Da impiegata a contadina: la nuova vita in natura di Elisa, tra alberi e maixei

Un rimorchio per cavalli riadattato a piccolo bar racchiude una storia di cambio vita e di riscoperta di felicità. Oggi vi parliamo di Elisa, che dopo aver lavorato per anni in un ufficio ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle e coronare il suo sogno: ora la troverete nella sua oasi di pace, l’azienda agricola Maixei, un punto ristoro lungo il percorso dell’acquedotto storico di Genova.

Genova – Dopo aver gestito per secoli l’approvvigionamento idrico dell’intera città, l’acquedotto storico della val Bisagno oggi è una comoda passeggiata semi-urbana. Chi la percorre non può dimenticare il suono dei passi sulle lastre di pietra che rimbomba sul vuoto delle antiche condotte. Per parecchi chilometri il percorso asseconda a mezza quota il profilo delle colline, restando in buona parte al di sopra dei caseggiati costruiti nelle vicinanze e regalando insospettabili scorci rurali. Si cammina affiancando muretti a secco, i cosiddetti maixei, e fasce di ulivi; e poi si incontrano capre, pecore, galline e tartarughe che fanno emozionare i più piccoli lungo il percorso. Un luogo di storia e natura ancora poco conosciuto da chi non abita in zona che negli ultimi anni sta vivendo un progressivo aumento di interesse. Passeggiando in una domenica di sole, alla ricerca di un luogo dove mia figlia potesse collaudare il suo primo aquilone, ho scoperto l’azienda agricola Maixei. Sono stata attirata dal raglio dell’asino Roby, colui che dà il benvenuto a chiunque si avvicina all’ingresso, e ho passato il pomeriggio in compagnia degli animali dell’azienda agricola. Ecco perché ho voluto parlarvene oggi.

Le mascotte di Maixei

LA STORIA

L’idea di Maixei è nata nel 2020. «Era un momento buio della mia vita – racconta Elisa Pezzoli, la titolare – ed ero giù di morale perché avevo perso da poco entrambi i miei genitori. Conscia del fatto che nei periodi no la natura sa come venire in aiuto, mi sono decisa».

Lei e suo marito trovano in vendita un grande appezzamento di terreno vicino casa, inizialmente pensato come orto familiare, e lo acquistano: «Abbiamo impiegato diversi mesi a pulirlo, era ridotto a una discarica. Abbiamo trovato quintali di spazzatura, bottiglie di vetro e cinque carcasse di motorini. Più ci lavoravamo però più ci legavamo a quella terra. E in pochissimo tempo ci siamo letteralmente innamorati del posto».

Dopo qualche mese la coppia si rende conto che quell’appezzamento di terreno era troppo per la propria famiglia e lì arriva l’illuminazione. Elisa, dopo aver lavorato per diciotto anni nello studio di un commercialista, decide di cambiare vita e installa in una porzione di quel campo un chiosco di prodotti genuini. Che diventa subito un punto di ritrovo in natura.

L’AZIENDA AGRICOLA MAIXEI

«Abbiamo aperto la nostra azienda agricola – affiliata a Coldiretti – che abbiamo chiamato Maixei, il cui nome si ispira ai tanti muretti a secco che abbiamo recuperato qui. Abbiamo creato una società semplice, intestata a me e mio marito, che invece continua a lavorare come avvocato».

Così a fine maggio 2021 un rimorchio per il trasporto cavalli diventa il punto di ristoro dell’Acquedotto storico. «L’abbiamo trasformato in un piccolo bar, con un frigo e un lavandino su misura». E da qui escono taglieri di salumi del territorio, birre biologiche di Sassello, succhi di frutta prodotti da un’azienda agricola savonese, frizzantini al sambuco che arrivano da Vallombrosa, vicino a S. Olcese, così come marmellatine e tante prelibatezze tutte liguri. E ora Elisa vive nel suo sogno: «Ogni mattina alle 6 sono nell’orto, ma non mi pesa perché il contatto con la terra mi piace e mi diverte. E poi ci sono i miei figli di pomeriggio che mi aiutano tanto».

Elisa Pezzoli e suo figlio il giorno dell’inaugurazione di Maixei

L’azienda agricola produce olio, frutta e ortaggi biologici e nell’annessa fattoria ci sono conigli, galline, un asino e delle caprette, che fanno tutti parte del grande branco Maixei e moriranno di vecchiaia. «A parte quando è brutto tempo, sono in tanti che si fermano a fare merenda o aperitivo da noi. Nonostante questi anni duri, le persone che vengono qui sostengono la grande rivalutazione delle cose buone e genuine del territorio che stiamo vivendo in questo momento. E il profondo bisogno di natura che la gente sente».

Ogni mattina alle 6 sono nell’orto, ma non mi pesa perché il contatto con la terra mi piace e mi diverte. E poi ci sono i miei figli di pomeriggio che mi aiutano tanto

I PROGETTI FUTURI

Oltre ad aver restaurato tanti maixei – i muretti a secco del ‘600 crollati perché il terreno era abbandonato da tempo –, Elisa e suo marito hanno anche trovato un vecchio fienile a cui sognano di dare nuova vita: «Potrebbe diventare un laboratorio o una struttura chiusa dove poter lavorare in caso di maltempo. Non è grandissima, ma è su due piani… chissà!». Per ora hanno richiesto un finanziamento alla regione per poter restaurare i muretti rimasti. L’area verde che circonda il chiosco ogni weekend si riempie di bambini, perché Maixei diventa anche sede di laboratori educativi. Sì, perché mentre i genitori si rilassano, i più piccoli si avvicinano agli antichi mestieri di campagna: «Dalla raccolta delle uova nel pollaio alla preparazione dei biscotti, passando per le olive da portare al frantoio. Collabora con noi un’insegnante, maestra Serena, che accompagna i bambini – alcuni dei quali non hanno mai visto dal vivo una gallina – in questa realtà rurale e, per molti, sconosciuta». E si divertono tantissimo. Elisa mi confessa che sono tante le idee che le frullano in testa: non possiamo che augurarle buona fortuna nel portare avanti questo suo piccolo scrigno di autentica genovesità!

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2022/04/maixei-elisa-contadina/?utm_source=newsletter&utm_medium=email

Perché camminare? Ecco l’esperienza di Elisa: da archeologa a guida escursionistica

Perché fa bene camminare? Quali sono i benefici di questa attività per adulti, bambini e adolescenti? Ne parliamo con Elisa Leger, guida escursionistica con un passato da archeologa storica. Oggi collabora con Compagnia dei Cammini, per cui conduce diversi viaggi in Italia e all’estero, sempre a piedi.

Savona – Elisa Leger è la protagonista della storia che vi racconto quest’oggi. Una storia fatta di cambiamenti, viaggi, ma anche molta normalità. La sua professionalità nasce come archeologa, ma dopo aver lavorato diversi anni all’estero rientra in Italia e diventa guida escursionistica. Oggi collabora con Compagnia dei Cammini, per cui conduce diversi viaggi a piedi. Ci ha raccontato la sua storia, ma soprattutto fatto conoscere da vicino chi partecipa a questi viaggi e perché. E il suo racconto inizia così: «Dopo essermi laureata in archeologia preistorica, ho lavorato in giro per l’Europa per diversi anni».

«Ero un’archeologa di grandi scavi, come metanodotti e autostrade, oppure di ricerca in grotta», prosegue. «Mi è servito moltissimo per imparare nozioni sulla natura e saperi antichi, ad esempio, come orientarsi negli spostamenti, le mappe preistoriche, ma anche le abilità manuali, riconoscere e usare le erbe. Quindi partendo dalla storia di noi tutti ho appreso tantissime cose che ora porto con me nella mia vita e in ciò che faccio».

Dopo anni Elisa ha capito che stava crescendo dentro di lei una forte necessità di trovare una base, un luogo dove creare un progetto personale più stazionario: un cane, un orto, quelle cose semplici che viaggiando tanto le mancavano. Decide quindi insieme al suo compagno di ristabilirsi in Italia e di aprire un’azienda agricola sopra a Varazze (SV), dove recupera terreni abbandonati e li converte a produzione di ortaggi, ma anche apicoltura, uliveti.

Qui il primo grande cambiamento: da archeologa ricercatrice e viaggiatrice assume le vesti di contadina e artigiana. Infatti Elisa inizia a lavorare insieme al compagno anche il legno, utilizzando il materiale delle potature, con cui crea ad esempio le prese per pareti di arrampicata.

LA GIOIA DI CAMMINARE

«Non ho sempre camminato, ma ho scoperto man mano che era un qualcosa che mi faceva star bene. La scintilla è scattata alla fine delle superiori, durante un corso di speleologia. Scoprii allora l’amore per il selvatico, per la natura, le escursioni e per questi luoghi così ancora misteriosi e in gran parte inesplorati». Da lì Elisa inizia ad andare spesso in montagna a camminare quando le è possibile, sia per brevi uscite che per periodi più lunghi in tenda.

«Ho amato tantissimo poter viaggiare a piedi, con lo zaino in spalla e la tenda pronta per essere sistemata dove volevo quando volevo. Mi faceva sentire molto libera. Avevo vissuto molte difficoltà famigliari e a posteriori ho capito che quei momenti solo miei erano stati curativi, mi avevano permesso di trovare le risorse dentro di me per affrontare ciò che mi stava accadendo intorno». E così anni dopo, con questa consapevolezza acquisita decide di intraprendere il percorso per diventare guida escursionista ambientale.

L’IMPATTO TERAPEUTICO

Elisa mi racconta che ha compreso con il passare del tempo, partendo proprio dalla sua esperienza, che il camminare ha un forte valore terapeutico, soprattutto se fatto per più giorni: «È un’attività che può essere fatta da chiunque, perché esistono percorsi con difficoltà differenti. Credo fortemente che il camminare permetta di allontanarsi dalla nostra identità, dai ruoli che ogni giorno siamo tenuti a ricoprire in casa, dal lavoro, dalla società

Elisa vive il cammino come uno strumento per uscire da sé stessa, per poter entrare in contatto con il suo “io” più profondo. Mi spiega infatti che quando si cammina, non esistono passato e futuro. Si vive un presente pieno, talmente denso e reale dare accesso a uno stato di consapevolezza maggiore. E se è vero che al proprio rientro a casa si ritorna a indossare i ruoli che si erano lasciati nel preparare le valigie, lo si farà comunque con una lucidità maggiore, con una distanza acquisita che è difficile da ignorare.

LA DIFFICOLTÀ A DISCONNETTERSI

Quando chiedo a Elisa chi partecipa alle escursioni da lei guidate, la risposta non tarda ad arrivare: «I partecipanti sono molto diversi tra loro e lo fanno per motivi molto differenti. In alcuni casi hanno già avuto esperienze simili, ne hanno trovato benefici e continuano a farlo. Per altri è una ricerca che li muove: ci sono infatti spesso persone che percepiscono un malessere, un disagio, e stanno trovando la loro via per uscirne e stare meglio».

Qualunque sia il motivo che li porta sulla strada, «io chiedo sempre a inizio cammino di tenere staccato il telefono, per poter vivere a pieno l’esperienza: tanti accettano con serenità, ma altrettanti fanno davvero tanta fatica a disconnettersi dal mondo virtuale e social. Vorrebbero, ma in alcuni casi ne sono proprio dipendenti. E nella maggior parte dei casi sono persone sopra i trent’anni e non adolescenti, come spesso siamo portati a credere. Ma quando riescono a farlo, si permettono davvero di vivere fino in fondo quell’esperienza».

DIVERSE ETÀ, VISSUTI SIMILI

Elisa opera come guida escursionistica ambientale per la Compagnia dei Cammini e, su richiesta, organizza gite ed escursioni, didattiche e non. Lavora a contatto dunque per periodi più o meno lunghi con persone delle più differenti età: alle escursioni giornaliere partecipano spesso anche bambini piccoli, mentre nelle escursioni di più giorni sono principalmente persone adulte a iscriversi.

Ma vi è un’esperienza che l’ha lasciata piacevolmente più colpita di altre: «Qualche mese fa mi sono trovata a condurre un’esperienza in libertà di più giorni con ragazzi e ragazze tra i 12 e i 15 anni. Prima di partire ero preoccupata: avevo un’idea pessima di quella fascia di età, forse legata ai miei ricordi dell’adolescenza. Durante quei giorni trascorsi insieme a camminare e dormire in tenda, ho potuto avere il privilegio di vedere da vicino i complessi contrasti che hanno dentro».

«Emergeva da un lato la parte che si sente ancora bambina, che ha voglia di giocare e ha necessità di figure di riferimento, e dall’altro lato vedevo futuri uomini e donne che stavano cercando la loro via per diventarlo», racconta Elisa. Inoltre rispetto ai camminatori dipendenti da telefoni, i ragazzi e le ragazze di questa età non avevano problemi a spegnerlo, andando ad abbattere un altro luogo comune diffuso.

Tra le altre convinzioni, spostandosi di un decennio indietro di età, c’è quella che per i bambini sotto l’età scolare sarebbe meglio non fargli vivere esperienze in natura troppo lunghe per evitarne i possibili pericoli e paure. Elisa ci tiene a sfatare anche questo falso mito, condividendo proprio la sua esperienza: «Ho un bambino di cinque anni e quando posso lo porto con me in viaggi a piedi con la tenda».

Lui si diverte tantissimo ed è molto attento a seguire le indicazioni di sua mamma: «Ogni volta che torna a casa, noto come per giorni sia molto più sereno e faccia molti meno capricci. Inoltre sta imparando sempre più a gestire la fatica ed è molto bello stargli accanto in ogni sua piccola conquista».

Elisa è convinta che camminare sia rigenerante e salutare per tutti: fa parte di noi e percorrendo sentieri fisici si ha la possibilità di trovare anche vie smarrite interne. Parola di un’archeologa camminatrice.

Fonte: https://www.italiachecambia.org/2021/12/camminare-guida-escursionistica/?utm_source=newsletter&utm_medium=email