Marc e Nathanael ci accompagnano… alla ricerca di un senso!

Quali sono i limiti dell’idea del “progresso” e della “modernità”? Lo sviluppo di una società si misura attraverso l’accrescimento del suo PIL o dobbiamo piuttosto ridefinire la nozione di prosperità? Come possiamo inventare dei nuovi modi di vivere che preservino le eredità della tradizione e che accolgano le esperienze della modernità? Sono le domande che ritroviamo nel docu-film “Alla ricerca di un senso”.9514-10271

Difficile mettere “Alla ricerca di un senso” in una specifica categoria cinematografica. Non un film ambientale né di viaggio, non una finzione né totalmente un documentario, incarnato ma non intimista, assomiglia a un road-movie di una generazione disillusa alla ricerca della saggezza e del buon senso. I due registi Marc de la Ménardière e Nathanaël Coste ci invitano a condividere il loro rimettersi in discussione interrogando le nostre visioni del mondo.

A 10 anni dal loro ultimo incontro, Nathanaël ritrova Marc a New York. Il film inizia così. Le loro vite li avevano allontanati: Nathanaël ha appena finito un film sulla problematica dell’accesso all’acqua in India e Marc esporta dell’acqua in bottiglia per una multinazionale a New York. Un incidente interrompe il “sogno americano” di Marc che, immobilizzato a letto, finisce per guardare tutta una serie di documentari che Nathanaël, prima di partire, gli ha lasciato sulla “mercificazione del mondo”. Da quel momento, la sua coscienza non lo lascerà più in pace. Marc dimentica così i suoi piani di carriera e raggiunge Nathanaël in India, dove ha inizio un’epopea improvvisata. Equipaggiati di una piccola telecamera e di un microfono, Marc e Nathanaël, cercano di capire cosa abbia portato allo stato di crisi attuale e da dove possa arrivare il cambiamento. Dall’India al Guatemala, passando per San Francisco e l’Ardèche, le loro convinzioni iniziano a vacillare. Costruito intorno a testimonianze autentiche, dubbi e gioie, il loro viaggio iniziatico è un invito a riconsiderare il nostro rapporto con la natura, con la felicità e con il senso della vita: 87 minuti per riprendere fiducia nella nostra capacità di portare il cambiamento in noi stessi e nella società.allaricercadiunsenso

I TEMI SOLLEVATI DAL FILM

Il progresso e la modernità

Quali sono i limiti dell’idea del “progresso” e della “modernità”? Lo sviluppo di una società si misura attraverso l’accrescimento del suo PIL o dobbiamo piuttosto ridefinire la nozione di prosperità? Come possiamo inventare dei nuovi modi di vivere che preservino le eredità della tradizione e che accolgano le esperienze della modernità?

L’evoluzione delle nostre convinzioni

La società industriale si è costruita sulla visione di un mondo meccanicista retto sulla competizione: l’uomo egoista e materialista cercava di liberarsi da una natura ostile. Oggi viviamo in un mondo che deriva da questa rappresentazione. Date le scoperte scientifiche e antropologiche recenti, quali potrebbero essere le basi per una nuova storia?

La conoscenza di sé

I filosofi greci dicevano che prima di voler cambiare il mondo, bisognava prima conoscere e cambiare se stessi. Per favorire una trasformazione della società, sono dunque dei passi utili prendere il tempo di mettere in discussione le proprie convinzioni personali, esaminare le proprie zone d’ombra, le proprie paure, dubbi e frustrazioni?

Le crisi ecologiche

Le crisi ecologiche trovano le loro origini nella nostra visione del mondo e nel nostro rapporto con la natura. La terra è la nostra casa? Una fonte di risorse da utilizzare? Un luogo ostile? Una fonte di vita e di meraviglia? Noi siamo davvero separati da essa?

La forza della società civile

Il potere viene dall’alto o dal basso? Le strutture politiche attuali sono in grado di rispondere alle crisi ambientali e sociali? Può la società civile dare una nuova direzione, una visione differente?

I registi

Marc de la Ménardière

Finita la scuola di economia, Marc si ritrova a 26 anni, business developer a Manhattan. “Grazie” a un incidente, accadutogli giusto prima della crisi del 2008, rimette in questione il suo modo di vivere e il sistema economico del quale fa parte. Incomincia dunque una “ricerca di senso” che cambierà radicalmente la sua percezione di sé e del mondo.

Nathanaël Coste

Geografo, Nathanaël realizza dei documentari indipendenti nei quali si interessa alla relazione tra l’uomo e la natura, e ai fenomeni sociali e culturali generati dalla mondializzazione. Nel 2008, decide di andare a trovare Marc che non vedeva da anni. Il rincontro con Marc, sarà per lui il punto d’inizio di un’avventura umana e cinematografica tanto ricca che imprevedibile.

Perché avete voluto fare questo film?

Nathanaël: «Prima di interrompere la sua carriera di venditore d’acqua, Marc mi ha raggiunto in India mentre presentavo un documentario in un festival. Entrambi eravamo in un momento di cambiamento: quando senti che c’è bisogno di riallineare le tue azioni con le tue convinzioni profonde. Sentivamo entrambi questa chiamata al mettersi in viaggio e la convinzione che insieme c’era qualcosa da fare. Cominciando a filmare, non avevo mai immaginato che avremmo fatto un lungometraggio per il cinema. È stato quando siamo rientrati dall’India, e abbiamo guardato il girato delle interviste di Vandana Shiva e di Satish Kumar, che ci siamo resi conto che avevamo nelle nostre mani dei messaggi talmente profondi che era necessario continuare a scavare e andare fino in fondo all’avventura. Abbiamo così comprato una videocamera migliore e ricominciato il viaggio in America e poi in Europa, continuando a raccogliere testimonianze e messaggi grazie a diversi incontri, a volte fortuiti a volte organizzati».

Questi messaggi vi hanno nutrito al di là del viaggio?

Marc: «Ovviamente. È così che abbiamo potuto tenere duro e consacrare molto tempo per fare il film. Può essere che, effettivamente, sono state la luminosità e la forza emanata dalle persone incontrate che ci hanno permesso di non abbandonare il progetto. Ogni messaggio è come un albero che nasconde una foresta. Dietro ogni concetto, ci sono dei campi di investigazione molto vasti: sul senso della vita, il posto dell’uomo nell’universo, l’ecologia o la condizione umana. I nostri interlocutori esplorano temi diversi (la scienza, la biologia, l’ecologia, l’attivismo, la filosofia)… ma insieme sono pezzi di un unico puzzle, che apre prospettive diverse sulle cose».

Da dove può venire il cambiamento?

Marc: «Come dice Bruce Lipton citando Einstein: “non possiamo risolvere un problema con lo stesso livello di coscienza che l’ha creato”. La prima tappa del cambiamento consiste dunque nel prendere coscienza che le crisi attuali derivano dal nostro modo di vedere il mondo. Per i nostri intervistai, da 200 anni la nostra civilizzazione occidentale si è costruita su una visione materialista e meccanicista del mondo. Questa visione ha separato l’uomo dalla natura, il corpo dallo spirito e nega la dimensione interiore e il mistero dalla vita. Questa visione ha eretto la competizione a una legge naturale, l’avidità a una qualità benefica per l’economia, l’accumulazione di beni materiali come finalità dell’esistenza. Ed è mettendo in questione questi dogmi, la loro veridicità e le loro conseguenze, che una metamorfosi individuale e della società può divenire possibile!».

Nathanaël: «La rivelazione del nostro viaggio è la comprensione che l’uomo e la biosfera formano un tutt’uno interconnesso e  ìterdipendente. Secondo le saggezze antiche, noi siamo le cellule di un grande organismo vivente. Oggi, la nostra incapacità di vederlo ci porta all’autodistruzione. Che in tutto il mondo, professori di meditazione, scientifici o custodi di culture antiche, condividono questa visione è stata per noi una scoperta. Da questa consapevolezza, essi condividono altresì un’indignazione, molto ben espressa da Vandana Shiva: “ la reale urgenza è di proteggere le condizioni per vivere sulla Terra!”. Per la nostra generazione, la grande questione è di capire come trasformare questa collera giusta in qualche cosa di positivo che faccia avanzare le cose».

Che cosa avete voglia di dire a chi, guardando il mondo, si domanda che fare?

Nathanaël: «Quando ci si mette in cammino con convinzione e abnegazione, per forza si arriva da qualche parte. Ognuno può a suo modo andare alla ricerca delle proprie aspirazioni e domandarsi cosa lo fa “vibrare”. Molte delle nostre scelte sono oggi dettate dalla paura e dal conformismo. La scuola ci prepara a occupare dei ruoli, ma non si interessa molto a chi noi siamo veramente. La “ricerca di senso” è sicuramente qualcosa di personale, di intimo, ma noi abbiamo voluto aprire il dibattito e dire: “non è grave”, tutti quanti vivono con queste domande. Io credo che sia piuttosto sano parlarne insieme».

Come avete finanziato il film?

Nathanaël: «Il viaggio l’abbiamo finanziato con le nostre economie. Per il montaggio e la post-produzione, abbiamo inizialmente cercato produttori che hanno sollecitato dei canali televisivi. Questa fase è durata circa un anno, per poi sentirsi dire che “non riuscivano a trovare un posto per il film”. Allora, per arrivare alla fine del lavoro, abbiamo deciso di lanciare una sottoscrizione su internet per fare appello ai privati cittadini. E abbiamo ricevuto tre volte la cifra che avevamo chiesto! Abbiamo così avuto i mezzi per finire il film in delle condizioni insperate, di pagare i tecnici, e soprattutto di restare indipendenti lungo tutto il processo. Quello che ci ha veramente sostenuto, è stato anche vedere in quanti stiamo lavorando affinché nuovi modelli, basati su una visione più “sensibile” delle cose, possano emergere».

Perché la scelta dell’autodistribuzione?

Marc: «Abbiamo esitato. Avevamo trovato un distributore, ma quando avremmo dovuto formalizzare il contratto, abbiamo sentito che avremmo perso della coerenza con le nostre intenzioni… Abbiamo preferito quindi che fosse il pubblico ad appropriarsi del film, di creare degli eventi attorno ad esso e organizzare le proprie proiezioni. Ognuno diventa attore. In più il nostro film non è da “consumare” soli al buio. Deve servire a connettere le persone tra di loro, creare delle sinergie grazie al dibattito alla fine del film e, perché no, a permettere e incoraggiare delle azioni vere e proprie».

QUI per organizzare una proiezione

Nathanaël: «Abbiamo avuto fiducia che il progetto sarebbe arrivato fino alla fine. Ci abbiamo messo 5 anni! Oggi, noi speriamo che le persone si impossessino del film e lo diffondano. A quel punto il film vivrà la sua vita e noi potremmo tornare progressivamente alla nostra, anche nulla sarà mai più come prima».

Per questo film, girato coi “mezzi a di disposizione”, i realizzatori hanno potuto mantenere un processo di produzione e di distribuzione totalmente indipendente grazie al sostegno degli internauti. Girate le immagini, i film è stato coprodotto su internet da 963 sottoscrittori che hanno dato fiducia al progetto e pazientato un anno prima di poter vedere il film. L’aiuto spontaneo di non pochi musicisti, traduttori, tecnici, grafici e altri benefattori, ha permesso di andare fino in fondo all’avventura con degli standard di qualità professionale. L’uscita nelle sale (che non era prevista all’inizio!), ha seguito lo stesso processo “collaborativo” grazie al sostegno della comunità degli spettatori che hanno diffuso il film, e alle associazioni che si sono aggiunte all’avventura. Il movimento Colibri diffonde attivamente il film nel contesto della sua nuova campagna civica: “une (R)évolution intérieure”.

Con le testimonianze di:

Vandana Shiva

“Pensarsi come consumatori fa parte del problema. Ritrovare la nostra identità di creatori e produttori fa parte della soluzione”. Fisica e epistemologa, con un dottorato in Filosofia e Teoria Quantistica, Vandana Shiva è una delle grandi figure de l’altermondialismo. Con Satish Kumar ha creato “Navdanya”: un’associazione che opera per la conservazione delle semenze contadine.

Satish Kumar

“Non si può avere una crescita infinita in un mondo finito, bisogna inspirarsi alla natura e creare un’economia ciclica”. Nel 1961 Satish, monaco, incomincia una marcia per la pace di più di 12000 km senza denaro. Oggi è redattore della rivista “Résurgence” e direttore dei programmi dello Schumacker College in Inghilterra.

Pierre Rabhi

“Bisogna innovare rinunciando all’ideologia fondamentale che ha determinato il vecchio mondo”. Originario dell’Algeria, Pierre Rabhi è uno dei precursori dell’agro-ecologia. La sua esperienza di vita atipica, l’ha portato a scrivere e a testimoniare del suo rapporto con la modernità e la felicità. In Francia, ha creato diversi movimenti come Terre & Humanisme e Colibris.

Trinh Xuan Thuan

“Noi siamo interdipendenti dalle stelle e dal Cosmo”. Astrofisico americano, conosciuto a livello mondiale, Trinh Xuan Thuan è famoso per una serie di libri tra cui “The Cosmos and the Lotus”. Nel 2009, è stato premiato con l’Unesco Kalinga Prize e fa opera di divulgazione scientifica sull’Universo e le questioni filosofiche a esso connesse.

Frédéric Lenoir

“Descartes considera il mondo come una macchina inerte che può utilizzare. Questo pensiero rappresenta la totale dominazione dello spirito sulla natura”. Filosofo, sociologo e storico delle religioni, ha diretto per numerosi anni la rivista specializzata “Le Monde des religions”. Autore di una quarantina di opere tradotte in una ventina di lingue, scrive anche per il teatro, il cinema e fumetti.

Chaty Secaria

“Esistono talmente tanti cammini spirituali: qual è il migliore? Quello che farà di te una persona migliore. È tutto!”. Chaty Secaria è la fondatrice di un centro di meditazione, aperto a viaggiatori di tutto il mondo, che hanno voglia di scoprire i testi dimenticati delle grandi tradizioni spirituali. In Guatemala, Chaty anima da diversi anni un’emissione televisiva quotidiana sulla felicità.

Bruce Lipton

“Quello che è meraviglioso, è che tutte le convinzioni alla base della nostra civilizzazione, sono ormai da riconsiderare”. Dottore in biologia, le sue ricerche sulla membrana cellulare hanno avuto un ruolo precursore nello sviluppo dell’epigenetica: una delle nuove scienze che studiano l’influenza dell’ambiente esterno sull’impronta genetica. È conosciuto per la sua opera “La biologia delle credenze” che tratta dell’impatto della psiche sul corpo.

Jules Dervaes

“Noi siamo i guardiani della terra, non i suoi proprietari”. Con la sua famiglia, dal 1994, Jules coltiva una parcella di 400m2 dietro la loro casa. Da questa produzione biologica e intensiva, Jules e la sua famiglia ricavano 3 tonnellate di frutta e verdura all’anno, con un’autonomia del 90% in estate.

Marianne Sébastien

“Non c’è sviluppo esteriore se non c’è sviluppo interiore”. Con una triplice formazione sul sociale, la pedagogia e la letteratura, Marienne Sébastien ha un percorso esemplare come capo d’impresa (Femme Entrepreneur 2007), e di cantante e terapeuta tramite la voce. Ha fondato Voix Libre, un ONG a taglia umana che lavora in Bolivia con i bambini nelle miniere le popolazioni disagiate.

Hervé Kempf

“Siamo in un momento di transizione storica. Stiamo cambiando d’epoca e passando ad un altro stato”. Giornalista e scrittore, Hervé Kempf ha scritto per molto tempo per la sezione Ambiente di Monde, e si interessa alla causa ecologista attraverso una lettura lucida dei rapporti di forza. Nelle sue opere, tra cui la famosa “Come i ricchi stanno distruggendo il pianeta”, ci invita a ripensare il nostro rapporto alla ricchezza e alla democrazia.

 Guarda il trailer

Fonte: ilcambiamento.it

Annunci

Food ReLOVution, il film. Cosa mangiamo e cosa si nasconde dietro a ciò che mangiamo

“Food reLOVution” è il nuovo film del regista Thomas Torelli. Il filo logico che percorre questo lavoro è la parola “connessione”. Ed è proprio un pensiero di connessione che manca alla maggior parte di noi. Connessione con il pianeta che ci ospita: con la terra, il mare, l’aria che respiriamo, gli altri esseri umani, gli animali, le piante.9508-10264

E la connessione manca perché troppi sono ormai i passaggi tra noi e ciò che mangiamo. Abbiamo perso i profumi, le forme, il contatto con ciò che mettiamo nel piatto. Non siamo più in grado di capire di cosa ci nutriamo tanto è trattato, trasformato, reso appetibile e “buono” in modo artificiale, spesso irriconoscibile. Food Relovution è un’opera di perfetto equilibrio che riesce a parlare delle verità nascoste dietro il consumo di carne senza sembrare un prodotto da crociata vegana, che riesce a porre la questione della produzione e del consumo del cibo a livello mondiale evidenziandone le mostruosità senza usare la facile leva della sola emotività momentanea e superficiale. Il consumo di carne negli ultimi anni è cresciuto in modo esponenziale ed è andato di pari passo con l’aumento delle malattie cardiovascolari, dell’obesità, del diabete, del cancro. Il consumo di carne, però, non significa solo questo. E’, appunto, connesso anche allo sfruttamento senza limiti e senza sosta delle risorse naturali, all’emissione di gas serra così pericolosi per l’equilibrio ambientale e climatico e a un approccio profondamente disumano nei confronti degli animali.locandina-foodrelovution_a3_print300

Ma non basta ancora: la produzione di carne ha costi elevatissimi anche per un enorme numero di persone costrette a morire di fame. La fame è un fenomeno talmente lontano da noi che pensiamo non ci riguardi affatto e di cui, soprattutto, non percepiamo una responsabilità diretta. Tutto, invece,  è strettamente collegato. Pochissimi di noi riescono a vedere in una bistecca o in un bicchiere di latte, l’allevamento intensivo dal quale proviene: allevamenti neppure degni di questo nome ma vere e proprie industrie il cui scopo non è nutrire ma guadagnare. E’ difficile riuscire a capire che dietro la nostra richiesta sempre maggiore di carne ci debba essere una ricerca continua di terra da disboscare e poi coltivare a cereali per nutrire gli animali che mangiamo. La maggior parte dei cereali coltivati nel mondo non viene, infatti, usata per nutrire le persone ma per quegli animali destinati alle nostre tavole. La fame da una parte, lo spreco di cibo dall’altra (che arriva al 50 per cento, globalmente), l’obesità e la malnutrizione che si presentano spesso insieme nei nostri malati dando origine a degli obesi denutriti, l’enorme aumento delle malattie degenerative e l’aspettativa di vita, per la prima volta in calo in alcuni paesi occidentali sono facce dello stesso fenomeno. Si tratta di un sistema che si regge su un’economia basata sullo sfruttamento senza limiti di altri esseri viventi e sulla distruzione sistematica delle risorse. Un’economia che, nonostante le informazioni false, fuorvianti e ingannevoli che ci arrivano attraverso la  pubblicità che invade ogni spazio della nostra vita, non può che avere i giorni contati. Thomas Torelli fa parlare medici, scienziati ed esperti di fama mondiale: Franco Berrino, Colin e Thomas Campbell, Marilù Mengoni, Vandana Shiva, Frances Moore Lappé, Carlo Petrini, Peter Singer, James Wildman. Attraverso la loro testimonianza e le splendide illustrazioni animate di Michele Bernardi (il tratto e i colori sono perfetti), le bellissime musiche di Giulio del Prato, l’autore accompagna chi guarda senza giudizi di sorta, con l’unico intento di offrire elementi che facciano scattare quella “connessione” nello spettatore. Venire a conoscenza delle conseguenze di ogni nostra, anche minima, scelta alimentare è il punto nodale del film: scoprire cosa si cela dietro il cibo che compriamo ogni giorno può renderci persone finalmente consapevoli, farci pensare con attenzione, responsabilità e amore a ciò che vogliamo essere e diventare. Per noi stessi, per i nostri figli, per il pianeta, per ogni essere vivente. Intervenire criticamente attraverso le nostre scelte quotidiane significa crescere in consapevolezza. E la consapevolezza, si sa, è il primo passo per il cambiamento.

Guarda il trailer

Fonte: ilcambiamento.it

 

Ricercatori morti alla Facoltà di farmacia a Catania, il film va a Venezia

In memoria di Emanuele Patané sarà presentato a Venezia 70 fuori concorso per la regia di Costanza Quatriglio il film Con il Fiato sospeso che in 35 minuti racconta dei veleni inalati alla facoltà di farmacia di Catania da parte dei ricercatorifiato-sospeso1-620x350

La storia di Emanuele Patané, dottorando alla Facoltà di farmacia all’Università di Catania che muore per cancro a 29 dopo aver inalato a lungo miasmi del laboratorio di ricerca, vera e propria discarica di veleni tossici, diventa un film. Sarà Michele Riondino a dare voce a Emanuele Patanè nella pellicola Con il fiato sospeso diretto da Costanza Quatriglio e presentato al Venezia Film Festival 2013.

Emanuele Patané era ricercatore della Facoltà di Farmacia di Catania e nel suo memoriale raccontò come i veleni che aveva inalato durante i suoi anni di studio lo avessero fatto ammalare di cancro ai polmoni. Emanuele è morto all’età di 29 anni nel 2003 e con lui hanno perso la vita altre 15 persone, fatto per cui è in atto un processo presso il Tribunale di Catania. Il progetto della Quatriglio dunque sarà presentato a Venezia 70 dall’Istituto Luce il prossimo 31 agosto e come viene spiegato sulla pagina Fb dedicata al film:

Tutti coloro che hanno partecipato al film, lo hanno fatto prima di tutto per dare voce a questa storia. Questa storia difficile da contenere in una definizione, una storia di università, di giovani ricercatori, di inadeguato trattamento di sostanze tossiche, di professori che dicono che tutto va bene e di ragazzi che muoiono di cancro. Grazie ad Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Anna Balestrieri e i Black Eyed Dog, Gaetano Aronica, Paolo Buonvino, Sabrina Varani, Luca Gasparini, Letizia Caudullo, Andrea Campajola, Beatrice Scarpato, Francesca Vecchi, Roberta Vecchi, Daniela Tartari, Gianluca Scarlata, Edgar Iacolenna, In House, Laura Muccino, Gianmaria Sortino, Christian Bonatesta, Paolo Sperandeo, Ines Vasiljevic, l’Istituto Luce Cinecittà che per primo se ne è innamorato e l’ha voluto in distribuzione e la casa di produzione Jolefilm che si è unita a noi in questi giorni.

Fonte:  Catania Today