La Paz, Messico: l’energia arriverà 100% dal sole

Ad oggi la città messicana di La Paz (215.000 abitanti) viene già alimentata per il 60% delle utenze dall’impianto fotovoltaico più grande del Sud America, Aura Solar I. Entro la fine dell’anno, una nuova centrale coprirà anche il fabbisogno rimanente, portando La Paz ad essere 100% rinnovabile381583

La città messicana di La Paz (215.000 abitanti) potrebbe essere interamente alimentata da energia solare prima della fine del 2015: ad “aiutare” la centrale fotovoltaica attualmente in funzione – Aura Solar I, un impianto da 39 MW di potenza – arriverà infatti Grupotec, con un nuovo impianto da 30 Mw, in grado di servire anche il rimanente 40% della popolazione, che ad oggi si rifornisce ancora di energia elettrica tradizionale. Il nuovo impianto occuperà 44 ettari di terreno e potrà contare su 97.000 moduli solari e una batteria per lo stoccaggio da 11 Mw. Se tutto andrà come da progetto, la costruzione si rivelerà un affare da ogni punto di vista: per i cittadini, che pagheranno l’energia alle stesse tariffe attuali, senza alcun rincaro, per l’ambiente, che potrà contare su quasi 100.000 nuove “utenze pulite”, e ovviamente per i costruttori: Messico California, con i loro grandi spazi assolati, si stanno rivelando una miniera d’oro per le industrie del fotovoltaico, come dimostra anche la recente attivazione di Topaz, l’impianto solare più grande del mondo.

Fonte: ecodallecitta.it

Energie rinnovabili, si acquistano in cooperativa da Giugno 2015

Energia rinnovabile che si acquista in cooperativa: è questo il progetto pilota che è partito in Italia e che si consoliderà dal prossimo giugno 2015. Sara Capuzzo Responsabile Comunicazione di è nostra ci ha presentato oggi in hangout il progetto ènostra, una comunità che vende e acquista energia che proviene solo da fonti rinnovabili. Con lei anche Luca Iacoboni di Greenpeace, che invece ci ha raccontato quanto accade in Germania con Greenpeace Energy, progetto di cooperativa che pure acquista e vende energia elettrica proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili e realtà già consolidata con circa 110 mila clienti. In Italia, la compravendita di energia tramite cooperativa è però una novità, nata grazie al programma europeo REScoop che finanzia tutti quei progetti che diffondono le energie rinnovabili. Nell’esperienza italiana sono entrati a far parte Avanzi srl di MilanoRetenergie,EnergoClub e ForGreen spa, con il supporto di Banca Etica. In pratica i clienti possono essere anche soci e partecipare a questa meravigliosa avventura con una sottoscrizione di 150 euro che equivalgono a 5 azioni. Il progetto ènostra è particolarmente interessante poiché pone al centro del sistema di approvvigionamento il cliente che assume il ruolo di socio e divenire parte stessa di tutto il processo di compravendita dell’energia, passando da semplice cliente a protagonista della cooperativa. La campagna per la raccolta di adesioni è partita da qualche giorno e il progetto è stato anche presentato con una conferenza stampa in Senato. Le prime bollette, ovvero le prime forniture di energia elettrica, arriveranno da giugno/luglio 2015 e i prezzi saranno tutti sta stabilire e in ogni caso non oltrepasseranno quella che è la linea di mercato, poiché molto dipenderà dalle adesioni che si avranno. Infatti, più elevato sarà il numero di cittadini che aderiranno al progetto, maggiore le possibilità di acquistare energia a costi bassissimi e sopratutto da fonti rinnovabili. Dunque, grazie a ènostra da oggi accendere o spegnere l’interruttore potrà fare anche una differenza politica, poiché avremo la possibilità di scegliere in prima persona e di partecipare nelle scelte dell’approvvigionamento dell’elettricità.enostra-fbcover_energia-condivisa-660x244-620x244

Fonte: ecoblog.it

Rinviare il pensionamento delle lampade alogene può far perdere 8,6 mld euro

A dirlo è il Clasp, un gruppo operativo negli standard energetici, che ha collaborato a un rapporto con l’Agenzia svedese per l’energia, il governo belga e il Consiglio europeo per un’economia efficiente a livello energetico381216

Prolungare la vita delle lampadine alogene, facendo slittare il loro pensionamento dal 2016 al 2018 come ipotizzato in una proposta Ue, potrebbe costare 8,6 miliardi di euro in termini di mancati risparmi energetici. A dirlo è il Clasp, un gruppo operativo negli standard energetici, che ha collaborato a un rapporto con l’Agenzia svedese per l’energia, il governo belga e il Consiglio europeo per un’economia efficiente a livello energetico. Lo studio, preparato per la Commissione europea, indica progressi più veloci, per le lampadine a Led, rispetto alla tabella di marcia stilata dall’Ue a metà del 2013, sia in termini di costi che di performance. Il costo delle lampadine a Led prese in esame per l’indagine varia tra i 6,16 e i 28,42 euro, contro un prezzo medio di poco più di due euro per una lampadina alogena di pari potenza. Per produrre la stessa luce, tuttavia, le alogene consumano dieci volte più elettricità rispetto ai Led. “La proposta di estendere la vendita delle lampadine alogene in Europa dal 2016 al 2018 – si legge nel rapporto – può ritardare ulteriormente l’introduzione di un’illuminazione efficiente in Europa”.
La votazione europea sul posticipo del pensionamento delle alogene si terrà agli inizi del 2015. In base a uno studio condotto nel 2013 per la Commissione Ue da VHK/VITO, fermare la vendita delle alogene nel 2016 comporterebbe la perdita di 10mila posti di lavoro, soprattutto in Germania.

(fonte ansa ambiente)

SISTEMA “OFF GRID”: IN ITALIA TERMINATA LA PRIMA CASA AUTOSUFFICIENTE AL 100%. STACCATA DALLE RETI DEL GAS E DELLA LUCE. TUTTO VIENE “AUTOPRODOTTO”. ECCO COME FUNZIONA

Petrolio addio! Nelle Marche la prima casa off-grid autonoma e scollegata dalle reti. E’ stata inaugurata la prima casa off grid d’Italia che ha definitivamente detto addio al petrolio perché  autosufficiente e staccata da luce e gas. È stata realizzata a Monsano, in provincia di Ancona, ed è la prima casa italiana completamente indipendente da fonti fossili inquinanti, scollegata dalla rete elettrica nazionale e dalla tradizionale fornitura di gas. A far diventare realtà ciò che fino a poco tempo sembrava impossibile è stata la Energy Resources, un’azienda marchigiana particolarmente attenta al problema dell’impatto ambientale e al risparmio energetico, capitanata dal lungimirante Enrico Cappanera.Schermata-2014-11-01-alle-14.32.48

Grazie alle tecnologie green sviluppate negli ultimi anni, l’azienda è riuscita a mettere a punto un progetto rivoluzionario: realizzare abitazioni che non siano più dipendenti dal petrolio!

“Ha ragione Moody’s – ha commentato Cappanera – ora le multinazionali possono realmente preoccuparsi, è finita l’era del petrolio. Operazioni come questa rendono più concreti i concetti legati alla terza rivoluzione industriale ed aprono le porte ad una nuova stagione per l’umanità, dove sarà la generazione distribuita di energia elettrica da fonti rinnovabili a ripristinare l’equilibrio tra uomo e pianeta“.

Un grande successo per un’azienda di grande rilievo, che ha saputo investire nello sviluppo eco-sostenibile, dando origine al fortunato SES – Smart Energy System, un impianto di energia intelligente, capace di integrare l’abitazione con un sistema di gestione dell’energia. Il risultato? Non solo una grande soddisfazione per Cappanera e la sua realtà, ma soprattutto “una reale democrazia energetica“, che spalanca le porte a tutti “a dispetto delle grandi manovre di multinazionali dell’energia, di governi poco lungimiranti e di istituti di credito ancora legati ad un sistema basato sulle fonti fossili ed al loro monopolio“. Nell’abitazione si produce energia pulita a impatto e chilometri zero: qui viene prodotta, gestita distribuita e utilizzata, senza la necessità di reti, intermediari o filiere di distribuzione.Schermata-2014-11-01-alle-14.28.37

Anche Francesco Del Pizzo, AD di Terna Plus – ha continua l’ad di Energy Resources – scommette su un futuro dove i sistemi di accumulo di energia serviranno a stabilizzare la rete elettrica esistente, garantendo la crescita delle rinnovabili. D’altronde Jeremy Rifkin ha basato le sue teorie su cinque pilastri di sviluppo principali dove la micro produzione di energia ed il suo accumulo serviranno ad uscire dall’empasse energetico e dalla crisi economica ed ambientale globale“.

Quello che fino ad oggi è stato definito consumatore – ha concluso Cappanera – deve trasformarsi finalmente in produttore capace di orientare le proprie scelte in modo consapevole: sapere quanta energia si ha possibilità di produrre, e quindi di utilizzare, è fondamentale anche per rilanciare i concetti di risparmio energetico e riduzione delle emissioni inquinanti”.

Alla luce di questo, oggi non è ancora più ridicolo parlare di nucleare?

Fonte: grandecocomero.com

Brasile: la siccità spinge verso il ritorno al carbone

Nel 2015 molte metropoli brasiliane potrebbero essere costrette al razionamento dell’energia elettrica a causa della crisi idrica dei bacini artificiali.

Il Brasile, la locomotiva dell’economia sudamericana, deve continuare a viaggiare a pieno regime e per farlo deve sostenersi con un adeguato approvvigionamento energetico. La siccità che ha colpito il Paese negli ultimi mesi sta mettendo con le spalle al muro il Governo e, invertendo la tendenza che l’aveva vista prediligere le fonti rinnovabili, Brasilia sembra intenzionata a tornare al carbone e alle risorse fossili per sostenere il suo sviluppo economico. Secondo l’Observatorio do Clima le statistiche sulle emissioni sono preoccupanti: dopo dieci anni di miglioramenti il livello dei gas serra è tornato a crescere con un + 7,8% rispetto al 2012. La situazione è destinata a peggiorare anche perché i nuovi impianti termici a carbone vedranno la luce nel 2017. Sotto le presidenze di Lula e Rousseff il Paese sembrava avere intrapreso la strada delle rinnovabili, sia con gli incentivi all’eolico che con le politiche favorevoli al fotovoltaico.

Dopo la vittoria di Dilma Rousseff alle presidenziali, nell’ultimo mese qualcosa è cambiato: il Governo federale ha permesso ad aziende che producono energia dalle fonti fossili di concorrere insieme ai produttori di impianti fotovoltaici che prima partecipavano a gare d’appalto riservate esclusivamente alle rinnovabili. La sfida sarà, dunque, a tutto campo con i produttori di energie rinnovabili contro quelli da fonti fossili. Gli impianti termici consentiranno al Brasile la risoluzione a breve termine delle problematiche connesse alla recente siccità, la più grave degli ultimi 80 anni, che ha messo in crisi i bacini idrici artificiali che garantivano il rifornimento a grandi metropoli come San Paolo e, grazie alle centrali idroelettriche, fornivano energia al 70% del Paese. In attesa della costruzione delle centrali a fonti fossili, il 2015 sarà un vero rompicapo, con il rischio che molte metropoli siano costrette ai razionamenti. Rimarranno i problemi a medio e lungo termine: il ritorno delle fonti fossili, infatti, non farà altro che acuire i fenomeni di alterazione climatica che oggi fanno scarseggiare l’energia per mandare avanti il Paese.PARAGUAY-BRAZIL-ITAIPU

© Foto Getty Images

Fonte: ecoblog.it

Energie rinnovabili ancora al 40% della produzione tra gennaio e settembre

Confermato l’assestamento della produzione da acqua, sole e vento a valori elevati. E’ giunto il momento di rilanciare le rinnovabili invece di inseguire il poco cattivo petrolio italiano

Secondo gli ultimi dati Terna resi pubblici ieri, le fonti rinnovabili nei primi nove mesi del 2014 hanno contribuito per il 40,1% alla produzione nazionale di energia elettrica, confermando il dato di giugno, con un buon incremento rispetto al 35,8% del 2013. Le rinnovabili hanno segnato un +7,8% rispetto allo steso periodo dello scorso anno, con una buona performance soprattutto per l’idroelettrico (+10%) e il fotovoltaico (+9%), quest’ultimo nonostante il fatto che la politica miope degli ultimi tre governi (compreso l’attuale) abbia sostanzialmente fermato la crescita di questo  settore vitale.

Come si vede dal grafico in basso, il traguardo del 40% è stato tuttavia ottenuto più per un ulteriore calo dei consumi globali e del termoelettrico, che non per una crescita significativa dell’energia sostenibile, il cui ritmo di crescita è rallentato negli ultimi anni. Senza questo 40% rinnovabile dovremmo importare il doppio del gas, con tutte le implicazioni geopolitiche connesse (Russia) e sarebbe impossibile raggiungere il traguardo di riduzione di emissioni di CO2. Sostenere le rinnovabili e’ il punto fondamentale della politica energetica italiana. E’ inutile e dannoso continuare ad estrarre il poco cattivo petrolio che abbiamo. Le risorse vanno messe nel campo delle energie sostenibili senza indugi e senza sprechi.Rinnovabili-primi-nove-mesi-2014

Fonte: ecoblog.it

Follow The Sun, un pozzo per il Guatemala

Tre amici, un’idea e il crowfunding. Obiettivo: realizzare un pozzo ad energia solare in Sud America per portare acqua ed energia elettrica a chi ancora non ne ha.banf1

 

Enrico, Luca e Francesco sono tre amici con un’idea in testa e la voglia di realizzarla: portare acqua ed energia elettrica a chi ancora non ne ha. Nasce così Follow The Sun, ovvero la realizzazione di un pozzo ad energia solare in Guatemala. «Da qualche giorno abbiamo avviato una campagna di crowdfunding per poter finanziare un pozzo a pannelli solari da installare presso la comunità di Flores Costa Cuca nel dipartimento di Quetzaltenango in Guatemala – racconta Enrico Molineri – La richiesta ci arriva dal sig. Tito Natanael Vásquez, il sindaco guerriero che tutti i giorni lavora con la sua comunità». Un progetto molto importante, i cui costi si aggirano attorno ai 5.500 euro. «Esatto. Abbiamo inoltre deciso di semplificare la burocrazia. Se tutto procede secondo i piani e dimostrato il suo funzionamento, la comunità infatti potrà avere accesso al finanziamento per altri 7 pozzi e per organizzare l’assemblaggio manuale dei pannelli direttamente sul posto. I finanziamenti potranno essere richiesti al Banco del Centro America, l’ente centroamericano che si occupa di sviluppo delle comunità. Le pompe per l’acqua con i pannelli solari potranno essere installate presso le comunità non raggiunte dalla rete elettrica, che in quella zona rappresentano il 40% della popolazione. E si potranno anche sostituire le pompe attualmente connesse alla rete elettrica. Ricordo che la popolazione non può permettersi i costi di gestione del pozzo, in quanto il reddito medio di una famiglia è di 50$ al mese, mentre i costi di energia elettrica per estrarre l’acqua dai pozzi è di 60$ mensili. Le multinazionali certo non fanno sconti». Il pozzo servirà da volano per realizzare altri progetti, sempre nel rispetto della natura e delle persone. Come, per esempio, il progetto del monitoraggio delle falde acquifere, nato in collaborazione con il Politecnico di Torino e l’ufficio della cooperazione internazionale del Comune di Torino.
Follow The Sun rappresenta il primo passo verso la costituzione di un’impresa sociale per il trasferimento di tecnologia nei paesi in via di sviluppo. Ispirandosi ai principi del social business, stile Yunus, l’intento è di sviluppare il trasferimento di tecnologia per quelle comunità che hanno difficoltà ad accedervi. Senza imporre nulla, ma sviluppando insieme alle comunità stesse, antropologi ed esperti dei vari settori, la migliore soluzione tecnologica che possa migliorare la vita delle persone. Ogni soluzione dovrà essere sostenibile dal punto di vista economico, ma nello ma nello stesso tempo essere compatibile con gli usi e costumi locali.
Al momento, grazie al crowdfunding sono stati raccolti 635 euro. L’importanza di internet in questo caso specifico è fondamentale. «Crediamo nella potenzialità della rete come veicolo positivo di idee – conclude Enrico – Per le donazioni abbiamo scelto una piattaforma di crowdfunding e siamo presenti anche su facebook. L’unione fa la forza. Le moderne tecnologie che si basano sull’utilizzo di internet rendono raggiungibile in modo facile e veloce qualsiasi punto del mondo. Questa è una grande opportunità per mettere in contatto persone e anche unire la domanda di beni primari».
Informazioni e donazioni:
www.buonacausa.org/cause/followthesun
www.anduma.org
www.facebook.com/anduma4planet

Fonte: ilcambiamento.it

Guatemala, Yucatàn-Belize
€ 29

IBM presenta i girasoli, generatori elettrici con solare termodinamico e fotovoltaico

IBM scorsa settimana ha rivelato il prototipo dei suoi generatori di elettricità: girasoli alti circa 10 metri in calcestruzzo e dotati di specchi in alluminio sottilissimi in grado di convertire l’80% della radiazione solare in energia elettrica e acqua calda

Il progetto degli specchi solari caro al Nobel Carlo Rubbia viene ripreso nel principio da IBM che ha presentato la scorsa settimana a Zurigo il girasole solare il cui nome tecnico è HCPVT. Il prototipo consiste in un tubo in calcestruzzo alto circa 10 metri su cui troneggia una corolla di sottilissimi specchi in alluminio collegati a un labirinto di piccoli tubi per il trasporto del liquido di raffreddamento.sunflower-ibm (1)

I girasole solari saranno costruiti in collaborazione con la società svizzera Airlight Energy e ogni girasole è in grado di convertire l’80% della radiazione solare in elettricità, acqua calda, aria condizionata, acqua potabile e/o acqua desalinizzata e può generare 12 kWel e 20 kW di calore sufficienti ad alimentare approssimativamente il fabbisogno energetico di circa 10 abitazioni.sunflower-ibm-2 (1)

Il girasole segue il sole e così anche anche nell’impianto della IBM e ciò per garantire il massimo dell’efficienza tanto che un cluster di celle fotovoltaiche e montate su una piattaforma rialzata le cattura proprio per evitare ogni forma di dispersione. Il dato interessante riguarda il sistema di raffreddamento a mirocanali e che portano acqua distillata verso i chip con una temperatura abbassata dai 1000 gradi C ai 90 gradi C. Dunque ecco il motivo per cui questo sistema genera anche grandi quantità di acqua calda. I generatori solari Girasole, secondo quanto riferito alla presentazione, dovrebbero essere in commercio dal 2017 con un costo pari a un terzo del costo degli attuali convertitori solari.

Ha detto Bruno Michel, esperto in energia e packaging presso la divisione Ricerca di IBM:

Uno dei valori centrali in IBM è l’Innovazione. Data la crescente domanda della nostra rete energetica e le limitate risorse naturali, non posso che pensare ad un modo migliore di trasferire questo valore se non distribuendo energia solare accessibile al mercato.sunflower-ibm-4 (1)

L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha stimato che l’energia è preclusa ancora al 20% della popolazione mondiale e che circa 1 miliardo di persone abita e vive senza energia o in aree con infrastrutture energetiche obsolete. La domanda di energia elettrica è destinata a salire del 2,2 per cento all’anno per i prossimi 20 anni il che richiede investimenti per 740 miliardi di dollari all’anno. Il progetto che mette assieme la spin-off Dsolar del gruppo Airlight Energy e IBM Research di Zurigo è di portare la stazione solare fotovoltaica-termica ad alta concentrazione nei paesi “Sunbelt” ovvero Europa, Africa, Penisola araba, parte sud-occidentale del Nord America, Sud America, Giappone e Australia.sunflower-ibm-1

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Fonte: IBM
Foto | IBM press research Day 2014 @ Flickr

L’energia arriva dalla finestra

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Le finestre sono gli occhi delle nostre case, la vita scorre oltre i vetri, vediamo chi passa e chi arriva, fanno entrare l’aria e il sole. E in alcuni casi possono anche trattenere qualcosa. Infatti, per catturare l’energia proveniente dalla luce solare un team di ricercatori del Michigan ha sviluppato un nuova tecnologia in grado di preservare la “visibilità” delle finestre garantendo nel contempo la produzione di energia pulita negli edifici che le ospitano. Si tratta di un sistema a concentrazione solare che, a differenza dei classici Csp (Concentrating Solar Power), risulta totalmente trasparente. La ricerca, pubblicata sulla rivista Advanced Optical Materials, promette di diffondere in tempi brevi questa nuova tecnologia per eliminare il “fastidio” dei materiali colorati. I sistemi a concentrazione solare permettono di convertire l’energia solare in energia termica, sfruttando la riflessione dei raggi solari ottenuta mediante superfici riflettenti. Gli sforzi passati nel settore della produzione di energia da sistemi a concentrazione solare hanno portato allo sviluppo di materiali colorati, “scomodi” da installare su dispositivi con una superficie chiara, come telefoni cellulari o le finestre degli edifici.  Il sistema di raccolta solare, ideato da Richard Lunt e dalla sua squadra invece utilizza piccole molecole organiche in grado di assorbire specifiche lunghezze d’onda della luce solare, non visibili ad occhio nudo. “Siamo in grado di sintonizzare questi materiali in modo da raccogliere solo i raggi ultravioletti e le vicine lunghezze d’onda a infrarossi che poi creano un ‘bagliore’ e si trasformano in altre lunghezze d’onda a infrarossi”, ha spiegato Lunt. L’incandescente luce infrarossa viene quindi direzionata verso il bordo della plastica da cui è costituito il sistema dove viene convertita in energia elettrica da sottili strisce di celle solari fotovoltaiche e poiché questi materiali non assorbono o emettono luce nello spettro visibile, creano un effetto trasparente per l’occhio umano. Attualmente questo dispositivo è in grado di garantire una efficienza di conversione solare vicina all’1 per cento, ma quando sarà completamente ottimizzato raggiungerà un’efficienza del 5 per cento a fronte del 7 per cento fornito dagli LSC colorati.

Uno dei vantaggi di questo nuovo sistema è la sua flessibilità. Anche se questa tecnologia è in una fase iniziale, ha il potenziale per essere applicata su scala commerciale o industriale a un costo abbordabile. Grazie a questo nuovo sistema “si apre un sacco di spazio per distribuire l’energia solare in un modo non intrusivo”, ha detto Lunt, secondo cui è possibile “utilizzare questo tecnologia nel caso di edifici alti con tante finestre o applicarla a qualsiasi tipo di dispositivo mobile che richieda alta qualità estetica come un telefono o un e-reader. Infine sarebbe possibile rendere alcune superfici, finora impensabili, fonti di raccolta di energia solare”.

Riferimenti: Advanced Optical Materials Doi: 10.1002/adom.201470040

Credits immagine: Biscarotte/Flickr

Fonte: galileonet.it

Bastano 60 mila kmq di pannelli fotovoltaici per fornire energia a tutto il Pianeta?

Basterebbero circa 60 mila kmq di pannelli fotovoltaici per garantire energia elettrica a tutto il Pianeta

Secondo la tesi di laurea presentata alla Technical University of Braunschweig da Nadine May, basterebbe riempire una superfice di circa 60 mila mq con pannelli fotovoltaici per fornire energia a tutto il mondo. Qualcosa pari allo Stato della West Virginia, insomma.AreaRequired1000-620x350

Ma allora perché non si installano semplicemente pannelli solari nelle aree più soleggiate del Pianeta? Perché più i pannelli sono distribuiti uniformemente e meglio è. La localizzazione potrebbe contribuire a diversificare le infrastrutture, ridurre le perdite di potenza inevitabili che si verificano con distanze di trasmissione lunghi e permettere a più paesi di condividere gli oneri di installazione e manutenzione. Abbiamo attualmente un sistema di produzione di energia centralizzato basato sul petrolio e tra i 10 paesi produttori principali almeno due sono in guerra e cinque sono considerati instabili. Il che ci dice che l’approvvigionamento potrebbe subire ripercussioni di varia natura come nel caso del conflitto Russia – Ucraina. Di certo l’autonomia energetica sta diventando una delle necessità dell’era contemporanea poiché l’approvvigionamento delle materie prime è spesso al centro di conflitti se non diretti anche indiretti. Le fonti rinnovabili vanno verso la direzione giusta e i paesi con alto irraggiamento solare sono ovviamente i più avvantaggiati. Ma in realtà sono i paesi più ricchi del Nord dell’Emisfero, sebbene con minor irraggiamento solare a approfittare dei pannelli fotovoltaici. Con soli 65 giorni di sole all’anno la Germania è stata definita leader dell’energia solare avendo ottenuto più della metà della sua energia totale dal Sole attestando una crescita del 34% per quest’anno. I pannelli fotovoltaici che attualmente usiamo però ci forniscono appena il 20% dell’energia catturata dal Sole e per diventare una valida fonte di approvvigionamento su larga scala ne dovrebbero catturare molta di più.

Fonte: CSMonitor
Foto | Land Art Generator