«Il nostro modo per essere felici? Insegnare la libertà ai bambini»

La storia di Stefania, Federico, Veronica e Livia: “Non trovavamo noi stessi, ora siamo felici”. Sono tornati al loro paese d’origine e hanno fondato una cooperativa che applica un metodo all’avanguardia nell’educazione dei piccoli mettendo il bambino al centro.cooperativa_kiriku

“Siamo felici”. E si vede. Stefania, Federico, Veronica e Livia sono quattro trentenni normali con una storia eccezionale. Persone “sistemate” e “tranquille” che decidono di lasciare tutto – carriera, lavoro, università, città, certezze e incertezze – per dedicare anima e corpo ai propri sogni, fare delle proprie passioni un mestiere, investire nei più piccoli e insegnargli la libertà. E lo fanno in un piccolo paese della Valtellina: Tirano, un comune di circa dieci mila abitanti in provincia di Sondrio. “Solo partendo dal piccolo può avvenire il vero cambiamento”, mi racconta Stefania con non poca convinzione. Lei, Stefania, classe ‘86, università di lingue orientali a Venezia e un futuro proiettato nella carriera accademica: “Volevo diventare professore, lavorare nell’università. Avevo lasciato il mio paesino per studiare e mai avrei pensato di farci ritorno. Poi la morte di mio padre mi ha portato a riflettere e a rivoluzionare completamente le mie priorità. Mi sono chiesta: voglio davvero questo? E’ davvero questa la mia vita?”. Così Stefania decide di lasciare Venezia per tornare al suo paese natale. E qui inizia a ripensare la propria vita, i propri bisogni e a seguire i propri desideri. Federico è un batterista, nove anni impiegato (con successo) in un’azienda di impianti agroalimentari: “Il giorno in cui mi sono licenziato sono andato in ufficio, mi sono sfilato la giacca e l’ho lanciata contro la scrivania e me ne sono andato. E’ stato memorabile”. Nel suo dna una passione smodata per la musica e una forte attrazione per l’insegnamento: “Ma non quello accademico, ho provato anche a iscrivermi all’università poi al secondo anno ho lasciato. Non faceva per me”. Così, dopo aver sbattuto anche la seconda porta in faccia alla “strada più sicura”, decide di seguire Stefania in Valtellina e di fare delle proprie passioni un lavoro. Veronica, invece, lascia una frenetica vita a Milano e molte, moltissime, strade: “Avevo fatto del viaggiare il mio lavoro, pensavo fosse quello che volevo ma mi mancava sempre qualcosa. Come Stefania, mai avrei pensato di trovare quel qualcosa tornando a casa, riaffacciandomi alla mia vecchia vita. Per me il paese era un capitolo chiuso”. Invece, proprio lì,  tra i monti e la natura, le vecchie amicizie e i soliti luoghi riscopre le proprie origini: “ritornando ho sentito le mie radici affiorare, ora sono davvero felice”. E a casa ritrovano anche Livia, pure lei partita per Milano alla ricerca di un lavoro e di un perché. “Mi sono iscritta all’università, ho dato tutti gli esami ma non sono mai riuscita a prendere la laurea. Non riesco a trovare interesse in quel pezzo di carta”. Dai lavori si è sempre licenziata: “Cercavo me stessa, un modo per esprimermi e non riuscivo a trovarlo. L’unica cosa che sapevo è che volevo fare qualcosa con le persone, per le persone. Avevo bisogno di relazioni umane”. Quattro storie come tante (forse), da cui però nasce un progetto come pochi: una cooperativa sociale in cui si parla il linguaggio dei più piccoli e in cui si insegna la libertà. “In un modo o nell’altro tutti e quattro eravamo molto attratti dall’insegnamento – afferma Federico – Io insegnavo già batteria ai bambini. Sono un operatore del metodo Ritmìa® (pratica di propedeutica musicale per l’infanzia riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, ndr). Mi dà molta gioia farlo. Da qui a farne un mestiere il passo è stato breve.” “Tornare piccoli ci ha fatto scoprire noi stessi”, prosegue Veronica. Il piccolo paese dell’infanzia, i bambini con cui confrontarsi quotidianamente, la voglia di coltivare i propri sogni, il ritorno alla natura: “Abbiamo riscoperto nelle nostre radici una strada per il nostro futuro. E’ da qui che siamo ripartiti”. Oggi la cooperativa Kirikù compie un anno: “Siamo partiti investendo 1.500 euro a testa e tutte le nostre energie. La burocrazia è la cosa più estenuante da affrontare ma ce la stiamo mettendo tutta e per ora sembra che ce la stiamo facendo”. In effetti le soddisfazioni non mancano: “Facciamo doposcuola tutti i giorni, in estate organizziamo campi estivi, teniamo laboratori e letture animate, corsi di musica e teatro. E’ bellissimo poter fare delle proprie passioni il proprio lavoro”, racconta Federico. “Ora seguiamo circa 40 bambini – continua Stefania – ci relazioniamo con i genitori e le scuole, la collaborazione aumenta di giorno in giorno e anche con le varie istituzioni i rapporti sono ottimi. Il nostro metodo sembra trovare sempre più sostenitori… del resto basta osservare i bambini per capire che funziona!”. In cosa consiste il metodo Kirikù? “Un po’ di Maria Montessori, un po’ di Rudolph Steiner. Ma anche un po’ di Gianni Rodari, di Bruno Munari e di Gianfranco Zavalloni. Insomma, ci accostiamo al mondo dell’infanzia con rispetto e fiducia cercando di mettere in atto quella “pedagogia della lumaca” proposta da Zavalloni come modello per un nuovo cammino educativo basato sul rallentamento”, mi spiega Livia. “Come tutti loro anche noi crediamo che la libertà sia alla base dell’educazione del bambino – prosegue Veronica -. Libertà intesa come capacità di agire e relazionarsi nel rispetto di sé stessi e degli altri. Libertà conquistata tramite momenti di gioco guidato, di laboratori creativi, di attività libere supervisionate e di rilassamento a stretto contatto con la natura. Libertà che pone il bambino al centro dell’azione e gli permette di essere protagonista attivo e creativo dei percorsi suggeriti”. “L’anno scorso siamo stati ospitati per i nostri campi estivi negli spazi di Legambiente – aggiunge Livia – poter svolgere il nostro lavoro a contatto con la natura, in luoghi in cui si può interagire in libertà con l’ambiente e gli animali è un’esperienza meravigliosa, per noi e per i bambini”. “Nel futuro sogniamo di potere avere una nostra sede, di ampliare ulteriormente le nostre offerte e magari anche la stessa cooperativa – conclude Stefania – Chiunque avesse voglia di partecipare a questo percorso o di condividere con noi il proprio tempo e le proprie conoscenze è il benvenuto”.

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Fonte: ilcambiamento.it