L’energia eolica si ripaga in meno di sei mesi

Durante 20 anni di vita, una turbina eolica produce 40 volte l’energia utilizzata per la sua costruzione e installazione, quindi si ripaga in sei mesi

Le turbine eoliche producono energia virtualmente senza emissioni; vi sono tuttavia impatti ambientali connessi con la loro produzione, installazione e trattamento di fine vita che è opportuno confrontare con i benefici della produzione di energia. Uno studio dell’università dell’Oregon sul ciclo di vita di due diverse turbine eoliche da 2 MW mostra che  l’energia prodotta nell’arco di vent’anni è pari a circa 40 volte quella spesa per produzione, installazione e smaltimento finale (1). Questo valore è pari a più del doppio del valore comunemente riportato di 18. Questo significa che in termini energetici la turbina si ripaga dopo soli sei mesi (2), mentre per i successivi 19 anni e mezzo è tutto guadagno. Il 78% degli impatti energetici ed ambientali si concentrano nella fase di costruzione. I risultati sono riferibili alle condizioni di vento della costa Pacifica USA, caratterizzata da una producibilità di circa 2100 ore all’anno (3).

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(1) Il rapporto tra energia prodotta ed energia investita è noto come EROEI (energy return on energy invested)

(2) Questo è un valore medio indicativo. Il payback time per le due turbine prese in considerazione è pari a 5,2 e 6,4 anni, corrispondenti a EROEI di 46 e 37.

(3) Dato deducibile dalle statistiche di potenza e generazione per lo stato dell’Oregon.

Fonte: ecoblog.it

Storie del vento: turbine open source, eolico di comunità… e di monastero!

Dall’Africa, all’America Latina all’Europa, il mini eolico rappresenta un’opportunità per le piccole comunità locali

Oggi è la giornata globale del vento; questa giovane ricorrenza è nata del 2007 sull’onda della crescita globale dell’energia eolica, decuplicata negli ultimi dieci anni. Con la colonna sonora piuttosto appropriata di Wind of change (video qui sopra), vogliamo oggi ripercorre alcune storie del vento, cioè di come l’energia eolica, anche se di media o piccola scala,  ha cambiato la vita di persone e comunità.

Turbine open source in Africa e America Latina

Piet Chevalier è un ingegnere olandese che ha fondato I love windpower, un’associazione che promuove lo sviluppo dell’eolico di piccola scala con progetti che si inseriscono nelle economie locali di paesi in via di sviluppo, sia in Africa (Mali, Tanzania, Malawi) che in America Latina (Messico, Brasile). Sfruttando un progetto di turbina open source sviluppato dall’ingegnere gallese Hugh Piggott, Chevalier sta insegnando a giovani africani e americani come progettare, costruire e installare micro turbine eoliche. Si tratta di impianti di potenza minima, pochi kilowatt di picco, che sono però perfettamente adatti alle disponibilità tecnico-finanziarie e alle esigenze di molti piccoli centri rurali.

Eolico di comunità in Polonia

L’eolico di comunità non è solo esclusiva della Germania. A Kobylnica, un piccolo centro nella vicina Polonia, sono state installate 18 turbine con una produzione annua di quasi 100 GWh; gli agricoltori dicono di aver vinto la lotteria, perché ricevono un significativo affitto dai produttori, ma tutti i cittadini ne beneficiano perché le tasse pagate dalle turbine rappresentano oltre il 10% del bilancio comunale.

Pale eoliche nel monastero ortodosso

Romania, Monastero di San Cassiano (delta del Danubio). Per risolvere il problema del rifornimento energetico, una decina di anni fa i monaci ortodossi hanno costruito una mini turbina eolica utilizzando l’alternatore di un autocarro.  L’impianto permette di alimentare frigorifero, lavatrice, ompa di calore, luci e un laptop, oltre a pompare l’acqua dal pozzo. Altri dieci monasteri hanno seguito l’esempio di San Cassiano e si producono l’energia da sè.

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Fonte: ecoblog.it

L’isola energeticamente indipendente. Eigg, l’isola verde scozzese che ha raggiunto l’autonomia energetica grazie all’energia rinnovabile dell’acqua, del vento e del sole

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L’isola verde. Eigg  un isola al largo della Scozia completamente indipendente dal petrolio. 24 ore su 24 ad energia rinnovabile grazie ad una rete elettrica che utilizza un mix di energia idroelettrica, energia eolica e solare. Vediamo come!eigg_scozia_highlands_isola_sostenibile_indipendenza_elettrica_produrre_energia_1

L’indipendenza energetica di Eigg è un progetto senza precedenti che ha impiegato 10 anni per diventare realtà. 45 famiglie, 20 imprese ed un’unica rete ad alta tensione. Finanziamenti provenienti prima di tutto dalla fiducia degli isolani poi dall’Europa, dal Big Lottery Fund, Highlands and Islands Enterprise, dall’Highlands and Islands Energy Company, dal governo e dal consiglio delle Highland scozzesi.  L’isola di Eigg è un luogo accogliente: bollitori sul fuoco, bevande calde e pancetta sulla griglia ma quando il flusso dei turisti aumentava a dismisura in determinati periodi dell’anno numerosi erano i disagi per la mancanza di energia elettrica disponibile e distribuita. Ma ora tutto è cambiato, l’isola produce la sua energia mediante una combinazione di pannelli solari, turbine eoliche, centrali elettriche ed un generatore, tutte fonti ben distribuite strategicamente nell’isola e collegati ad un’unica rete elettrica. Solo 2 generatori sono pronti a fornire energia elettrica per un’emergenza. A tutte le famiglie viene fornita una razione di energia elettrica di 5 kW in qualsiasi momento. L’elettrificazione dell’isola di Eigg avviene solamente nel 2006 dopo che i membri dell’Heritage Trust un gruppo locale hanno commissionato uno studio di fattibilità sul modo migliore per gli isolani per utilizzare energia elettrica a buon costo. Basti dire che per far toccare un cavo sottomarino la terraferma sarebbe costato più di 8 milioni di $.eigg_scozia_highlands_isola_sostenibile_indipendenza_elettrica_produrre_energia_4

“Non volevamo avere la nostra energia elettrica proveniente da centrali nucleari sulla terraferma comunque!”, spiega Maggie Fyffe, segretario della fiducia e della raccolta fondi per il progetto. Gli isolani hanno deciso su una combinazione di energia solare, eolica, idroelettrica ed hanno raccolto 3,2 milioni $ da una serie di fonti, tra cui l’Unione Europea con il fondo per lo sviluppo regionale, la lotteria nazionale della Gran Bretagna, programmi del governo scozzese, del governo locale e regionale. Nasce così una nuova società, la Eigg Electric, in partnership con una società elettrica sulla terraferma. “E’ stato un progetto molto stimolante integrare tutte e 3 le fonti rinnovabili, non era mai stato fatto prima”, spiega l’incaricato della Eigg Electric.eigg_scozia_highlands_isola_sostenibile_indipendenza_elettrica_produrre_energia_5

Ma tutto nasce quando nel 1997 quando gli isolani diventano i veri e soli proprietari dell’isola costruendo un nuovo molo, ristrutturando il borgo, la scuola, i negozi e progettando la rete elettrica. “Solo così potevamo costruire un solido futuro”, spiega Camille Dressler la storica dell’isola, “L’elettricità è parte di questo sogno liberatrice che si è avverato”. L’impresa è stata piuttosto onerosa e diverse controversie sono nate a proposito ma i benefici della nuova Eigg superano di gran lunga i costi, infatto le fonti energetiche rinnovabili non rischiano di diventare molto più costose a differenza del gasolio utilizzato come vecchio e unico carburante disponibile per i generatori di ogni famiglia dell’isola. “Sulla terraferma tutti possono utilizzare una quantità di energia elettrica che vogliono ma sono le forse del mercato e delle oligarchie a dettare il prezzo che sarà, ciò penalizza i poveri” spiega Both, “Il nostro sistema ha un aspetto sociale davvero innovativo, ad ognuno viene assegnata la stessa quantità di energia elettrica in modo che chiunque paga la stessa quota, in questo modo tutti usufruiscono di tutti benefici completamente.”eigg_scozia_highlands_isola_sostenibile_indipendenza_elettrica_produrre_energia_2

Fonte: GenitronSviluppo.com

Energia eolica in Danimarca al 55% per tutto il mese di dicembre

Il record danese è avvenuto grazie ai continui investimenti nelle rinnovabili e mostra che la rete è in grado di gestire la potenza intermittente del vento

Durante lo scorso mese di dicembre la produzione eolica ha fornito il 55% dell’energia elettrica della Danimarca. E’ una buona notizia, non solo per i danesi, ma per tutto il mondo, perchè mostra che se si fanno gli adeguati investimenti, la rete elettrica è perfettamente in grado di assorbire e gestire la potenza intermittente del vento, con buona pace di tutti i profeti di sventura che in questi anni hanno più volte detto che era impossibile o troppo problematico. Il fatto significativo è che questo record è mediato su tutto il mese e non riguarda solo i momenti eccezionali di tempesta, come è accaduto ad esempio in Germania. Nella notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre la produzione danese di energia dal vento ha pesino superato la domanda, raggiungendo il 138%. In questi casi l’energia viene esportata, come mostra in tempo reale il sito Energinet: nel momento in cui scrivo la Danimarca sta esportando circa 1 GW di potenza verso la Germania e la Svezia. Il record è stato raggiunto anche grazie ai nuovi investimenti che hanno portato nel 2013 il parco eolico da 4,2 a 4,8 MW e la produzione da 10,3 a 11,1 TWh. L’obiettivo è il raggiungimento del 50% dei consumi entro il 2020. Qui è appena il caso di ricordare che l’Italia produce più energia dal vento della Danimarca, visto che nel 2013 ha quasi raggiunto i 15 TWh. Il vento tra il Mare del Nord e il Baltico è più forte che nel mediterraneo, ma i siti italiani disponibili sono più numerosi, compresi quelli in cui alcuni integralisti (utili idioti delle lobby fossili) vorrebbero impedire l’installazione delle turbine.TO GO WITH AFP STORY BY Pierre-Henry DES

fonte: ecoblog

Cancellato in Texas progetto da 40 Mt per terminal del carbone

E’ il quarto progetto di terminal del carbone che viene cancellato negli USA con grande soddisfazione degli ambientalisti. Le energie rinnovabili e le prime politiche per la mitigazione del global warming stanno iniziando a rendere questo sporco combustibile un ricordo del passato

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Tempi duri per il carbone: il progetto di un mega terminal da 40 milioni di tonnellate all’anno presso il porto di Corpus Christi, Texas è stato cancellato. La motivazione: crollo della domanda:

«Al momento il mercato di esportazione del carbone si è considerevolmente contratto. Il mercato interno [USA] ha visto la chiusura di vecchie centrali o la loro trasformazione in centrali a gas. L’energia eolica e solare spinte dagli incentivi hanno creato un’ulteriore pressione sul carbone. L’entusiasmo per i terminali di esportazione tra i produttori di carbone è quindi diminuito.»

L’australiana Ambre Energy sognava di costruire il terminal per esportare il carbone USA in Europa e in Asia, ma ha dovuto ricredersi, preferendo pagare la penale per la cancellazione del contratto piuttosto che imbarcarsi in un progetto dal futuro disastroso. Questo è il quarto progetto di terminal che viene cancellato negli USA. Sembra quindi essersi invertito il trend crescente di esportazione del carbone USA.  «Il fallimento di Ambre è un enorme sollievo per i residenti di Cropus Christi ed è un choaro segno che l’abbandono del carbone sta accelerando, ha dichiarato Hal Suter del Sierra Club «I texani non vogliono il carbone, gli altri stati del golfo non vogliono il carbone e non lo vogliono nemmeno i mercati internazionali».

Quando scoppierà, la bolla del carbonio mieterà le prime vittime proprio nell’industria del carbone, la più inquinante sia a livello locale (un singolo trasporto ferroviario di carbone rilascia nell’ambiente oltre 25 tonnellate di polveri) che globale, per le maggiori emissioni specifiche di CO2.

Fonte: ecoblog

Arriverà dal vento il 18% dell’energia elettrica mondiale

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Ci sarà più vento del previsto nel panorama energetico mondiale. Dalla IEA (International Energy Agency) è giunto l’ultimo aggiornamento sullo sviluppo dell’eolico a livello planetario. Ebbene, mentre il precedente rapporto del 2009 aveva stimato che questa fonte rinnovabile avrebbe generato il 12% dell’elettricità nel 2050, lo studio appena pubblicato assegna sei punti percentuali in più agli impianti eolici. Così secondo l’Agenzia internazionale dell’energia le fattorie del vento potranno valere fino al 18% del mix elettrico, grazie a 2.300/2.800 GW di capacità cumulativa. Di strada da percorrere ne resta parecchia. La potenza totale disponibile ha sfiorato 300 GW, con la Cina a guidare la classifica dei Paesi con 75 GW, davanti agli Stati Uniti (60) e alla Germania (31). L’eolico sta coprendo il 2,5% della domanda di energia elettrica nel mondo, con punte del 30% in Danimarca e del 18-20% in Portogallo e Spagna. Quindi per toccare le cifre indicate per il 2050, si legge nella sintesi del rapporto della Iea, i Governi dovranno rapidamente accelerare il ritmo delle nuove installazioni annuali, dai circa 45 GW del 2012 a 65 nel 2020 e poi sempre più su, 90 GW nel 2030 e oltre un centinaio alla data finale dello studio. Serviranno investimenti per almeno 150 miliardi di dollari ogni dodici mesi, quasi il doppio della somma destinata lo scorso anno all’eolico. Una larghissima fetta di tale crescita avverrà nei Paesi emergenti non Oecd, che dal 2030 concentreranno oltre metà della potenza complessivamente disponibile a livello internazionale. La Cina da sola produrrà più energia eolica di tutta l’Europa. L’abbassamento dei costi continuerà a giocare un ruolo decisivo: già ora le pale sono competitive con le altre fonti fossili e rinnovabili, nelle aree geografiche più ventose, dove gli Stati concedono condizioni favorevoli per i finanziamenti alle tecnologie pulite. Restano però indispensabili alcuni sussidi nella maggior parte dei casi; i costi di generazione dell’eolico sulla terraferma, evidenzia la Iea, variano da 60 a 130 dollari/MWh. Quelli delle centrali offshore sono molto più elevati. L’Agenzia è convinta che, grazie ai miglioramenti tecnologici, tali costi potranno calare del 25% circa entro il 2050 per gli impianti a terra e in misura maggiore (-45%) per quelli in mare. Per riuscire nell’impresa, però, i Governi dovranno necessariamente impegnarsi in sei diverse azioni. La prima è definire obiettivi vincolanti sulla potenza rinnovabile da installare, come quelli chiesti a più riprese dalla lobby europea del settore, l’EWEA, European wind energy association. Il secondo punto è abbattere le varie barriere di tipo non economico, snellendo le procedure autorizzative e includendo l’eolico nella pianificazione degli spazi territoriali e marittimi. La terza azione necessaria è incrementare i finanziamenti pubblici per le attività di ricerca e sviluppo, fermi finora ad appena il 2% di quelli destinati nel complesso al settore energetico.Il quarto punto riguarda la progettazione degli impianti, che dovrà assecondare maggiormente le condizioni locali: per esempio climi particolarmente freddi o siti con venti a minore intensità. La quinta area d’intervento è sulle reti di trasmissione, con tutti gli accorgimenti per gestire la variabilità della produzione eolica. Siamo dunque nel campo delle previsioni meteo, dell’analisi statistica dei dati, dei sistemi per accumulare l’energia generata ma non immediatamente consumata. L’ultimo punto indicato dalla IEA riguarda la promozione dell’accettazione sociale delle pale eoliche, spiegandone i benefici e incrementando la cooperazione internazionale, soprattutto nelle fasi di test di nuove soluzioni tecniche.

Fonte: Energia24Club.it

Germania: possibilità di investire nell’energia eolica

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“E’ il momento di fare un cambiamento …  e ne vale la pena!” recita una pubblicità tedesca che si trova persino in metropolitana, accompagnata da una simpatica trasformazione del logo del pericolo radioattivo in una pala eolica. La Prokon è una piccola azienda tedesca che gestisce 266 turbine eoliche in Germania e Poloniaper una potenza complessiva di 433 MW ed ha in fase di realizzazione altri 593 MW. Invece di dipendere totalmente dalla banche per effettuare i propri investimenti, ha scelto la via dell’azionariato popolare: ora conta oltre 68000 sottoscrittori che hanno versato oltre un miliardo di euro. Ai sottoscrittori vengono garantiti interessi minimi del 6% con la possibilità di recedere dopo i primi sei mesi. Alcuni analisti nutrono dubbi su come è stata gestita la situazione dal punto di vista finanziario, oppure sulla effettiva possibilità di Prokon di mantenere questi tassi nel futuro. Tuttavia dubbi ben più seri possono essere avanzati per diverse operazioni finanziarie all’opera in Europa e rimane il fatto importante che i cittadini siano sostanzialmente proprietari di una quota degli impianti eolici tedeschi.

 

Fonte. ecoblog

SCIENCE: IMMAGAZZINARE CON L’IDROGENO LE ENERGIE PULITE

LA RICERCA DEI CHIMICI DELL’UNIVERSITÀ DI CALGARY

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L’energia solare è virtualmente illimitata, non genera gas serra ma è inutile tra il tramonto e l’alba. Anche l’energia eolica è abbondante, poi non emette carbonio, può essere raccolta di giorno o di notte ma non quando l’aria è calma. Una scoperta annunciata su “Science” può suggerire un modo per aggirare queste scoraggianti difficoltà. Alcuni chimici dell’università di Calgary, in Canada, hanno scoperto un modo efficace per trasformare l’energia elettrica dell’eolico e del solare in idrogeno, che a sua volta può essere utilizzato come combustibile. “In sostanza, stiamo usando l’idrogeno come un meccanismo per immagazzinare l’elettricità”, ha detto il co-autore Curtis Berlinguette in un’intervista.
Anche i sistemi di immagazzinaggio attraverso l’idrogeno si sono rivelati finora inefficienti. Questa tecnologia funzione grazie al passaggio della corrente elettrica attraverso l’acqua, la scissione dell’H20 in ossigeno (O) e idrogeno (H). Il rovescio della medaglia? Berlinguette ha detto: “Ci vuole molta  energia elettrica”. Ma è possibile velocizzare il processo utilizzando un catalizzatore, che aiuta a dividere le molecole di acqua. Al momento, i migliori disponibili sono quelli a base di metalli rari con una struttura atomica cristallina e stratificata. I chimici di Calgary propongono un’ingegnosa soluzione alternativa: usare come catalizzatore la ruggine. Il sistema non avrebbe senso economico se servisse solo a produrre idrogeno, ma può averlo per “immagazzinare” in questo modo l”energia prodotta da una centrale eolica o solare, che – per forza di cose – non possono essere sempre in funzione.

Fonte: animali e ambiente nel cuore

 

ENERGIA RINNOVABILE 2013, GLI ALBERI SOLARI

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Il fotovoltaico incontra il design e diventa un elemento di arredo urbano, nascono gli alberi solari.

All’estero sono già una realtà. Londra, San Diego, Belgrado, Singapore, Madrid si sono dotate di alberi ecologici la cui foglie sono composte da piccoli pannelli solari in grado di generare energia.

Ispirandosi alle forme naturali delle piante, gli alberi solari ne riproducono fattezze, proporzioni e colori. Esteticamente accattivanti, progettati da architetti e designer, questi alberi associano la tecnologia del fotovoltaico al design e all’arte, diventando veri e propri prodotti di arredo urbano, in risposta a chi denuncia brutture nell’utilizzo dei pannelli solari. Possono quindi essere inseriti nei viali cittadini per alimentare l’illuminazione pubblica, in parchi urbani oppure strutture avveniristiche (come il “Gardens by the Bay” del National Parks Board di Singapore), ma anche su balconi e terrazzi privati. Un’industria di Taiwan ha inventato un particolare processo di trasformazione del silicio che permette di dare alle foglie qualsiasi forma e colore. Si è inoltre inventata i “frutti”, ovvero piccoli carica batteria a forma di mela che pendono dai rami. Alimentate dall’energia solare prodotta dalle foglie, le mele, come nella naturale maturazione del frutto, passano dal colore verde al rosso, indicando che sono cariche e pronte per l’utilizzo. Possono quindi essere staccate dall’albero per fornire energia agli apparecchi portatili.

A Belgrado, su progetto di uno studente serbo, supportato dall’Università di Belgrado, è stato di recente inaugurato un parco solare che vuole essere una vera e propria stazione pubblica di ricarica. Lo Strawberry Tree (così è chiamato) integra alla sua base delle panchine su cui i pedoni possono riposarsi mentre ricaricano le batterie dei loro dispositivi mobili. Un’industria londinese ha creato alberi solari in grado di sfruttare anche l’energia eolica e termica. Sulle foglie strutture piezoelettriche e termoelettriche sono in grado di convertire l’energia del vento e il calore in energia elettrica. Questi alberi si mostrano in tutta a loro bellezza di notte quando si azionano i loro frutti intelligenti, ovvero LED che si accendono grazie all’energia solare accumulata durante il giorno dai pannelli solari. In casa nostra l’azienda bolognese Beghelli ha sviluppato l’idea di un albero che integra in un unico sistema l’energia del fotovoltaico e del geotermico: una struttura in legno i cui rami sono stringhe di pannelli solari mentre le radici sono sonde geotermiche verticali inserite ne terreno ad una profondità compresa fra gli 80 e i 100 m.

Fonte: supermoney