E se l’energia da vento e sole arrivasse a costare meno di petrolio e carbone?

A preannunciarlo è il rapporto Renewable Power Generation Costs in 2017 dell’International Renewable Energy Association: entro il 2020 con ogni probabilità si potrebbe avere energia elettrica da sole e vento a un costo pari o inferiore a carbone e petrolio.

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Dal 2010 il costo di generazione elettrica dall’eolico onshore è sceso di circa il 23% e quello del solare fotovoltaico del 73%. È quanto emerge dal rapporto Renewable Power Generation Costs in 2017 di Irena (International Renewable Energy Association), secondo cui i costi del solare dovrebbero scendere ulteriormente entro il 2020.
Quindi, se le previsioni saranno rispettate, i progetti eolici e solari più avanzati potrebbero fornire elettricità, nel giro di tre anni, a un prezzo pari o addirittura inferiore (nei due anni successivi) a 3 centesimi di dollaro per kwh. Un costo questo che sarebbe inferiore a quello con cui si produce oggi energia dalle fonti fossili (5-17 centesimi di dollaro per kWh). Dai dati provenienti dai progetti e dalle aste, sempre entro il 2020, tutte le tecnologie per la produzione di energie rinnovabili attualmente commercializzate concorreranno, e persino batteranno sul prezzo, i combustibili fossili, con una produzione compresa tra i 3 e i 10 centesimi di dollaro/kWh. L’energia eolica è già disponibile al prezzo di qualsiasi altra fonte: i costi medi ponderati globali negli ultimi 12 mesi ammontano a 6 centesimi di dollaro (-23% dal 2010) e l’energia eolica è oggi disponibile anche a 4 centesimi per kWh. Per il solare si è invece nell’ordine di 10 cent. Un calo percentuale ancora maggiore l’ha fatto registrare il fotovoltaico diminuito del 73% dal 2010 a un Lcoe (costo di produzione costante dell’energia sull’intera vita operativa dell’impianto) di 10 centesimi di dollaro/kWh, con una previsione di un’ulteriore riduzione entro il 2020.

“Questa nuova dinamica segna un significativo cambiamento nel paradigma energetico”, ha dichiarato Adnan Z. Amin, direttore generale di Irena. “Il declino dei costi grazie alla tecnologia sono senza precedenti e dimostrano il grado con cui le rinnovabili stanno cambiando il sistema energetico globale”.

Ma la riduzione nei costi per la produzione di energia da sole e vento non basta: servono investimenti, ricerca e sviluppo. A sostenerlo sono studiosi ed economisti del settore energetico in tutto il mondo, preoccupati dal rallentamento osservato nell’implementazione di sistemi di produzione energetica verdi. Come riportato da Bloomberg, le compagnie del settore dell’energia solare spendono solo l’uno per cento dei loro introiti nella ricerca, affossando così le possibilità di crescita del mercato. Nel suo libro, “Taming the Sun. Innovations to Harness Solar Energy and Power the Planet”, Varun Sivaram invita i governi a farsi carico della ricerca per dare impulso al mercato.

Fonte: ilcambiamento.it

 

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Energia eolica: i treni olandesi viaggeranno spinti dal vento

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L’Olanda è sempre più all’avanguardia nel campo delle energie rinnovabili. Questa volta la rivoluzione tocca ai treni che viaggeranno esclusivamente grazie all’energia eolica.

L’iniziativa è stata promossa dalla rete ferroviaria olandese NS, Nederlandse Spoorwegen, ed è partita dal 1 gennaio del nuovo anno. Il progetto dei treni a energia eolica è stato realizzato in partnership con il produttore di energia Eneco. L’azienda e l’ente ferroviario speravano di attivarlo entro il 2018. Sono invece riusciti a raggiungere il traguardo ben 12 mesi prima del previsto.

Il network ferroviario a energia eolica

La pala eolica produce energia capace di alimentare un treno per circa 200 km. In termini numerici i treni trasportano ogni giorno circa 600mila persone per 550 viaggi. Prima dell’introduzione dell’eolico i viaggi avevano un costo, dal punto di vista energetico, di circa 1,2 miliardi di KwH di energia. Per usare un metro di paragone, si tratta della quantità di energia sufficiente ad alimentare tutte le famiglie di Amsterdam per un anno.

Un progresso continuo per le ferrovie olandesi

Nonostante il grande traguardo raggiunto, la NS ha già altri obiettivi che intende portare a termine nei prossimi anni. L’azienda ferroviaria, infatti, sta lavorando per creare un sistema capace di ridurre ulteriormente il consumo di energia. L’obiettivo è un tagli di circa il 35% entro il 2020. L’idea è quella di garantire sempre maggiore autonomia al sistema ferroviario, rendendo le ferrovie totalmente autosufficienti dal punto di vista energetico.

Non è l’unica azienda al mondo

Secondo un report di una società di consulenza, RE100, sono nove le aziende che hanno deciso di utilizzare esclusivamente fonti di energia pulita per le loro attività.  Restando nel campo ferroviario, c’è l’esempio in Germania della Alstom che ha realizzato la prima locomotiva ad idrogeno. In India invece nasce il progetto che intende installare 1.000 MW di energia solare entro il 2020. Un’iniziativa che riguarderà l’intera città di Jodhpur, nella regione del Rajasthan.

Fonte: ambientebio.it

Eolico offshore: il più grande impianto al mondo sarà di Dong Energy

Il gigante danese dell’energia rinnovabile dal vento ha annunciato la firma del contratto che porterà alla costruzione del parco eolico da 1.386 MW al largo dello Yorkshire.http _media.ecoblog.it_e_e50_eolico-offshore-il-piu-grande-impianto-al-mondo-sara-di-dong-energy

Record su record nel settore dell’energia eolica: Dong Energy, gigante danese dell’energia rinnovabile dal vento, non ha ancora ultimato la costruzione del parco eolico offshore più grande del mondo, lo Hornsea Project One da 1.200 MW di potenza, ma ha già annunciato il prossimo giga parco. Cioè lo Hornsea Project Two da 1.386 MW al largo delle coste dello Yorkshire, nel Regno Unito. Lo ha annunciato la stessa Dong Energy, mettendo in luce il costo per MWh molto basso assegnato come incentivo all’energia che verrà prodotta: 57,50 sterline per MWh, il 50% in meno rispetto ai prezzi delle aste per gli incentivi svoltesi l’anno scorso.  Le aste per gli incentivi nel Regno Unito, infatti, si basano sui cosiddetti Contract fo Difference (CfD): per 15 anni il Governo offre una remunerazione predefinita per l’energia elettrica prodotta dall’impianto e, se il prezzo all’ingrosso è inferiore a tale prezzo (e quindi l’azienda vende l’energia a meno di quanto convenuto inizialmente), il Governo paga la differenza. Se è maggiore, la differenza la paga l’azienda restituendo al Governo l’eccesso di profitto. Questo schema è ovviamente una scommessa sia per il Governo che per l’azienda, anche perché l’asta per aggiudicarsi il contratto spinge quest’ultima a proporre il prezzo più basso possibile. Da qui deriva la tendenza delle aziende a proporre impianti dalle dimensioni e potenze gigantesche. Hornsea Project Two sarà costruito in alto mare, a 89 chilometri dalla costa dello Yorkshire. Avrà una capacità di 1.386 MW, sufficienti ad alimentare 1.300.000 utenze domestiche del Regno unito. Entrerà in funzione nel 2022 e avrà una vita operativa di 25 anni. A differenza dei parchi eolici offshore recentemente costruiti in Danimarca, Olanda, Regno Unito e Germania, Hornsea Project Two prevede anche la costruzione (sia offshore che onshore) delle stazioni elettriche e dei cavi di connessione dall’impianto alla terra ferma.

Fonte: ecoblog.it

Energie rinnovabili: le 5 soluzioni energetiche contro i cambiamenti climatici

Scopri le 5 fonti delle energie rinnovabili attualmente usate per contrastare i cambiamenti climaticienergie-rinnovabili

Esistono cinque tipi di energie rinnovabili: l’energia solare, l’energia eolica, l’energia idraulica, la biomassa e la geotermica che attualmente costituiscono il mix di fonti usate per contrastare i cambiamenti climatici. Perché abbiamo così bisogno delle energie rinnovabili? Soffermandoci a guardare al nostro consumo sfrenato di energia da tutte le fonti: per la sopravvivenza dell’umanità nel medio termine, l’unica alternativa che abbiamo è quella di ricorrere all’uso massiccio di energie rinnovabili. La loro caratteristica comune è quella di produrre il meno possibile sostanze inquinanti e anche quella di combattere l’effetto serra. L’altro motore che ci spinge a pensare alle fonti rinnovabile è il cambiamento climatico che sembra provenire dalla nostra eccessiva produzione di gas ad effetto serra, principalmente dalla combustione di fonti fossili, il metano proveniente dalla digestione dei bovini e i gas provenienti da una serie di processi industriali. L’altro effetto che avremo andando nella stessa direzione sarà il miglioramento della qualità dell’aria: l’inquinamento adesso oscura il cielo e impedisce parzialmente il passaggio della luce, limitando il raggiungimento dell’energia solare.

Energia solare fotovoltaica o termica

L’energia solare è prodotta dai raggi del sole. C’è una distinzione da fare tra l’energia fotovoltaica e l’energia solare termica. La prima trasforma l’energia dei raggi solari in elettricità; la seconda trasforma questi stessi raggi solari in calore.

L’aria è all’origine dell’energia eolica

Gli antenati delle turbine eoliche sono i mulini a vento. Le turbine eoliche producono energia ed elettricità dal movimento delle masse d’aria. L’ Europa ha prodotto lo scorso anno 65.946 MW (+ 15%), di cui 3.404 in Francia (+ 38%), in base ai risultati del Consiglio Mondiale di energia eolica (Global Wind Energy Council, GWEC. Secondo l’Associazione europea dell’energia eolica (EWEA), l’Italia è il terzo produttore europeo Italia (3.736 MW), la Francia è il quarto più grande produttore europeo con 3.404 MW, con un incremento del 38%. La Francia viene subito dopo la Germania (23.903 MW) e la Spagna (16.754 MW). In totale, i paesi dell’Unione europea hanno prodotto 65 946 MW nel 2008, con un incremento del 15% in un anno.

Energie idroelettriche grazie alle correnti marine

L’energia idroelettrica è ottenuta direttamente dall’acqua, o da dighe, maree e correnti oceaniche, onde o dall’incontro tra acqua dolce e salata. Per rimanere rinnovabile, l’energia termica oceanica, che viene dalla differenza di temperatura tra l’acqua profonda e quella superficiale, deve a sua volta essere sfruttata con cautela, per evitare le interruzioni del flusso naturale dei mari.

La biomassa: energia dalla materia organica

L’energia da biomassa comprende il legno, biocarburanti (derivati ​​da piante come la colza o di barbabietola) o biogas. Questa energia viene prodotta mediante combustione o metabolizzazione di materiale organico. Oggi, la nostra principale fonte di energia sono i prodotti fossili incastonati nella crosta terrestre: essi rappresentano circa 300 a 400 mila anni di biomassa. Continuando le operazioni a questo ritmo, questo stock prezioso sarà andato perso in pochi decenni.

Trarre energia dal terreno, energia geotermica

L’energia geotermica è un’energia rinnovabile dall’estrazione dell’energia contenuta nel terreno. Può essere utilizzata per il riscaldamento, ma anche per la produzione di energia elettrica. Questa è una delle poche energie rinnovabili che non dipendono dalle condizioni atmosferiche. Bisogna far notare che per far sì che l’energia geotermica rimanga sostenibile, il ritmo con cui è estratto questo calore non deve superare la velocità alla quale quest’ultimo viaggia all’interno della Terra.

Quale energia rinnovabile è migliore: quale scegliere?

Oggi non possiamo rispondere a questa domanda perché non abbiamo abbastanza esperienza, e stiamo attualmente utilizzando una piccola percentuale di energie rinnovabili nel nostro consumo quotidiano, quindi la risposta piu’ prudente sarebbe dire che ci servirebbero tutte. L’energia solare per esempio è complementare con quella eolica; il fotovoltaico anche se più costoso, ha un funzionamento semplice ed è disponibile ovunque la maggior parte degli uomini vive anche se per limitatamente alle ore di irraggiamento solare o alla sua disponibilità. Non utilizzare le risorse di biomassa dei nostri rifiuti è ridicolo: anche se dobbiamo in ogni caso trattarli, spesso bruciandoli; sfruttare l’energia termica per migliorare la produzione di elettricità e di calore dovrebbe essere il senso comune per tutti noi. La gente sulle spiagge sono costantemente “disturbati” dal suono del mare: non pensare di sfruttare le onde come una risorsa energetica rinnovabile sarebbe incongruo. Per quanto riguarda l’energia eolica, l’interesse può completare solo il sole durante il giorno. L’Europa è diventata il più grande produttore di celle fotovoltaiche attraverso gli sforzi della Germania, che ha deciso alla fine del secolo scorso, di riscattare l’energia solare elettrica ad un prezzo che ha permesso la stabilità finanziaria dei produttori. Condizioni vantaggiose di rimborso di energia sono stati concessi anche ad altri produttori di energia “pulita” (eolica, biomasse), che ha permesso la nascita di nuove industrie che rappresentano oggi più di 100 mila posti di lavoro. La maggior parte degli altri paesi europei hanno seguito la Germania, in particolare la Spagna, che ha un clima piu’ mite e molto piu’ soleggiato rispetto ai suoi vicini del nord, che consente l’ammortamento più rapido e una maggiore redditività degli impianti. L’energia eolica sta anche procedendo ad alta velocità e già rappresenta una quota significativa della produzione di energia elettrica in Danimarca (> 20%) e Germania (> 10%). È un po’ più difficile da impiantare in aree popolate a causa del suo impatto visivo, ma ha il vantaggio di produrre molto più dell’impianto fotovoltaico.

Fonte:  Futura-sciences, Futura-sciences

Nel 2018 sarà il vento a muovere i treni olandesi

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Alimentare i propri treni esclusivamente con l’energia eolica: è questo l’ambizioso progetto che arriva dall’Olanda. A muoversi in questa direzione èm l’azienda elettrica Eneco in collaborazione con la joint venture Vivens che prevede di raggiungere la totale copertura dei fabbisogni elettrici della rete ferroviaria dei Paesi Bassi grazie all’energia eolica entro il 2018. Il target non è irraggiungibile visto che attualmente quasi la metà della potenza di trazione della rete ferroviaria (2900 km) è garantita dall’energia prodotta dalle turbine eoliche. Attualmente la mobilità è responsabile del 20% delle emissioni di CO2, una soglia che gli olandesi vogliono abbassare  ulteriormente. Entro tre anni Eneco fornirà gli1,4 TWh necessari al sistema ferroviario in un anno una quota di energia pari a quella consumata da tutte le famiglie di Amsterdam grazie a parchi eolici già esistenti o pronti per essere inaugurati sul territorio olandese, ma anche in Belgio e in Scandinavia.

Fonte:  Sun & Wind Energy

Eolico, così produce di più

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Il vento non è solo un elemento meteorologico di disturbo, qualche volta molto dannoso, come è accaduto nei giorni scorsi. È anche una risorsa energetica importante. Ma per sfruttarlo serve un attento calcolo delle sue potenzialità per definire precisamente localizzazione e struttura degli impianti eolici. Un importante contributo in tal senso arriva adesso da Giovanni Gualtieri dell’Istituto di biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibimet-Cnr) di Firenze, con lo studio ‘Surface turbulence intensity as a predictor of extrapolated wind resource to the turbine hub height’ pubblicato su Renewable Energy. “L’intensità di turbolenza (I) di un sito è data dal rapporto tra la deviazione standard della velocità del vento (su) e il valore medio della velocità del vento (v), cioè dalla misura di quanto il valore istantaneo di v si discosti da quello medio”, spiega Gualtieri. “In campo eolico è un parametro fortemente critico, in quanto al suo aumentare crescono anche: i carichi sulle turbine, che ne riducono il ciclo di vita, le perdite dell’energia prodotta e l’incertezza nella stima della produttività. Non a caso, tra i requisiti costruttivi cui le turbine in commercio devono ottemperare secondo le norme europee, uno dei più importanti è proprio la resistenza all’intensità di turbolenza del sito a cui sono destinate”. Con la ricerca dell’Ibimet-Cnr questo parametro – per la prima volta in campo eolico – è stato invece trattato come un fattore ‘positivo’. “Processando due anni di dati (2012–2013) della torre anemometrica di Cabauw (Olanda) ad altezze comprese tra 10 e 80 m, I è risultata fortemente correlata all’esponente del ‘wind shear’, cioè al profilo verticale della velocità del vento”, prosegue il ricercatore. “C’è da considerare che, mentre il ‘wind shear’ richiede misure fino ad altezze anche superiori ad 80-100 metri, l’intensità di turbolenza è un dato di superficie per il quale sono sufficienti misure a 10-20 m. In sostanza, il risultato del nostro lavoro consiste nel prevedere l’andamento a quote difficilmente raggiungibili con strumentazione dai costi contenuti a partire da semplici misure a terra: un vantaggio evidente, in fase di progettazione di un impianto eolico”. Il metodo proposto ha fornito buoni risultati nel calcolo sia della velocità del vento (v) sia della densità di potenza (P). “Applicato tra i 10 e gli 80 m, il metodo ha rivelato errori compresi tra il 4 e 7% per v, e tra il 3 e l’8% per P”, conclude Gualtieri. “Su una gamma di 15 aerogeneratori tra quelli disponibili in commercio con altezze del mozzo dell’ordine di 40 m, ha fornito un errore nella stima della producibilità energetica tra il 4.1 e il 6.2%. Su un set più ampio di 40 turbine con altezze del mozzo a 80 m, l’errore è risultato compreso tra il 6.2 e il 14.5%. Si tratta di risultati di grande interesse a livello applicativo, progettuale ed industriale”.

Riferimenti: Surface turbulence intensity as a predictor of extrapolated wind resource to the turbine hub height; Giovanni Gualtieri; Renewable Energy, Vol. 78, pp. 68-81, Giugno 2015: DOI: 10.1016/j.renene.2015.01.01

Credits immagine:  TheFutureIsUnwritten/Flickr CC

Fonte:  redazione@galileonet.it

Eolico in Germania: si viaggia verso i 40 GW con nuove turbine piu’ potenti delle vecchie

2014 anno record con 4,75 GW installati per un totale di 38 GW. Le vecchie turbine smantellate vengono sostituite con altre tre volte piu’ potenti. In Germania la potenza eolica installata a superato i 38 GW, per cui il traguardo dei 40 e’ ormai a portata di mano. Secondo un rapporto della Windguard, il 2014 e’ stato un anno record, con 4,75 GW installati (grafico in basso), obiettivo mai raggiunto in precedenza. E’ interessante notare che una parte di questa nuova potenza va a sostituire vecchied turbine dei primi anni ’90 che sono state smantellate (la durata media di vita di una pala e’ di circa 20 anni). A fronte di 364 MW smantellati, ne sono stati installati oltre il triplo, circa 1150 MW. Questo perche’ le nuove turbine hanno una potenza media di 2,7 MW, a fronte dei soli 0,67 delle dismesse. L’industria dell’eolico sta intensificando i suoi sforzi per installare quanto piu’ pale possibili per poter beneficiare degli incentivi che dureranno, pur riducendosi, fino al 2017. La nuova gestione del mercato elettrico delle rinnovabili e’ indiscussione in questi mesi e coinvolge tutti gli operatori del settore. I produttori non sono spaventati dalla fine degli incentivi, ma chiedono politiche definite e certe per poter programmare al meglio gli investimenti.
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Fonte: ecoblog.it

Obama, stato dell’Unione: nessuno ha fatto come noi contro i cambiamenti climatici

Il presidente USA rivendica la leadership nella lotta ai cambiamenti climatici, celebrando i traguardi raggiunti nella produzione di energia eolica e fotovoltaica. Nel suo discorso sullo stato dell’UnioneBarack Obama ha affrontato con determinazione il tema del global warming: «Nessuna sfida pone una maggiore minaccia alle generazioni future dei cambiamenti climatici». Il presidente ha affermato  che la sua amministrazione si e’ impegnata piu’ di ogni altra in passato per combattere i cambiamenti climatici, «dal modo in cui produciamo l’energia al modo in cui la usiamo».  In effetti, dall’inizio della presidenza di Obama gli Stati Uniti sono diventati i maggiori produttori di energia eolica del pianeta167 TWh nel 2013 contro i 138 della Cina (1). «Ogni tre settimane, ha aggiunto Obama, mettiamo on line tanta energia solare quanto abbiamo fatto in tutto il 2008». Nel 2014 gli USA hanno installato 7 GW di fotovoltaico, portando il totale a oltre 17 GW, superando quindi l’Italia (rimasta al palo per le miopi politiche filo-petrolifere nostrane). Dutante la sua visita a Pechino, Obama aveva annunciato che gli USA raddoppieranno i loro sforzi contro i cambiamenti climatici, ottenendo per la prima volta l’impegno cinese ad una riduzione delle emissioni. Nel discorso, il presidente ha anche avuto parole dure contro i negazionisti e tutti quelli che vogliono portare indietro l’orologio della storia:

Ho sentito alcuni cercare di negare l’evidenza dicendo che non sono scienziati e che non abbiamo abbastanza informazione per agire. Bene nemmeno io sono uno scienziato, ma, sapete, conosco un sacco di ottimi scienziati alla NASA, NOAA e nelle nostre maggiori universita’. I migliori scienziati del mondo ci stanno dicendo che le nostre attivita’ stanno cambiando il clima e che se non agiamo con forza continueremo a vedere i mari che si alzano, maggiori ondate di calore, sempre piu’ pericolose siccita’ ed inondazioni, e altre catastrofi di massa che potrebbero scatenare migrazioni, conflitto e fame in tutto il globo.

L’alternativa tra una scelta politica conservatrice ed una progressista e’ molto chiara nelle parole del presidente e rimarra’ come monito per gli anni futuri:

Vogliamo affrontare il mondo impauriti e di rimessa, trascinati in conflitti costosi… oppure vogliamo guidare saggiamente, usando tutti gli elementi in nostro potere per sconfiggere le nuove minacce e proteggere il nostro pianeta?Obama-620x465

(1) La Cina ha una maggiore potenza installata (90 GW rispetto ai 60 degli USA), ma una minore produzione di energia dovuta al minore flusso di vento.

Fonte: ecoblog.it

Energia eolica con il vento in poppa: +13% nel 2014 con oltre 40 GW installati

Nel 2014 sono stati installati tra i 42 e i 47 GW di nuova potenza eolica, soprattutto grazie allo sforzo della Cina. Gli USA sono pero’ il paese con la maggiore produzione di energia. Quante turbine eoliche erano in funzione alla fine del 2014? Al momento non esistono ancora statistiche ufficiali, ma la World Wind Energy Association  stima a dicembre 2014 una potenza totale installata di 360 GW, 42 in piu’ dello scorso anno (13%).  La Vestas, una delle principali aziende costruttrici di generatori eolici e’ un po’ piu’ ottimista e stima una crescita di 47 GW, pari a un + 14.8%. Rispetto agli scorsi anni il tasso di crescita e’ leggermente rallentato, ma d’altra parte era impossibile mantenere a lungo il 25-30% annuo del periodo 2005-2010. Rispetto alle previsioni di cinque anni fa del Global Wind Energy Outlook, lo sviluppo reale ha decisamente superato lo scenario minimo, che prevedeva 295 GW a fine 2015, e si trova leggermente al di sotto dello scenario medio, 460 GW alla fine del corrente anno, risultato improbabile a meno di qualche exploit da parte delle nazioni emergenti. La Cina ha superato ormai i 100 GW di potenza, portando l’Asia al primo posto nella classifica, grazie anche al contributo dell’India. L’Europa segue al secondo posto con soli 2 GW di nuova potenza installata e 5 GW in costruzione. Gli Stati Uniti sono tuttavia al primo posto per l’energia prodotta, come e’ stato sottolineato dal presidente Obama nel suo discorso sullo stato dell’Unione, grazie alla maggiore producibilita’ specifica dovuta alla maggiore velocita’ del vento. La strada da compiere per uscire dalla schiavitu’ del petrolio e del gas e’ ancora lunga, ma le potenzialita’ dell’energia del vento sono incredibili: si sta parlando di qualcosa come 600 000 TWh, pari a oltre il quadruplo di tutti i consumi mondiali di energia.Eolico-2015-620x447

Fonte: ecoblog.it

L’energia eolica si ripaga in meno di sei mesi

Durante 20 anni di vita, una turbina eolica produce 40 volte l’energia utilizzata per la sua costruzione e installazione, quindi si ripaga in sei mesi

Le turbine eoliche producono energia virtualmente senza emissioni; vi sono tuttavia impatti ambientali connessi con la loro produzione, installazione e trattamento di fine vita che è opportuno confrontare con i benefici della produzione di energia. Uno studio dell’università dell’Oregon sul ciclo di vita di due diverse turbine eoliche da 2 MW mostra che  l’energia prodotta nell’arco di vent’anni è pari a circa 40 volte quella spesa per produzione, installazione e smaltimento finale (1). Questo valore è pari a più del doppio del valore comunemente riportato di 18. Questo significa che in termini energetici la turbina si ripaga dopo soli sei mesi (2), mentre per i successivi 19 anni e mezzo è tutto guadagno. Il 78% degli impatti energetici ed ambientali si concentrano nella fase di costruzione. I risultati sono riferibili alle condizioni di vento della costa Pacifica USA, caratterizzata da una producibilità di circa 2100 ore all’anno (3).

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(1) Il rapporto tra energia prodotta ed energia investita è noto come EROEI (energy return on energy invested)

(2) Questo è un valore medio indicativo. Il payback time per le due turbine prese in considerazione è pari a 5,2 e 6,4 anni, corrispondenti a EROEI di 46 e 37.

(3) Dato deducibile dalle statistiche di potenza e generazione per lo stato dell’Oregon.

Fonte: ecoblog.it