Disastro ambientale, 190 mila litri di petrolio finiscono nello Yellowstone River in Montana

Camion carichi di acqua potabile sono stati spediti nella città di Glendive in Montana dopo che ieri è stata riscontrata la contaminazione dell’acqua pubblica a causa della perdita di 190 mila litri di petrolio greggio nel fiume Yellowstone. Oltre 190 mila litri di greggio sono finiti nel fiume Yellowstone, contaminando anche le falde acquifere della cittadina di Glendive e inquinando così l’acqua bevuta da 6 mila persone. L’incidente si è verificato sabato scorso e già squadre addette alla pulizia stanno provando a recuperare il greggio fuoriuscito anche se sono ostacolati dal ghiaccio presente sulla superficie delle acque. I residenti domenica hanno denunciato alle autorità il cattivo odore che proveniva dall’acqua potabile che fuoriusciva dai rubinetti e solo ieri le autorità hanno vietato alle persone di bere l’acqua contaminata.B7ud69XCMAA-qoz

Secondo la società Bridger Pipeline che gestisce l’oleodotto la fuoriuscita è stata causata dalla rottura di un tubo d’acciaio del diametro di 30 cm a 8 Km da Glendive, all’altezza del confine tra Montana e North Dakota e collocato otto metri sotto il letto del fiume. Per la società, sono finiti nello Yellowstone river 1200 barili di petrolio greggio, pari a circa 190 mila litri. Nel 2011 finirono nello Yellowstone River, all’altezza della cittadina di Laurel, sempre in Montana, circa 238 mila litri di petrolio. Alcuni giorni dopo la fuoriuscita, Alexis Bonogofsky allevatore di capre fu ricoverato per esposizione acuta a idrocarburi, dopo aver notato chiazze di petrolio lungo la riva del fiume a ridosso del suo ranch. Dal 2013 lo Stato del Montana è ancora in contenzioso con la Exxon in merito ai danni e alla pulizia del fiume. L’oleodotto della Bridger Pipeline va dal Canada in Montana e Tad True vice presidente della società si scusato e ha annunciato che la sua organizzazione si è assunta la responsabilità della pulizia del fiume.

Fonte: ThinkprogressThinkrpogressThe Guardian

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Cina, un nuovo allarme: 1.000 anatre morte nel fiume Nanhe

Non c’è pace sul fronte inquinamento in Cina: più di 1.000 anatre in decomposizione sono state ripescate dalle acque del fiume Nanhe, nella contea di Pengshan; lo riferisce l’agenzia stampa cinese Xinhua.

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Le autorità cinesi avevano appena terminato nelle macabre operazioni di ripescaggio di 16.000 carcasse di maiali nelle acque dei fiumi Huangpu e Jiaxing, che bagnano entrambi la megalopoli di Shanghai (le acque dello Huangpu addirittura sono destinate ad uso domestico), nella provincia del Zhejiang, che subito un nuovo allarme inquinamento si è alzato dal Pengshan, una zona amministrata dalla provincia del Sichuan, che questa volta però ha colpito i grassi volatili.

Anche qui la cautela ed il tuttapostismo cui ormai i cinesi ci hanno abituati (e sullo smog a Pechino e sui maiali ritrovati morti nelle acque di Shanghai) sono garantiti dalle autorità, che riferiscono di aver deposto le anatre in una cinquantina di sacchi di plastica, disinfettati e a loro volta sotterrati sotto tre metri di terreno.

Non è stata identificata la causa della loro morte, ma le autorità locali garantiscono l’insussistenza di qualsivoglia pandemia, escludendo inoltre il rischio infezione per l’uomo; le acque del fiume Nanhe sono considerate ufficialmente non-potabili, scrive l’agenzia stampa cinese citando il funzionario governativo Liang Weidong.

Le autorità sarebbero comunque al lavoro per risalire alla causa di questa ennesima morte di massa di animali, che in Cina ormai è la seconda psicosi dell’anno (dopo l’aria che si taglia a fette nella capitale Pechino).

Fonte: Xinhua