Centrale Enel a Brindisi: ricorso al Tar contro il rinnovo dell’autorizzazione

Il WWF e ClientEarth hanno presentato ricorso al Tar contro il rinnovo dell’autorizzazione per la centrale Enel di Brindisi, da anni accusata di avvelenare la zona: «La situazione è drammatica dal punto di vista della salute pubblica e dell’ambiente».

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Il WWF Italia e ClientEarth hanno presentato ricorso al TAR contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata alla centrale ENEL “Federico II” di Brindisi, la più grande centrale a carbone d’Italia e quella che emette più sostanze inquinanti e CO2 (13,11 milioni di tonnellate nel solo 2015), estesa al 2028 con un decreto del luglio scorso. L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che le associazioni ritengono illegittima, rilasciata il 3 luglio 2017, consentirebbe all’impianto di funzionare fino al 2028, nonostante la situazione già grave. Quattro i principali motivi del ricorso. Innanzitutto, l’Autorizzazione è stata rilasciata per l’ennesima volta senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), dopo un primo dissenso del ministro della Salute e del Comune di Brindisi, superato a seguito dell’intervento del Consiglio dei ministri. Da 24 anni la centrale Enel di Brindisi Sud opera senza essere mai stata sottoposta a valutazioni di impatto ambientale e sanitario di alcun tipo. Per WWF e ClientEarth questa situazione di illegittimità deve avere fine.  Altro punto nevralgico del ricorso depositato dalle due associazioni riguarda gli impatti sanitari devastanti e più volte ignorati. I risultati di un recente studio [1] realizzato dall’Arpa Puglia dimostra come ad una maggiore esposizione alle poveri sottili e all’anidride solforosa di origine industriale, corrisponda un aumento della mortalità per tumore, di patologie cardiovascolari e respiratorie. I principali risultati dello studio sono stati resi noti dall’Agenzia Regionale Sanitaria – ARES il 20 settembre 2016, quasi un anno prima del rilascio della nuova AIA, in una audizione alla Commissione Ambientale del Senato specificatamente dedicata alla centrale ENEL Federico II di Brindisi. Ma sono stati completamente ignorati nella procedura di rinnovo dell’AIA.

“Dietro questi fatti c’è la sofferenza di moltissime persone e di un’intera comunità” ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “La centrale di Brindisi è il simbolo della battaglia WWF per chiudere con il carbone, per la tutela della salute dei cittadini, del territorio e del clima globale. La storia di grande inquinamento che ha colpito una delle località più belle di Italia deve vedere la parola fine; ora deve iniziare il futuro del rilancio di un territorio naturalmente vocato allo sviluppo pulito e rinnovabile. Vorremmo da parte di tutti un impegno visibile e concreto a favore di un radicale e tempestivo cambio di rotta, ponendo fine alle produzioni inquinanti e risanando l’area”.
“Le emissioni industriali hanno contribuito a creare una situazione sanitaria critica nel territorio di Brindisi”, ha aggiunto Ugo Taddei, avvocato di ClientEarth, no profit europea specializzata in controversie legali nel campo della protezione dell’ambiente e della salute, con azioni avviate in tutta Europa. “È incredibile che un nuovo permesso sia stato concesso senza alcuna valutazione degli impatti sulla popolazione locale. Non esistono cittadini di serie A e serie B: abbiamo tutti diritto a vivere in un ambiente sano e pulito. Esiste un obbligo giuridico e morale di utilizzare le migliori tecniche disponibili per tutelare la salute e siamo intenzionati a farlo rispettare anche nella centrale di Brindisi”.
Tra i principali imputati del disastro sanitario descritto nello studio epidemiologico della Regione Puglia ci sono, infatti, i livelli eccessivi di emissioni, terzo punto di censura del ricorso. Per molte delle sostanze inquinanti, non sono rispettati i parametri di legge per abbattere in modo più efficace gli inquinanti emessi dall’impianto. E, infine, oltre il danno la beffa: il trattamento dei rifiuti. La nuova AIA è gravemente carente per quanto riguarda le prescrizioni in materia di smaltimento dei rifiuti. Eppure, secondo quanto contestato dalla magistratura penale in un recente atto di sequestro, i rifiuti pericolosi e non pericolosi prodotti dalla Centrale Enel Federico II di Brindisi sarebbero stati mischiati insieme, con un indebito profitto contestato dalla magistratura di circa mezzo miliardo di euro in cinque anni.

“Nei giorni scorsi i ministri Calenda e Galletti hanno annunciato che la Strategia Energetica Nazionale ha individuato tra gli obiettivi la chiusura di tutte le centrali a carbone italiane entro il 2025: una decisione che appoggiamo convintamente. WWF e Client Earth si augurano che tale decisione diventi operativa nel più breve tempo possibile per salvare vite umane e consentire da subito la transizione verso le energie rinnovabili”, conclude Mariagrazia Midulla.

Fonte: ilcambiamento.it

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Enel: rete ricarica auto elettriche pronta entro 2019

L’AD del gruppo Enel, Francesco Starace, promette un’infrastruttura di ricarica pervasiva, accessibile e funzionante per le auto elettriche.http _media.ecoblog.it_e_eca_enel-rete-ricarica-auto-elettriche-pronta-entro-2019

Ad oggi, in Italia, le auto elettriche circolanti sono meno di 10 mila ma cresceranno e avranno bisogno di una rete di colonnine di ricaricapervasiva, accessibile e funzionante“. Non è la previsione di un ecologista sognatore, ma di Francesco Starace. L’Amministratore Delegato di Enel, intervenendo al 17esimo Italian Energy Summit del Sole 24 Ore, ha annunciato che Enel costruirà una rete di punti di ricarica per veicoli elettrici entro il 2019.

Tutte le grandi case automobilistiche – ha detto Starace all’Energy Summit – ci hanno fatto vedere i modelli di auto elettriche già pronti, quindi pensiamo che li metteranno sul mercato tra il 2018 e il 2019. Abbiamo ancora questo scorcio di tempo per creare una infrastruttura di ricarica nazionale che permetta a chi compra una macchina di non fare una vita avventurosa, ma normale. Costruiremo un’infrastruttura di ricarica pervasiva, accessibile e funzionante”.

Secondo uno studio del Politecnico citato da Starace nel suo intervento, se in Italia ci fossero 500 mila auto elettriche servirebbero tra 7 mila e 12 mila colonnine di ricarica. Per arrivare a questi numeri ci vogliono investimenti tra i 150 e i 300 milioni di euro. Poi Starace si lascia andare a previsioni che, a ben pensare, sembrano ma non sono affatto una banalizzazione della situazione che avremo a breve nel nostro paese: “dobbiamo fare i conti con il fatto che in estate i turisti tedeschi potrebbero venire qua in macchina elettrica, e di colpo ci troveremo ad avere masse di macchine elettriche da dover ricaricare“. Lato B del discorso: quando gli automobilisti del nord Europa saranno tutti passati all’auto elettrica, se in Italia non ci sarà una rete di ricarica decente perderemo migliaia di turisti ogni anno.

Come e dove vorrebbe costruire le colonnine Enel? Starace spiega che “le colonnine in autostrada sono l’ultimo problema: bisogna prima costruirne fuori, nelle città, lungo le strade statali. Il tessuto italiano prevede tanti paesi collegati tra loro, perciò abbiamo cominciato a mettere le colonnine a distanza di 100-150 chilometri l’una dall’altra“.

Enel sta monitorando le tecnologie delle batterie attualmente in uso sulle auto elettriche vendute o progettate dai principali costruttori automotive: in base alla tecnologia di batteria che si affermerà, infatti, andrà disegnata la rete delle colonnine di ricarica. Il 2019, però, è veramente dietro l’angolo, riuscirà Enel in così poco tempo a mettere su strada la “infrastruttura di ricarica pervasiva, accessibile e funzionante” che promette oggi?

Fonte: ecoblog.it

Expo? No grazie!

Mc Donald’s, Enel, Eni, Coca Cola: sono alcuni tra i partner dell’Esposizione Universale sull’alimentazione e la nutrizione che si apre oggi a Milano, nonchè multinazionali che gestiscono il nostro cibo pensando solo al proprio profitto. Intervista a Luca Trada del comitato No Expo e presentazione di cinque infografiche che ricostruiscono il viaggio del cibo dalla chimica al piatto.noexpo

Oggi si apre Expo Milano 2015, l’Esposizione Universale sull’alimentazione e la nutrizione, che si terrà nel capoluogo lombardo fino al 31 ottobre e il cui slogan è “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”. Ma di così nutriente per il pianeta e di energetico per la vita non c’è proprio nulla. Basta leggere i nomi di alcuni tra gli sponsor: Mc Donald’sEnelCoca Cola,Eni, ovvero multinazionali e società che si sporcano le mani con la devastazione del territorio e con la globalizzazione alimentare, in netto contrasto con lo slogan della kermesse milanese. E poi le inchieste giudiziarie, la cementificazione di aree agricole, lo sperpero di miliardi di euro, i costi che non rientreranno mai. Infine la ciliegina sulla torta: tra i tavoli tematici non ce n’è uno in cui si discuta del biologico, presente invece solo in uno dei padiglioni espositivi, il Parco della Biodiversità. Oggi, in occasione dell’apertura dell’esposizione, presentiamo cinque infografiche, tratte dal rapporto I padroni del nostro cibo a cura del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, per ricostruire il viaggio del nostro cibo dalla chimica al piatto e per conoscere le più grandi multinazionali che lo gestiscono badando solo al profitto. Ovvero, quelle stesse che si presentano all’Expo 2015 come le salvatrici dell’umanità mentre hanno a cuore solo i loro interessi. Una enorme contraddizione, enfatizzata e supportata dal Governo Renzi e da una campagna pubblicitaria spaventosa. «Questa è la grande presa in giro e il grande equivoco – afferma Luca Trada del Comitato No Expo – Nel senso che lo slogan di Expo è l’alibi, è la patina buona ed etica per accattivare un consumatore evoluto ed attento verso quello che acquista e mangia. Ma non è altro che un contenitore che trasforma la sostanza di Expo in una realtà a metà tra una sagra paesana  e una fiera del turismo. Insomma, una kermesse vuota di contenuti ma allo stesso tempo una vetrina per tutti quei soggetti, siano essi enti governativi o multinazionali o aziende, responsabili del mancato e regolare accesso al cibo e all’acqua da parte di miliardi di persone». Dal sito ufficiale si legge che Expo Milano 2015 si confronta con il problema del nutrimento dell’uomo e della Terra e si pone come momento di dialogo tra i protagonisti della comunità internazionale sulle principali sfide dell’umanità. «Dal 2007 noi affermiamo che la fiera non era e non è un’opportunità, perché quello che manca è proprio una critica di fondo rispetto ai problemi reali del pianeta – continua Trada –Mancava una critica a chi imponeva modelli alimentari imposti e politiche territoriali devastanti, e a chi toglieva l’acqua ad interi Paesi; ovvero mancava e manca tuttora una critica a quelle stesse multinazionali, come Mc Donald’s, Dupont, Nestlè, Eni, Enel, che oggi si ritrovano ad essere sponsor di Expo».
E nonostante i tanti dossier pubblicati, come quello di Terra Nuova, la corruzione dilagante accertata dalle inchieste giudiziarie, le cifre negative che parlano chiaro (si stima che neanche un numero di 20 milioni di visitatori riuscirebbe a far rientrare le spese) e la cementificazione di terreni agricoli che lascerà in futuro solo cattedrali nel deserto, l’inaugurazione c’è stata e l’esposizione andrà avanti fino ad ottobre. Com’è possibile tutto questo? «Dobbiamo analizzare il fenomeno a vari livelli – conclude Luca Trada – Al primo c’è la macchina della propaganda, che ha lavorato nel corso degli anni e soprattutto negli ultimi mesi, anche a livello subliminale, come per esempio nelle scuole, e tartassando il consumatore con pesanti campagne pubblicitarie; poi c’è la mancanza di critica di cui parlavo prima, che crea una sfera di retorica impressionante, per cui si parla della bontà del cibo senza invece affrontare i grandi problemi macroeconomici; infine c’è la politica governativa: e qui mi riferisco al Presidente del Consiglio Renzi, che circa una settimana fa ha fatto il suo solito show a Pompei, utilizzando quel luogo archeologico per lanciare l’apertura di Expo, affermando che “l’Italia è più interessante nel futuro che nel passato”, e puntando a vendere 20 milioni di biglietti. Beh, se avessimo investito i 10 miliardi di euro, fin qui spesi per Expo ed inutili per il bene collettivo, per riportare al suo splendore Pompei o altri siti archeologici italiani, quanti milioni di turisti sarebbero arrivati in Italia? E quante migliaia di posti di lavoro avremmo creato? L’Italia non ha bisogno di fiere come Expo, è già un monumento a cielo aperto, basta solo valorizzarla in ogni settore, sia esso culturale o agricolo».

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Fonte: ilcambiamento.it

Enel, Porto Tolle: Scaroni e Tatò condannati per disastro ambientale

Condanna in primo grado a tre anni.

Franco Tatò, amministratore delegato dell’Enel dal 1996 al 2002, e Paolo Scaroni, che ha preso il suo posto dal 2002 al 2005, sono stati condannati in primo grado dal Tribunale di Rovigo a tre anni di reclusione per disastro ambientale a causa dei danni provocati dalla centrale Enel di Porto Tolle. Secondo l’istituto Ispra, infatti, in quella zona sono stati arrecati danni per un valore di circa 3,6 miliardi di euro. I due ex ad ora dovranno anche pagare provvisionali alle parti civili per 430mila euro, anche se Scaroni ha già annunciato l’intenzione di fare ricorso poiché si ritiene completamente estraneo alla vicenda in quanto la centrale di Porto Tolle ha, secondo lui, rispettato sempre gli standard in vigore, anche all’epoca dei fatti contestati. La pm Manuela Fasolato aveva chiesto sette anni di prigione e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Tatò, cinque anni e tre mesi più, anche in questo caso, l’interdizione perpetua per Scaroni e tre anni di reclusione più cinque di interdizione per Fulvio Conti, l’attuale ad dell’Enel, che è stato invece assolto insieme con altre sei persone per mancanza di elemento soggettivo. Tatò e Scaroni hanno avuto dalla Corte tre anni di prigione e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, sono stati però assolti per omesse cautele. Secondo la pm Fasolato, Tatò, Scaroni e Conti andavano condannati per l’omessa installazione di apparecchi che servono a prevenire il deterioramento dell’ambiente e l’aumento delle malattie respiratorie nei bambini, come dimostrato anche dall’Istituto tumori Veneto.enel

Fonte: ecoblog.it

#Guerrieri flop di Enel con effetto boomerang su twitter: il greenwashing non paga

Il greenwashing di Enel con la campagna #guerrieri su twitter ha messo in luce le falle di una multinazionale dell’energia che fonda la sua produzione su fonti inquinanti

La campagna #guerrieri lanciata da Enel su twitter si è rivelata un flop e anche epicfail. Infatti dopo aver organizzato un concorso con in palio 5 biciclette elettriche del valore di 954 euro attraverso una piattaforma per la scrittura di storie con l’obiettivo di racimolare followers da twitter e facebook si è verificato il famoso effetto boomerang, ovvero una sfilza di commenti negativi. Il concorso si chiude il 26 settembre ma l’hastag #guerrieri e il suo effetto boomerang probabilmente sopravvivrà più a lungo. La campagna è stata progettata dall’agenzia Saatchi & Saatch e partita il 26 agosto e nelle intenzioni voleva premiare i #guerrieri ossia, come ha avuto modo di spiegare Paolo Iammatteo, responsabile Comunicazione e CSR dell’azienda:guerrieri-620x350

Il nostro obiettivo è quello di celebrare la determinazione delle persone comuni, dando vita a un racconto collettivo che ha il volto di un’Italia che spera, sogna, combatte e costruisce

Ma la campagna ha sortito l’effetto di un boomerang poiché evidentemente il greenwashing è stato smascherato. I commenti su twitter sono stati negativi e #guerrieri è diventato l’hastag per ricordare a Enel le sue centrali a carbone attive in Italia, da Civitavecchia, a La Spezia a Porto Tolle, in un crescendo di ironia.

La riflessione fatta da Wu ming e lo storify raccolto spiegano effettivamente cosa è accaduto:

Detto fatto: su twitter si sono scatenati e il flop si è manifestato. Si attende ora di capire come e se Enel risponderà.

Fonte: Squer

Tutti insieme appassionatamente

“Chi scrive infine deve chiedere venia di questo suo insistere monocorde sul tema delle centrali geotermiche amiatine. Il fatto è che la miscela degli ingredienti (tutti italici) ha dell’incredibile”. Carlo Carlucci torna a denunciare lo sfruttamento geotermico del monte Amiata.geotermia_amiata4

La perdita dell’acquifero dell’Amiata, assestata ora, si desume, al 50%, dovrebbe continuare se non precipitare col raddoppio della produzione geotermica

Non si sa dove e come e in che quantità Enel riscuota i certificati verdi. In otto anni di opposizione alla geotermia qui sull’Amiata non ci è stata data alcuna risposta. In circa 13 anni di funzionamento della centrale geotermica di Bagnore 3 situata sulle sorgenti del Fiora, circa il 70 % dell’acqua della Montagna, questa si è ridotta del 50% con un’impennata drastica nel suo calo. L’arsenico che non superava le soglie fisiologiche del 3-4 % è balzato pressoché ovunque oltre il limite di 10. I costosissimi filtri (che paghiamo noi in bolletta) sono in funzione praticamente dovunque. Il 17 ottobre presso il TAR di Firenze si discuteranno i ricorsi presentati da SOSgeotermia e dal WWF. Enel nel frattempo procede ad approntare il raddoppio (Bagnore 4 e riassetto delle centrali di Piancastagnaio). L’assessore regionale all’ambiente dott.ssa Bramerini doppiamente coinvolta (col Presidente Martini prima e con Rossi poi) in questa escalation dorme il sonno del giusto essendosi cautelata coi famosi ‘studi’ che al solito assolvono coi dovuti se, qualora, pur tuttavia… Insomma tutti felici e in contanti nel senso che questi soldi di Enel in questi periodi di vacche magrissime cascano a fagiolo. Periodi di vacche magrissime che non hanno impedito all’AD di Enel di aumentarsi lo stipendio di circa 5 milioni di euro del 40% passandolo a quasi 9 milioni. In Parlamento si è discusso che certi emolumenti dei super burocrati, in questo periodo di vacche magrissime, andavano messi a regime. Si è passati al voto e naturalmente questi super stipendi non sono stati toccati. Che il resto degli italiani, i morti di fame, i falliti, i super tartassati continuino pure a suicidarsi… E gli amministratori, per lo più Pd, regionali, provinciali, comunali? Plaudono, oh come plaudono a Enel che eroga, eroga… Eroga dei soldi la cui provenienza rimane più o meno un mistero. Non è un mistero comunque che i due principali fornitori di energia (con gli AD assolutamente intercambiabili) Eni ed Enel partecipino fattivamente alla (pro domo sua) programmazione energetica del Bel Paese. Proprio in ottobre quando si discuterà al Tar la grave situazione delle centrali Enel amiatine vi saranno le manifestazioni, in occasione dell’anniversario della scoperta dell’America, contro la politica di Enel in America Latina (e da noi!). Già perché i poveri meticci e indios latino americani sono contro le immani dighe che allagheranno milioni di ettari di foreste. Situazione ben diversa dalla supina acquiescenza dei pochi, sparuti amiatini tesi a spartirsi quei pochi, fantomatici posti di lavoro assieme agli amministratori pappa e cacio. Quando l’acqua mancherà ancora e tanto i soliti ignoti ordineranno altri studi, i soliti studi assolutori conditi coi se, ma, qualora… particelle avversative, avverbi giustificativi appunto di quel tutti insieme appassionatamente. Chi scrive infine deve chiedere venia di questo suo insistere monocorde sul tema delle centrali geotermiche amiatine. Il fatto è che la miscela degli ingredienti (tutti italici) ha dell’incredibile. Rivediamone alcuni.

1. La regia delle operazioni, non occulta ma palese, è di fatto affidata ad ingegneri dell’Enel, udite udite, assunti dalla Regione.

2. ARS, Arpat enti di controllo (della Regione) maestri del linguaggio ‘scientifico’, in realtà gesuitico, possono in realtà dire tutto e il contrario di tutto. Di fatto, nel campo geotermia come altrove, giustificano pressoché unicamente quanto deve essere giustificato.

3. Corollario di quanto sopra rimane il faccia faccia voluto dalla Regione, nel luglio scorso, tra ambientalisti e lo staff dell’Enel. Sulle tematiche più scottanti (vedi verbali dell’incontro) gli uomini di Enel non hanno avuto di che rispondere. Il che non ha impedito al governatore Rossi di dare il via libera alla costruzione di Bagnore 4.

4. La perdita dell’acquifero dell’Amiata, assestata ora, si desume, al 50%, dovrebbe continuare se non precipitare col raddoppio della produzione geotermica. Dovremmo fidarci del presidio garantito dalla Regione? Fidarci di un Rossi che all’indomani dei risultati del referendum, allorché tutti ma proprio tutti accusavano il colpo, conclamava ai quattro venti: ‘Abbiamo vinto, il modello toscano è esportabile…’. Tempismo formidabile.

Potremmo continuare nel solito cahier des doléances ma a che pro?

Fonte: il cambiamento

Carbone: “Stop” all’uso dei marchi Enel per la campagna Greenpeace”

È stata recapitata a Greenpeace l’ordinanza con cui la Sezione Specializzata in Materia d’Impresa del Tribunale di Milano censura l’uso dei marchi di Enel nello svolgimento delle sue campagne contro il carbone. Tuttavia nell’ordinanza si legge che “Il Collegio condivide pienamente le valutazioni espresse dal primo giudice e dal Tribunale di Roma quanto alla legittimità dei toni generali della campagna varata dall’associazione ambientalista.

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E’ stata recapitata a Greenpeace l’ordinanza con cui la Sezione Specializzata in Materia d’Impresa del Tribunale di Milano censura l’uso dei marchi di Enel nello svolgimento delle sue campagne contro il carbone. Il Tribunale di Milano ha ritenuto di dover tutelare il valore economico del logo della multinazionale elettrica dagli usi parodistici che ne ha fatto Greenpeace. Tuttavia, anche nel giorno in cui sembra incassare la sua prima vittoria in aula,Enel deve fare i conti con una nuova sostanziale sconfitta. Nell’ordinanza si legge infatti che “Il Collegio condivide pienamente le valutazioni espresse dal primo giudice e dal Tribunale di Roma quanto alla legittimità dei toni generali della campagna varata da Greenpeace, condividendosi il giudizio secondo cui la durezza delle espressioni impiegate da Greenpeace può dirsi giustificata dalla gravità della tematica affrontata, dal suo rilevante interesse per l’opinione pubblica, dalla funzione di denuncia dell’associazione”. E, ancora: “La legittimità del diritto di critica nei confronti di Enel è già stata ritenuta dal Tribunale di Roma (…) e dal I Giudice in una parte della motivazione dell’ordinanza che il Collegio ritiene di dover pienamente condividere.” Il Collegio dei giudici richiama le prime due sentenze (una del Tribunale di Roma del luglio 2012, una relativa al primo grado di questo procedimento) favorevoli a Greenpeace. In quelle sentenze i dati scientifici diffusi dall’associazione ambientalista sugli impatti sanitari della produzione elettrica col carbone di Enel (una morte prematura al giorno in Italia) venivano valutati solidi e veridici; e si riconosceva il valore delle attività di denuncia di Greenpeace, a tutela di interessi collettivi di “rango costituzionale”. “Complimenti a Enel per la bella vittoria di Pirro – ha dichiarato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace – Persino nel momento in cui un tribunale decide di tutelare il suo marchio, viene ribadito che la nostra campagna è meritoria e legittima. Se sono dei giudici, per la terza volta, a scriverlo in un’ordinanza, ebbene vorrà dire che la nostra protesta merita proprio di essere proseguita. E così sarà. Enel si prepari a nuove offensive: pacifiche, non violente e ancor più efficaci” ha proseguito Boraschi. Greenpeace stigmatizza la condotta di Enel, sin qui incapace di fornire alcuna risposta credibile alle contestazioni che le vengono mosse e, per contro, capace solamente di dare vita a una sterile guerriglia legale. “Appena ieri abbiamo appreso da carte processuali pubblicate da Il Fatto Quotidiano che Enel, una controllata dallo Stato, negli anni passati ha organizzato finte manifestazioni contro Greenpeace, manovrando e strumentalizzando i suoi lavoratori. La serietà e la credibilità di questa azienda si commentano da sole” ha concluso Boraschi. Da oggi tutti i loghi Enel utilizzati da Greenpeace nella sua comunicazione contro l’azienda risulteranno censurati.

Fonte: il cambiamento

Giornata mondiale contro il carbone, l’Italia c’era con La Spezia

Il 29 giugno è stata la giornata mondiale contro il carbone e l’Italia vi ha partecipato con la città di La Spezia che ha raccolto tutte le istanze nazionali per fermare questo combustibile altamente inquinanteno-carbone-620x350

L’Italia ha partecipato alla End the age of coal Giornata mondiale contro il carbone che si è tenuta il 29 giugno in tutto il Pianeta. La Spezia è stata la città dove la manifestazione in Italia (le altre erano a Roma, Civitavecchia, Catania e Palermo) ha visto una ampia partecipazione di cittadini. Merito evidentemente delle associazioni presenti sul territorio e impegnate a fare informazione per far si che il referendum cittadino che ha votato per la chiusura della centrale a carbone E.Montale sia rispettato. Il punto è, come sottolinea SpeziaPolis, è l’assenza delle istituzioni e del Comune sopratutto che incassa l’IMU, ossia 10 milioni di euro dall’Enel per ICI arretrata e scontata che sono finiti direttamente nelle casse della città di La Spezia. Comunque la manifestazione è stata un successo e ha visto la partecipazione affollata di cittadini e di numerose associazioni tra cui :

A.F.E.A. Associazione Famiglie Esposti Amianto, Changing La Spezia Antispecista – gruppo animalista, G.A.S. – gruppi di acquisto solidale di La Spezia, ISDE Medici per l’Ambiente La Spezia, Italia Nostra La Spezia, Legambiente – Circoli di La Spezia e Lerici, Angelo Majoli – Presidente Associazione Mitilicoltori Spezzini, Murati Vivi, Per la nostra Città, PBK – fotociclisti spezzini, SOS Geotermia Amiata, Uniti per la salute – Savona, Dario Vergassola, WWF La Spezia e Greenpeace.

Fonte: ecoblog

Carbone: legittima la campagna Greenpeace contro Enel

Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso di Enel contro Greenpeace per la campagna contro l’utilizzo del carbone da parte dell’azienda. Secondo il Tribunale anche l’uso del logo dell’azienda rientra nel diritto di critica e non ha alcuna motivazione o tornaconto commerciale.enel

Il Tribunale di Milano ha respinto il ricorso di Enel contro Greenpeace per la campagna contro l’utilizzo del carbone da parte dell’azienda. Secondo il Tribunale anche l’uso del logo dell’azienda rientra nel diritto di critica e non ha alcuna motivazione o tornaconto commerciale. L’azienda elettrica, infatti, accusava l’associazione ambientalista di fare raccolta fondi utilizzando la campagna contro l’uso del carbone da parte di Enel, e, accusa ancora più bizzarra, di voler preparare il terreno per l’ingresso nel mercato italiano di una cooperativa di produttori di rinnovabili tedesca, Greenpeace Energy. Due i materiali della campagna portati all’attenzione dei giudici: le“bollette sporche” distribuite dai volontari di Greenpeace a centomila famiglie, riportanti i danni sanitari della produzione elettrica da carbone di Enel (equivalenti a un morto al giorno); la finta copia del giornale Metro con una falsa pubblicità di Enel che annuncia finalmente di voler abbandonare il carbone. La produzione elettrica da carbone di Enel ha raggiunto nel 2012 il 48.5% del totale. “Gli argomenti usati da Enel non stavano in piedi da nessun punto di vista – dichiara Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia. – Questa sentenza, che segue una analoga sentenza del Tribunale civile di Roma dello scorso luglio, ribadisce che il diritto di critica è inalienabile e che l’uso di loghi aziendali in campagne di critica con motivazioni fondate è legittimo”. La sentenza inoltre aggiunge che gli obiettivi di Greenpeace non hanno alcuna natura ‘commerciale’. Greenpeace ha condotto molte campagne utilizzando loghi aziendali, sia in Italia che all’estero, con l’obiettivo di cambiare le politiche ambientali e industriali di grandi aziende. “In molti casi queste campagne si trasformano in collaborazioni con le stesse aziende per rendere più verdi i loro cicli produttivi. Lo abbiamo fatto con grandi case editrici, aziende agroalimentari, multinazionali della moda e automobilistiche. Ma è più difficile che questo accada con giganti energetici e delle fonti fossili per la più lunga inerzia degli investimenti in questo campo. Noi continueremo a provarci”, conclude Onufrio.

Fonte: il cambiamento

Le Energie del Futuro
€ 16.5

ENEL e Eni tra gli sponsor di VeDrò di Enrico Letta e dei suoi ministri

Chi paga VeDrò, si chiede L’Espresso? E a scorrere i nomi degli sponsor del Think net messo in piedi dal premier Enrico Letta si leggono i bei nomi delle multinazionali.badge-280x373

Vi ho parlato dell’associazione trasversale VeDrò fondata nel 2005 da Enrico Letta e che si è rivelata il serbatoio a cui il neo premier ha attinto la maggior parte delle risorse per la formazione del nuovo governo. Per quel che ci interessa abbiamo individuato i pescati tra i vedroidi quali Andrea Orlando del Pd, Nunzia De Girolamo del PdL con Beatrice Lorenzin i tre ministri che per quanto riguarda la tutela ambientale e l’ecologia molto o poco, secondo i punti vista potranno, fare. Ma come entrano Enel, Eni, Autostrade per l’Italia, Gruppo Cremonini, giusto per citarne alcuni sponsor, visibili dal badge fotografato da Il Foglio, che sostengono il Think net messo in piedi da Letta?Luca Sappino de l’Espresso lo ha chiesto a Mattia Diletti, docente e ricercatore di scienza politica all’Università La Sapienza di Roma, di tracciare un profilo di queste sponsorizzazioni fatte, sia ben chiaro, alla luce del sole. Quello che colpisce però del sistema di finanziamento riguarda soprattutto i finanziatori piuttosto che i finanziati. Sono prevalentemente ex monopoli pubblici, che hanno un rapporto ancora stretto con la politica e che finanziano un po’ tutti, con cifre ridotte, a pioggia, sia la destra che la sinistra. Il timore come avanza anche l’Espresso è che questo genere di progetto possa in un certo senso indirizzare le future scelte di governo. D’altronde nel marzo del 2012 assistemmo alla questione V conto energia sollevata dall’ex senatore Pd Francesco Ferrante, poi non ricandidato, che avanzò il sospetto che la bozza che girava in quei giorni fosse proprio stata scritta da ENEL. Veniamo a ENEL sponsor e analizziamo le proposte di VeDrò in merito all’energia, così come riportato in una delle sue brochure che si ispirano ai supereroi della Marvel (anche lei sponsor):

  1. Valorizzare la flessibilità delle nuove centrali a ciclo combinato.
  2. Sostenere le filiere tecnologiche di eccellenza.
  3. Investire sulle riserve domestiche di idrocarburi.
  4. Promuovere un moderno mercato dell’energia europeo
  5. Predisporre un piano di incentivi mirati alla ricerca
  6. Sviluppare consapevolezza tra popolazione e autorità locali
  7. Delineare una strategia per il futuro: banco di prova il 2014

In pratica viene privilegiato il gas rispetto al fotovoltaico, come già Chicco Testa aveva spiegato nell’hangout organizzato dalla Rete dei giornalisti e blogger per l’ambiente. Dunque in piena sintonia con quanto svolto si qui dagli ex ministri Corrado Passera e Corrado Clini.

Fonte.ecoblog