Architettura solare: un progetto per una transition town dentro la capitale

In concorso un progetto di trasformazione di un vecchio stabilimento militare a Roma. Obiettivo è farlo diventare un piccolo quartiere ecologico solare a zero emissioni. Il consumo di energia è minimizzato grazie ad attente tecniche costruttive e uniche fonti energetiche quelle rinnovabili: accumulo stagionale geosolare, piccola rete di teleriscaldamento, caldaia a cippato e fotovoltaico.progetto-flaminio

Un giovane gruppo di architette composto da Ilaria Pignotti, Federica Camponeschi, Barbara Banella, Roberta Mele, Samaneh Sadat Nickayin e lo studio dell’arch. Giovanna Iadarola hanno presentato un progetto innovativo di architettura solare per il concorso internazionale per la progettazione della Città della Scienza che sarà realizzata nella caserma dismessa di Via Guido Reni a Roma. Il concorso punta a trasformare gli 8,6 ettari occupati dallo Stabilimento Militare Materiali Elettronici e di Precisione costruito nel 1906 sull’asse che collega il museo MAXXI di Zaha Hadid all’Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano. La delibera comunale del 6 agosto 2014 destina la ex area militare a diventare un polo scientifico di rilevanza internazionale in grado di accogliere, esporre e rendere accessibile al grande pubblico il sapere scientifico e tecnologico in tutte le sue evoluzioni e articolazioni, nonché di promuovere la conoscenza scientifica, di sperimentarla e di diffonderla”. L’ideatore e coordinatore di questo gruppo di eco-progettazione quasi tutto al femminile, in lizza per il concorso, è l’architetto Andrea Anzellotti: “L’obiettivo nasce dalla volontà di creare un progetto basato esclusivamente sull’utilizzo di risorse sostenibili dove il consumo di energia è minimizzato e le uniche fonti energetiche sono quelle rinnovabili. L’idea è quella di realizzare un esempio di Transition Town, attraverso la realizzazione di un Quartiere Ecologico Solare A Zero Emissioni, dove al petrolio sono completamente sostituite le fonti di energia pulita e rinnovabile”, ha detto. Il progetto (vedi planimetria) vuole incoraggiare i futuri residenti e visitatori a vedersi coinvolti nel lungo periodo in una proposta di vita, un luogo dove lo spirito di comunità ecologica possa prevalere nel futuro. Le residenze sono orientate secondo l’asse eliotermico, così che la radiazione solare risulti equamente distribuita. Il sistema costruttivo e strutturale è formato da pannelli di legno massiccio incollato a strati incrociati. La tecnica costruttiva scelta reinterpreta la concezione strutturale dell’edilizia tradizionale in una prospettiva più innovativa, sia per convenienza tecnica sia economica, assicurando le condizioni ideali per l’isolamento e la conservazione grazie alle qualità di elasticità, resistenza, isolamento e traspirabilità di un materiale naturale come il legno. L’idea innovativa che caratterizza questo progetto è il sistema energetico basato solo sulle fonti di energia rinnovabile. Per supportare gli aspetti energetici è stato chiamato a dare la sua consulenza tecnico-scientifica l’esperto di energie rinnovabili Roberto Salustri che ha dimensionato e delineato una soluzione innovativa per questo progetto di quartiere solare. La soluzione scelta per far fronte alle esigenze energetiche dell’intero quartiere èl’accumulo stagionale geosolare: con questa tecnologia è possibile l’accumulo di energia termica prodotta d’estate per poi utilizzarla d’inverno. L’impianto dimensionato ha una superficie captante di 6.200 mq e una potenza termica totale di 4,8 MWth in grado di produrre 3.700 MWh annui che saranno accumulati nel sottosuolo con pozzi geosolari. L’energia accumulata può dare energia termica in inverno a 100.000 mq di superfici riscaldate con un isolamento di classe A.pozzo-geosolare

L’energia termica prodotta è distribuita tramite una rete di teleriscaldamento, Solar District Heating, ed è prevista una caldaia a cippato centralizzata a condensazione per una eventuale integrazione. L’energia elettrica sarà fornita da un impianto fotovoltaico di 360 kW di potenza elettrica (3.000 mq di superficie captante) che produce 468 MWh annui. Sia gli impianti termici solari sia quelli fotovoltaici sono completamente integrati negli edifici, in pratica i pannelli solari diventano un elemento architettonico indispensabile. In questo progetto il privato e la socialità, il nuovo e il vecchio, lo stare e il divenire, trovano riscontro nell’articolazione degli ambiti naturali e costruiti, ponendo attenzione per quella che è l’esperienza percettiva-spaziale dell’intervento, che porta al concetto di interattività tra l’uomo e l’ambiente per un futuro completamente ecologico e a emissioni zero.

Fonte: Redazione Qualenergia.it

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Deindustrializzazione dell’Italia: ovvero la decrescita infelice

Il rapporto sulla competitività Ue è stato impietoso e descrive la situazione italiana come una “vera e proprie deindustrializzazione”: siamo alla decrescita infelice.129076460-594x350

E’ la notizia del giorno: Italia deindustrializzata e fanalino di coda nella Ue, questo in sintesi il senso del Rapporto sulla competitività presentato a Bruxelles. Siamo in decrescita ma infelice, ossia quella non programmata per cui la sperequazione sociale è attualmente vistosa. La produttività è al meno 20% e Spagna e Grecia ci hanno superato. Da noi influisce il costo dell’energia e l’eccessiva pressione fiscale, le difficoltà di accesso al credito e l’eccessiva burocrazia. Ma d’altronde ognuno di noi in merito è testimone di qualche storia legata ai punti critici individuati dalla Ue. Ma ciò non toglie che questa decrescita infelice non possa rappresentare una buona occasione per riconvertirla in decrescita felice. Partendo dall’energia e dal taglio di quegli incentivi che sono proprio inutili, ossia a quel capitolo noto come CIP6 tenuto in vita in extremis proprio dall’ex ministro Passera. Sapete quanto ci è costato nel 2012? Ce lo dice l’Autorità per l’Energia nella sua relazione: 918 milioni di euro per le rinnovabili e 2.239 milioni di euro per le assimilate. E per assimilate si intendono anche gli inceneritori, che nella bizzarra visione dei politici, sono fonti di energia assimilata alle rinnovabili e non macchine di morte.

Scrive nel suo rapporto l’Autorità:

Nel 2011 i costi totali dei ritiri del GSE per l’energia CIP6 sono stimabili in circa 3,3 miliardi di euro, in prevalenza (circa il 72%) legati alla remunerazione dell’energia CIP6 prodotta da impianti assimilati. Per quanto riguarda le fonti assimilate, sulla base delle dichiarazioni degli operatori che hanno risposto all’Indagine dell’Autorità, risulta che otto operatori effettuano la quasi totalità della generazione elettrica in convenzione CIP6; le quote maggiori spettano ai gruppi Edison (20,8%), Saras (18,4%) ed Erg (16,8%). Per i ritiri, invece, dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, la società A2A realizza quasi un terzo (30,9%) della generazione rinnovabile, seguita da Ital Green Energy Holding (14,1%), Api (7,7%) e International Power (5,8%). Complessivamente i primi dieci operatori coprono oltre l’80% dell’energia totale rinnovabile in convenzione CIP6.

Ma questa pioggia di soldi non potrebbe essere usata diversamente?

Fonte: ecoblog