Basilicata, Ford Coppola: “Il governo paghi i lucani per il petrolio”

Il regista americano scettico sulle estrazioni petrolifere picca il governo: “Il governo lasci i soldi ai lucani”.

US film director Francis Ford Coppola sits inside Palazzo Margherita before the wedding of his daughter Sofia with French rock singer Thomas Mars on August 27, 2011 in Bernalda. The wedding will take place in Palazzo Margherita, the 19th-century villa that Coppola's legendary filmmaker father Francis Ford Coppola restructured in the town, La Stampa daily reported without citing a source. Sophia Coppola was previously married to director Spike Jonze, whom she divorced in 2003, four years after their wedding. She and Mars, the lead singer in the French rock band Phoenix, have two children and live in Paris. AFP PHOTO / ANDREA BALDO (Photo credit should read ANDREA BALDO/AFP/Getty Images)

US film director Francis Ford Coppola waves to onlookers as he arrives at Palazzo Margherita before the wedding of his daughter Sofia with French rock singer Thomas Mars on August 27, 2011 in Bernalda. The wedding will take place in Palazzo Margherita, the 19th-century villa that Coppola's legendary filmmaker father Francis Ford Coppola restructured in the town, La Stampa daily reported without citing a source. Sophia Coppola was previously married to director Spike Jonze, whom she divorced in 2003, four years after their wedding. She and Mars, the lead singer in the French rock band Phoenix, have two children and live in Paris. AFP PHOTO / ANDREA BALDO (Photo credit should read ANDREA BALDO/AFP/Getty Images)

Il regista americano scettico sulle estrazioni petrolifere picca il governo: “Il governo lasci i soldi ai lucani”. Francis Ford Coppola, regista statunitense di capolavori come “Il Padrino” e“Apocalypse now” avente origini italiane (anzi meridionali ama precisare lo stesso regista), è in questi giorni in visita in Italia, una terra che ama riscoprire dai primi anni ’60. Nel corso del suo intervento alla rassegna milanese Expo in Città, un incontro promosso dalla Regione Basilicata, il grande regista ha regalato ai tantissimi presenti ricordi, aneddoti ed attestati di puro amore per la terra materana, così come riflessioni e ipotesi di sviluppo. Nel suo lungo intervento il regista non ha mancato, con grande onestà intellettuale, di riconoscere alcuni aspetti critici legati al territorio lucano (ed al carattere reticente della popolazione):

“Mi intristisce l’abuso del Sud: quando ho saputo che c’era stata una grande scoperta di petrolio in Basilicata ho pensato fosse una cosa buona per investire in educazione, sanità, occupazione. Ho scoperto però che dei guadagni del petrolio alla Basilicata resta poco: il governo deve lasciare quei soldi ai lucani perché investano in educazione e occupazione”

La famiglia Coppola, originaria di Bernalda (provincia di Matera), cittadina dove la figlia del regista, Sofia, si è sposata in un ritorno alle origini (dal sapore molto italo-americano), possiede in Basilicata terreni e proprietà importanti: da parte del grande regista infatti, oramai da anni, il territorio lucano ha grande pubblicità e visibilità ma non solo. Coppola in Basilicata investe molti denari, nell’ottica di riscoperta, tutela ed attrazione del territorio lucano al quale si sente fortemente di appartenere.  Il segretario di Radicali Lucani Maurizio Bolognetti, da sempre una voce autorevole fuori e sopra il coro delle polemiche petrolifere, ha colto con favore le parole del regista, aggiungendovi una puntualizzazione doverosa per le lunghe battaglie fatte sul campo nel corso degli anni:

“Caro Francis, c’è solo una cosa da chiedere al governo, che la smetta con la sua politica di saccheggio, tesa a fare della Basilicata l’hub petrolifero d’Italia. Petrolio in Lucania fa rima con inquinamento di tutte le matrici ambientali e questo è un problema che non possiamo risolvere con la concessione di qualche altra elemosina. Il governo ha già pagato il suo piatto di lenticchie e abbiamo “pagato” anche noi”

Una sorta di “oil for food” italiano, spiega Bolognetti, che tuttavia di ricchezza non ne ha portata granchè (checchè ne possa scrivere Federico Pirro sul Foglio): basta dare un’occhiata ai dati sull’emigrazione giovanile.

Fonte: ecoblog.it

Petrolio in Basilicata, l’operazione verità del governatore Pittella

Il Presidente della Regione Marcello Pittella attacca le inchieste ambientali sulla Basilicata e da il via all'”operazione verità”: “Sussulto di responsabilità per rilanciare la Basilicata”. La poltrona di governatore della Basilicata è di questi tempi una delle più scomode sulle quali in Italia si possa sedere: il presidente Marcello Pittella è infatti stato sfortunato perchè solo dopo la sua elezione la popolazione lucana ha cominciato a protestare davvero per chiedere lo stop alle trivellazioni (di terra e di mare) nel territorio lucano. Tutto è cominciato con la manifestazione organizzata da Mo Basta a Potenza nel novembre scorso, quando nel capoluogo ha sfilato una folla di decine di migliaia di persone (la più partecipata manifestazione che da queste parti si ricordi, in assoluto), ed è proseguito con una lunga serie di articoli giornalistici, servizi televisivi, inchieste e quant’altro, fino all’apice della puntata di Presa Diretta sullo Sblocca Italia. In quell’occasione la trasmissione di Rai3 intervistò il governatore Marcello Pittella, il quale il giorno dopo la messa in onda tuonò contro il pessimo “servizio pubblico”, parlando di non meglio precisate “bugie” che la Rai avrebbe trasmesso in prima serata: ad oggi non risultano querele pervenute alla redazione di Riccardo Iacona. Ieri mattina Pittella ha convocato una conferenza stampa nella quale ha contestato duramente le affermazioni ed il quadro tracciato dalla trasmissione (e in generale, a parte il quotidiano Il Foglio, dai media) lanciando un’“operazione verità” sul petrolio e le estrazioni petrolifere nella regione. Pittella ha parlato di un “sussulto di responsabilità” che possa aiutare la Regione ad affrontare e vincere le grandi sfide cui si trova davanti: diventare il polo di riferimento dell’automotive europea con il centro Fiat-Sata di Melfi, promuovere Matera 2019 Capitale europea della cultura, tutelare il patrimonio idrico della regione. Non ultimo, sgomberare il cielo di Basilicata dalle pesanti nubi che minacciano il patrimonio ambientale lucano, nubi che nel concreto sono una precisa attività industriale: le estrazioni petrolifere.New York City Mayor Bill de Blasio Visits His Grandmother's Town Grassano And Receives Honorary Citizenship

La conferenza stampa di ieri è stata convocata da Pittella proprio per fare il punto sui permessi di ricerca e coltivazione di idrocarburi, anche se il governatore sembrava più interessato a sgomberare il campo “da dati erronei”: “La situazione attuale è la seguente: 59 pozzi previsti nell’ambito dell’accordo con Eni del 1998, ridotti a 46 nel 2005 (di cui 40 realizzati, 27 in produzione, altri 4 in attesa di nulla osta da sovrintendenza e 2 pozzi di reiniezione previsti (solo 1 in esercizio); 6 pozzi già perforati a Tempa Rossa; 10 permessi di ricerca vigenti (7 con decorso temporale sospeso e 3 rigettati in seguito alla definizione della Via – Valutazione di impatto ambientale); 18 istanze di permessi di ricerca in terra ferma (i cui esiti sono tutti a vario titolo negativi, tranne una attualmente in Commissione idrocarburi e risorse minerarie); 20 concessioni di coltivazione rientranti nel programma di sviluppo concessione Val d’Agri del 1998; 1 permesso di ricerca a mare (parere contrario del Comitato tecnico). Il dipartimento, inoltre, sta portando avanti un programma di bonifica e ripristino ambientale dei pozzi chiusi minerariamente.”

Pittella, che era accompagnato dall’assessore all’Ambiente e Territorio Aldo Berlinguer e dal direttore generale del Dipartimento Carmen Santoro, ha quindi bollato come “false” le affermazioni della trasmissione Presa Diretta, che parlava di 300 pozzi (in atto e in potenza), oltre che spiegare che sull’articolo 38 del decreto Sblocca Italia “avevamo ragione noi”: “Grazie ad una faticosissima opera di interlocuzione avviata con il Governo siamo riusciti a far prevalere la nostra interpretazione della norma, ottenendo che fino alla definizione del piano delle aree rimanga tutto come prima, con le competenze in capo alle Regioni e non allo Stato”.

La verità, scritta sulla pietra sul sito del Ministero dello Sviluppo economico, da torto al governatore Pittella (come dato storico): da quando si è scoperto il petrolio in Basilicata si sono fatti complessivamente 482 buchi per terra. Tutto a posto dunque? Per niente, perchè il governatore non ha promesso altro: nessuna pubblicazione dell’anagrafe di tutti i siti contaminati, nessuna pubblicazione dell’anagrafe delle attività estrattive, nessuna trasparenza sostanziale nei confronti dei cittadini lucani. Solo una conferenza stampa, alla faccia del nuovo che avanza. Un’evidenza notata anche da Maurizio Bolognetti, che da anni chiede di applicare l’art. 251 del Codice dell’Ambiente e pubblicare l’elenco dei siti contaminati dalle attività di prospezione, ricerca, coltivazione e trasporto idrocarburi.

Una legge che da quasi un decennio attende di essere rispettata anche in Basilicata:

“Ciò che gioverà ripetere a futura memoria è quanto affermava nel 2000 la Commissione Bicamerale sul Ciclo dei Rifiuti: “Nel complesso l’indagine ha censito 890 siti inquinati, la metà dei quali connessi alle attività di prospezione ed estrazione petrolifera” […] Operazione verità, Presidente? Facciamola, ma fino in fondo e senza omissis.
Raccontiamola tutta la verità su questi lustri di attività minerarie senza controlli e senza monitoraggi. Spieghiamo ai lucani gli N.P. e gli N.D. che troppo spesso accompagnano i dati sulla qualità dell’aria in Val d’Agri. Raccontiamo delle preoccupazioni per l’impatto delle attività estrattive, che costantemente emergono da documenti ufficiali prodotti dalla Regione, ma – ahimè – ignoti ai più. Raccontiamo della costante sovrapposizione e commistione tra organi di controllo e controllati”.

scrive il segretario di Radicali Lucani in un comunicato stampa.

Fonte: ecoblog.it

Disastro petrolifero in Thailandia: “il prossimo, dove sarà?”

Sabato scorso 50 mila litri di greggio sono fuoriusciti da un oleodotto al largo della provincia di Rayong, nell’est della Thailandia. “È ora di fermare la follia delle estrazioni petrolifere, in Thailandia come nell’Artico. E come nel Mediterraneo”.disastro_petrolifero_thailandia

C’è un solo colore nelle immagini che Greenpeace ha commissionato al fotografo Roenggrit Kongmuang e che documentano le operazioni di ripulitura della spiaggia di Ao Phrao a Ko Samed, nella provincia thailandese di Rayong: il nero. Dopo il disastro petrolifero avvenuto sabato nel Golfo di Thailandia soccorritori, volontari locali e personale della PTT Global Chemical hanno raggiunto una delle spiagge più ambite dal turismo internazionale per avviare le operazioni di ripulitura. Sono oltre 50 mila i litri di petrolio greggio che si sono dispersi in mare, 20 chilometri a sud est della zona industriale di Map Ta Phut, per una perdita da un oleodotto operato dalla PTT Global Chemical Public Company.disastro_petrolifero__thailandia

È ora di fermare la follia delle estrazioni petrolifere, in Thailandia come nell’Artico. E come nel Mediterraneo: le nostre coste sono assediate da decine di richieste per la ricerca di poche gocce di petrolio che all’Italia basterebbero per poche settimane. Ma un disastro, anche modesto, in poche ore causerebbe un danno che le foto thailandesi documentano benissimo. In Italia, Greenpeace ha già scritto al ministro dell’Ambiente per informarlo delle minacce delle trivellazioni in arrivo, ma non ha ottenuto alcuna risposta.

Fonte: il cambiamento

Terremoti in Italia causati dalle estrazioni petrolifere? Il parere dei sismologi

Terremoti naturali o terremoti indotti da attività estrattive?

Daniela Patrucco ha intervistato per Scienza in Rete Aldo Zollo docente di Sismologia all’Università Federico II di Napoli e autore dello studio sulla sismicità indotta negli impianti geotermici. In pratica lo scienziato spiega come anche attività umane possano provocare terremoti, spesso percepiti solo da strumenti molto sofisticati. Causano terremoti la costruzione di dighe, la geotermia, l’estrazione di idrocarburi e lo stoccaggio di anidride carbonica. In Olanda, ad esempio lo sciame sismico che si verifica nella regione Nord est del Paese è causato dalle estrazioni di gas e per questo la NAM rimborsai i danni alle abitazioni ai cittadini. In Italia dubbi in merito allo sciame sismico causato dalle attività estrattive in Pianura Padana sono sorti dopo il terremoto de l’Aquila del 2009. Ma in Italia sembra ci sia timore rispetto ai terremoti indotti e nell’affrontare con studi la questione. Infatti come spiega Mario Mucciarelli docente del Dipartimento di Strutture, Geotecnica e Geologia Applicata dell’Università della Basilicata:sisma-594x350

Uno degli aspetti problematici emersi dalla ricerca è la carenza in questo ambito di studi e ricerche italiane.

E infatti ciò che manca è proprio uno studio completo che verifichi i casi di sismicità di volta in volta e di zona in zona. IN proposito Zollo dice a Daniela Patrucco:

In Italia esistono zone di giacimenti che sono fuori dalla catena appenninica, ad esempio la pianura padana, e poi esistono un gran numero di pozzi e giacimenti situati a ridosso della catena. L’ambiente tettonico dell’Appennino è un ambiente geologico adatto alla formazione di giacimenti di idrocarburi. La correlazione spaziale tra alcune zone dove si estrae il petrolio in Italia e le zone sismiche adiacenti è pertanto ovvia. Altrettanto ovviamente non possiamo dire, basandoci solo sulla prossimità tra siti di estrazione e zone sismiche, che l’estrazione di petrolio in Italia sia la causa dei terremoti. Molto banalmente si potrebbe ricordare che l’Italia è un Paese dalla storia sismica millenaria, mentre l’attività industriale petrolifera risale a poco più di 50-60 anni fa. Quindi la correlazione tra l’attività di estrazione petrolifera e la sismicità va verificata caso per caso considerando anche la corrispondenza temporale con le attività industriali in corso, non solo quella spaziale, e utilizzando strumenti di osservazione e dati ad alta precisione. Questo vale anche per il caso della sequenza di terremoti accaduti in Emilia nel Maggio 2012 che alcuni vorrebbero essere correlati all’attività estrattiva dell’ENI nell’area.

Ma ovviamente a tutto cià c’è da aggiungere il capitolo costi/benefici tant’è che Patrucco chiede:

A quando l’ingresso dell’Italia tra i “paesi avanzati” nella ricerca, controllo e prevenzione della sismicità indotta? I costi? Se le imprese non si accollano il costo della prevenzione e del monitoraggio, sarà la collettività a doversi far carico delle eventuali conseguenze. La sismicità indotta è un fatto assodato. Le sue conseguenze non sono sempre accertate ma non sono escluse.

Fonte: Scienza in Rete