La Paz, Messico: l’energia arriverà 100% dal sole

Ad oggi la città messicana di La Paz (215.000 abitanti) viene già alimentata per il 60% delle utenze dall’impianto fotovoltaico più grande del Sud America, Aura Solar I. Entro la fine dell’anno, una nuova centrale coprirà anche il fabbisogno rimanente, portando La Paz ad essere 100% rinnovabile381583

La città messicana di La Paz (215.000 abitanti) potrebbe essere interamente alimentata da energia solare prima della fine del 2015: ad “aiutare” la centrale fotovoltaica attualmente in funzione – Aura Solar I, un impianto da 39 MW di potenza – arriverà infatti Grupotec, con un nuovo impianto da 30 Mw, in grado di servire anche il rimanente 40% della popolazione, che ad oggi si rifornisce ancora di energia elettrica tradizionale. Il nuovo impianto occuperà 44 ettari di terreno e potrà contare su 97.000 moduli solari e una batteria per lo stoccaggio da 11 Mw. Se tutto andrà come da progetto, la costruzione si rivelerà un affare da ogni punto di vista: per i cittadini, che pagheranno l’energia alle stesse tariffe attuali, senza alcun rincaro, per l’ambiente, che potrà contare su quasi 100.000 nuove “utenze pulite”, e ovviamente per i costruttori: Messico California, con i loro grandi spazi assolati, si stanno rivelando una miniera d’oro per le industrie del fotovoltaico, come dimostra anche la recente attivazione di Topaz, l’impianto solare più grande del mondo.

Fonte: ecodallecitta.it

Una gigantesca clessidra solare per alimentare le case e sensibilizzare sull’ambiente

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Una clessidra per ricordarci, che finché ci prenderemo cura del nostro ambiente… l’energia non finirà mai”.

Questa la filosofia alla base della “clessidra solare”, il progetto architettonico che ha recentemente vinto l’edizione 2014 del premio LAGI (Land Art Generator Initiative), evento annuale che ha l’obiettivo di promuovere soluzioni di design sostenibili, integrando arte e infrastrutture per energie rinnovabili. Come dice il nome, il progetto consiste in un’enorme clessidra che, invece di calcolare ore e minuti con la sabbia, aiuta a ricordarci che il tempo che trascorriamo sulla terra dovrebbe essere all’insegna del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. Una volta realizzata (il creatore l’ha “immaginata” nella baia di Copenhagen), l’opera avrà un diametro di 50 metri e una parabola superiore di 1960 metri quadri. Oltre ad avere un forte impatto estetico sulla baia, la clessidra sarà utile come luogo di incontro e fonte di energia solare pulita. La parte superiore della clessidra è formata da eliostati, dei dispositivi in grado di deviare la luce del sole e concentrarla in un punto; il meccanismo quindi porta a formare un raggio di luce solare diretto verso la parte inferiore, simulando lo scorrere della sabbia in una vera clessidra. Il designer argentino che l’ha progettata, Santiago Muros Cortés, l’ha descritta raccontando una storia, una favola quasi, su uno sconosciuto che si avvicina a questa enorme clessidra, non riuscendo in un primo momento a capire di cosa si tratta. Il personaggio, giunto ormai al centro dell’opera, si chiede cos’è quel fascio di luce che scorre al centro della clessidra al posto della sabbia: “Raggiunto il raggio di luce, comincia a sentire un po’ di caldo. Ed ecco che finalmente comprende: è un raggio solare, un raggio di energia che viene riflesso da centinaia di piccoli eliostati sul tetto del bulbo superiore, verso uno specchio a forma di cono focale, che spara il flusso luminoso dentro il collo della clessidra. L’effetto toglie il fiato. È una clessidra solare: non misura solo il tempo; piuttosto produce energia catturando il calore del sole, concentrandolo in un ricevitore”.

Non si tratta solo di un progetto di sensibilizzazione. Quando sarà realizzata, la clessidra solare funzionerà davvero. Il calore solare raccolto sarà spedito in un ricevitore pieno di uno speciale liquido, un fluido termico (in inglese, HTF heat transfer fluid), in cui sono sciolti nitrati di sale. Tale fluido, grazie al calore concentrato, si riscalderà fino a 600 gradi centigradi. L’HTF sarà poi trasferito in un dispositivo per lo scambio del calore, dove l’acqua sarà trasformata in vapore; quest’ultimo alimenterà delle turbine elettriche. In questo modo, la clessidra solare produrrà più di 6mila Mega Watt di energia pulita ogni anno, capaci di rifornire circa 860 case. Infine, la struttura sarà costruita perlopiù in acciaio riciclato e alluminio estruso, garantendo performance eccellenti sul lungo periodo, senza produrre emissioni di alcun tipo.

(Foto: landartgenerator)

Fonte: ambientebio.it

Follow The Sun, un pozzo per il Guatemala

Tre amici, un’idea e il crowfunding. Obiettivo: realizzare un pozzo ad energia solare in Sud America per portare acqua ed energia elettrica a chi ancora non ne ha.banf1

 

Enrico, Luca e Francesco sono tre amici con un’idea in testa e la voglia di realizzarla: portare acqua ed energia elettrica a chi ancora non ne ha. Nasce così Follow The Sun, ovvero la realizzazione di un pozzo ad energia solare in Guatemala. «Da qualche giorno abbiamo avviato una campagna di crowdfunding per poter finanziare un pozzo a pannelli solari da installare presso la comunità di Flores Costa Cuca nel dipartimento di Quetzaltenango in Guatemala – racconta Enrico Molineri – La richiesta ci arriva dal sig. Tito Natanael Vásquez, il sindaco guerriero che tutti i giorni lavora con la sua comunità». Un progetto molto importante, i cui costi si aggirano attorno ai 5.500 euro. «Esatto. Abbiamo inoltre deciso di semplificare la burocrazia. Se tutto procede secondo i piani e dimostrato il suo funzionamento, la comunità infatti potrà avere accesso al finanziamento per altri 7 pozzi e per organizzare l’assemblaggio manuale dei pannelli direttamente sul posto. I finanziamenti potranno essere richiesti al Banco del Centro America, l’ente centroamericano che si occupa di sviluppo delle comunità. Le pompe per l’acqua con i pannelli solari potranno essere installate presso le comunità non raggiunte dalla rete elettrica, che in quella zona rappresentano il 40% della popolazione. E si potranno anche sostituire le pompe attualmente connesse alla rete elettrica. Ricordo che la popolazione non può permettersi i costi di gestione del pozzo, in quanto il reddito medio di una famiglia è di 50$ al mese, mentre i costi di energia elettrica per estrarre l’acqua dai pozzi è di 60$ mensili. Le multinazionali certo non fanno sconti». Il pozzo servirà da volano per realizzare altri progetti, sempre nel rispetto della natura e delle persone. Come, per esempio, il progetto del monitoraggio delle falde acquifere, nato in collaborazione con il Politecnico di Torino e l’ufficio della cooperazione internazionale del Comune di Torino.
Follow The Sun rappresenta il primo passo verso la costituzione di un’impresa sociale per il trasferimento di tecnologia nei paesi in via di sviluppo. Ispirandosi ai principi del social business, stile Yunus, l’intento è di sviluppare il trasferimento di tecnologia per quelle comunità che hanno difficoltà ad accedervi. Senza imporre nulla, ma sviluppando insieme alle comunità stesse, antropologi ed esperti dei vari settori, la migliore soluzione tecnologica che possa migliorare la vita delle persone. Ogni soluzione dovrà essere sostenibile dal punto di vista economico, ma nello ma nello stesso tempo essere compatibile con gli usi e costumi locali.
Al momento, grazie al crowdfunding sono stati raccolti 635 euro. L’importanza di internet in questo caso specifico è fondamentale. «Crediamo nella potenzialità della rete come veicolo positivo di idee – conclude Enrico – Per le donazioni abbiamo scelto una piattaforma di crowdfunding e siamo presenti anche su facebook. L’unione fa la forza. Le moderne tecnologie che si basano sull’utilizzo di internet rendono raggiungibile in modo facile e veloce qualsiasi punto del mondo. Questa è una grande opportunità per mettere in contatto persone e anche unire la domanda di beni primari».
Informazioni e donazioni:
www.buonacausa.org/cause/followthesun
www.anduma.org
www.facebook.com/anduma4planet

Fonte: ilcambiamento.it

Guatemala, Yucatàn-Belize
€ 29

IBM presenta i girasoli, generatori elettrici con solare termodinamico e fotovoltaico

IBM scorsa settimana ha rivelato il prototipo dei suoi generatori di elettricità: girasoli alti circa 10 metri in calcestruzzo e dotati di specchi in alluminio sottilissimi in grado di convertire l’80% della radiazione solare in energia elettrica e acqua calda

Il progetto degli specchi solari caro al Nobel Carlo Rubbia viene ripreso nel principio da IBM che ha presentato la scorsa settimana a Zurigo il girasole solare il cui nome tecnico è HCPVT. Il prototipo consiste in un tubo in calcestruzzo alto circa 10 metri su cui troneggia una corolla di sottilissimi specchi in alluminio collegati a un labirinto di piccoli tubi per il trasporto del liquido di raffreddamento.sunflower-ibm (1)

I girasole solari saranno costruiti in collaborazione con la società svizzera Airlight Energy e ogni girasole è in grado di convertire l’80% della radiazione solare in elettricità, acqua calda, aria condizionata, acqua potabile e/o acqua desalinizzata e può generare 12 kWel e 20 kW di calore sufficienti ad alimentare approssimativamente il fabbisogno energetico di circa 10 abitazioni.sunflower-ibm-2 (1)

Il girasole segue il sole e così anche anche nell’impianto della IBM e ciò per garantire il massimo dell’efficienza tanto che un cluster di celle fotovoltaiche e montate su una piattaforma rialzata le cattura proprio per evitare ogni forma di dispersione. Il dato interessante riguarda il sistema di raffreddamento a mirocanali e che portano acqua distillata verso i chip con una temperatura abbassata dai 1000 gradi C ai 90 gradi C. Dunque ecco il motivo per cui questo sistema genera anche grandi quantità di acqua calda. I generatori solari Girasole, secondo quanto riferito alla presentazione, dovrebbero essere in commercio dal 2017 con un costo pari a un terzo del costo degli attuali convertitori solari.

Ha detto Bruno Michel, esperto in energia e packaging presso la divisione Ricerca di IBM:

Uno dei valori centrali in IBM è l’Innovazione. Data la crescente domanda della nostra rete energetica e le limitate risorse naturali, non posso che pensare ad un modo migliore di trasferire questo valore se non distribuendo energia solare accessibile al mercato.sunflower-ibm-4 (1)

L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha stimato che l’energia è preclusa ancora al 20% della popolazione mondiale e che circa 1 miliardo di persone abita e vive senza energia o in aree con infrastrutture energetiche obsolete. La domanda di energia elettrica è destinata a salire del 2,2 per cento all’anno per i prossimi 20 anni il che richiede investimenti per 740 miliardi di dollari all’anno. Il progetto che mette assieme la spin-off Dsolar del gruppo Airlight Energy e IBM Research di Zurigo è di portare la stazione solare fotovoltaica-termica ad alta concentrazione nei paesi “Sunbelt” ovvero Europa, Africa, Penisola araba, parte sud-occidentale del Nord America, Sud America, Giappone e Australia.sunflower-ibm-1

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Fonte: IBM
Foto | IBM press research Day 2014 @ Flickr

Le celle solari diventano un inchiostro stampabile

Dall’Australia un avveniristico inchiostro in grado di stampare le celle solari come se fossero una tinteggiatura.

Il salto di qualità maggiormente atteso nel mondo del fotovoltaico è quello che riguarda il rapporto peso-potenza. L’obiettivo di chi opera nel campo della conversione dell’energia solare in elettrica è quello di rendere sempre più portatili ed efficaci i sistemi di alimentazione basati sulle energie rinnovabili. Ma in Australia un gruppo di 50 ricercatori dei campi più svariati, dalla chimica alla fisica per finire con l’ingegneria, hanno inventato un “inchiostro solare” che permette di stampare le celle solari su di una superficie consentendo agli oggetti di generare energia rinnovabile. Le potenzialità di questo inchiostro che riesce a catturare la luce solare restituendo elettricità sono davvero molteplici. Le sperimentazioni compiute dai ricercatori delle due Università di Melbourne e Monash e dell’Ente Nazionale di ricerca Csiro che hanno lavorato alla sua realizzazione hanno dato risultati positivi. Utilizzando una stampante adeguatamente predisposta per questo nuovo tipo di inchiostro è possibile applicare un sottilissimo strato di queste celle solari che risultano essere simili a una tinteggiatura. Fiona Scholes, coordinatrice del progetto ha scritto spiegato come numerose aziende si siano dette interessate a utilizzare questa tecnologia sui propri prodotti, anche perché le celle ottimizzano la captazione dei raggi solari risultando efficaci anche in condizioni di nuvolosità. Inoltre risultando semitrasparenti, queste celle potrebbero essere impiegate anche per il rivestimento dei grattacieli.

Noi li stampiamo su plastica più o meno nello stesso modo in cui stampiamo le nostre banconote plastificate. Il collegamento dei nostri pannelli solari è semplice come collegare una batteria,

ha poi aggiunto Scholes. La ricerca non si ferma e il prossimo step appare decisamente ambizioso: creare uno spray dell’inchiostro solare.

Fonte:  Abc

© Foto Getty Images

L’energia arriva dalla finestra

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Le finestre sono gli occhi delle nostre case, la vita scorre oltre i vetri, vediamo chi passa e chi arriva, fanno entrare l’aria e il sole. E in alcuni casi possono anche trattenere qualcosa. Infatti, per catturare l’energia proveniente dalla luce solare un team di ricercatori del Michigan ha sviluppato un nuova tecnologia in grado di preservare la “visibilità” delle finestre garantendo nel contempo la produzione di energia pulita negli edifici che le ospitano. Si tratta di un sistema a concentrazione solare che, a differenza dei classici Csp (Concentrating Solar Power), risulta totalmente trasparente. La ricerca, pubblicata sulla rivista Advanced Optical Materials, promette di diffondere in tempi brevi questa nuova tecnologia per eliminare il “fastidio” dei materiali colorati. I sistemi a concentrazione solare permettono di convertire l’energia solare in energia termica, sfruttando la riflessione dei raggi solari ottenuta mediante superfici riflettenti. Gli sforzi passati nel settore della produzione di energia da sistemi a concentrazione solare hanno portato allo sviluppo di materiali colorati, “scomodi” da installare su dispositivi con una superficie chiara, come telefoni cellulari o le finestre degli edifici.  Il sistema di raccolta solare, ideato da Richard Lunt e dalla sua squadra invece utilizza piccole molecole organiche in grado di assorbire specifiche lunghezze d’onda della luce solare, non visibili ad occhio nudo. “Siamo in grado di sintonizzare questi materiali in modo da raccogliere solo i raggi ultravioletti e le vicine lunghezze d’onda a infrarossi che poi creano un ‘bagliore’ e si trasformano in altre lunghezze d’onda a infrarossi”, ha spiegato Lunt. L’incandescente luce infrarossa viene quindi direzionata verso il bordo della plastica da cui è costituito il sistema dove viene convertita in energia elettrica da sottili strisce di celle solari fotovoltaiche e poiché questi materiali non assorbono o emettono luce nello spettro visibile, creano un effetto trasparente per l’occhio umano. Attualmente questo dispositivo è in grado di garantire una efficienza di conversione solare vicina all’1 per cento, ma quando sarà completamente ottimizzato raggiungerà un’efficienza del 5 per cento a fronte del 7 per cento fornito dagli LSC colorati.

Uno dei vantaggi di questo nuovo sistema è la sua flessibilità. Anche se questa tecnologia è in una fase iniziale, ha il potenziale per essere applicata su scala commerciale o industriale a un costo abbordabile. Grazie a questo nuovo sistema “si apre un sacco di spazio per distribuire l’energia solare in un modo non intrusivo”, ha detto Lunt, secondo cui è possibile “utilizzare questo tecnologia nel caso di edifici alti con tante finestre o applicarla a qualsiasi tipo di dispositivo mobile che richieda alta qualità estetica come un telefono o un e-reader. Infine sarebbe possibile rendere alcune superfici, finora impensabili, fonti di raccolta di energia solare”.

Riferimenti: Advanced Optical Materials Doi: 10.1002/adom.201470040

Credits immagine: Biscarotte/Flickr

Fonte: galileonet.it

PlanetSolar, approda a Venezia la più grande barca al mondo a energia solare

Dopo aver compiuto il giro del mondo, l’imbarcazione approda all’Isola della Certosa, dove resterà in ormeggio permanente per sei mesi, fino all’inizio dell’Expo 2015.

Si chiama Ms Tûranor PlanetSolar la prima imbarcazione ad avere compiuto il giro del mondo esclusivamente grazie all’utilizzo dell’energia solare. Il 4 maggio del 2012, dopo 584 giorni di navigazione e un percorso di circa 60mila km, il catamarano ideato in Svizzera e realizzato in Germania ha concluso il giro del globo, dopo avere toccato 28 Paesi, dagli Stati Uniti al Messico, dall’Australia agli Emirati Arabi. Messo alle spalle questo primato, la Ms Tûranor PlanetSolar ha iniziato un nuovo viaggio con intenti promozionali, per diffondere l’idea che un progetto del genere può andare ben oltre gli scopi scientifici e didattici e interessare la navigazione civile. L’imbarcazione elvetica, nata anche grazie al supporto dell’Università di Ginevra, è lunga 35 metri e dispone di 512 mq di pannelli fotovoltaici che alimentano un motore elettrico con una potenza massima di 120 kW e, naturalmente, zero emissioni di Co2. Giovedì 4 settembre l’imbarcazione arriverà a Venezia, per l’unica tappa italiana del suo tour mondiale. Reduce da due missioni, la Planet Solar Deepwater (nella quale sono stati compiuti rilevamenti e misurazioni scientifiche e biologiche lungo la Corrente del Golfo) e laTerraSubmersa (con obiettivo la scoperta dei paesaggi preistorici al largo della Grotta di Franchti in Grecia), la Ms Tûranor PlanetSolar entrerà in laguna attraverso la bocca di porto del Lido per poi sfilare di fronte a piazza San Marco e dirigersi all’Isola della Certosa, scelta come ormeggio permanente per i prossimi sei mesi, fino all’inizio dell’Expo 2015. L’approdo alla marina della Certosa non è casuale: il progetto di riqualificazione dell’isola (che prevede la realizzazione del “Parco urbano di Venezia” in cui si intrecciano sinergicamente attività come lo sport, la nautica, l’accoglienza e l’agricoltura) è stato impostato per conseguire il minor impatto ambientale possibile in termini di contenimento delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera e grazie all’utilizzo di fonti di energia rinnovabile.image-620x412

Fonte:  Comunicato Stampa

Foto | Comunicato Stampa

Uno studente nigeriano inventa l’auto che cammina sfruttando vento e sole

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Segun Oyeyiola, uno studente d’ingegneria nigeriano  della Obagemi Awolowo University, ha convertito un maggiolino della Volkswagen in un’auto a energia eolica e solare, pronta a sfruttare le condizioni metereologiche estreme, presenti nel suo Paese, per ricaricarsi. Il progetto è stato portato a termine con un budget di 6mila dollari e il materiale utilizzato, materiale riciclato e di scarto, è stato donato per lo più da amici e familiari. Così, Segun Oyeyiola ha dimostrato a tutti che, attraverso l’atteggiamento giusto e un po’ di ingegno, è possibile fare la differenza. La sua creatività ha reso possibile, infatti, dare nuova vita alla sua vecchia macchina, in maniera insolita, questo è sicuro, ma soprattutto in modo sostenibile. Il maggiolino è stato dotato di un gigantesco pannello solare piazzato sul tetto e una turbina a vento posizionata invece sotto il cofano. Mentre il pannello sfrutta i raggi solari, la turbina si avvale invece del flusso d’aria emesso mentre l’auto è in movimento. Per garantire che la vettura non crollasse sotto il peso di tutte le ulteriori tecnologie eco-friendly che sono state installate, Oyeyiola ha montato anche un super sistema di sospensione. Una tale trasformazione è del tutto inusuale e offre una prospettiva completamente nuova di concepire la mobilità. Interessante inoltre il fatto che l’auto sia stata ammodernata usando rifiuti riciclati. Segun Oyeyiola ha dichiarato di avere una ferma intenzione di continuare a lavorare su sull’auto, per perfezionarla e farla diventare il futuro della mobilità sostenibile in Nigeria e, perché no, anche di luoghi più lontani. Non solo, il suo sogno è anche quello di rende accessibili i veicoli per le persone che non hanno molti soldi. Per adesso, il suo è costato meno di 6mila dollari. Un problema futuro alla realizzazione del suo sogno potrebbe essere quello legato al reperimento dei materiali necessari per la costruzione di altri veicoli e, laddove ci fossero, delle competenze necessarie per assemblarli. In più, Oyeyiola ha dovuto affrontare le critiche di altre persone che pensavano che il suo lavoro fosse una perdita di tempo. Ora che però ha un prototipo funzionante, il piano è quello di migliorarne la progettazione per fare diventare il suo mezzo la macchina del futuro per la Nigeria. Ovviamente, è necessario apportare numerose migliorie a quest’auto. Ad esempio, attualmente, la batteria impiega circa 4-5 ore per ricaricarsi, il che non la rende ancora una soluzione comoda. Ma Segun ha la caparbietà e le idee giuste per rendere il suo prodotto competitivo e valido.

(Foto: oaupeeps.com)

Fonte: ambientebio.it

L’isola energeticamente indipendente. Eigg, l’isola verde scozzese che ha raggiunto l’autonomia energetica grazie all’energia rinnovabile dell’acqua, del vento e del sole

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L’isola verde. Eigg  un isola al largo della Scozia completamente indipendente dal petrolio. 24 ore su 24 ad energia rinnovabile grazie ad una rete elettrica che utilizza un mix di energia idroelettrica, energia eolica e solare. Vediamo come!eigg_scozia_highlands_isola_sostenibile_indipendenza_elettrica_produrre_energia_1

L’indipendenza energetica di Eigg è un progetto senza precedenti che ha impiegato 10 anni per diventare realtà. 45 famiglie, 20 imprese ed un’unica rete ad alta tensione. Finanziamenti provenienti prima di tutto dalla fiducia degli isolani poi dall’Europa, dal Big Lottery Fund, Highlands and Islands Enterprise, dall’Highlands and Islands Energy Company, dal governo e dal consiglio delle Highland scozzesi.  L’isola di Eigg è un luogo accogliente: bollitori sul fuoco, bevande calde e pancetta sulla griglia ma quando il flusso dei turisti aumentava a dismisura in determinati periodi dell’anno numerosi erano i disagi per la mancanza di energia elettrica disponibile e distribuita. Ma ora tutto è cambiato, l’isola produce la sua energia mediante una combinazione di pannelli solari, turbine eoliche, centrali elettriche ed un generatore, tutte fonti ben distribuite strategicamente nell’isola e collegati ad un’unica rete elettrica. Solo 2 generatori sono pronti a fornire energia elettrica per un’emergenza. A tutte le famiglie viene fornita una razione di energia elettrica di 5 kW in qualsiasi momento. L’elettrificazione dell’isola di Eigg avviene solamente nel 2006 dopo che i membri dell’Heritage Trust un gruppo locale hanno commissionato uno studio di fattibilità sul modo migliore per gli isolani per utilizzare energia elettrica a buon costo. Basti dire che per far toccare un cavo sottomarino la terraferma sarebbe costato più di 8 milioni di $.eigg_scozia_highlands_isola_sostenibile_indipendenza_elettrica_produrre_energia_4

“Non volevamo avere la nostra energia elettrica proveniente da centrali nucleari sulla terraferma comunque!”, spiega Maggie Fyffe, segretario della fiducia e della raccolta fondi per il progetto. Gli isolani hanno deciso su una combinazione di energia solare, eolica, idroelettrica ed hanno raccolto 3,2 milioni $ da una serie di fonti, tra cui l’Unione Europea con il fondo per lo sviluppo regionale, la lotteria nazionale della Gran Bretagna, programmi del governo scozzese, del governo locale e regionale. Nasce così una nuova società, la Eigg Electric, in partnership con una società elettrica sulla terraferma. “E’ stato un progetto molto stimolante integrare tutte e 3 le fonti rinnovabili, non era mai stato fatto prima”, spiega l’incaricato della Eigg Electric.eigg_scozia_highlands_isola_sostenibile_indipendenza_elettrica_produrre_energia_5

Ma tutto nasce quando nel 1997 quando gli isolani diventano i veri e soli proprietari dell’isola costruendo un nuovo molo, ristrutturando il borgo, la scuola, i negozi e progettando la rete elettrica. “Solo così potevamo costruire un solido futuro”, spiega Camille Dressler la storica dell’isola, “L’elettricità è parte di questo sogno liberatrice che si è avverato”. L’impresa è stata piuttosto onerosa e diverse controversie sono nate a proposito ma i benefici della nuova Eigg superano di gran lunga i costi, infatto le fonti energetiche rinnovabili non rischiano di diventare molto più costose a differenza del gasolio utilizzato come vecchio e unico carburante disponibile per i generatori di ogni famiglia dell’isola. “Sulla terraferma tutti possono utilizzare una quantità di energia elettrica che vogliono ma sono le forse del mercato e delle oligarchie a dettare il prezzo che sarà, ciò penalizza i poveri” spiega Both, “Il nostro sistema ha un aspetto sociale davvero innovativo, ad ognuno viene assegnata la stessa quantità di energia elettrica in modo che chiunque paga la stessa quota, in questo modo tutti usufruiscono di tutti benefici completamente.”eigg_scozia_highlands_isola_sostenibile_indipendenza_elettrica_produrre_energia_2

Fonte: GenitronSviluppo.com

Solingo, il ciclomotore elettrico a energia solare

Dalla bolognese Five arriva il ciclomotore elettrico alimentato da un pannello solare piazzato sul baule posteriorewayel-solingo-2

Solingo è l’ultima creatura dell’azienda bolognese Five (Fabbrica Italiana Veicoli Elettrici), un ciclomotore elettrico alimentato da energia solare. A differenza degli altri ciclomotori elettrici, Solingo dispone di un piccolo pannello sul baule posteriore che è in grado di catturare l’energia solare e “restituirla” sotto forma di energia cinetica. L’energia prodotta dal pannello garantisce un’autonomia massima di 115 chilometri su percorso urbano. Il peso di Solingo è di circa 35 chilogrammi, ma il doppio motore funziona come booster consentendo di affrontare salite con una pendenza massima del 15%. La velocità massima del ciclomotore è di 35 km/h. Naturalmente il ciclomotore base continua a essere disponibile, nella versione con una sola batteria che viene alimentata con un normale allacciamento all’energia elettrica permettendo al passeggero di percorrere 100 chilometri con una ricarica del costo approssimativo di 50 centesimi di euro. Le batterie possono essere configurate in cinque diverse modalità (e, dunque, pesi) a seconda delle esigenze di autonomia e prestazioni da parte dei clienti. Il costo della dell’elettrico base è di 1850 euro, mentre Solingo costa 3300 euro. Solingo viene prodotto al 100% in Italia. L’aumento dei costi di produzione in Estremo Oriente sta rilocalizzando nel nostro Paese la produzione e tenere vicini progettazione, produzione e distribuzione consente di ottimizzare le risorse, in attesa che la rivoluzione avvenuta con il ciclismo urbano si allarghi anche a coloro che hanno bisogno di una “spinta” elettrica.

Fonte:  Wayel