L’allevamento potrebbe ridurre del 30% le emissioni di gas serra

Il 15% delle emissioni antropiche di Co2 è dovuto agli allevamenti di bestiame. Il rapporto della Fao pubblicato ieri non si limita a fotografare la situazione ma fornisce soluzioni per il futuro161753696-586x381

L’impatto degli allevamenti sull’ambiente resta altissimo: da solo rappresenta un sesto delle emissioni globali di gas serra, fra le principali responsabili dei cambiamenti climatici. Il bestiame emette nell’aria 7,1 gigatonnellate di Co2 l’anno, ovverosia il 15% di tutte le emissioni antropiche ed è per questa ragione che molte istituzioni internazionali e Ong chiedono che venga ridotto il consumo di carne che, invece, è in crescita costante. Secondo un rapporto pubblicato ieri dalla Fao è possibile ridurre tali emissioni del 30% con l’implementazione delle buone pratiche e delle tecnologie attualmente esistenti. Lo studio – il più completo mai effettuato dall’agenzia fino a ora – ha preso in esame la produzione e il trasporto di alimenti per animali, l’utilizzazione delle biomasse per produrre energia, la fermentazione del letame, ma anche il trasporto, la refrigerazione e il confezionamento di prodotti animali dopo la macellazione. Le principali fonti di emissione causate dall’allevamento sono risultate essere: la produzione e la trasformazione degli alimenti (45%), la digestione dei bovini (39%) e la decomposizione del letame (10%). Il rapporto della Fao prende in esame anche le tipologie di allevamento: due terzi delle emissioni sono legati agli allevamenti bovini (65%), seguiti da gli allevamenti di suini (9%), la produzione di pollame e uova (8%) e bisonte (8%). Questi animali emettono nell’aria per il 44% metano, per il 29% ossido di azoto e per il 27% anidride carbonica. Come si può ridurre le emissioni? Secondo la Fao, un decremento dal 18 al 30% si potrebbe ottenere semplicemente adottando pratiche già esistenti ma adottate, finora, solamente dal 10% dei produttori. Si tratta di buone pratiche che riguardano l’alimentazione animale (fieno che viene digerito meglio, con più fibre), la genetica (le specie potrebbero essere incrociate in modo da emettere meno gas) e l’allevamento (la gestione dei pascoli). La Fao raccomanda, inoltre, una migliore gestione del letame e lo sviluppo di tecnologie attualmente poco utilizzate come i generatori di biogas grazie alla digestione anaerobica e i dispositivi di risparmio energetico.

Questi vantaggi si possono ottenere migliorando le pratiche esistenti , e non è necessario interrompere i sistemi di produzione . Ma abbiamo bisogno di migliori politiche e, soprattutto, di un’azione comune. Con la crescente domanda di prodotti del settore alimentare, in particolare nei paesi in via di sviluppo è imperativo che l’industria inizi a lavorare da subito sulla riduzione delle emissioni gas, al fine di contribuire a compensare l’aumento delle emissioni globali che comporterà la futura crescita della produzione di bestiame

ha detto Ren Wang, Vice Direttore generale della Fao responsabile per l’Agricoltura e la tutela dei consumatori.

Fonte:  Le Monde

 

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