Stati Generali delle Green Economy su SEN: ‘Troppo ottimismo su efficienza e rinnovabili’

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Un sostanziale disallineamento con gli obiettivi posti dall’Accordo di Parigi e un quadro troppo ottimistico sull’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Alcune osservazioni sulla Strategia Energetica Nazionale. Mancanza di un raccordo tra la SEN, la Strategia Energetica Nazionale, e il processo di elaborazione del Piano nazionale energia e clima e un sostanziale disallineamento con gli obiettivi posti dall’Accordo di Parigi; un quadro troppo ottimistico sull’ efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Queste alcune osservazioni sulla nuova SEN presentate, quale contributo alla consultazione, dal Gruppo di lavoro Politiche climatiche ed energetiche, composto da oltre 50 tra esperti e rappresentanti di associazioni di diversi settori, nell’ambito del processo partecipativo degli Stati generali della green economy. Il documento inoltrato al Ministero dello sviluppo economico rappresenta una piattaforma condivisa per una serie di proposte sulla SEN e anche alcune indicazioni per il futuro Piano nazionale energia e clima. In particolare il disallineamento della SEN con l’accordo di Parigi sul clima, appare evidente nella scelta di un orizzonte temporale di poco più di un decennio, che non consente di valutare in modo adeguato la compatibilità di investimenti ritenuti strategici nella transizione energetica, a cominciare da quelli sulle infrastrutture. Inoltre, sottolinea il Documento del gruppo di lavoro, l’adozione dei target del Pacchetto europeo clima ed energia, che è già oggi insufficienti a conseguire gli obiettivi di Parigi, porta a sovrastimare il carbon budget realmente disponibile per l’Italia. Secondo il Documento, per limitare l’aumento della temperatura media globale tra 1,5 e 2°C rispetto al periodo pre-industriale le emissioni italiane di gas serra dovrebbero dimezzarsi tra il 1990 e il 2030, mentre lo scenario di riferimento utilizzato nella SEN prevede un taglio del 30% (oggi il taglio conseguito è già di circa il 20%).

Secondo l’unico scenario emissivo adottato nella SEN, da qui al 2030 dovremmo rallentare il processo di decarbonizzazione già in corso, ma per poter rispettare gli impegni di Parigi a partire dal 2030 dovremmo nuovamente accelerare, arrivando a neutralizzare le nostre emissioni di carbonio entro il 2050” – afferma Andrea Barbabella, Coordinatore insieme a Natale Massimo Caminiti del Gruppo di lavoro e Responsabile ricerche e progetti della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – per evitare nuovi stop and go, che sarebbero dannosi all’ambiente quanto alla competitività del nostro sistema industriale, è necessario introdurre nella SEN almeno un secondo scenario compatibile con gli obiettivi di decarbonizzazione a medio e lungo alla base dell’Accordo globale sul clima”.

Il documento critica anche le valutazioni ottimistiche fatte in materia di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Sul lato dell’efficienza si fanno continui riferimenti al fatto che l’Italia, che ha valori di intensità energetica (ossia quantitativi di energia consumata per unità di PIL) inferiori agli altri partner europei, sia già a buon punto. Ma, considerando anche le differenze in termini di clima o di struttura produttiva, e guardando non solo al valore assoluto ma agli avanzamenti compiuti negli ultimi anni, l’Italia in realtà farebbe peggio della media e delle altre principali economie europee. Per quanto riguarda le rinnovabili, i buoni risultati raggiunti, più volte richiamati dalla SEN, sono in realtà messi in crisi da quanto accaduto negli ultimissimi anni, con un forte rallentamento nella crescita di queste tecnologie che addirittura, nel settore della produzione elettrica, ha portato per la prima volta nella storia recente a un calo della produzione rinnovabile e a una ripresa di quella da fonti fossili, con le emissioni che sono passate da 309 gCO2eq nel 2014 a 331 nel 2016). Il Documento chiede, pertanto, di puntare a obiettivi più ambiziosi, in linea con gli impegni di Parigi, e pari a un taglio dei consumi finali di energia del 40% rispetto allo scenario tendenziale e ad almeno il 35% di rinnovabili. Per conseguire tali obiettivi dagli Stati generali arriva la proposta di attivare un fondo nazionale per la transizione energetica, alimentato da un processo di riallocazione degli incentivi ambientalmente dannosi e da un meccanismo efficace di carbon pricing. Per quanto riguarda gli strumenti di promozione dell’efficienza energetica, quelli attuali andranno resi più efficaci e armonizzati per riuscire a promuovere la riqualificazione profonda degli edifici, sfruttare il potenziale significativo ma ancora inespresso del terziario e dell’industria e sviluppare la mobilità sostenibile e sistemi di trasporti più efficienti. Altri due temi vengono richiamati nel documento predisposto dal Gruppo di lavoro degli Stati generali. Il primo riguarda il ruolo del comparto forestale e agro-zootecnico che nella SEN risulta marginale ma che, invece, presenta potenziali importanti, legati ad esempio alla filiera del biogas/biometano o alla capacità di assorbimento della CO2. L’altro tema fa riferimento alla necessità di verificare l’effettivo fabbisogno di nuovi impianti e infrastrutture, anche alla luce di un nuovo scenario al 2050 allineato con Parigi, e di valutare più accuratamente le ricadute in termini di politica industriale per evitare di ripetere gli errori del passato, come quelli che hanno portato al crollo degli investimenti e degli occupati nel settore strategico delle fonti rinnovabili.

Fonte: ecodallecitta.it

 

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Risparmio energetico: con Ecobonus 9,5 miliardi di investimenti

Il rapporto annuale 2017 dell’ENEA sull’efficienza energetica e il risparmio di energia mette mostra luci e ombre di Conto Termico e detrazioni fiscali al 65%. Con l’Ecobonus risparmiati miliardi di euro di petrolio e gas.http _media.ecoblog.it_2_261_risparmio-energetico-ecobonus-detrazioni-fiscali-65

Gli ecobonus per il risparmio energetico, sia le detrazioni fiscali del 65% che il Conto Termico, funzionano. Ma la Pubblica Amministrazione deve fare di più per aumentare l’efficienza energetica dei propri edifici. E’ quanto emerge dal Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica dell’ENEA 2107, che mette in luce come siano oltre 9,5 i miliardi di euro investiti negli ultimi tre anni grazie agli incentivi statali al risparmio energetico. Secondo i dati ENEA, inoltre, dal 2005 ad oggi abbiamo risparmiato 3,5 miliardi di euro di importazioni di petrolio e gas grazie agli interventi di efficientamento energetico degli edifici. Tuttavia è lo stesso ENEA a ribadire che la Pubblica Amministrazione italiana è fortemente indietro, spesso per scarsa conoscenza delle possibilità offerte dal fisco. Per questo è stata creata una task force operativa “PA-Obiettivo efficienza energetica” tra ENEA e GSE, che aiuterà la PA a realizzare interventi di riqualificazione energetica. I dati 2007-2016 dicono che grazie agli ecobonus sono stati effettuati quasi 3 milioni di interventi di riqualificazione energetica degli edifici, con circa 32 miliardi di euro di investimenti totali. Nel solo ultimo triennio gli investimenti ammontano a 9,5 miliardi di euro. L’ENEA ha anche presentato l’ultimo Rapporto sulle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, secondo cui sono 1,9 milioni i serramenti sostituiti grazie alle detrazioni del 65% per il risparmio energetico, per un valore di 4,36 miliardi di euro. Nell’ultimo triennio l’Italia ha consumato così ben 3.300 GWh/anno in meno, cioè 0,28 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio in meno all’anno. Dal 2013 al 2016 gli interventi incentivati (sia per la riqualificazione energetica che per il recupero edilizio) hanno portato 270 mila posti di lavoro ogni anno, oltre 400 mila con l’indotto.

Credit immagine: ENEA

Fonte: ecoblog.it

Energia: l’alleanza per risparmiare e non inquinare

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Sono quasi duemila i cittadini e le organizzazioni che dall’1 giugno potranno acquistare l’energia da ènostra o avvalersi dei servizi tecnici di Retenergie per l’autoproduzione  e l’efficienza energetica. Grazie a una convenzione tra le due cooperative energetiche i rispettivi soci avranno ora pari trattamento: fine della doppia adesione dunque, mentre si lavora all’ipotesi di fusione.

“Dalla costituzione di ènostra, che ci ha visto tra i soci fondatori, abbiamo capito che era a portata di mano l’obiettivo statutario di Retenergie di produrre e consumare la propria energia, obiettivo oggi condiviso dai Soci di entrambe le cooperative” dichiara con soddisfazione Giovanni Bert, socio numero uno della cooperativa e nuovo presidente del CdA di Retenergie.

L’annuncio è stato fatto nel corso dell’Assemblea annuale dei Soci, che si è tenuta a Firenze il 20 maggio 2017, dove Marco Mariano, storico presidente di Retenergie, ha passato il testimone. “La possibilità di chiudere il cerchio tra produzione e consumo in questo momento vede una sua concreta possibilità nella collaborazione con ènostra – ha detto – e sulla fattibilità di  questa ipotesi si sta concentrando un notevole sforzo da parte dei gruppi di lavoro delle rispettive cooperative”.

Il CdA e i Soci hanno ringraziato Marco Mariano, che rimane nel Consiglio di Amministrazione, per l’insostituibile impegno profuso negli oltre otto anni di vita di Retenergie. Avvicendamenti anche tra i consiglieri, con l’ingresso di nuove figure dotate di  specifiche competenze tecniche e strategiche.

“Essere produttori e consumatori di energia rinnovabile e cooperativa è ancora più facile. La partnership tra ènostra e Retenergie è una nuova opportunità: auspichiamo che ciò possa rendere più agevole per tutti i Soci chiudere il ciclo di produzione, consumo e risparmio della propria energia. È un ulteriore passo avanti: non sarà l’ultimo”. È unanime la soddisfazione del CdA per questo nuovo traguardo e punto di partenza, accolto con entusiasmo dai soci presenti all’assemblea di Firenze.

Chiudere il ciclo significa disporre di energia autoprodotta in quantità sufficiente a coprire il fabbisogno dei Soci di entrambe le cooperative. Sono 246 gli ulteriori KWp di cui dispone Retenergie dopo l’acquisizione dei due impianti denominati “Bevagna” (198,675 kWp) e ”Cantalupo” (47,25 kWp) ubicati in Umbria, nel comune di Bevagna (PG). L’energia prodotta, che si stima in 280 MWh/anno, sarà interamente ceduta a ènostra perché la possa vendere ai soci di entrambe le coop. È aperta la campagna di capitalizzazione di questi impianti che possono essere finanziati diventando soci sovventori, aumentando la propria quota di sottoscrizione del piano di sviluppo fotovoltaico oppure attivando la sottoscrizione di prestito sociale.

1084 Soci, 13 progetti realizzati, 936 kWp installati e 2.055.000€ investiti: questi i numeri della dote di Retenergie in vista della nascita del primo soggetto cooperativo di produzione e vendita di energia rinnovabile, etica e condivisa. Ancora pionieri, dopo quasi dieci anni dalla costituzione della prima cooperativa di produzione energetica avvenuta nel 2008.

 

Fonte: ilcambiamento.it

Energia: le previsioni al 2030 dell’Unione Petrolifera

Secondo l’associazione italiana dei petrolieri andremo incontro ad una forte crescita delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Ma i consumi non torneranno ai livelli ante-crisi.energia-previsioni-2030-unione-petrolifera

L’Unione Petrolifera italiana ha da poco rilasciato la sua ultima previsione sul futuro, da qui al 2030, dei consumi e della produzione di energia nel nostro paese. Il documento prende in considerazione sia la produzione e i consumi di energia elettrica, che quelli per usi termici e di autotrazione. Non potendosi basare su una Strategia Energetica Nazionale ben definita, visto che nessun Governo italiano ne ha ancora prodotto una credibile e completa, l’Unione Petrolifera si è basata sui vincoli europei attualmente vigenti anche per l’Italia.  In particolare ha fatto riferimento agli obiettivi EUCO 27, che prevedono il completo rispetto al 2030 degli obiettivi del Pacchetto Clima-Energia: riduzione delle emissioni di CO2 del 40% rispetto al 1990, minima del 27% di energia rinnovabile sul totale della domanda di energia primaria, miglioramento dell’efficienza energetica di almeno il 27%. Con queste premesse, partendo dagli scenari economici al momento più credibili, l’Unione Petrolifera ha ipotizzato quale sarà la ripartizione della produzione di energia al 2030 tra fonti fossili e fonti rinnovabili. Le previsioni economiche, va detto, non sono affatto rosee visto che l’UP prende in considerazione crescite del PIL di poco superiori all’1% annuo per tutto il periodo di riferimento.

Previsioni al 2030 sulla produzione di energia elettrica

Questo mancato sviluppo economico, unito all’aumento dell’efficienza energetica imposto dall’Europa, farà sì che i consumi di energia (in particolar modo energia elettrica) non torneranno mai ai livelli precedenti alla crisi economica: 322 TWh nel 2020, 329 TWh nel 2025 e 331 TWh nel 2030. Neanche i consumi di gas naturale torneranno ai livelli pre crisi, a causa del miglioramento dell’efficienza delle centrali elettriche e dello sviluppo delle fonti rinnovabili: a fronte di un consumo pari a 83 miliardi di metri cubi di gas nel 2010, infatti, chiuderemo il 2017 con 70,8 miliardi di mc consumati per poi passare a 74 miliardi nel 2020, 73 nel 2025 e 68,2 nel 2030. A crescere, almeno se l’Italia rispetterà gli obiettivi EUCO 27, saranno solo le energie rinnovabili.

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In particolare si nota come le biomasse passeranno dagli attuali 18 mila GWh di energia elettrica prodotti annualmente a 35 mila, l’eolico dai 16 mila ai 35 mila e il fotovoltaico da 24 mila a 45 mila GWh.

Previsioni al 2030 sul parco autovetture

Il parco auto circolante in Italia rappresenta una buona fetta dei consumi energetici del paese. L’Unione Petrolifera prevede una crescita del numero di veicoli circolanti, fino a 2018-22 (34,2 milioni di autovetture effettivamente circolanti), per poi ridimensionarsi nel corso del decennio successivo. Lo scenario preso in considerazione, questa volta, prevede il vincolo di 95 grammi di CO2 emessi per chilometro dalle automobili. I veicoli a gasolio cresceranno fino al 2020 fino a 15,3 milioni di unità, per poi scendere dopo il 2025 e tornare a 13 milioni nel 2030. Crescono GPL e metano, grazie soprattutto alla direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo (la cosiddetta Direttiva DAFI), che imporrà lo sviluppo di stazioni di rifornimento di carburanti alternativi a benzina e gasolio. Secondo l’Unione Petrolifera, invece, non sfonderanno le auto elettriche: dai 5 mila veicoli del 2016 a soli 300 mila nel 2030. Una goccia nel mare dei 13 milioni di veicoli effettivamente circolanti a quella data. Meglio andranno le auto ibride, previste in crescita da 106 mila a 3 milioni e buona anche la crescita delle ibride plug in, specialmente a benzina: da duemila a 400 mila. In pratica, secondo l’UP, nel 2030 in Italia circoleranno più auto ibride plug in che auto elettriche pure.

Credit foto: Flickr

Fonte: ecoblog.it

Prepair, il progetto internazionale di lotta allo smog nel Bacino Padano. Capofila l’Emilia Romagna

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Il progetto europeo Prepair (Po Regions engaged to policies of air), coinvolge 18 partner nazionali e internazionali tra cui tutte le Regioni del Bacino padano. Obiettivo realizzare strategie e azioni concrete per educare, informare e formare la popolazione alla lotta allo smog. Mettere in campo strategie e azioni concrete per educare, informare e formare la popolazione alla lotta allo smog; e soprattutto farlo insieme, perché solo insieme si può raggiungere l’obiettivo. A questo punta il progetto europeo Prepair (Po Regions engaged to policies of air), che coinvolge 18 partner nazionali e internazionali tra cui tutte le Regioni del Bacino padano. E sarà proprio l’Emilia-Romagna a coordinare il programma, che può contare su 17 milioni di euro, 10 dei quali messi a disposizione dall’Europa. A dare l’annuncio dell’attribuzione delle risorse da parte di Bruxelles è stata oggi l’assessore regionale alle Politiche ambientali, Paola Gazzolo, durante il convegno “Bologna città resiliente” promosso dal Comune.

Trasporto di merci e passeggeriefficienza energeticacombustione di biomasse per uso domestico e agricoltura: sono i campi di intervento individuati per sperimentare azioni di miglioramento della qualità dell’aria, a partire dal Bacino padano, e sostenere il percorso che dovrà portare al pieno rispetto degli standard comunitari in tema di concentrazione di inquinanti. La finalità del progetto, che avrà durata settennale e si concluderà quindi nel 2024, è quella di promuovere stili di vita, di produzione e di consumo più sostenibili, cioè capaci di incidere sulla riduzione delle emissioni; per farlo, il piano individua specifiche azioni di sensibilizzazione e divulgazione rivolte ad operatori pubblici, privati e alle comunità locali.

“L’approvazione del progetto da parte della Commissione europea è un importante risultato di area vasta – ha affermato l’assessore Gazzolo-. Significativa è la presenza al nostro fianco di Piemonte, Lombardia e Veneto, con cui stiamo già lavorando per le azioni di contrasto all’inquinamento nella Pianura padana, e dei tre principali Comuni di quest’area: Milano, Torino e Bologna. Abbiamo a disposizione sette anni di lavoro per far crescere la consapevolezza delle nostre comunità: il problema dell’inquinamento va affrontato insieme, con un approccio integrato capace di andare oltre i confini amministrativi”.
Le Agenzie ambientali delle Regioni coinvolte monitoreranno costantemente e valuteranno l’efficacia delle misure realizzate, con uno scambio continuo di dati e informazioni sullo stato della qualità dell’aria. Un’analisi specifica riguarderà il trasporto transfrontaliero di inquinati tra l’Italia e la Slovenia. L’elaborazione di un apposito modello integrato di valutazione costi-benefici fornirà informazioni utili nell’orientare e aggiornare le politiche attuate.

“Abbattere le emissioni è un obiettivo condiviso e l’Unione europea, finanziando Prepair, riconosce il carattere innovativo della progettualità e dell’impegno messo in campo – ha sottolineato Gazzolo -. La dimensione culturale è fondamentale per vincere la lotta allo smog: ciascuno è chiamato a fornire il proprio contributo, a partire dai comportamenti quotidiani”.

Le azioni previste 

Tra le azioni concrete previste dal progetto Prepair, c’è la realizzazione di una piattaforma permanente per la condivisione dei dati, il monitoraggio e la valutazione della qualità dell’aria nel Bacino padano, comprensiva anche degli effetti dell’inquinamento transfrontaliero Italia-Slovenia. Nel settore agricoltura, il programma individua lo sviluppo di uno strumento comune di valutazione delle misure per ridurre le emissioni degli allevamenti; è prevista, inoltre, la diffusione delle buone pratiche per l’utilizzo dei fertilizzanti, anche attraverso l’elaborazione di un sistema di assistenza agli agricoltori per limitare lo spandimento nei periodi a maggior rischio di accumulo di inquinanti in atmosfera.
Ancora, specifiche azioni di formazione sono indirizzate ai professionisti del settore per la progettazione, la manutenzione e il controllo degli impianti di produzione di energia a biomassa; altre riguardano il risparmio energetico e sono destinate a enti locali, operatori economici e cittadini. Nel campo dei trasporti, si mira ad elaborare strumenti comuni per supportare la mobilità pubblica, elettrica e ciclabile, oltre alla gestione razionale delle merci, anche attraverso l’adozione di azioni pilota e dimostrative.

I partner del progetto 

Sono 18 i partner che partecipano al progetto Life Prepair: oltre alla Regione Emilia-Romagna, che svolge il ruolo di capofila e l’ha cofinanziato con 800 mila euro, ci sono Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trento, Agenzie ambientali di Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Agenzia per l’ambiente della Slovenia; i Comuni di Bologna, Torino e Milano; Ervet e Fondazione Lombardia per l’Ambiente.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Detrazioni fiscali per l’efficienza energetica, il vademecum ENEA per il 2017

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Proroga degli ecobonus, aumento degli incentivi e possibilità di cedere il credito: sono solo alcune delle misure per promuovere l’efficienza energetica introdotte o confermate per il 2017. Nell’ambito delle azioni del Programma nazionale di informazione e formazione. Proroga degli ecobonus, aumento degli incentivi e possibilità di cedere il credito: sono solo alcune delle misure per promuovere l’efficienza energetica introdotte o confermate per il 2017. Nell’ambito delle azioni del Programma nazionale di informazione e formazione gli esperti dell’Unità efficienza energetica dell’ENEA hanno preparato un sintetico vademecum sulle agevolazioni in tema di risparmio ed efficientamento energetico per le abitazioni. Il prossimo 7 febbraio, inoltre, all’ENEA si terrà una giornata con tutti i soggetti interessati a progetti, proposte e iniziative del Programma nazionale di informazione e formazione sull’efficienza energetica per il 2017. Una delle novità di maggiore rilievo previste dalla Legge di Stabilità è la proroga fino al 31 dicembre 2017 delle detrazioni fiscali del 65% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, il cosiddetto Ecobonus. Gli interventi di efficientamento di parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio sono invece stati prorogati fino al 31 dicembre 2021. In quest’ultimo caso e qualora siano rispettate un insieme di condizioni riportate nel provvedimento, l’incentivo può salire al 70 o anche al 75% del totale delle spese. Il tetto massimo delle spese detraibili è di € 40.000 per ciascuna delle unità immobiliari che compongono l’edificio e occorre comunque che vi sia l’Attestato della Prestazione Energetica degli edifici (APE), redatto da professionisti abilitati. L’agevolazione è prevista anche per edifici di proprietà di istituti autonomi per le case popolari e adibiti ad edilizia residenziale pubblica; inoltre, per questa tipologia di lavori, i soggetti beneficiari possono anche cedere il credito (basato sulla spesa sostenuta) ai fornitori che hanno effettuato gli interventi o ad altri soggetti privati con la facoltà di successiva cessione del credito. Ad oggi rimane esclusa la cessione ad istituti di credito e ad intermediari finanziari: le modalità di attuazione di tale opportunità saranno presto definite dell’Agenzia delle Entrate. Un altro capitolo importante riguarda le detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili. Agli interventi di ristrutturazione iniziati dal 1° gennaio 2016 è riconosciuta una detrazione del 50% dall’imposta lorda per ulteriori spese documentate sostenute nel 2017 (per un ammontare non superiore ai 10.000 euro), anche relative all’acquisto di grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+, nonché A per i forni e per apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzate all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. Per le schermature solari sono stati confermati nel 2017 gli incentivi già previsti fino allo scorso anno da Ecobonus e Conto Termico. Con la Legge di Stabilità 2017 il Governo si è impegnato a prorogare al 31 dicembre 2019, all’interno del primo provvedimento utile, la detrazione dall’IRPEF del 50% dell’importo corrisposto per il pagamento dell’IVA sull’acquisto di immobili residenziali dal costruttore, ovverodi abitazioni di classe energetica A o B cedute dalle imprese costruttrici.

Diverse opportunità riguardano la PA, per interventi di efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili, all’interno del cosiddetto Nello specifico, 200 milioni di euro sono riservati alle Pubbliche Amministrazioni per interventi di efficienza energetica: in vigore dal 31 maggio 2016, il cosiddetto Conto Termico 2.0 potenzia e semplifica il meccanismo di sostegno già introdotto dal decreto 28/12/2012, affinché il settore pubblico possa esercitare un ruolo sempre più virtuoso come previsto dalla Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica. L’obiettivo di queste incentivazioni è di contribuire al raggiungimento degli obiettivi in tema di efficienza energetica, tenuto conto dell’aumento dei consumi di energia per usi civili. Secondo le stime provvisorie elaborate dal Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, fra il 2014 e il 2015, in Italia la percentuale di consumi di energia per usi civili è arrivata al 37%, per un totale di 46,6 Mtep con l’aumento di un punto percentuale. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo di un risparmio dei consumi energetici del settore civile di 4,9 Mtep nel periodo 2011-2020 (di cui 2,4 già conseguiti al 2015) occorrono quindi tutte le misure in campo, non ultime quelle derivanti dalla Legge 232 dell’11 dicembre 2016, cosiddetta Legge di Stabilità 2017.

Fonte: ecodallecitta.it

Il consumo di acqua in lavatrice: il confronto per scegliere la lavatrice a basso consumo

Quanto consuma la lavatrice? Il consumo di acqua della lavatrice è uno degli elementi da valutare quando si decide di investire in un nuovo elettrodomesticolavatrice-ariston

Quanto consuma la lavatrice? Il consumo di acqua della lavatrice è uno degli elementi da valutare quando si decide di investire in un prodotto a basso consumo. Nel giro di pochi decenni sono stati fatti passi da gigante. Se in passato una lavatrice necessitava di 100-120 litri d’acqua per ogni ciclo di lavaggio e oggi si assesta sui 40-50 litri per una capienza di 5kg significa che la tecnologia ha fatto davvero assi da gigante.

È la classe energetica a dirci quali sono le lavatrici a risparmio energetico e i consumi di energia e acqua molto spesso vanno in parallelo. Le moderne lavatrici sono più rapide ed efficaci. Qualche consiglio? Le Lg TurboWash, la Ariston HotPoint Acqualtis, la Samsung AddWash che può interfacciarsi con lo smartphone) e la Bosch Maxx (che ha il suo punto di forza proprio nel risparmio idrico) sono fra i modelli con i consumi più bassi tenendo in considerazione, ovviamente, anche l’energia elettrica. La comparazione dei consumi delle quattro lavatrici ci dice che le Turbo Wash si aggirano sui 8000-11600 litri di consumo annuo a seconda dei modelli e del carico (da 5 a 8 kg), la Ariston HotPoint Acqualtis 11600 litri annui, la Samsung AddWash 7400 litri annui e la Bosch Maxx 10900 litri annui. Il consumo medio di acqua viene calcolato stimando 220 cicli di lavaggi con temperature fra 40° e 60°.

Efficienza energetica e consumo d’acqua, lavatrici a confronto

Sulla rivista de Il Salvagente (n. 41) vi segnalo il test su 12 modelli di lavatrici. A confronto una serie di parametri: il consumo di acqua ed energia, la qualità del lavaggio e della centrifuga e il prezzo. La rivista ha preso in esame un modello tipo di elettrodomestico “quello che va per la maggiore”, ovvero una lavatrice con oblò, con carico da 5 o 6 chili con dimensioni trai 60 cm di larghezza e 52 di altezza. Valutando tutti i parametri presi in considerazione hanno ottenuto il giudizio “ottimo” due modelli: la Candy GO106 e la Indesit Moon SIXL126 Silver. Le lavatrici prese in considerazione sono tutte di classe A e gran parte presentano la dicitura A+. Come spiega Il Salvagente bisogna distinguere tra l’etichetta obbligatoria che rispetta la normativa europea e quella volontaria di tipo pubblicitario. Nella prima la lettera A è il livello più alto di efficienza energetica. Nella seconda troviamo la dicitura A+: si tratta di una informazione che non può trovarsi nella energy label ma solo sulle comunicazioni commerciali ed è frutto di un accordo volontario dell’industria europea del 2002. In particolare, gli elettrodomestici di classe A sperimentano consumi tra 0,17 e 0,19 Kw per chilo, quelli di classe A+ consumi non superiori a 0,17 kW per chilo.  Il Salvagente stila una classifica anche per quanto riguarda il consumo dell’acqua. La lavatrice più virtuosa risulta essere la Whirlpool AVOD4012 con 44 litri per ciclo. Tra le peggiori la Indesit Moon SIXL126 Silver e la Ariston AQXL 105, entrambe con 65 litri per ciclo.

4 Guarda la Galleria “Lavatrici”

Fonte: ecoblog.it

Riqualificazione energetica in Italia: il quadro aggiornato tracciato da Rete IRENE

“Riqualificazione energetica in Italia: a che punto siamo?” Una nota di Rete IRENE, il network dedicato all’efficienza energetica degli edifici, traccia un quadro sul tema alla luce delle ultime novità legislative386302_1

Sono numerosi i segnali che il Governo Italiano ha lanciato nella prospettiva di intervenire in maniera più efficace e pragmatica rispetto al tema della riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare. A dare ulteriore significato a quanto sopra, si aggiunge la notizia ufficiale di pochi giorni fa che vede rinnovato l’Ecobonus fino al 2017.

Ad incentivare l’avvento di nuove prospettive sembrano essere, da un lato la debolezza del PIL e le mancate performance del settore edile ed impiantistico, dall’altro gli accordi di Parigi approvati dal Parlamento Europeo ieri a Strasburgo, in via di ratifica definitiva nelle prossime settimane e le sempre più rigide direttive europee.

Sebbene però l’Ecobonus rappresenti uno strumento importante, la sua proroga è realmente una strategia efficace per incoraggiare le opere di efficientamento energetico degli edifici esistenti?

“Sull’efficacia dell’Ecobonus si stanno finalmente diffondendo i dubbi che, a rischio di essere noiosi, continuiamo a ripetere. Se non ci si limita a una visione superficiale della situazione ma si vanno ad analizzare i numeri nel profondo, è chiaro che uno strumento come questo non è sufficiente a cambiare in misura significativa le caratteristiche energetiche degli edifici. I dati parlano chiaro: l’Ecobonus finora ha aiutato la sostituzione delle caldaie e dei serramenti di singoli appartamenti. L’isolamento di facciate e coperture è l’eccezione e ha riguardato meno del 5% in valore di tutti gli interventi incentivati. L’integrazione, poi, è assolutamente sconosciuta. Ormai è chiaro che questo meccanismo più di tanto non è in grado di fare. L’ecobonus ha fallito con le riqualificazioni profonde ed è inutile pensare che limitarsi a prorogarlo possa aiutare lo sviluppo – ha esordito Virginio Trivella, coordinatore comitato scientifico di Rete IRENE e membro d Renovate Italy.

Per dare vero slancio al settore della riqualificazione energetica degli edifici e realizzare un cambiamento che si identifichi come concreto, duraturo e profittevole è necessario costruire un nuovo sistema di regole concentrato sull’incentivazione di riqualificazioni profonde ed estese, inducendo i proprietari di immobili a non realizzare interventi frazionati ed irrisori.  Ad integrazione del regime di detrazione fiscale attualmente in vigore, dovrebbe essere strutturato un sistema di “certezza” che consenta anche agli incapienti attuali e futuri di poter godere del contributo. La certezza della disponibilità delle risorse consentirebbe quindi di organizzare meccanismi finanziari particolarmente efficienti e convenienti, riducendo il costo delle operazioni e aiutando a creare il consenso sulle decisioni assembleari.

“Oggi le banche sono più disponibili che in passato a finanziare i condomini. Rete Irene, per esempio, ha alcune convenzioni molto interessanti con i principali istituiti bancari. Se il contributo dello Stato potesse essere trasformato in una somma liquida e certa, i processi decisionali e i finanziamenti sarebbero di gran lunga semplificati e gli interventi di riqualificazione si moltiplicherebbero. Un conto è indebitarsi per 100, un’altro per 35, soprattutto se il 35 rientra con il risparmio ed è garantito da un buon contratto di prestazione energetica” – ha continuato Trivella.

La deep renovation si costituisce come materia quanto più integrata, affinché il mercato della riqualificazione energetica possa prendere avvio è importante stimolare un interesse da parte dei condomini ad intervenire sia sulle parti comuni che su quelle private.

 

“E’ insito nel concetto di deep renovation agire su tutte le componenti dell’involucro e degli impianti, per questo abbiamo suggerito di creare le condizioni per alimentare un reale interesse ad intervenire non solo sulle parti comuni dei condomini, ma anche su quelle private, come i serramenti. Bisogna indurre i singoli a collaborare con il soggetto collettivo condominiale. L’interesse di uno deve corrispondere a quello di tutti” – ha aggiunto il Coordinatore del Comitato scientifico di Rete IRENE.

La riqualificazione energetica rappresenta per l’Europa una possibilità di cambiamento e sviluppo su diversi fronti, ma soprattutto necessaria ad elaborare nuove soluzioni utili a ridurre le emissioni climaleteranti e migliorare la qualità della vita.

Come coordinatore scientifico di Rete IRENE e membro attivo di Renovate Italy credo fermamente che lo sviluppo di un vasto mercato della deep renovation sia un bene per tutti e presenti molteplici vantaggi.  Un nuovo meccanismo di incentivi ben congegnato potrà indurre un reale cambiamento. I tempi sono maturi, ora occorre solo agire – conclude Virginio Trivella.

Sin dalla sua fondazione Rete IRENE, attraverso Renovate Italy,ha sviluppato azioni propositive nei confronti del mondo istituzionale volte a stimolare lo sviluppo di un mercato vasto e articolato qual è quello della riqualificazione profonda degli edifici esistenti, per il futuro l’obiettivo è di contribuire concretamente a uno slancio definitivo di questo settore in vista del rispetto delle normative europee e dell’Accordo di Parigi, attualmente in via definitiva di ratifica.

Fonte: ecodallecitta.it

KlimaHouseCamp, a Milano una piattaforma-evento sull’edilizia green

La nuova piattaforma-evento sul costruire sostenibile è stata presentata da Fiera Bolzanobolzano

È stata presentata a Milano KlimaHouseCamp, la nuova piattaforma-evento promossa da Fiera Bolzano, dedicata a architetti, costruttori, professionisti e media, sui temi dell’ambiente, dell’efficienza energetica, della riqualificazione e della green technology. Il nuovo format è una “costola” milanese della manifestazione KlimaHouse, la Fiera internazionale per l’efficienza energetica e il risanamento in edilizia che, per la prossima edizione, si svolgerà a Bolzano dal 26 al 29 gennaio 2017. KlimaHouseCamp si pone l’obiettivo di stimolare un nuovo modo di comunicare e di fare rete tra tutti i soggetti coinvolti sulle tematiche dell’abitare certificato e di qualità: una sorta di Fiera oltre la Fiera, come spiega Thomas Mur, direttore di Fiera Bolzano:

“La Fiera non è più un evento di quattro giorni all’anno dove si vede di tutto. La Fiera è diventata una community e il KlimaHouseCamp è un evento di incontro di questa community”.

Grazie a un mix dibattiti e testimonianze dirette, il KlimaHouseCamp ha messo a confronto per una mattinata – e in un contesto informale – tecnici, enti certificatori, costruttori e residenti, su modelli innovativi di sviluppo e recupero edilizio, con una attenzione particolare alle soluzioni di efficienza energetica e sostenibilità. Al termine degli incontri è stato infine presentato KlimaHouse Innovation Day e ilKlimaHouse Startup Award, iniziative finalizzate a promuovere le nuove imprese nel campo dell’edilizia green.

“La Fiera tradizionalmente è il posto dove vengono presentate le novità. Quest’anno con KlimaHouse vogliamo presentare non solo le novità di mercato dei nostri espositori, ma anche le novità nel campo delle idee. E lanciamo così KlimaHouse Innovation Day dove raccogliamo le dieci migliori start up con le idee più stimolanti per il mercato, e le presentiamo a Bolzano”,

aggiunge Mur.

Una giuria composta, tra gli altri, da Luca Mercalli e Antonio Cianci sceglierà l’idea più innovativa e sostenibile e assegnerà il “KlimaHouse Startup Award” il 27 gennaio, a Bolzano.

Fonte:  Askanews

Nuovo conto termico operativo dal 31 maggio 2016. Ecco cosa cambia

Un meccanismo rinnovato rispetto a quello introdotto dal decreto del 2012. Oltre ad un ampliamento delle modalità di accesso e dei soggetti ammessi, sono stati introdotti nuovi interventi di efficienza energeticafv

Il Conto Termico 2.0, in vigore dal 31 maggio 2016, potenzia e semplifica il meccanismo di sostegno già introdotto dal decreto 28/12/2012, che incentiva interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. I beneficiari sono Pubbliche Amministrazioni, imprese e privati che potranno accedere a fondi per 900 milioni di euro annui, di cui 200 destinati alla PAResponsabile della gestione del meccanismo e dell’erogazione degli incentivi è il Gestore dei Servizi Energetici. Il nuovo Conto Termico è un meccanismo, nel suo complesso, rinnovato rispetto a quello introdotto dal decreto del 2012. Oltre ad un ampliamento delle modalità di accesso e dei soggetti ammessi (sono ricomprese oggi anche le società in house e le cooperative di abitanti), sono stati introdotti nuovi interventi di efficienza energetica. Le variazioni più significative riguardano anche la dimensione degli impianti ammissibili, che è stata aumentata, mentre è stata snellita la procedura di accesso diretto per gli apparecchi a catalogo. Altre novità riguardano gli incentivi stessi: sono infatti previsti sia  l’innalzamento del limite per la loro erogazione in un’unica rata (dai precedenti 600 agli attuali 5.000 euro), sia la riduzione dei tempi di pagamento che, nel nuovo meccanismo, passano da 6 a 2 mesi. Con il Conto Termico 2.0 è possibile riqualificare i propri edifici per migliorarne le prestazioni energetiche, riducendo i costi dei consumi e recuperando in tempi brevi parte della spesa sostenuta. Inoltre, il CT 2.0 consente alle PA di esercitare il loro ruolo esemplare previsto dalle direttive sull’efficienza energetica e contribuisce a costruire un “Paese più efficiente”.

Il CT 2.0 prevede incentivi più alti

-fino al 65% della spesa sostenuta per gli “Edifici a energia quasi zero” (nZEB);

-fino al 40% per gli interventi di isolamento di muri e coperture, per la sostituzione di chiusure finestrate, per l’installazione di schermature solari, l’illuminazione di interni, le tecnologie di building automation, le caldaie a condensazione;
-fino al 50% per gli interventi di isolamento termico nelle zone climatiche E/F e fino al 55% nel caso di isolamento termico e sostituzione delle chiusure finestrate, se abbinati ad altro impianto (caldaia a condensazione, pompe di calore, solare termico, ecc.);

-anche fino al 65% per pompe di calore, caldaie e apparecchi a biomassa, sistemi ibridi a pompe di calore e impianti solari termici;

-il 100% delle spese per la Diagnosi Energetica e per l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) per le PA (e le ESCO che operano per loro conto) e il 50% per i soggetti privati, con le cooperative di abitanti e le cooperative sociali. 

I requisiti

I soggetti che possono richiedere gli incentivi del CT 2.0 sono:

– Pubbliche Amministrazioni, inclusi gli ex Istituti Autonomi Case Popolari, le cooperative di abitanti iscritte all’Albo nazionale delle società cooperative edilizie di abitazione e dei loro consorzi costituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, nonché le società a patrimonio interamente pubblico e le società cooperative sociali iscritte nei rispettivi albi regionali;
– Soggetti privati
.

L’accesso ai meccanismi di incentivazione può essere richiesto direttamente dai soggetti ammessi o per il tramite di una ESCO: per le Pubbliche Amministrazioni attraverso la sottoscrizione di un contratto di prestazione energetica, per i soggetti privati anche mediante un contratto di servizio energia previsti dal d.lgs. 115/2008. Dal 19 luglio 2016 (a 24 mesi dall’entrata in vigore del d.lgs.102/2014), potranno presentare richiesta di incentivazione al GSE solamente le ESCO in possesso della certificazione, in corso di validità, secondo la norma UNI CEI 11352.

Gli incentivi

Gli incentivi sono regolati da contratti di diritto privato tra il GSE e il Soggetto Responsabile. Gli incentivi sono corrisposti dal GSE nella forma di rate annuali costanti della durata compresa tra 2 e 5 anni, a seconda della tipologia di intervento e della sua dimensione, oppure in un’unica soluzione, nel caso in cui l’ammontare dell’incentivo non superi i 5.000 euro. Le PA e le ESCO che operano per loro conto che optano per l’accesso diretto possono richiedere l’erogazione dell’incentivo in un’unica soluzione, anche nel caso in cui l’importo del beneficio complessivamente riconosciuto superi i 5.000 euro. Le PA e le ESCO che operano per loro conto che optano, invece, per l’accesso tramite prenotazione possono beneficiare di un pagamento in acconto ad avvio lavori e un saldo alla loro conclusione. Per ciascuna tipologia di intervento sono definite le spese ammissibili, ai fini del calcolo del contributo, nonché i massimali di costo e il valore dell’incentivo. Gli incentivi del CT 2.0 non sono cumulabili con altri incentivi statali, fatti salvi i fondi di rotazione, i fondi di garanzia e i contributi in conto interesse. Alle PA (escluse le cooperative di abitanti e le cooperative sociali) è consentito il cumulo degli incentivi con incentivi in conto capitale, anche statali, nei limiti di un finanziamento complessivo massimo del 100% delle spese ammissibili.

Gli interventi incentivabili

1) Interventi di incremento dell’efficienza energetica in edifici esistenti (RISERVATI ALLE PA)

Efficientamento dell’involucro:

-coibentazione pareti e coperture;

-sostituzione serramenti;

-installazione schermature solari;

-trasformazione degli edifici esistenti in “nZEB”;

-illuminazione d’interni;

-tecnologie di building automation.

Sostituzione di impianti esistenti per la climatizzazione invernale con impianti a più alta efficienza come le caldaie a condensazione.

2) Interventi di piccole dimensioni di produzione di energia termica da fonti rinnovabili e di sistemi ad alta efficienza

Sostituzione di impianti esistenti con generatori alimentati a fonti rinnovabili:

– pompe di calore, per climatizzazione anche combinata per acqua calda sanitaria;

-caldaie, stufe e termocamini a biomassa;

-sistemi ibridi a pompe di calore.1

Installazione di impianti solari termici anche abbinati a tecnologia solar cooling per la produzione di freddo.

Gli interventi devono essere realizzati utilizzando esclusivamente apparecchi e componenti di nuova costruzione e devono essere correttamente dimensionati in funzione dei reali fabbisogni di energia termica.

I meccanismi di accesso

L’accesso agli incentivi può avvenire attraverso 2 modalità:

1) ACCESSO DIRETTO: per gli interventi realizzati dalle PA e dai soggetti privati, la richiesta deve essere presentata entro 60 giorni dalla fine dei lavori. E’ previsto un iter semplificato per gli interventi riguardanti l’installazione di uno degli apparecchi di piccola taglia (per generatori fino a 35 kW e per sistemi solari fino a 50 mq) contenuti nel Catalogo degli apparecchi domestici, reso pubblico e aggiornato periodicamente dal GSE.

2) PRENOTAZIONE: per gli interventi ancora da realizzare da parte delle PA e delle ESCO che operano per loro conto, erogazione di un primo acconto all’avvio e il saldo alla conclusione dei lavori.2

Per la prenotazione dell’incentivo, le PA, ad eccezione delle cooperative di abitanti e delle cooperative sociali, possono presentare la scheda-domanda a preventivo, qualora si verifichi una delle seguenti condizioni in presenza di:

– una Diagnosi Energetica e un atto amministrativo attestante l’impegno alla realizzazione di almeno un intervento tra quelli indicati nella Diagnosi Energetica;

– un contratto di prestazione energetica stipulato tra la PA e una ESCO;

– un provvedimento o un atto amministrativo attestante l’avvenuta assegnazione dei lavori con il verbale di consegna dei lavori. La richiesta di prenotazione deve essere accettata dal GSE. In tal caso, quest’ultimo procede a impegnare, a favore del richiedente, la somma corrispondente all’incentivo spettante.

Portaltermico

La richiesta operativa degli incentivi in accesso diretto deve avvenire tramite l’apposito applicativo informatico Portaltermico, tramite il quale i soggetti, entro 60 giorni dalla data di conclusione dell’intervento, compilano e inviano la documentazione necessaria per l’ammissione all’incentivo

 

 

Fonte: GSE

Foto di Elettrosistemi Srl