Tamburrano: «Solo le energie rinnovabili possono salvarci dalla tempesta perfetta climatica»

L’osservatorio indipendente Vote Watch lo ha inserito fra i cinque parlamentari europei più autorevoli (su 751) in materia di politiche energetiche. Lui è Dario Tamburrano, europarlamentare dal 2014 per il Movimento 5 Stelle che sta ottenendo notevoli risultati nell’ambito delle energie rinnovabili.9777-10555

Dario Tamburrano siede al Parlamento europeo dal 2014 per il M5S. Romano, 49 anni, è “cresciuto” politicamente nei meetup occupandosi di ambiente, sicurezza alimentare ed economia circolare. E’ stato membro di ASPO Italia (l’associazione che studia il picco del petrolio) e tra i fondatori del nodo italiano di Transition Town. Ha curato la traduzione italiana di saggi su ambiente e risorse, fra i quali i lavori di Lester Brown e di Benoit Thévard (le traduzioni sono gratuitamente disponibili QUI). Oggi è coordinatore della commissione parlamentare ITRE (energia, industria, ricerca, telecomunicazioni), membro supplente della commissione parlamentare TRAN (trasporti e turismo) e vicepresidente dell’intergruppo parlamentare “Beni comuni e servizi pubblici”.

L’osservatorio indipendente Vote Watch, che si occupa di politiche europee, lo ha inserito fra i cinque parlamentari europei – su 751 – più autorevoli in materia di politiche energetiche.

Dario, su quali temi si è mosso principalmente in questi anni di impegno all’europarlamento?

Energia, o meglio energie rinnovabili. Ritengo che siano l’unico strumento per salvarci dalla tempesta perfetta climatica, energetica ed economica. Sono ormai sotto gli occhi di tutti i cambiamenti climatici dovuti all’uso dei combustibili fossili e alla conseguente emissione di gas serra nell’atmosfera, ma non solo: dal punto di vista geopolitico, si impone la constatazione che l’UE non possiede riserve di combustibili fossili sufficienti ai suoi bisogni. La dipendenza energetica ha come effetto collaterale l’impossibilità di essere liberi da condizionamenti politici esterni. E’ un problema pertanto non solo ambientale, ma di libertà e democrazia.

Quali attenzioni e impegni trasversali è riuscito a far convergere sulle tematiche a lei care?

Il frutto più bello è stato riuscire a costruire un’ampia maggioranza, all’interno del Parlamento Europeo, a favore dei diritti dei piccoli produttori-consumatori di energie rinnovabili: i prosumer, siano essi singoli individui o riuniti in cooperative (comunità dell’energia). In assenza di questo riconoscimento, Paesi come Spagna ed Italia hanno ad esempio potuto stroncare a suon di tasse e balzelli la produzione diffusa di energia solare. Nell’ambito della revisione della direttiva rinnovabili, nel gennaio scorso, il Parlamento Europeo – su nostra proposta – ha sancito che tutti hanno diritto a produrre, stoccare e consumare l’energia rinnovabile senza pagare tasse, e a scambiarsi le eventuali eccedenze. Sempre in base a quanto è stato approvato dal Parlamento Europeo, il prezzo dell’eventuale surplus di energia ceduto dai prosumer alla rete elettrica non deve riflettere solo il prezzo di mercato, ma anche il valore aggiunto dell’energia prodotta in forma decentrata. Abbiamo lavorato anni per ottenere questo risultato.

Quali sono i successi maggiori ottenuto sul fronte della salvaguardia ambientale, delle energie rinnovabili e della sostenibilità ai quali la sua attività ha contribuito?

Quello relativo ai diritti dei prosumer è un successo del quale vado particolarmente orgoglioso. I dettagli della mia attività parlamentare sono sul mio blog. Altre soddisfazioni importanti sono venute dal nuovo regolamento per le etichette che indicano l’efficienza energetica di apparecchiature quali lavatrici, aspirapolveri, lavastoviglie eccetera. Sono stato il relatore di questo regolamento (significa che ho guidato l’azione legislativa del Parlamento Europeo), che entrerà in vigore gradatamente dalla fine del 2019. Le nuove etichette spazzano via l’attuale giungla basata su scale diverse di efficienza, ma soprattutto, per così dire, guardano lontano: anziché rincorrere il presente (come di solito fa la legislazione), hanno due caratteristiche che assecondano i futuri sviluppi dell’efficienza energetica. La prima di queste due caratteristiche è la creazione di un database online pubblico di tutti i prodotti coperti da etichettatura. Si potrà accedere al database da ogni etichetta, attraverso un QR code (o simili) riportato sull’etichetta stessa e leggibile con uno smartphone. Il database consentirà di sviluppare applicazioni in grado di effettuare confronti immediati fra i vari modelli e di individuare quello che offre il maggiore risparmio di energia rispetto alle abitudini personali di impiego. Inoltre – ed è la seconda caratteristica – sarà possibile inserire sulle etichette il simbolo che indica la capacità di un’apparecchiatura di essere smart, cioè di entrare in funzione quando l’energia elettrica costa meno o è più abbondante. E’ la nuova frontiera dell’efficienza energetica: un risparmio di energia non solo di tipo quantitativo ma anche qualitativo (relativo cioé a quando e a dove viene utilizzata l’energia) che contribuisce all’indispensabile bilanciamento di una rete elettrica nella quale viene immessa una crescente quantità di energia rinnovabile, per sua natura discontinua e non programmabile.

Come e in che misura il Parlamento europeo incide sulle decisioni della UE?

Siamo abituati a pensare che un parlamento approvi le leggi e abbia facoltà di iniziativa legislativa: o almeno, a scuola ci hanno insegnato che queste sono le prerogative del Parlamento italiano, anche se di fatto ha abdicato a gran parte di esse. Il Parlamento Europeo non ha queste facoltà nemmeno sulla carta: è uno dei due co-legislatori europei insieme al Consiglio UE, la “voce” dei Governi degli Stati membri. L’iniziativa legislativa invece appartiene esclusivamente alla Commissione Europea. Tradotto in pratica, questo significa che il Parlamento Europeo approva le modifiche che, a giudizio della sua maggioranza, andrebbero apportate alle proposte legislative della Commissione Europea. Lo stesso, separatamente, fa il Consiglio UE. Poi i rappresentanti di Parlamento e Consiglio UE si riuniscono nei cosiddetti triloghi, le trattative politiche per conciliare fin nei minimi dettagli le rispettive posizioni. Il testo legislativo uscito da questa trattativa viene poi approvato separatamente, nell’identica forma, da Parlamento Europeo e Consiglio UE. Ora, ad esempio, è in fase di trilogo la direttiva rinnovabili che contiene i diritti dei prosumer sanciti dal Parlamento Europeo. L’unica facoltà di un eurodeputato come me è quella di battersi affinché i risultati ottenuti nel Parlamento non vengano cancellati durante il trilogo. Eppure il Parlamento Europeo è l’unica istituzione UE eletta direttamente dai cittadini… E’ una delle contraddizioni dell’UE. Di questa UE. Detto questo, molti pensano che il Parlamento Europeo non conti nulla o che sia un luogo di ritrovo di sfaccendati. Non è affatto vero. Il lavoro, se lo si vuol fare, è intensissimo e le decisioni che vengono prese hanno il loro peso. Altrimenti non saremmo contattati da lobbisti espressione di vari interessi che provano a influenzare le nostre decisioni.

Su quali fronti ritiene più urgente intervenire oggi, sia per quanto riguarda il fronte italiano che quello più complessivo europeo?

È indispensabile investire massicciamente, anche con politiche monetarie e finanziarie ad hoc, per una rapida transizione verso una società basata sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica. Oltre a presentare i ben noti vantaggi ecologici, una politica del genere metterebbe al riparo la nostra economia dall’oscillazione dei prezzi dell’energia e sarebbe in grado di generare prosperità diffusa tramite una miriade di piccoli e piccolissimi impianti per la produzione di energia rinnovabile. Indipendenza energetica inoltre significa maggiore indipendenza politica: l’Unione Europea può liberarsi sia dai ricatti di chi minaccia di interrompere le forniture, sia dal coinvolgimento in tensioni geopolitiche e potenziali conflitti.

Cosa sta accadendo con TTIP e CETA e quale peso gli interessi che stanno dietro questi trattati hanno sulla politica e sui politici?

Il TTIP è finito in freezer con l’insediamento alla Casa Bianca di Trump che, al contrario del suo predecessore, sembrerebbe non amare questo trattato. Il CETA invece, dopo l’ok di Consiglio UE e di Parlamento Europeo (i 5 Stelle hanno votato contro), nel settembre 2017 è entrato in vigore a titolo provvisorio e a tempo indeterminato. L’entrata in vigore definitiva avverrà solo dopo la ratifica da parte di tutti i Parlamenti degli Stati UE. Le ratifiche non procedono speditamente: in Italia, ad esempio, sembrava che il voto dovesse avvenire la scorsa estate, ma tutto si è fermato in seguito alle proteste dei cittadini e di parte del mondo dell’agricoltura. L’unica, piccola buona notizia è che la clausola ISDS-ICS del CETA (la clausola che consente alle grandi corporation di citare in giudizio per danni gli Stati davanti a un tribunale speciale) sarà operativa solo dopo la ratifica del CETA da parte di tutti i parlamenti, ma il Parlamento della Vallonia belga ha già detto che non ratificherà il CETA proprio a causa della clausola ISDS-ICS.

Come viene vista l’Italia da altri paesi di maggior peso in Europa, come per esempio Francia e Germania?

Nelle istituzioni europee, frequento essenzialmente le assemblee plenarie del Parlamento e le commissioni parlamentari: luoghi in cui, con ritmi il più delle volte frenetici, si discutono idee, si limano emendamenti e si vota. Non c’è gran tempo per le chiacchiere… Posso però dire che noi italiani del M5S, all’inizio guardati con l’aria di sufficienza riservata agli ultimi arrivati (peraltro una campagna stampa estera ci aveva dipinto come degli sgangherati neonazisti incompetenti), ci siamo guadagnati i gradi sul campo: i colleghi ci stimano ed apprezzano perchè dimostriamo preparazione, passione ed impegno costante.

Fonte: ilcambiamento.it

 

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Senza decreti, le rinnovabili sono a rischio

«Dopo un anno e mezzo di ritardi, un altro slittamento post elezioni metterebbe a rischio l’industria delle rinnovabili in Italia vanificando gli sforzi fatti finora»: è la denuncia di FREE, il coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica. Che intanto ha elaborato tre position papers sulla strategia da seguire nella prossima legislatura per realizzare gli obiettivi della Strategia Energetica Nazionale per le rinnovabili elettriche, le rinnovabili termiche e la mobilità sostenibile. Presentazione ufficiale il 19 febbraio.9757-10535

«Nonostante le ripetute rassicurazioni ricevute dalle istituzioni, ad oggi la Strategia Energetica Nazionale (SEN) varata dal governo lo scorso novembre risulta inattuabile, nella parte che riguarda le fonti rinnovabili di energia, per mancanza di provvedimenti normativi che diano indicazioni concrete per il raggiungimento degli obiettivi individuati»: è la denuncia del Coordinamento FREE che intanto presenterà, il 19 febbraio, alle forze politiche tre position papers sulle rinnovabili termiche, le rinnovabili elettriche e la mobilità sostenibile.

«In particolare, il ministro Calenda non ha ancora emanato i Decreti Ministeriali attuativi necessari per lo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia per gli anni 2017-2020 che dovevano essere pubblicati da oltre un anno e mezzo, ponendo così a serio rischio anche gli obiettivi per il 2020 – prosegue il Coordinamento FREE – Se il Ministro non riuscirà a pubblicare tali provvedimenti prima delle elezioni, come invece promesso, facendoli slittare ulteriormente, metterà a serio rischio un’industria solida ma ancora molto giovane e che necessita quindi di strutturarsi grazie a politiche di medio lungo periodo basate su provvedimenti che diano la certezza necessaria per pianificare investimenti futuri. Si rischia di vanificare gran parte degli sforzi fatti negli ultimi anni, proprio ora che il costo delle rinnovabili è sceso significativamente. Ogni ulteriore ritardo sarebbe un regalo elettorale a chi ha interesse ad affossare la Green Economy nel nostro Paese per interessi personali non più in linea con i tempi».

Presentazione il 19 febbraio a Roma

Il Coordinamento FREE ha elaborato tre position papers sulla strategia da seguire nella prossima legislatura per realizzare gli obiettivi della Strategia Energetica Nazionale, rispettivamente per le rinnovabili elettriche, le rinnovabili termiche e la mobilità sostenibile. Per discuterne, all’incontro sono stati invitati i rappresentanti delle principali forze politiche che si presenteranno alle elezioni. L’appuntamento è dalle 9.30 alle 13 all’Hotel Nazionale in piazza Montecitorio a Roma.

Presiede Francesco Ferrante (FREE)

9:30 – 10:15 Illustrazione Position papers
FER Elettriche: Andrea Zaghi (FREE)

FER Termiche: Livio de Santoli (FREE)

Mobilità sostenibile: Simone Togni (FREE)

QUI per scaricare il position paper sulle rinnovabili termiche

QUI per scaricare il position paper sulle rinnovabili elettriche

QUI per scaricare il position paper sulla mobilità sostenibile

Il coordinamento FREE

Il Coordinamento FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) è un’Associazione che raccoglie attualmente, in qualità di Soci, 23 Associazioni in toto o in parte attive in tali settori, oltre ad un ampio ventaglio di Enti e Associazioni che hanno chiesto di aderire come Aderenti (senza ruoli decisionali) ed è pertanto la più grande Associazione del settore presente in Italia. Il Coordinamento FREE ha lo scopo di promuovere lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica nel quadro di un modello sociale ed economico ambientalmente sostenibile, della decarbonizzazione dell’economia e del taglio delle emissioni climalteranti, avviando un’azione più coesa delle Associazioni e degli Enti che ne fanno parte anche nei confronti di tutte le Istituzioni.

Fonte: ilcambiamento.it

Energia eolica: i treni olandesi viaggeranno spinti dal vento

TRENI-ENERGIA-EOLICA

L’Olanda è sempre più all’avanguardia nel campo delle energie rinnovabili. Questa volta la rivoluzione tocca ai treni che viaggeranno esclusivamente grazie all’energia eolica.

L’iniziativa è stata promossa dalla rete ferroviaria olandese NS, Nederlandse Spoorwegen, ed è partita dal 1 gennaio del nuovo anno. Il progetto dei treni a energia eolica è stato realizzato in partnership con il produttore di energia Eneco. L’azienda e l’ente ferroviario speravano di attivarlo entro il 2018. Sono invece riusciti a raggiungere il traguardo ben 12 mesi prima del previsto.

Il network ferroviario a energia eolica

La pala eolica produce energia capace di alimentare un treno per circa 200 km. In termini numerici i treni trasportano ogni giorno circa 600mila persone per 550 viaggi. Prima dell’introduzione dell’eolico i viaggi avevano un costo, dal punto di vista energetico, di circa 1,2 miliardi di KwH di energia. Per usare un metro di paragone, si tratta della quantità di energia sufficiente ad alimentare tutte le famiglie di Amsterdam per un anno.

Un progresso continuo per le ferrovie olandesi

Nonostante il grande traguardo raggiunto, la NS ha già altri obiettivi che intende portare a termine nei prossimi anni. L’azienda ferroviaria, infatti, sta lavorando per creare un sistema capace di ridurre ulteriormente il consumo di energia. L’obiettivo è un tagli di circa il 35% entro il 2020. L’idea è quella di garantire sempre maggiore autonomia al sistema ferroviario, rendendo le ferrovie totalmente autosufficienti dal punto di vista energetico.

Non è l’unica azienda al mondo

Secondo un report di una società di consulenza, RE100, sono nove le aziende che hanno deciso di utilizzare esclusivamente fonti di energia pulita per le loro attività.  Restando nel campo ferroviario, c’è l’esempio in Germania della Alstom che ha realizzato la prima locomotiva ad idrogeno. In India invece nasce il progetto che intende installare 1.000 MW di energia solare entro il 2020. Un’iniziativa che riguarderà l’intera città di Jodhpur, nella regione del Rajasthan.

Fonte: ambientebio.it

Basta black out e ricatti: l’Italia può diventare energeticamente indipendente

Semmai ce ne fosse stato bisogno, anche l’università di Stanford in America, con uno studio specifico, ha confermato quello che qualsiasi serio e imparziale conoscitore della situazione energetica italiana poteva evidenziare e cioè che l’Italia può essere indipendente e alimentata da fonti rinnovabili.9716-10490

Quindi oltre i soliti ambientalisti anche prestigiose università giungono a conclusioni simili. Del resto non serve essere dei geni per capire che il Paese del Sole ha enormi potenzialità e basta guardarsi una carta dell’irraggiamento solare medio annuo e una della ventosità media, per rendersene conto. Purtroppo l’argomento energia è trattato spesso da autentici incompetenti e ignoranti che lo sono in maniera ancora più eclatante perché si fregiano di studi e titoli altisonanti. Fino a non moltissimi anni fa,  vari esperti del settore dicevano che in Italia non c’era abbastanza sole e vento e che le rinnovabili non avrebbero mai avuto una rilevanza nel panorama energetico italiano. Oggi per dire fesserie del genere bisogna essere stupidi o pagati da qualcuno che ha interessi in altre fonti energetiche. Rispetto allo studio di Stanford, per quanto indichi che entro il 2050 potremmo alimentarci solo da rinnovabili, si può aggiungere il potenziale del risparmio energetico che accorcia i tempi di copertura delle rinnovabili e il conseguente raggiungimento dell’autonomia energetica. Una politica energetica sensata dovrebbe quindi puntare in maniera decisa e puntuale sulla riduzione dei consumi dove in Italia gli sprechi sono colossali in ogni settore e in ogni situazione. E già intervenendo su quei settori si avrebbero guadagni enormi e un aumento dell’occupazione notevolissimo, considerato che la sola riqualificazione del disastrato patrimonio edilizio italiano potrebbe dare da lavorare a decine di migliaia di persone che surclasserebbero le briciole di posti di lavoro che vengono miseramente offerti da multinazionali e ditte che vengono in Italia a sfruttare il più possibile la situazione e i lavoratori per poi magari trasferirsi altrove quando gli fa comodo. Altro settore di grande crescita occupazionale sarebbe il  settore della formazione che sarebbe necessaria per informare e formare i cittadini e tutte le persone che andrebbero ad intervenire professionalmente nei campi del risparmio, efficienza energetica e fonti rinnovabili. Informazione e formazione che fanno la fortuna dei paesi del Nord Europa dove l’applicazione di questi interventi energetici innovativi ha fatto passi avanti notevoli. Quindi contestualmente alla riduzione drastica degli sprechi, si attiverebbe una politica basata sull’utilizzo delle fonti rinnovabili cercando di rendere il più possibile indipendenti e autonome le abitazioni degli italiani e decentralizzando fortemente la produzione energetica. All’opposto di quello che propone anche l’università di Stanford, la Strategia Energetica Nazionale (SEN) presentata recentemente dal governo, essendo stata praticamente scritta dalle lobby del gas, non fa che ribadire la nostra dipendenza energetica raccontandoci le solite balle della diversificazione dell’approvvigionamento.  Che si diversifichi l’approvvigionamento non cambia il problema, sempre dipendenti si rimane, ed inoltre si dipende sempre più da un’unica fonte che è il gas. Come se ciò non bastasse si sta cercando di costituire in Italia un gigantesco hub del gas per fare di noi il punto di smistamento con tutti i gravissimi rischi che ne concorrono, considerando quali pericolose follie sono i rigassificatori che in caso di esplosioni avrebbero effetti gravissimi. Con il SEN si è evidenziato di voler ridurre le quote di carbone ma importare carbone o gas non cambia di una virgola la problematica principale e cioè che il paese è ostaggio dei combustibili fossili con tutto quello che ne consegue in fatto di costi ed inquinamento. Senza poi contare che il gas arriva da zone non certo tranquille dal punto di vista geopolitico. Perché poi dobbiamo continuare a pagarla quando l’energia se ce la possiamo produrre in casa?  In un epoca in cui tanti hanno preso coscienza e le rinnovabili non sono più il demonio, l’Italia è comunque energeticamente dipendente dall’estero per il 75% e basta un guasto come è avvenuto recentemente al centro di smistamento del gas di Baumgarten in Austria per fare entrare in allarme il paese e mettere in pericolo gli approvvigionamenti. E il paradosso è che poi si usano questi incidenti per dire che abbiamo bisogno di ancora più approvvigionamenti da luoghi diversi e si cita come soluzione la nefasta Trans Adriatic Pipeline (TAP) che sfocia in Puglia.  Il Paese del Sole e un Ministero dell’Ambiente degno di questo nome, dovrebbero chiudere l’era dei fossili, compresi quelli che ancora ci sono in Parlamento, e indirizzarsi concretamente e velocemente verso l’era delle fonti rinnovabili e dell’applicazione di una energia fondamentale: il semplice, risolutivo ed efficace buon senso.

Fonte: ilcambiamento.it

 

Carbone addio. Ma il gas resta

Il governo ha annunciato quella che ha definito “la decarbonizzazione totale” entro il 2025. E meno male che finalmente ci si è arrivati, almeno all’annuncio. Ma poi il premier e il suo ministro hanno frapposto una serie di “se”, “hanno giocato al ribasso” con le rinnovabili, come denunciano le associazioni ambientaliste, e continuano a puntare sul gas.9690-10465

Il premieri Gentiloni, il ministero per lo sviluppo economico Carlo Calenda e dell’ambiente Galletti hanno presentato la cosiddetta “Strategia energetica nazionale” annunciando l’uscita dal carbone entro il 2025.Grandi applausi, ma anche molte richieste di ulteriori garanzie e concretezze.

«Ora è necessario che alla dichiarazione della SEN seguano provvedimenti e politiche: come tutti gli obiettivi, infatti, anche quello del phase out dal carbone, necessita di azioni concrete e operative oppure rischia di rimanere sulla carta» dice il WWF. «Chiederemo al governo di dar corso alle norme attuative, tenendo conto delle indicazioni contenute nel rapporto “Politiche e misure per accelerare la transizione energetica e l’uscita dall’uso del carbone nel settore elettrico”, in cui si dimostra come l’introduzione di adeguate regole finanziarie e meccanismi fiscali non solo possa facilitare l’uscita dal carbone, ma possa tradursi in un vantaggio economico per il nostro Paese».
«Uno degli aspetti probabilmente più critici della nuova SEN è però continuare a puntare sul gas, intendendo erroneamente questo combustibile come adeguato a un serio processo di decarbonizzazione» prosegue il WWF. «La letteratura scientifica ci dice invece come il gas, seppur dotato di performance ambientali migliori del carbone, non debba essere oggetto di massicci investimenti in una fase di transizione già iniziata e avanzata, giacché questo impedirebbe di puntare sulle tecnologie a zero carbonio e, quindi, non consentirebbe di conseguire gli obiettivi climatici stabiliti dall’accordo di Parigi (ossia di contenere l’innalzamento delle temperature planetarie entro i 2°C rispetto al periodo preindustriale, puntando a 1,5°C). Oggi occorre puntare direttamente sulle fonti rinnovabili, sull’efficienza e sul risparmio energetico, su sistemi di accumulo efficienti, sulle smart grid, su un massiccio riassetto nel sistema dei trasporti. Disperdere risorse su tecnologie “non definitive” rappresenta solo un spreco di denaro e di tempo che il pianeta, come è ormai evidente a tutti, non può permettersi».

Sul tema è intervenuto anche il direttore esecutivo di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio:«Non possiamo pensare di sostituire il carbone con il gas naturale: bisogna investire in smart grid, efficienza energetica e rinnovabili, per limitare al minimo indispensabile il ricorso al gas e la costruzione di nuove infrastrutture come gasdotti o rigassificatori, visto che questo andrebbe anche contro i dichiarati obiettivi di indipendenza energetica. Sul tema della mobilità attendiamo inoltre la definizione di strumenti chiari, non solo in sostegno alle auto elettriche, ma anche in favore di mobilità alternativa e condivisa».

Secondo l’associazione ambientalista è importante che, contestualmente all’abbandono del carbone, si diano ai cittadini gli strumenti per diventare energy citizen, ovvero per autoprodurre energia e diventare consumatori consapevoli.

Greenpeace ha proiettato in questi giorni in Germania un messaggio in diverse lingue per ricordare che non c’è nessun futuro nei combustibili fossili. In Italia, invece, l’organizzazione ambientalista ha lanciato venerdì scorso un tweet bombing, indirizzato proprio al Presidente del Consiglio Gentiloni e al ministro Calenda, per fare chiarezza sulla posizione del governo italiano sul cosiddetto “Winter package”, un pacchetto di misure in discussione in Ue che deciderà il futuro energetico del nostro continente fino al 2030.

«In Europa l’Italia si dice favorevole al capacity payment, ossia al finanziamento con soldi pubblici di centrali a carbone e a gas, senza alcuna restrizione. Sul tema degli energy citizen invece la posizione del governo a Bruxelles è vaga e certamente non virtuosa, mentre la SEN si limita a citare il tema senza dare obiettivi. Inoltre, in Ue, siamo tra i Paesi che non vogliono definire obiettivi più ambiziosi per le rinnovabili, richiesti invece perfino da parte dell’industria elettrica, con Enel in testa. Tutto ciò appare ancor più incomprensibile per un Paese che giustamente ha annunciato l’abbandono del carbone e che dichiara di volersi impegnare a fondo per portare avanti l’Accordo di Parigi», conclude Onufrio.

Sottolinea dal canto suo Legambiente: «Ci aspettiamo che il Governo approvi politiche per lo sviluppo delle rinnovabili già nella Legge di Bilancio, per rilanciarne la crescita e consentire di raggiungere gli obiettivi indicati dalla SEN».

L’obiettivo energetico al 2030 «va ora accompagnato da politiche che spingano davvero le rinnovabili: attraverso l’autoproduzione, che invece è ancora bloccata nel nostro Paese, e gli investimenti nelle smart grid, nell’efficienza, nella mobilità elettrica e sostenibile nelle città, nei sistemi di accumulo» prosegue Edoardo Zanchini dell’associazione.

«Ora davvero servono scelte coraggiose per rilanciare questi interventi, a partire dalla Legge di Bilancio, dopo anni in cui la produzione da rinnovabili ha smesso di crescere in Italia. Altrimenti il rischio è che la produzione da carbone sia sostituita dal gas, vanificando gli obiettivi nella lotta ai cambiamenti climatici. Anche a livello europeo – conclude Zanchini – ci aspettiamo che l’Italia non si metta di traverso, come troppo spesso è avvenuto, rispetto alla scelta di introdurre target più ambiziosi a livello europeo nel pacchetto Energia e Clima al 2030”.

Fonte: ilcambiamento.it

Fenice Green Energy Park: il parco delle energie rinnovabili

Il Fenice Green Energy Park è un parco immerso nel verde, a Padova, che favorisce la conoscenza delle energie rinnovabili, delle ecotecnologie e della sostenibilità ambientale. Sviluppato in cinque ettari di terreno, organizza corsi di formazione specialistica per aziende e professionisti, laboratori didattici per scuole di tutte le età e attività di educazione ambientale all’interno del parco. È uno spazio recuperato dall’abbandono ed è liberamente accessibile alla cittadinanza.

Fenice Green Energy Park è un sogno diventato realtà. Così lo descrive Andreas Spatharos, uno dei suoi fondatori e direttore organizzativo, che tiene a precisare come tutto sia stato reso possibile grazie all’impegno di molte persone che si sono messe in gioco, alla società civile e a una buona gestione pubblica.

Oggi il Fenice Green Energy park è un luogo immerso nel verde che favorisce la conoscenza delle energie rinnovabili e della domotica, contribuisce a costruire un modello  di sviluppo ecosostenibile, predispone piani energetici al servizio della cittadinanza e delle imprese, è un luogo di incontro per le famiglie e un momento didattico importante per studenti e insegnati. È una realtà che non solo si autofinanzia e produce utili che vengono reinvestiti sul territorio e in favore della cittadinanza, ma dà lavoro a circa 15 persone che fanno parte dello staff ordinario e oltre 60 collaboratori nei periodi di grande affluenza. Ma facciamo un passo indietro. È il 2000 quando gli Scout di Padova pensano a un progetto di riqualificazione per l’area dove oggi sorge il Green Park, un territorio alle porte di Padova, Isola di Terranegra, che all’epoca era abbandonato al degrado tra spaccio, rifiuti e prostituzione. Da quando il progetto FENICE viene presentato, ci sono voluti 10 anni di lavoro e circa 4 milioni di euro, una metà dei quali elargiti dal Consorzio ZIP di Padova, l’altra metà investita da fondazioni e enti del territorio o europei.IMGP2466.jpg

Chi sono i principali beneficiari di questo luogo? Tantissimi. Ogni anno il parco ospita circa 20 mila persone tra le scolaresche, altrettante tra le famiglie e circa 500 aziende. Per le imprese e i liberi professionisti offre un’occasione di formazione e supporto per quanti vogliono assumere competenze in lavori e nuove tecnologie all’insegna della sostenibilità ambientale, offrendo anche idee per la progettazione e la riqualificazione energetica degli edifici. Per le scuole c’è solo l’imbarazzo della scelta. La gamma di attività a disposizione partono da un target di bambini di 4 anni fino ai ragazzi delle superiori e delle università. Tutte le proposte hanno un’impronta laboratoriale, fortemente pratica perché “bisogna fare per imparare”, assicura Andreas Spatharos. Anche la durata della permanenza qui può variare a seconda delle esigenze. Si può restare una giornata intera o pernottare da uno a 5 giorni nell’ostello del parco, una struttura eco-sostenibile a 360° dove i ragazzi possono vivere un’esperienza unica, oltre che molto formativa.IMGP2471.jpg

Anche per le famiglie c’è un posto nel verde di questo parco. Non solo uno spazio ludico dove condividere una giornata di festa, ma anche un centro estivo per bambini e ragazzi (dai 4 ai 13 anni) della durata di una o più settimane, tra passeggiate a cavallo, relax all’aria aperta e laboratori ludico-ricreativi.

“Questo è un esempio bellissimo – conclude Andreas Spatharos – di come le parti sociali e un ente pubblico si sono messi insieme per la gestione virtuosa di uno spazio”, creando opportunità dove prima c’erano solo abbandono e degrado.

Intervista: Daniel Tarozzi
Riprese e montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/10/io-faccio-cosi-184-fenice-green-energy-park-parco-energie-rinnovabili/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Le energie rinnovabili forniranno l’85% dell’elettricità nel 2050

Secondo DNV GL nel 2050 l’85% dell’elettricità proverrà da energie rinnovabili: fotovoltaico, eolico e bioenergie alimenteranno il boom di auto elettriche.http _media.ecoblog.it_4_44c_energie-rinnovabili-forniranno-85-dellelettricita-2050

Il futuro del mondo si basa sulle energie rinnovabili che sostituiranno le fonti fossili di energia per l’85% nella produzione di elettricità entro il 2050. E il peso dell’elettricità nel bilancio energetico mondiale crescerà nettamente a causa del boom delle auto elettriche. Ne è convinta la società di consulenza DNV GL che, nel suo primo Energy Transition Outlook (ETO), traccia le linee guida dello sviluppo dell’economia mondiale nei prossimi tre decenni. Il consumo di elettricità schizzerà alle stelle: +140% entro il 2050. Soprattutto perché l’elettricità sostituirà le fonti fossili attualmente usate per il riscaldamento e, specialmente, per il trasporto. DNV, infatti, prevede che già nel 2025 in Europa (nel 2030 in nord America, Pacifico, Cina e India e nel 2035 nel resto del mondo) le auto elettriche rappresenteranno il 50% delle vendite totali di automobili.http _media.ecoblog.it_d_d87_vendita-auto-elettriche-nel-mondo

L’enorme quantità di energia elettrica necessaria a mettere in atto questo cambiamento proverrà in gran parte (per l’85% secondo DNV GL) dalle energie rinnovabili: i pannelli fotovoltaici produrranno circa un terzo dell’elettricità consumata nel mondo nel 2050, seguiti dall’eolico onshore, l’idroelettrico e l’eolico offshore. Questo causerà un aumento esponenziale dell’efficienza energetica dell’economia mondiale: usando gas, petrolio e carbone per produrre elettricità una grandissima parte dell’energia si spreca in calore mentre usando le energie rinnovabili non vi sono sprechi. Anche se un pannello fotovoltaico riesce a convertire solo il 15-20% della radiazione solare in elettricità, infatti, non vi è alcuno spreco di energia. Per raggiungere questi ambiziosi obiettivi, però, secondo DNV si dovrà spingere molto per lo sviluppo dell’eolico offshore, fare molta ricerca per ottimizzare le tecnologie dell’eolico, del fotovoltaico, delle reti elettriche e dell’uso dell’energia, investire in cyber security per proteggere le reti elettriche dagli attacchi hacker. Purtroppo, però, secondo DNV GL l’umanità non riuscirà a raggiungere in tempo gli obiettivi degli accordi di Parigi sul clima: nel 2041 l’aumento della temperatura globale toccherà i 2,5 gradi centigradi.

Credit foto: DNV GL

Fonte: ecoblog.it

Energie rinnovabili in Australia: 70% case alimentato da fotovoltaico, eolico e idroelettrico

Secondo Green Energy Markets le energie rinnovabili in Australia hanno coperto i consumi elettrici di 7 case su 10. Volano gli investimenti nel fotovoltaico.http _media.ecoblog.it_c_c3d_energie-rinnovabili-australia-fotovoltaico-eolico-idroelettrico

Negli ultimi dodici mesi, in media, le energie rinnovabili hanno totalizzato il 17,1% della produzione complessiva di energia elettrica in Australia, quanto basta per alimentare il 70% delle case private. Escludendo, quindi, le attività commerciali e industriali. Sono i dati forniti da Green Energy Markets nel suo ultimo Australian Renewable Energy Index. La fonte rinnovabile più produttiva in Australia, al momento, è l’idroelettrico con quasi 16 GWh prodotti su poco meno di 40 totali. Segue l’eolico con 12,3 GWh e il solare fotovoltaico con 7,2 GWh. Si aggiunga una piccola quota, pari a quasi 2,7 GWh, proveniente dalle bioenergie.
http _media.ecoblog.it_0_07e_energie-rinnovabili-australia-per-fonte

Da notare che la gran parte dell’energia elettrica prodotta dai pannelli fotovoltaici deriva da tetti fotovoltaici e non da grandi impianti di fotovoltaico a terra. Ed è proprio il solare elettrico la tecnologia che più sta avanzando in Australia, con 150.000 nuovi tetti fotovoltaici installati negli scorsi 12 mesi. Il grande fotovoltaico a terra avrà un boom, invece, l’anno prossimo: al momento in Australia si stanno costruendo circa 2,6 GW di nuova potenza fotovoltaica installata a terra, dando lavoro a oltre 8.800 persone. L’Australia è impegnata in una vera e propria transizione energetica, dalle fonti fossili a quelle rinnovabili. Il Governo australiano è impegnato a portare avanti un complesso progetto di decarbonizzazione del sistema energetico e, per farlo, ha intenzione di puntare sulle rinnovabili con batteria. A questo scopo, infatti, sono già iniziati i contatti con Tesla e altre aziende del settore degli accumuli di energia.

Fonte: ecoblog.it

Energie rinnovabili: costo dell’energia eolica dimezzato nel 2030

Secondo il DOE americano il costo dell’energia elettrica prodotta dalle pale eoliche scenderà a 23 dollari al MWh. Senza incentivi alle energie rinnovabili.http _media.ecoblog.it_b_ba6_energie-rinnovabili-costo-dellenergia-eolica-dimezzato-nel-2030

Tra le energie rinnovabili, l’eolico è quella che ancora fa più fatica delle altre a stare sul mercato senza incentivi e sussidi pubblici. A fronte di una gran mole di energia elettrica rinnovabile prodotta, infatti, le pale eoliche scontano ancora alti costi di progettazione, di costruzione e di installazione. Eppure, secondo il National Renewable Energy Laboratory (NREL), che fa capo al Department of Energy (DOE) americano, grazie alle nuove tecnologie già nel 2030 il costo dell’energia elettrica prodotta dagli impianti eolici potrebbe scendere a 23 dollari al MWh (cioè il 50% del costo attuale), rendendo questa fonte competitiva con tutte le altre rinnovabili, con l’energia nucleare e con le fonti fossili. Il segreto, secondo lo studio del NREL, sta tutto nell’ottimizzazione: bisogna trovare il modo di massimizzare le ore produttive degli impianti eolici, migliorando le previsioni di producibilità dei siti dove si installano gli impianti eolici e integrando molta elettronica all’interno delle pale eoliche. Affinché le torri si adattino al vento e producano di più.l'”ottimizzazione” degli impianti eolici, inoltre, dovrebbe portare a un uso più efficiente dei materiali di costruzione, a minori costi di manutenzione, a una maggiore vita utile degli impianti. Ricapitolando e sintetizzando: bisogna spendere meno per costruire degli impianti eolici che producono più energia rinnovabile, per più ore al giorno e per più anni.

Tra le tecnologie che potrebbero aiutare l’eolico a fare questo salto generazionale, il NREL cita la cosiddetta SMART (System Management of Atmospheric Resource through Technology), cioè una serie di metodiche che permetterebbero una stima altamente accurata di quanto potrebbe produrre (in un determinato sito) ogni impianto eolico, un monitoraggio in realtime del vento da parte della turbina stessa (tramite specifici sensori), un nuovo design delle turbine, del rotore e del motore, un maggiore dialogo e scambio di dati tra la turbina e la rete elettrica a terra, in modo da limitare i fermo macchina per sovraccarico della rete. Alla tecnologia SMART il NREL suggerisce di abbinare anche la tecnologia Atmosphere to Electrons (A2e), che in estrema sintesi consiste nell’unire i complessi modelli di previsione dei venti con la potenza dei supercomputer. Secondo il NREL, solo con un salto di qualità del genere l’eolico potrà essere competitivo in breve tempo senza ricevere incentivi statali. Negli Stati Uniti, d’altronde, il vento non manca: se fosse utilizzato tutto per produrre energia elettrica basterebbe a coprire sette volte i consumi americani.

Credit foto: Flickr

Fonte: ecoblog.it

Fotovoltaico, eolico e idroelettrico: 139 paesi potrebbero essere 100% rinnovabili

Secondo uno studio scientifico dei ricercatori della Stanford University, pubblicato sulla rivista di settore dell’energia Joule, oltre mezzo mondo potrebbe essere alimentato solo da energia elettrica rinnovabile prodotta con eolico, fotovoltaico e idroelettrico. 139 paesi a emissioni zero.http _media.ecoblog.it_d_de8_fotovoltaico-eolico-idroelettrico-139-paesi-rinnovabili

Il sogno di ogni ecologista, cioè avere un mondo a emissioni zero di CO2 alimentato solo con le energie rinnovabili, è molto più realizzabile di quanto si possa pensare. Lo dicono gli scienziati dell’Università di Stanford. In uno studio, pubblicato sulla rivista Joule, i ricercatori hanno calcolato che 139 paesi (tra i quali ci sono tutti i paesi più industrializzati, Cina, USA e UE compresi) potrebbero emanciparsi completamente dai combustibili fossili entro il 2050. Cioè in appena 33 anni. Alla base di tutto ci dovrebbe essere una completa elettrificazione dell’economia e della vita quotidiana dei cittadini: auto elettriche per spostarsi, fornelli elettrici a induzione per cucinare, pompe di calore a inverter per riscaldarsi e rinfrescarsi etc etc… Tutta l’energia elettrica necessaria a fare a meno del petrolio, del gas e del carbone potrebbe arrivare (con le tecnologie già esistenti) esclusivamente da fonti di energia rinnovabile: eolico, idroelettrico e solare, sia termico che fotovoltaico. Non per nulla lo scenario proposto dai ricercatori della Stanford è stato ribattezzato “WWS” (Wind, Water, Sun) e contrapposto allo scenario BAU (Business As Usual, cioè niente cambia e restiamo come oggi). Questa rivoluzione energetica causerebbe la perdita di 27,7 milioni di posti di lavoro nel mondo e la conseguente creazione di 52 milioni di posti di lavoro. Dal punto di vista del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, invece, lo scenario WWS ci farebbe risparmiare un incremento di temperatura pari a 1,5 gradi Celsius. Ovviamente i ricercatori hanno calcolato anche come dovrebbero essere distribuiti, nei vari paesi, gli impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile. Mentre i pannelli fotovoltaici, come anche i pannelli solari termici, possono essere utilizzati più o meno ovunque ci siano delle superfici da coprire (quindi parliamo sia di tetti fotovoltaici che di pensiline e coperture fotovoltaiche di parcheggi e altre aree aperte), altre tecnologie richiedono condizioni climatiche particolari. Il solare termico a concentrazione CSP, ad esempio, ha senso solo in aree molto calde come il Nord Africa, il Centro America o alcune aree meridionali della Cina. Così come mentre l’eolico onshore su terra ferma può essere utilizzato in moltissime aree del pianeta con venti anche di bassa intensità, mentre l’eolico offshore richiede mari con venti a forte intensità.

Credit immagine: Stanford University

Fonte: ecoblog.it