Expo 2015, il tema dell’acqua al centro della Carta di Milano

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Il diritto al cibo è il primo punto della Carta di Milano – Expo 2015, il documento programmatico che i leader mondiali in visita all’Expo stanno sottoscrivendo in queste settimane. Ato Città di Milano, in collaborazione con il gestore del servizio idrico integrato MM spa e Utilitalia, hanno presentato un contributo che ne integra i contenuti in merito all’accesso universale alle risorse idriche. Sono circa 1,2 miliardi le persone che, attualmente, soffrono per la carenza di risorse idriche e, per garantire a tutti un diritto fondamentale come quello all’acqua, occorre avere ben chiari quali siano gli atteggiamenti più responsabili da mettere in atto. Secondo Davide Corritore, presidente di MM SpA:

L’acqua è un grande business del futuro. E’ il petrolio del domani. Si stanno costruendo nel mondo investimenti che consentono di avere accesso a giacimenti enormi. Ci sono quindi grandi interessi economici che non sono favorevoli alla creazione di un’agenzia pubblica in cui il sapere sia a disposizione di tutti. Bisogna arrivare ad una istituzione che operativamente raccolga brevetti, tecnologie e innovazione e li metta a disposizione dei Paesi africani o dei Paesi che non hanno acqua. Questo deve essere un obiettivo molto preciso. Il Contributo redatto da Ato Città di Milano e da MM spa è aperto alla sottoscrizione di altri soggetti italiani e esteri che operano nel settore idrico. Uno dei traguardi di medio termine è l’obiettivo fissato dall’Onu per il 2030: riuscire a gestire la fame del mondo, un impegno che non può che passare attraverso la soluzione del problema idrico.

Fonte:  Askanews

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Agricoltura: gli italiani amano il bio e odiano gli ogm

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Non solo produttori di cibo, ma anche custodi delle tradizioni protettori dell’ambiente. È così che l’85% degli italiani vede gli agricoltori, autentici angeli dell’alimentazione sana, da cui acquistare, magari, prodotti biologici a chilometro zero. A fare da contraltare infatti è un vecchio spauracchio del nostro Paese: gli ogm, che il 73% della nazione vorrebbe tenere fuori dall’agricoltura nazionale. Sono i risultati che emergono dal quinto rapporto “Gli italiani e l’agricoltura” presentato al padiglione di Coldiretti dell’Expo 2015 nel corso del convegno “L’agricoltura che sconfigge la crisi. La sfida della multifunzionalità dal 18 maggio 2001” organizzato dalla Fondazione UniVerde e da Coldiretti. L’indagine è stata svolta su mille cittadini italiani disaggregati per sesso, età e area di residenza, che hanno risposto ad un questionario sul tema dell’agricoltura. I risultati, ha spiegato Antonio Noto, direttore dell’Istituto Ipr Marketing, dimostrerebbero come per gli italiani ci sia poca attenzione per l’agricoltura nel nostro Paese e che la condizione dei coltivatori negli ultimi anni sia peggiorata, soprattutto a livello economico. Per l’86% degli intervistati dovrebbero quindi ricevere un incentivo economico per la loro attività a servizio dell’intera collettività. L’85% del campione ritiene infatti che gli agricoltori svolgono un ruolo importante nella protezione dell’ambiente, perché manterrebbero in vita una tradizione che altrimenti rischierebbe di estinguersi, e proteggerebbero il territorio contro il dissesto idrogeologico. Altrettanto importante ovviamente è anche il fatto che producano alimenti genuini, che il 43% del campione preferisce a frutta e verdura d’importazione e, quando possibile, acquista direttamente in fattoria. L’attenzione verso i prodotti agricoli freschi non si ferma inoltre al momento della spesa, ma si conferma anche nella scelta del ristorante: il 90% infatti apprezza che nel menù siano indicati prodotti di stagione e a chilometro zero. A uscire sconfitti ancora una volta sono invece gli ogm, a cui si è detto contrario il 73% degli intervistati. Il 90% inoltre vorrebbe delle etichette che indicassero chiaramente prodotti ogm free, non solo in campo alimentare, ma anche per i cosmetici, che il 44%gradisce di più se contenenti prodotti naturali o provenienti da agricoltura biologica. È bene ricordare però che attualmente non esistono prove scientifiche a sostegno di molte affermazioni negative che si sentono fare sugli ogm: che facciano per esempio male alla salute, che causino più spesso allergie, o che siano necessariamente lo strumento di un’agricoltura meno sostenibile (così come esistono molti falsi miti su cosa voglia dire genuino se riferito al cibo che mangiamo). Molto positiva infine è risultata l’opinione sull’agricoltura multifunzionale, cioè forme di produzione agricola che realizzano anche attività collaterali utili alla società. Tra le iniziative più apprezzate sono emersi l’agriturismo, i farmer’s market, le fattorie didattiche, gli agri ospizi per anziani, e gli agri asili, a cui l’82%degli intervistati si è detto pronto a iscrivere il proprio figlio.

Fonte: Wired.it
Credits immagine: Tomás Fano/Flickr CC

Il Consorzio Italiano Compostatori ad Expo 2015: nutrire il terreno con il recupero degli scarti organici

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Il Consorzio Italiano Compostatori partecipa ad Expo Milano 2015 con una serie di iniziative nell’ambito della Fattoria Globale, il nuovo spazio della l’Associazione Mondiale degli Agronomi.
Centemero (CIC): “Saremo ad Expo per far conoscere l’importanza del compost, un fertilizzante naturale che oltre a restituire sostanza organica alla terra gioca un ruolo fondamentale nel contenimento delle emissioni”.

Per il press kit del CIC, con dati e approfondimenti, clicca qui

“Unità di misura per la valutazione del benessere del Pianeta”. È stata definita così laFattoria Globale 2.0, la nuova area inaugurata ad Expo Milano 2015 dalla World Association of Agronomists (WAAforEXPO2015) e da CONAF (Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali). Sponsor dell’iniziativa il CIC(Consorzio Italiano Compostatori), che organizzerà una serie di 12 eventi all’interno dello spazio, affrontando altrettanti temi come il cibo, gli scarti, il suolo, il riciclo, il biometano e le bioplastiche.

La Fattoria Globale a Expo, tra cambiamenti climatici e identità locale

La Fattoria Globale, progettata dall’architetto Enzo Eusebi, occupa una superficie di 350 mq ed è collocata nell’area Nord Est 12 di Expo. Un noce piantato a terra è il segno di riconoscimento del padiglione: quest’albero rappresenta simbolicamente lo “spazio” della fattoria dove si svolgevano le pratiche di comunità: il riposo, la riflessione, la meditazione, la progettazione, la discussione, il futuro.

Tanti i temi al centro degli eventi che animeranno la Fattoria Globale: si parlerà di biodiversità e miglioramento genetico, di sostenibilità e produttività, di sviluppo e identità locale, di cambiamenti climatici e territori di produzione. Ma i riflettori saranno puntati anche sull’alimentazione e gli scarti alimentari. Proprio in questo ambito si inserisce il CIC, che forte della sua esperienza nel campo del compostaggio, porterà il suo contributo alla “fattoria del futuro”.

Nutrire il suolo e contenere le emissioni con il compost

Trasformare gli scarti organici in compost può essere uno dei modi per contribuire in modo significativo all’uso sostenibile delle risorse. L’impiego del compost come ammendante sui terreni, oltre a mantenerne la fertilità, permette di ridurre l’impiego di risorse non rinnovabili utilizzate per produrre fertilizzanti chimici, riducendo allo stesso tempo la quantità di scarti organici da avviare alle operazioni di smaltimento. Come per tutti gli ammendanti l’impiego del compost ha la funzione di migliorare la qualità del suolo, consentendo di conservarne nel lungo periodo la fertilità, il suo stato strutturale, la capacità di assorbire e rilasciare acqua e di trattenere gli elementi nutritivi in forma facilmente assimilabile da parte della pianta, promuovendo tutte le attività biologiche del suolo. “Saremo ad Expo per far conoscere l’importanza del compost, un fertilizzante naturale che oltre a restituire sostanza organica alla terra gioca un ruolo fondamentale nelcontenimento delle emissioni” ha sottolineato Massimo Centemero, direttore del CIC. “Secondo l’Istituto Sperimentale per la Nutrizione delle Piante, uno 0,15% di sostanza organica in più nel suolo, equivale a fissare nello stesso una quantità di CO2 corrispondente alle emissioni complessive dell’intera nazione italiana per un anno”.
Chi è il Consorzio Italiano Compostatori

Il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) è l’associazione italiana per la produzione di compost e biogas. Il Consorzio, che conta più di 130 soci, riunisce imprese e enti pubblici e privati produttori di fertilizzanti organici e altre organizzazioni che, pur non essendo produttori di compost, sono comunque interessate alle attività di compostaggio (produttori di macchine e attrezzature, di fertilizzanti, enti di ricerca, ecc.). Il CIC promuove la produzione di materiali compostati, tutelando e controllando le corrette metodologie e procedure. Promuove le iniziative per la commercializzazione e la corretta destinazione dei prodotti ottenuti dal compostaggio e svolge attività di ricerca, studio e divulgazione relative a metodologie e tecniche per la produzione e utilizzazione dei prodotti compostati.

Maggiori informazioni sul sito istituzionale: http://compost.it

Fonte:  agenziapressplay.it

Spreco alimentare: quanto ci costa, come ridurlo

Il Waste Resources and Action Programme ha quantificato in 400 miliardi di dollari il costo annuale dello spreco alimentare1

Quanto cibo si spreca nel mondo? Secondo il Waste Resources and Action Programme il costo annuale dello spreco alimentare è di 400 miliardi di dollari, una cifra sulla quale occorrerà riflettere nell’Expo 2015 che si aprirà questa settimana, con il tema Nutrire il Pianeta. Per produrre tutto il cibo che viene buttato, specialmente nelle grandi città, occorre un territorio agricolo grande come tutto il Messico. In un interessante articolo pubblicato di recente dal World Resource Institute vengono delineati con precisione i confini del problema: sono soprattutto le grandi città a sprecare le maggiori quantità di cibo. E cibo sprecato significa inutili emissioni di carbonio, inutili deforestazioni e inutili prelievi d’acqua. Ci vuole un cambio di passo perché se i trend non subiranno un’inversione di rotta (mangiare meno, ma mangiare tutti) si rischia di dover aumentare la produzione alimentare del 70% entro il 2050. I costi non sono solamente finanziari, a essere disperso è anche il capitale ecologico: l’abbattimento delle foreste pluviali per far spazio alle colture dell’olio di palma sta facendo dell’Indonesia il più grande emettitore di carbonio al mondo. Nel 2010 il 13% delle  missioni di carbonio era connesso alle attività agricole e all’allevamento. Sprecare cibo significa inquinare inutilmente. Secondo la Royal Society sono tre i fattori per cui i consumatori delle economie sviluppate sprecano cibo: 1) a causa del basso costo del cibo rispetto al reddito disponibile, 2) a causa degli standard elevati per ciò che riguarda l’alimentazione, 3) per la mancata comprensione di ciò che sta dietro alla produzione alimentare. Sono soprattutto le grandi metropoli a stimolare lo spreco alimentare, vuoi perché i lavoratori urbani guadagnano più di quelli rurali, vuoi perché i consumatori sono fisicamente e mentalmente distanti dai contesti in cui il cibo viene prodotto. Entro il 2050 altri 2,5 miliardi di persone raggiungeranno le metropoli abbandonando le campagne. Fortunatamente in tutto il mondo stanno nascendo associazioni che si occupano di redistribuire il cibo prima che smetta di essere commestibile. Food Bank South Africa “salva” ogni anno più di 4000 tonnellate di cibo e distribuisce più di 14 milioni di pasti ai bisognosi delle metropoli del Paese. A Seul e nella Corea del Sud la politica ha imposto ai consumatori, alle organizzazioni e ai ristoranti di pagare per i loro rifiuti alimentari. Anche Hong Kong ha fissato, nel febbraio 2014, un ambizioso obiettivo: ridurre i rifiuti del cibo del 40% entro il 2022, rispetto ai quantitativi del 2011. Riuscirà l’Expo che si apre a Milano venerdì prossimo a portare un serio contributo al dibattito sulla questione? Certo è che la presenza di molte multinazionali che contribuiscono in maniera massiccia all’aumento degli sprechi alimentari e l’aggressione edilizia al suolo libero fatta per preparare l’evento non sono certo le migliori premesse per ragionare – sinceramente e in maniera costruttiva – sul nutrimento del Pianeta.

A Cambodian vendor (R) prepares food near a rubbish pile along a street in Phnom Penh on March 12, 2014.  Phnom Penh city's waste management, collection, transport and disposal efforts remain in poor condition, leading to environmental and health risks. AFP PHOTO/ TANG CHHIN SOTHY        (Photo credit should read TANG CHHIN SOTHY/AFP/Getty Images)

Fonte:  WRI

© Foto Getty Images

Expo? No grazie!

Mc Donald’s, Enel, Eni, Coca Cola: sono alcuni tra i partner dell’Esposizione Universale sull’alimentazione e la nutrizione che si apre oggi a Milano, nonchè multinazionali che gestiscono il nostro cibo pensando solo al proprio profitto. Intervista a Luca Trada del comitato No Expo e presentazione di cinque infografiche che ricostruiscono il viaggio del cibo dalla chimica al piatto.noexpo

Oggi si apre Expo Milano 2015, l’Esposizione Universale sull’alimentazione e la nutrizione, che si terrà nel capoluogo lombardo fino al 31 ottobre e il cui slogan è “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Ma di così nutriente per il pianeta e di energetico per la vita non c’è proprio nulla. Basta leggere i nomi di alcuni tra gli sponsor: Mc Donald’sEnelCoca Cola,Eni, ovvero multinazionali e società che si sporcano le mani con la devastazione del territorio e con la globalizzazione alimentare, in netto contrasto con lo slogan della kermesse milanese. E poi le inchieste giudiziarie, la cementificazione di aree agricole, lo sperpero di miliardi di euro, i costi che non rientreranno mai. Infine la ciliegina sulla torta: tra i tavoli tematici non ce n’è uno in cui si discuta del biologico, presente invece solo in uno dei padiglioni espositivi, il Parco della Biodiversità. Oggi, in occasione dell’apertura dell’esposizione, presentiamo cinque infografiche, tratte dal rapporto I padroni del nostro cibo a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, per ricostruire il viaggio del nostro cibo dalla chimica al piatto e per conoscere le più grandi multinazionali che lo gestiscono badando solo al profitto. Ovvero, quelle stesse che si presentano all’Expo 2015 come le salvatrici dell’umanità mentre hanno a cuore solo i loro interessi. Una enorme contraddizione, enfatizzata e supportata dal Governo Renzi e da una campagna pubblicitaria spaventosa. «Questa è la grande presa in giro e il grande equivoco – afferma Luca Trada del Comitato No Expo – Nel senso che lo slogan di Expo è l’alibi, è la patina buona ed etica per accattivare un consumatore evoluto ed attento verso quello che acquista e mangia. Ma non è altro che un contenitore che trasforma la sostanza di Expo in una realtà a metà tra una sagra paesana  e una fiera del turismo. Insomma, una kermesse vuota di contenuti ma allo stesso tempo una vetrina per tutti quei soggetti, siano essi enti governativi o multinazionali o aziende, responsabili del mancato e regolare accesso al cibo e all’acqua da parte di miliardi di persone». Dal sito ufficiale si legge che Expo Milano 2015 si confronta con il problema del nutrimento dell’uomo e della Terra e si pone come momento di dialogo tra i protagonisti della comunità internazionale sulle principali sfide dell’umanità. «Dal 2007 noi affermiamo che la fiera non era e non è un’opportunità, perché quello che manca è proprio una critica di fondo rispetto ai problemi reali del pianeta – continua Trada –Mancava una critica a chi imponeva modelli alimentari imposti e politiche territoriali devastanti, e a chi toglieva l’acqua ad interi Paesi; ovvero mancava e manca tuttora una critica a quelle stesse multinazionali, come Mc Donald’s, Dupont, Nestlè, Eni, Enel, che oggi si ritrovano ad essere sponsor di Expo».
E nonostante i tanti dossier pubblicati, come quello di Terra Nuova, la corruzione dilagante accertata dalle inchieste giudiziarie, le cifre negative che parlano chiaro (si stima che neanche un numero di 20 milioni di visitatori riuscirebbe a far rientrare le spese) e la cementificazione di terreni agricoli che lascerà in futuro solo cattedrali nel deserto, l’inaugurazione c’è stata e l’esposizione andrà avanti fino ad ottobre. Com’è possibile tutto questo? «Dobbiamo analizzare il fenomeno a vari livelli – conclude Luca Trada – Al primo c’è la macchina della propaganda, che ha lavorato nel corso degli anni e soprattutto negli ultimi mesi, anche a livello subliminale, come per esempio nelle scuole, e tartassando il consumatore con pesanti campagne pubblicitarie; poi c’è la mancanza di critica di cui parlavo prima, che crea una sfera di retorica impressionante, per cui si parla della bontà del cibo senza invece affrontare i grandi problemi macroeconomici; infine c’è la politica governativa: e qui mi riferisco al Presidente del Consiglio Renzi, che circa una settimana fa ha fatto il suo solito show a Pompei, utilizzando quel luogo archeologico per lanciare l’apertura di Expo, affermando che “l’Italia è più interessante nel futuro che nel passato”, e puntando a vendere 20 milioni di biglietti. Beh, se avessimo investito i 10 miliardi di euro, fin qui spesi per Expo ed inutili per il bene collettivo, per riportare al suo splendore Pompei o altri siti archeologici italiani, quanti milioni di turisti sarebbero arrivati in Italia? E quante migliaia di posti di lavoro avremmo creato? L’Italia non ha bisogno di fiere come Expo, è già un monumento a cielo aperto, basta solo valorizzarla in ogni settore, sia esso culturale o agricolo».

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Fonte: ilcambiamento.it

Expo 2015, Birra Moretti a km zero e prodotta con energia solare

Debutta all’Expo Moretti Baffo d’Oro, la prima birra interamente prodotta con energia rinnovabile derivante da pannelli solaribirra moretti

Birra Moretti è l’Official Beer Partner di Expo Milano 2015 e in occasione dell’evento che aprirà i battenti fra due giorni ha deciso di puntare sulla sostenibilità, realizzando Moretti Baffo d’Oro, una birra a km zero e interamente prodotta con energia rinnovabile derivante da pannelli solari. Con 346 milioni di bottiglie vendute in 40 paesi e ben 104 premi alla qualità vinti negli ultimi 10 anni, la birra bergamasca di Comun Nuovo rappresenterà l’Italia nel suo settore e lo farà attraverso una filiera sostenibile, nel pieno rispetto dell’ambiente. Sul tetto dello stabilimento produttivo di Comun Nuovo – il più grande birrificio italiano – sono stati installati 3984 pannelli fotovoltaici che generano 1,1GWh di elettricità all’anno contribuendo a una riduzione di oltre 447 tonnellate di emissioni di anidride carbonica. Oltre all’impianto a energia solare, lo stabilimento ha realizzato un impianto di razionalizzazione che permette di riutilizzare le acque di raffreddamento riducendo del 40% i consumi idrici del birrificio con un risparmio equivalente a circa 960 milioni di litri all’anno. Inoltre, in virtù della breve distanza fra Comun Nuovo e Rho, la birra sarà distribuita in tempi rapidissimi, secondo una logica a km zero e, soprattutto, con una ricaduta positiva sulla qualità del prodotto. Oltre alla Baffo d’Oro, Moretti sarà presente con altre 10 birre, tutte prodotte con malto 100% italiano e ingredienti di eccellenza. Una promozione nella quale rivestirà una parte importante l’educazione delle nuove generazioni a un consumo consapevole, come dimostra la landing page del sito di Birra Moretti nel quale, per avere accesso ai contenuti, occorre inserire la propria data di nascita. Se non si ha l’età giusta bisogna tornare quando saranno cresciuti i baffi!

BERLIN, GERMANY - NOVEMBER 12:  Tubes leading upstairs to beer taps are seen connected to kegs of beer in the cellar at Hops & Barley brewery on November 12, 2013 in Berlin, Germany. In a country known for centuries for its beer, several microbreweries have opened within the past year that are not only bending traditional rules on the types of ingredients used, opting for American-style hops such as Amarillo and Cascade instead of German ones, but also moving beyond the official legal doctrine, known as the Reinheitsgebot, or 'German Beer Purity Law,' which stated that water, barley and hops were the only ingredients allowed in the production of the beverage. While the law has since been expanded, it continues to be referenced on beer bottles for marketing purposes.  (Photo by Adam Berry/Getty Images)

Fonte:  Birra Moretti

Cereali: ne esistono 10mila varietà, ma 8 specie monopolizzano il mercato

All’Expo 2015 si parla di alternative ai prodotti cerealicoli che monopolizzano il mercatoImmagine

Nel mondo esistono circa 10mila specie di cereali, ma il mercato ha imposto una progressiva omologazione concentrando la produzione su otto varietà di cereali. Essendo alla base della dieta della maggioranza della popolazione mondiale, in virtù dell’elevata capacità nutrizionale a fronte di costi moderati, i cereali e i tuberi restano alla base della dieta della maggioranza della popolazione mondiale. A Expo 2015 il tema viene affrontato nell’ambito della riflessione sul nutrimento da offrire al pianeta: dall’individuazione di tecniche e strategie condivise in grado di supportare una maggiore richiesta dipendono gli equilibri di una Terra sempre più popolosa. Rinunciare alla biodiversità e al patrimonio cerealicolo mondiale può essere un grande errore e un pericolo per il sostentamento globale, ecco perché Expo 2015 ha accolto le esperienze provenienti da Bolivia, Congo, Haiti, Mozambico, Togo e Zimbabwe per fare il punto della situazione sui cereali alternativi a grano, riso e mais che rappresentano, insieme da altri cinque cereali, la quasi totalità delle coltivazioni.

Il mercato mondiale dei cereali si basa su otto varietà, mentre esistono diecimila specie, molte delle quali hanno le qualità per resistere ai cambiamenti climatici, e altri che possono avere quelle qualità che noi non utilizziamo più,

spiega Filippo Ciantia, responsabile dei Cluster e delle Best Practices per Expo 2015.

Esemplificativo delle possibili alternative ai cereali “classici” è la quinoa che Antolin Ayaviri, ambasciatore della Bolivia in Italia, chiama il “grano d’oro”, in omaggio alle sue qualità nutrizionali:

La quinoa, per esempio, è nutriente come la carne, le uova e il pesce, ma soprattutto è senza glutine. Questo vuol dire che si tratta di un alimento veramente meraviglioso che può essere consumato da tutti senza nessun problema. E se il mondo occidentale potrà diversificare la propria alimentazione affidandosi a cereali come la quinoa, allo stesso tempo i Paesi in via di sviluppo potranno mutuare da quelli sviluppati le tecnologie per evitare che una raffinazione sempre più spinta delle farine crei diabete e ipertensione a causa dell’alto tasso glicemico dei cereali trattati con le metodologie tradizionali.

A picture taken on September 28, 2012 shows corn in cobs in a field in Godewaersvelde, northern France.  AFP PHOTO PHILIPPE HUGUEN        (Photo credit should read PHILIPPE HUGUEN/AFP/GettyImages)

Fonte:  Aska

© Foto Getty Images

A Expo 2015 apre il Parco della Biodiversità

L’area tematica di 8500 mq aprirà i battenti il prossimo 9 maggio. Aprirà il 9 maggio, poco più di una settimana dopo l’apertura ufficiale dell’Expo 2015, il Parco della Biodiversità, un’area di 8500 metri nella quale tra alberi, piante e campi verranno mostrati esempi di coltivazioni dell’agro-biodiversità italiana: circa trecento specie di piante, terre naturali e colture delle zone del paesaggio italiano, dalla montagna alpina alla Pianura Padana, dall’Appennino alle pianure e alle coste mediterranee. Il parco è stato presentato dai vertici di BolognaFiere che ne hanno curato l’allestimento e dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina. Il presidente di BolognaFiere, Duccio Campagnoli, ha spiegato che si tratta di un investimento di diversi milioni e di “uno dei luoghi più originali” dell’Esposizione.

L’Italia è la patria della biodiversità e nel contesto di Expo sapremo valorizzare al meglio anche la nostra straordinaria esperienza sul fronte del biologico. Il modello agricolo italiano fa della sostenibilità un tratto distintivo e di competitività: non è un caso, infatti, se nel nostro Paese già oggi un ettaro su dieci è dedicato all’agricoltura biologica e se siamo leader in Europa con oltre 52.000 operatori. A settembre promuoveremo a settembre, in Expo, il Forum internazionale del Biologico,

ha aggiunto il ministro Martina. Tra i partner del progetto curato da BolognaFiere anche Federbio, FederUnacoma e Cosmetica Italia – per una carrellata sulle nuove tecnologie di una agricoltura bio anche al servizio della cosmesi -, Legambiente, la Fiera di Norimberga che organizza Biofach e Ifoam l’organizzazione mondiale per il biologico. Con 52mila operatori nel settore, l’Italia è il Paese leader per quanto riguarda la biodiversità.147885311-586x335

Fonte:  Ansa

© Foto Getty Images

Expo 2015: McDonald’s sponsor, Slow Food non gradisce

Il tema dell’Expo è Nutrire il pianeta, ma l’invasione delle multinazionali dell’alimentazione mette a nudo le contraddizioni dell’evento. Che le contraddizioni dell’Expo fossero molte lo si era già capito quando era stato annunciato il tema – Nutrire il pianeta – mentre gru, scavatrici e betoniere sottraevano chilometri e chilometri quadrati di suolo libero a ovest di Milano. Era solamente l’inizio. L’evento espositivo che andrà in scena dal 1° maggio al 31 ottobre avrà fra i suoi sponsor McDonald’s, il colosso del fast food che con i suoi 36mila ristoranti dislocati in 120 Paesi del mondo “nutre il Pianeta” a modo suo, con il mix di indubbio successo di fast food e bibite gassate che poco hanno a che vedere con l’idea di partenza dell’Expo. Quando la manifestazione ha individuato il suo filo conduttore, Nutrire il pianeta, ha cercato una sponda in Slow Food, tanto che anche il Salone del Gusto e Terra Madre dello scorso ottobre sono stati pensati in un’ottica preparatoria dell’evento milanese.

Expo Milano 2015 sarà l’occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di trovare soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012), dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e troppo cibo (circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso),

si legge sul sito della manifestazione.

Già, le contraddizioni. Nella nota del 27 febbraio scorso è stato annunciato lo spazio che verrà riservato alla ristorazione di Mc Donald’s: 300 posti per 400 mq più 200 mq di terrazza. In occasione di Expo la multinazionale del fast food darà vita al progetto Fattore Futuro che consisterà nell’ingaggio di 20 agricoltori under 40 come fornitori della catena di ristorazione nelle filiere delle carni bovine e avicole, più pane, insalata, patate, latte e frutta. Il tutto con il patrocinio del Ministero delle Politiche agricole. Sul sito di Slow Food il giudizio espresso su questa mossa è molto severo:

La contraddizione stride. E fa male. Expo 2015 si è posta un obiettivo ambizioso come pochi: interrogarsi su un tema cruciale qual è il nutrire il pianeta in futuro. In questa ottica, la presenza di McDonald’s suona più come un autogol clamoroso che non come una affermazione del diritto di confrontare liberamente le varie tesi, che Expo vorrebbe garantire. La presenza di McDonald’s significa che il pianeta potremo continuare a ingozzarlo a fast food o a junk food – chiamatelo come volete – senza curarci troppo del suo stato di benessere.

Come dargli tolto? L’Italia potrebbe giocare la carta delle eccellenze enogastronomiche, della gastronomia e dell’enologia senza paragoni di cui dispone e accoglie, in una rassegna nata sotto la bandiera della difesa dell’eterogeneità, le aziende che maggiormente lavorano per l’omologazione e la stereotipia del cibo e delle bevande.

Slow Food non gradisce e nell’articolo lo ribadisce spiegando che

la presenza di Slow Food e di altre organizzazioni della società civile racconterà una storia completamente diversa: quella di un pianeta che può e deve nutrirsi salvaguardando la biodiversità, tutelando le piccole produzioni, promuovendo il rispetto nei confronti delle risorse naturali e delle comunità contadine.

Insomma secondo Slow Food le scelte fatte per Expo 2015 rischiano di essere politicamente dannose:

Per noi la politica dell’ugual peso in questo caso è sbagliata e manca completamente di coerenza, ed è gravissimo avere scelto come interlocutori della visione sul futuro alimentare del pianeta coloro che sono tra i maggiori responsabili dei problemi e delle contraddizioni insanabili del sistema alimentare attuale. Un evento come Expo dovrebbe fornire linee guida, orientamenti e non farsi cassa di risonanza di visioni antitetiche che mai e poi mai potranno essere considerate risposte, tutte ugualmente valide, alla stessa domanda. Come si fa a promuovere la Carta di Milano, accogliendo le parole di Papa Francesco e di Carlo Petrini come un punto di riferimento e poi spingersi non solo ad accogliere McDonald’s, ma addirittura costruirci assieme un progetto che ambisce a essere contributo di contenuti?

Mancano due mesi all’inizio e i primi “nodi” deontologici vengono al pettine. E, c’è da crederlo, non sarà certo quella sollevata da Slow Food la prima querelle dell’Expo milanese.RUSSIA-UKRAINE-CRISIS-US-TRADE-FOOD-MCDONALDS

Fonte:  Slow Food

Expo 2015, con il Padiglione Aquae l’acqua a Venezia dà spettacolo

L’acqua è una delle risorse più importanti per il nostro Pianeta e sarà celebrata a Venezia con la rassegna Aquae patrocinata da Expo 2015aqua-2015-1

Aquae Venezia 2015 è un luogo e un evento dedicato alla nostra principale risorsa, l’acqua. La manifestazione si terrà dal 3 maggio al 31 ottobre 2015 sotto il patrocinio di Expo Milano 2015 e dunque negli stessi giorni in cui si snoderà il tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Lo spazio dentro cui si svolgerà Aquae Venezia 2015, i cui eventi e scenografie sono curati da Davide Rampello, è un padiglione polifunzionale che nasce da un progetto dell’architetto Michele De Lucchi che pure ha progettato l’importante Padiglione Zero dove trovano spazio l’ONU e la FAO e di cui cura gli eventi proprio De Lucchi. e curatore del palinsesto eventi.aqua-2015

L’idea di Aquae è di portare, attraverso un articolato programma di esposizioni, esperienze, convegni e innovazioni tecnologiche il tema dell’acqua dipanato in uno spazio espositivo di 60.000 mq. Cosa si potrà fare in pratica? Grazie a Expo Venice e in collaborazione con Fondazione Umberto Veronesi, eAmbiente Federutility si potrà partecipare a è “Pianeta Acqua” un ciclo di tre fiere curato da Gabriella Chiellino a carattere b2b e b2c in cui si affrontano i sistemi di bonifica, irrigazione, contrasto alla desertificazione, recupero di aree inquinate; un secondo momento curato da Fondazione Veronesi è dedicato a Acqua e Vita, e qui sarà Chiara Tonelli che si è aggiudicata recentemente il Solar Decathlon 2014 a curare il ciclo di convegni in cui l’acqua sarà declinata nelle varianti del benessere e della salute.

Ci sarà spazio per il divertimento anche dei più piccoli, nonché corsi di cucina e show-cooking. Peraltro all’esterno del padiglione è prevista una esposizione che sviluppa il tema Alla scoperta dell’acqua dove sarà possibile sperimentare l’acqua in maniera divertente e interattiva.aqua-2015-3

E proprio in virtù di questo profondo interesse dimostrato da Expo 2015 che si è deciso di dislocare a Venezia un padiglione così importante dedicato proprio alla nostra risorsa più preziosa. E’ da ribadire che l’acqua è un diritto per tutti gli esseri umani e che non può essere né comprata e né venduta ma solo fraternamente condivisa.

Fonte:  Expo 2015
Foto | Expo 2015Expo Aquae Venezia