Bari sale al 18° posto nell’ultimo rapporto Euromobility sulla mobilità sostenibile in Italia

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Petruzzelli: “Continuiamo a promuovere la cultura della ciclabilità e a pedonalizzare spazi della città”

La città di Bari fa grandi passi in avanti nel campo della mobilità sostenibile. È quanto emerge dall’undicesimo rapporto “Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città”, elaborato dall’associazione Euromobility con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e presentato a Bari. Nell’analisi, che comprende le principali 50 città italiane, Bari si è infatti classificata al 18° posto, scalando ben 13 posizioni rispetto allo scorso anno.

Il risultato della classifica di Euromobility, con il passaggio dal 31° al 18° posto – ha commentato l’assessore all’Ambiente Pietro Petruzzelli dimostra che negli ultimi mesi abbiamo lavorato molto bene. Il nostro obiettivo resta quello di lavorare sia sulla pedonalizzazione di diverse aree della città sia sulla promozione della mobilità sulle due ruote. Coltivare la cultura della ciclabilità significa favorire la bici non solo come mezzo di locomozione per il tempo libero ma anche per gli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola. E il rapporto tiene conto anche del comportamento dei cittadini che, a Bari, utilizzano sempre meno le automobili, tant’è che registriamo un tasso più basso di motorizzazione rispetto ad altre città. Questi dati, inoltre, confermano la buona qualità dell’aria della nostra città, e con la flotta in arrivo di nuovi autobus dell’Amtab, che entreranno in servizio a partire dal prossimo anno, di certo potremo migliorare l’offerta del trasporto pubblico ed eliminare dalla strada decine di mezzi obsoleti e quindi più impattanti da un punto di vista atmosferico”.

Fonte: Comune di Bari

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E’ Bologna la città più eco-mobile d’Italia

Nell’ottavo rapporto di Euromobility sulla mobilità sostenibile nelle principali 50 città italiane emerge un Paese diviso tra nord e sud. Ai primi 10 posti della classifica solo città del centro nord. La Capitale chiude al 24esimo posto.euromobility

Bologna conquista la prima posizione e si aggiudica il titolo di città più “eco-mobile” d’Italia. Vince non solo per una buona dotazione di parcheggi a pagamento e di scambio, per il basso indice di incidentalità sulle strade e la dotazione di corsie ciclabili, ma anche per una elevata domanda soddisfatta dal trasporto pubblico e per il servizio di car sharing, nonché per le attività del mobility manager di Area. Sul podio anche quest’anno tutte città del nord, con il secondo posto a Parma e il terzo a Milano; poco sotto, a seguire nelle prime dieci posizioni,Venezia, Brescia, Bergamo, Firenze, Padova,Torino e Genova. Roma chiude al ventiquattresimo posto, mentre chiudono la classifica Siracusa, Reggio Calabria e Potenza. La graduatoria delle città alla ricerca di una mobilità più sostenibile è contenuta nell’ottavo Rapporto “Mobilità sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 città”, elaborato da Euromobility, con il Patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare. Sempre ricca di indicatori questa ottava edizione che tiene conto delle innovazioni introdotte (car sharing, bike sharing, mobility manager), della presenza di auto di nuova generazione o alimentate a combustibili a più basso impatto (gpl, metano, ibride, elettriche), dell’offerta e dell’uso del trasporto pubblico, delle corsie ciclabili, delle zone a traffico limitato e di quelle pedonali. Ma anche dei dati sui parcheggi di scambio e a pagamento, di quelli sulla sicurezza e sulle flotte di veicoli comunali, nonché delle iniziative di promozione e comunicazione a favore della mobilità sostenibile. Quest’anno per elaborare la classifica si è anche tenuto conto, oltre che dei valori assoluti degli indicatori, anche dei miglioramenti registrati nell’ultimo anno. Le 50 città monitorate sono tutti i capoluoghi di Regione, i due capoluoghi delle Province autonome e le città con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti. «Questo ottavo Rapporto – dichiara Lorenzo Bertuccio, Direttore scientifico di Euromobility – segnala la progressiva positiva riduzione del tasso di motorizzazione, complice anche la perdurante crisi economica, il continuo aumento dei veicoli a basso impatto come quelli a metano e gpl, ma anche a trazione ibrida ed elettrica,che complessivamente raggiungono l’8.0% del parco nazionale circolante. Ma occorre spingere di più sul pedale dei servizi innovativi: se il bike sharing vede crescere sia il numero di utenti (di circa il 37%) sia il numero di biciclette (+27% circa), come lo scorso anno, invece, ad un incremento del numero di iscritti al car sharing tradizionale (+7,8%) non corrisponde una analoga crescita delle automobili a disposizione dei cittadini, che invece diminuiscono del 4,5%». Nel dettaglio, analizzando voce per voce, sono sempre di più gli utenti del bike sharing in Italia, il servizio delle biciclette condivise: 16 in tutto le città dell’osservatorio nelle quali è presente il servizio, con passi da gigante fatti da Milano, Brescia e Torino. Difficoltà invece si riscontrano nel car sharing (ad un aumento degli utenti corrisponde una diminuzione di auto in flotta), nelle politiche infrastrutturali e negli spazi pedonali. Milano e Cagliari si confermano le città con la maggiore offerta di trasporto pubblico, anche se complessivamente si è registrata una riduzione su tutto il territorio nazionale. Le note positive sono da un lato la riduzione di quasi tre punti percentuali dell’indice di motorizzazione, l’indicatore che misura la consistenza del numero dei veicoli in rapporto alla popolazione residente; e dall’altro l’aumento delle auto a basso impatto. «Dopo 8 anni di studi, intreccio di dati e confronti – sottolinea Roberto Maldacea, neopresidente di Euromobility – si evidenzia sempre più la frattura tra nord e sud Italia, con le prime 10 città virtuose tutte al nord e una fotografia triste e impietosa del nostro stivale. Sappiamo bene che questa situazione è in maniera più ampia lo specchio dell’economia, del trasporto ferroviario, autostradale etc., ma l’inquinamento e la salute dei nostri figli non conoscono confini e la concentrazione di tali fenomeni negativi è anche il risultato della riduzione dei servizi di trasporto pubblico. Colpa la crisi, infatti, quasi ovunque in Italia si è registrato un taglio ai servizi di trasporto pubblico offerti ai cittadini. Il 2015 è un anno topico per l’eco mobilità in Italia: anzitutto per riuscire ad invertire la tendenza negativa del sud Italia, ma anche per iniziare a misurare l’indice di sostenibilità di alcune iniziative come il car & bike sharing, per le quali l’Italia in poco tempo si è aggiudicata una pole position addirittura europea (Milano migliore città europea per il car sharing free floating nel 2014).Come raccomandato dalla Comunità Europea, qualsiasi iniziativa sostenibile, quindi anche l’eco mobilità, deve essere oramai orientata e misurata in funzione dei reali benefici che riesce a generare. EUROMOBILITY, di concerto con il Ministero dell’Ambiente, vuole introdurre innovativi strumenti e piattaforme utili a misurare, con il supporto delle tecnologie digitali, il cambiamento di mobilità dei privati e delle aziende, associandolo soprattutto alle nuove iniziative (car & bike sharing, mobilità intermodale, uso dei mezzi pubblici etc) per poter definire l’indice di sostenibilità dell’eco mobilità in Italia e delle singole iniziative ad essa associate».

Fonte: ilcambiamento.it

Mobilità sostenibile in Italia: gli Open data di Euromobility ora online

Incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio e a pagamento, flotte di veicoli comunali, zone a traffico limitato, aree pedonali e trasporto pubblico, car e bike sharing, parco automezzi circolanti, tutto quello che c’è da sapere sulla mobilità è ora a portata di clic grazie a Euromobility e al Ministero dell’Ambiente

Da oggi i dati e i numeri riguardanti la mobilità sostenibile nel nostro Paese non hanno più segreti: l’associazione Euromobility, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente ha infatti messo aa disposizione del pubblico i dati riguardanti la mobilità sostenibile in 50 città italiane: incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio e a pagamento, flotte di veicoli comunali, zone a traffico limitato, aree pedonali e trasporto pubblico, car e bike sharing e parco automezzi circolanti. La logica è quella degli Open Data e il sito ha preso in esame le città seguendo tre criteri: 1) capoluoghi di Regione, 2) capoluoghi delle Province Autonome, 3) Comuni con più di 100mila abitanti. Le fonti sono Istat, Aci e Arpa Regionali. Spulciando fra i dati si scopre, per esempio, come Aosta primeggi nell’indice di motorizzazionecon ben 250 veicoli ogni 10 abitanti, mentre al secondo posto con 117,2 si trova Trento. Al terzo posto è Bolzano con 898 vetture. Ben diversa, invece, è la densità di automobili con Napoli che primeggia con 4538,33 auto per kmq. Se trovare parcheggio a Napoli è una specie di miracolo non va meglio a Torino dove le auto per kmq sono ben 4166. D’altronde il capoluogo piemontese è o non è, da sempre, la città dell’auto? Aosta nel 2012 ha sorpassato Milano (3941) piazzandosi al terzo posto nella classifica della densità di auto. Queste quattro città staccano nettamente tutte le altre visto che la quinta, Palermo, ne conta “appena” 2399 per kmq. Per quanto riguarda le aree pedonali è impossibile battere Venezia che conta ben 4,87 mq per abitante. Segue Firenze con 1 mq per abitante e Cagliari con 96 cmq. Quanto all’inquinamento da Pm10 Torino batte tutti con 118 giorni di sforamento, mentre Parma e Vicenza sforano, rispettivamente, per 114 e 115 giorni l’anno. Nelle prossime settimane avremo modo di approfondire ulteriormente le questioni legate alla mobilità sostenibile con delle analisi ad hoc. Per chi voglia immergersi negli Open Data di Euromobility l’indirizzo di riferimento è www.uni.euromobility.org143519027-586x400

Fonte:  Euromobility

Foto © Getty Images

Euromobilty, è online il sito sulla Mobilità Sostenibile in Italia

Sul web tutti i dati delle principali 50 città italiane e gli strumenti per fare confronti e analisi personalizzate su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico, ma anche su dati relativi alla qualità dell’aria, sul car sharing e il bike sharing378952

Da lunedì 28 aprile è on line il sito web Open Data sulla Mobilità Sostenibile in Italia realizzato dalla Associazione Euromobility con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: www.uni.euromobility.org.
Grazie all’innovativa sezione Open Data, unica nel suo genere, l’utente può effettuare analisi personalizzate e confrontare i dati sulla mobilità delle principali 50 città italiane, creando in tempo reale grafici, mappe, tabelle e trend degli ultimi anni di tutte o soltanto di alcune delle principali 50 città italiane. È possibile fare analisi su dati di incidentalità, corsie ciclabili, parcheggi di interscambio, parcheggi a pagamento, flotte di veicoli comunali, Zone a Traffico Limitato, Aree Pedonali, Trasporto Pubblico Locale, ma anche su dati relativi al parco veicolare circolante, su dati di qualità dell’aria e sui veicoli Gpl e Metano a basso impatto ambientale. E ancora sul car sharing, sul bike sharing e sulle iniziative e gli eventi di promozione di una mobilità più amica del cittadino e dell’ambiente.
Il sito contiene i dati dell’Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile che prende in esame i 50 Comuni italiani costituiti da tutti i capoluoghi di Regione e delle Province autonome e i Comuni con oltre 100.000 abitanti. I dati provengono da diverse fonti: ISTAT, ACI, ARPA Regionali, Comuni, Consorzio Ecogas, ICS, Bicincittà, BikeMi, FIT Consulting.
L’analisi commentata dei dati più aggiornati è stata pubblicata nel volume “La Mobilità sostenibile in Italia – Indagine sulle principali 50 città” edito da Maggioli e disponibile nelle principali librerie italiane.

Fonte:ecodallecitta.it

Bike sharing in Italia: Brescia città regina

Nella città lombarda ben 450 utenti ogni 10mila abitanti, mentre Torino primeggia per numero di iscritti al servizio, 18mila

Negli scorsi giorni vi abbiamo annunciato la messa in Rete degli Open Data di Euromobility sulla mobilità sostenibile nel nostro Paese. Si tratta di materiale “grezzo” preziosissimo che permette un’attenta analisi di quella che è la situazione in 50 città italiane campione (capoluoghi di regione, di provincia autonoma e città con più di 100mila abitanti). Fra i molti argomenti che questi dati permettono di trattare vi è il bike sharing. Nell’ultimo decennio molte città hanno deciso di avviare progetti di biciclette in condivisione. Si tratta di progetti tesi a sviluppare una mobilità sostenibile e alternativa all’automobile che si confrontano e si scontrano con le infrastrutture e con le peculiarità dell’urbanistica. Come spiegato di recente dal rapporto A-bici della ciclabilità di Legambiente, Rete Mobilità Nuova e Bikeitalia.it la mobilità sostenibile è un fragile equilibrio fra diversi fattori che devono combaciare. La mappa del bike sharing italiano evidenzia la concentrazione dei servizi di biciclette in condivisione nel Nord Italia. La città con il maggior numero di utenti è Torino con 18mila iscritti a ToBike nel 2012. Il capoluogo piemontese ha dato il via al progetto con un anno di ritardo rispetto a Milano, partendo nel 2010, ma dopo un solo anno di attività aveva già superato il capoluogo milanese fermo a 16.568. Il sorpasso fra le due città è avvenuto nel 2011, ultimo anno del quale si hanno dati su Roma, all’epoca prima con 16.800 abbonati. Anche Brescia si distingue con 8500 tesserati, Bergamo ne ha 1070, mentre sopra i 500 tesserati ci sono Bari (710) Reggio Emilia (701) e Venezia (643). Il vero flop è quello di Genova: il capoluogo ligure con i suoi vicoli stretti e le sue aspre salite, il traffico e la sopraelevata scoraggia i volenterosi. Nel 2009 gli abbonati al bike sharing erano 300, nel 2010 320, nel 2011 95 e nel 2012 solamente 50. Idem Prato dove si è passati dai 160 del 2009 ai 33 del 2012. Per quanto riguarda le flotte la più attrezzata è Milano con ben 2800 biciclette, mentre Torino riesce a primeggiare nonostante nel 2012 ne contasse meno di un quarto ovverosia 640, segno evidente di un grande ricambio fra gli utenti. Al terzo posto Roma con 324 biciclette, poco sopra a Brescia (300). Sulla base di questi dati, Milano è la prima città nel rapporto biciclette/abitanti con ben 22,19 bici ogni 10mila abitanti. Brescia è al secondo posto con 15,91 e Torino al terzo con 7,34. Decisamente più bassa Roma dove, nel 2011, vi erano 1,24 bici ogni 10mila persone.

L’ultimo dato statistico riguarda la penetrazione del bike sharing nella popolazione (il rapporto utenti/abitanti) ed è forse questo il dato più importante: in testa con ben 450 utenti ogni 10mila abitanti c’è Brescia che stacca ampiamente Torino (206) e Milano 131. La “maglia nera” in questo caso è di Genova con appena 0,86 utenti ogni 10mila abitanti.143518978-586x371

Fonte:  Euromobility

Foto © Getty Images

Come vanno a scuola gli studenti italiani? Indagine Euromobility e Legambiente

Un terzo degli studenti delle superiori va da casa a scuola con l’auto o lo scooter e appena scatta la maggiore età il 40% usa esclusivamente un veicolo privato a motore. I risultati dello studio Legambiente-Euromobility sulla mobilità degli studenti realizzato su un campione di 5.516 ragazzi di 8 città377976

Lo apprendono a scuola. O meglio: lo imparano nel tragitto che da casa li porta a scuola che la mobilità è soprattutto motorizzata e quindi, appena l’età diventa quella da patente, tendono a montare su uno scooter o a mettersi al volante di un’automobile. Sono questi i risultati della più ampia indagine italiana sulla mobilità degli studenti realizzata da Legambiente ed Euromobility su un campione di 5.516 studenti di 8 città. Sono stati proprio i ragazzi delle superiori, con la supervisione dei tecnici delle due associazioni, a vestire i panni dei mobility manager e ad analizzare gli stili di mobilità dei loro coetanei nei centri urbani di Bologna, Carrara, Catania, Potenza, Ravenna, Roma, Torino, Venezia-Mestre. Questi capoluoghi sono stati scelti per rappresentare tutte le tipologie di percorso (scuola di quartiere raggiungibile in poco tempo come nel caso dell’istituto di Roma, scuola frequentata da studenti pendolari come nel caso di Potenza ecc.) rappresentative del nord, centro e sud del paese. La distanza media percorsa per andare da casa a scuola è stata pari a 9.0 km: la più breve a Roma (3.6), seguita da Carrara (5.3); la più elevata quella di Potenza (16.7). Cosa è emerso dai numeri raccolti? A 15 e 16 anni l’uso di veicoli privati a motore come conducente o come passeggero si attesta al 30% circa. Al crescere dell’età aumenta l’uso di scooter e macchine fino a raggiungere la percentuale di quasi il 40% a 19 anni e di addirittura il 50% circa a 20 anni. I risultati dell’indagine realizzata con la collaborazione di #SalvaiciclistiFiabRete Mobilità Nuova e SISTeMA (società spin–off dell’Università La Sapienza) sono stati illustrati oggi a Roma nel corso di un incontro che ha visto la partecipazione di Erasmo D’Angelis, sottosegretario del ministero Trasporti, Giuseppe Dodaro, segreteria tecnica ministero Ambiente, Lorenzo Bertuccio (Euromobility), Alberto Fiorillo(Legambiente), Valeria Pulieri (Rete Mobilità Nuova).
I risultati dello studio: il mezzo impiegato

Tra le 8 città prese in esame, Carrara Roma si aggiudicano il primato di regine dei motori, raggiungendo percentuali di uso di veicoli privati a motore prossime all’80%, mentre il capoluogo dove piedi, bici e trasporto pubblico sono più diffusi è Venezia-Mestre.  In generale, se tra il primo e il secondo anno di scuola si osserva una lieve riduzione nell’uso dell’auto, da attribuire probabilmente ad un aumento dell’autonomia degli studenti che determina un aumento nell’uso dello scooter e talvolta del trasporto pubblico, proprio l’aumento di autonomia nelle classi di età maggiori (tra i 19enni e i 20enni), determina di nuovo un maggiore ricorso all’uso dell’automobile. Nel dettaglio il mezzo pubblico è il veicolo preferito dagli studenti di Venezia-Mestre per raggiungere la scuola. Qui solo l’8,7% dei ragazzi coinvolti nell’indagine ricorre all’auto o allo scooter privato, quasi come a Torino, dove il 59.3% si affida ai bus,tram treno metropolitano. A Roma invece ci si sposta quasi sempre con veicoli a motore (68,9% dei casi) anche se la scuola è la più vicina tra quelle selezionate nell’indagine. Nello specifico, la più alta percentuale di scooteristi si trova a Carrara(15.7%), seguita da Roma (13.5%), mentre a Potenza quasi nessuno va in motorino. L’auto privata è il mezzo prediletto dagli studenti a Roma (55.4%) e di quelli di Catania (44.6%), mentre a Venezia si registra la più alta percentuale d’uso dei mezzi pubblici (66,3%) e quindi la più bassa per l’uso di veicoli privati a motore (7,7%).Ravenna è la regina della bicicletta (39.1%) mentre a Torino (12.2%), quasi al pari di Catania (11.4%), si va anche frequentemente a piedi. Il tragitto medio: quanto ci si mette? 25 minuti è il tempo medio impiegato per andare da casa a scuola e se gli studenti di Roma ci mettono meno (11 minuti, grazie alla scelta della scuola di quartiere), sono quelli di Torino a impiegare più tempo di tutti (33 minuti).

L’impatto sullo smog

La scelta del mezzo influisce quindi anche sulle emissioni inquinanti: a Catania le emissioni annuali di Pm10 a studente sono le più elevate (133 grammi/anno), mentre con 39 e 37 grammi/anno, Venezia e Ravenna sono le città meno inquinate. L’impatto ambientale maggiore del Pm10 si ha a Roma con 29 milligrammi emessi ogni chilometro percorso, mentre a Torino e Venezia si misura l’impatto minore (rispettivamente 12 e 10 mg/km). Stesso discorso per le emissioni di anidride carbonica (CO2), che sono limitate a 128 kg/anno complessive a studente a Venezia e a 145 kg/anno a Ravenna ma raggiungono i 511 kg/anno a Catania. L’impatto ambientale maggiore di queste emissioni si misura a Roma (121 grammi/km), mentre rimane a livelli più bassi ancora a Venezia (34 grammi/km) e Torino (48 grammi/km).
Commenti e reazioni allo studio:

Alberto Fiorillo, Legambiente

“Tutte le mattine dei giorni feriali, tra settembre e giugno, al suono della sveglia circa un quarto del Paese parte disordinatamente verso la medesima destinazione: la scuola. Sebbene l’86 per cento delle famiglie abiti a meno di un quarto d’ora a piedi da asilo, elementari, medie e superiori, almeno dieci milioni di persone scelgono di effettuare il tragitto in automobile, dando un contributo importante alla congestione, alle emissioni di inquinanti e stimolando nei ragazzi un’abitudine allo spostamento motorizzato. Con questa indagine abbiamo voluto trasformare alcuni studenti in mobility manager, per far crescere tra i giovani una nuova cultura del modo di muoversi nelle aree urbane, perché andare a scuola in macchina ha una duplice valenza negativa: nell’immediato contribuisce alla congestione urbana, in prospettiva convince i ragazzi che anche per le brevi distanze esistono solo le quattroruote”.

Lorenzo Bertuccio, Euromobility:

“L’esperienza di questo progetto dimostra che la raggiunta autonomia dei ragazzi che frequentano le scuole superiori fa sì che i mezzi pubblici e la bicicletta siano il modo più usato per andare e tornare da scuola. È molto più contenuto infatti il fenomeno dell’accompagnamento in automobile da parte dei genitori tipico delle scuole elementari e medie. Ma il progetto dimostra anche che tra i ragazzi più prossimi alla maturità cresce l’uso dello scooter e dell’automobile. A conferma che la scelta della bicicletta e dei mezzi pubblici non è tra i ragazzi una scelta consapevole e convinta, ma molto spesso forzata. Progetti come questo provano quindi quanto sia importante formare in maniera attiva e concreta i ragazzi prossimi alla patente per favorire una cultura della mobilità che aiuti a mantenere contenuta la tendenza tutta italiana ad un uso smodato dell’automobile.”

Erasmo D’Angelis, Sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti

“I risultati dello studio Legambiente-Euromobility sulle abitudini di spostamento casa-scuola degli studenti italiani dimostrano che la strada imboccata dell’aggiornamento di norme e prescrizioni per la riprogettazione della mobilità urbana scegliendo nuove priorità e i migliori standard europei, è quella giusta. Non vogliamo più limitarci ad applaudire da lontano le città del mondo organizzate con pianificazione degli orari e ottimi servizi di mobilità e non possiamo più essere condannati a vivere in città disorganizzate, autocentriche e in balia di ingorghi quotidiani, emergenze smog e servizi collassati. Dalla riforma del Codice della Strada in corso in Parlamento alle nuove politiche di investimenti sulle infrastrutture su ferro come metro e tramvie nelle aree metropolitane, da Palermo a Milano, dal rilancio della ciclabilità come mezzo di trasporto urbano alla riforma del trasporto pubblico locale con incentivi per gli abbonamenti, per la prima volta dopo anni il Governo mette al centro un’ idea di città e la qualità urbana. E, accanto al lavoro istituzionale e tecnico, vogliamo comunicare soprattutto agli studenti questa nuova sfida che aumenterà la sicurezza stradale nel Paese europeo con più incidenti e automobilisti multati. Tra pochi giorni sarà anche disponibile e scaricabile gratuitamente la nuova App del Ministero dedicata alla sicurezza nelle aree urbane, collegata alla campagna di comunicazione “Sulla Buona Strada” che registra un grande successo, soprattutto tra i giovani, e sarà replicata con nuovi protagonisti e dedicata alla tutela di pedoni e ciclisti”.

Ecco, infine, l’elenco delle scuole superiori che hanno collaborato alla ricerca: I.I.S. “Belluzzi – Fioravanti” di Bologna, I.S.I.S. “D. Zaccagna” di Carrara, Liceo “G. Turrisi – Colonna” di Catania, I.I.S “Da Vinci” di Potenza, Liceo “Alfredo Oriani” di Ravenna, Liceo “Democrito” di Roma, Liceo “Gioberti” di Torino, Liceo “Luigi Stefanini” di Venezia.

Fonte: ecodallecittà