Scollocamento, un altro modo di fare imprenditoria

Cambiare, rischiare e provare per superare la crisi attuale ed abbandonare dogmi e schemi non più proponibili. L’associazione Paea lancia il progetto di Scollocamento per imprenditori con l’obiettivo di realizzare un altro modo di fare imprenditoria dove etica, ambiente e persona sono al primo posto.

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“Per una nuova imprenditoria ci vogliono coraggio e idee nuove”

Con la crisi economica e la conseguente chiusura di molte imprese si crea una grande opportunità per ripensare completamente un sistema mercato fallimentare che si preoccupa solo di produrre merci in maniera esponenziale a discapito di persone e ambiente. Che siano in crisi gli imprenditori è facilmente concepibile ma cosa hanno fatto molti imprenditori quando c’erano i periodi di vacche grasse? Hanno accumulato, speso in cose folli, buttato soldi a destra e a manca e adesso si lamentano se sono in crisi. E perché non si è agito per tempo? Per quali motivi si dovrebbero salvare le imprese, per far loro produrre cosa? Riflettere su cosa ha senso produrre e per quale mondo è quanto mai indispensabile. Non è una strada semplice ma di sicuro con più prospettive che la vana attesa che tutto si rimetta in moto come prima e si possa produrre, spendere e spandere senza porsi alcuno scrupolo o problema. Per un cambiamento ci si scontra però con una mentalità come quella imprenditoriale che se da una parte è portata ad essere flessibile e innovativa, dall’altra troppo spesso è attaccata a dogmi e sistemi ormai non più proponibili. Prossimamente infatti si dovrà ripensare tutto in funzione della salvaguardia ambientale e servizi reali alla persona in un quadro di radicale riduzione dei consumi/sprechi a parità di comfort. Quindi non ragionare più in termini classici di crescita economica ma di qualità innanzitutto.

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Con la crisi economica e la conseguente chiusura di molte imprese si crea una grande opportunità per ripensare completamente un sistema mercato fallimentare

Gli spazi di intervento sono molto vasti, si pensi anche solo alla riqualificazione energetica degli edifici, alle fonti rinnovabili, all’agricoltura biologica, al turismo di qualità, alla mobilità sempre meno legata alle automobili, alla localizzazione da opporre alla globalizzazione per la quale necessariamente servirà un recupero e rafforzamento dell’artigianato inteso anche come riscoperta dei lavori e capacità manuali con tutti gli utensili che possono essere di supporto per un artigianato moderno che si richiama alla tradizione. Attendere quindi che tutto riprenda come prima o cambiare, rischiare, provare? Tanto che cosa può succedere oltre la crisi attuale, almeno si potrà dire di averci provato. L’atteggiamento però è spesso quello sbagliato, si vogliono garanzie, sicurezze, si vuole rischiare il meno possibile e così ci si spegne lentamente. Per una nuova imprenditoria ci vogliono coraggio e idee nuove dove l’imprenditore ha un ruolo sociale e si pone in maniera positiva nei confronti dell’ambiente e delle persone, accettando anche di non guadagnare cifre stratosferiche ma di dare un senso al suo lavoro e ai suoi prodotti. Ora è il momento di guardare seriamente in faccia la realtà e saper rischiare ed è questo anche il motivo per cui proponiamo al Parco Energia Rinnovabili il primo corso di Ufficio di Scollocamento per Imprenditori dove si possono avere spunti e idee nuove per cominciare o ricominciare con la prospettiva di un imprenditoria sana e cosciente per il mondo che verrà.

Fonte: il cambiamento

Ufficio di Scollocamento - Libro

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OXFAM: multinazionali del cibo prendono l’insufficienza per etica e ambiente

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Come Greenpeace dà una pagella di performance ambientale alle grandi aziende elettroniche, così l’ong Oxfam ha dato un punteggio alle multinazionali del cibo, valutandole in 7 diverse categorie etico-ambientali: diritto alla terra, diritti dei lavoratori e delle donne, sostegno ai contadini, gestione dell’acqua, riduzione delle emissioni serra e trasparenza nel proprio operato.

Come si vede dall’immagine qui sopra, nessuna multinazionale ha raggiunto la sufficienza.

I tre marchi più noti a livello mondiale, NestlèUnilever e Coca Cola hanno fatto meno peggio degli altri con voti tra il 4 e il 5 e 1/2, forse perché più attenti all’immagine e più dediti al greenwashing, anche se va ricordato che General Mills che ha preso un bel 2 è un partner di Nestlè.

Nettamente insufficienti con punteggi tra il 2 e il 3 altri noti marchi come Pepsi, Mars, Danone e Kellog’s.

Occorre anche notare che i punteggi sono molto bassi soprattutto rispetto ai diritti, in particolare il diritto alla terra e i diritti delle donne.

Oxfam commenta dicendo che mentre a parole tutte le aziende riconoscono che bisogna rendere più giusto il sistema alimentare, poche hanno intrapreso concreti passi in questa direzione. Il messaggio della ong ai cittadini è molto chiaro:

Le più grandi aziende alimentari del mondo hanno un grande potere, ma tu ne hai di più. E siccome non stanno usando abbastanza il loro per sostenere le comunità più povere o l’ambiente del pianeta, puoi usare il tuo per cambiare il modo in cui fanno affari.

Come? Smettendo di comprarne i prodotti e dicendoglielo.

Fonte; ecoblog