Torino: realtà del terzo settore unite per acquistare energia da fonti rinnovabili

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Presentato a Torino “EneRgia”, gruppo di acquisto solidale del terzo settore per l’acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate con garanzia d’origine. Un gruppo di acquisto solidale del terzo settore per l’acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate con garanzia d’origine. Tutto questo è “EneRgia”, progetto innovativo che coinvolte una ventina di realtà del territorio torinese, tra cui Case del quartiere, centri di protagonismo giovanile, circoli ARCI e associazioni varie.

Come nasce Energia. Rinnovabile, Innovabile? Un anno fa due associazioni (TYC – Officine Corsare e Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario onlus) hanno cominciato a lavorare per la costituzione di un grande gruppo italiano del terzo settore per l’acquisto solidale di energia elettrica da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di attivare forniture 100% energia elettrica rinnovabile da fonti certificate con Garanzia d’Origine (GO), ridurre i costi economici delle utenze elettrich, indurre progressivamente una riduzione dei consumi elettrici e produrre risorse a supporto di progetti sociali.

Il percorso di progettazione è stato lungo e articolato. Sono state prima coinvolte le venti realtà del territorio della città metropolitana di Torino. Su ciascuna di queste strutture è stato condotto uno studio sui contratti e consumi elettrici. Sono poi state contattate numerose compagnie fornitrici di energia elettrica rinnovabile, con alcune delle quali è stata aperto una confronto e valutazione. Dopo l’analisi, i promotori del progetto, sono arrivati alla scelta di Dolomiti Energia come soggetto con cui stipulare la convenzione collettiva e i contratti di energia elettrica.

Alla fine di questo percorso i venti protagonisti, hanno deciso di investire sulle fonti rinnovabili attraverso la creazione di un gruppo d’acquisto solidale di energia. Le associazioni coinvolte sono le prime a Torino ad organizzarsi in questa direzione. Tutti i soggetti coinvolti hanno firmato un contratto collettivo con la compagnia elettrica Dolomiti Energia che fornirà loro esclusivamente energia prodotta da fonti rinnovabili e certificate.

“Le economie prodotte – sottolineano infine i promotori – saranno reinveste con azioni sociali promosse dalle associazioni. Con una mano si risparmia e con l’altra si reinveste su progetti di sviluppo e inclusione locale. Il progetto ha coinvolto finora una ventina di strutture di promozione sociale e culturale, ma è permanentemente aperto all’adesione anche di altre realtà del no-profit dell’area metropolitana torinese: centri sociali e aggregativi, strutture socio-assistenziali, teatri, circoli”.

Fonte: ecodallecitta.it

Giornata mondiale della Terra: a chi e a cosa serve?

Quest’anno la Giornata Mondiale della Terra, che si celebra il 22 aprile, è giunta alla sua 47ima edizione. È promossa dalle Nazioni Unite e lo scopo dichiarato è quello di sconfiggere il degrado ambientale. Ma in questi 47 anni quanti progressi sono stati fatti in questa direzione? Dateci il vostro parere.terra

Da 47 anni il 22 aprile si celebra la Giornata mondiale della Terra con iniziative simboliche ed estemporanee un po’ dappertutto. Quest’anno addirittura la Nasa si è inventata una iniziativa in occasione della Giornata: la possibilità di “adottare” un pezzetto del pianeta, in modo, ovviamente, del tutto simbolico. Per partecipare a “Adopt The Planet” bastano pochi secondi: basta digitare il proprio nome nel modulo e premere sul tasto verde. Uno dei 64mila posti disponibili del globo terracqueo verrà assegnato all’utente, che potrà visualizzarlo sulla mappa con tanto di coordinate e conoscerne anche le caratteristiche.

QUI tutte le iniziative organizzate in Italia per il 22 aprile

Ma quanti passi concreti, scelte efficaci e scomode, provvedimenti efficaci e definitivi sono stati adottati in questi 47 anni? Dai dati e dalle condizioni del pianeta, sembra chiaro che si è andati in tutt’altra direzione.

Sui trasporti che si fa? Ci stiamo soffocando e avremo aerosol al veleno per i prossimi 30 anni

Le grandi foreste? Le stiamo divorando

L’inquinamento? Fa già sei milioni di morti

La barriera corallina? Presto sarà solo un ricordo

L’Europa? Salva il carbone e affonda le rinnovabili

Eppure avremmo la soluzione già in tasca se lo si volesse.

Paolo Ermani (presidente dell’associazioe Paea), per esempio, lo ha scritto innumerevoli volte facendo alcuni semplici esempi:

Il futuro energetico è già qui

La (non) politica energetica italiana è alla canna del gas

Vivere basso, pensare alto: è tempo di scelte

Ma servono scelte radicali, scomode, che scombinano lo status quo, che toccano enormi interessi… quindi meglio celebrare una volta l’anno la Giornata mondiale della Terra e tornarsene ai propri affari gli altri 364 giorni.

fonte: ilcambiamento.it

 

Energia: l’Italia può fare meglio della Danimarca?

Nei settori dell’Energia e dell’Ambiente (semmai li volessimo ancora ottusamente considerare separati) non si poteva che auspicare una vittoria del NO al fine non solo di mantenere ma anche rafforzare il ruolo delle Regioni, e quindi dei territori, su temi che riguardano la salvaguardia ambientale, lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e tutto ciò che possiamo ascrivere al concetto di sviluppo sostenibile.9436-10174

Prendo spunto dal messaggio lanciato da Paolo Ermani dal portale “Il Cambiamento” a seguito dell’esito referendario, per una breve riflessione. Paolo scrive che “… in futuro, con l’esaurimento delle risorse determinato dalla crescita infinita in un mondo dalle risorse finite, tutti i poteri centrali perderanno forza … e la partita si giocherà a livello locale, dove rifioriranno le comunità e il controllo dei cittadini sarà diretto”.

Nei settori dell’Energia e dell’Ambiente (semmai li volessimo ancora ottusamente considerare separati) non si poteva che auspicare una vittoria del NO al fine non solo di mantenere ma anche rafforzare il ruolo delle Regioni, e quindi dei territori, su temi che riguardano la salvaguardia ambientale, lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e tutto ciò che possiamo ascrivere al concetto di sviluppo sostenibile. Rafforzamento territoriale che deve seguire di pari passo le linee programmatiche che si detteranno a livello nazionale; in altri termini quel Piano Energetico-Ambientale Nazionale che il nostro paese non ha (ancora). Volendo intervenire non si parte da zero: l’affermazione del NO referendario impone, sul tema dell’energia, di prendere fin da subito in considerazione il Programma Energetico che il M5S presentò lo scorso 20 Aprile alla Camera dei Deputati e che poco spazio ha avuto sui media nazionali. Per la prima volta si era visto un programma energetico con una “visione” chiara e, soprattutto, sostenibile che punta al bene del Paese e non agli interessi delle lobby fossili. Ecco, chi governerà l’Italia nei prossimi anni ha un ottimo punto di partenza per non continuare a perpetrare i soliti errori. Con un tale Piano, finalmente, potremmo metterci alla testa dei paesi europei che guidano la transizione energetica. Anche davanti a paesi come la Danimarca (paese nel quale vivo attualmente), che per alcuni aspetti viene considerato il paladino della sostenibilità ambientale ed energetica. Mi piace pensare che la piccola comunità di italiani in Danimarca che si è espressa a favore del NO (50,21%) rispetto al SI (49,79%), tra l’altro uno dei pochi Paesi esteri ove il NO ha prevalso, avesse chiaro in mente che il loro voto era anche per un diverso modo di affrontare le questioni ambientali, oltre che al tema generale delle riforme costituzionali. Il governo danese si è posto, tra gli altri, l’obiettivo di coprire il 50% dei consumi energetici nazionali con le fonti rinnovabili entro il 2030 e di diventare il primo paese al mondo ove l’eolico offshore possa reggere il mercato. Anche l’obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti è ambizioso: – 40% entro il 2020 rispetto al 1990. Di recente un’ampia maggioranza dei partiti politici danesi ha deciso di smantellare la PSO (tassa sugli oneri di servizio pubblico) e finanziarla attraverso il bilancio nazionale. Questa ristrutturazione consentirà da una parte di ridurre il prezzo dell’energia elettrica e dall’altra di aumentare il consumo della stessa. Nel breve periodo si potrà verificare un aumento delle emissioni di gas climalteranti a livello nazionale, almeno fino a quando il phase-out del carbone non sarà completamente attuato, ma allo stesso tempo si gettano le basi per quella transizione verso una società basata sull’elettricità verde. Nel medio-lungo periodo, la riduzione delle emissioni climalteranti sarà rilevante. Nel 2015 le fonti rinnovabili hanno coperto il 56% del consumo elettrico nazionale, in particolare con l’eolico (41,8%) e le biomasse (11%). L’obiettivo europeo al 2030 é quello di avere il 27% dei consumi energetici coperti dalle fonti rinnovabili. La Danimarca ha già raggiunto questo obiettivo e, come già detto, intende arrivare fino al 50%. L’obiettivo di lungo periodo al 2050 è quello di avere una società a basse emissioni e indipendente dalle fonti fossili, raggiungendo l’obiettivo della riduzione delle emissioni climalteranti dell’80-95% entro il 2050, indicato dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite quale obiettivo fondamentale da raggiungere per non compromettere i delicati equilibri climatici del pianeta. Questo percorso sui temi energetici della Danimarca prescinde dai partiti che la governano in quanto continua adesso con un governo conservatore in carica ma che vigeva anche con il precedente governo socialista. Per entrambi gli schieramenti politici è chiaro che la transizione energetica verso le rinnovabili é un passo obbligato da farsi. In Italia è accaduto finora il contrario: se la sinistra in qualche modo rivendicava una supremazia sui temi ambientali ed energetici, di fatto, una volta al governo non ha brillato ma anzi, per alcuni aspetti (si vedano le trivellazioni petrolifere) ha marcatamente segnato la differenza, in negativo. Mi auguro che il prossimo governo in Italia faccia tesoro di queste esperienze e lavori veramente per un futuro migliore e la risposta alla domanda posta nel titolo è ovviamente SI (adesso si può dire), possiamo fare meglio della Danimarca.

Fonte: ilcambiamento.it

La Commissione UE salva il carbone e affonda le rinnovabili

La Commissione europea ha pubblicato ieri un pacchetto di misure (“pacchetto d’inverno”) che minaccia di far fallire gli sforzi per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, prolungando invece la dipendenza dal carbone. Insorgono le associazioni ambientaliste.9430-10168

«Le misure proposte ieri dalla Commissione Europea includono i cosiddetti capacity payments, cioè sussidi di cui beneficeranno carbone, gas e e nucleare, con il pretesto di tenere le centrali pronte per essere accese» spiega Tara Connolly, consulente politica di Greenpeace Europa. «Di qui al 2020 circa il 95% delle centrali a carbone avrebbe i requisiti per ricevere questo sussidio, stando alla proposta della Commissione che include un tetto massimo per la CO2 solo per le centrali a carbone di nuova costruzione. La Commissione ha anche proposto di far decadere una norma esistente che prevede che venga immessa in rete l’energia da fonti rinnovabili prima di quella da inquinanti centrali a carbone o nucleari. Questo porterà ad ancora più casi in cui gli impianti di rinnovabili verranno spenti, in particolare quando ci sarà eccesso di offerta, perché è più semplice ed economico spegnere l’energia del sole e del vento piuttosto che le centrali a carbone o nucleari, che sono estremamente poco flessibili. Queste misure avranno l’effetto di bloccare gli investimenti nel settore delle rinnovabili».

«Questo pacchetto di misure non fa altro che tirare il freno. Distribuisce soldi alle centrali a carbone e dà alle compagnie energetiche più potere di controllo sul sistema energetico, limitando il ruolo dei consumatori come produttori di energia rinnovabile» continua Connolly. Ma non è finita qui. La Commissione propone anche di limitare la grandezza delle cooperative mettendo ai progetti una soglia massima di 18 megawatts all’anno di media. «Le proposte della Commissione Ue non consentono all’Europa di accelerare la transizione verso un sistema energetico libero da fossili entro il 2050 e sono in piena contraddizione con gli impegni assunti a Parigi e ribaditi solo pochi giorni fa a Marrakech» spiega Legambiente. «Per poter contenere l’aumento della temperatura globale entro 1.5°C, secondo quanto previsto dall’Accordo di Parigi, serve un cambio di rotta per stare al passo con il resto del mondo accompagnato da obiettivi climatici ed energetici europei più ambiziosi, a partire da rinnovabili ed efficienza energetica, insieme a efficaci misure attuative a livello nazionale per dare fiducia a cittadini ed imprese sempre più interessati a investire nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica», così Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. Il testo passerà ora al Parlamento europeo e ai governi nazionali. «Per le rinnovabili la Commissione fissa il target comunitario ad appena il 27%. Obiettivo fortemente inadeguato, se si tiene conto che il suo trend attuale è del 24% – prosegue l’associazione ambientalista – Ma soprattutto viene eliminata la priorità di dispacciamento delle rinnovabili (ad eccezione dei piccoli impianti), architrave dell’attuale politica europea che consente la priorità di accesso alla rete rispetto all’elettricità prodotta da fonte fossili, consentendone di fatto un loro rilancio. Proprio quando la transizione globale verso un sistema energetico efficiente e 100% rinnovabile sta vivendo una forte accelerazione».

«L’Europa – aggiunge Zanchini – rischia così di perdere il treno verso il futuro, rinunciando a tutti quei benefici che l’abbandono delle fonti fossili può portare alla nostra economia, all’occupazione e alla salute dei cittadini. Non sono più ammessi ritardi, serve dunque un segnale forte È in gioco lo sviluppo di un’economia libera finalmente dalle fonti fossili. La sola in grado di farci vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire».

Molti governi hanno compreso che le fonti fossili non hanno futuro. A Marrakech 48 paesi in via di sviluppo, raggruppati nel Climate Vulnerable Forum, si sono impegnati a raggiungere il 100% di rinnovabili entro il 2050. «La Commissione Europea, invece, con queste proposte “strizza” ancora l’occhio ad alcuni governi che continuano a guardare al passato offrendo un salvagente ai dinosauri delle fonti fossili. E mentre nel resto del mondo gli investimenti nelle rinnovabili sono triplicati nel corso degli ultimi 10 anni, in Europa si sono ridotti per quattro anni di fila. Con queste proposte, l’Europa rischia di perdere la storica opportunità di invertire questo trend ed essere a capo della rivoluzione energetica dei prossimi anni, divenendo “numero uno al mondo” nelle rinnovabili, come promesso dal Presidente della Commissione Juncker al momento del suo insediamento».

Fonte: ilcambiamento.it

Hawaii: l’elettricità si produce con le onde marine

Nell’arcipelago è partito il primo impianto che trae energia elettrica dalle onde del mare4735204073_9eb2552524_b

Al largo della costa della Hawaii, due boe “speciali” utilizzano l’energia prodotta dalle onde dell’oceano per generare elettricità. È questo il primo impianto che trae energia direttamente dal moto ondoso negli Usa. Una volta generata, la corrente elettrica viaggia attraverso un cavo sottomarino per circa un miglio fino a una base militare, entrando nella rete elettrica dell’isola di Oahu, isola principale dell’arcipelago. Secondo alcune stime, il movimento incessante del mare racchiude un’energia sufficiente per soddisfare un quarto del fabbisogno energetico dell’America e ridurre così drasticamente la dipendenza del paese dal petrolio, gas e carbone. Ma la tecnologia è ancora troppo in ritardo rispetto alle altre fonti rinnovabili, come quella del sole e del vento. Da qui il progetto pilota alle Hawaii, perfette, con per le sue onde così potenti, per la sperimentazione di tecnologie rinnovabili marine. L’arcipelago, infatti, non solo ha un gran bisogno di abbassare gli alti costi di elettricità, alimentata dal petrolio trasportato via mare, ma dovrà raggiungere l’obiettivo di sfruttare energia al 100% rinnovabile entro il 2045. E, secondo gli studiosi potrebbero volerci dai 5 ai 10 anni prima di avere una tecnologia per le rinnovabili marine in grado di fornire una valida alternativa ai combustibili fossili. Gli sviluppatori stanno ancora lavorando sul un design più efficace per sfruttare meglio il moto ondoso e su un dispositivo che riesca a resistere alle tempeste e all’azione corrosiva dell’acqua marina. “Abbiamo avuto il modo di progettare qualcosa che può rimanere in acqua per molto tempo, ma non di essere in grado di sopravvivere”, spiega Patrick Cross, collaboratore dell’ Hawaii Natural Energy Institute presso l’Università delle Hawaii a Manoa. Gli Stati Uniti si sono posti l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio di un terzo dai livelli del 2005 entro il 2030 e molti gli Stati stanno già cercando di sviluppare più energia per i prossimi decenni. “Gli Stati Uniti potrebbero ottenere dal 20 al 28% del proprio fabbisogno energetico dalle onde”, spiega uno dei finanziatori del sito, Jose Zayas del Wind and Water Power Techonologies Office all’Energy Department degli Stati Uniti. “ La tecnologia energetica del moto ondoso è allo stesso punto di come l’industria solare ed eolica erano nel 1980. Entrambi hanno ricevuto ingenti investimenti pubblici e crediti d’imposta che hanno contribuito a farli diventare fonti di energia sufficiente a basso costo per competere con i combustibili fossili”.

Riferimenti: via PhysOrg

Tratto : galileonet.it

 

Energie rinnovabili: 11 paesi europei in ritardo

“L’energia rinnovabile in Europa. Una crescita recente con effetti a catena” è il rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente che fa il punto sul livello di sviluppo negli Stati europei. Undici paesi sono rimasti al di sotto dei tassi previsti dai piani energetici nazionali e dovranno accelerare per centrare gli obiettivi entro il 2020.

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Il Rapporto, sulla base dei dati analizzati e delle proiezioni, verifica quali sono state le fonti di energia fossili sostituite dalle fonti rinnovabili (FER) e qual è il grado di sviluppo delle rinnovabili in Europa e nel resto del mondo. Nell’UE la quota di energie rinnovabili nel consumo energetico finale è progressivamente cresciuta fino a toccare il 15.2% del 2014, un incremento maggiore di quanto previsto dallo Spazio Economico Europeo. A livello degli Stati membri le quote di FER variano da oltre il 30% di energia finale lorda al consumo in paesi come la Finlandia, Lettonia e Svezia, a meno del 5% in Lussemburgo (3,6%), Malta (3,8%) e Paesi Bassi (4,5%). In 11 paesi il consumo di energia da fonti rinnovabili nel 2013 è stato inferiore a quello che era previsto nei loro Piani energetici nazionali (NREAPs). Ciò significa che quasi la metà dei paesi avrà bisogno di incrementare il tasso di crescita per raggiungere gli obiettivi previsti al 2020.image (1)

Nel 2013, il riscaldamento e il raffreddamento da fonti rinnovabili hanno continuato a rappresentare il settore di mercato dominante delle FER in Europa coprendo oltre la metà di tutti i consumi finali lordi delle fonti rinnovabili in 18 Stati membri. I tassi di crescita più veloci dal 2005 sono stati registrati da biogas, pompe di calore e solare termico.

Anche il mercato dell’energia elettrica da fonti rinnovabili è cresciuto in modo significativo attraverso soprattutto l’eolico onshore e il solare fotovoltaico(PV). Il settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha rappresentato più della metà di tutte le FER in solo cinque Stati membri: Croazia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Regno Unito. Il contributo delle energie rinnovabili nel settore del trasporto varia da un massimo del 48% in Lussemburgo all’1% o meno di Estonia, Portogallo e Spagna. Non sono invece buoni i dati sul consumo di biocarburanti per i trasporti che per la prima volta nel 2013 è diminuito rispetto agli anni precedenti.
L’aumento del consumo di energia rinnovabile ha permesso all’UE di tagliare la sua domanda di combustibili fossili di 110 Mtep nel 2013 e si stima di arrivare a 114 milioni nel 2014.
Il carbone è la fonte più sostituita (circa 45%) dalle rinnovabili in Europa nel 2013 e nel 2014, segue il gas (circa 29%). La crescita dei consumi di energia da fonti rinnovabili dopo il 2005 ha aiutato l’UE a ridurre le emissioni di CO2 di 362 Mt nel 2013 e 380 Mt nel 2014, quota equivalente alle emissioni di gas serra annuali di un paese come la Polonia. In termini assoluti, Germania, Italia e Spagna hanno raggiunto la maggiore riduzione del consumo di combustibili fossili e di emissioni di gas serra.image

Nel 2014, l’UE-28 ha avuto le migliori performance in termini di potenza fotovoltaica solare installata a livello globale e di energia eolica. Nel periodo 2005-2012 l’UE-28 Europa ha registrato la percentuale più alta di nuovi investimenti in risorse energetiche rinnovabili (RES), superata dalla Cina nel 2013. L’UE resta comunque uno dei principali attori a livello mondiale per quanto riguarda il lavoro e l’occupazione nel settore delle energie rinnovabili.

Fonte: ilcambiamento.it

 

“Edizero”: dagli scarti dell’agrofood a biomateriali per l’edilizia, premiata eccellenza Italia a WEF di New Delhi

La prima impresa al mondo ad usare oltre 100 diversi tipi di scarti da fonti rinnovabili dell’agrofood, riconvertiti in biomateriali con zero petrolio e acqua, specifici per edilizia, disiniquinamento ambientale, terrestre e idricoindia

L’Italia che crea e fa innovazione nel rispetto del territorio e nello spirito di valorizzare in modo simile donne e uomini, è stata premiata nel 2/o Women Economic Forum (WEF), chiusosi a New Delhi il 21 maggio 2016 con la partecipazione di 1500 donne e uomini provenienti da istituzioni, imprese e associazioni di ben 108 Paesi. Infatti, fra i 20 ‘Pionieri dell’Innovazione’ premiati vi sono Oscar Ruggeri e Daniela Ducato, fondatori di ‘Edizero – Architecture of Peaceprima impresa al mondo ad usare oltre 100 diversi tipi di scarti da fonti rinnovabili dell’agrofood, riconvertiti in biomateriali con zero petrolio e acqua, specifici per edilizia, disiniquinamento ambientale, terrestre e idrico.india2

Inoltre, ha ricevuto un premio anche Emanuela Donetti, di ‘Urbano Creativo‘, docente di Green building all’università di Ginevra, che ha sviluppato le prime applicazioni e relativi sistemi tecnologici per una urbanistica sostenibile e smart.

Tra i temi approfonditi in piu’ di 400 sessioni di discussione, vi sono stati il ruolo cruciale dell’innovazione nella leadership, sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente, ed in sanità, istruzione e ‘public diplomacy’. La giuria internazionale composta da economisti e scienziati, docenti di prestigiose università tra cui Harvard e la New York University, ha valutato le imprese innovative in base non solo all’eccellenza nel proprio settore, ma soprattutto alla capacità di valorizzare il contributo di donne leader. La sostenibilità ambientale e l’innovazione tecnologica nei settori ‘green’, sono stati oggetto di approfondimento dei premiati con l’ambasciatore d’Italia a New Delhi, Lorenzo Angeloni, che ha confermato come risparmio energetico, edilizia ‘green’ e smart cities siano temi prioritari nel mondo, e in particolare in un paese in crescita come l’India. A tal proposito ha ricordato che il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale è da tempo impegnato a promuovere più alti standard ambientali con un Piano d’Azione ‘Farnesina Verde‘ comprensivo di varie iniziative ecologiche, soprattutto nelle sue ambasciate e consolati.

Fonte: ecodallecitta.it

Nuovo conto termico operativo dal 31 maggio 2016. Ecco cosa cambia

Un meccanismo rinnovato rispetto a quello introdotto dal decreto del 2012. Oltre ad un ampliamento delle modalità di accesso e dei soggetti ammessi, sono stati introdotti nuovi interventi di efficienza energeticafv

Il Conto Termico 2.0, in vigore dal 31 maggio 2016, potenzia e semplifica il meccanismo di sostegno già introdotto dal decreto 28/12/2012, che incentiva interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. I beneficiari sono Pubbliche Amministrazioni, imprese e privati che potranno accedere a fondi per 900 milioni di euro annui, di cui 200 destinati alla PAResponsabile della gestione del meccanismo e dell’erogazione degli incentivi è il Gestore dei Servizi Energetici. Il nuovo Conto Termico è un meccanismo, nel suo complesso, rinnovato rispetto a quello introdotto dal decreto del 2012. Oltre ad un ampliamento delle modalità di accesso e dei soggetti ammessi (sono ricomprese oggi anche le società in house e le cooperative di abitanti), sono stati introdotti nuovi interventi di efficienza energetica. Le variazioni più significative riguardano anche la dimensione degli impianti ammissibili, che è stata aumentata, mentre è stata snellita la procedura di accesso diretto per gli apparecchi a catalogo. Altre novità riguardano gli incentivi stessi: sono infatti previsti sia  l’innalzamento del limite per la loro erogazione in un’unica rata (dai precedenti 600 agli attuali 5.000 euro), sia la riduzione dei tempi di pagamento che, nel nuovo meccanismo, passano da 6 a 2 mesi. Con il Conto Termico 2.0 è possibile riqualificare i propri edifici per migliorarne le prestazioni energetiche, riducendo i costi dei consumi e recuperando in tempi brevi parte della spesa sostenuta. Inoltre, il CT 2.0 consente alle PA di esercitare il loro ruolo esemplare previsto dalle direttive sull’efficienza energetica e contribuisce a costruire un “Paese più efficiente”.

Il CT 2.0 prevede incentivi più alti

-fino al 65% della spesa sostenuta per gli “Edifici a energia quasi zero” (nZEB);

-fino al 40% per gli interventi di isolamento di muri e coperture, per la sostituzione di chiusure finestrate, per l’installazione di schermature solari, l’illuminazione di interni, le tecnologie di building automation, le caldaie a condensazione;
-fino al 50% per gli interventi di isolamento termico nelle zone climatiche E/F e fino al 55% nel caso di isolamento termico e sostituzione delle chiusure finestrate, se abbinati ad altro impianto (caldaia a condensazione, pompe di calore, solare termico, ecc.);

-anche fino al 65% per pompe di calore, caldaie e apparecchi a biomassa, sistemi ibridi a pompe di calore e impianti solari termici;

-il 100% delle spese per la Diagnosi Energetica e per l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) per le PA (e le ESCO che operano per loro conto) e il 50% per i soggetti privati, con le cooperative di abitanti e le cooperative sociali. 

I requisiti

I soggetti che possono richiedere gli incentivi del CT 2.0 sono:

– Pubbliche Amministrazioni, inclusi gli ex Istituti Autonomi Case Popolari, le cooperative di abitanti iscritte all’Albo nazionale delle società cooperative edilizie di abitazione e dei loro consorzi costituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, nonché le società a patrimonio interamente pubblico e le società cooperative sociali iscritte nei rispettivi albi regionali;
– Soggetti privati
.

L’accesso ai meccanismi di incentivazione può essere richiesto direttamente dai soggetti ammessi o per il tramite di una ESCO: per le Pubbliche Amministrazioni attraverso la sottoscrizione di un contratto di prestazione energetica, per i soggetti privati anche mediante un contratto di servizio energia previsti dal d.lgs. 115/2008. Dal 19 luglio 2016 (a 24 mesi dall’entrata in vigore del d.lgs.102/2014), potranno presentare richiesta di incentivazione al GSE solamente le ESCO in possesso della certificazione, in corso di validità, secondo la norma UNI CEI 11352.

Gli incentivi

Gli incentivi sono regolati da contratti di diritto privato tra il GSE e il Soggetto Responsabile. Gli incentivi sono corrisposti dal GSE nella forma di rate annuali costanti della durata compresa tra 2 e 5 anni, a seconda della tipologia di intervento e della sua dimensione, oppure in un’unica soluzione, nel caso in cui l’ammontare dell’incentivo non superi i 5.000 euro. Le PA e le ESCO che operano per loro conto che optano per l’accesso diretto possono richiedere l’erogazione dell’incentivo in un’unica soluzione, anche nel caso in cui l’importo del beneficio complessivamente riconosciuto superi i 5.000 euro. Le PA e le ESCO che operano per loro conto che optano, invece, per l’accesso tramite prenotazione possono beneficiare di un pagamento in acconto ad avvio lavori e un saldo alla loro conclusione. Per ciascuna tipologia di intervento sono definite le spese ammissibili, ai fini del calcolo del contributo, nonché i massimali di costo e il valore dell’incentivo. Gli incentivi del CT 2.0 non sono cumulabili con altri incentivi statali, fatti salvi i fondi di rotazione, i fondi di garanzia e i contributi in conto interesse. Alle PA (escluse le cooperative di abitanti e le cooperative sociali) è consentito il cumulo degli incentivi con incentivi in conto capitale, anche statali, nei limiti di un finanziamento complessivo massimo del 100% delle spese ammissibili.

Gli interventi incentivabili

1) Interventi di incremento dell’efficienza energetica in edifici esistenti (RISERVATI ALLE PA)

Efficientamento dell’involucro:

-coibentazione pareti e coperture;

-sostituzione serramenti;

-installazione schermature solari;

-trasformazione degli edifici esistenti in “nZEB”;

-illuminazione d’interni;

-tecnologie di building automation.

Sostituzione di impianti esistenti per la climatizzazione invernale con impianti a più alta efficienza come le caldaie a condensazione.

2) Interventi di piccole dimensioni di produzione di energia termica da fonti rinnovabili e di sistemi ad alta efficienza

Sostituzione di impianti esistenti con generatori alimentati a fonti rinnovabili:

– pompe di calore, per climatizzazione anche combinata per acqua calda sanitaria;

-caldaie, stufe e termocamini a biomassa;

-sistemi ibridi a pompe di calore.1

Installazione di impianti solari termici anche abbinati a tecnologia solar cooling per la produzione di freddo.

Gli interventi devono essere realizzati utilizzando esclusivamente apparecchi e componenti di nuova costruzione e devono essere correttamente dimensionati in funzione dei reali fabbisogni di energia termica.

I meccanismi di accesso

L’accesso agli incentivi può avvenire attraverso 2 modalità:

1) ACCESSO DIRETTO: per gli interventi realizzati dalle PA e dai soggetti privati, la richiesta deve essere presentata entro 60 giorni dalla fine dei lavori. E’ previsto un iter semplificato per gli interventi riguardanti l’installazione di uno degli apparecchi di piccola taglia (per generatori fino a 35 kW e per sistemi solari fino a 50 mq) contenuti nel Catalogo degli apparecchi domestici, reso pubblico e aggiornato periodicamente dal GSE.

2) PRENOTAZIONE: per gli interventi ancora da realizzare da parte delle PA e delle ESCO che operano per loro conto, erogazione di un primo acconto all’avvio e il saldo alla conclusione dei lavori.2

Per la prenotazione dell’incentivo, le PA, ad eccezione delle cooperative di abitanti e delle cooperative sociali, possono presentare la scheda-domanda a preventivo, qualora si verifichi una delle seguenti condizioni in presenza di:

– una Diagnosi Energetica e un atto amministrativo attestante l’impegno alla realizzazione di almeno un intervento tra quelli indicati nella Diagnosi Energetica;

– un contratto di prestazione energetica stipulato tra la PA e una ESCO;

– un provvedimento o un atto amministrativo attestante l’avvenuta assegnazione dei lavori con il verbale di consegna dei lavori. La richiesta di prenotazione deve essere accettata dal GSE. In tal caso, quest’ultimo procede a impegnare, a favore del richiedente, la somma corrispondente all’incentivo spettante.

Portaltermico

La richiesta operativa degli incentivi in accesso diretto deve avvenire tramite l’apposito applicativo informatico Portaltermico, tramite il quale i soggetti, entro 60 giorni dalla data di conclusione dell’intervento, compilano e inviano la documentazione necessaria per l’ammissione all’incentivo

 

 

Fonte: GSE

Foto di Elettrosistemi Srl

 

Smartflower, il fotovoltaico si fa girasole

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Quale occasione migliore di Messer Tulipano per presentare lo Smartflower™? Prendendo spunto da quanto avviene in natura, Im-El Osasio, azienda attiva da dieci anni nella produzione di energia pulita da fonti rinnovabili e naturali, ha ideato un sistema in grado di coniugare efficienza e design: il suo Smartflower™, infatti, raccoglie in ogni istante il massimo della radiazione solare grazie al sistema ad inseguimento che, imitando i girasoli, fa schiudere i petali fotovoltaici al mattino al sorgere del sole inseguendolo tutta la giornata e richiudendosi al tramonto. Questo “fiore intelligente” inseguendo la traiettoria del sole garantisce un rendimento fino al 40% in più rispetto ad un impianto fisso installato su tetto, con una produzione che copre anche le ore del mattino e della sera, aumentando il grado di autoconsumo dal 30% al 60%. La potenza dei dodici petali fotovoltaici arriva a 2,31 kWp con una resa netta di4500kWh all’anno, corrispondente alla produzione di un impianto da 4kWp installato su tetto orientato a sud. A migliorare le performance dello Smartflower™ sono la spazzola che consente l’autopulizia e il raffrescamento naturale che fa si che non vi siano perdite di energia dovute al surriscaldamento, come avviene, invece, per gli impianti installati sul tetto. Lo Smartflower™ è adatto anche a posizioni non coperte dalla rete elettrica ed è totalmente sicuro grazie a un sensore anemometrico che gli permette di chiudere i propri petali in caso di forte vento.

Fonte:  Im-El Osasio

Foto | Ufficio Stampa

Morellato Energia: rifiutare un lavoro per motivi etici fa aumentare i fatturati

Etica, economia solidale e sostenibilità ambientale. Sono questi i valori che Morellato Energia ha sempre seguito. Coerente con tali principi, qualche tempo fa l’azienda ha rifiutato una grossa commessa militare, nonostante stesse vivendo un momento di crisi.

La storia professionale di Valerio Morellato affonda le sue radici in quella di sua padre, che ha creato e gestito l’azienda di famiglia fin dal lontano 1965. Oggi la “Morellato Energia si occupa di installazione di pannelli fotovoltaici in Toscana ma l’attenzione all’innovazione e all’ambiente ha accompagnato da sempre le scelte aziendali. “Basti pensare che i primi pannelli solari sono stati proposti nel 1985” ricorda Valerio, il Morellato junior che allora aveva solo cinque anni e oggi è a capo della ditta. Fin dai tempi degli studi al liceo Valerio oltre a dimostrare interesse per il concetto di sostenibilità, ha sentito la necessità di compiere delle scelte coerenti con i suoi valori all’interno di un settore della propria vita che occupa, per questioni di tempo, la maggior parte della nostra vita: il lavoro. “Mi sono reso conto da subito che il benessere raggiunto dalla nostra società è stato basato sul depauperamento delle risorse del pianeta”, racconta, “e per invertire la rotta ho sentito la necessità di essere io per primo un cittadino sostenibile”.  Se il profitto muove il mondo e per fare profitto serve il consumatore, considera il giovane leader della Morellato Energia, chi ha il potere di arginare è il consumatore stesso. Quindi tu in prima persona. Per questo la sua laurea in ingegneria l’ha messa al servizio di un progetto di costruzione di un’intera società sostenibile. Dal 2004 ha cominciato a lavorare nell’azienda del padre e nel 2011 ne è diventato pienamente responsabile riconvertendola alle esigenze dei suoi obiettivi nonostante fosse già guidata dai suoi stessi principi. “Dalle caldaie ai condizionatori, lo scopo del nostro lavoro è quello di permettere ai nostri clienti di risparmiare energia”, spiega.10325394736_3eacb806ec_h

Valerio Morellato si distingue sul territorio in cui opera, la provincia di Pisa, per l’etica dei suoi affari. Racconta di come tempo fa, la sua azienda abbia rinunciato ad una committenza economicamente molto importante perché a seguito di ricerche più approfondite aveva scoperto che si trattava di un’azienda che partecipava alla costruzione di missili. Valerio non se l’è sentita di contribuire al business della guerra e ha rinunciato a un grosso guadagno. Lo ha fatto senza mai pentirsi di questa scelta nonostante la crisi del settore dell’energia rinnovabile. Il settore ha subito negli ultimi anni un forte calo a causa di politiche negligenti che dopo il boom iniziale hanno sfavorito la produzione, tagliando quasi completamente gli incentivi in maniera indiscriminata. Valerio individua l’inizio delle difficoltà dopo l’approvazione nel 2010 del cosiddetto “Decreto Salva Alcoa” che aveva il suo interno un comma sulle rinnovabili che distribuiva generosi incentivi anche ad aziende che non ne avevano alcun bisogno e, probabilmente, non lo meritavano. “Già tre mesi dopo, nel 2011” – spiega – “si sono accorti che avevano elargito troppi soldi e hanno cominciato a tagliare, tagliare, tagliare”.1922380_577579685671794_1653499001_n

Valerio, protagonista di oggi, è una figura attiva nel campo del cambiamento a tutto tondo e frequenta da anni il Distretto di Economia Solidale più vicino a casa sua. Qui ha imparato che purtroppo un bene materiale può essere distinto da un altro bene materiale solo per come si presenta e non per il processo di produzione che c’è dietro. All’Organizzazione Mondiale del Commercio non importa che un prodotto abbia lasciato dietro di sé devastazione o prati fioriti, di conseguenza non si può fare una legge che penalizzi un’azienda per come ha ricavato e fornito energia. Valerio denuncia come questo paradosso stia portando gravi danni nel settore della produzione del gas. Da quando sono stati scoperti i nuovi giacimenti in Canada e Alaska, le multinazionali americane hanno moltiplicato la produzione di questa risorsa ricorrendo alla pratica del “fracking” (fratturazione idraulica) causando gravissimi danni ambientali e, oltretutto, sottraendo moltissimo terreno alle aziende che lo ricavano in maniera sostenibile. Nonostante le difficoltà Valerio non rimpiange nulla delle sue scelte né di quelle dell’azienda di famiglia, sa che per raggiungere l’obiettivo di una società sostenibile c’è bisogno di più persone consapevoli che agiscono insieme e in maniera coerente.

Fonte : italiachecambia.org