Il Tribunale della UE: l’Efsa renda pubblici gli studi sul glifosato

Il Tribunale dell’Unione Europea ha annullato le decisioni dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) che negavano l’accesso agli studi di tossicità e cancerogenicità del glifosato. Ora quegli studi devono essere resi pubblici.

Il glifosato è uno degli erbicidi più utilizzati a livello mondiale per il controllo delle erbe infestanti in agricoltura, orticultura, silvicultura e manutenzione del verde urbano. Nel marzo del 2015 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc) lo ha catalogato come “probabile cancerogeno per gli umani”. Ad aprile 2015 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) è stata incaricata dalla Commissione Europea di prendere in considerazione le conclusioni dello Iarc ed effettuare una revisione nell’ambito del processo legale di rinnovo dell’autorizzazione dell’uso del glifosate in Europa. Contrariamente al rapporto Iarc, le ricerche di Efsa sono arrivate alla conclusione che è “improbabile che il glifosato possa costituire un pericolo cancerogeno per gli esseri umani”. I risultati opposti delle due valutazioni hanno generato, nei mesi seguenti, un duro dibattito tra esponenti delle due Agenzie circa la metodologia applicata nella determinazione della possibile cancerogenicità dell’erbicida. Sebbene le conclusioni dell’Efsa avrebbero permesso il rinnovo quindicennale della licenza per il glifosate da parte della Commissione Europea, a marzo 2016 il Comitato permanente su piante, animali, cibi e mangimi (Paff) non ha proceduto a tale rinnovo a causa dell’opposizione di alcuni paesi, tra cui l’Italia. Nell’aprile 2016 il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione non vincolante che esortava, tra l’altro, la Commissione a rinnovare l’autorizzazione al commercio del glifosato per sette anni invece di quindici e limitatamente all’uso professionale. In ambito UE è stato quindi varato il Regolamento 1313/2016 che prevede misure di limitazione nell’uso di formulati a base di glifosato, ripreso in Italia dal Decreto 9 agosto 2016 che proibisce l’utilizzo dell’erbicida in luoghi di interesse pubblico (parchi, giardini, ecc) e ne vieta totalmente l’impiego per fini non agronomici. Nel frattempo l’Agenzia europea delle sostanze chimiche (Echa) nel marzo 2017 ha confermato la classificazione del glifosato come sostanza che può causare seri danni agli occhi, tossica per l’ambiente acquatico con effetti a lungo termine. In questo quadro di valutazioni anche contrastanti, un cittadino ed alcuni eurodeputati, appellandosi alle disposizioni della Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni in materia ambientale, hanno fatto richiesta di accesso all’Efsa relativamente agli studi sulla tossicità e cancerogenicità del glifosate alla base delle sue valutazioni; tali studi, mai pubblicati, sono ritenuti infatti fondamentali per determinare la dose giornaliera ammissibile di glifosate, oltre a contenere risultati e analisi sulla cancerogenicità della sostanza attiva.

L’Efsa ha però negato l’accesso a tali studi perché, ha spiegato:

. la divulgazione di tali informazioni avrebbe danneggiato gli interessi commerciali e finanziari delle imprese autrici degli studi stessi,

. non esisterebbe, secondo Efsa, alcun interesse pubblico prevalente alla divulgazione di questo genere di informazioni
. gli studi non avrebbero fornito informazioni relative alle emissioni nell’ambiente, ai sensi della Convenzione di Aarhus

. l’accesso a tali studi non sarebbe servito per una valutazione scientifica dei rischi relativi al glifosate.
I ricorrenti si sono dunque rivolti al Tribunale dell’Unione europea per chiedere l’annullamento del rigetto. E il Tribunale ha dato torto all’Efsa, annullando la sua decisione di negare l’accesso agli studi effettuati.

Ha dunque stabilito che l’Efsa debba rendere pubblici tali studi in quanto “l’interesse del pubblico ad accedere alle informazioni sulle emissioni nell’ambiente è non solo quello di sapere che cosa è, o prevedibilmente sarà, rilasciato nell’ambiente, ma anche di comprendere il modo in cui l’ambiente rischia di essere danneggiato dalle emissioni in questione”. Per i giudici europei, infatti, il pubblico è tenuto ad essere informato sui rischi ambientali legati alla diffusione del glifosate. Gli studi di cui è stato chiesto l’accesso, per il Tribunale UE conterrebbero a tutti gli effetti informazioni “[riguardanti] emissioni nell’ambiente” ai sensi della Convenzione di Aarhus e l’Efsa non avrebbe quindi dovuto negarne la divulgazione.

Per il Tribunale l’interesse pubblico è dunque superiore a quello delle aziende (e meno male…), trattandosi di una sostanza che, nel suo utilizzo normale, è destinata ad essere rilasciata nell’ambiente, i suoi impatti prevedibili non sono solamente teorici, visto che i residui sono presenti nel cibo, nelle piante e nelle acque, ma reali; il pubblico deve accedere non solo alle informazioni sulle dispersioni ma anche a quelle sulle conseguenze a medio e lungo termine sull’ambiente, per esempio sugli organismi che non sono target primari della sostanza.

Fonte: ilcambiamento.it

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No agli ogm: i centri sociali occupano l’Efsa

I centri sociali di Emilia Romagna, Nord Est e Marche hanno occupato nei giorni scorsi la sede dell’Efsa, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare, per dare il via a una campagna contro l’intropduzione massiccia degli ogm in Italia e in Europa.ogm_efsa

Un nutrito gruppi di attivisti dei centri sociali del nord Italia (Coalizione Centri Sociali dell’Emilia Romagna, Centri sociali del Nord est e Centri sociali delle Marche) ha portato avanti un’azione dimostrativa nei giorni scorsi nei confronti dell’Efsa, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma. Vestiti con tute e cappucci bianchi, hanno attaccato adesivi e lanciato slogan al megafono contro la coltivazione degli Ogm. I manifestanti sono entrati e hanno raggiunto il piano rialzato, scortati dalle forze dell’ordine, ma l’Efsa ha fatto evacuare la sede a tutti i suoi dipendenti. Forti i momenti di tensione con le forze dell’ordine: negli scontri sono rimasti feriti alcuni manifestanti, un agente e due dirigenti della polizia, un ufficiale dei carabinieri. Gli attivisti hanno accusato le forze dell’ordine di avere reagito in “maniera violenta” e hanno attaccato l’Amministrazione comunale: “La reazione della polizia è stata allucinante. Il sindaco del movimento 5 stelle e la città si sono piegati all’inceneritore, non si accorgono delle strane dinamiche di Efsa sugli ogm e sono prontissimi a scatenare una repressione incredibile contro attivisti che non hanno fatto altro che portare fisicamente delle domande a Efsa”. Il sindaco Pizzarotti ha commentato: “Le proteste sono sempre legittime fintanto che rientrano nei giusti canoni del viver civile. Ci sarà la necessità di fare chiarezza, mi confronterò con le istituzioni preposte per capire che cosa è accaduto e come si sono svolti i fatti. L’importante è garantire oggi e domani l’integrità e la sicurezza della città”.    “Con l’occupazione dell’EFSA rilanciamo pubblicamente una campagna di conflitto aperto e diretto contro l’introduzione degli OGM in Italia e in Europa – hanno spiegato i manifestanti – Centri sociali, ambientalisti, attivisti, agricoltori, in molti ci stiamo organizzando  con la rabbia degna che anima gli agricoltori dal Sudamerica all’india, le comunità rurali di tutto il mondo riunite ne La Via Campesina, i fauchers francesi che hanno respinto la Monsanto cacciandola dalla terra. Le colture OGM, così come l’agricoltura industriale, esercitano una violenza inaccettabile sull’agricoltura, sull’ambiente e sui nostri corpi. Gli OGM non hanno altra ragione di esistere che il profitto delle multinazionali che li producono e il controllo che consentono sulla catena alimentare e l’agricoltura: il pensiero magico che li accompagna è solo un contrabbando ideologico. Non sono più produttivi, inducono un utilizzo smodato e crescente di diserbanti, disastrosi per l’ambiente e pericolosi per la salute, e determinano l’insorgere ormai incontrollato di infestanti e insetti resistenti, pongono serie criticità e preoccupazioni per l’effetto sulla salute umana. Con le altre monocolture intensive sono tra le principali cause dei cambiamenti climatici e della crisi ecologica. Riducendo la biodiversità, impoverendo i terreni e introducendo l’inaccettabile principio del copyright minano alle radici la sicurezza e la sovranità alimentare, la libertà di scelta e di produzione di cibo delle comunità, la condivisione delle risorse alimentari. Tutto questo è inaccettabile e non siamo disposti ad attendere lo svolgersi dei giochi di ruolo delle lobbies: non lo fanno coloro che si fanno agenti delle multinazionali, che forzano la legalità, in Friuli come in altre parti d’Europa, e forzano soprattutto i confini del bios con conseguenze irreparabili. Per questo abbiamo occupato l’EFSA, l’Authority che dovrebbe garantire la sicurezza alimentare ma che sicuramente nel caso degli OGM garantisce soltanto, insieme alla Commissione Europea, una facile via di accesso alle multinazionali. Non un parere negativo è stato mai espresso: a detta dell’EFSA perché il livello scientifico delle richieste è sempre stato molto alto. Stranamente però molti governi e scienziati sono spesso stati in profondo disaccordo con questa conclusione basata su documentazione fornita dalle stesse multinazionali senza alcuna verifica indipendente e quasi sempre a partire da dati non pubblicati. Le linee guida di EFSA per il processo di valutazione dei rischi sono scandalose. Le multinazionali hanno la totale libertà di determinare gli elementi essenziali per la valutazione del rischio, e le metodologie prese in considerazioni sono state formulate da, o con, tecnici che lavorano per le stesse multinazionali.  L’elemento principale del processo, la “valutazione comparativa del rischio”,  gemella della “sostanziale equivalenza” dell’ente USA, fu definito da scienziati (in particolare Kuiper e Kok) che lavoravano per l’ILSI, un istituto finanziato dalle multinazionali biotech, in collaborazione con personale alle dirette dipendenze delle stesse multinazionali (Monsanto, Bayer, Dow, Syngenta), e che poi ricoprirono cariche di primaria importanza nella valutazione del rischio per gli OGM. EFSA seguì successivamente il suggerimento di ILSI di ritenere la valutazione comparativa l’elemento principale del processo di valutazione e, in pratica, una valutazione in sé anziché soltanto il primo di una serie di passaggi obbligatori. La valutazione comparativa non ha un reale valore scientifico, come minimo perché non ha nessuna definizione quantitativa e non tiene conto della specificità genetica che non ha niente a che vedere con l’ereditarietà e la normale regolazione genica. Nonostante ciò sarebbe sufficiente a rigettare le piante OGM, se fosse applicato rigorosamente. Infatti è dimostrato che le piante OGM NON sono “sostanzialmente equivalenti” alle piante non-OGM da cui sono derivate poiché mostrano importanti differenze nei nutrienti e nelle proteine, nonché nel livello di tossine e allergeni (nel qual caso queste differenze sono classificate come “non biologicamente rilevanti” dagli stessi scienziati che hanno definito le linee guida).
Il trucco usato dalle multinazionli è di attuare la valutazione comparativa non tra la pianta OGM e la linea isogenica non-OGM da cui è derivata ma con un database vastissimo che include molte varietà non isogeniche, coltivate in luoghi e tempi diversi (alcune anche più di 50 anni fa), in modo da ampliare la variabilità di riferimento includendo anche varietà inusuali con valori atipicamente alti o bassi di alcune componenti. EFSA riconosce validi questi stessi database creati dalle multinazionali senza richiedere alcuno studio più rigoroso. (E tutto ciò, notiamo, è addirittura contrario alla direttiva Europea sul rilascio di piante OGM)  Non è richiesta la valutazione degli effetti combinati di differenti erbicidi o differenti tossine espresse dalla pianta, nonostante gli effetti sinergici non siano prevedibili o conosciuti.  Non è richiesta la valutazione a sé stante di piante che combinino più tratti genetici specifici.  Non è richiesta una valutazione degli effetti su organismi non-target a tutti i livelli della catena alimentare, ma solo dei livelli più bassi, né è richiesta una valutazione completa degli effetti cumulativi a lungo termine. Non c’è alcun obbligo esplicito per la pubblicazione dei dati sperimentali prodotti dalle multinazionali, in modo che essi siano accessibili per studi indipendenti. A questo proposito, annota un editoriale di Scientific American (13 agosto 2009), “è impossibile verificare che le piante ogm si comportano come viene detto [..] perché le compagnie biotech hanno il potere di veto sul lavoro di ricercatori indipendenti [..]
Solo studi che siano stati da loro approvati approdano alle riviste [..]”. Tutto questo è inaccettabile e renderebbe ridicolo, se non fosse oltraggioso, la pretesa delle direttive europee in materia di coltivazione delle piante OGM, per le quali la valutazione della loro sicurezza è affidata a livello Europeo proprio a EFSA. E se non bastasse, sarebbe sufficiente incrociare le dichiarazioni della Monsanto (“Monsanto non dovrebbe dover rispondere della sicurezza del cibo biotech. Il nostro interesse è di venderne il più possibile. Assicurarne la sicurezza è il lavoro delle agenzie governative (FDA, l’agenzia USA per la sicurezza alimentare, corrispettivo di EFSA). Philip Angell, Monsanto’s director of corporate communication, NYT magazine, 25 ottobre 1998″) con quelle di EFSA, così come appaiono dalle sue linee guida (“Non è previsto che EFSA produca studi indipendenti, poiché è onere del proponente di dimostrare la sicurezza della pianta GM in questione”) per comprendere come la questione degli OGM è esattamente quello che appare: un conflitto aperto fra il biocapitalismo e la libertà per la difesa della terra, del cibo, della salute e dell’ecosistema”.

Fonte: il cambiamento.it

Neonicotinoidi: due insetticidi tossici per il cervello dei bambini

L’EFSA propone l’abbassamento dei livelli guida per l’esposizione a due neonicotinoidi: acetamiprid e imidacloprid che possono avere effetti negativi sul sistema nervoso umano in fase di sviluppopesticidi-620x350

L’EFSA propone per due insetticidi neonicotinoidi, l’acetamiprid e imidacloprid di abbassare i livelli guida per les’posizione ammissibile poiché possono avere effetti negativi sul sistema nervoso dei bambini. I neonicotinoidi sono quella casse di insetticidi sotto accusa anche per essere la causa della mora delle api, per cui l’Europa ha espresso una moratoria per tre pesticidi killer delle api. L’Autorità sulla sicurezza alimentare ha anche richiesto ulteriori ricerche per stabilire ulteriori dati a supporto della neurotossicità dei due prodotti attualmente in commercio. La richiesta del panel di esperti sull’uso dei prodotti fitosanitari e residui il PPR dell’EFSA è per la richiesta di ridefinizione in Europa dei livelli per cui si rendano obbligatori studi dìsulla neurotossicità quale parte integrante del processo di autorizzazione. L’EFSA nel merito ha accolto la richiesta della Commissione europea elaborando il parere scientifico grazie ai recenti studi di Kimura-Kuroda e ai dati già disponibili su acetamiprid e imidacloprid rispetto alla possibilità di danno nei confronti del sistema nervoso umano in fase di sviluppo e sopratutto nei confronti del cervello. I danni che possono arrecare i due neonicotonoidi acetamiprid e imidacloprid secondo quanto rilevato dal panel di esperti scientifici del PPR riguardano l’effetto negativo sullo sviluppo dei neuroni e strutture cerebrali come la memoria e l’apprendimento e hanno allertato la comunità scientifica concludendo che alcuni degli attuali livelli guida potrebbero risultare elevati rispetto all’esposizione ammissibile e dunque andrebbero ridotti.

Fonte:  Efsa

 

I neonicotinoidi non uccidono solo le api: pericolosi anche per gli esseri umani

Due insetticidi neonicotinoidi possono avere effetti dannosi anche sul sistema nervoso umano: a dirlo è la European Food Safety Authority (EFSA). Dunque, non sono pericolosi solo per le api.api

I neonicotinoidi incriminati sono l’acetamiprid and l’imidacloprid, che secondo i dati raccolti dall’Efsa risulterebbero neutorossici per l’uomo. Il panel di esperti che ha lavorato sulla questione ha anche sollecitato che vengano definiti criteri sulla base dei quali rendere obbligatori studi specifici per l’autorizzazione di queste sostanze, comprese strategie per valutare il potenziale neurotossico di tutti i neonicotinoidi. Il parere dell’Efsa era stato richiesto dalla Commissione Europea dopo una recente ricerca comparsa sulla rivista scientifica PlosOne che attestava proprio effetti sul sistema nervoso. Gli esperti Efsa hanno concluso che l’acetamiprid e l’imidacloprid possono avere effetti negativi sullo sviluppo dei neuroni e sulle strutture cerebrali danneggiando funzioni come l’apprendimento e la memoria. Il parere conclude affermando che gli attuali livelli di esposizione potrebbero non essere adeguati per garantire protezione e quindi dovrebbero essere ridotti; si sollecitano anche ulteriori studi. Per quanto riguarda le api la tossicità è ormai ampiamente dimostrata. L’Italia è stato il primo paese a sospendere l’impiego per la concia delle sementi con un divieto temporaneo, gli altri Paesi sono andati avanti in ordine sparso fino a quando la Commissione Europea nel 2012, ha chiesto ad Efsa di esprimersi. Il parere ha sollecitato il divieto d’uso almeno sulle colture più sensibili come mais e colza (arrivato nel gennaio 2013) ma le sostanze prese in esame erano state solo tre (clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam).

Fonte: il cambiamento

Sicurezza alimentare, è polemica per la nomina di Juliane Kleiner ai vertici Efsa

Le associazioni europee insorgono per l’incarico di direttore della Strategia scientifica e coordinamento affidato alla dottoressa che in passato ha lavorato per un gruppo lobbistico1628990682-586x389

Il cambio al vertice dell’Efsa, l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare, con la nomina della dottoressa Juliane Kleiner a direttore del settore Strategia scientifica e coordinamento (Scistrat) sta sollevando un vero e proprio polverone fra le associazioni continentali che si occupano di sicurezza alimentare. Dopo l’abbandono della carica da parte di Hubert Deluyker, lo Scistrat sarà presieduto da Kleiner che, in passato, ha lavorato per sette anni all’Ilsi (Istituto internazionale per le scienze della vita), gruppo lobbistico per il quale ha difeso gli interessi della grande industria. A denunciare il pericolo di conflitto d’interessi sono il Pesticide Action Network Europe (Pan Europe), l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab), la Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica (Firab) che sottolineano come, durante la sua attività all’Ilsi, Kleiner abbia innalzato a favore dell’industria le soglie di tolleranza degli agenti cancerogeni genotossici e delle sostanze chimiche in ambito tossicologico. Secondo Pan Europe, Kleiner non avrebbe esperienze di laboratorio e sarebbe pertanto molto sospetto il suo incarico in un ruolo di così elevata responsabilità che richiede un background di ricerca di cui la neo-direttrice sembra essere totalmente sprovvista, a partire dalle pubblicazioni su riviste scientifiche peer-review. Anche il suo predecessore Deluyker aveva avuto a che fare con il mondo dell’industria: prima di diventare direttore della Scistrat aveva lavorato per l’industria chimico-farmaceutica Pfizer. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) è un’agenzia europea indipendente, finanziata dal bilancio dell’UE e operante in modo autonomo dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo e dagli Stati membri dell’UE. La sede è a Parma.

Legambiente: “Nomina inopportuna”

Anche Legambiente non nasconde la propria preoccupazione per la nomina di Juliane Kleinert. La nomina della Kleiner, che in passato ha sostenuto posizioni favorevoli agli interessi delle multinazionali, come nel caso delle soglie di tolleranza per gli agenti cancerogeni genotossici o per le sostanze chimiche in ambito tossicologico, a direttore scientifico dell’Authority per la sicurezza alimentare, ci sembra francamente inopportuna. Continuiamo a pensare, infatti, che l’Efsa debba essere un organismo indipendente a tutela della sicurezza dei cittadini mentre, fino ad oggi, tutte le scelte di questo organismo sono state a favore delle multinazionali e mai realmente a favore degli interessi dei consumatori europei. Il nuovo direttore scientifico, dunque, avrebbe potuto rappresentare finalmente il cambio di passo in questo senso. Per questo sosteniamo la denuncia del Pesticide Action Network (PAN) Europe che chiede un ruolo dell’EFSA privo di conflitti di interessi a genuina tutela della salute pubblica, ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza in una nota.

Fonte: Slow Food

 

Fipronil il quarto insetticida letale per le api nel parere dell’EFSA

Mentre l’Europa senza il voto dell’Italia pone il bando su tre insetticidi valutati come letali per le api, ecco che un nuovo parere dell’EFSA mette in guardia su una quarta molecola, il fipronil.

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L’EFSA ha reso pubblico lunedì 27 maggio l’opinione sui rischi per le api del fipronil, pesticida della BASF in commercio come Régent.

Il giudizio è duro:

L’insetticida Fipronil, utilizzato per trattare le sementi di mais, rappresenta un elevato rischio acuto per le api mellifere.

I precedenti pareri resi da EFSA dall’inizio del 2013 sul thiamethoxam, clothianidin e imidacloprid hanno portato la Commissione europea a proporre agli Stati membri il ritiro per due anni delle tre molecole in questione. Dopo il voto degli Stati membri (l’Italia si è espressa contraria), Bruxelles ha confermato il 24 maggio l’entrata in vigore della moratoria dal 1 ° dicembre.

In ogni caso ecco le conclusioni di EFSA che riguardano i punti di esposizione:

·                                 rischio da deriva di polveri: è stato individuato un elevato rischio acuto derivante dal mais. Quanto ad altre colture, tra cui il girasole, non è stato possibile eseguire valutazioni complete del rischio né, quindi, stabilire il livello di rischio derivante dall’esposizione alle polveri rilasciate dalla semina a file;

·                                 nettare e polline: gli studi disponibili (di campo e semi-campo) presentavano punti deboli ed erano perciò insufficienti per stabilire il livello del rischio per le api mellifere associato all’utilizzo del Fipronil come trattamento dei semi di girasole e di mais. Tuttavia il rischio per le api da miele connesso all’uso autorizzato del Fipronil sugli ortaggi è stato ritenuto basso, poiché questi non sono appetibili quanto a contenuto di polline e nettare;

·                                 sono state individuate diverse lacune nei dati disponibili in relazione ad altre potenziali vie di esposizione.

Fonte:  Le monde

 

API: NESSUN DIVIETO PER I PESTICIDI KILLER

 

Nessun divieto per i pesticidi killer delle api. L’Unione europea ha respinto il provvedimento: i neonicotinoidi che uccidono le api non sono stati banditi. Al termine di due giornate di discussioni Bruxelles ha annunciato che sulla proposta non c’è stata né una maggioranza a favore né una contraria.

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Nessun divieto per i pesticidi killer delle api. L’Unione europea ha respinto il provvedimento: i neonicotinoidi che uccidono le api non sono stati banditi. Al termine di due giornate di discussioni Bruxelles ha annunciato che sulla proposta non c’è stata né una maggioranza a favore né una contraria. A favore, si sono pronunciati 13 Stati, tra cui l’Italia, 9 i contrari e 5 gli astenuti. La Commissione rifletterà ora sui prossimi passi da farsi. Greenpeace aveva esortato i governi europei chiamati ad esprimersi sul divieto parziale a tre neonicotinoidi che hanno dimostrato di danneggiare pesantemente le api a non cedere alle pressioni dell’industria dei pesticidi, ma di proteggere l’agricoltura europea vietando queste sostanze, come già diversi pareri scientifici invitano a fare. Il servizio di impollinazione delle colture svolto dalle api e dagli altri insetti impollinatori si stima che abbia un valore di circa 22 miliardi di euro per l’agricoltura europea. In seguito alla pubblicazione di una serie di allarmanti studi scientifici sugli effetti negativi dei neonicotinoidi, la Commissione Europea ha proposto lo scorso gennaio il divieto in discussione nei giorni scorsi dagli Stati membri dell’UE. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e l’Agenzia europea per l’ambiente (Eea) hanno entrambe pubblicato rapporti specifici, sollecitando una drastica azione. Il divieto proposto riguardava tre pesticidi di Syngenta e Bayer (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam), che sono estremamente tossici per le api e per questo già oggetto di specifico bando temporaneo in Italia, limitato però alla sola concia delle sementi. “La comunità scientifica italiana, europea e mondiale ha messo in guardia più volte sul pesante contributo che neonicotinoidi e altri pesticidi apportano al drammatico declino delle api. Agire con urgenza per vietare questi prodotti, sia nella concia che nelle altre formulazioni, insieme agli altri pesticidi killer delle api, è il passo più urgente ed efficace per salvare le api e la loro opera essenziale per la nostra agricoltura e il nostro ecosistema”, ha dichiarato Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace. In tutta risposta, le aziende agrochimiche hanno dato il via a forti azioni di comunicazione e pressioni politiche nel tentativo di scongiurare l’adozione di un divieto su scala europea. Tutto ciò nonostante il fatto che le previsioni catastrofiche dell’industria agrochimica sulla necessità dei neonicotinoidi per prevenire colossali perdite di raccolto rimangono infondate. I neonicotinoidi vengono irrorati su foglie, distribuiti sul suolo come geodisinfestanti o utilizzati come rivestimento delle sementi, e vengono poi assorbiti e distribuiti in tutta la pianta durante la crescita. Divieti parziali per i neonicotinoidi sono già in vigore in Italia, Francia, Germania e Slovenia. I tre prodotti oggetto di bando temporaneo nel nostro Paese dal 2008 (imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam) sono estremamente tossici per le api, con tossicità acuta orale a 4-5 ng/ape.

Fonte: il cambiamento

 

Commissione Europea: proposta di sospendere per due anni l’uso dei pesticidi nocivi per le api.

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La Commissione Europea ha presentato ieri agli Stati Membri la proposta di sospendere per due anni l’uso di alcuni pesticidi particolarmente nocivi per le api.  Si tratta di tre neonicotinoidi, per il loro utilizzo sulle colture di mais, colza, girasole e cotone, nella forma di sementi conciate, uso in formulazione granulare e in spray.

«La proposta della Commissione Europea è un primo e positivo passo avanti per affrontare gli effetti nocivi dei pesticidi sulle api, ma non basta. Queste sostanze sono fonte di problemi per gli insetti impollinatori anche quando vengono utilizzati in colture diverse da quelle menzionate dalla proposta della Commissione. Bisogna proseguire le indagini sul campo» dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura Sostenibile di Greenpeace.

Secondo l’Unep (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente), l’84 per cento delle principali colture europee dipende dall’impollinazione degli insetti, capitanati dalle api. Le api sono le principali responsabili dell’impollinazione di centinaia di specie di piante, sia coltivate che selvatiche. La mancata impollinazione potrebbe avere conseguenze serie sulla perdita di biodiversità.

«I neonicotinoidi elencati della proposta europea sono già oggetto di specifico bando temporaneo in Italia, ma solo per le sementi conciate. Ora è necessario estendere il divieto anche all’uso in formulazione granulare e in spray» conclude Ferrario.

Il declino delle api è solo uno dei sintomi di un sistema agricolo che, basato sull’uso intensivo di prodotti chimici e al servizio degli interessi di multinazionali potenti come Bayer e Syngenta, ha fallito l’obiettivo di garantire una produzione abbondante tutelando al tempo stesso l’ambiente. È necessario quindi un cambio radicale nella direzione di un’agricoltura di stampo sostenibile.

 

Fonte: QuotidianoLegale

 

MORIA API: ecco le colture nelle quali potrebbero essere vietati i pesticidi

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Nel corso della riunione del Comitato sui fitofarmaci tenutasi a Bruxelles la Commissione Europea ha presentato una proposta relativa alla sospensione temporanea dell’utilizzo dei tre neonicotinoidi (clothianidin, thiamethoxam e imidacloprid) che, secondo una recente pubblicazione dell’EFSA, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, sarebbero una delle cause dell’anomala moria di api degli ultimi anni.

L’ EFSA aveva proposto un divieto biennale con decorrenza a partire dal 1° luglio 2013 per mais, soia, cotone e girasole. Al momento queste quattro colture sono state soggette ai quattro studi più approfonditi sul rapporto di causalità fra utilizzo di pesticidi e moria delle api.

La Commissione Europea, nella riunione di fine gennaio ha assunto una posizione ancora più restrittiva con una restrizione d’uso allargata alla produzione ortofrutticola, vale a dire a mele, albicocche, carciofi, asparagi e fagioli che sta sollevando forti perplessità da parte della Copa Cogeca. L’Associazione europea dei produttori agricoli propone che vengano applicate solamente procedure di mitigazione dei rischi basate su solide basi scientifiche e sottolinea come le succitate colture ortofrutticole non siano classificate come attraenti per le api.

Coldiretti, che ha prontamente sposato la ricerca e la posizione dell’EFSA, prende, invece, le distanze dalla più estesa proposta di proibizione della Commissione UE. Ovviamente in attesa che studi più approfonditi riescano a definire la reale nocività dei prodotti sugli ortaggi è molto probabile che nel secondo semestre 2013 si parta con il divieto dei neonicotinoidi su mais, soia, cotone e girasole. Coldiretti, inoltre, auspica che si arrivi in tempi brevi a determinare eventuali rapporti di causalità in modo da evitare divieti a carattere temporaneo che rischiano di alimentare un clima conflittuale fra maiscoltori e apicoltori.

Fonte: ecoblog