Ascanio Celestini: “L’Italia? Sta migliorando, ma non si dice”

Incontriamo Ascanio Celestini alla Reggia di Colorno, poco prima che salga sul palco per il suo spettacolo “Racconti d’estate. Fiabe per adulti che volevano essere bambini cattivi”. Siamo alla festa dei dieci anni di attività dei Comuni Virtuosi, una grande kermesse che vuole celebrare un decennio di crescita e successo, ma soprattutto un modo di vedere la vita slow, rilassato, riflessivo, consapevole. È il Festival della Lentezza.

«Per me la lentezza non è niente, se è decontestualizzata non esiste», ci dice Ascanio parlando del senso di questo Festival. «Se sono in auto e rimango bloccato nel traffico della tangenziale ho un problema e la lentezza diventa un tempo negativo in un luogo pessimo». Non fa una piega! Ma cosa succederebbe se la mettessimo in contrapposizione con la velocità, rispetto allo spazio? «Io vengo da una zona di Roma vicino a Ciampino. L’aeroporto, un tempo poco utilizzato, ha avuto un boom di traffico da quando hanno cominciato a viaggiare le compagnie low cost. Io ho amici che spesso volano a Dublino o a Belfast nei weekend per passare delle serate al pub: vanno dall’altra parte dell’Europa per fare le stesse cose che fanno qui e ci mettono meno tempo a fare il tragitto Italia-Irlanda in aereo che quello per arrivare in macchina a Ciampino da Marino o da Grottaferrata».

Così, siamo arrivati al punto in cui lo spazio si è azzerato, una condizione in cui dobbiamo aumentare sempre di più la velocità per diminuire i tempi di percorrenza. «In questa maniera però bruciamo tutto quello che c’è in mezzo: conoscenze, persone, relazioni. Rimane solo un tempo che non vale niente. Ed è in questo contesto che l’idea di lentezza comincia ad assumere un valore».colorno

La conversazione prosegue e finiamo a parlare dell’arte, dell’artista e della loro dignità. «L’artista è un lavoratore», sostiene Ascanio. «Partiamo dal fatto che un pittore che dipinge svolge un lavoro che non è differente da quello del muratore o del parrucchiere. Lo dico non per sminuire l’attività dell’artista, ma proprio perché se non la consideriamo un lavoro, non pensiamo che abbia una dignità». L’artista però fa qualcosa di diverso, perché gestisce la sua opera: se costruisse una macchina, questa non dovrebbe per forza camminare. Non gli è richiesta la certezza del risultato, non esiste un metro oggettivo per misurare ciò che produce. «L’arte – prosegue Ascanio – ha questo compito: non deve dare un messaggio politico, bensì scarnificare e raccontare l’estrema debolezza degli esseri umani».

Attenzione però, perché quando si parla di impegno politico bisogna stare attenti: «L’impegno politico è di una persona, ma io come artista non posso essere schierato perché il mio lavoro è un altro, la condizione in cui devo operare è un’altra. Poi è chiaro che il mio carattere e le mie idee finiscono per influire sulle scelte che faccio dal punto di vista artistico». Anche perché, almeno per Ascanio Celestini, l’oggetto della narrazione non è la condizione socio-economica della persona: «Per me non esiste un genere che possiamo definire teatro sociale, civile, politico o impegnato. Questi termini si sono logorati molto velocemente. Io non parlo degli operai, degli immigrati, dei detenuti o di chi vive un disagio psichico solo perché penso che sia giusto farlo. Ne parlo perché credo che la loro condizione sia la condizione di debolezza che meglio racconta l’essere umano».

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Dal backstage chiamano Ascanio. Lo spettacolo inizierà fra poco, il pubblico sta per entrare in sala e intorno a noi è tutto un via vai di persone. Abbiamo tempo per un ultimo scambio di battute. Gli chiediamo se oggi vede dei mutamenti positivi nella gente, se c’è davvero qualcosa che sta cambiando nella nostra società. «L’Italia è un paese che sta migliorando tantissimo», ci dice con entusiasmo. «La retorica della crisi non funziona più. Il mercato della mia borgata è un bellissimo momento di socialità: ogni tanto qualcuno si lamenta che le cose vanno sempre peggio, ma non è così. Tu vedi una deriva? Può essere, ma questa deriva sarebbe molto più grave se non ci fossero tante persone che lavorano per fermarla. Detto questo, c’è una valanga di muffa da togliere, ma anche i nostri padri e i nostri nonni si sono trovati in queste condizioni e ce l’hanno fatta».

«Io mi ribello contro la convinzione che siamo la prima generazione che si trova in condizioni peggiori rispetto a quella che l’ha preceduta, perché credo questo sia solo un mantra del neoliberismo che cerca di convincerci che dobbiamo a tutti i costi andare avanti, dobbiamo crescere sempre, all’infinito. Adesso stiamo imboccando la via della decrescita: facciamolo! Ci manca solo una cosa: dobbiamo capire che ciò che accade per davvero non è quello che viene raccontato, ma è quello che succede a noi in prima persona e a ciò che ci sta intorno». Come dire: la palla ce l’abbiamo noi e il cambiamento dipende da quello che faremo, da quello che saremo e da nessun altro.

Il sito personale di Ascanio Celestini.

Fonte : italiachecambia.org

L’associazione dei Comuni Virtuosi, la buona politica che contagia l’Italia

Siamo a Monsano, nel primo entroterra anconetano. Il seme dell’amministrazione virtuosa italiana è stato piantato qui più di dieci anni fa, fra la fine del 2003 e l’inizio del 2004, e qui ha buttato i suoi primi germogli, per poi crescere e contagiare positivamente tutta l’Italia. Abbiamo davanti Luca Fioretti, il contadino che ha gettato quel seme, che per due mandati è stato il Primo Cittadino di Monsano e che, ancora oggi, è Presidente dell’associazione dei Comuni Virtuosi, una rete che raccoglie decine di amministrazioni italiane che hanno deciso di impegnarsi per attuare politiche più etiche, più trasparenti e più sostenibili.

“I Comuni che aderiscono all’Associazione ritengono che intervenire a difesa dell’ambiente, migliorare la qualità della vita e tutelare i Beni Comuni, intesi come beni naturali e relazionali indisponibili che appartengono all’umanità, sia possibile e che tale opportunità la vogliono vivere concretamente non più come uno slogan, consapevoli che la sfida di oggi è rappresentata dal passaggio dalla enunciazione di principi alla prassi quotidiana”. Questa è la dichiarazione d’intenti con cui si apre lo statuto dell’associazione. Proprio quest’anno, con il Festival della Lentezza (di cui Italia che Cambia è mediapartner) che si terrà a metà giugno , i Comuni Virtuosi celebreranno il loro decimo anno di attività ufficiale. Mettendo in pratica politiche positive e innovative nell’ambito dei cinque pilastri alla base della buona amministrazione – territorio, impronta ecologica, gestione dei rifiuti, mobilità e nuovi stili di vita –, i tanti enti locali che aderiscono all’associazione hanno creato una rete che si sta espandendo in tutto il Paese, acquistando visibilità e credibilità, ma soprattutto portando con competenza alla ribalta quelli che Fioretti definisce “temi dirimenti” per la politica italiana e per tutto il sistema-paese: «Sono quelli che guidano il cambio di paradigma, anche in termini economici, di cui ha bisogno l’Italia. Sono presenti nei programmi di tutti i partiti, ma nei fatti ancora non vedo nulla». Sostenibilità ambientale, innovazione, supporto all’iniziativa giovanile, educazione, demedicalizzazione della salute, imprenditoria e finanza etica. La sfida è portare queste tematiche sui tavoli della politica nazionale.

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Molti cittadini, entusiasti per le belle iniziative che i sindaci dei Comuni Virtuosi hanno attuato nei loro territori, hanno cominciato a chiedere: “Perché non fondate un partito che noi possiamo votare alle elezioni?”. «Come associazione – chiarisce Fioretti in proposito – non possiamo né dobbiamo fare politica, non appoggiamo nessuno. Poi individualmente ognuno di noi si muove nella direzione che ritiene più giusta. Io credo che all’interno di una forza politica importante queste battaglie si possano ancora fare. Allo stesso modo, si possono portare avanti con pressioni, sollecitazioni e altre azioni di lobbying dall’esterno. Come Comuni Virtuosi, seguiamo entrambe le piste». L’associazione comincia a essere conosciuta e visibile e raccoglie sempre più adesioni: sono ormai un’ottantina i Comuni che hanno aderito, dal Trentino alla Sicilia, dalle piccole realtà a quelle più popolose come Capannori o Senigallia, che raggiungono i 45.000 abitanti. Sono tante anche le iniziative parallele proposte dall’associazione, dall’annuale Premio dei Comuni Virtuosi, che designa per ciascuno dei cinque pilastri le amministrazioni che si sono distinte nelle loro politiche, alla Scuola di AltRa Amministrazione, un corso di alta formazione rivolto a sindaci, assessori, consiglieri, tecnici e funzionari e finalizzato a sensibilizzarli e a insegnare loro ad attuare le buone pratiche sul territorio.manifestazione

Ma torniamo a Monsano, dove nel 2014 Luca Fioretti ha concluso il suo secondo mandato. «Il bilancio è sicuramente positivo», racconta. «Abbiamo fatto tante cose, a partire da quelle scontate, che la gente si aspetta, come i lavori pubblici, la messa in sicurezza delle strade principali, la rivalutazione delle aree verdi. Poi dietro, a queste misure, ci sono quelle piccole e grandi azioni attraverso le quelli abbiamo hanno tentato di rendere i cittadini più sensibili e consapevoli». Uno dei fiori all’occhiello dell’amministrazione virtuosa di Monsano è la Festa del Buon Senso, inaugurata nel 2000 e dedicata ogni anno a un tema diverso legato alla sostenibilità ambientale e sociale, dall’acqua bene comune al consumo critico: «Attorno a quei temi costruiamo un momento di riflessione e confronto accompagnato da eventi paralleli, come spettacoli teatrali o kermesse gastronomiche. Il tutto in compagnia di personaggi che hanno esperienza e competenze negli argomenti affrontati: Andrea Segrè, Don Luigi Merola, Salvatore Borsellino, Don Ciotti, Gioacchino Genchi, Dario e Jacopo Fo e tanti altri ospiti che hanno parlato di legalità, alimentazione, tecnologie pulite, economia etica».capannori-1024x682

L’operato di questi amministratori è davvero lodevole, soprattutto se si tengono in considerazione le tante difficoltà logistiche e soprattutto economiche con cui i piccoli Comuni devono fare quotidianamente i conti: «Una piccola amministrazione da sola non ha più autonomia perché non ha più risorse. Monsano due anni fa era un Comune sano, con un bilancio sempre in salute, ma nell’ultimo anno del mio mandato c’è stato il collasso. Il colpo di grazia è stato inferto dal Patto di Stabilità prescritto dall’Unione Europea: al computo annuale, pari a circa 3,8 milioni di euro, sono stati sottratti in un colpo solo 450mila euro, l’importo che il Comune incassava dall’IMU e che adesso spetta allo Stato. A partire dal Governo Monti sono state imposte pesanti misure ai piccoli enti locali, che sono l’unica istituzione che dal punto di vista della coesione sciale tiene ancora in piedi questo paese, quella in cui il cittadino ancora vede un punto di riferimento concreto e valido. Dispiace perché è stato colpito ingiustamente il gradino più basso dell’apparato amministrativo, che era anche quello che funzionava meglio».

L’associazione dei Comuni Virtuosi quindi, oltre a impegnarsi per diffondere le politiche etiche, sostenibili e innovative che stanno alla base del modello di Paese che ha in mente, cerca anche di valorizzare il ruolo di chi si batte quotidianamente nelle fangose trincee degli enti locali, di chi per primo ci mette la faccia di fronte ai cittadini, di chi sottrae tempo ed energie alla propria vita privata, di chi fa politica non per soldi, non per opportunismo, ma per aumentare il benessere del proprio territorio e dei suoi cittadini, con la passione e la dedizione che ormai solo i piccoli amministratori possiedono.

Visita il sito dell’associazione dei Comuni Virtuosi.

Visualizza la rete dei Comuni Virtuosi sulla mappa dell’Italia che cambia. 

Fonte: italiachecambia.org