Le strategie di marketing di Big Pharma per il 21° secolo

Big Pharma non ha più motivo di nascondersi, ha strategie di marketing commerciale pianificate e decise, si dà ormai per sottinteso (senza che si vedano resistenze a questo approccio prevalente) che i farmaci siano un prodotto di consumo di cui spingere la vendita.

big farma

Ed ecco allora che sul British Medical Journal viene pubblicato uno studio dal titolo Ethical drug marketing criteria for the 21st century (Criteri per un marketing farmaceutico etico per il 21° secolo), dove quella parola, “etico”, per alcuni può anche stonare…

Ecco cosa dice l’articolo, in sintesi.farma

Traduzione e adattamento di Luca Iaboli

Si ringrazia l’associazione No Grazie Pago Io

Fonte: ilcambiamento.it

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Come i rappresentanti dei farmaci influenzano le prescrizioni dei medici

Vittorio Fontana è geriatra, lavora all’Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo (Milano), e fa parte dell’associazione “No Grazie Pago Io”, costituita da operatori sanitari che non accettano nulla dalle case farmaeutiche e che mantengono una rigorosa autonomia e senso critico. Ospitiamo un intervento del dottor Fontana che mette in luce le influenze dei rappresentanti dei farmaci sule prescrizioni dei medici.9712-10485

di Vittorio Fontana

La più recente revisione sistematica sulla relazione tra industria farmaceutica e medici arriva a conclusioni già note. D’altra parte il compito di una revisione sistematica è perlopiù fare il punto della situazione. Le conclusioni sono appunto le seguenti: la relazione tra medici e industria farmaceutica in generale e più in particolare tra medici e rappresentanti del farmaco (da noi noti anche come ‘informatori’ scientifici del farmaco, forse a sottendere la natura ambigua del mestiere) influenza i comportamenti prescrittivi dei medici e probabilmente contribuisce alla prescrizione ‘irrazionale’ (al di là delle evidenze scientifiche) dei farmaci di marca (la marca della ditta che ti ha fatto il regalo). Partiamo da qui, un dato su tutti, una regola semplice, segui il denaro: nel 2012 l’industria farmaceutica ha speso 89.5 miliardi di dollari nelle interazioni tra medici e suoi rappresentanti. Non servisse a niente, li investirebbe in modo diverso. Alcuni studi avevano già dimostrato che i rappresentanti influenzano i comportamenti prescrittivi. Tuttavia le evidenze in questo campo al momento erano , secondo gli autori, ancora frammentarie e contraddittorie. Ecco perché la revisione sistematica. Revisione fatta con i sacri crismi, cioè utilizzando le raccomandazioni Cochrane per le revisioni sistematiche e la metodologia GRADE per valutare la qualità delle evidenze (vedi tabella allegata). Come dire: adesso vediamo cosa trovate da ridire. Sono stati scandagliati i principali database elettronici come PubMed, Embase, Cochrane Library e Google Scholar dal Gennaio 1992 (per ciò che viene prima del ’92 vi è una precedente revisione) all’Agosto 2016. È stata anche analizzata la cosiddetta letteratura grigia: da wikipedia, “Informazione prodotta a livello governativo, accademico o industriale (in formato elettronico e cartaceo, non controllata dall’editoria commerciale), cioè da organismi o enti produttori la cui attività principale non sia quella editoriale.”. Sono stati esclusi gli studi qualitativi, ecologici, econometrici, gli editoriali, le lettere all’editore, gli studi riguardanti altre categorie (infermieri e studenti di medicina) gli studi con campioni troppo piccoli, quelli che valutavano le influenze indirette e i fondi per la ricerca. Per il resto sono stati inclusi disegni di studio molto eterogenei dal punto di vista metodologico, compresi studi osservazionali. Ciò è riportato tra i difetti e le possibili limitazioni della revisione stessa. Alla fine, dopo aver preso in considerazione ben 2170 documenti, sono stati considerati eleggibili 79 studi di cui solo 49 inclusi nella sintesi qualitativa. La maggior parte, 27,vengono dagli USA, 1 dal Canada, 3 dalla Germania, 1 dalla Francia, ma segnalerei tra gli altri, in ordine alfabetico, Arabia Saudita, Bangladesh, Egitto, Etiopia India, Iran, Libia e Pakistan. Come si può notare, su 79 studi non c’è neanche uno studio che venga dall’Italia (nograzie, vergogna! sia detto per inciso). Ma veniamo ai risultati.

Interazioni tra medici e rappresentanti

Gli autori hanno trovato che le interazioni con i rappresentanti sono la regola nelle vite dei medici di tutto il mondo. La frequenza delle interazioni e i tipi di regali offerti e accettati dipende dalla struttura pubblica o privata e dalla posizione gerarchica del medico. I giovani specializzandi, per esempio, ricevono il doppio di campioni gratuiti rispetto a quelli più anziani. A loro volta medici curanti e specialisti hanno più interazioni e ricevono più campioni e più materiale promozionale degli specializzandi. Chi lavora nel privato riceve più regali di chi lavora nel pubblico. I regali più comuni sono: campioni di farmaci, materiale promozionale, inviti a cena, inviti ad eventi di Educazione Medica Continua sponsorizzata, riviste scientifiche e pranzi gratis.

Cosa pensano i medici delle interazioni con i rappresentanti

I medici in genere hanno un atteggiamento favorevole verso i rappresentanti e li percepiscono come un’importante fonte di educazione e finanziamento, anche se alcuni studi mettono in evidenza un certo scetticismo riguardo a qualità dell’insegnamento ed educazione. Iscrizioni a conferenze, pranzi a scopo informativo, sponsorizzazioni di journal club dipartimentali, modelli anatomici e campioni di farmaci sono considerati regali appropriati. La maggior parte dei medici considera le informazioni fornite dai rappresentanti, quelle provenienti dalle conferenze sponsorizzate, nonché l’ECM sponsorizzata, come strumenti importanti per accrescere le proprie conoscenze. La maggior parte degli studi ha trovato che i medici non credono affatto che le interazioni con i rappresentanti impattino sui propri comportamenti prescrittivi. In modo contro-intuitivo, oltretutto, più regali si ricevono più si pensa che non influenzino le abitudini prescrittive. Però ciascuno pensa che i colleghi siano molto più suscettibili alle strategie di marketing. Loro sì, i colleghi, loro sì che sono suscettibili alle lusinghe del marketing, noi invece no. Chi ha maggiore consapevolezza dell’influenza che hanno queste interazioni, in genere cerca di avere meno interazioni con i rappresentanti. Campioni di farmaci. La maggior parte dei medici che accettano campioni gratuiti di farmaci ha un atteggiamento favorevole nei confronti dei rappresentanti. Peraltro accettare campioni conduce ad una maggior prescrizione di farmaci di marca rispetto ai generici/equivalenti.

Conferenze tenute da rappresentanti dell’industria farmaceutica. Inducono negli astanti la prescrizione di un maggior numero di farmaci della compagnia senza che vi siano maggiori evidenze a supporto della superiorità di tali farmaci. Onorari e fondi di ricerca. I medici che vengono pagati per parlare a simposi sponsorizzati o per svolgere ricerche sponsorizzate, prescrivono più spesso i farmaci della ditta che li ha sponsorizzati. Viaggi per congressi. I viaggi sponsorizzati hanno un impatto quantificabile sui partecipanti. Si è osservato un aumento di ben tre volte nella prescrizione di farmaci prodotti dalla ditta che aveva pagato l’intero soggiorno. Messi di fronte alle evidenze, peraltro, i partecipanti hanno continuato a negare qualsiasi impatto nelle loro abitudini prescrittive. Educazione continua sponsorizzata. Chi partecipa a ECM sponsorizzata ha una maggior attitudine a prescrivere farmaci di marca. Chi rifiuta l’ECM sponsorizzata prescrive più generici e farmaci di costo minore (a parità di evidenze di efficacia).

Discussione

La relazione medico-paziente è una relazione che si basa sulla fiducia. Di conseguenza qualsiasi attività che possa alterare questa relazione fiduciaria non è accettabile. Le interazioni tra medici e industria farmaceutica e suoi rappresentanti possono mettere a rischio questa fiducia. Quella tra medici e industria farmaceutica è una relazione che inizia presto nella carriera del medico. Già da tirocinanti i medici sono esposti al marketing e alle tecniche promozionali dell’industria farmaceutica e questa esposizione precoce influenzerà i futuri comportamenti prescrittivi. Nel senso di favorire comportamenti prescrittivi irrazionali, favorendo la prescrizione di farmaci di marca (non superiori in efficacia) rispetto alla prescrizione dei meno costosi equivalenti. E contribuendo alla fine ad aumentare i costi sanitari. Ne deriva la necessità di istituire ed implementare politiche stringenti atte a limitare le relazioni tra medici e industria farmaceutica e suoi rappresentanti. Così come servono programmi educativi per aumentare tra i medici la consapevolezza di questo problema. Esistono peraltro evidenze che politiche e programmi educativi orientati in tal senso risultano efficaci. Sono necessari ulteriori studi tanto sulla relazione medici-industria farmaceutica quanto sui benefici di programmi educativi.

Fickweiler F, Fickweiler W, Urbach E. Interactions between physicians and the pharmaceutical industry generally and sales representatives specifically and their association with physicians’ attitudes and prescribing habits: a systematic review. BMJ Open 2017;7:doi: 10.1136/bmjopen-2017-016408

Avvertenza: non si tratta di una traduzione in senso stretto, è una relazione sintetica e a tratti commentata della revisione sistematica di cui sopra.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Fusione Monsanto-Bayer: dichiarazione di guerra a persone e ambiente

Due Terminator (industria dei farmaci e agricoltura) si sposano; o meglio, la Bayer si mangia la Monsanto pagandola la “quisquilia” di 66 miliardi di dollari. Così nasce un altro colosso che sferra un attacco ancora più pesante ad ambiente e persone.

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La lista di nefandezze di questi soggetti è interminabile e, quando si accorpano, lo fanno perché è la conseguenza naturale del capitalismo che non conosce altro che lo schiacciamento della concorrenza con tutti i mezzi; e per farlo bisogna mangiarsi più marchi possibili e partire all’assalto degli altri concorrenti. Di fronte a forze così soverchianti che controllano tutto, politici, giornali, televisioni, ci si sente impotenti. Pensate che macchine da guerra sono con le migliaia di persone che lavorano quotidianamente per fare credere alla gente l’impossibile: che i diabolici OGM sono cosa buona e giusta, che produrre sementi morte che non si riproducono e lasciano strisce di contadini sucidi e nella miseria siano il progresso. Vogliono brevettare la vita e farne un marchio di loro proprietà, praticamente così da diventare i nuovi Dei della nostra era. Ci vogliono far credere che inondare la terra di pesticidi, che inquinano tutto e sono la causa della tragica morìa di api, sia un beneficio per tutti noi. Senza api ci spegneremo tutti lentamente, ma di questo ai padroni della chimica e della farmaceutica non importa nulla, loro devono guadagnare, devono presentare agli azionisti il segno più a fine anno. A loro della vita, della natura, non interessa nulla, ma ci regalano spot meravigliosi, idilliaci, in cui ci dicono quanto è bello e buono quello che fanno. Come fermare questi colossi apparentemente inarrestabili e dalle forze economiche stratosferiche? Le loro bugie hanno le gambe cortissime e senza il loro gigantesco apparato di convincimento non potrebbero prosperare, tanto è assurdo e falso ciò che dicono e fanno. C’è chi spera nella politica ma i suoi tempi sono biblici e troppo spesso la politica, soprattutto ad alti livelli, è direttamente pagata e manipolata da questi soggetti in modo che ad ognuno venga garantita una sostanziosa fetta di torta: ai venditori di armi, chimica e medicinali, ai petrolieri, agli asfaltatori, ai produttori di auto, tutti ottengono la loro parte e agiscono come lobby sulle varie marionette governative. Ma soluzioni per opporsi a tutto ciò ci sono e sono quelle che stanno percorrendo molte persone che agiscono direttamente, senza aspettare una politica che non arriverà probabilmente mai o comunque troppo tardi. Queste persone comprano biologico direttamente dai produttori e sempre più spesso si autoproducono il cibo e l’energia, scoprendo che la prima prevenzione dalla malattie è una vita sana, il più possibile a contatto con la natura, e una sana alimentazione che non è certo quella dei Frollini del Mulino Bianco. Persone che non comprano i prodotti dei Terminator, persone che fanno cultura e aggregazione, che costruiscono alternative reali dal basso perché sanno che rafforzando la comunità e il locale, i mostri non avranno vita facile. Laddove le comunità sono unite e perseguono modelli alternativi di vita e lavoro, per i Terminator la vita è più dura e le loro fandonie fanno fatica ad essere bevute. Bisogna quindi creare orti comunitari, piantare alberi, proteggere varietà antiche, salvaguardare e scambiare sementi come fanno già da anni alcune importanti organizzazioni.  Costruendo una fitta rete di comunità che si riappropriano della basi dell’esistenza, del controllo diretto di ciò che mangiano, dell’energia che gli serve, le persone saranno sempre meno ricattabili e sempre più forti. Sembra una strada lunga e difficile ma è invece quella più breve, fattibile e dai risultati più concreti e duraturi. Certo, bisogna rimboccarsi le maniche e fare, smettendo di lamentarsi o inveire contro questo o quel politico seduti sulla propria poltrona di fronte all’ultimo modello di televisore ultrapiatto di mille pollici e centomila canali. E se lavorate per i Terminator, iniziate a pensare di scollocarvi, l’intero pianeta e i vostri figli e nipoti ve ne saranno grati; e come primo atto per festeggiare il vostro licenziamento, piantate alberi e fatevi un orto biologico.

Fonte: ilcambiamento.it

Più soldi da Big Pharma, più il medico prescrive: ecco le prove

Più soldi un medico riceve dalle aziende farmaceutiche più farmaci brand (di marca) prescrive, anche un solo pasto offerto può fare la differenza. Così recita il sottotitolo di un recentissimo documento di ProPublica.(1) Eppure, malgrado il problema sia assodato, le cose non cambiano.ricetta_medica

L’analisi è (2) uno studio comparativo dei dati relativi ai pagamenti in denaro o altro (pasti) e l’attività prescrittiva dei medici beneficiari. La conclusione è che ricevere compensi a vario titolo comporta una maggiore quantità di prescrizione di farmaci o presidi medicali e soprattutto di prodotti più costosi in quanto sotto copertura di brevetto, i cosiddetti branded. I medici che non avevano ricevuto nulla dalle case farmaceutiche avevano invece una prescrizione più modesta e con meno farmaci griffati. ProPublica è un’organizzazione di giornalisti investigativi indipendenti che lavora indagando sui rapporti fra industria del farmaco e medici negli Stati Uniti.(3) Nel 2010 uscì allo scoperto con la campagna Dollars for Docs,(4) nella quale erano stati messi in rete i nomi di alcuni medici USA con i relativi pagamenti da parte delle case farmaceutiche, per dare modo al pubblico di conoscere le informazioni rese note durante dibattimenti processuali. Con quell’inchiesta uno dei suoi giornalisti vinse il premio Pulitzer. Era un primo tentativo empirico per dimostrare che si prescrivono più farmaci e presidi medicali quando si è stati pagati dall’industria. Nel 2013 ProPublica introduceva il cosiddetto Prescriber Checkup, uno strumento per controllare quanto prescriveva il proprio medico attraverso le assicurazioni statali (Medicare). Nel 2014, da gennaio a dicembre, sono stati pubblicati i dati completi dei pagamenti di tutte le aziende produttrici di farmaci o presidi medicali a tutti i medici USA. Questo è stato possibile tramite il provvedimento denominato Affordable Care Act, altrimenti noto come Sunshine Act. Con questo strumento è stato possibile stabilire con certezza che chi riceve finanziamenti prescrive di più, e viceversa. È stato anche accertato come l’attività prescrittiva dei nuovi prodotti si riferisce spesso a farmaci non innovativi, copia di prodotti già esistenti, nati al solo scopo di erodere quote di mercato. I giornalisti di ProPublica hanno monitorato circa 150mila medici tra quelli che avevano ricevuto più di 1000$ di pagamenti, suddivisi per 5 specialità: medici di famiglia, internisti, cardiologi, psichiatri e oculisti. Tra questi, gli oculisti sono risultati quelli che prescrivono più farmaci branded, seguiti da internisti e medici di famiglia, in coda cardiologi e psichiatri. Attraverso un calcolo statistico si è arrivati a stabilire una correlazione altamente significativa tra medici che ricevono o non ricevono pagamenti e la loro prescrizione di farmaci branded. I medici sono stati divisi in più categorie a seconda dei finanziamenti ricevuti, da uno a più di 5000$. In quest’ultima classe le differenze si sono rivelate più sostanziali. Chi ha ricevuto più di 5000$ in un anno aveva dal 18% al 64% di probabilità in più di prescrivere farmaci branded rispettoalla media. Sono stati definiti very high brand-name prescribers i medici con percentuale di prescrizioni maggiore di almeno due deviazioni standard rispetto alla media per la loro specialità. I medici che avevano ricevuto compensi in danaro avevano da due a tre volte più probabilità di rientrare in questa categoria. L’analisi ha compreso anche l’influenza per diverse forme di pagamento. Ricevere danaro per parlare in pubblico o avere pranzi e colazioni pagati aveva comportato una maggiore attività prescrittiva rispetto al ricevere somme di danaro. Nelle considerazioni finali, ProPublica dichiara onestamente di non conoscere (né aver cercato di stabilire) se vi sia necessariamente una relazione di causa/effetto tra iper prescrizione e finanziamenti ricevuti. In linea teorica è possibile che vi sia soltanto una maggiore fiducia nei farmaci branded da parte di alcuni soggetti e che le case farmaceutiche finanzino di più i medici che già di per sé hanno una maggiore propensione prescrittiva. È possibile che in alcuni casi il medico non sappia che il pranzo gli è stato offerto da un’industria farmaceutica e che sia già un prescrittore di farmaci griffati. Alla fine però una cosa è certa: i medici che hanno ricevuto pagamenti prescrivono da due a tre volte più farmaci costosi e coperti da brevetto, prodotti che non offrono nulla di più dei loro concorrenti. Esistono numerosi studi che attestano come la validità dei farmaci generici sia uguale a quella dei farmaci branded, uno per tutti la ricerca sistematica di Aaron Kesselheim pubblicata nel 2008 su JAMA.(5) I farmaci branded sono pubblicizzati con maggiore forza dei generici e anche se alcuni non hanno una versione generica equivalente, c’è sempre un prodotto non griffato che ha caratteristiche simili. Anche il paziente non percepisce la differenza in quanto a soddisfazione, come una specifica indagine di ProPublica ha testimoniato di recente.(6) L’indagine è stata condotta su 4 statine branded e i loro equivalenti generici e su alcuni farmaci antidepressivi tra i più prescritti. Difficile dunque sostenere che il farmaco branded possieda qualcosa in più del suo equivalente generico. Per Big Pharma, invece, il rapporto fra quantità/qualità delle prescrizioni e danaro ricevuto non esiste. Nel marzo del 2011, in un’indagine condotta da PHRMA (la federazione USA delle ditte farmaceutiche) su 508 medici di tutte le specialità, la maggioranza degli intervistati dichiarava che le prescrizioni sono condizionate solo dalle conoscenze scientifiche e dall’esperienza. Chi prescrive di più lo fa per maggiore attenzione verso i propri assistiti.(7) Al contrario, la ricerca di ProPublica cita numerosi esempi che contraddicono quanto sostenuto da BigPharma. Un medico di famiglia del New Jersey, che aveva ricevuto 66.800$ nel 2014 dalle case farmaceutiche, ha prescritto nel contempo il doppio di farmaci griffati. Più onestamente, un altro medico di famiglia alle soglie dellapensione, che aveva ricevuto 11.700$, ha dichiarato che il suo stipendio sarebbe stato insufficiente senza il contributo dell’ industria. Un terzo medico intervistato, che aveva ricevuto 53.400$, ha minacciato azioni legali affermando che quel contributo professionale era del tutto consentito dalla legge. L’indagine sull’attività prescrittiva dei medici segnala differenze significative da stato a stato, com’era da aspettarsi, ma la consuetudine dei pagamenti è risultata omogeneamente diffusa. Nella ricerca di ProPublica non sono stati inclusi i pagamenti per motivi di ricerca (fanno parte di un’altra indagine), ma solo quelli per dibattiti promozionali, consulenze, viaggi, pasti, regali e altro. Uno dei commenti finali più significativi sottolinea come i pagamenti ai medici producano un circolo vizioso. Più danaro ricevuto, maggiore prescrizione di farmaci costosi da parte di quei medici che riceveranno in futuro più attenzione dalle case farmaceutiche.

Libera traduzione e adattamento di Giovanni Peronato per il gruppo NoGraziePagoIo

  1. https://www.propublica.org/article/doctors-who-take-company-cash-tend-to-prescribe-more-brand-name-drugs
  2. https://static.propublica.org/projects/d4d/20160317-matching-industry-payments.pdf?22
  3. https://www.propublica.org/
  4. https://www.propublica.org/series/dollars-for-docs
  5. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19050195
  6. https://www.propublica.org/article/brand-name-drugs-increase-cost-but-not-patient-satisfaction

7.http://www.phrma.org/sites/default/files/pdf/krcsurveyofphysicians_1.pd

Fonte: ilcambiamento.it

Il TTIP può danneggiare gravemente la salute pubblica…e non solo

Il TTIP, trattato USA-UE su commercio e investimenti, oggetto di negoziati a lungo tenuti segreti, getta molte ombre su temi rilevanti per la salute dei cittadini. Un articolo pubblicato su Epidemiologia&Prevenzione analizza ciò che può mettere a rischio non solo la qualità dei cibi, ma anche l’accesso alle cure sanitarie, le politiche di contrasto ai cambiamenti climatici, la sovranità dei singoli Stati europei. Una minaccia non solo per la salute degli individui, dunque, ma anche per la stessa democrazia in Europa.

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Il potenziale impatto del partenariato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP) sulla salute pubblica è il titolo dall’articolo pubblicato da Epidemiologia & Prevenzione, rivista dell’Associazione italiana di epidemiologia, a firma di Roberto De Vogli e Noemi Renzetti (University of California Davis, US) in cui vengono passati in rassegna i diversi capitoli del TTIP che potrebbero interagire con la tutela della salute dei cittadini europei. Il TTIP, versione europea dei trattati di libero commercio (NAFTA e TPP) già in vigore dall’altra parte del mondo, è un documento complesso. Gli autori analizzano i possibili effetti sulla salute dell’introduzione del Trattato scandagliandone meticolosamente il testo, mettendo a confronto le opinioni di sostenitori e detrattori, e sostanziando la loro analisi con esempi concreti.

ACCESSO AI FARMACI E ALL’ASSISTENZA SANITARIA

In teoria, favorendo gli scambi tra le due sponde dell’Oceano e promuovendo una maggiore cooperazione tra le istituzioni governative che sovrintendono alle politiche dei farmaci, il TTIP potrebbe migliorare la cooperazione scientifica nella ricerca farmacologica e ridurre la duplicazione di processi. Ma il capitolo sulla proprietà intellettuale e sugli aspetti commerciali ad essa connessi, che estendono il monopolio dei brevetti, porterebbe a un aumento dei prezzi dei medicinali e, in ultima istanza, a diminuire l’accesso alle cure, soprattutto dei soggetti più svantaggiati. Non solo. Una possibile minaccia viene dal capitolo relativo all’accordo sui servizi che, oltre a prevedere l’apertura dei servizi sanitari pubblici alla concorrenza, anche privata, comprende una clausola cosiddetta «antiarretramento», che impedisce a servizi pubblici che siano stati privatizzati di ritornare in mano pubblica, configurando «una grave violazione contro la libertà delle nazioni di scegliere il proprio sistema sanitario di preferenza».

CONSUMO DI ALCOL E TABACCO

Episodi già verificatisi in diverse parti del mondo dimostrano come politiche attuate per limitare il consumo di alcol e tabacco siano state attaccate in quanto considerate ostacoli al libero commercio. Una situazione aggravata dal capitolo del TTIP riguardante le controversie tra investitori e singoli Stati, che consente agli investitori stranieri di citare in giudizio, di fronte a tribunali internazionali privati, gli stati che abbiano approvato una legge in grado di ridurre il valore del loro investimento. «Un meccanismo che le multinazionali del tabacco hanno già mostrato di essere ben predisposte a sfruttare» sottolineano De Vogli e Renzetti ricordando il caso dell’Uruguay, citato in giudizio da Philip Morris nel 2010 per aver apposto immagini shock sui pacchetti di sigarette a fini dissuasivi.

PATOLOGIE CORRELATE ALLA DIETA E L’AGRICOLTURA

Spingere verso regimi normativi meno restrittivi nel commercio è uno degli obiettivi del TTIP che potrebbe avere riflessi negativi sia sui consumi alimentari sia sulla sicurezza degli alimenti. L’esempio del Messico è illuminante: dalla introduzione del NAFTA, nel 1994, e il conseguente aumento della presenza nel Paese di multinazionali del fast food e dei soft drink, il Messico è al secondo posto nel mondo per consumo di bevande zuccherate e ha una delle più alte prevalenze di diabete nel Pianeta. Ma c’è un altro rischio, questa volta collegato al capitolo “misure sanitarie e fitosanitarie” che riguarda le norme sulla presenza negli alimenti di additivi alimentari, contaminanti, tossine. Il pericolo è che le norme europee vengano annacquate per avvicinarsi a quelle, notoriamente meno restrittive, d’Oltreoceano. Potrebbero così aumentare le importazioni non solo di cibi geneticamente modificati, ma anche di carni bovine trattate con ormoni e di polli trattati con il cloro(pratiche permesse negli Stati uniti).

SALUTE AMBIENTALE

«Il più grave effetto sulla salute del TTIP presumibilmente riguarda la sua capacità di influenzare le politiche ambientali» sostengono gli autori. Per esempio, le disposizioni in merito alle controversie tra investitori e Stati «potrebbero molto probabilmente essere sfruttate da grandi aziende di combustibili fossili per citare in giudizio quei governi che cercano di limitare l’estrazione e l’esportazione dei combustibili stessi», in contraddizione con gli impegni appena presi dalla conferenza sul clima di Parigi.

PROFITTO VS SALUTE 

Gli autori concludono con una valutazione delle possibili ricadute del TTIP sulle politiche interne degli Stati, portando come esempio anche quanto già verificatosi in altri Paesi dove da anni sono in vigore simili trattati di libero scambio (come il NAFTA in Nordamerica). «La nostra analisi» affermano «dimostra come, nonostante i promotori del TTIP sostengano che il trattato produrrà effetti vantaggiosi su fattori in grado di migliorare la salute, come la crescita economica e l’occupazione, l’evidenza storica documenti invece che le politiche di liberalizzazione commerciale tendono a incrementare le disuguaglianze economiche e, con esse, la possibilità di accedere alle cure». E chiosano: «La politica commerciale non dovrebbe considerare le regole dirette a tutelare la salute pubblica come ostacoli tecnici al commercio, e il “diritto a trarre profitto” non dovrebbe avere la priorità sul “diritto alla salute”».

Nell’editoriale che accompagna l’articolo di De Vogli e Renzetti sullo stesso fascicolo di Epidemiologia & Prevenzione, Paolo Vineis, noto epidemiologo italiano che lavora all’Imperial College di Londra, mostra con esempi ben documentati che tutte le strategie razionali per far fronte ai cambiamenti climatici e alla diffusione delle malattie non trasmissibili (co-benefit) vanno in una direzione opposta a quella neoliberista implicita nei trattati internazionali come il TTIP.

La campagna Stoop TTIP Italia organizza per il 7 maggio una mobilitazione nazionale a Roma: QUI gli aggiornamenti

Fonte: ilcambiamento.it

Big Sugar e i mercanti del dubbio

C’è l’industria dei farmaci, dell’agroalimentare, del tabacco, del petrolio e c’è anche… Big Sugar. Secondo il documentario “Merchants of doubt” è da lì, da loro che tutti hanno imparato a manipolare opinione pubblica e decisori piegandoli agli scopi del mercato.zucchero_carie

I ricercatori dell’Università della California, sede di San Francisco, hanno analizzato (leggi qui lo studio integrale) 319 documenti interni di industrie dolciarie, fatti girare dal 1950 al 1971, momento chiave per le regole di salute pubblica che riguardavano proprio il problema dello zucchero e della carie dentaria. La loro conclusione è stata pubblicata su PLoS Medicine e ha rivelato ciò che loro stessi dicono essere stato l’esempio di come agiscono i “mercati del dubbio” (definizione che ha dato il titolo al documentario appena uscito). A farlo notare è Lindsay Abrams, autrice per Salon. I soggetti coinvolti nel commercio dello zucchero sapevano fin dagli anni ’50 i danni che esso comportava per i denti – sostengono gli autori dello studio – e si erano anche accorti che il metodo migliore consigliato dai dentisti per evitare le carie era quello di ridurre il consumo di zucchero. Le prove erano troppo evidenti per essere ignorate, così l’industria architettò un piano per distogliere l’attenzione dalle politiche di riduzione del consumo di zucchero. Vennero finanziato costosi e complicati esperimenti (falliti) sostenendo che sarebbero stati ridotti gli effetti dannosi e l’industria ha fatto in modo che i programmi di ricerca statali seguissero quella strada. La natura di quegli esperimenti ha dimostrato che l’industria stava cercando di fare tutto il possibile pur di non accettare l’ovvio, cioè la necessità di raccomandare alla gente di ridurre il consumo di zucchero. L’industria ha portato avanti ricerche per un improbabile vaccino contro le carie e per sviluppare un enzima che si sarebbe potuto aggiungere ai cibi per ridurre l’impatto dello zucchero sui denti. “Perché la gente dovrebbe rinunciare al piacere?” si chiedeva in un articolo il professor Bertram Cohen, che guidava i progetti di ricerca. “E’ ovviamente meglio eliminare gli effetti dannosi”. Quell’articolo, fa notare lo studio pubblicato su PLoS, non faceva menzione del fatto che il lavoro di Cohen era finanziato dall’industria del cioccolato e dei dolci. “Si potrebbe dire, sulla base della logica e delle evidenze, che eliminando il consumo di zucchero si eliminerebbe il problema perché si eliminerebbe ciò di cui i batteri delle carie si nutrono” aveva detto a suo tempo il direttore scientifico del NIDR, il National Institute of Dental Research (oggi National Institute of Dental and Craniofacial Research). “Ma bisogna essere realisti” aveva aggiunto. “Benchè ciò sia stato dimostrato su modelli animali, non è praticabile come misura di salute pubblica”. Il National Caries Program (NCP), lanciato nel 1971 con l’obiettivo di eradicare la carie nel giro di un decennio, si è poi chiuso ignorando tutte le strategie per limitare il consumo di zuccheri e non aveva nemmeno individuato i test che avrebbero potuto stabilire quali cibi erano più dannosi per i denti. Il programma si rivelò un fallimento e non fu una sorpresa; gli autori dissero che la carie dentaria, benchè largamente prevenibile, restava un problema cronico per i bambini americani. E lo è tuttora. E gli autori dello studio dichiarano anche che l’industria continua a sostenere come, al massimo, le politiche di salute pubblica debbano concentrarsi sulla riduzione degli effetti deleteri dello zucchero anziché sulla riduzione del consumo di zucchero stesso. “Queste tattiche sono molto simili a quelle già messe in atto dall’industria del tabacco” spiega Stanton Glantz, co-firmatario dell’articolo. E quelle multinazionali non sono più ammesse a partecipare alle discussioni dell’Oms. “Le nostre conclusioni vogliono essere una sveglia per i governi e i decisori”. Si auspica che lo siano. Anche perché, oltre alle carie, occorrerebbe considerare gli effetti deleteri che il consumo di zucchero ha sull’organismo umano in generale.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Farmaci, venti consigli per l’estate

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L’estate è arrivata, e per l’occasione l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha diramato una serie di semplici regole da osservare per conservare, trasportare e assumere in tutta sicurezza i farmaci durante la stagione calda. Eccoli riassunti nel “ventalogo” diffuso dall’Agenzia (mentre per gli approfondimenti è possibile consultare il dossier su Farmaci & Estate sul sito dell’Aifa).

1. Qualora l’aspetto del medicinale che si utilizza abitualmente appaia diverso dal solito o presenti dei difetti (presenza di particelle solide in sospensione o sul fondo, cambio di colore o odore, modifica di consistenza), consulta il medico o il farmacista prima di assumerlo. Tieni presente che non sempre l’aspetto, l’odore o il colore del medicinale rivelano se si è verificata un’alterazione. Pertanto non assumerlo se hai dubbi sull’integrità del prodotto. Segnala al medico qualsiasi malessere, anche lieve, in concomitanza con una terapia farmacologica, perché non tutti i farmaci possono avere effetti facilmente correlabili al caldo.

2. Nel caso di un farmaco presente in diverse forme farmaceutiche e in assenza di specifiche controindicazioni (ad esempio la difficoltà di deglutizione), sono preferibili le formulazioni solide rispetto a quelle liquide che, contenendo acqua, sono in genere maggiormente sensibili alle alte temperature (termolabili).

3. Per essere certo di conservare il medicinale nel modo corretto, leggi attentamente le modalità di conservazione indicate nelle informazioni del prodotto. Qualora queste non siano specificate, conserva il medicinale in luogo fresco e asciutto a una temperatura inferiore ai 25°.

4. Nel caso non sia possibile conservarlo in frigo e, in caso di viaggi o soggiorni fuori casa, trasportalo in un contenitore termico. Agenti atmosferici come eccessiva luce e/o sbalzi di temperatura possono infatti deteriorare i medicinali. Evita sempre, comunque, di esporli a fonti di calore e a irradiazione solare diretta.

5. Se esponi i medicinali per un tempo esiguo (una o due giornate) a temperature superiori a 25° non ne pregiudichi la qualità, ma, per un tempo più lungo, ne riduci considerevolmente la data di scadenza. Se invece la temperatura di conservazione è specificatamente indicata, non rispettarla potrebbe addirittura renderli dannosi per la salute.

6. Evita l’uso di contenitori (portapillole) non esplicitamente destinati al trasporto di farmaci, in quanto potrebbero facilmente surriscaldarsi o rilasciare sostanze nocive ed alterare così le caratteristiche del medicinale. Estrai dal contenitore originale (flacone, blister, etc) solo la dose destinata alla somministrazione quotidiana

7. Se acquisti farmaci, non tenerli per ore in auto al caldo e portali a casa appena puoi. Se hai bisogno di conservare i medicinali di emergenza in auto, chiedi al tuo farmacista di consigliarti un contenitore sicuro che ti consentirà di mantenere il farmaco alla corretta temperatura. Anche farmaci comuni possono produrre effetti potenzialmente dannosi se esposti a temperature troppo elevate.

8. Se soffri di una patologia cronica come il diabete o di una malattia cardiaca, un’alterazione di una dose di un farmaco fondamentale, come l’insulina o la nitroglicerina, può essere rischiosa. Ricorda che i farmaci a base di insulina vanno conservati in frigorifero. In caso di lunghi viaggi o se hai necessità di tenerli in auto per emergenza, conservali in un contenitore sicuro che li mantenga alla giusta temperatura. Presta particolare attenzione anche con gli antiepilettici e gli anticoagulanti. Piccole modificazioni in farmaci come questi possono fare una grande differenza per la tua salute. Alcune alterazioni che potrebbero verificarsi in antibiotici e/o aspirina potrebbero causare danni ai reni o allo stomaco. Ma non è tutto: una crema a base di idrocortisone, ad esempio, per effetto del calore potrebbe separarsi nei suoi componenti e perdere di efficacia.

9. Se utilizzi farmaci in forma pressurizzata (spray), evitane l’esposizione al sole o a temperature elevate e utilizza contenitori termici per il trasporto.

10. Qualsiasi tipo di striscia per test diagnostici, come ad esempio quelle utilizzate per verificare i livelli di zucchero nel sangue, la gravidanza o l’ovulazione, è estremamente sensibile all’umidità, che potrebbe causarne l’alterazione e dare una lettura non corretta. Evita di conservarle in luoghi umidi o eccessivamente caldi.

11. I farmaci per la tiroide, i contraccettivi e altri medicinali che contengono ormoni sono particolarmente sensibili alle variazioni termiche. Questi sono a volte a base di proteine, che per effetto del calore cambiano proprietà. Anche in questo caso conservali in ambienti freschi e a temperatura costante.

12. Sebbene sia difficile immaginare temperature di congelamento in piena estate, tieni presente che anche il freddo eccessivo può causare alterazioni dei farmaci. L’insulina, ad esempio così come i farmaci in sospensione, possono perdere la loro efficacia se congelati. Non conservali a temperature inferiori ai 2° C.

13. Non inserire farmaci diversi in una sola confezione e non mescolarli in uno stesso contenitore per risparmiare spazio in valigia: potresti avere poi delle difficoltà a riconoscere la data di scadenza, la tipologia del medicinale e il dosaggio.

14. Se devi affrontare un lungo viaggio in auto, trasporta i farmaci nell’abitacolo condizionato e/o in un contenitore termico. Evita invece il bagagliaio che potrebbe surriscaldarsi eccessivamente.

15. Durante il viaggio in aereo, colloca i farmaci nel bagaglio a mano. In caso di flaconi liquidi di medicinali già aperti, mantienili in posizione verticale. Se sei in terapia con farmaci salvavita porta in cabina tali medicinali con le relative ricette di prescrizione, poiché potrebbe essere necessario esibirle nelle fasi di controllo.

16. Se devi necessariamente spedire dei medicinali scegli sempre le compresse o comunque forme solide.

17. Alcuni farmaci possono causare reazioni da fotosensibilizzazione (reazioni fototossiche o fotoallergiche che solitamente sono costituite da manifestazioni cutanee come dermatiti, eczemi, ecc.) a seguito dell’esposizione al sole. Controlla attentamente le istruzioni in caso di assunzione di: antibiotici (tetracicline, chinolonici), sulfamidici, contraccettivi orali (pillola), antinfiammatori non steroidei (Fans), prometazina(antistaminico).

18. Evita l’esposizione al sole dopo l’applicazione di gel/cerotti a base di ketoprofene (fino a due settimane dopo il trattamento) o creme a base di prometazina, queste ultime spesso utilizzate per le punture di insetti o allergie cutanee; in caso lava accuratamente la zona interessata, in modo da evitare la comparsa di macchie o, peggio, vere e proprie ustioni. Per tutti gli altri medicinali in forma di gel/crema verificane la compatibilità con l’esposizione al sole.

19. Il caldo può provocare l’abbassamento della pressione anche in soggetti ipertesi, pertanto la terapia dell’ipertensione arteriosa(ACE inibitori in associazione o meno con diuretici, sartani, calcio antagonisti, diuretici, beta bloccanti, bloccanti dei recettori alfa adrenergici) e di altre malattie cardiovascolari potrebbe richiedere un riadattamento da parte del medico/specialista nel periodo estivo. Tieni presente che le terapie in corso non vanno mai sospese autonomamente; una sospensione anche temporanea della terapia senza il controllo del medico può aggravare severamente uno stato patologico. È opportuno, inoltre, effettuare un controllo più assiduo della pressione arteriosa.

20. Intorno agli occhi, nel periodo estivo, non utilizzare prodotti che con il calore potrebbero entrare a contatto con la superficie oculare (creme o pomate non idonee all’uso oftalmico).

Fonte:  Aifa

 

Alla ricerca della salute con le erbe spontanee

“Nella frenesia della vita moderna, spesso dimentichiamo che la salute è un concetto complesso, e ci affidiamo con fiducia ai farmaci. Per mantenere una salute in equilibrio, possiamo però anche riprendere in mano il sapere perduto sulle erbe, partendo proprio dalle erbe commestibili”. Ortica, tarassaco, malva, alliaria, borsa del pastore, piantaggine, acetosa, sono solo alcune delle piante commestibili presenti sui nostri prati.ortica

Finalmente, dopo un lungo inverno, la primavera si mostra nel suo splendore e nella sua ricchezza: i prati sono puntellati di fiori e colori. Molte delle erbe spontanee che siamo soliti identificare come ‘erbacce’, sono in realtà erbe con ottime potenzialità culinarie e curative, alleate dell’uomo nell’alimentazione e nella salute da secoli. Prendiamo ad esempio il Taraxacum officinale, ovvero il comunissimo dente di leone, anche chiamato piscialetto o soffione. Pianta appartenente all’ampia famiglia delle composite, è un’erba amara dall’umile fiore giallo, oggi perlopiù snobbata: fino a pochi decenni fa era un ingrediente frequentissimo delle cure di primavera, cure di disintossicazione dopo il lungo inverno per mezzo di erbe amare, che stimolano il pancreas e puliscono il sangue. Utilizzato in insalata e come ingrediente base per torte di verdure, oltre ad essere facilmente reperibile in ogni campo, è pregevole dal punto di vista fitoterapico poiché è diuretico, digestivo, dato l’alto contenuto di sostanze amare, e svolge un’azione benefica su stomaco, fegato, pancreas e intestino. La dicitura botanica ‘officinale’, fa infatti riferimento alle ‘officine’, cioè alle farmacie dove un tempo le piante di interesse terapeutiche venivano elaborate sotto forma di preparati. Unguenti, compresse, o semplicemente la droga secca, cioè la parte della pianta di interesse fitoterapico, fatta essiccare per garantire nel tempo le proprietà.santa_ildegarda

La storia delle erbe, accompagna la storia della salute dell’uomo, un concetto complesso che nell’antichità era inteso come un equilibrio di diversi fattori fisici e psichici. Il grande medico del II secolo Galeno di Pergameno, le cui teorie hanno influenzato per un millennio la medicina, e sono attuali ancora oggi per chi intende la salute in un senso olistico, basava le sue cure sulla teoria umorale. Quattro umori: malinconico, collerico, flemmatico e sanguigno, influenzati da diverse secrezioni umorali e biliose. La ricerca della salute e della cura attraverso la conoscenza delle erbe medicinali, fu portata avanti con perizia da Santa Ildegarda di Bingen, badessa, mistica, filosofa e grande donna di medicina che classificò le piante proprio sulla base delle teorie umorali. Nel suo libro “Causae et curae” (Libro delle cause e dei rimedi), Ildegarda passa in rassegna diverse malattie e rimedi possibili, presentando una serie di ricette fitoterapiche, che ci presentano un mondo animato dalla viriditas, cioè la verdezza, la forza della vita, identificata nel colore verde delle piante, che quando viene a mancare, porta alla malattia. Nella frenesia della vita moderna, spesso dimentichiamo che la salute è un concetto complesso, e ci affidiamo con fiducia ai farmaci. Per mantenere una salute in equilibrio, possiamo però anche riprendere in mano il sapere perduto sulle erbe, partendo proprio dalle erbe commestibili. Quanta saggezza nel detto “sei ciò che mangi”, ed è infatti dall’alimentazione che l’uomo trae la salute primari. Reperti dell’età lasciano intendere che i primi medicinali erano gli alimenti stessi.malva

L’utilizzo di erbe spontanee è correlato anche all’alimurgia, termine coniato da Giovanni Targioni-Tozzetti nel 1767, che indica lo studio delle soluzioni da ricercare in caso di “urgenza alimentare”. In tempi di carestia, la capacità di riconoscere piante spontanee di cui cibarsi, è stata salvifica. Prendiamo ad esempio un erba spontanea quale lo spinacio selvatico “buon Enrico” (Chenopodium bonus-henricus) il suo nome è dovuto all’aneddoto che vede il sovrano Enrico IV di Navarra aprire i cancelli del parco reale, ricco di erbe selvatiche, per sfamare la popolazione. Ortica, tarassaco, malva, alliaria, borsa del pastore, piantaggine, acetosa, sono solo alcune delle piante commestibili presenti sui nostri prati. Non solo buone da mangiare, ma ottime per la salute. Riconoscere le piante spontanee ci consente di assicurarci un raccolto pur non essendo contadini, di entrare in contatto con la natura, seguire i cicli delle stagioni. Non serve andare lontano dalle città, basta inoltrarsi lontano da strade trafficate, in angoli di campagna, lungo i fiumi o sentieri, facendo attenzione di trovarsi in territori poco inquinati. Con un atlante di riconoscimento erbe, vi sarà facile identificare le erbe più semplici, ma attenzione alle erbe velenose e ai rischi di confusione!

Fonte: il cambiamento

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In Francia uno studio dimostra che anche l’acqua in bottiglia contiene tracce di pesticidi e farmaci

Tracce di pesticidi e farmaci nell’acqua minerale in bottiglia analizzata in Francia. I dati sono stati diffusi dalle associazioni Fondation Danielle Mitterrand France Libertés 60 millions de consommateurs.

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In Francia hanno analizzato l’acqua che scorre dal rubinetto e l’acqua minerale imbottigliata di diverse marche giungendo alla conclusione che questa contiene tracce di pesticidi e farmaci. Lo studio è stato pubblicato sul mensile dell’associazione e non sono state rese note le quantità di contaminanti ritrovati, il che ha iniziato a creare un clima di polemica. In otto campioni su dieci dell’acqua di rubinetto è stato rilevato almeno una sostanza contaminante ma la situazione è stata giudicata più grave per l’acqua in bottiglia poiché su 47 campioni analizzati in 10 sono stati riscontrati tracce di pesticidi e farmaci e nel 10% tracce di tamoxifene ormone sintetico usato per la cura del cancro al seno.
Le sostanze ritrovate nell’acqua in bottiglia sono state 85 tracciate grazie a sofisticati sistemi di analisi e compaiono tra esse: pesticidi, farmaci e perturbatori endocrini. Si chiedono le due associazioni: com’è possibile che pesticidi e farmaci siano ritrovati in acque che dovrebbero essere particolarmente protette? Dunque la richiesta è di un Manifesto per le acque potabili che tenga conto del rapido evolversi delle sostanze inquinanti e che condivida meglio e più velocemente tutte le informazioni inerenti.

I risultati sono stati contestati dagli imbottigliatori di acque e il laboratorio ha ripetuto le analisi che hanno confermato le prime. Per 60 millions de consommateurs non c’è da fare polemica ma da affrontare molto seriamente la questione.

La lista delle acque analizzate:

Hepar – Eau minérale naturelle – Mont Roucous – Eau minérale naturelle – Saint Amand Eau minérale naturelle – Vittel – Eau minérale naturelle – Volvic – Eau minérale naturelle Carrefour Discount – Eau minérale naturelle avec adjonction naturelle de gaz carbonique – Cora – Eau minérale naturelle naturellement gazeuse
Cristaline – Eau de source avec adjonction de gaz carbonique – La Salvetat – Eau minérale naturelle avec adjonction de gaz carbonique – St Yorre – Eau minérale naturelle naturellement gazeuse
Eaux de sources plates :
Aquarel Nestlé source Des Acacias – Auchan source Roche des Écrins – Casino source Roche des Écrins – Carrefour Discount source Céline- Carola source Carola – Cora source Beaupré – Cristaline sources Céline, Chantereine, Cristal-Roc, Elena, Aurele – Dia source Roche des Écrins – Éco+ source Laqueuille – Leader Price Volcania source La Montille – Leclerc (Marque Repère) source Laqueuille – Lidl source Cristal-Roc – Monoprix source Des Pins – Ondine Intermarché source Saint-Benoît – Rosée de la Reine source Rosée de la Reine – Saint-Georges source Saint-Georges – U source Roche des Écrins
Eaux minérales plates
Auchan source Orée du Bois – Carrefour source Montclar – Contrex source Contrex – Courmayer source Courmayer – Évian source Évian – Leader Price source Fonte Caudana – Leclerc (Marque Repère) source De la Versoie – Montcalm source Montcalm – Thonon source Thonon – Wattwiller source Wattwiller
Eaux minérales gazeuzes
Badoit source Saint-Gamier – Perrier source Perrier – Quezac source Diva – San Pellegrino source Bron S. Pellegrino
Eaux de souce gazeuses
Carola source Carola – Ondine (Intermarché) source Saint-Benoît

La lista delle 85 molecole ritrovate:

Phtalates : Diméthylphtalate (DMP), Di octylphtalate (DOP), Di 2-éthylhexylphtalate (DEHP), Butylbenzylphtalate (BBP), Di butylphtalate (DBP), Di isobutylphtalate (DIBP), Diéthylphtalate (DEP).
Médicaments : Tamoxifene, Diclofenac, Tramadol, Ceftriaxone, Ciprofloxacin, Clarithromycin, Ofloxacine, Piperacillin, Pristinamycin IIA, Sulfamethoxazole, Trimethoprime, Sertraline, Prednisolone, Ketoprofen, Buflomedil, Cyamemazine, Furosemide, Bezafibrate, Atenolol, Losartan, Naftidrofuryl, Pravastatin, Carbamazepine, Oxazepam, Fluoxetine, Diosmin, Propanolol, Epoxycarbamazepine, Erythromycine, Fenofibric acid.
Perturbateurs endocriniens (dont hormones utilisées dans un cadre médical) : Bisphenol A, Prednisone, Biochanine_A, Coumestrol, Daidzeine, Formononetine, Ethylhexyl diphenyl phosphate, Tributyl_phosphate, Triphenyl_phosphate, Tripropyl_phosphate, Tris(2-butoxyethyl)phosphate, Tris(2-chloroethyl)phosphate, Tris(2-chloroisopropyl)phosphate, Tris(2-ethylhexyl)_phosphate, Tris(dibromopropyl)phosphate, Progesterone, Testosterone, Levonorgestrel, Norethindrone.
Pesticides : 2,4-D, 2,4-MCPA, Ametryne, Atrazine, Bentazone, Carbofuran, Chlortoluron, Cyanazine, Desethyl-terbuthylazine, Diflufenicanil, Dinoseb, Diuron, Hydroxyatrazine, Imidacloprid, Isoproturon, Linuron, MCPP, Metazachlore, Methabenzthiazuron, Metobromuron, Metolachlore, Metoxuron, Monolinuron, Oxadixyl, Piperonyl_butoxide, Prometon, Propazine, Sebuthylazine, Sebuthylazine-desethyl, Secbumeton, Simazine, Tebutame, Terbuthylazine, Terbutryne.

Fonte:Au feminin