Elettrosmog: 27 milioni di contatori digitali in Italia per gas, elettricità e acqua

«È iniziata la massiccia operazione di installazione di nuovi contatori digitali al servizio delle reti pubbliche per la fornitura di acqua, luce e gas. Sono quindi in arrivo nuove esposizioni ai campi elettromagnetici per la popolazione, senza che vi sia stato un adeguato livello di informazione e di consenso»: è la denuncia dell’ingegnere Davide Maria Palio, esperto di elettrosmog. informato nei diretti interessati.9796-10574

«L’operazione riguarda il variegato mondo dei gestori di servizi pubblici per la fornitura di beni essenziali quali gas, energia elettrica e acqua – spiega l’ingegner Palio – Le norme tecniche di supporto a tale grande operazione sono state definite o aggiornate negli ultimi due o tre anni, alcune tra queste – riguardanti lo smart metering per l’energia elettrica – di recentissima pubblicazione. A proposito di energia elettrica, e-distribuzione ha già iniziato la sostituzione del contatore di prima generazione in ambito residenziale con il nuovo modello di contatore digitale, chiamato Open Meter e conta di procedere alla sostituzione dell’intero parco di contatori di prima generazione nel giro di alcuni anni, numero che ammonta a circa 27 milioni sul territorio nazionale».

«Il nuovo contatore digitale comunica i dati che raccoglie a un concentratore localizzato nella cabina elettrica di trasformazione tramite onde convogliate sulla linea elettrica di distribuzione, nella banda PLC (power line communication) denominata banda A (< 90 kHz); comunica inoltre con uno o più “dispositivi utente” con onde convogliate in una banda separata sull’impianto elettrico dell’utente – prosegue l’esprto – Quest’ultima funzionalità è una novità del nuovo contatore, con sperimentazioni in corso su scala nazionale. Entrambi i canali di collegamento, verso il concentratore e verso l’utente, potranno essere anche realizzati in alternativa con trasmissione digitale su canali in radiofrequenza, a 169 MHz. La recente norma CEI TS 13-85 descrive proprio il profilo protocollare RF in banda 169 MHz per la comunicazione con i dispositivi utente, stabilendo tra gli altri parametri una potenza irradiata minima di 20 dBm (ERP)».

«A proposito di gas, il panorama sulle tipologie di smart meter in corso di installazione appare più articolato, anche in questo caso però è previsto generalmente l’utilizzo di trasmissione digitale su un canale a radiofrequenza nella banda 169 MHz, come recentemente ribadito in un position paper di ANIE. In altre tipologie di smart meter gas, è previsto l’utilizzo di trasmissione per mezzo delle reti pubbliche GSM o LTE, per l’invio periodico dei dati. In tutti i casi accennati sopra, si tratta anche di sperimentazione non monitorata di eventuali effetti sanitari sulla popolazione italiana, con trasmissioni digitali a onde convogliate con nuovi formati, bande e funzionalità e con sporadiche trasmissioni digitali a radiofrequenza di natura continuativa e in ambito residenziale. Per quanto di mia conoscenza – spiega ancora Palio – le varie associazioni nazionali di consumatori coinvolte nei lunghi processi di decisione correlati che hanno avuto luogo nelle sedi istituzionali, non hanno sollevato significative obiezioni circa i possibili rischi nell’introduzione della trasmissione a radiofrequenza negli smart meter residenziali, neanche sulla scorta dei numerosissimi movimenti di protesta spontanei sorti in altre nazioni, che denunciano pesanti implicazioni sulla salute dei residenti coinvolti.Stante la situazione attuale, quello che in concreto si può fare a livello di singolo utente rimane il monitorare attentamente e con appropriate metodologie lo stato di esposizione ai campi elettromagnetici e valutarlo attraverso l’utilizzo di criteri precauzionali, intervenendo se necessario e se fattibile per ridurre il carico espositivo in casa propria».

Riferimenti:
[1] Sperimentazione dei dispositivi utente sui nuovi contatori intelligenti 2.0 Open Meter di e-distribuzione.
[2] ANIE-CSI Position paper – L’uso delle reti a 169 MHz per smart metering gas
[3] Cemlab, valutazione dei livelli di immissione di smart meters

Fonte: ilcambiamento.it

Elettrosmog: come combatterlo per salvaguardare la nostra salute

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Che cos’è l’ elettrosmog e come si può ridurre il suo impatto nocivo. Varie volte ci siamo trovati a parlare dei rischi dell’inquinamento elettromagnetico. Conosciuto anche come elettrosmog,è l’inquinamento ambientale causato da onde elettromagnetiche. In un contesto in cui i dispositivi elettronici sono diventati parte integrante della quotidianità umana, non è più possibile non comprendere l’importanza di difendere il nostro organismo dai danni causati dall’elettrosmog. Ecco alcune risposte e la descrizione più avanti di un dispositivo veramente efficace, il Transmission, che è bene utilizzare per proteggersi.

Inquinamento elettromagnetico: cos’è e perché è importante difendersi

L’inquinamento elettromagnetico, o elettrosmog, è una realtà che ci ha sempre accompagnati. Nell’ambiente, infatti, esistono delle fonti naturali che causano elettrosmog: parliamo dell’irraggiamento cosmico e solare, delle reti magnetotelluriche, dei fulmini. A queste fonti naturali, però, vanno aggiunti anche i campi elettromagnetici generati dalle tecnologie usate dall’uomo. Ogni passaggio di energia, infatti, determina nello spazio circostante un campo elettromagnetico. Mai come adesso, dunque, l’organismo umano è stato esposto ed alterato dalle onde elettromagnetiche, a causa dell’uso smodato di apparecchi di telefonia mobile, di ripetitori, computer, forni a microonde, e dalla presenza di ripetitori,elettrodotti, radar, reti wireless,satelliti e così via.

A riprova nella figura sotto le alterazioni termiche della zona encefalica causate dal cellulare

(Fig. a sinistra prima della telefonata e fig. a destra dopo 15 soli minuti di uso del cellulare)

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Questa sentenza del tribunale di Ivrea è stata la prima al mondo a riconoscere i danni da cellulare http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/04/20/news/ivrea_tumore_al_cervello_per_uso_eccessivo_del_telefonino_inail_condannata_a_pagare_e_la_prima_volta-163447227/

I rischi legati all’ elettrosmog

I rischi legati all’esposizione all’inquinamento elettromagnetico dipendono dall’intensità dei campi e dalla distanza dalla sorgente. Basti pensare che nel luglio 2001 lo Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha inserito i campi elettromagnetici nella classe 2B dei “possibili cancerogeni”, affermando che sussiste una “consistente associazione statistica” tra l’esposizione a campi elettromagnetici al di sopra di 0,4 microtesla ed un aumento del rischio di leucemie infantili.

Per questo motivo è importantissimo proteggere il nostro organismo dagli effetti causati da un’esposizione prolungata all’inquinamento elettromagnetico, soprattutto per quanto riguarda i più piccoli, dal momento che la loro struttura ossea ha uno spessore ridotto rispetto a quella di un adulto e per questo motivo nel loro corpo penetrano con più facilità le onde elettromagnetiche. Al giorno d’oggi e’possibile proteggersi utilizzando alcuni dispositivi presenti in commercio, come ad esempio i Biomagneti al Silicio L.A.M.® antielettrosmog che, oltre a proteggere l’essere umano e il suo habitat, fanno anche risparmiare in maniera notevole. Lo staff di Geolam, composto da esperti nei settori della microelettronica e dell’informatica ha messo a punto, iniziando le proprie ricerche nel Maggio del 1994,una serie di Biomagneti al Silicio L.A.M.® anti elettrosmog, che sono tutti conformi alla Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 2001/95/CE del 3 Dicembre 2001 recepita con D.Lgs. 172 e successivi, vengono prodotti con tecnologia totalmente italiana e sono registrati alla Farmadati e per questo motivo venduti anche in farmacia. Lo staff di coloro che testano i dispositivi della Geolam è composto da un nutrito team di professionisti ed esperti, che da oltre 20 anni si occupano di sperimentazione sui dispositivi prodotti. Accanto a medici con varie specializzazioni sono presenti docenti di varie discipline olistiche, oltre ad esperti di medicina bioelettronica. Per quanto riguarda la validità soggettiva ed oggettiva, dei Biomagneti al Silicio L.A.M.®, la Geolam riceve continuamente da siti campione sparsi sul territorio relazione scritta sul loro funzionamento. A tale proposito facciamo notare che sono stati bonificati da Geolam interi paesi e acquedotti comunali.

Parliamo ora in particolare del Biomagnete al Silicio L.A.M.® antielettrosmog mod. “TRANSMISSION”ad uso personale

Il biomagnete ideato da Geolam può essere la soluzione personale ideale per difendere l’organismo dagli effetti dell’inquinamento elettromagnetico.

E’ conforme alla Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 2001/95/CE del 3 Dicembre 2001 recepita con D.Lgs. 172 e successivi, viene prodotto con tecnologia italiana,è registrato come parafarmaco con il codice 923417101 ed è classificabile come DPI (Dispositivo di Protezione Individuale) di 1° categoria come da D.Lgs. 475/92. Alla vista, si presenta come un comune bracciale (vedi foto sotto). Al suo interno è in realtà presente una struttura in silicio opportunamente programmata per migliorare la resistenza dell’organismo all’inquinamento elettromagnetico.elettrosmog-trasmission-ambientebio

I benefici del dispositivo

L’obiettivo dello strumento è quello di ridurre le problematiche più frequenti causate dall’elettrosmog, quali ad esempio:stress, affaticamento, emicranie, disturbi del sonno e dell’apparato digerente. È un prodotto pensato per chi ha uno stile di vita dinamico e per chi, più di tutti, subisce gli effetti dell’elettrosmog, come bambini e anziani.

Ma i suoi benefici non si limitano solo a questo. Il bracciale, infatti, migliora organoletticamente tutto ciò che si assume per via orale e si è notato,da test eseguiti in laboratorio,che le intolleranze alimentari diminuiscono in maniera notevole e che negli sportivi le prestazioni agonistiche migliorano. Test di laboratorio effettuati sul sangue di volontari, che indossavano Transmission, hanno mostrato una fortissima riattivazione del sistema immunitario grazie alla declusterizzazione degli eritrociti. Questi effetti positivi si riscontrano non solo indossando il braccialetto, ma anche semplicemente stazionando all’interno del raggio d’azione dei vari prodotti ambientali della Geolam:Combiplus,Geos,Travel e Purity. Il bracciale è in silicone (facilmente adattabile alla misura del proprio polso) e Transmission è disponibile anche sotto forma di ciondolo per animali. Ha un periodo di funzionamento di minimo 10 anni garantiti. Sul suo sito ufficiale http://www.geolam.org il responsabile della Geolam, Luciano A. Mion,  che ha creato i Biomagneti al Silicio L.A.M.®anti elettrosmog,fornisce inoltre alcune consigli e informazioni utili gratuite su come proteggersi dall’inquinamento elettromagnetico, come nel caso si voglia schermare il proprio cellulare, quando si riposa, a costo zero.

Fonte: ambientebio.it

Antenne: task force per dire no all’aumento dei limiti

Vogliono alzare i limiti per i campi elettromagnetici e dunque peggiorare il livello di elettrosmog: è l’allarme lanciato dal dottor Giorgio Cinciripini, membro fondatore della Rete esmog free Italia. Il 21 febbraio a Ostia uno workshop per costituire a livello nazionale una Task Force “che contrasti questi progetti”antenne

Si riunirà sabato 21 febbraio ad Ostia il primo Workshop operativo per organizzare le strategie dirette ad arginare le iniziative governative di modificare, innalzandoli, i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, attualmente in vigore nel nostro Paese. L’appuntamento è dalle ore 10 alle ore 18, presso la Sala Congressi dell’hotel Sirenetta (Lungomare Toscanelli, Ostia, Roma). “L’allarme si è diffuso con la presentazione alla Commissione Europea di due documenti delineanti, rispettivamente, la “strategia per la banda ultralarga” e per la “crescita digitale” – spiega la Rete No Elettrosmog Italia –  in cui sono contenuti i propositi di adeguare il nostro Paese ai limiti elettromagnetici europei nonché di diffondere nei luoghi indoor, in particolare scuole, ospedali ed uffici pubblici, la tecnologia wi-fi. Si tratta di propositi che vanno nella direzione opposta ai valori che hanno ispirato il nostro Paese al tentativo di applicare il Principio di Precauzione e che, se adottati, rischiano di condannare l’Italia tra i paesi a più alto tasso di elettrosmog nel contesto europeo. Ciò in quanto tali provvedimenti avrebbero il duplice effetto di liberalizzare l’installazione di migliaia e migliaia di tralicci, torri ed antenne radio base per la diffusione del servizio radiomobile nonché di sanare il parco antenne più numeroso d’Europa, che il territorio nazionale sopporta da anni per gran parte in regime di abusivismo urbanistico ed ambientale. Ma con questo tentativo si rischia, inoltre, di vanificare tutto il lavoro del legislatore, culminato proprio 14 anni fa con la legge quadro 21 febbraio 2001, che ancora attende in larga parte di essere completata con una serie di decreti attuativi. Già i governi precedenti si sono distinti per aver varato provvedimenti diretti a semplificare le procedure autorizzative per gli impianti di telefonia mobile (Decreto Sviluppo, Crescita bis, Sblocca Italia); questa ulteriore iniziativa, senza dubbio la più sciagurata, porrebbe la pietra tombale ai propositi di rendere il nostro Paese tra i più cautelativi e, insieme, sensibili ai richiami della evoluzione tecnologica”. L’incontro di sabato 21 febbraio ad Ostia avrà tra gli obiettivi quello di creare una “Task Force sull’Elettrosmog”, in grado di contrastare questi incauti progetti e di intervenire per conservare e semmai migliorare in senso cautelativo gli attuali limiti. Hanno già confermato la partecipazione scienziati e ricercatori di ambito internazionale, rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali, di associazioni e movimenti per la tutela della salute e dell’ambiente

Fonte: ilcambiamento.it

Elettrosmog, dna e tumori: il libro shock

Un libro shock uscito negli Stati Uniti analizza ed espone gli studi che correlano i cellulari e le alterazioni biologiche negli esseri viventi. E l’autore afferma: “E’ il più grande esperimento biologico mai autorizzato finora”.torre_faro

Nel 2013 l’Onu ha lanciato un allarme nel documento Millenium Developer Goals Report: nel giro di sei mesi si stimava che il numero di cellulari avrebbe potuto raggiungere quello degli abitanti sulla Terra. Questo non significa ovviamente che tutte le persone del mondo posseggono ad oggi un cellulare: ci sono infatti più di 91 Paesi che detengono una media di più di due cellulari a persona, altri meno. Ma il dato fa riflettere sull’uso spropositato di questo strumento da parte dell’uomo. Molti sono stati gli allarmi lanciati da studiosi e dalle istituzioni sugli effetti dannosi dei campi elettromagnetici, cellulari compresi, sulla salute dell’uomo. L’inquinamento elettromagnetico è, nell’opinione comune, uno dei temi maggiormente sentiti e avvertiti, uno dei temi su cui si ha poca informazione ma che crea, al tempo stesso, ansia e preoccupazione. La sua “intangibilità” e la sua “invisibilità” lo rendono ancor più preoccupante. Un libro, pubblicato negli Stati Uniti, ma non ancora in Italia, aiuta a fare maggiore chiarezza sull’argomento. Scritto da Martin Blank, docente universitario, ha un titolo eloquente, “Overpowered: What science tells us about the dangers of cell phones and other wifi-age devices”. L’autore spiega il problema dei campi elettromagnetici in modo diverso rispetto a quanto fatto finora. Egli afferma che tutti noi stiamo partecipando ad un esperimento non autorizzato, il “più grande esperimento biologico mai autorizzato finora, che si basa sul contatto giornaliero tra le nostre teste e i trasmettitori di onde ad alta frequenza, i cellulari appunto”. I conseguenti effetti negativi sulla salute umana possono richiedere decenni per svilupparsi. “Quindi dovremmo attendere molti anni per conoscere i risultati di questo esperimento globale – afferma l’autore – Ma ciò potrebbe essere troppo tardi per miliardi di persone”. Cosa fare allora? Da decenni oramai infuria un dibattito sulla questione. Un vero e proprio scontro a due facce. Da un lato ci sono coloro che sollecitano l’adozione di un approccio precauzionale al rischio(ed è questa la posizione di Blank), mentre si continuano a studiare gli effetti sulla salute umana all’esposizione dei campi elettromagnetici. Dall’altro lato ci sono coloro che insistono nell’aspettare una risposta definitiva e certa dei risultati prima di intraprendere qualsiasi azione. In questo gruppo ci sono ovviamente le industrie. Per il momento sta vincendo la seconda parte: è appunto sotto gli occhi di tutti il mercato tecnologico dei cellulari, con l’immissione nello stesso di nuovi e più sofisticati prodotti, sempre più appetitosi per l’uomo. L’industria infatti dà segnali tesi a tranquillizzare, mentre scienziati indipendenti e comitati di cittadini avvertono dei rischi. Gli Stati, che cedono all’asta le licenze, oscillano tra queste due posizioni.
Ma i cellulari non sono i soli generatori di campi elettromagnetici. Ci sono i forni a microonde, televisori e computer, l’intera rete elettrica, impianti di allarme di sicurezza, trasmettitori radiotelevisivi, e trasmettitori per la telefonia mobile. “Oggi, all’inizio del 21 secolo, siamo immersi pienamente in un calderone di radiazione elettromagnetica su base continua” – si legge nel libro. E, nonostante la scienza non abbia ancora risposto a tutte le domande poste sugli effetti dannosi o meno dell’elettromagnetismo sulla nostra salute, essa ha dimostrato però una vasta gamma di effetti biologici legati all’esposizione continua ai campi elettromagnetici. L’autore espone sedici studi scientifici che hanno ravvisato mutazioni del dna a cui fa seguito lo sviluppo dei tumori, in particolare quelli cerebrali: si calcola che il rischio è superiore del 240% tra coloro che fanno un uso quotidiano e prolungato del cellulare per 10 anni. Non solo, ma uno studio israeliano ha scoperto che le persone che utilizzano i telefoni cellulari per almeno 22 ore al mese hanno una probabilità del 50% in più di sviluppare tumori alla ghiandola salivare. E gli individui che vivevano per più di 10 anni nel raggio di 400 metri da una torre di trasmissione di telefonia mobile avevano un tasso di cancro tre volte superiore a quelli che vivevano ad una distanza maggiore. Gli studi ci sono. E tanti. A tal punto da spingere l’Organizzazione Mondiale della Sanità a dichiarare ufficialmente che le microonde generate dall’uso dei cellulari,wi-fi, cordless o tablet sono “potenzialmente cancerogene”. E in Italia qual è la situazione? Anche nel Bel Paese il problema è sentito, nonostante la presenza di leggi, non sempre rispettate. A regolare la materia è il Decreto Ministeriale n.381 del 10 settembre 1998, relativo al “Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana”. Esso fissa, tra le altre cose, il valore limite di 6 volt/metro dei campi elettromagnetici riguardanti la telefonia cellulare in corrispondenza di zone abitate. E demanda alle regioni e alle province la disciplina dell’installazione degli impianti al fine di garantire i limiti espressi dalla legge. Limiti che purtroppo nella maggior parte dei casi non sempre vengono rispettati. Ed è per questo che assume un’importanza elevata la vigilanza dei cittadini. Secondo il dott. Francesco Imbesi, del Centro Consumatori di Bolzano, sensibile alla materia, i cittadini attivi possono impegnarsi in molti modi per rendere migliori le nostre condizioni di vita, consigliando di porsi alcuni obiettivi: informare i consumatori, soprattutto giovani e bambini, sui rischi legati all’uso del cellulare; vigilare sulla pianificazione dei ripetitori da parte delle amministrazioni pubbliche; vietare l’utilizzo di cellulari nei mezzi pubblici; ridurre i valori di soglia, con l’obiettivo di sostituire i valori definiti unicamente in base agli effetti termici con valori stabiliti in base all’introduzione di principi medici di prevenzione. In conclusione, analizzando con spirito critico gli studi scientifici pubblicati finora e considerando la sistematica sottostima del rischio che caratterizza il protocollo utilizzato, emerge con sufficiente chiarezza l’incremento del rischio di tumori alla testa osservabile dopo lunga latenza o uso prolungato dei telefoni cellulari.

Fonte: il cambiamento.it

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Elettrosmog: nasce il catasto nazionale dei tralicci e degli impianti

Nasce il catasto nazionale dei tralicci e di tutte le sorgenti di emissioni elettromagnetiche: il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Non ci saranno più scuse: con questo strumento, e con i catasti regionali, chi dovrà autorizzare l’installazione di impianti che espongono la popolazione a inquinamento elettromagnetico avrà la possibilità di sapere se tale esposizione diventa eccessiva. Ora l’incognita è: verrà usato per garantire la popolazione oppure no?tralicci

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare il provvedimento che sancisce la “Istituzione del Catasto nazionale delle sorgenti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici e delle zone territoriali interessate al fine di rilevare i livelli di campo presenti nell’ambiente”, un supporto informativo potenzialmente molto utile per le attività di monitoraggio e controllo ambientale.
Il Catasto Nazionale opererà in coordinamento con i catasti regionali, che forniscono al Catasto Nazionale i dati e le informazioni di competenza regionale. Il catasto potrà risultare utile per enti e istituzioni che dovranno valutare e autorizzare eventuali nuovi impianti o controllare l’attività di quelli esistenti, in modo da valutare correttamente l’impatto su ambiente e salute. Ma lo strumento sarà utile anche ai cittadini. Infatti attraverso il Catasto Nazionale sarà possibile conoscere l’ubicazione delle sorgenti sul territorio e le loro caratteristiche tecniche, nonché identificare i gestori degli impianti. Ancora, il Catasto sarà utile alla costruzione di mappe territoriali di campo elettrico e magnetico, per rappresentare lo stato dell’ambiente. Nell’Allegato al Decreto viene descritta la struttura della base di dati che costituisce il Catasto nazionale, con l’indicazione delle informazioni che devono essere contenute, relative a sorgenti a radiofrequenze quali impianti per telecomunicazione (stazioni radio base per telefonia mobile, trasmettitori radiotelevisivi, ponti radio ecc.) e radar, e sorgenti a frequenze ELF di maggiore interesse per l’impatto sull’esposizione della popolazione e, più in generale, sull’ambiente ed il territorio (linee elettriche di distribuzione e trasporto dell’energia elettrica ad alta ed altissima tensione). In particolare, per la struttura della base dati per le sorgenti a radiofrequenze si fa presente che la tipologia di dati da gestire e le strutture da costruire si riferiscono a dati anagrafici e legali dei gestori, dati anagrafici e geografici del sito, caratteristiche fisiche dei sistemi irradianti, compresi i diagrammi di irraggiamento orizzontale e verticale. Per le sorgenti a frequenze ELF le tipologie di informazioni si riferiscono ai dati anagrafici e legali dei gestori, ai dati anagrafici della linea, ai dati anagrafici e geografici, nonché alle caratteristiche fisiche di impianto, sostegno, tronco, tratta e campata. In entrambi i casi sono a disposizione modelli di tabelle utili a fornire le informazioni richieste per l’alimentazione del Catasto Nazionale.

Fonte: il cambiamento.it

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Sciopero della fame di 16 cittadini di San Silvestro contro l’elettrosmog

Hanno ripreso lo sciopero della fame a oltranza 16 cittadini di San Severo in provincia di Pescara per manifestare contro la presenza delle antenne radio televisive sul Colle San Silvestro e oggi il senatore del M5S Gianluca Vacca ne ha riferito in Parlamentoelettrosmog1-620x350

La richiesta dei 16 cittadini di San Silvestro in provincia di Pescara è semplice: delocalizzare le antenne radiotelevisive dal colle su una piattaforma off shore in mare a 5 km dalla costa. Poiché lo sciopero della fame era stato interrotto per un mese lo scorso giugno dopo varie promesse disattese, lo hanno ripreso a oltranza due giorni fa. Dice il portavoce del Comitato No Elettrosmog di San Silvestro Marino Candeloro a Abruzzo24ore:

Se tra venti giorni, o al massimo un mese, non avremo risposte concrete siamo pronti ad iniziare anche lo sciopero della sete. Le antenne sorgono a pochissimi metri dalle nostre abitazioni e dalla scuola sono prive di qualsiasi autorizzazione ministeriale, per cui ci aspettiamo che il Comune si decida a sollecitarne la rimozione tramite un’apposita ordinanza di smantellamento, mantenendo solo la trasmissione dei servizi di pubblica utilità, affinché poi la Procura proceda all’immediato sequestro e spegnimento degli impianti, che siano della Rai, di Mediaset o di altre tv e radio.

Ma secondo i cittadini del Comitato No Elettrosmog a non voler spostare le antenne dal colle San Silvestro sarebbe la RAI proprietaria del 13 ettari su cui sorgono gli impianti radiotelevisivi:

Perché Rai Way spa sta ostinatamente tentando con tutti i mezzi di lasciare i propri impianti sul nostro colle? Fra le sue attività ci sono la gestione e lo sviluppo delle reti di trasmissione e diffusione radiotelevisiva per il cliente Rai e l’erogazione di servizi ai clienti business.

E proprio oggi il senatore del Movimento 5 Stelle Gianluca Vacca è intervenuto in Parlamento annunciando assieme ai colleghi Daniele Del Grosso e Andrea Collet lo sciopero della fame per 24 ore e chiesto alla Presidente Boldrini un intervento del Governo, poiché il sito di San Silvestro è privo di autorizzazioni ministeriali:

Peccato che queste antenne siano ABUSIVE, poiché il sito di San SIlvestro dal 1998 non è più compreso in nessun registro dei siti idonei ad ospitare antenne di quel tipo, i cosiddetti piani nazionale e regionali. E proprio per questo motivo gli impianti di San Silvestro non hanno le autorizzazioni ministeriali necessarie, come abbiamo accertato in un recente accesso agli atti effettuato al Ministero dello Sviluppo Economico. Quindi da decenni si utilizzano cittadini come cavie, con gli studi che confermano sempre di più le conseguenze letali di un’esposizione prolungata a livelli così alti di onde elettromagnetiche.

Fonte: Abruzzo24ore, Il Pescara, Il Tempo