente quello della dimensione della chioma dell’albero a crescita completa e senza potature. I funghi sono un ulteriore strato molto interessante da aggiungere a questa lista.food forest

La food forest in Fattoria dell’Autosufficienza

Il 13 settembre 2013, grazie alla partecipazione di una ventina di studenti, abbiamo realizzato la FF in Fattoria dell’Autosufficienza. Dove c’è ora la food forest prima c’era un orto per noi difficile da gestire e raggiungere, specialmente in inverno. La food forest che abbiamo realizzato si basa sull’architettura a 7 livelli di Hart e include il livello delle micorrize/funghi, che forniscono minerali e acqua alle piante e le difendono da malattie. Molti alberi introdotti sono adatti alla micorizzazione col tartufo (Bagno di Romagna è una zona famosa per i suoi tartufi bianchi e neri). In 1200 m2 di area abbiamo messo a dimora:

  • alberi: ontani (5), pero, melo, prugno, nespolo germanico, fico, mandorlo, ciliegio (2), asimina (3), ginkgo (3), tiglio (4)
  • arbusti: eleagnus x ebbingei (30), ginestra (30), noccioli (5), goji (12)
  • perenni e/o Erbacee: asparagi (240), salvia (50), salvia ananas (35), origano (50), consolida (250), bamboo, dragoncello (5)
  • radici: aglio, cipolle, porri (350)
  • tappezzanti: fragole (70)
  • rampicanti: kiwi (3), viti (10), luppolo (1).

Nella seconda fase metteremo a dimora anche altre piante tra cui varie ombrellifere, melissa, rafano, topinambur, altre

aromatiche, more, ribes e, nella zona più umida ma soleggiata, i lamponi.

Perché trasformare il proprio giardino in una food forest

La food forest, con i suoi numerosi aspetti vantaggiosi (accelera le successioni, lavora con la natura e non contro, ti fa ottenere più di un raccolto, imita l’ecosistema foresta, è energeticamente efficiente, aumenta la biodiversità, ecc) ci offre la possibilità di convertire un orto (annuale, intensivo e ad alta manutenzione) in qualcosa di perenne, stabile, autofertile,

dove possiamo coltivare alberi da frutto tradizionali ma anche sperimentare una serie di abbinamenti con piante inconsuete (asimina, goji). È un’alternativa valida al frutteto familiare, poiché ottimizza una serie di risorse, quali materiale organico, acqua, minerali, e offre una molteplicità di piante e di raccolti nell’arco dell’anno da giugno a novembre.

Note

1 Forest Farming: Towards a Solution to Problems of World Hunger and Conservation, ROBERT A de J HART co-authored with James Sholto Douglas, Rodale Press (1976). Il testo offre indicazioni pratiche su come realizzare un forest garden.

2 AlcuniAlcuni dei permacultori che hanno introdotto e utilizzato il concetto di food forest: Bill Mollison (Permaculture, A Designer’s Manual) David Holmgren (Permaculture, : Principles and Pathways beyond Sustainability) Patrick Whitefield (The Earth Care Manual e How to Make a Forest Garden) Martin Crawford (Creating a Forest Garden: Working with Nature to Grow Edible Crops) Dave Jacke, Eric Toensmeier (Edible Forest Gardens Vol. 1 e Vol. 2) Toby Hemenway (Gaia’s Garden: A Guide to Home- Scale Permaculture)

Geoff Lawton, DVD Establishing a food forest P. A. Yeomans, The Keyline Plan (1954)

Scritto da Elena Parmiggiani

Originaria di Reggio Emilia e da sempre amante della natura, Elena Parmiggiani si occupa di Permacultura, di Agricoltura Sinergica e di Città in Transizione. Collabora con la rivista «ViviConsapevole» e con la Fattoria dell’Autosufficienza sull’Appennino Romagnolo. Ha frequentato il corso di 72 h di Permacultura con Saviana Parodi, Stefano Soldati e Angelo Tornato nel 2009. Si è diplomata presso l’Accademia Italiana di Permacultura nell’aprile 2012. Per approfondire le sue conoscenze di Forest Gardening/Food Forest ha frequentato nell’agosto 2009 e nel maggio 2012 i corsi di Forest Gardening di Martin Crawford, esperto internazionale di foresta commestibile in clima temperato.

Fonte: viviconsapevole.it