In Uruguay 100% dell’energia da rinnovabili

eolico-grecia-isola-di-evia

Lo scorso 9 maggio l’Uruguay ha coperto il fabbisogno energetico nazionale grazie alle energie rinnovabili. Da mesi si attendeva il raggiungimento del 100% dopo che nel dicembre 2015 il Paese aveva annunciato di aver coperto il 94% della domanda di elettricità con le fonti pulite. La società di SEG Ingegneria ha precisato che l’energia totale è stata fornita per il 70,53% dalle dighe idroelettriche, per il 21,13% dagli impianti eolici, per il 7,96% dai generatori a biomassa e per uno 0,39% dal fotovoltaico. A Montevideo il Governo fa sapere che queste prime 24 ore di elettricità al 100% da rinnovabili sono solo l’inizio: l’obiettivo è arrivare al 30% da eolico entro la fine dell’anno e addirittura al 38% entro la fine del 2017. In dieci anni, grazie all’eolico, l’Uruguay è riuscito a neutralizzare gli effetti negativi della siccità sulla produzione da idroelettrico. A voltare pagina fu, durante il suo primo mandato 2005-2010, l’attuale presidente Tabaré Vázquez, anche se va detto che il paese sudamericano ha sempre puntato molto sull’idroelettrico, con quattro grandi dighe (la più antica risalente agli anni Trenta) che integravano due impianti termoelettrici. Alla Cop21 dello scorso dicembre l’Uruguay si è presentato con un impegno molto ambizioso: quello di tagliare dell’88% le emissioni di carbonio entro il 2017 rispetto alla media degli anni 2009-2013.

Fonte:  Latin American Herald Tribune

 

Come progettare una casa ecosostenibile

La-casa-ecologica-di-lusso

La bio-edilizia è senza dubbio una gran cosa, soprattutto perché permette di immergersi nel verde, senza danneggiare l’ambiente con la costruzione di case composte da materiali ad alto tasso inquinante, oppure orientate verso lo spreco delle risorse energetiche del pianeta. Inoltre, progettare una casa eco-sostenibile è anche un motivo di stile: le abitazioni rispettose della natura possono risultare meravigliose da ammirare e da abitare. Per non parlare poi del risparmio economico che si potrà avere sulle bollette e sulla costruzione della casa stessa. Vediamo insieme tutti i consigli per progettare una casa eco-sostenibile.

Scegliere il luogo adatto

Costruire una casa eco-sostenibile significa innanzitutto scegliere il luogo adatto in cui collocarla. Stando ai trend americani, il luogo più indicato è senza dubbio uno che sia immerso nella natura, e che possa creare un’atmosfera di grande benessere e relax. In ogni caso, bisogna sempre controllare una serie di elementi per comprendere se il terreno è realmente edificabile, e per evitare un crollo delle fondamenta: elementi come l’assenza di falde acquifere, di vulcani sotterranei, di crepacci e faglie, e di eventuali sbocchi per gas letali per l’uomo.

Fare i conti con il budget

Costruire una casa eco-sostenibile ha un suo costo che, pur non essendo elevato come quello di una classica costruzione, impone comunque di fissare un budget preciso e di non superarlo per non trovarsi in condizioni economiche difficoltose. In questo senso, il web può diventare una risorsa importantissima, sia per reperire i materiali più adatti ad un costo decisamente inferiore, sia per ponderare l’eventualità di accendere un mutuo, qualora dovesse servire. Ad esempio, sul sito di Hellobank potrete trovare tutte le informazioni su come fare il calcolo della rata del mutuo online, usufruendo di diverse opzioni quali la scelta fra tasso fisso o variabile, e altre opzioni accessorie ideali per il vostro profilo.

L’importanza dei materiali ecologici

Quando si costruisce una casa eco-sostenibile, è fondamentale utilizzare solo materiali ecologici quali il legno proveniente da foreste certificate. Inoltre, è sempre il caso di evitare di utilizzare vernici tossiche e materiali difficili da smaltire come la plastica.

Un’abitazione non può essere considerata ecologica se non viene alimentata da energia pulita e rinnovabile. In questo senso, montare i pannelli solari è un obbligo se si vuole abbattere nel tempo il costo delle bollette e sfruttare una fonte di energia pulita come il sole.

Fonte: L.P.

In Marocco la più grande centrale solare del mondo

168292905

Ouazazarte, una località del deserto del Marocco ai piedi della catena montuosa dell’Atlante sorgerà la più grande centrale solare del mondo, capace, entro il 2020, di fornire il 50% dell’energia elettrica necessaria al Marocco.La località è molto nota agli appassionati di cinema, qui, infatti, sono stati girati molti importantissimi film storici e di avventura dell’ultimo mezzo secolo, da Lawrence d’Arabia a Il Gladiatore, da L’uomo che volle farsi re ad Alexander, da Prince of Persia Le crociate, da Babel Spy Game, da Nessuna verità a La mummia, da Il tè nel deserto a L’ultima tentazione di Cristo. Insomma questa località è il luogo privilegiato dai registi di film storici, biografici, biblici e d’avventura che hanno bisogno di paesaggi desertici e poco antropizzati. Ora però, alla vocazione di set cinematografico, Ouazazarte vuole affiancare un nuovo business, quello dell’energia rinnovabile. Con lo sviluppo delle energie rinnovabili il Marocco ambisce a divenire una delle potenze energetiche del Mediterraneo e dopo decenni di sopravvivenza energetica grazie all’import, punta a divenire esportatrice verso i Paesi di Nord Africa e Medio Oriente. Nelle aree a ridosso del Sahara l’intesità del sole è il doppio della media europea, un vero e proprio “capitale” che il Marocco vuole immagazzinare e utilizzare in parte per sé e in parte per le esportazioni. Nei prossimi mesi diverrà operativo il primo dei quattro impianti da 160 megawatt e, a partire dal 2016, la potenza salirà a 570 megawatt. Quando la centrale sarà completata, nel 2017, verranno raggiunti 2mila megawatt. Il governo del Marocco sta pensando a una linea elettrica che, attraversando il Sahara, riesca a raggiungere l’Arabia Saudita. Il re Mohamed VI si è assicurato il sostegno delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale e dell’Unione Europea per un progetto che, a lavori ultimati, potrebbe valere, 9 miliardi di euro.

Fonte: ecoblog.it

Energia rinnovabile dal “pastazzo” degli agrumi

Un impianto pilota ha dimostrato come sia possibile trasformare i rifiuti della filiera agroalimentare in una risorsa per le energie pulite. Che gli agrumi rappresentino una delle eccellenze della filiera agroalimentare italiana è risaputo, ma che anche i rifiuti e gli scarti umidi della loro trasformazione possano diventare un “tesoretto” energetico è una novità che negli ultimi giorni ha fatto il giro del web e di molti altri media. Perché i rifiuti della spremitura e della lavorazione degli agrumi costano alla filiera 10 milioni di euro all’anno, più o meno 30 euro a tonnellata. Il progetto “Energia dagli agrumi: un’opportunità per l’intera filiera” promosso dal distretto Agrumi di Sicilia con la collaborazione del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania e della Cooperativa Empedocle, e il finanziamento non condizionato di The Coca-Cola Foundation ha dimostrato come il cosiddetto “pastazzo” possa diventare energia pulita grazie a un impianto capace di sfruttare la digestione anaerobica per la produzione di energia elettrica, biometano, bioprodotti e nutrienti per il terreno. La produzione industriale di succo di agrumi lascia un residuo umido, il “pastazzo”, che rappresenta circa il 60% del quantitativo trattato e che in Italia ammonta a circa 340mila tonnellate all’anno. Fino a oggi veniva utilizzato come ammendante in agricoltura e, in minime quantità come mangime per animali, additivo per alimentazione umana o compost. L’esperimento pilota di Catania ha invece dimostrato come un piccolo impianto sia in grado di valorizzare il pastazzo degli agrumi e altri prodotti delle filiere agroalimentari come sansa, vinacce e pale di fichi d’India. L’obiettivo è di estendere il progetto all’intera Regione Sicilia: sarebbero sufficienti 20 impianti “digestori” per risolvere il problema dei residui agrumicoli dell’intera isola.161734222-586x395

Fonte: AdnKronos

© Foto Getty Images

Architettura solare: un progetto per una transition town dentro la capitale

In concorso un progetto di trasformazione di un vecchio stabilimento militare a Roma. Obiettivo è farlo diventare un piccolo quartiere ecologico solare a zero emissioni. Il consumo di energia è minimizzato grazie ad attente tecniche costruttive e uniche fonti energetiche quelle rinnovabili: accumulo stagionale geosolare, piccola rete di teleriscaldamento, caldaia a cippato e fotovoltaico.progetto-flaminio

Un giovane gruppo di architette composto da Ilaria Pignotti, Federica Camponeschi, Barbara Banella, Roberta Mele, Samaneh Sadat Nickayin e lo studio dell’arch. Giovanna Iadarola hanno presentato un progetto innovativo di architettura solare per il concorso internazionale per la progettazione della Città della Scienza che sarà realizzata nella caserma dismessa di Via Guido Reni a Roma. Il concorso punta a trasformare gli 8,6 ettari occupati dallo Stabilimento Militare Materiali Elettronici e di Precisione costruito nel 1906 sull’asse che collega il museo MAXXI di Zaha Hadid all’Auditorium Parco della Musica di Renzo Piano. La delibera comunale del 6 agosto 2014 destina la ex area militare a diventare un polo scientifico di rilevanza internazionale in grado di accogliere, esporre e rendere accessibile al grande pubblico il sapere scientifico e tecnologico in tutte le sue evoluzioni e articolazioni, nonché di promuovere la conoscenza scientifica, di sperimentarla e di diffonderla”. L’ideatore e coordinatore di questo gruppo di eco-progettazione quasi tutto al femminile, in lizza per il concorso, è l’architetto Andrea Anzellotti: “L’obiettivo nasce dalla volontà di creare un progetto basato esclusivamente sull’utilizzo di risorse sostenibili dove il consumo di energia è minimizzato e le uniche fonti energetiche sono quelle rinnovabili. L’idea è quella di realizzare un esempio di Transition Town, attraverso la realizzazione di un Quartiere Ecologico Solare A Zero Emissioni, dove al petrolio sono completamente sostituite le fonti di energia pulita e rinnovabile”, ha detto. Il progetto (vedi planimetria) vuole incoraggiare i futuri residenti e visitatori a vedersi coinvolti nel lungo periodo in una proposta di vita, un luogo dove lo spirito di comunità ecologica possa prevalere nel futuro. Le residenze sono orientate secondo l’asse eliotermico, così che la radiazione solare risulti equamente distribuita. Il sistema costruttivo e strutturale è formato da pannelli di legno massiccio incollato a strati incrociati. La tecnica costruttiva scelta reinterpreta la concezione strutturale dell’edilizia tradizionale in una prospettiva più innovativa, sia per convenienza tecnica sia economica, assicurando le condizioni ideali per l’isolamento e la conservazione grazie alle qualità di elasticità, resistenza, isolamento e traspirabilità di un materiale naturale come il legno. L’idea innovativa che caratterizza questo progetto è il sistema energetico basato solo sulle fonti di energia rinnovabile. Per supportare gli aspetti energetici è stato chiamato a dare la sua consulenza tecnico-scientifica l’esperto di energie rinnovabili Roberto Salustri che ha dimensionato e delineato una soluzione innovativa per questo progetto di quartiere solare. La soluzione scelta per far fronte alle esigenze energetiche dell’intero quartiere èl’accumulo stagionale geosolare: con questa tecnologia è possibile l’accumulo di energia termica prodotta d’estate per poi utilizzarla d’inverno. L’impianto dimensionato ha una superficie captante di 6.200 mq e una potenza termica totale di 4,8 MWth in grado di produrre 3.700 MWh annui che saranno accumulati nel sottosuolo con pozzi geosolari. L’energia accumulata può dare energia termica in inverno a 100.000 mq di superfici riscaldate con un isolamento di classe A.pozzo-geosolare

L’energia termica prodotta è distribuita tramite una rete di teleriscaldamento, Solar District Heating, ed è prevista una caldaia a cippato centralizzata a condensazione per una eventuale integrazione. L’energia elettrica sarà fornita da un impianto fotovoltaico di 360 kW di potenza elettrica (3.000 mq di superficie captante) che produce 468 MWh annui. Sia gli impianti termici solari sia quelli fotovoltaici sono completamente integrati negli edifici, in pratica i pannelli solari diventano un elemento architettonico indispensabile. In questo progetto il privato e la socialità, il nuovo e il vecchio, lo stare e il divenire, trovano riscontro nell’articolazione degli ambiti naturali e costruiti, ponendo attenzione per quella che è l’esperienza percettiva-spaziale dell’intervento, che porta al concetto di interattività tra l’uomo e l’ambiente per un futuro completamente ecologico e a emissioni zero.

Fonte: Redazione Qualenergia.it

La Paz, Messico: l’energia arriverà 100% dal sole

Ad oggi la città messicana di La Paz (215.000 abitanti) viene già alimentata per il 60% delle utenze dall’impianto fotovoltaico più grande del Sud America, Aura Solar I. Entro la fine dell’anno, una nuova centrale coprirà anche il fabbisogno rimanente, portando La Paz ad essere 100% rinnovabile381583

La città messicana di La Paz (215.000 abitanti) potrebbe essere interamente alimentata da energia solare prima della fine del 2015: ad “aiutare” la centrale fotovoltaica attualmente in funzione – Aura Solar I, un impianto da 39 MW di potenza – arriverà infatti Grupotec, con un nuovo impianto da 30 Mw, in grado di servire anche il rimanente 40% della popolazione, che ad oggi si rifornisce ancora di energia elettrica tradizionale. Il nuovo impianto occuperà 44 ettari di terreno e potrà contare su 97.000 moduli solari e una batteria per lo stoccaggio da 11 Mw. Se tutto andrà come da progetto, la costruzione si rivelerà un affare da ogni punto di vista: per i cittadini, che pagheranno l’energia alle stesse tariffe attuali, senza alcun rincaro, per l’ambiente, che potrà contare su quasi 100.000 nuove “utenze pulite”, e ovviamente per i costruttori: Messico California, con i loro grandi spazi assolati, si stanno rivelando una miniera d’oro per le industrie del fotovoltaico, come dimostra anche la recente attivazione di Topaz, l’impianto solare più grande del mondo.

Fonte: ecodallecitta.it

Energie rinnovabili, si acquistano in cooperativa da Giugno 2015

Energia rinnovabile che si acquista in cooperativa: è questo il progetto pilota che è partito in Italia e che si consoliderà dal prossimo giugno 2015. Sara Capuzzo Responsabile Comunicazione di è nostra ci ha presentato oggi in hangout il progetto ènostra, una comunità che vende e acquista energia che proviene solo da fonti rinnovabili. Con lei anche Luca Iacoboni di Greenpeace, che invece ci ha raccontato quanto accade in Germania con Greenpeace Energy, progetto di cooperativa che pure acquista e vende energia elettrica proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili e realtà già consolidata con circa 110 mila clienti. In Italia, la compravendita di energia tramite cooperativa è però una novità, nata grazie al programma europeo REScoop che finanzia tutti quei progetti che diffondono le energie rinnovabili. Nell’esperienza italiana sono entrati a far parte Avanzi srl di MilanoRetenergie,EnergoClub e ForGreen spa, con il supporto di Banca Etica. In pratica i clienti possono essere anche soci e partecipare a questa meravigliosa avventura con una sottoscrizione di 150 euro che equivalgono a 5 azioni. Il progetto ènostra è particolarmente interessante poiché pone al centro del sistema di approvvigionamento il cliente che assume il ruolo di socio e divenire parte stessa di tutto il processo di compravendita dell’energia, passando da semplice cliente a protagonista della cooperativa. La campagna per la raccolta di adesioni è partita da qualche giorno e il progetto è stato anche presentato con una conferenza stampa in Senato. Le prime bollette, ovvero le prime forniture di energia elettrica, arriveranno da giugno/luglio 2015 e i prezzi saranno tutti sta stabilire e in ogni caso non oltrepasseranno quella che è la linea di mercato, poiché molto dipenderà dalle adesioni che si avranno. Infatti, più elevato sarà il numero di cittadini che aderiranno al progetto, maggiore le possibilità di acquistare energia a costi bassissimi e sopratutto da fonti rinnovabili. Dunque, grazie a ènostra da oggi accendere o spegnere l’interruttore potrà fare anche una differenza politica, poiché avremo la possibilità di scegliere in prima persona e di partecipare nelle scelte dell’approvvigionamento dell’elettricità.enostra-fbcover_energia-condivisa-660x244-620x244

Fonte: ecoblog.it

Solare, agli italiani piace sempre di più e l’80 per cento chiede più incentivi

E’ stato presentato il XII Rapporto “Gli italiani e il solare” in cui emerge che per l’80 per cento dei cittadini lo gradisce. Per il terzo anno consecutivo il Rapporto Gli italiani e il solare, giunto alla sua dodicesima edizione e realizzato dall’Osservatorio sul Solare della Fondazione UniVerde con la collaborazione di IPR Marketing, conferma il trend positivo degli ultimi tre anni che non è mai sceso sotto l’80 per cento, del gradimento per questa forma di energia rinnovabile. Anzi, per il 92 per cento degli italiani è proprio l’energia solare a essere amica dell’ambiente tanto che il 70 per cento degli intervistati ha preso seriamente in considerazione la possibilità di usufruirne. Grande apertura anche verso le altre fonti di energia rinnovabile che convincono il 51 per cento degli italiani per quanto riguarda l’eolico,il 38 per cento per l’idroelettrico (+6% rispetto alle rilevazioni del maggio scorso); il 19 per cento apprezza il geotermico mentre interessa al 17 per cento le biomasse. Una preferenza, dunque, che va nella strada opposta appena dettata dal governo con lo Sblocca Italia e che si fonda sulle trivellazioni nei mari della penisola.

Spiega così le percentuali Alfonso Pecoraro Scanio presidente di UniVerde:

Più dell’80% dei cittadini chiede incentivi per le rinnovabili. Se non è possibile predisporre un sistema di incentivazione economica sarebbe almeno opportuno semplificarne la burocrazia. Nonostante il Governo abbia addirittura previsto tasse sull’autoconsumo, l’Italia è tuttavia ancora il secondo produttore al mondo di energia dal sole. Dobbiamo però intervenire con lungimiranza se vogliamo rilanciare un settore economico che a partire dal 2007 ha dato lavoro a decine di migliaia di persone. È necessario diffondere le smart grids perché le rinnovabili hanno stabilizzato le reti, ridotto le dispersioni e permesso al nostro Paese di risparmiare sulla bolletta energetica. Oggi 550 mila italiani tra famiglie, enti e istituzioni beneficiano e producono energia dal sole.italiani-e-solare-620x350

Secondo il sondaggio a contrarsi maggiormente è il favore verso il nucleare sceso al 4 per cento e restano basse anche le preferenze per carbone, al 2 per cento, petrolio al 3 per cento e metano al 10 per cento. Veniamo poi a un nuovo dato che risulta particolarmente interessante e emerso a seguito del focus proposto quest’anno: Accumulo di energia e riciclo dei componenti di sistema. In pratica appena l’8 per cento degli intervistati conosce le smart grid, ovvero le reti intelligenti sostenute proprio nell’Unione Europea e con cui ogni cittadino potrà produrre o ricevere energia. Alessandro Fiocco A.d. Terna Plus e Terna Storage ha commentato:

Terna ha già fatto e continua a fare la sua parte per ammodernare e realizzare la rete elettrica in favore del pieno sfruttamento delle energie rinnovabili. La società in questi anni si è fortemente impegnata investendo già 1,3 miliardi di euro in opere concrete e previsto ulteriori 2,5 mld di euro fino al 2016 per far sì che la rete si evolva in sincronia con il nuovo sistema. Sta inoltre sperimentando sistemi di accumulo di energia localizzati nel sud Italia, dove le Fer stanno diventando la principale fonte di copertura del fabbisogno.

Infine, un dato interessante riguarda la consapevolezza del riciclo dei pannelli solari giunti a fine ciclo di vita, che risulta essere un passaggio importante per il 65 per cento dei cittadini ma che va anche sostenuto con incentivi statali. E infatti alla presentazione era presente il Cobat, Consorzio per la raccolta e riciclo di pile e accumulatori che metterà a disposizione il suo know-how fatto di 25 anni di esperienza per collaborare a nuovi sistemi di stoccaggio dell’energia prodotta.

Foto | Fondazione UniVerde@facebook

Fonte: ecoblog.it

Una gigantesca clessidra solare per alimentare le case e sensibilizzare sull’ambiente

solar-hour-glass-300x336

Una clessidra per ricordarci, che finché ci prenderemo cura del nostro ambiente… l’energia non finirà mai”.

Questa la filosofia alla base della “clessidra solare”, il progetto architettonico che ha recentemente vinto l’edizione 2014 del premio LAGI (Land Art Generator Initiative), evento annuale che ha l’obiettivo di promuovere soluzioni di design sostenibili, integrando arte e infrastrutture per energie rinnovabili. Come dice il nome, il progetto consiste in un’enorme clessidra che, invece di calcolare ore e minuti con la sabbia, aiuta a ricordarci che il tempo che trascorriamo sulla terra dovrebbe essere all’insegna del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili. Una volta realizzata (il creatore l’ha “immaginata” nella baia di Copenhagen), l’opera avrà un diametro di 50 metri e una parabola superiore di 1960 metri quadri. Oltre ad avere un forte impatto estetico sulla baia, la clessidra sarà utile come luogo di incontro e fonte di energia solare pulita. La parte superiore della clessidra è formata da eliostati, dei dispositivi in grado di deviare la luce del sole e concentrarla in un punto; il meccanismo quindi porta a formare un raggio di luce solare diretto verso la parte inferiore, simulando lo scorrere della sabbia in una vera clessidra. Il designer argentino che l’ha progettata, Santiago Muros Cortés, l’ha descritta raccontando una storia, una favola quasi, su uno sconosciuto che si avvicina a questa enorme clessidra, non riuscendo in un primo momento a capire di cosa si tratta. Il personaggio, giunto ormai al centro dell’opera, si chiede cos’è quel fascio di luce che scorre al centro della clessidra al posto della sabbia: “Raggiunto il raggio di luce, comincia a sentire un po’ di caldo. Ed ecco che finalmente comprende: è un raggio solare, un raggio di energia che viene riflesso da centinaia di piccoli eliostati sul tetto del bulbo superiore, verso uno specchio a forma di cono focale, che spara il flusso luminoso dentro il collo della clessidra. L’effetto toglie il fiato. È una clessidra solare: non misura solo il tempo; piuttosto produce energia catturando il calore del sole, concentrandolo in un ricevitore”.

Non si tratta solo di un progetto di sensibilizzazione. Quando sarà realizzata, la clessidra solare funzionerà davvero. Il calore solare raccolto sarà spedito in un ricevitore pieno di uno speciale liquido, un fluido termico (in inglese, HTF heat transfer fluid), in cui sono sciolti nitrati di sale. Tale fluido, grazie al calore concentrato, si riscalderà fino a 600 gradi centigradi. L’HTF sarà poi trasferito in un dispositivo per lo scambio del calore, dove l’acqua sarà trasformata in vapore; quest’ultimo alimenterà delle turbine elettriche. In questo modo, la clessidra solare produrrà più di 6mila Mega Watt di energia pulita ogni anno, capaci di rifornire circa 860 case. Infine, la struttura sarà costruita perlopiù in acciaio riciclato e alluminio estruso, garantendo performance eccellenti sul lungo periodo, senza produrre emissioni di alcun tipo.

(Foto: landartgenerator)

Fonte: ambientebio.it

Le celle solari diventano un inchiostro stampabile

Dall’Australia un avveniristico inchiostro in grado di stampare le celle solari come se fossero una tinteggiatura.

Il salto di qualità maggiormente atteso nel mondo del fotovoltaico è quello che riguarda il rapporto peso-potenza. L’obiettivo di chi opera nel campo della conversione dell’energia solare in elettrica è quello di rendere sempre più portatili ed efficaci i sistemi di alimentazione basati sulle energie rinnovabili. Ma in Australia un gruppo di 50 ricercatori dei campi più svariati, dalla chimica alla fisica per finire con l’ingegneria, hanno inventato un “inchiostro solare” che permette di stampare le celle solari su di una superficie consentendo agli oggetti di generare energia rinnovabile. Le potenzialità di questo inchiostro che riesce a catturare la luce solare restituendo elettricità sono davvero molteplici. Le sperimentazioni compiute dai ricercatori delle due Università di Melbourne e Monash e dell’Ente Nazionale di ricerca Csiro che hanno lavorato alla sua realizzazione hanno dato risultati positivi. Utilizzando una stampante adeguatamente predisposta per questo nuovo tipo di inchiostro è possibile applicare un sottilissimo strato di queste celle solari che risultano essere simili a una tinteggiatura. Fiona Scholes, coordinatrice del progetto ha scritto spiegato come numerose aziende si siano dette interessate a utilizzare questa tecnologia sui propri prodotti, anche perché le celle ottimizzano la captazione dei raggi solari risultando efficaci anche in condizioni di nuvolosità. Inoltre risultando semitrasparenti, queste celle potrebbero essere impiegate anche per il rivestimento dei grattacieli.

Noi li stampiamo su plastica più o meno nello stesso modo in cui stampiamo le nostre banconote plastificate. Il collegamento dei nostri pannelli solari è semplice come collegare una batteria,

ha poi aggiunto Scholes. La ricerca non si ferma e il prossimo step appare decisamente ambizioso: creare uno spray dell’inchiostro solare.

Fonte:  Abc

© Foto Getty Images