In Piemonte nascono le “comunità energetiche”

Autoproduzione e condivisione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili. Sono questi i princìpi alla base della legge sulle comunità energetiche approvata all’unanimità dalla terza Commissione del Consiglio Regionale del Piemonte e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

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La nuova norma, che pone il Piemonte come regione all’avanguardia a livello nazionale, permetterà a comunità di persone, enti e imprese di scambiare tra loro l’energia prodotta da fonti alternative. L’obiettivo delle comunità energetiche sarà quello di agevolare la produzione e lo scambio di energie generate principalmente da fonti rinnovabili, nonché l’efficientamento e la riduzione dei consumi energetici. Con la legge regionale numero 12 del 3 agosto 2018, il Piemonte ha dunque stabilito che i Comuni che intendono proporre la costituzione di una nuova comunità energetica, oppure aderire a una comunità energetica esistente, dovranno adottare uno specifico protocollo d’intesa, redatto sulla base di criteri che dovranno essere indicati da un futuro provvedimento regionale. Le comunità energetiche, alle quali possono partecipare soggetti sia pubblici che privati, possono acquisire e mantenere la qualifica di soggetti produttori di energia se annualmente la quota dell’energia prodotta destinata all’autoconsumo da parte dei membri non è inferiore al 70% del totale. La Regione, attraverso futuri incentivi ad hoc, si impegna a sostenere finanziariamente la fase di costituzione delle comunità energetiche, le quali potranno anche  stipulare delle convenzioni con Arera, al fine di ottimizzare la gestione e l’utilizzo delle reti di energia.

“Il Piemonte, prima regione italiana a dotarsi di una legge di questo tipo, fa un passo importante nella direzione dell’autosufficienza energetica e della costruzione di un nuovo modello di cooperazione territoriale virtuosa – ha commentato Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – Una scelta importante che speriamo sia seguita da altre Regioni ma soprattutto dal Governo nazionale che invitiamo a recepire subito la Direttiva europea che verrà approvata ad ottobre su prosumer e comunità dell’energia, per evitare di perdere due anni e aprire subito opportunità nei territori e dar così forza all’autoproduzione e alla distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili. La generazione diffusa di energia e un’autonoma efficienza energetica contribuiscono infatti alla riduzione del consumo di fonti fossili, delle emissioni inquinanti e climalteranti, ad un miglior utilizzo delle infrastrutture, alla riduzione della dipendenza energetica, alla riduzione delle perdite di rete e ad un’economia di scala”.

Il tema dell’autoproduzione e della distribuzione locale di energia da fonti rinnovabili è al centro dell’interesse generale per le opportunità che si stanno aprendo con l’innovazione nella gestione energetica, grazie all’efficienza e alla riduzione dei costi delle tecnologie e delle reti. Anche in Italia questa prospettiva avrebbe grandi potenzialità perché, in questa forma, le fonti rinnovabili anche senza incentivi diretti, potrebbero offrire un’adeguata risposta alla domanda di elettricità e calore negli edifici e nei territori, creando valore e nuova occupazione. Il Piemonte dunque, prima regione italiana, cerca di intercettare questa opportunità su ampia scala dopo anni in cui sul territorio, in forma sperimentale, è stato portato avanti ad esempio il progetto di Comunità Energetiche del Pinerolese promosso come capofila dal Comune di Cantalupa, con un piano di azione orientato all’autosufficienza energetica e volto alla costruzione di una comunità energetica locale. Ora questo tipo di esperienze potrà uscire dalla fase sperimentale e avere un’ampia diffusione. “La nuova legge regionale va nella direzione da noi auspicata –aggiunge Dovana – anche se avremmo preferito che gli obiettivi e le azioni che vengono previsti per le future comunità energetiche fossero meno generici e prevedessero inscindibilmente la riduzione del consumo di fonti fossili associata con la riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti. Chiediamo quindi alla Giunta Regionale, nella predisposizione dei provvedimenti attuativi della legge appena approvata, di stabilire regole per evitare che l’incentivo alle comunità energetiche diventi un sussidio acritico alla realizzazione di qualsiasi tipo di centrale a biomassa”.

Fonte: ilcambiamento.it

 

100% di energia da fonti rinnovabili, senza blackout: oggi è tecnicamente possibile

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Tre soluzioni diverse, proposte dai ricercatori di Standford per raggiungere il 100% di energia da fonti rinnovabili, senza rischio di rimanere senza corrente. Tre soluzioni per arrivare all’ autosufficienza energetica, riducendo i danni a salute e clima. Arrivare a produrre il 100% di energia da fonti rinnovabili è un obiettivo che incontra ancora un importante ostacolo, almeno nella mente delle persone: avere la garanzia di una fornitura continua, senza il rischio di blackout.

Nel corso degli anni, gli esperti hanno cercato soluzioni concrete che garantissero l’accumulo dell’energia prodotta, ad esempio dal fotovoltaico, rendendola disponibile nei momenti in cui i pannelli non riescono a produrne in maniera diretta. Ad esempio di notte, quando il sole non è presente, o nelle giornate nuvolose. Ultimamente, i ricercatori dell’Università di Stanford hanno proposto tre soluzioni separate per evitare i blackout tipici dell’energia da fonti rinnovabili. Un modo per alimentare in maniera affidabile almeno 139 Paesi. Ecco di che cosa si tratta.

100% di energia da fonti rinnovabili: le strade da percorrere secondo i ricercatori

Nel loro studio, pubblicato su Renewable Energy, i ricercatori di Stanford propongo tre diversi modi per fornire un flusso di energia costante in vari settori: dai trasporti, al riscaldamento, all’industria.

Lo studio è stato condotto prendendo come punto di riferimento 139 Paesi e sviluppando una roadmap di transizione degli stessi verso la produzione del 100% di energia da fonti rinnovabili entro il 2050, con l’80% della transizione completata entro il 2030.  I risultati sono incoraggianti. Secondo i ricercatori, infatti, non esisterebbe alcun ostacolo tecnico o economico per consentire al mondo intero di arrivare all’indipendenza energetica facendo affidamento solo su una rete elettrica stabile e a basso costo e basata su energia pulita. Una soluzione che garantirebbe la riduzione del tasso di riscaldamento globale e del numero di decessi collegati all’inquinamento atmosferico.

Lo studio

Jacobson, l’autore principale della ricerca, è riuscito a trovare assieme ai suoi colleghi varie soluzioni al problema della stabilità della rete elettrica da rinnovabili. Un risultato importante, afferma, perché il più grande ostacolo all’implementazione su larga scala di energia rinnovabile pulita è la percezione della gente. Il cuore dello studio, quindi, è stata la necessità di abbinare l’energia fornita da vento, acqua e sole, allo stoccaggio e a quella che, secondo i ricercatori, sarà la domanda energetica nel 2050. Per fare questo, gli esperti hanno raggruppato 139 paesi presenti in 20 regioni, vicine geograficamente. Lo studio ha tenuto conto anche della variabilità dell’energia eolica e solare e della domanda in base a orari e stagioni. I ricercatori hanno inoltre fatto affidamento su due programmi di modellazione computazionale. Il primo che gli ha permesso di prevedere la quantità di energia che può essere prodotta da fonti pulite come le turbine eoliche onshore e offshore, il fotovoltaico solare sui tetti e nelle centrali elettriche ecc. Il secondo programma incorporava invece l’energia prodotta da fonti di elettricità più stabili, come le centrali geotermiche, i dispositivi delle maree e delle onde e le centrali idroelettriche e i modi di immagazzinare energia quando era in eccesso.

Le soluzioni trovate

Sulla base di questi studi, i ricercatori hanno ideato i tre modelli per rendere possibile l’indipendenza energetica da fonti fossili. Il fatto che nessun blackout si sia verificato in tre diversi scenari suggerisce che sono possibili molte soluzioni per rendere stabile al 100% la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Non solo: ci sarebbe un forte risparmio anche dal punto di vista economico.
I ricercatori hanno scoperto infatti che il costo per unità di energia in ogni scenario previsto è di circa un quarto più basso se ricorriamo solo alle rinnovabili, rispetto ai combustibili fossili. La maggior parte del risparmio deriva dalla riduzione dell’energia necessaria per estrarre, trasportare e raffinare petrolio, carbone e gas. Non ci sono ostacoli tecnici o economici, dunque. Secondo Jacobson e i suoi colleghi, la vera sfida è riuscire a ottenere la collaborazione fattiva di politica e istituzioni.

Fonte: ambientebio.it

 

Basta black out e ricatti: l’Italia può diventare energeticamente indipendente

Semmai ce ne fosse stato bisogno, anche l’università di Stanford in America, con uno studio specifico, ha confermato quello che qualsiasi serio e imparziale conoscitore della situazione energetica italiana poteva evidenziare e cioè che l’Italia può essere indipendente e alimentata da fonti rinnovabili.9716-10490

Quindi oltre i soliti ambientalisti anche prestigiose università giungono a conclusioni simili. Del resto non serve essere dei geni per capire che il Paese del Sole ha enormi potenzialità e basta guardarsi una carta dell’irraggiamento solare medio annuo e una della ventosità media, per rendersene conto. Purtroppo l’argomento energia è trattato spesso da autentici incompetenti e ignoranti che lo sono in maniera ancora più eclatante perché si fregiano di studi e titoli altisonanti. Fino a non moltissimi anni fa,  vari esperti del settore dicevano che in Italia non c’era abbastanza sole e vento e che le rinnovabili non avrebbero mai avuto una rilevanza nel panorama energetico italiano. Oggi per dire fesserie del genere bisogna essere stupidi o pagati da qualcuno che ha interessi in altre fonti energetiche. Rispetto allo studio di Stanford, per quanto indichi che entro il 2050 potremmo alimentarci solo da rinnovabili, si può aggiungere il potenziale del risparmio energetico che accorcia i tempi di copertura delle rinnovabili e il conseguente raggiungimento dell’autonomia energetica. Una politica energetica sensata dovrebbe quindi puntare in maniera decisa e puntuale sulla riduzione dei consumi dove in Italia gli sprechi sono colossali in ogni settore e in ogni situazione. E già intervenendo su quei settori si avrebbero guadagni enormi e un aumento dell’occupazione notevolissimo, considerato che la sola riqualificazione del disastrato patrimonio edilizio italiano potrebbe dare da lavorare a decine di migliaia di persone che surclasserebbero le briciole di posti di lavoro che vengono miseramente offerti da multinazionali e ditte che vengono in Italia a sfruttare il più possibile la situazione e i lavoratori per poi magari trasferirsi altrove quando gli fa comodo. Altro settore di grande crescita occupazionale sarebbe il  settore della formazione che sarebbe necessaria per informare e formare i cittadini e tutte le persone che andrebbero ad intervenire professionalmente nei campi del risparmio, efficienza energetica e fonti rinnovabili. Informazione e formazione che fanno la fortuna dei paesi del Nord Europa dove l’applicazione di questi interventi energetici innovativi ha fatto passi avanti notevoli. Quindi contestualmente alla riduzione drastica degli sprechi, si attiverebbe una politica basata sull’utilizzo delle fonti rinnovabili cercando di rendere il più possibile indipendenti e autonome le abitazioni degli italiani e decentralizzando fortemente la produzione energetica. All’opposto di quello che propone anche l’università di Stanford, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) presentata recentemente dal governo, essendo stata praticamente scritta dalle lobby del gas, non fa che ribadire la nostra dipendenza energetica raccontandoci le solite balle della diversificazione dell’approvvigionamento.  Che si diversifichi l’approvvigionamento non cambia il problema, sempre dipendenti si rimane, ed inoltre si dipende sempre più da un’unica fonte che è il gas. Come se ciò non bastasse si sta cercando di costituire in Italia un gigantesco hub del gas per fare di noi il punto di smistamento con tutti i gravissimi rischi che ne concorrono, considerando quali pericolose follie sono i rigassificatori che in caso di esplosioni avrebbero effetti gravissimi. Con il SEN si è evidenziato di voler ridurre le quote di carbone ma importare carbone o gas non cambia di una virgola la problematica principale e cioè che il paese è ostaggio dei combustibili fossili con tutto quello che ne consegue in fatto di costi ed inquinamento. Senza poi contare che il gas arriva da zone non certo tranquille dal punto di vista geopolitico. Perché poi dobbiamo continuare a pagarla quando l’energia se ce la possiamo produrre in casa?  In un epoca in cui tanti hanno preso coscienza e le rinnovabili non sono più il demonio, l’Italia è comunque energeticamente dipendente dall’estero per il 75% e basta un guasto come è avvenuto recentemente al centro di smistamento del gas di Baumgarten in Austria per fare entrare in allarme il paese e mettere in pericolo gli approvvigionamenti. E il paradosso è che poi si usano questi incidenti per dire che abbiamo bisogno di ancora più approvvigionamenti da luoghi diversi e si cita come soluzione la nefasta Trans Adriatic Pipeline (TAP) che sfocia in Puglia.  Il Paese del Sole e un Ministero dell’Ambiente degno di questo nome, dovrebbero chiudere l’era dei fossili, compresi quelli che ancora ci sono in Parlamento, e indirizzarsi concretamente e velocemente verso l’era delle fonti rinnovabili e dell’applicazione di una energia fondamentale: il semplice, risolutivo ed efficace buon senso.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Torino: realtà del terzo settore unite per acquistare energia da fonti rinnovabili

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Presentato a Torino “EneRgia”, gruppo di acquisto solidale del terzo settore per l’acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate con garanzia d’origine. Un gruppo di acquisto solidale del terzo settore per l’acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate con garanzia d’origine. Tutto questo è “EneRgia”, progetto innovativo che coinvolte una ventina di realtà del territorio torinese, tra cui Case del quartiere, centri di protagonismo giovanile, circoli ARCI e associazioni varie.

Come nasce Energia. Rinnovabile, Innovabile? Un anno fa due associazioni (TYC – Officine Corsare e Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario onlus) hanno cominciato a lavorare per la costituzione di un grande gruppo italiano del terzo settore per l’acquisto solidale di energia elettrica da fonti rinnovabili, con l’obiettivo di attivare forniture 100% energia elettrica rinnovabile da fonti certificate con Garanzia d’Origine (GO), ridurre i costi economici delle utenze elettrich, indurre progressivamente una riduzione dei consumi elettrici e produrre risorse a supporto di progetti sociali.

Il percorso di progettazione è stato lungo e articolato. Sono state prima coinvolte le venti realtà del territorio della città metropolitana di Torino. Su ciascuna di queste strutture è stato condotto uno studio sui contratti e consumi elettrici. Sono poi state contattate numerose compagnie fornitrici di energia elettrica rinnovabile, con alcune delle quali è stata aperto una confronto e valutazione. Dopo l’analisi, i promotori del progetto, sono arrivati alla scelta di Dolomiti Energia come soggetto con cui stipulare la convenzione collettiva e i contratti di energia elettrica.

Alla fine di questo percorso i venti protagonisti, hanno deciso di investire sulle fonti rinnovabili attraverso la creazione di un gruppo d’acquisto solidale di energia. Le associazioni coinvolte sono le prime a Torino ad organizzarsi in questa direzione. Tutti i soggetti coinvolti hanno firmato un contratto collettivo con la compagnia elettrica Dolomiti Energia che fornirà loro esclusivamente energia prodotta da fonti rinnovabili e certificate.

“Le economie prodotte – sottolineano infine i promotori – saranno reinveste con azioni sociali promosse dalle associazioni. Con una mano si risparmia e con l’altra si reinveste su progetti di sviluppo e inclusione locale. Il progetto ha coinvolto finora una ventina di strutture di promozione sociale e culturale, ma è permanentemente aperto all’adesione anche di altre realtà del no-profit dell’area metropolitana torinese: centri sociali e aggregativi, strutture socio-assistenziali, teatri, circoli”.

Fonte: ecodallecitta.it

Giornata mondiale della Terra: a chi e a cosa serve?

Quest’anno la Giornata Mondiale della Terra, che si celebra il 22 aprile, è giunta alla sua 47ima edizione. È promossa dalle Nazioni Unite e lo scopo dichiarato è quello di sconfiggere il degrado ambientale. Ma in questi 47 anni quanti progressi sono stati fatti in questa direzione? Dateci il vostro parere.terra

Da 47 anni il 22 aprile si celebra la Giornata mondiale della Terra con iniziative simboliche ed estemporanee un po’ dappertutto. Quest’anno addirittura la Nasa si è inventata una iniziativa in occasione della Giornata: la possibilità di “adottare” un pezzetto del pianeta, in modo, ovviamente, del tutto simbolico. Per partecipare a “Adopt The Planet” bastano pochi secondi: basta digitare il proprio nome nel modulo e premere sul tasto verde. Uno dei 64mila posti disponibili del globo terracqueo verrà assegnato all’utente, che potrà visualizzarlo sulla mappa con tanto di coordinate e conoscerne anche le caratteristiche.

QUI tutte le iniziative organizzate in Italia per il 22 aprile

Ma quanti passi concreti, scelte efficaci e scomode, provvedimenti efficaci e definitivi sono stati adottati in questi 47 anni? Dai dati e dalle condizioni del pianeta, sembra chiaro che si è andati in tutt’altra direzione.

Sui trasporti che si fa? Ci stiamo soffocando e avremo aerosol al veleno per i prossimi 30 anni

Le grandi foreste? Le stiamo divorando

L’inquinamento? Fa già sei milioni di morti

La barriera corallina? Presto sarà solo un ricordo

L’Europa? Salva il carbone e affonda le rinnovabili

Eppure avremmo la soluzione già in tasca se lo si volesse.

Paolo Ermani (presidente dell’associazioe Paea), per esempio, lo ha scritto innumerevoli volte facendo alcuni semplici esempi:

Il futuro energetico è già qui

La (non) politica energetica italiana è alla canna del gas

Vivere basso, pensare alto: è tempo di scelte

Ma servono scelte radicali, scomode, che scombinano lo status quo, che toccano enormi interessi… quindi meglio celebrare una volta l’anno la Giornata mondiale della Terra e tornarsene ai propri affari gli altri 364 giorni.

fonte: ilcambiamento.it

 

Energia: l’Italia può fare meglio della Danimarca?

Nei settori dell’Energia e dell’Ambiente (semmai li volessimo ancora ottusamente considerare separati) non si poteva che auspicare una vittoria del NO al fine non solo di mantenere ma anche rafforzare il ruolo delle Regioni, e quindi dei territori, su temi che riguardano la salvaguardia ambientale, lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e tutto ciò che possiamo ascrivere al concetto di sviluppo sostenibile.9436-10174

Prendo spunto dal messaggio lanciato da Paolo Ermani dal portale “Il Cambiamento” a seguito dell’esito referendario, per una breve riflessione. Paolo scrive che “… in futuro, con l’esaurimento delle risorse determinato dalla crescita infinita in un mondo dalle risorse finite, tutti i poteri centrali perderanno forza … e la partita si giocherà a livello locale, dove rifioriranno le comunità e il controllo dei cittadini sarà diretto”.

Nei settori dell’Energia e dell’Ambiente (semmai li volessimo ancora ottusamente considerare separati) non si poteva che auspicare una vittoria del NO al fine non solo di mantenere ma anche rafforzare il ruolo delle Regioni, e quindi dei territori, su temi che riguardano la salvaguardia ambientale, lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili e tutto ciò che possiamo ascrivere al concetto di sviluppo sostenibile. Rafforzamento territoriale che deve seguire di pari passo le linee programmatiche che si detteranno a livello nazionale; in altri termini quel Piano Energetico-Ambientale Nazionale che il nostro paese non ha (ancora). Volendo intervenire non si parte da zero: l’affermazione del NO referendario impone, sul tema dell’energia, di prendere fin da subito in considerazione il Programma Energetico che il M5S presentò lo scorso 20 Aprile alla Camera dei Deputati e che poco spazio ha avuto sui media nazionali. Per la prima volta si era visto un programma energetico con una “visione” chiara e, soprattutto, sostenibile che punta al bene del Paese e non agli interessi delle lobby fossili. Ecco, chi governerà l’Italia nei prossimi anni ha un ottimo punto di partenza per non continuare a perpetrare i soliti errori. Con un tale Piano, finalmente, potremmo metterci alla testa dei paesi europei che guidano la transizione energetica. Anche davanti a paesi come la Danimarca (paese nel quale vivo attualmente), che per alcuni aspetti viene considerato il paladino della sostenibilità ambientale ed energetica. Mi piace pensare che la piccola comunità di italiani in Danimarca che si è espressa a favore del NO (50,21%) rispetto al SI (49,79%), tra l’altro uno dei pochi Paesi esteri ove il NO ha prevalso, avesse chiaro in mente che il loro voto era anche per un diverso modo di affrontare le questioni ambientali, oltre che al tema generale delle riforme costituzionali. Il governo danese si è posto, tra gli altri, l’obiettivo di coprire il 50% dei consumi energetici nazionali con le fonti rinnovabili entro il 2030 e di diventare il primo paese al mondo ove l’eolico offshore possa reggere il mercato. Anche l’obiettivo di riduzione delle emissioni climalteranti è ambizioso: – 40% entro il 2020 rispetto al 1990. Di recente un’ampia maggioranza dei partiti politici danesi ha deciso di smantellare la PSO (tassa sugli oneri di servizio pubblico) e finanziarla attraverso il bilancio nazionale. Questa ristrutturazione consentirà da una parte di ridurre il prezzo dell’energia elettrica e dall’altra di aumentare il consumo della stessa. Nel breve periodo si potrà verificare un aumento delle emissioni di gas climalteranti a livello nazionale, almeno fino a quando il phase-out del carbone non sarà completamente attuato, ma allo stesso tempo si gettano le basi per quella transizione verso una società basata sull’elettricità verde. Nel medio-lungo periodo, la riduzione delle emissioni climalteranti sarà rilevante. Nel 2015 le fonti rinnovabili hanno coperto il 56% del consumo elettrico nazionale, in particolare con l’eolico (41,8%) e le biomasse (11%). L’obiettivo europeo al 2030 é quello di avere il 27% dei consumi energetici coperti dalle fonti rinnovabili. La Danimarca ha già raggiunto questo obiettivo e, come già detto, intende arrivare fino al 50%. L’obiettivo di lungo periodo al 2050 è quello di avere una società a basse emissioni e indipendente dalle fonti fossili, raggiungendo l’obiettivo della riduzione delle emissioni climalteranti dell’80-95% entro il 2050, indicato dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite quale obiettivo fondamentale da raggiungere per non compromettere i delicati equilibri climatici del pianeta. Questo percorso sui temi energetici della Danimarca prescinde dai partiti che la governano in quanto continua adesso con un governo conservatore in carica ma che vigeva anche con il precedente governo socialista. Per entrambi gli schieramenti politici è chiaro che la transizione energetica verso le rinnovabili é un passo obbligato da farsi. In Italia è accaduto finora il contrario: se la sinistra in qualche modo rivendicava una supremazia sui temi ambientali ed energetici, di fatto, una volta al governo non ha brillato ma anzi, per alcuni aspetti (si vedano le trivellazioni petrolifere) ha marcatamente segnato la differenza, in negativo. Mi auguro che il prossimo governo in Italia faccia tesoro di queste esperienze e lavori veramente per un futuro migliore e la risposta alla domanda posta nel titolo è ovviamente SI (adesso si può dire), possiamo fare meglio della Danimarca.

Fonte: ilcambiamento.it

La Commissione UE salva il carbone e affonda le rinnovabili

La Commissione europea ha pubblicato ieri un pacchetto di misure (“pacchetto d’inverno”) che minaccia di far fallire gli sforzi per accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, prolungando invece la dipendenza dal carbone. Insorgono le associazioni ambientaliste.9430-10168

«Le misure proposte ieri dalla Commissione Europea includono i cosiddetti capacity payments, cioè sussidi di cui beneficeranno carbone, gas e e nucleare, con il pretesto di tenere le centrali pronte per essere accese» spiega Tara Connolly, consulente politica di Greenpeace Europa. «Di qui al 2020 circa il 95% delle centrali a carbone avrebbe i requisiti per ricevere questo sussidio, stando alla proposta della Commissione che include un tetto massimo per la CO2 solo per le centrali a carbone di nuova costruzione. La Commissione ha anche proposto di far decadere una norma esistente che prevede che venga immessa in rete l’energia da fonti rinnovabili prima di quella da inquinanti centrali a carbone o nucleari. Questo porterà ad ancora più casi in cui gli impianti di rinnovabili verranno spenti, in particolare quando ci sarà eccesso di offerta, perché è più semplice ed economico spegnere l’energia del sole e del vento piuttosto che le centrali a carbone o nucleari, che sono estremamente poco flessibili. Queste misure avranno l’effetto di bloccare gli investimenti nel settore delle rinnovabili».

«Questo pacchetto di misure non fa altro che tirare il freno. Distribuisce soldi alle centrali a carbone e dà alle compagnie energetiche più potere di controllo sul sistema energetico, limitando il ruolo dei consumatori come produttori di energia rinnovabile» continua Connolly. Ma non è finita qui. La Commissione propone anche di limitare la grandezza delle cooperative mettendo ai progetti una soglia massima di 18 megawatts all’anno di media. «Le proposte della Commissione Ue non consentono all’Europa di accelerare la transizione verso un sistema energetico libero da fossili entro il 2050 e sono in piena contraddizione con gli impegni assunti a Parigi e ribaditi solo pochi giorni fa a Marrakech» spiega Legambiente. «Per poter contenere l’aumento della temperatura globale entro 1.5°C, secondo quanto previsto dall’Accordo di Parigi, serve un cambio di rotta per stare al passo con il resto del mondo accompagnato da obiettivi climatici ed energetici europei più ambiziosi, a partire da rinnovabili ed efficienza energetica, insieme a efficaci misure attuative a livello nazionale per dare fiducia a cittadini ed imprese sempre più interessati a investire nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica», così Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente. Il testo passerà ora al Parlamento europeo e ai governi nazionali. «Per le rinnovabili la Commissione fissa il target comunitario ad appena il 27%. Obiettivo fortemente inadeguato, se si tiene conto che il suo trend attuale è del 24% – prosegue l’associazione ambientalista – Ma soprattutto viene eliminata la priorità di dispacciamento delle rinnovabili (ad eccezione dei piccoli impianti), architrave dell’attuale politica europea che consente la priorità di accesso alla rete rispetto all’elettricità prodotta da fonte fossili, consentendone di fatto un loro rilancio. Proprio quando la transizione globale verso un sistema energetico efficiente e 100% rinnovabile sta vivendo una forte accelerazione».

«L’Europa – aggiunge Zanchini – rischia così di perdere il treno verso il futuro, rinunciando a tutti quei benefici che l’abbandono delle fonti fossili può portare alla nostra economia, all’occupazione e alla salute dei cittadini. Non sono più ammessi ritardi, serve dunque un segnale forte È in gioco lo sviluppo di un’economia libera finalmente dalle fonti fossili. La sola in grado di farci vincere la triplice sfida climatica, economica e sociale, creando nuove opportunità per l’occupazione e la competitività delle imprese europee. Una sfida che l’Europa e l’Italia non possono fallire».

Molti governi hanno compreso che le fonti fossili non hanno futuro. A Marrakech 48 paesi in via di sviluppo, raggruppati nel Climate Vulnerable Forum, si sono impegnati a raggiungere il 100% di rinnovabili entro il 2050. «La Commissione Europea, invece, con queste proposte “strizza” ancora l’occhio ad alcuni governi che continuano a guardare al passato offrendo un salvagente ai dinosauri delle fonti fossili. E mentre nel resto del mondo gli investimenti nelle rinnovabili sono triplicati nel corso degli ultimi 10 anni, in Europa si sono ridotti per quattro anni di fila. Con queste proposte, l’Europa rischia di perdere la storica opportunità di invertire questo trend ed essere a capo della rivoluzione energetica dei prossimi anni, divenendo “numero uno al mondo” nelle rinnovabili, come promesso dal Presidente della Commissione Juncker al momento del suo insediamento».

Fonte: ilcambiamento.it

Hawaii: l’elettricità si produce con le onde marine

Nell’arcipelago è partito il primo impianto che trae energia elettrica dalle onde del mare4735204073_9eb2552524_b

Al largo della costa della Hawaii, due boe “speciali” utilizzano l’energia prodotta dalle onde dell’oceano per generare elettricità. È questo il primo impianto che trae energia direttamente dal moto ondoso negli Usa. Una volta generata, la corrente elettrica viaggia attraverso un cavo sottomarino per circa un miglio fino a una base militare, entrando nella rete elettrica dell’isola di Oahu, isola principale dell’arcipelago. Secondo alcune stime, il movimento incessante del mare racchiude un’energia sufficiente per soddisfare un quarto del fabbisogno energetico dell’America e ridurre così drasticamente la dipendenza del paese dal petrolio, gas e carbone. Ma la tecnologia è ancora troppo in ritardo rispetto alle altre fonti rinnovabili, come quella del sole e del vento. Da qui il progetto pilota alle Hawaii, perfette, con per le sue onde così potenti, per la sperimentazione di tecnologie rinnovabili marine. L’arcipelago, infatti, non solo ha un gran bisogno di abbassare gli alti costi di elettricità, alimentata dal petrolio trasportato via mare, ma dovrà raggiungere l’obiettivo di sfruttare energia al 100% rinnovabile entro il 2045. E, secondo gli studiosi potrebbero volerci dai 5 ai 10 anni prima di avere una tecnologia per le rinnovabili marine in grado di fornire una valida alternativa ai combustibili fossili. Gli sviluppatori stanno ancora lavorando sul un design più efficace per sfruttare meglio il moto ondoso e su un dispositivo che riesca a resistere alle tempeste e all’azione corrosiva dell’acqua marina. “Abbiamo avuto il modo di progettare qualcosa che può rimanere in acqua per molto tempo, ma non di essere in grado di sopravvivere”, spiega Patrick Cross, collaboratore dell’ Hawaii Natural Energy Institute presso l’Università delle Hawaii a Manoa. Gli Stati Uniti si sono posti l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio di un terzo dai livelli del 2005 entro il 2030 e molti gli Stati stanno già cercando di sviluppare più energia per i prossimi decenni. “Gli Stati Uniti potrebbero ottenere dal 20 al 28% del proprio fabbisogno energetico dalle onde”, spiega uno dei finanziatori del sito, Jose Zayas del Wind and Water Power Techonologies Office all’Energy Department degli Stati Uniti. “ La tecnologia energetica del moto ondoso è allo stesso punto di come l’industria solare ed eolica erano nel 1980. Entrambi hanno ricevuto ingenti investimenti pubblici e crediti d’imposta che hanno contribuito a farli diventare fonti di energia sufficiente a basso costo per competere con i combustibili fossili”.

Riferimenti: via PhysOrg

Tratto : galileonet.it

 

Energie rinnovabili: 11 paesi europei in ritardo

“L’energia rinnovabile in Europa. Una crescita recente con effetti a catena” è il rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente che fa il punto sul livello di sviluppo negli Stati europei. Undici paesi sono rimasti al di sotto dei tassi previsti dai piani energetici nazionali e dovranno accelerare per centrare gli obiettivi entro il 2020.

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Il Rapporto, sulla base dei dati analizzati e delle proiezioni, verifica quali sono state le fonti di energia fossili sostituite dalle fonti rinnovabili (FER) e qual è il grado di sviluppo delle rinnovabili in Europa e nel resto del mondo. Nell’UE la quota di energie rinnovabili nel consumo energetico finale è progressivamente cresciuta fino a toccare il 15.2% del 2014, un incremento maggiore di quanto previsto dallo Spazio Economico Europeo. A livello degli Stati membri le quote di FER variano da oltre il 30% di energia finale lorda al consumo in paesi come la Finlandia, Lettonia e Svezia, a meno del 5% in Lussemburgo (3,6%), Malta (3,8%) e Paesi Bassi (4,5%). In 11 paesi il consumo di energia da fonti rinnovabili nel 2013 è stato inferiore a quello che era previsto nei loro Piani energetici nazionali (NREAPs). Ciò significa che quasi la metà dei paesi avrà bisogno di incrementare il tasso di crescita per raggiungere gli obiettivi previsti al 2020.image (1)

Nel 2013, il riscaldamento e il raffreddamento da fonti rinnovabili hanno continuato a rappresentare il settore di mercato dominante delle FER in Europa coprendo oltre la metà di tutti i consumi finali lordi delle fonti rinnovabili in 18 Stati membri. I tassi di crescita più veloci dal 2005 sono stati registrati da biogas, pompe di calore e solare termico.

Anche il mercato dell’energia elettrica da fonti rinnovabili è cresciuto in modo significativo attraverso soprattutto l’eolico onshore e il solare fotovoltaico(PV). Il settore della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha rappresentato più della metà di tutte le FER in solo cinque Stati membri: Croazia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Regno Unito. Il contributo delle energie rinnovabili nel settore del trasporto varia da un massimo del 48% in Lussemburgo all’1% o meno di Estonia, Portogallo e Spagna. Non sono invece buoni i dati sul consumo di biocarburanti per i trasporti che per la prima volta nel 2013 è diminuito rispetto agli anni precedenti.
L’aumento del consumo di energia rinnovabile ha permesso all’UE di tagliare la sua domanda di combustibili fossili di 110 Mtep nel 2013 e si stima di arrivare a 114 milioni nel 2014.
Il carbone è la fonte più sostituita (circa 45%) dalle rinnovabili in Europa nel 2013 e nel 2014, segue il gas (circa 29%). La crescita dei consumi di energia da fonti rinnovabili dopo il 2005 ha aiutato l’UE a ridurre le emissioni di CO2 di 362 Mt nel 2013 e 380 Mt nel 2014, quota equivalente alle emissioni di gas serra annuali di un paese come la Polonia. In termini assoluti, Germania, Italia e Spagna hanno raggiunto la maggiore riduzione del consumo di combustibili fossili e di emissioni di gas serra.image

Nel 2014, l’UE-28 ha avuto le migliori performance in termini di potenza fotovoltaica solare installata a livello globale e di energia eolica. Nel periodo 2005-2012 l’UE-28 Europa ha registrato la percentuale più alta di nuovi investimenti in risorse energetiche rinnovabili (RES), superata dalla Cina nel 2013. L’UE resta comunque uno dei principali attori a livello mondiale per quanto riguarda il lavoro e l’occupazione nel settore delle energie rinnovabili.

Fonte: ilcambiamento.it

 

“Edizero”: dagli scarti dell’agrofood a biomateriali per l’edilizia, premiata eccellenza Italia a WEF di New Delhi

La prima impresa al mondo ad usare oltre 100 diversi tipi di scarti da fonti rinnovabili dell’agrofood, riconvertiti in biomateriali con zero petrolio e acqua, specifici per edilizia, disiniquinamento ambientale, terrestre e idricoindia

L’Italia che crea e fa innovazione nel rispetto del territorio e nello spirito di valorizzare in modo simile donne e uomini, è stata premiata nel 2/o Women Economic Forum (WEF), chiusosi a New Delhi il 21 maggio 2016 con la partecipazione di 1500 donne e uomini provenienti da istituzioni, imprese e associazioni di ben 108 Paesi. Infatti, fra i 20 ‘Pionieri dell’Innovazione’ premiati vi sono Oscar Ruggeri e Daniela Ducato, fondatori di ‘Edizero – Architecture of Peaceprima impresa al mondo ad usare oltre 100 diversi tipi di scarti da fonti rinnovabili dell’agrofood, riconvertiti in biomateriali con zero petrolio e acqua, specifici per edilizia, disiniquinamento ambientale, terrestre e idrico.india2

Inoltre, ha ricevuto un premio anche Emanuela Donetti, di ‘Urbano Creativo‘, docente di Green building all’università di Ginevra, che ha sviluppato le prime applicazioni e relativi sistemi tecnologici per una urbanistica sostenibile e smart.

Tra i temi approfonditi in piu’ di 400 sessioni di discussione, vi sono stati il ruolo cruciale dell’innovazione nella leadership, sviluppo sostenibile e tutela dell’ambiente, ed in sanità, istruzione e ‘public diplomacy’. La giuria internazionale composta da economisti e scienziati, docenti di prestigiose università tra cui Harvard e la New York University, ha valutato le imprese innovative in base non solo all’eccellenza nel proprio settore, ma soprattutto alla capacità di valorizzare il contributo di donne leader. La sostenibilità ambientale e l’innovazione tecnologica nei settori ‘green’, sono stati oggetto di approfondimento dei premiati con l’ambasciatore d’Italia a New Delhi, Lorenzo Angeloni, che ha confermato come risparmio energetico, edilizia ‘green’ e smart cities siano temi prioritari nel mondo, e in particolare in un paese in crescita come l’India. A tal proposito ha ricordato che il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale è da tempo impegnato a promuovere più alti standard ambientali con un Piano d’Azione ‘Farnesina Verde‘ comprensivo di varie iniziative ecologiche, soprattutto nelle sue ambasciate e consolati.

Fonte: ecodallecitta.it