Riciclo creativo: lo stuoino fai-da-te con i tappi di sughero

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Gli italiano amano il vino e si consumano 48 litri pro capite all’anno. Immaginate quante bottiglie si stappano e quanti tappi si buttano nella spazzatura. E se invece fossero riutilizzabili? E’ doveroso premettere che il sughero, essendo materiale organico, può essere inserito tra i rifiuti umidi-organici, invece di terminare nell’indifferenziato. Numerosi Comuni stanno perfezionando accordi con consorzi per il recupero del sughero ma nell’attesa, perché non trasformare questi “scarti” in qualcosa di utile? Perché non provare a ricavarne un oggetto di arredamento, come ad esempio uno stuoino? Realizzarlo è molto semplice: un metodo è quello di procurarsi una scatola delle dimensioni adatte (va bene anche una bacheca da muro), riempirla di tappi incastrandoli tra loro in senso verticale. Potrà diventare un tappetino per uscire dalla doccia, ad esempio. Un altro metodo, un po’ più articolato, consiste nel tagliare i tappi a metà, in senso longitudinale e incollarli (tra loro e sulla base) con colla a caldo su una base rigida o semi-rigida (un tappetino di plastica). I tappi dovranno avere tutti la stessa lunghezza per combaciare correttamente, pertanto andrà fatto uno scrupoloso lavoro di aggiustamento con un taglierino, prima di passare ad incollarli. Alla fine si livella passando della carta abrasiva, così da levigarli ed eliminare eventuali residui di colla.Cork-Bath-Mat2-250x150

Il tappeto non è l’unica soluzione per riciclare il sughero. Questo materiale, infatti, si rivela un ottimo concime per le piante e, con un pizzico di creatività, può dar vita a oggetti decorativi come ghirlande natalizie, animaletti per far giocare i propri bambini, etichette per le piante in vaso sul terrazzo, sottopentola o,sfruttando la sua consistenza morbida, come puntaspilli o porta-orecchini.

 

Fonte: tuttogreen

Estate, i consigli ‘salva-api’ di Greenpeace

Dall’alveare fai-da-te al giardinaggio. La campagna di Greenpeace per salvare le api ha dato vita ad una community che, da ogni parte d’Italia, ha deciso di fare rete per proteggere gli insetti più preziosi per l’agricoltura e per il nostro cibo. L’associazione fornisce anche le istruzioni per un’estate ‘Salva-api’.api_fiore3

70 mila firme su www.SalviamoLeApi.org, 1140 retweet con l’hashtag #SOSapi, tantissime foto da balconi, orti e giardini con il cartello “Qui api al sicuro” e milioni di persone raggiunte su Facebook. In meno di due mesi, la campagna di Greenpeace per salvare le api ha dato vita a una community che, da ogni parte d’Italia, ha deciso di fare rete su Internet e nelle proprie città per proteggere gli insetti più preziosi per l’agricoltura e per il nostro cibo: gli impollinatori. Un progetto che integra Web e mobilitazione al di fuori della rete. Così http://www.SalviamoLeApi.org parte dalla petizione on-line rivolta al ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Nunzia De Girolamo, per poi passare a una lista di azioni che il singolo utente può mettere in atto a casa sua per salvare le api. Per un’estate Salva-api, quindi, basterà un computer e un po’ di ingegno, le istruzioni le fornisce Greenpeace. Di seguito la lista delle azioni Salva-api:

1. La petizione

Firma la petizione su http://www.SalviamoLeApi.org e manda al ministro Nunzia De Girolamo l’e-mail con le richieste di Greenpeace: vietare l’uso di tutti i pesticidi dannosi per api e impollinatori, investire nella ricerca e nello sviluppo di pratiche agricole sostenibili e non nell’agricoltura industriale dipendente dalla chimica. Dal lancio della campagna, sono già quattro i pesticidi killer delle api parzialmente banditi dall’Unione europea: imidacloprid, thiametoxam, clothianidin e fipronil.alveare3

2. La foto-community “Qui api al sicuro”

Se non utilizzi pesticidi chimici nel tuo giardino, orto o balcone allora puoi entrare in azione scaricando il cartello Salva-api. Stampa il cartello con il messaggio “Qui api al sicuro” e mettilo nel tuo spazio verde. Scatta una foto e diffondila su Facebook e Twitter utilizzando #SOSapi. Inviando la foto all’indirizzo e-mail salviamoleapi.it@greenpeace.org, l’immagine entrerà a far parte dell’album di Greenpeace su Facebook. Con questa iniziativa farai parte della community e ci aiuterai a diffondere il messaggio.

3. Raccolta firme e volantino

Entra in azione scaricando il modulo di raccolta firme e il volantino informativo della campagna. Potrai coinvolgere i tuoi amici, parenti e vicini facendogli firmare la petizione e grazie al volantino porterai il messaggio di Greenpeace nei bar, nelle scuole e fra i tuoi contatti. Per scaricare il modulo e il volantino

4. Giardinaggio salva-api.

Fai scelte sostenibili con i fiori amici delle api. Perché piantare il solito geranio quando puoi aiutare le api con Calendula, Lupinella e Facelia? Su http://www.SalviamoLeApi.org > Fai scelte sostenibili > Voglio sapere quali semi piantare Greenpeace fornisce l’elenco dei fiori dove le api e gli altri insetti impollinatori possono trovare polline e nettare per nutrirsi. Più di 1500 utenti hanno già scaricato l’elenco di Greenpeace.greenpeace_api_sicuro

5. L’alveare per le api selvatiche

Se hai una buona praticità e hai voglia di rimboccarti le maniche, le api in fuga dai pesticidi killer hanno bisogno di un rifugio. Per costruire con le tue mani un rifugio per api selvatiche, vai su http://www.SalviamoLeApi.org > Fai scelte sostenibili > Come costruire un alveare per api selvatiche. Per prima cosa trova un posto tranquillo e riparato. Scegli aree vicine a campi con fiori come papaveri, fiordaliso o bocche di leone, il miglior nutrimento per far crescere le piccole api sane e forti. Infine costruisci una cornice esterna in legno, all’interno posiziona dei ceppi di quercia o faggio (dove avrai già praticato dei piccoli fori) oppure un mattone cavo. In aggiunta utilizza canne di bambù e piccoli ramoscelli.

Fonte: il cambiamento

Il latte di cocco, le proprietà per la salute e la bellezza e la ricetta per farlo in casa

Il latte di cocco è un prodotto naturale che a integrazione di una corretta alimentazione può apportare moltissimi benefici, ma bisogna consumarlo con molta attenzione e scegliendo bene il frutto.

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Il latte di cocco è una miniera di proprietà, è antiossidante grazie alla presenza di selenio e contribuisce a prevenire le infiammazioni articolari; con il fosforo e magnesio ci aiuta a mantenere sane forti le ossa e previene anche l’osteoporosi mentre grazie alla fibre contenute nella polpa del frutto si presta a essere un aiuto per chi desidera perdere peso regalando la sensazione di stomaco pieno a lungo. Alleato della bellezza, il latte di cocco è un vero toccasana se applicato fresco sulla pelle, la idrata e tonifica, ripara i danni delle rughe e protegge lievemente dai raggi del sole. I grassi saturi che si trovano nel latte di cocco, infine proteggono il sistema cardiovascolare tanto che le persone che nella loro dieta hanno integrato grandi quantità di cocco sono quelle che hanno meno possibilità di avere malattie cardiache. Ottima anche l’acqua di cocco che si trova disponibile immediatamente non appena viene aperto il frutto e che è priva di colesterolo e ha pochissime calorie. Fin qui le splendide proprietà de latte di cocco, ma attenzione al suo consumo, però perché a meno che non ve lo autoproduciate, va acquistato già pronto e ecco che si presentano almento tre problemi. Il primo riguarda il contenitore in cui viene venduto il latte di cocco e sopratutto nel caso sia una lattina di alluminio rivestita all’interno, potrebbe contenere BPA, il Bisfenolo A intrferente endocrino; la seconda raccomandazione riguarda e presenza della gomma di guar, usata come addensante e che potrebbe dare fastidi a chi è intollerante e la presenza del fruttosio per chi soffre di malassorbimento da fruttosio il che riguarda almeno il 40% della popolazione dei paesi occidentali. Dunque, prima di acquistare il latte di cocco confezionato è bene legger l’etichetta per scoprire se la lattina è rivestita di pellicola interna, se è presente il guam o fruttosio. Diversamente ci sono prodotti assolutamente naturali in commercio e anche provenienti da coltivazioni biologiche e equo solidali. Infine ecco la ricetta per fare dell’ottimo latte di cocco in casa con fiocchi di cocco disidratato privo di zucchero o proprio con il frutto fresco.

Ricetta latte di cocco con cocco disidratato

4 tazze di acqua

1,5 – 2 tazze di fiocchi di cocco non zuccherato

procedimento: Riscaldare l’acqua fino a renderla molto calda ma non deve bollire. Mettere i fiocchi di cocco in un bicchiere di un capiente frullatore e aggiungere l’acqua calda, lasciare frullare fino a che non si arriva a una soluzione densa e cremosa. Filtrare il latte da un colino a maglie molto strette o attraverso un telo di lino bianco. Bere subito. Si può conservare in frigo per 2-3 giorni. Con il cocco fresco il procedimento è il medesimo.

Fonte:  natural cure not medicine, Chris Kresser

Pannelli solari fai da te: una speranza per l’Africa?

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Per molti in Africa l’accesso all’elettricità è decisamente limitato. La costruzione delle infrastrutture non è riuscita a tenere il passo con la diffusione massiva di cellulari e non è quindi insolito che per trovare un punto dove ricaricare il proprio telefono si cammini per diverse ore. Spesso, inoltre, i punti di ricarica sono alimentati con generatori a benzina o diesel, che naturalmente emettono anidride carbonica e sono estremamente inquinanti. Mark Kregh, direttore dell’azienda di pannelli solari Knowyourplanet, ha ideato un progetto in cui sperimentare l’energia solare come metodo alternativo per ricaricare telefoni e batterie: “Il progetto è iniziato alcuni anni fa, quando un mio amico senegalese mi ha chiesto se avevo dei prodotti a basso costo che permettessero di sfruttare l’energia solare in Africa. Gli ho detto che il fotovoltaico non era praticabile, poiché avrebbe necessitato componenti troppo costosi. Ma continuavo a pensarci, così dopo alcune ricerche, ho scoperto che c’era un’intera comunità che produce pannelli solari riutilizzando rottami.”  Per la creazione dei pannelli, il progetto pilota prevede inizialmente la sperimentazione di alcuni materiali quali vetro, LED, batterie, legno metallo, cavi e connettori per testare quali forniscono un miglior funzionamento. Grazie alla donazione di 5.000 sterline ricevuta tramite “World in Need”, a Febbraio Kragh si recherà in Kenya per donare i 1000 kit per la produzione di pannelli solari fai da te e formare la popolazione in modo che possano crearli in maniera autonoma. L’obiettivo finale è quello di creare un caricabatterie con un dollari che duri almeno cinque anni. Kragh afferma: “Miriamo a formare la popolazione locale per dare la possibilità di avere un lavoro e dunque un proprio reddito, in modo da non dover essere dipendenti dai produttori europei e cinesi”. Un progetto che ha indubbiamente un notevole potenziale e che fornisce delle competenze e una certa indipendenza alla popolazione. Un reale aiuto.

Fonte: tuttogreen

Acqua di rose fai da te per le cure naturali della pelle

L’acqua di rose è un tonico ideale per la pelle e ottimo doposole poiché rinfresca e lenisce. E’ un rimedio antichissimo e molto usato e questa è la ricetta per prepararla.acqua-di-rose-1-620x350

Maggio è mese delle rose e dunque approfittiamo della fioritura di questo splendido fiore per preparare l’acqua di rose che da millenni è usato come cosmetico naturale al pari di un tonico rinfrescante e lenitivo per la pelle. L’acqua di rose ripristina il PH naturale della pelle e dunque è adatta a tutti i tipi. Tradizione vuole che una inebriante acqua di rose la si ottenga con i fiori raccolti la notte del 24 giugno, ma vi assicuro che ottimi risultati si hanno anche con le rose appena sbocciate a patto che scegliamo fiori freschi e presi da roseti non trattati chimicamente e sopratutto raccolte al mattino preso, diciamo un 2-3 ore al massimo dopo l’alba. Evitiamo dunque le rose acquistate dai fiorai e orientiamoci presso i roseti presenti nei giardini o orti di parenti e amici. Altro modo per procurarsi rose non trattate è di sceglierle nei roseti selvatici lungo i sentieri delle passeggiate in natura. Ricordiamoci che per l’acqua di rose useremo solo i petali puliti da ogni impurità. Una precisazione va fatta sull’uso dell’acqua che dovrebbe essere piovana, ma naturalmente rischiamo di inquinare tutto. Dunque scegliamo l’acqua distillata o filtrata. Per la preparazione dell’acqua di rose possiamo procedere in due modi: per infusione o per bollitura. Ecco entrambe le ricette.

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Ingredienti: 1 tazza di petali di rosa, 2 tazze di acqua distillata, una ciotola di vetro con coperchio resistente al calore, una garza di cotone o lino e un barattolo di vetro con coperchio ermetico. Una tazza equivale a circa 250 gr. Procedimento: Lavate i petali appena raccolti accuratamente eliminando ogni forma di impurità. La quantità giusta è una tazza ricolma di petali di rosa. A parte far bollire due tazze di acqua da versare sopra i petali di rosa nella ciotola di vetro resistente al calore e coprire con un coperchio per 30 minuti. Lasciare raffreddare e poi filtrare l’acqua da un setaccio o garza fine. Buttare via i petali di rosa e raccogliere l’acqua di rose pura in un barattolo di vetro con coperchio. Questa acqua rosa può essere utilizzato fino a 10 giorni. Per utilizzarla almeno per un mese aggiungere come conservante un cucchiaio di alcool.

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Ecco la seconda ricetta per cui usiamo una pentola smaltata e che prevede questi ingredienti: petali di rosa puliti che vanno a riempire la pentola fino a pochi centimetri dal bordo. Coprire i petali con acqua distillata a filo. Mettere sul fuoco finché non inizia a bollire e allora spegnere. Lasciare macerare finché i petali non perdono il loro colore, dovrebbe durare circa 60 minuti e vedrete affiorare l’olio di rosa. Lasciate raffreddare e filtrate con un colino. Imbottigliate. Per la verità posso dirvi che l’acqua di rose può essere conservata sotto forma di cubetti di ghiaccio nel congelatore e così dura anche fino a tre mesi. L’acqua di rose può essere conservata anche nei pratici spruzzini direttamente in frigorifero. Con l’acqua di rose si ottiene anche una crema rinfrescante per il viso mescolandola a glicerina; per profumare la casa si usano 3 parti di acqua di rose a cui si aggiungono 20 gocce di olio essenziale di rosa, limone o lavanda.

Fonte: Indus Ladies