Dal nucleare all’eolico galleggiante, così cambierà Fukushima

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Per ora è soprattutto un simbolo, destinato, però, a trasformarsi in una gigantesca fattoria del vento offshore. È la prima turbina eolica entrata in funzione a circa venti km al largo di Fukushima, nell’ambito di un progetto per l’energia marina di proporzioni molto più ampie, con l’ambizione di trasformare la zona devastata dallo tsunami del 2011 in un centro all’avanguardia per le fonti rinnovabili. Come riferisce l’agenzia Bloomberg, infatti, l’impianto utilizza la tecnologia dell’eolico galleggiante, con le turbine installate su piattaforme flottanti anziché sui tradizionali piloni. Seguendo così quel percorso d’innovazione tracciato da un recente rapporto della lobby eolica europea del settore (EWEA), intitolato non a caso “Deep water”. L’associazione del Vecchio Continente ritiene che il maggiore sviluppo degli aerogeneratori sarà nelle acque sempre più profonde e lontane dalle coste; serve però un balzo tecnico, orientato appunto verso le strutture con grandi boe, capaci di sorreggere le turbine in mare aperto, con ancoraggi a fondali che nel caso di Fukushima arrivano a 120 metri. A coordinare il consorzio di undici membri tra imprese, università e istituti di ricerca coinvolti nel progetto, è la giapponese Marubeni; la prima pala operativa è un modello Hitachi da due MW. La seconda fase del programma prevede l’aggiunta nel 2014 di due turbine Mitsubishi da ben sette MW di capacità, portando il totale installato a 16 MW. Come ha riferito Yuhei Sato, governatore della prefettura di Fukushima tristemente nota per il disastro nucleare dell’omonima centrale, il futuro parco eolico potrebbe toccare un GW di potenza complessivamente disponibile, con 143 turbine. Secondo un comunicato diffuso dal consorzio, la fase sperimentale proseguirà fino al 2015. L’obiettivo principale è collezionare dati meteorologici, idrografici e sul rendimento delle diverse turbine, con cui predisporre lo sviluppo delle centrali offshore. Le piattaforme flottanti sono quelle che meglio si adattano alle caratteristiche dei mari nipponici, mediamente piuttosto profondi. Il Giappone spera altresì di lanciare l’industria nazionale dell’eolico marino. In ballo però c’è di più, addirittura l’intero mix energetico del Sol Levante all’indomani dell’incidente atomico. Il Governo ha deciso di puntare sulle fonti alternative, anche se rimpiazzare la cinquantina di reattori nucleari non è impresa da poco; difatti il Giappone sta incrementando pure il consumo di combustibili fossili, in particolare gas naturale liquefatto. Il fotovoltaico giapponese intanto sta conoscendo un vero e proprio boom, tanto che già entro la fine del 2013dovrebbe diventare il primo mercato mondiale del settore quanto a giro d’affari, superando così la Germania. Proprio in questi giorni a Kagoshima, nel Giappone meridionale, è stato inaugurato il più grande impianto solare del Paese, con una capacità pari a 70 MW. Il parco fotovoltaico, si apprende da una nota di SMA, impiegherà 140 inverter forniti dal colosso tedesco, che sta puntando notevolmente sul Giappone come destinazione emergente per i suoi dispositivi. “Grazie alla nostra rete di vendita e assistenza locale, oltre alle soluzioni specifiche pensate per il mercato giapponese, siamo nella posizione ideale per beneficiare dell’elevata crescita prevista in questo Paese, uno dei mercati del futuro“, ha evidenziato Pierre-Pascal Urbon, amministratore delegato di SMA.

Fonte: Energia24club.it

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