Banca Etica elegge la sua prima presidente donna

Con la nomina di Anna Fasano, Banca Etica festeggia la sua prima presidente donna eletta dai soci e le socie che hanno salutato con un lungo applauso il presidente uscente Ugo Biggeri che ha guidato l’istituto di credito negli ultimi 9 anni, traghettandolo nel passaggio da start-up a realtà consolidata e riconosciuta del panorama della finanza etica in Europa e nel mondo. I soci e le socie di Banca Etica riuniti qualche giorno fa in assemblea hanno rinnovato il Consiglio di Amministrazione, approvato il bilancio e deliberato un aumento del sovrapprezzo delle azioni.

“Banca Etica ha appena festeggiato i suoi primi 20 anni: è una vera soddisfazione aver chiuso anche lo scorso anno un bilancio in utile e che – nonostante le difficili condizioni di mercato – evidenzia il grande impegno per aumentare costantemente il credito alle persone, alle imprese e alle organizzazioni attive nell’economia civile, solidale e sostenibile in Italia e in Spagna. Significativo il voto dei nostri soci che in una mozione hanno chiesto alla banca di continuare l’impegno al fianco delle organizzazioni che si occupano di salvataggio, tutela dei diritti e integrazione sociale e lavorativa dei migranti”, ha detto il presidente uscente Ugo Biggeri. Quello che si è chiuso nel 2018 è stato un bilancio che ha registrato un utile di 3.287.703 euro. Nel dettaglio gli altri numeri parlano di impieghi lordi che hanno toccato quota 931 milioni di euro (+10,7% sul 2017); la raccolta diretta ammonta a 1.549 milioni (+12,9% rispetto al 2017); la raccolta indiretta è a quota 670 milioni (+5,2% sul 2017). Sono in n calo i crediti deteriorati (NPL), passando dal 7% al 6% del totale impieghi, e in calo anche le sofferenze nette, che scendono allo 0,81%. La patrimonializzazione, infine, è solida con il Cet 1 al 12,24% (dal 12,15%). I soci e le socie di Banca Etica erano chiamati a votare per il rinnovo delle cariche sociali. Il nuovo Consiglio d’amministrazione, eletto con un sistema che prevede la possibilità di scegliere tra due liste e un nominativo da un elenco di candidati indipendenti, è così composto: Anna Fasano (presidente), Andrea Baranes, Andrea Di Stefano, Marina Galati, Raffaele Izzo, Adriana Lamberto Floristan, Giacinto Palladino, Pedro Sasia, Aldo Soldi, Marco Carlizzi, Elisa Bacciotti, Arola Farré Torras, Lino Sbraccia.

Il nuovo Consiglio d’Amministrazione di Banca Etica

Con la nomina di Anna Fasano, Banca Etica festeggia la sua prima presidente donna. Anna Fasano ha 44 anni ed è friulana: componente del CdA di Banca Etica dal 2010; dal 2016 ricopre il ruolo di Vicepresidente. Laureata in Economia Bancaria appassionata di Finanza Etica, economia sociale e organizzazioni del Terzo Settore è attualmente impegnata in diverse operazioni di housing sociale. L’assemblea ha salutato con un lungo e commosso applauso il presidente uscente Ugo Biggeri che ha guidato Banca Etica negli ultimi 9 anni, traghettandola nel passaggio da start-up a realtà consolidata e riconosciuta del panorama della finanza etica in Europa e nel mondo. In questi nove anni – mentre il Paese fronteggiava la recessione e il credit crunch e le altre banche si concentravano su riduzione dei costi e gestione dei crediti deteriorati  – i prestiti erogati da Banca Etica sono cresciuti con incrementi annui a due cifre, complessivamente del 112%, ed i collaboratori sono aumentati del +72%. Un exploit di cui anche le istituzioni si sono accorte approvando – nel 2016 – la prima legge che riconosce la specificità della finanza etica in Italia (purtroppo ancora inattuata). Nei mesi scorsi il CdA di Banca Etica ha deliberato di adottare una metodologia di valutazione del valore delle azioni basata sul Free Cash Flow to Equity Model (FCFE), riconsiderato con stima dell’Excess Capital, in base alla quale effettuare una periodica valutazione del valore delle azioni della Banca, in corrispondenza delle scadenze del ciclo di pianificazione industriale. Tenendo conto di quanto risultato dalla “prima adozione” di tale metodologia e delle ulteriori considerazioni prudenziali in ordine alla stabilità del valore delle azioni della Banca nel medio termine, alla continuità con le scelte operate in precedenza e alla sostenibilità degli impatti patrimoniali, il Consiglio di Amministrazione ha proposto all’Assemblea dei Soci – che ha approvato – di incrementare il sovrapprezzo di Euro 1,50 per azione (+2,6% rispetto al precedente prezzo unitario complessivo per azione) e, quindi, di fissarlo complessivamente in Euro 6,50 per ogni azione emessa (+12,3% l’incremento del valore di sovrapprezzo rispetto al valore nominale dell’azione) e di stabilire, inoltre, che la Banca riacquisti le azioni proprie al prezzo corrispondente al valore nominale maggiorato del sovrapprezzo così come determinato dall’Assemblea dei Soci. All’assemblea hanno partecipato e votato in totale circa 5.300 soci; sono state circa 1.770 le persone che hanno scelto di partecipare online.

 Fonte: http://www.italiachecambia.org/2019/05/banca-etica-elegge-prima-presidente-donna/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Acanta, quando la finanza è vicina alle persone

Acanta è la Mag della Sardegna. Fondata nel 2012, è stata rilanciata lo scorso anno ed è in fase di grande sviluppo e crescita. Tramite la Mutua Auto gestione e con principi di vera cooperazione, si pone l’obiettivo di raccogliere capitale sociale tra i soci con la finalità di finanziare dei microcrediti che vadano aiutare i soci stessi nella creazione di imprese di piccole o medie dimensioni. Imprese che devono essere etiche e sostenibili, valutate sulle idee d’impresa e non solo sulle garanzie.

Acanta in sardo vuol dire “vicino”: un nome che rivela l’essenza della storia che vi andiamo a raccontare. Acanta è la Mag della Sardegna, nata nel 2012 dallo stimolo di dieci persone e che oggi conta un centinaio di soci e cinquanta imprese aderenti alla sua Rete per l’Economia circolare. Ma facciamo un passo indietro perché sicuramente vi starete chiedendo: ma che cos’è una Mag?

Chi ha buona memoria, si ricorderà che ve ne avevamo già parlato agli albori del nostro progetto: Mag sta per Mutua Auto Gestione e si tratta di una società cooperativa che, raccogliendo il capitale tra i soci a livello territoriale, si pone l’obiettivo di finanziare dei microcrediti che vadano ad aiutare i soci stessi nella creazione di piccole o medie imprese. Una Mag è differente da una semplice banca per una serie di ragioni oltre al finanziamento interno ai soli soci in base al capitale raccolto. Un altro aspetto importante riguarda il criterio con la quale i progetti sono finanziati: viene naturalmente valutata la sostenibilità economica e finanziaria dell’idea di impresa che vuole accedere ad un credito, ma i progetti che vengono finanziati devono essere etici e sostenibili, rispettando il valore della persona, l’ambiente e il territorio. Inoltre il concetto di “bancabilità” è relativo: un soggetto sprovvisto di garanzie economiche adeguate, nel caso detenesse un’idea valutata come sostenibile sia economicamente che eticamente, ha la possibilità di avere accesso al credito necessario per avviare parte della sua impresa ad un basso tasso di interesse e con tempi di rientro che possono anche essere prolungati fino a sette anni.22687983_1858873944333135_256759556965425197_n

Acanta: la Mag sarda e il suo funzionamento

Fabrizio Palazzari è il direttore di Acanta, la Mag della Sardegna. Dopo dodici anni in giro per il mondo per varie e gratificanti esperienze professionali, ha deciso di tornare nella sua (amatissima) terra e di dedicarsi part-time al progetto di rilancio di Acanta, che nell’ultimo anno si è notevolmente accelerato: “La missione di Acanta in Sardegna è quella di dare un contributo forte ad un autentico sviluppo dal basso dell’economia dell’isola che sia etico e sostenibile” ci racconta Fabrizio “e in questi primi mesi operativi abbiamo già portato i soci a cento e abbiamo già cinquanta imprese aderenti alla Rete per l’Economia Circolare, una rete di scambio mutualistico dove l’impresa riconosce un prezzo agevolato ai soci Acanta, il che permette di avvicinare per la prima volta alla finanza mutualistica soggetti che solitamente non la conoscono. Per diventare socio di Acanta è sufficiente sottoscrivere una quota di capitale sociale: la quota minima è di cento euro. A fronte di questo riconoscimento, una persona può fare domanda di adesione e diventare socio della cooperativa. Dopo essere diventati soci, si può decidere di voler accedere a tutti i servizi che la MAG offre: servizi di formazione, informazione, spin-off e appunto di rete di economia circolare”. Infatti una delle particolarità di Acanta come Mag è proprio la sua forte vocazione alla formazione: non avendo ancora i requisiti di legge per diventare un operatore di finanza mutualistica e solidale (la legge prevede un capitale minimo di duecentocinquantamila euro per essere riconosciuti tali, ed è obiettivo di Acanta raggiungerlo entro il 2019, ndr), Acanta cerca in questa fase di start-up di formare, fornendo servizi di informazione e formazione per innalzare le loro competenze manageriali e imprenditoriali dei soci. Per far questo, i soci aderenti devono solamente sottoscrivere una carta, la Acanta card, al costo di cinquanta euro l’anno. C’è inoltre un altro aspetto centrale in Acanta: grazie ad alcuni accordi raggiunti con alcuni istituti bancari sardi, “portiamo il nostro socio a trasformare la sua idea in un modello di business, poi lo aiutiamo a redigere un business plan sostenibile, lo accompagniamo dalla banca e lo mettiamo in condizione di far valutare la sua istruttoria positivamente. Noi lo sosteniamo dunque fino alla fine, standogli vicino.” La partecipazione dei soci al programma dei servizi è molto importante per Acanta: “Per noi è importante perché la card è la fonte più importante di ricavi e con essa copriamo i nostri costi operativi gestionali, che permettono di aiutare i soci nell’accesso al microcredito con due eventi mensili dedicati alla formazione”.23559852_1869110363309493_3273636212444449815_n

Il principio della Mutua Autogestione e la democrazia d’impresa

Abbiamo affrontato finora l’aspetto della Mutua Autogestione riguardante il credito: se una Mag raggiunge una cifra di capitale sociale minima, dopo le valutazioni economiche e sociali eroga dei finanziamenti ai soci richiedenti: in caso contrario, decide come fa Acanta di aiutare i propri soci nella formazione manageriale e imprenditoriali al fine di renderli idonei al microcredito bancario classico. C’è però un altro principio di Mutua Autogestione che riguarda la valutazione dei progetti prima accennata: “i soci che noi formiamo diventato poi anche i valutatori sociali e ambientali dei progetti presi in esame: l’autogestione non è limitata dunque auspicabilmente alla sola raccolta del capitale, ma anche alla valutazione dei progetti stessi che viene effettuata dagli stessi soci”. Acanta inoltre è una cooperativa che si basa, come da caratteristica delle Mag, sul principio della democrazia d’impresa: vale infatti nell’Assemblea dei Soci il principio del voto capitario, nel quale un socio è titolare di un singolo voto indipendentemente dal capitale versato. Uno vale uno, per dirla in breve. Un altro aspetto fondamentale in Acanta è il ruolo dell’assemblea soci, che decide l’indirizzo strategico e le priorità della cooperativa. In Acanta è stato deciso e valutato come prioritario il recupero del rapporto tra città e campagna in Sardegna, oltre alla valorizzazione dei mestieri tradizionali con l’aggiunta di innovazioni di processo e prodotto (così come competenze di management e marketing), rispettando l’essenza dell’artigianato locale.26907838_1895803797306816_3592927644246287107_n

I prossimi obiettivi di Acanta

“Per quanto riguarda gli obiettivi futuri, stiamo cercando di innovare il modello mentre lo stiamo realizzando; stiamo attivando dei processi di cambiamento dove noi stessi diventiamo i fruitori di questi feedback. L’obiettivo più importante è raggiungere entro ottobre 2019 il capitale sociale di duecentocinquanta mila euro che ci occorrerà per essere riconosciuti come operatori di finanza mutualistica e solidale. Inoltre vorremmo ampliare la base sociale ad almeno cinquecento soci e contestualmente ampliare la rete di scambio mutualistico tra imprese e gli stessi soci”.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/01/io-faccio-cosi-196-acanta-finanza-vicina-persone/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

Strumenti di finanza etica per cooperative e associazioni

Valorizzare i risparmi di persone e realtà sul territorio per investirli in attività etiche e di tipo sociale. È questo l’obiettivo delle MAG (Mutua Auto Gestione) che da oltre trent’anni operano in Italia mettendo al centro l’essere umano e non il profitto. Ore 10.30 di un qualsiasi giorno di lavoro. Una banca. La gente fa la fila: chi deposita del denaro, chi ne ritira. Uno dei gesti più comuni al giorno d’oggi nel nostro paese e nel mondo. Ma dal momento in cui si valica quella porta le vie che prendono i nostri soldi diventano impenetrabili. I denari depositati cominciano a percorrere strade che rischiano di neutralizzare tutto l’impegno che molti risparmiatori hanno profuso nelle campagne sociali, pacifiste o ecologiste. Sembra una trappola che è impossibile aggirare ed invece…

E invece è possibile fare in un modo diverso! Da oltre trent’anni operano in Italia le MAG (Mutua Auto Gestione) che sfidano quelle che sembravano essere le regole intoccabili del credito. Lo scopo delle MAG è quello di raccogliere e valorizzare i risparmi di tante persone e di tante realtà sul proprio territorio per investirli in attività mirate di tipo sociale e coerenti con i principi ideali a cui si ispirano. Le MAG sono cooperative dove lo scambio di denaro si svolge esclusivamente tra soci.1

La cooperativa MAG4 Piemonte, oltre ai soci persone fisiche, offre a cooperative, associazioni e società di mutuo soccorso socie strumenti finanziari finalizzati a far crescere il circuito dell’economia solidale. Queste realtà possono infatti aprire libretti di prestito sociale, utili strumenti flessibili, senza costi di gestione. In questo modo, investendo in MAG4, si partecipa ad un circuito finanziario fuori dall’ordinario. Le strutture che mettono al centro l’essere umano e l’ambiente che lo circonda anziché il profitto producono infatti un interesse più alto: quello di tutti e sono anche più sicure di molte speculazioni finanziarie del mondo “profit”. Quanti altri investimenti finanziari ci sono che danno altrettanta sicurezza sull’eticità della destinazione dei capitali investiti, che non hanno spese di alcun genere (né palesi né nascoste) e che danno nuova forza alle idee condivise?

Le realtà che svolgono attività, nel nord ovest dell’Italia, che non danneggino l’uomo e il suo ambiente possono anche ottenere finanziamenti per il proprio sviluppo (mutui o anticipi) o per esigenze di liquidità (fidi) con piani di rientro personalizzati e possibilità di restituzione anticipata con equa riduzione degli interessi. I finanziamenti sono garantiti da fideiussioni personali dei responsabili della realtà finanziata  oppure da pegno su crediti, in modo che da poter finanziare anche le realtà che non hanno patrimoni immobiliari da mettere a garanzia. Finora la MAG4 ha erogato circa 500 finanziamenti sostenendo 250 realtà del proprio territorio, trovate l’elenco sul nostro sito web.

Articolo a cura di MAG4 Piemonte

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/01/strumenti-finanza-etica-cooperative-associazioni/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Liberex: l’economia funziona anche senza denaro

Nato nel 2014 sul modello di Sardex, Liberex, il circuito di credito commerciale dell’Emilia Romagna, vuole facilitare le relazioni tra soggetti economici operanti sul territorio e fornire loro strumenti di pagamento e di credito paralleli e complementari al denaro. Un nuovo modo di ripensare l’economia locale, interconnessa e collaborativa. Un’economia solida, resiliente e capace di superare le crisi non è frutto solo di un sistema efficiente, ma anche – forse soprattutto – di una cultura innovativa e lungimirante. Per avere successo bisogna essere capaci di uscire dagli schemi e cambiare paradigma. Per esempio, immaginando un modello economico che funzioni anche senza denaro. Come il circuito Liberex.

Siamo con Paolo Piras, sardo di origine e bolognese di adozione, responsabile operativo di Liberex, il circuito di credito commerciale dell’Emilia-Romagna, nato nel 2014 come replica di Sardex, il primo circuito nato in Sardegna nel 2010. «Lo scopo dei circuiti di credito commerciale – spiega Paolo – è quello di fare in modo che tutte le PMI locali, gli artigiani, i liberi professionisti riescano a mettere a reddito quello che definiamo “potenziale inespresso delle imprese”».

Da un lato si crea una rete di imprese locali che condividono valori e obiettivi, dall’altro lato si fa in modo che esse riescano a finanziarsi reciprocamente a tasso zero. Come avviene questo? «Attraverso l’utilizzo di una piattaforma digitale che permette a tutti i partecipanti al circuito di scambiarsi dei servizi e utilizzare come metodo di pagamento non l’euro ma un’unità di conto interna al circuito che nel nostro caso definiamo Liberex».21314414_1032407693561171_4786932866602455479_n

PAPÀ SARDEX

Il progetto di Sardex nasce nel 2010 dall’idea di cinque ragazzi che tornati dagli studi universitari si sono trovati nel periodo in cui stava esplodendo la crisi economica la necessità da un lato di trovarsi un lavoro e dall’altro di provare a dare una risposta a quello che la crisi del credito stava generando nella loro terra. Quello che mancava era la liquidità, il mezzo di pagamento che consentiva gli scambi fra gli operatori economici.

«Sardex nasce per questo», spiega Paolo. «Permettere a chi opera nel territorio di scambiarsi beni e servizi senza utilizzare la moneta a corso legale, ma utilizzando un’altra unità di conto che viene riconosciuta e accettata da tutti i partecipanti al circuito». Dal 2010 al 214 Sardex cresce e si diffonde in Sardegna fino a coinvolgere più di 4000 imprese. Una volta validato il modello, decide di esportalo. Nascono così una serie di repliche territoriali a dimensione regionale, fra cui il Liberex. Nel 2014 Sardex decide di esportare il proprio modello fuori dall’isola e comincia a replicarlo in altre regioni. Comincia così a svilupparsi la rete dei circuiti di credito commerciale che attualmente ne conta 12 e coinvolge più di 9000 imprese, che hanno già transato più di 250 milioni di crediti, cioè sono riuscite movimentare più di 250 milioni di euro che senza l’utilizzo di questo strumento non si sarebbe riusciti a movimentare.13769612_784749744993635_4388507689756534371_n

Paolo Piras, responsabile operativo di Liberex

IN SVIZZERA ESISTE DA 80 ANNI!

Nel mondo esistono centinaia di esperienze simili a quella di Liberex, fondamentali per garantire un po’ di resilienza e resistenza al sistema economico. «Molti pensano che un circuito come il nostro sia un modello alternativo che deve abbattere il sistema, ma in realtà è complementare e sostiene il sistema nei momenti di crisi».

Proprio come successe in Svizzera nel 1934, quando un gruppo di imprenditori creò il VIR per fronteggiare un periodo di difficoltà. Come spiega Paolo, «questa realtà è attiva ancora oggi e con i numeri che fa l’economia svizzera continua a coinvolgere più di 50.000 imprese che, attraverso il VIR, transano qualcosa come lo 0,5% del PIL svizzero. Questo dimostra che, a prescindere dalla stagione economica o dalla crisi del credito, uno strumento come questo è utile e può essere utilizzato sempre e comunque perché fa bene all’impresa e fa bene all’economia».

CHI SONO GLI UTENTI?

«La composizione degli iscritti è molto varia», spiega Paolo. «I settori merceologici coinvolti sono decine, si va dal piccolo artigiano al libero professionista che si occupa di servizi per aziende, dal ristoratore all’azienda che produce film estensibili in plastica, dallo scatolificio all’albergo. Un’ampia gamma di servizi che garantiscono da un lato la possibilità di vendere e incontrare nuovi fornitori e nuovi clienti, dall’altro la spendibilità nel circuito degli iscritti. Per noi infatti è fondamentale che tutti possano utilizzare i loro crediti e far girare l’economia».

I feedback sono molto positivi. Ci vuole un po’ di gradualità all’inizio, bisogna prendere confidenza e fare un piccolo salto culturale. Però una volta presa confidenza e conosciuti gli altri iscritti, magari dopo aver partecipato a un meeting, si incominciano a sviluppare le attività, si comincia a transare e a lavorare bene insieme. Ci sono diversi casi di sinergie nate all’interno di Liberex. «Una che cito spesso è quella di due imprese e una libera professionista che si occupa di bandi europei, una tipografia e un’agenzia di comunicazione tecnica. Si sono conosciuti in Libere, hanno creato una loro piccola rete, hanno partecipato insieme a un bando per una appalto europeo e lo hanno vinto. Questo è uno dei tanti casi positivi che incontriamo ogni giorno».21314840_1033635723438368_2481771804166397113_n

UN PO’ DI NUMERI

A livello nazionale, la rete dei circuiti di credito commerciale conta 12 reti regionali e coinvolge più di 9000 imprese, che hanno già transato più di 250 milioni di crediti. Questo vuol dire che sono riuscite movimentare più di 250 milioni di euro che senza l’utilizzo di uno strumento come Liberex – o Sardex o Piemex o altri – non si sarebbe riusciti a movimentare.

Liberex oggi coinvolge più di 300 imprese in tutta la regione. Il grosso si trova nelle province di Bologna, Modena, Ferrara e Forlì-Cesena. «In questo momento prossimità – racconta Paolo – gli iscritti hanno già transato più di 3,5 milioni di crediti, equivalenti a più di 3,5 milioni di euro movimentati sul territorio, e questa cifra sta crescendo in maniera esponenziale. Infatti, 1,5 milioni sono stati generati solo nel 2017 e nel solo mese di ottobre il transato ha superato i 200.000 crediti».

COLLABORARE PER FAR CRESCERE IL CIRCUITO

Da inizio anno è attiva una partnership con Banca Etica. «Sulla scia di un accordo quadro nazionale, anche qui in Emilia-Romagna stiamo sviluppando sinergie e collaborazioni e – al di là di una condivisione valoriale e di un approccio diverso che hanno i correntisti di Banca Etica e gli iscritti al circuito Liberex – ci rendiamo conto di come l’utilizzo concreto dello strumento cominci a entrare nella quotidianità di chi ha una determinata visione dell’economia».

Un’altra collaborazione siglata da poco è quella con Confcooperative Emilia Romagna: «Abbiamo stretto una convenzione nel mese di novembre», ricorda Paolo. Nella terra della cooperazione è molto importante poter dialogare con questo comparto: «Per noi è di stimolo ma soprattutto è interessante come vede come un settore storico come questo possa accogliere al suo interno uno strumento innovativo, anche dirompente, ma che comunque ha una base comune in termini valoriali». Vedere come lo strumento Liberex verrà utilizzata all’interno del sistema di Confcooperative sarà senza dubbio molto interessante. La terza linea di collaborazione è quella che fa seguito a una manifestazione d’interesse promossa da Ervet, ente della regione Emilia-Romagna, che vuole sperimentare come lo strumento di una moneta complementare possa essere un acceleratore per favorire politiche di green economy da parte delle PMI locali. «Dopo che abbiamo risposto a questa chiamata stiamo sviluppando insieme a loro una sperimentazione che andrà a coinvolgere due aree principali del territorio, il comune di Valsamoggia e il comune di Forlì. Qui cercheremo di coinvolgere il maggior numero di imprese all’interno del circuito, ma anche di promuovere un diverso approccio culturale all’utilizzo di questo strumento, cercando di favorire la diffusione di buone pratiche e gli investimenti nella green economy utilizzando Liberex e il suo circuito come acceleratore».

 

Intervista: Francesco Bevilacqua
Riprese: Cristiano Bottone
Montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/12/io-faccio-cosi-193-liberex-economia-funziona-anche-senza-denaro/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

 

Una studentessa lancia in Italia il motore di ricerca che finanzia progetti virtuosi

Federica Fusco, giovane studentessa di Roma, lancia Lilo, il primo motore di ricerca solidale italiano. L’obiettivo? Riversare i profitti del web per finanziare progetti culturali, sociali ed ecologici e ridare potere di scelta agli utenti. Nasce da un’idea della giovane studentessa romana Federica Fusco l’idea di lanciare in Italia il primo motore di ricerca solidale: Lilo. L’obiettivo è quello di riversare i profitti del web per finanziare delle associazioni italiane e ridonare potere di scelta agli utenti internet.22491699_10210261599728747_675312957670021733_n1

Federica Fusco

L’idea
“Le ricerche che ognuno di noi fa quotidianamente generano un guadagno pari a 30€ all’anno per i motori di ricerca e spesso le persone non ne sono a conoscenza. Partendo da questa consapevolezza, volevo impegnarmi in un’economia digitale che rimettesse parte dell’umano su internet. Mi piaceva l’idea che gli utenti potessero ‘riprendere potere’ e decidere a cosa destinare i soldi che creano con le loro ricerche; e Lilo di certo segue questa filosofia!”.

“30 Euro l’anno –  continua Federica – potrebbe sembrare modesta ma, se moltiplicata per il numero di utenti internet in Italia, diventa una cifra colossale. E se ognuno di noi potesse riversare questo denaro a progetti di propria scelta? Immaginate cosa accadrebbe se ogni mese milioni di utenti si unissero per permettere a dei giovani di trovare lavoro o per esaudire i sogni di bambini malati o ancora per rendere l’Italia più verde con programmi di riforestazione. Tutto questo è possibile sul motore di ricerca Lilo”.

Come funziona

Il motore di ricerca assicura la pertinenza dei risultati, avendo sviluppato una tecnologia di metamotore ed utilizzando gli algoritmi dei più grandi motori di ricerca. Lilo funziona come Google e si può usare quotidianamente per tutte le nostre ricerche. La differenza è che, ad ogni ricerca su Lilo, l’utente guadagna una simbolica goccia d’acqua, logo della piattaforma e simbolo del denaro generato. In seguito, potrà donare le proprie gocce ad uno o più progetti di sua scelta, classificati secondo quattro categorie: sociale, ambientale, sanità e cultura. È Lilo poi a trasformare queste gocce in denaro e a donarlo alle associazioni. Per ogni progetto, l’utente ha la possibilità di conoscere il numero dei sostenitori, il numero di gocce d’acqua donate e la somma raccolta a quella data.  Per una “navigazione solidale” e per partecipare al finanziamento gratuito di progetti sulla piattaforma associata al motore Lilo, l’utente è invitato a testare il motore di ricerca sul sito.

VUOI CAMBIARE LA FINANZA? PARTECIPA ALLA CAMPAGNA D’AZIONE!

Come finanziare un progetto su Lilo

Per proporre e finanziare il proprio progetto sulla piattaforma Lilo, i titolari di un progetto sono invitati a compilare direttamente un modulo online  sul sito. Saranno esaminati i progetti presenti da più di un anno nel dominio sociale, ambientale, sanitario o culturale, di cui sia chiaro l’effetto positivo e sia definito l’obiettivo. I depositari riceveranno una risposta entro 15 giorni.

“Lilo.org consente a tutti di comprendere l’impatto che ciascuno può avere nella società, sensibilizza le persone a problematiche che si conoscono ma davanti alle quali spesso ci si sente impotenti. Con Lilo ci avviciniamo a progetti che ci stanno a cuore attraverso un gesto semplice come navigare sul web. Parliamo di gocce d’acqua e sembra qualcosa di piccolo ma in realtà queste rappresentano molto di più per le associazioni. Lilo è un appoggio finanziario ma, al tempo stesso, un vero e proprio strumento di sensibilizzazione”.

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La sfida: reinventare il web e renderlo più solidale

È durante i suoi studi in Francia che Federica Fusco, studentessa romana, sente parlare del modello di navigazione responsabile “Lilo”. Decide di incontrare gli ideatori del modello fondato nel 2015 e di proporgli di svilupparlo insieme in Italia. Detto, fatto! Nell’estate del 2017, solo qualche mese più tardi, Federica lancia una fase pilota e coinvolge le prime 4 associazioni italiane, ancor prima di sviluppare Lilo in Italia. Ad oggi, Federica spera di accogliere un numero sempre maggiore di progetti locali ed impegnati nel campo sociale o ambientale per raggiungere un obiettivo semplice, quanto ambizioso: “rimettere dell’umano su internet”.

In Francia, il modello di Lilo ha già permesso di raccogliere più di 420 000 euro e di finanziare una cinquantina di progetti. Altre iniziative analoghe stanno crescendo in Europa, grazie all’intraprendenza di talenti locali come Federica.

“Aver contribuito allo sviluppo di Lilo nel mio Paese è qualcosa che mi riempie d’orgoglio. La presenza di iniziative come Lilo permette a tutti di sentirsi parte attiva del cambiamento, d’un cambiamento più etico. Mi entusiasma partecipare alla crescita di una soluzione efficace che ha aspirazioni sociali. È qualcosa di motivante, tanto più che non esiste un equivalente in Italia. Il concept è buono, è la promessa concreta di un’economia digitale responsabile”.

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2017/11/studentessa-lancia-primo-motore-di-ricerca-finanzia-progetti-virtuosi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Finanziare la solidarietà e la sostenibilità: Banca Etica compie 15 anni

In quindici anni Banca Etica ha fatto della finanza etica un modello strutturato di intervento a sostegno di una economia responsabile e sostenibile. Il 2014 non è solo il “compleanno” di questa realtà, ma anche un passaggio e un approdo. Perché ora tutti sanno che un’alternativa è possibile, concreta e già comincia a dare frutti.banca_etica_15_anni

Banca Etica, il primo istituto di credito interamente dedito alla finanza etica, festeggia i quindici anni dalla nascita. Un anniversario che suggella il passaggio dalla fase pionieristica della finanza etica al suo consolidamento in un modello ormai strutturato e pronto ad aprirsi a nuovi settori dell’economia responsabile e sostenibile. Banca Etica – nata a Padova su impulso di migliaia di singoli cittadini e di tante organizzazioni del Terzo Settore Italiano – conta oggi 17 filiali e 25 cosiddetti banchieri ambulanti in tutta Italia; ha un capitale sociale di oltre 46 milioni di euro, una raccolta di risparmio pari a  873 milioni di euro e prestiti accordati per oltre 774 milioni a favore di oltre  7.000 imprese sociali. «Ancora oggi siamo gli unici a raccontare con trasparenza online come utilizziamo il denaro dei risparmiatori, pubblicando tutti i finanziamenti erogati» dicono da Banca Etica. «Il concretizzarsi di questa utopia capace di coniugare finanza, valore sociale, risparmio, solidarietà, sobrietà e sostenibilità, riconosciuta come best practice anche a livello internazionale, viene festeggiato con oltre 60 eventi organizzati dai soci di Banca Etica in altrettante città italiane. Un programma ricco e partecipato che spazia tra rappresentazioni teatrali, dibattiti, feste, flash mob, concentrati tra il 5 e il 23 marzo per far conoscere al maggior numero di persone le opportunità offerte dalla finanza etica e dall’uso responsabile del denaro». E’ anche on line il sito web dedicato http://www.bancaetica.it/15anni/ dove è possibile consultare il programma degli eventi; conoscere e interagire con la storia di Banca Etica dalla sua ideazione fino al progetto che la porterà nei prossimi mesi ad aprire sportelli anche in Spagna; conoscere tutti i numeri della Banca anche attraverso infografiche sintetiche e di immediata comprensione. “Dedichiamo il 2014 a questo anniversario perché crediamo importante raccontare una storia collettiva, fatta dell’impegno di migliaia di persone e organizzazioni che hanno saputo costruire una banca unica, farla crescere e diventare una buona pratica tutta italiana, indipendente, trasparente, partecipata – spiega Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica – Le oltre 60 iniziative in programma per festeggiare i nostri 15 anni rappresentano momenti di ascolto, confronto e convivialità dove tutti potranno contribuire ad un dialogo che possa essere il motore per il nostro sviluppo futuro. Uno sviluppo che dal 2014 oltrepasserà le frontiere italiane e ci vedrà protagonisti di un nuovo progetto di Finanza Etica in Spagna”.

Ecco i settori cui Banca Etica fa credito:
• sistema di welfare: servizi sociosanitari, housing sociale, microcredito assistenziale;
• efficienza Energetica ed Energie Rinnovabili: coibentazione immobili, cogenerazione, solare termico, solare fotovoltaico, eolico, idroelettrico;
• ambiente: gestione dei rifiuti, riciclaggio delle materie prime, produzioni eco-compatibili;
• biologico: produzione e commercializzazione di prodotti biologici;
• cooperazione internazionale: cooperazione allo sviluppo riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri e/o da Istituzioni Sovranazionali, microfinanza, finanza etica e solidale;
• animazione socio-culturale: educazione, cultura, sport per tutti, centri giovanili, ecc.;
• commercio equo e solidale
• realtà economiche con forte connotazione sociale come le organizzazioni che gestiscono beni confiscati alla mafia;
• impresa sociale e responsabile: attività imprenditoriali che, facendo riferimento ai principi dell’ ‘economia civile’, contemplino anche l’inserimento di criteri sociali, solidali e ambientali (c.d. Di Responsabilità Sociale d’Impresa – RSI), superando la dicotomia “profit/non profit” e privilegiando, invece, il concetto di “beneficio sociale per la comunità locale”;
• credito alla persona: fabbisogni finanziari primari (prima casa, mezzi di trasporto, ecc.) dei soci di Banca Etica e dei dipendenti o aderenti alle realtà socie della Banca.
Eventuali dubbi interpretativi in ordine ai settori di impiego devono essere sottoposti dall’Organo Proponente alla valutazione del Comitato Etico.
Attività non finanziabili

Vengono escluse le attività economiche che ostacolano lo sviluppo umano, in particolare:
• produzione e commercializzazione di armi; attività con evidente impatto negativo sull’ambiente; utilizzo e sviluppo di fonti energetiche e di tecnologie rischiose per l’uomo e l’ambiente;
• sfruttamento del lavoro minorile, violazione dei diritti della persona, non rispetto delle garanzie contrattuali;
• allevamenti animali intensivi che non rispettino i criteri previsti dagli standard della certificazione biologica;
• esclusione/emarginazione delle minoranze o di intere categorie della popolazione;
• rapporto diretto con regimi che notoriamente non rispettino i diritti umani e/o che siano gravemente responsabili della distruzione dell’ambiente;
• attività di ricerca in campo scientifico che conducano ad esperimenti su soggetti deboli o non tutelati o su
animali;
• mercificazione del sesso;
• gioco d’azzardo.

Fonte: il cambiamento

Ho Sognato una Banca
€ 15

Carta conto EVO Arci di Banca Etica: la finanza etica a portata di mano

Arci e Banca Etica hanno rinnovato la loro collaborazione per offrire alle persone un messaggio incoraggiante: il cambiamento non passa solo dalla protesta ma anche da piccole azioni concrete. Come? Con Carta conto EVO Arci, uno strumento che permette di scegliere da subito la finanza etica per alcune delle principali operazioni bancarie quotidiane.carta_evo_arci

Arci e Banca Etica hanno rinnovato ancora una volta la loro storica collaborazione per offrire alle persone un messaggio incoraggiante: il cambiamento non passa solo dalla protesta ma anche da piccole azioni concrete, alla portata di tutti. Come? Con Carta conto EVO Arci, uno strumento agile e innovativo, una carta conto ricaricabile evoluta, emessa da Banca Etica e dedicata ad Arci. Carta conto EVO Arci permette ai soci Arci, e a tutti coloro che vogliono avvicinarsi all’uso responsabile del denaro, di scegliere da subito la finanza etica per alcune delle principali operazioni bancarie quotidiane. Alle funzioni di base di una ricaricabile – accesso ai servizi degli sportelli automatici ATM e pagamenti nei negozi come un bancomat, acquisti online come una carta di credito – unisce alcune funzioni tipiche del conto corrente: fare e ricevere bonifici, accreditare lo stipendio, domiciliare le bollette e altri pagamenti (RID). È comoda, flessibile e conveniente: prevede un costo di emissione una tantum (5 euro) e un canone mensile di 1 euro per i saldi inferiori a 1.000 euro. Non prevede l’imposta di bollo. Chi sceglie Carta conto EVO Arci sceglie di sostenere progetti di promozione sociale e culturale, di solidarietà internazionale, di tutela dell’ambiente e dei beni comuni, per il rispetto dei diritti e contro ogni discriminazione. Ogni volta che i clienti ricaricano la carta, Banca Etica destina 25 centesimi ai progetti di ARCI. Per attivare la Carta conto EVO Arci è possibile recarsi presso tutte le Filiali o gli uffici dei Banchieri Ambulanti di Banca Etica (per trovarli clicca qui).

Fonte: il cambiamento

Cambiare la finanza. Banca Etica lancia la campagna “Con i miei soldi”

Banca popolare Etica ha lanciato la nuova campagna di educazione finanziaria “Con i Miei Soldi”. Si tratta di un’iniziativa che si propone di rendere concreti e tangibili i tanti modi in cui i cittadini-risparmiatori possono agire dal basso per contrastare la finanza speculativa, scegliendo prodotti e servizi finanziari ‘etici’.

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Banca popolare Etica lancia in queste ore la nuova campagna di educazione finanziaria “Con i Miei Soldi”: un’iniziativa che si propone di rendere concreti e tangibili i tanti modi in cui i cittadini-risparmiatori possono agire dal basso per contrastare la finanza speculativa che ha distorto l’economia globale negli ultimi decenni, scegliendo invece prodotti e servizi finanziari “etici”: pensati, cioè, in un’ottica di trasparenza, sostenibilità, sostegno all’economia reale e alle imprese che lavorano in settori di interesse collettivo, nel rispetto dell’ambiente e dei diritti umani. Attraverso un sito web dedicato tutte le persone che vorranno raccontare di aver usato Banca Etica potranno inserire la propria azione (essere diventati soci di Banca Etica; aver aperto un conto corrente; aver aumentato il numero di azioni; aver partecipato a un’iniziativa culturale, aver sottoscritto un prodotto per il risparmio dedicato a una specifica iniziativa sociale, ..). I lettori potranno votare la azioni inserite. Ogni settimana all’utente che riceverà il maggiore apprezzamento verrà consegnata una vignetta realizzata da Roberto Grassilli, fondatore di Clarence e vignettista di Cuore. Un riconoscimento simbolico che genererà una galleria di immagini testimonial della finanza etica. Anche su Twitter e Instagram tutti potranno condividere le proprie esperienze di uso responsabile del denaro con l’#conimieisoldi, partecipando a pieno titolo all’iniziativa di testimonianza collettiva. “Banca Etica è nata 14 anni fa ed è cresciuta grazie al passaparola tra cittadini consapevoli che condividevano la loro esperienza di uso responsabile del denaro. Oggi la crisi impone di coinvolgere un numero sempre maggiore di cittadini nell’impresa di cambiare la finanza dal basso, attraverso le scelte quotidiane dei singoli risparmiatori. Grazie alla rete possiamo amplificare il nostro passaparola e offrire l’accesso ai prodotti e ai servizi finanziari di Banca Etica anche in quei territori dove non abbiamo una filiale o un banchiere ambulante”, spiega il presidente di Banca Etica, Ugo Biggeri.

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“In questi anni di crisi Banca Etica è cresciuta a ritmi sostenuti: nel triennio 2010-2012 i prestiti erogati sono aumentati del 95% e la raccolta di risparmio che ci viene affidato del 37%! 2012 ogni euro di risparmio affidato a Banca Etica si è trasformato in un euro di prestiti erogati a favore di imprese sociali! Non avremmo potuto farlo senza lo sforzo popolare e cooperativo per far crescere il nostro capitale (+60% in tre anni) e senza il riconoscimento che otteniamo grazie al nostro modo di interpretare e comunicare la finanza etica. Oggi ci troviamo di fronte ad una nuova sfida: per il 2013 ci siamo dovuti prefiggere tassi di crescita ‘ridotti’ per i prestiti, attorno al 5%. Una scelta inevitabile per la bassa capitalizzazione che abbiamo. Il fatto di continuare a crescere resta un dato positivo rispetto al sistema bancario, ma fermarci al 5% non soddisfa chi vuole dare risposte a quell’economia orientata al bene comune di cui abbiamo un gran bisogno e che ci chiede credito. Ecco allora che la sfida è quella di esplorare il potenziale di partecipazione che la finanza etica racchiude. La finanza è un acceleratore di economia. I risparmi hanno l’eccezionale caratteristica di poter creare economia nuova pur rimanendo di proprietà dei risparmiatori. Come mezzi di produzione che non si usurano. Non esiste la neutralità: se non scegliamo noi, se non chiediamo niente, allora sceglie il mercato secondo la regola della massimizzazione a breve del profitto, non certo della responsabilità sociale e ambientale”, conclude Biggeri. Andrea Baranes, presidente della Fondazione Culturale di Banca Etica aggiunge: “Nel 2011 e nel 2012 abbiamo portato avanti la campagna Non Con I Miei Soldi, che ha contribuito a far crescere la consapevolezza dei risparmiatori circa la non neutralità delle scelte che compiono in campo finanziario, anche nel caso della semplice apertura del conto corrente si può decidere se affidare i propri risparmi a istituti che li utilizzeranno per speculare o finanziare produttori di armi o a intermediari di cui si conosca l’impegno a sostegno di un’economia reale e sostenibile. Con i Miei Soldi si affianca alla campagna degli scorsi anni per produrre una testimonianza viva di come la finanza etica sia più a portata di mano di quello che molti pensano!”.

Fonte : il cambiamento