Al via l’undicesima edizione del Premio Comuni Virtuosi

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Al premio possono concorrere tutti gli enti locali che abbiano avviato politiche di sensibilizzazione e di sostegno alle “buone pratiche locali” con particolare riferimento alle seguenti categorie: gestione del territorio, impronta ecologica della “macchina comunale”, rifiuti, mobilità sostenibile, nuovi stili di vita. C’è tempo fino al 31 ottobre 2017

E’ ufficialmente aperto il bando per l’undicesima edizione del Premio nazionale dei Comuni Virtuosi, promosso dall’Associazione Comuni Virtuosi, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Al premio possono concorrere tutti gli enti locali che abbiano avviato politiche (azioni, iniziative, progetti caratterizzati da concretezza ed una verificabile diminuzione dell’impronta ecologica) di sensibilizzazione e di sostegno alle “buone pratiche locali” con particolare riferimento alle seguenti categorie: gestione del territorio (Opzione cementificazione zero, recupero aree dismesse, progettazione partecipata, bioedilizia, ecc.); impronta ecologica della “macchina comunale” (efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche, ecc.); rifiuti (raccolta differenziata porta a porta spinta, progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso); mobilità sostenibile (car-sharing, car-pooling, traporto pubblico integrato, piedibus, biocombustibili, ecc.); nuovi stili di vita (progetti per stimolare nella cittadinanza scelte quotidiane sobrie e sostenibili, quali: filiera corta, disimballo dei territori, diffusione commercio equo e solidale, autoproduzione, finanza etica, ecc.). Confermata anche quest’anno la possibilità che hanno i cittadini delle comunità locali nell’avanzare la candidatura del proprio comune, segnalando e valorizzando le buone pratiche del proprio territorio.

La Commissione Giudicatrice del Premio è composta da: Alessandra Bonoli (Università di Bologna), Marco Boschini (Associazione Comuni Virtuosi), Massimo Buccilli (A.D. Velux Italia), Giovanni Carrosio (Strategia Nazionale Aree Interne), Alessio Ciacci (Presidente ASM Rieti), Leyla Ciagà (Assessore Comune di Bergamo), Domenico Finiguerra (Salviamo il Paesaggio), Alessio Maurizio (Radio 24), Rossella Muroni (Presidente Legambiente), Carla Rocca (Sindaco Comune di Solza). La graduatoria finale con cui la giuria decreterà il comune più virtuoso dell’anno sarà stilata entro il mese di novembre, segnalando le progettualità ed esperienze più significative. Il termine per la presentazione dei progetti è fissato per il 31 ottobre 2017. La Cerimonia di Premiazione avverrà nel corso di un incontro pubblico che si terrà a Bergamo presso il “Salone Furietti” della Biblioteca Mai il 16 dicembre 2017. Il comune vincitore assoluto riceverà in premio sei mesi di abbonamento al sistema di allerte e di protezione della popolazione Nowtice. Il premio offerto dalla società Regola S.r.l. permetterà al vincitore di proteggere la cittadinanza in caso di emergenza e di inviare comunicazioni ordinarie via app, telefono, fax, social network, email e radio. Il sistema Nowtice potrà inoltre essere utilizzato per il coordinamento operativo di squadre tecniche, soccorritori e funzionari sia in emergenza che nel quotidiano.

Per informazioni, richieste e segnalazioni: Associazione dei Comuni Virtuosi – P.zza Matteotti, 17 – 60030 Monsano (AN) Tel. 3346535965 – info@comunivirtuosi.org

 

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

L’acqua costa sempre di più

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Secondo l’Osservatorio Prezzi e mercati di Unioncamere, nel corso del 2015 le tariffe idriche sono aumentate dell’8,5% rispetto al 2014, un aumento quattro volte e mezzo superiore a quello dei prezzi dei servizi gestiti dagli enti locali (1,8%) e sei volte superiore a quello delle tariffe a controllo nazionale. L’aumento delle tariffe idriche fa da traino all’aumento del paniere dei servizi nonostante sia in atto una fase di deflazione: soltanto i servizi postali (+12%) hanno subito un aumento maggiore, mentre ad andare controcorrente sono le tariffe per lo smaltimento dei rifiuti che nel 2015 sono scese del 2,9%. Nel settore energetico i costi dell’elettricità e del gas sono diminuiti del 2,5% nel 2015.

Fonte:  Ansa

 

«Per non morire di smog bisogna fare scelte drastiche»

In queste settimane le città italiane stanno soffocando nello smog. Gli enti locali hanno adottato misure di blocco del traffico veicolare, ma spesso tardive e limitate nel tempo. Se ne uscirà? O si morirà della spada usata a ferire? Il meteorologo Luca Lombroso ha le idee chiare: «E’ l’ora di scelte drastiche».

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Lo dice da tantissimo tempo e lo ribadisce oggi, a fronte di livelli di inquinamento fuori controllo. Il meteorologo Luca Lombroso è per «scelte drastiche da subito».

Gli enti locali affrontano l’emergenza bloccando per un giorno, due giorni, sette giorni le auto e sollecitando i cittadini ad abbassare il riscaldamento. Per il resto si muove poco altro. Come interpreta queste misure? Quale ritiene sia il ruolo di inceneritori, emissioni industriali, emissioni da traffico veicolare al di fuori dei centri cittadini?

«L’inquinamento urbano ed anche extraurbano (non dimentichiamo che l’aria non ha confini e che in piccoli borghi di campagna l’aria non è poi così migliore che in città) dipende principalmente dal traffico e dagli impianti di riscaldamenti domestici, quindi dalla produzione di energia elettrica da fonti fossili. In parte dipende anche dalle pratiche agricole intensivi e per circa il 3% dal ciclo dei rifiuti. Ci sono tante ragioni per abolire gli inceneritori, ma riguardo lo smog il primo settore dove intervenire, con provvedimenti drastici, preventivi e non curativi, è il traffico. Non dimentichiamo che l’auto non solo inquina ma anche uccide; il mio istruttore di guida mi diceva che l’auto è un’arma impropria e la patente un vero porto d’armi! E la soluzione non è sostituire le auto con auto meno inquinanti, ma ridurre drasticamente il traffico, anche le auto più moderne inquinano, serve una mobilità diversa, dolce e sostenibile. Poi un altro settore fondamentale di intervento è l’edilizia residenziale, commerciale e di servizi. Gli edifici costruiti fino a pochi anni fa sono dei veri colabrodo energetici e fonti di inquinamento. Vanno aboliti ovviamente gli sprechi, a partire dai negozi con le porte aperte d’inverno col soffio caldo e d’estate con quello freddo, ma non è solo questione di sprechi ma soprattutto di efficienza energetica. E oggi abbiamo tutti i mezzi per costruire, e ristrutturare, edifici rendendoli meno energivori. I provvedimenti attuati non sono inutili, ma insufficienti e tardivi. Non è possibile aspettare un mese di alta pressione per limitare il traffico, va fatto ai primi sintomi di alta pressione, e non solo in città ma anche nelle autostrade».

Intanto sui tg (ma solo a volte, per non preoccupare troppo gli spettatori) passano le immagini delle tragedie estemporanee, le alluvioni, i tornado, ma anche le temperature eccezionali e le siccità che stanno distruggendo intere aree del mondo. Dunque: inquinamento fuori controllo, misure inefficaci per modificare la situazione, cambiamenti climatici in atto, devastazioni. Dove sta il filo rosso che permette di leggere, se è possibile, questi accadimenti come legati tra loro?

«Colgo la domanda per chiarire due cose. La prima riguarda la Cina. Prima di criticare lo smog altrui, pensiamo a risolvere il problema a casa nostra! Peraltro in Cina non avviene altro che quello che succedeva in occidenti, si pensi allo “smog di Londra” nel dicembre 1952, ma anche all’inquinamento che causava le piogge acide e altri problemi in Italia, Germania ed Europa fino agli anni 1980. Ora la situazione da noi è relativamente migliorata, questo è vero, ma non certo in modo sufficiente. Inoltre è migliorata in modo immorale. Nel senso che abbiamo spostato le produzioni più inquinanti appunto in Cina e in genere nei paesi poveri, che producono, in fin dei conti, per soddisfare i nostri bisogni (superflui) di consumi a basso costo e per uso e getta. Riguardo gli eventi estremi che fanno notizia in questi giorni, essi dipendono dai gas serra, che non sono inquinanti diretti mentre lo smog dipende dall’inquinamento vero e proprio. C’è da dire però che agire per limitare i gas serra ha benefici enormi anche sull’inquinamento urbano, mentre non è del tutto vero il contrario. Nel senso che anche se rendiamo perfetta (cosa impossibile fisicamente) una combustione, eliminando ossidi di azoto, benzene, polveri fini, ecc. dalla combustione di prodotti petroliferi (e ancor più di carbone e anche del gas “naturale”, termine fuorviante e per nulla ecologico) si sprigionerà sempre CO2».

E’ reduce da Cop21. Quale il primo pensiero quando guarda fuori dalla finestra di casa e vede la cappa di smog della Pianura Padana?

«Che siamo un esempio di superamento dei limiti; i politici danno la colpa dello smog al fattore geografico e alle condizioni meteo. Ma il primo è un dato oggettivo su cui nulla possiamo fare, altro che spianare il passo del Turchino come proponeva un concorrente di Portobello. Il secondo, il fattore meteo, un aspetto contingente, una concausa che agisce sulla vera causa. Lo sviluppo della Pianura Padana non è compatibile coi limiti fisici della nostra area. Così scarichiamo i problemi, sotto forma di smog e cambiamenti climatici, sulle categorie più deboli, su altri popoli e su altre generazioni. Quanto meno fermiamoci, non dobbiamo accentuare questa situazione costruendo nuove autostrade, nuovi inceneritori e cementificando».

Quale il primo pensiero, e non solo, quando pensa alle scelte dell’attuale governo in tema di politiche ambientali?

«Contraddittorio. A fronte di segnali nella giusta direzione, si pensi in Emilia Romagna al PAIR, Piano Aria Integrato Regionale, o alla promozione delle fonti rinnovabili che comunque ha portato a buoni risultati (fino al 40% di elettricità da fonti rinnovabili la scorsa estate nelle giornate più soleggiate e ventose), si continua a pensare a nuove autostrade e perfino a ricerche petrolifere in zone altamente antropizzate o in mare».

Stiamo attraversando o no una situazione di emergenza assoluta dalla quale non si sa come uscirà, se vivi o morti? E se sì, di quale leva c’è bisogno per “sollevare” il mondo? Come svegliarci?

«Il risultato di Parigi COP 21 è incoraggiante come segnale, insufficiente come azioni. Delle azioni mancanti, dicono le Nazioni Unite, devono farsi carico i livelli subnazionali, regioni, città , imprese e società civile. Si può fare molto, lavorando insieme e da subito. Comunque difficilmente, ritengo, rispetteremo l’obiettivo, ambizioso, di limitare il riscaldamento globale entro 2°C al 2100, praticamente impossibile stare entro i 2°C. Dunque dovremo convivere con un mondo diverso».

Fonte: ilcambiamento.it

Regioni ed enti locali pronti a rilanciare l’Italia con un “green plan”

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Sono 360.000 le aziende (il 23% del totale) che negli ultimi tre anni hanno investito in tecnologie ‘green’ e 240.000 posti di lavoro (il 38% delle assunzioni del 2012) sono stati creati da imprese della green economy. Per cogliere questa opportunità, Regioni ed enti locali hanno elaborato un documento programmatico che individua un percorso scandito in 5 punti: programmazione dei Fondi strutturali per sviluppare l’innovazione nelle imprese e nei territori; mercati verdi pubblici e privati; credito e fiscalità ambientale; sviluppo di partnership pubblico-privato; tutela e valorizzazione dei territori. Un “Piano verde” per rilanciare l’Italia che è stato presentato in occasione di “Regioni ed Enti Locali per la green economy”, tema della decima e ultima assemblea programmatica nazionale in preparazione degli Stati Generali della Green Economy organizzati dal Consiglio Nazionale della Green Economy, in collaborazione con i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico e con il supporto tecnico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (6 e 7 novembre a Rimini nell’ambito di Ecomondo). ”La green economy – osserva il coordinatore del gruppo di lavoro, Gian Carlo Muzzarelli – è un processo complesso che non rappresenta solo il passaggio da un’economia tradizionale a un’economia più verde, ma presuppone un cambiamento radicale nella struttura, nella cultura e nelle pratiche che caratterizzano la società. E questo cambiamento sarà tanto più radicale quanto più potrà essere generato dal territorio e dalle comunità locali che interpretano più velocemente e più capillarmente i bisogni di una società in evoluzione”. Ed ecco i 5 punti nello specifico. Nel ciclo 2007-2013 i fondi strutturali (Fesr, Fse e Feasr) hanno messo a disposizione risorse a livello nazionale pari a circa 66 miliardi di euro intercettando settori che rientrano nel campo della green economy. Per rafforzare un percorso verde dei Fondi, il documento propone che le Regioni convergano nel proporre misure coordinate a livello nazionale sulla green economy ; si coordinino per implementare un sistema di monitoraggio omogeneo; si utilizzino risorse per intervenire sulla Capacity Building degli Enti locali. Mercati verdi pubblici e privati: nel 2010 la spesa della Pa per acquisto di prodotti e servizi ammontava al 16,3% del Pil (per una spesa di circa 252 miliardi di euro). Gli acquisti verdi pubblici e privati di beni e servizi rappresentano una leva di rilancio in chiave green del sistema produttivo e l’evoluzione green degli appalti pubblici. Il documento propone di agevolare il raggiungimento dell’obiettivo del 50% di appalti verdi; promuovere la formazione di addetti ai lavori e del consumatore. Credito e Fiscalità ambientale: il documento propone di dare orizzonte temporale pluriennale agli strumenti di incentivo più efficaci come il bonus fiscali del 65% e 55%; riformulare il mix di strumenti fiscali per privilegiare la produzione e il consumo eco-compatibile; sviluppare forme di fiscalità proporzionali all’effettivo sfruttamento delle risorse ambientali ed energetiche; intervenire sulla disciplina del rapporto tra Enti Locali ed Esco al fine di favorire la realizzazione di interventi di efficienza energetica del patrimonio pubblico; attivare nuovi strumenti e prodotti finanziari. Per quanto riguarda lo sviluppo di partnership pubblico-privato, Regioni ed enti locali possono assumere un ruolo strategico. Le proposte per questo capitolo prevedono di dare impulso a livello nazionale per la trasformazione dei distretti industriali in eco-distretti; di stabilire e incentivare forme di partecipazione pubblico private che facilitino la ricerca e lo sviluppo di innovazione green; di sostenere attività specifiche per la valorizzazione dei prodotti italiani anche sotto il profilo della qualificazione ambientale. Infine, la tutela e la valorizzazione dei territori: il documento propone di definire meccanismi e strumenti per sbloccare la possibilità di intervento degli enti locali consentendo, ad esempio, di derogare al patto di stabilità per spese di interventi di prevenzione, tutela e messa in sicurezza del territorio; prevedere idonee premialità per gli Enti pubblici in grado di dimostrare il proprio impegno al miglioramento degli aspetti ambientali, territoriali e paesaggistici; applicare per la gestione integrata dei rifiuti la direttiva quadro 98/08/CE e il principio di responsabilità del produttore; finanziare progetti sperimentali per favorire nuove opportunità di sviluppo economico sostenibile dei territori.

Fonte: Adnkronos.it