Le 200 organizzazioni di Coalizione Clima: «Ecco il modello di sviluppo che vogliamo»

“Per uscire davvero dalle emergenze…” è il documento-appello a firma della Coalizione Clima, la rete nazionale composta da oltre 200 organizzazioni, ambientaliste, sindacali, del terzo settore, di impresa, movimenti studenteschi e tanti singoli cittadini. Che propongono un modello di sviluppo molto diversi da quello attuale.

“Per uscire davvero dalle emergenze…” è il documento-appello a firma della Coalizione Clima, la rete nazionale composta da oltre 200 organizzazioni, ambientaliste, sindacali, del terzo settore, di impresa, movimenti studenteschi e tanti singoli cittadini. Che propongono un modello di sviluppo molto diversi da quello attuale.

Ecco il documento nei suoi punti salienti.

«Le preoccupazioni per l’emergenza climatica, sulla quale si è costituita la Coalizione Clima, sonooggi amplificate da quella sulla pandemia da COVID-19, estesa a livello globale, che èindubbiamente legata alla sottovalutazione dell’impatto delle attività umane sulla natura e sull’ambiente. Il riscaldamento climatico, ben più dirompente e distruttivo della pandemia che il mondo sta vivendo, non trarrà molto beneficio dalla momentanea flessione delle emissioni di gas serra; al contrario la situazione potrebbe essere peggiorata da eventuali rinvii o rallentamenti dell’azione per azzerare le medesime emissioni. Rilancio economico e decarbonizzazione devono diventare sinonimi, se non vogliamo perdere un’occasione unica e finanziamenti ingenti che non saranno di nuovo disponibili a breve. Per questo la Coalizione Clima si sta interrogando, nelle sue diverse componenti, ritenendo che oggi più che mai occorra perseguire con decisione la progressiva riconversione del modello disviluppo, che non abbia unicamente a riferimento i parametri economici e il Prodotto Interno Lordo, quanto piuttosto, le questioni della salute e della sicurezza; dei diritti e del contrasto alle diseguaglianze, nella società e nel lavoro; dell’uso razionale ed efficiente delle risorse naturali. A maggior ragione torna oggi di grande attualità, il concetto di “Giusta Transizione”, che non si limita a misure occupazionali sulla decarbonizzazione (ovvero la rinuncia all’utilizzo di tutti i combustibili fossili, non solo delcarbone) ma allarga la visione, per attivare un processo di radicale cambiamento del modello di sviluppo, verso un modello economico che tenga conto di tutti i traguardi di crescita sostenibile fissati dalle Nazioni Unite (SDGs)».

«Gli obiettivi generali dovranno essere coerenti anche con quelli dell’accordo di Parigisul clima(2015), e lo slittamento della COP26 al 2021 non deve essere un motivo per rinviare la revisione degli NDC (i contributi dei singoli paesi al raggiungimento degli obiettivi). A questo proposito l’Italia – che ha tutti gli interessi a difendere obiettivi ambiziosi – deve adoperarsi a livello europeo per promuovere l’innalzamento del target di riduzione delle emissioni come minimo al 55% al 2030, provvedendo nel contempo alla revisione in senso più ambizioso del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) e dei suoi obiettivi, anche in vista del ruolo che avrà il nostro Paese come co-organizzatore della COP26, dove sarà fondamentale essere ambiziosi e chiari sui percorsi e le strade da seguire. Le attuali misure che il Governo sta mettendo in atto – e quelle attese da interventi Europei –mettono indubbiamente in campo una mole significativa di risorse; la questione è che le stesse siano orientate verso un progetto e una strategia coerente e lungimirante, e non siano semplicemente rivolte a far fronte alle esigenze più immediate. Gli impegni del Green Deal europeo e italiano devono misurarsi con questa necessaria strategia».

«Così come indica anche la comunicazione della Commissione Europea sul fondo di recupero da 750 miliardi di Euro, per rafforzare la competitività, la resilienza e il ruolo dell’Unione Europea a livello globale, occorre che tutti gli investimenti siano orientati ad accelerare la transizione ecologica e digitale e a costruire una società più equa e resiliente. L’emergenza, nella quale siamo immersi, fa già intravedere dei cambiamenti necessari – in alcuni casi già accennati – nei modi di produrre, di lavorare, di consumare, di muoversi. Per questo, oltre al ruolo fondamentale dei decisori politici, delle Istituzioni pubbliche, delle aziende pubbliche e private, serve assicurare una vera partecipazione democratica. È necessario dotarsi di una Strategia e di un piano per recuperare e riqualificare le aree inquinate e inutilizzate che sono disseminate nel Paese, consentendo di liberare e risanare ingenti spazi privi di destinazione d’uso e creare i presupposti per una loro riconversione. La transizione ecologica sarà possibile solo se superiamo l’attuale separazione e frammentazione degli interventi e i divari territoriali, mettendo in campo idee nuove e una diversa visione d’insieme delle politiche. Va affrontato in modo sinergico e nuovo il tema della rigenerazione delle periferie,legando assieme obiettivi ambientali sociali e occupazionali».

«Devono essere superati i ritardi negli interventi di messa in sicurezza del territorio e vanno affrontate con urgenza e determinazione le questioni legate al rischio idrogeologico e sismico che caratterizzano gran parte del nostro Paese. La particolarità della coalizione Clima, composta da tante e diverse organizzazioni (ambientali,sociali, sindacali, imprenditoriali, del volontariato, ecc.) è quella di coinvolgere competenze e conoscenze specifiche che, a partire dai diversi settori, possono mettere in evidenza possibili soluzioni, ma anche concrete criticità, dalle quali cercare di trarre sintesi condivise, per proposte comuni. Indichiamo qui di seguito solo alcuni dei punti, sui quali individuiamo l’emergenza dell’azione»

GIUSTA TRANSIZIONE

È necessaria e urgente l’attivazione di processi divisione strategica e programmazione integrata, che favoriscano la transizione verso l’economia del futuro, e non la crisi permanente attraverso misure che rafforzino i problemi attuali. Va anche assicurata la partecipazione democratica a tali processi per garantire il raggiungimento di tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile, compreso quello della piena occupazione di qualità, con il pieno coinvolgimento di Enti Locali [su questo fronte l’associazione Paea da anni sostiene e segue le amministrazioni nella programmazione della riconversione ecosostenibile], parti sociali, comunità e società civile. Il Governo deve sostenere la riconversione delle imprese e creare, al contempo, opportunità di riqualificazione e il rilancio produttivo ed occupazionale in aree che rischiano di subire una forte crisi sociale e occupazionale. Sarà necessario convogliare risorse per la riconversione industriale di queste aree, prevedendo investimenti ingenti nelle fonti rinnovabili, nell’accumulo di energia, negli impianti per la chiusura del ciclo dei materiali.

PRODUZIONE DI ENERGIA ED EFFICIENZA ENERGETICA

Accelerare gli investimenti per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, puntando sui nuovi modelli energetici (comunità rinnovabili ed autoconsumo collettivo) e confermando il phase out del carbone al 2025, è un’azione necessaria per ridurre le emissioni climalteranti. È ugualmente urgente promuovere la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio esistente, anche prorogando i recenti provvedimenti sulle detrazioni fiscali al 110% e rendendo strutturale la cessione del credito alle banche, al fine di ottimizzare la riduzione dei consumi e delle emissioni e di rimettere in moto alcuni settori produttivi, portando un beneficio economico ai cittadini, anche delle fasce più povere, che potranno effettuare gli interventi senza, o con un ridotto, esborso di denaro.

SUSSIDI AMBIENTALMENTE DANNOSI

Devono essere gradualmente eliminati e/o rimodulati entro il 2025: in Italia, come documenta il terzo catalogo del Ministero dell’Ambiente -su una stima totale di 19,7 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi nel 2018 – 17,7 miliardi sono sussidi alle fonti fossili. Per tale fine sarà necessario che questa operazione venga fatta accompagnando i settori produttivi con misure di attenuazione di impatto sociale e di riallocazione delle risorse recuperate che, tendenzialmente, dovranno essere ripartite attraverso un mix di misure che, da una parte aiutino le fasce meno abbienti della popolazione, dall’altra sostengano interventi e attività virtuose, investimenti pubblici in ricerca, sviluppo e infrastrutture per l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. L’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi deve essere accompagnata da una riforma fiscale di tipo ambientale che orienti le produzioni e i consumi verso la riconversione ecologica e la sostenibilità e da una forte riduzione delle spese militari da convogliare nella riconversione ecologica.

FILIERA AGRO-ALIMENTARE

L’emergenza ha reso evidente a tutti il ruolo primario dell’agricoltura, troppo spesso, a torto, considerata la cenerentola del mercato delle commodites. Servono strumenti per dare dignità al settore, con politiche di giusti prezzi per i produttori e politiche di sostegno per la riduzione dell’impatto sulle emissioni e sui suoli, nonché per la garanzia di qualità per i consumatori. Servono tutele e dignità per i lavoratori, inclusa la lotta al caporalato. In questa fase, e non solo, si sono sviluppate interessanti esperienze di distribuzione di prodotti a km zero, che andrebbero rafforzate per il futuro, per i consumi dei cittadini, tenendo presente anche la possibilità di sviluppo per mense scolastiche e aziendali. Respingiamo le proposte che prevedono per le mense scolastiche la possibilità di somministrare il pasto all’interno di lunch box in polipropilene, con pasti confezionati ore prima che escludono la possibilità di nutrire i bambini con alimenti freschi. Oltre al problema dei rifiuti e dello spreco che sarebbe generato da questo sistema, verrebbe svilito il ruolo e il diritto educativo e nutrizionale del momento mensa, gettando al vento anni di consapevolezza e di misure migliorative del servizio che erano state introdotte dai nuovi criteri ambientali e nutraceutici, aprendo invece la porta a produzioni industriali che spesso utilizzano prodotti da agricoltura e allevamenti intensivi, conservanti, ecc.

MOBILITÀ

Oggi sono necessari e urgenti interventi radicali per la mobilità: rafforzamento del trasporto pubblico locale con nuove flotte elettriche o idrogeno verde; innovazioni per la mobilità privata, sempre elettrica; mezzi condivisi; sviluppo della micro-mobilità nelle città; sviluppo di tecnologie sostenibili, ecc. In questa direzione è necessario dare sostegno alle Amministrazioni impegnate nel ridisegnare gli spazi della mobilità a favore di mezzi sostenibili come TPL, biciclette, micro-mobilità e mezzi elettrici in sharing. In questo periodo, la “scoperta” dello smart working ha consentito di ridurre notevolmente gli spostamenti, ma ha anche evidenziato limiti, quali la mancanza di socialità e il “diritto alla disconnessione” (per evitare un tempo di lavoro senza limiti). Lo smart working non può quindi considerarsi la chiave per la riduzione della mobilità, anche se può senz’altro aiutare, se applicato correttamente.

ECONOMIA CIRCOLARE (E CICLO DEI RIFIUTI)

Non ci sono dubbi sulla necessità di favorire un modello di sviluppo basato sull’economia circolare, attraverso la diffusione della raccolta differenziata, la tariffazione puntuale, la costruzione di impianti di nuovi impianti di riciclo e per la riparazione dei prodotti, sia per i rifiuti urbani che per quelli speciali, per ridurre l’uso di risorse ed energia, riducendo a pochi punti percentuali, rispetto al totale, il conferimento alle discariche e agli inceneritori. L’emergenza COVID-19 ha generato un’ampia varietà di rifiuti, come mascherine, guanti, tute e altri materiali monouso utilizzati dagli operatori sanitari, che vanno all’incenerimento, a cui si aggiungono i dispositivi monouso impiegati dai cittadini. È necessario, nel limite del possibile, ridurre l’uso dei materiali monouso e promuovere l’utilizzo di materiali riutilizzabili. 

DIGITAL DIVIDE

Il distanziamento sociale ha reso ancora più evidente la necessità di dotarsi di un piano organico ed adeguato per la connettività tale da garantire, su tutto il territorio nazionale incluse le aree rurali e montane, pari accessibilità alla rete per tutti i cittadini. La digitalizzazione va attuata, però, in modo da minimizzare gli impatti ambientali e sociali e tutelando la salute.Siamo contrari, pertanto, a revisioni dei limiti delle emissioni radiomagnetiche.

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO E INTERNAZIONALIZZAZIONE

Il contrasto al cambiamento climatico è un’azione collettiva globale a cui l’Italia deve contribuire. Purtroppo il suo impegno internazionale, in termini di aiuto pubblico allo sviluppo e come impegno di sistema, si è ridotto negli ultimi anni. Risulta quindi necessario rilanciare la cooperazione partecipando di più al finanziamento del Fondo Verde, collaborando con i paesi partner per la realizzazione di piani di adattamento che riducano l’esposizione ai rischi delle popolazioni impoverite e vulnerabili, attivando tutti gli attori del sistema della cooperazione sulla base di criteri trasparenti di contributoallo sviluppo sostenibile. Allo stesso modo, i finanziamenti pubblici all’internazionalizzazione economica devono aderire sostanzialmente ai criteri ESG (Environmental, Social and Governance) e promuovere un cambiamento dei modelli di produzione nelle catene di fornitura e del commercio, in chiave di sostenibilità ambientale e sociale. Il governo italiano dovrebbe lavorare con l’Unione Europea per rendere vincolanti gli impegni sullo sviluppo sostenibile e la tutela dei diritti umani e del lavoro, promuovendo una valutazione d’impatto dei trattati in essere e in negoziato alla luce della fase post-pandemica, e assumere di conseguenza un maggiore impegno nel negoziato delle Nazioni Unite per un trattato vincolante su impresa e diritti umani, così come a livello europeo per un nuovo regolamento di due diligence che copra i diversi settori economici in modo da garantire la loro sostenibilità.

SCUOLA, UNIVERSITÀ E RICERCA

Centrale dovrà essere il ruolo di Scuola, Università e Ricerca per una Giusta Transizione. La pandemia ha dimostrato come il divario Nord –Sud e i continui tagli degli ultimi 25 anni al sistema di welfare e al sistema dell’istruzione pubblica, abbiano recato danni irreparabili, acuiti dalla falsa convinzione che la Didattica a Distanza avrebbe potuto essere un’alternativa per uscire dalla crisi. L’istruzione è innanzitutto relazione e non può essere sostituita dalla digitalizzazione. La pandemia ha messo il dito nella piaga dei tagli, degli organici insufficienti, delle classi pollaio, della mancata sicurezza degli edifici scolastici, dell’aziendalizzazione della scuola, ridotta a fattore di produzione con la “Buona Scuola” e non più finalizzata alla crescita sociale dei cittadini. Analogo discorso va fatto per le Università, afflitte da tagli pesantissimi degli ultimi decenni, sempre più orientate alla promozione delle eccellenze piuttosto che alla diffusione orizzontale dei saperi, all’incremento dei laureati (troppo pochi) e al rafforzamento del patrimonio di ricercatori (troppo basso rispetto alle medie degli altri paesi europei, ma che si fa apprezzare a livello internazionale). Infine, mai come in questa crisi, è parso evidente il ruolo che la ricerca di base e la ricerca orientata alla giusta transizione possono giocare per la realizzazione di una società più giusta, per una vera economia circolare, per la salvaguardia del nostro Pianeta. La scienza non ha dubbi ormai sulle ricadute delle attività umane sui cambiamenti climatici e sull’urgenza di un cambio di paradigma per un nuovo modello di sviluppo eco-sostenibile. Per tutto ciò è imprescindibile una revisione a tutto tondo del ruolo pubblico, che sia in grado di tornare a governare processi tanto ambiziosi per cui occorrono risorse adeguate

Fonte: ilcambiamento.it

Cooperativa Gemerello punta ad efficienza energetica

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2G Italia Srl, filiale italiana di uno dei maggiori produttori mondiali di impianti di cogenerazione per la generazione decentrata e fornitura di energia elettrica e calore, presenta la scelta efficiente della Società Agricola Cooperativa Gemerello, che ha adottato un cogeneratore agenitor 408 alimentato a biogas da 300 kW aumentando in maniera considerevole la potenza energetica a propria disposizione.

Cooperativa Gemerello sostiene l’ambiente

La Cooperativa Gemerello è nata grazie alla cooperazione tra l’Azienda Agricola La Maddalena, proprietaria delle strutture e dei bovini e il socio Magnano Corrado, che principalmente coltiva frutta, verdura e cereali.

Da quattro generazioni la famiglia Busso, proprietaria dell’Azienda Agricola La Maddalena di Cavour, in provincia di Torino, sceglie con cura particolare i bovini destinati all’ingrasso. Li alleva in grandi spazi e li alimenta con prodotti vegetali aziendali sotto il costante controllo dei migliori tecnici specializzati. Oltre quarant’anni di passione per l’allevamento dei bovini spesi nella costante ricerca della qualità e dell’eccellenza.

Cooperativa Gemerello punta ad efficienza energetica

La voglia di condividere direttamente con il consumatore i risultati di questa esperienza ha portato Marco Busso a dar vita alla sua azienda agricola che fa parte, insieme ad un’altra azienda, della Cooperativa Gemerello.

L’azienda alleva 6 razze di bovini (Piemontese, Blonde d’Aquitaine, Blu Belga, Limousine, Charolaise, Aubrac) ed effettua la vendita diretta del prodotto, supportata anche dal servizio di prenotazione e consegna a domicilio. La Maddalena ha il controllo diretto della qualità della materia prima, delle fasi di lavorazione, dei tagli e della preparazione dei pacchi, mirando costantemente alla soddisfazione dei consumatori sempre più attenti al rapporto qualità prezzo.

“Abbiamo identificato questa soluzione desiderando abbattere in maniera considerevole le emissioni di azoto della nostra azienda agricola e ricercando un efficientamento dei costi generali”, dichiara Marco Busso, titolare dell’azienda La Maddalena. “Visto l’elevato numero di capi presenti avevamo un naturale interesse per la produzione di energia da biogas e ci è parsa una scelta naturale quella di implementare e aumentare la potenza dell’impianto”.

Cooperativa Gemerello adotta generatore alimentato a biogas

La Cooperativa Gemerello ha adottato il cogeneratore 2G agenitor 408 alimentato a biogas. L’impianto, realizzato interamente da 2G, è andato a sostituire un motore esistente che aveva una potenza totale di 250 kW. L’impianto attuale possiede un rendimento elettrico di 300 kW e uno termico di 308 kW e tutte le caratteristiche proprie e innovative della serie agenitor. I prodotti della serie agenitor possiedono, infatti, una geometria della camera di combustione modificata che consente di ottimizzare l’intero ciclo termodinamico permettendo un raggiungimento di livelli di efficienza molto elevati con un valore complessivo di oltre l’83%.

“Stiamo da qualche tempo portando avanti un percorso di ristrutturazione aziendale che punta, oltre alla progettazione, installazione e manutenzione di impianti proprietari anche alla sostituzione di vecchi impianti realizzati da altre realtà”, dichiara Christian Manca, CEO di 2G Italia. “La nostra è un’azienda storica e di qualità che produce motori altamente performanti e che hanno prestazioni uguali, se non superiori, ai marchi più utilizzati globalmente”.

L’impianto è progettato come un modulo compatto chiavi in mano con un montaggio modulare che ne facilita l’installazione anche in luoghi poco accessibili. È molto affidabile nelle normali operazioni di avvio-arresto grazie alle componenti del motore altamente resistenti. Grazie all’alta affidabilità e alla robustezza che lo contraddistingue necessita di bassa manutenzione.

Aggiunge Busso: “Abbiamo scelto 2G in quanto ci ha offerto esattamente quello che stavamo cercando. Non abbiamo ancora la possibilità di indicare e quantificare i risultati raggiunti in quanto il motore è stato montato da poco più di un mese ma posso dire che, al momento, possiamo già contare su un considerevole aumento della produzione di acqua calda e di kWh e siamo pienamente soddisfatti della qualità del servizio e del supporto offerto”.

Con una potenza installata di oltre 10.000 kW la serie agenitor è uno dei prodotti di punta dell’azienda. Lo sviluppo, compreso il sistema di controllo, effettuato per intero da 2G, garantisce qualità e caratteristiche uniche sul mercato. Il rispetto del limite di emissioni permette di ottenere un aumento complessivo del rendimento elettrico. Pistoni in acciaio e non più in alluminio, teste a 4 valvole e non più a 2, una geometria del pistone brevettata e consumi dell’olio ridotti della metà contribuiscono ad ottenere un notevole risparmio economico

Conclude Manca: “Abbiamo fornito questo impianto chiavi in mano in collaborazione con un partner del luogo. Stiamo lavorando molto e pensiamo che collaborare, tramite partnership, con aziende – siano esse Esco o progettisti – possa dare un contributo di notevole sviluppo al nostro business”.

L’azienda agricola Cooperativa Gemerello ha in progetto di implementare il servizio con un contratto di manutenzione full service.

Fonte: http://www.dailygreen.it/32122-2/

 

Efficienza energetica, Airbank: evitate oltre 500 tonnellate di Co2 in atmosfera con l’impianto fotovoltaico

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Completamente indipendente dal punto di vista energetico e ad emissioni zero: grazie al suo impianto fotovoltaico, Airbank ha evitato l’emissione di oltre 65 tonnellate di CO2 nel 2017. Dal 2010 ad oggi l’energia totale da installazione dell’impianto è pari a 996.211 kWh, la CO2 totale evitata è pari a 535.981 kg, cioè 1.339 alberi equivalenti. Sono 65.783 i kg di CO2 evitati in atmosfera nel 2017 da Airbank, l’azienda leader in italia nel settore dell’antinquinamento e della sicurezza ambientale che dal 2010 ha realizzato sulla propria struttura un impianto fotovoltaico in grado di produrre oltre energia elettrica da fonte rinnovabile e quindi con impatto ambientale uguale a zero. Considerando che per produrre 1 kWh elettrico vengono bruciati mediamente l’equivalente di 2,56 kWh sotto forma di combustibili fossili e di conseguenza emessi nell’aria circa 0,5 kg di anidride carbonica, per ogni kilowattora prodotto dal sistema fotovoltaico Airbank evita l’emissione di 0,5 kg di anidride carbonica, tra i principali responsabili dell’effetto serra. La Co2 evitata nell’ultimo anno da Airbank si può quindi quantificare anche con un numero di alberi equivalenti pari a 165 nel 2017, considerando che durante la propria vita una pianta fissa mediamente 400 kg di Co2. Nell’ultimo anno sono stati prodotti 131.569 kWh: il 2017 ha rappresentato dal 2010 l’anno più produttivo in assoluto, con un picco nel mese di luglio quando si sono raggiunti i 18,428 kWh. Ogni giorno vengono prodotti in media 146.9 kWh. Dal 2010 ad oggi l’energia totale da installazione dell’impianto è pari a 996.211 kWh, la CO2 totale evitata è pari a 535.981 kg, cioè 1.339 alberi equivalenti.

“Da sempre siamo convinti che la salvaguardia dell’ambiente sia collegata al benessere dell’uomo”, spiega Gloria Mazzoni, General Manager di Airbank. “Dalle nostre strutture e i nostri edifici fino ai prodotti che ogni giorno proponiamo sul mercato, la sostenibilità e l’attenzione per la natura sono al primo posto. L’investimento fatto nel 2010 per l’impianto fotovoltaico ci ha permesso di contenere le spese energetiche dell’azienda e di essere autonomi dal punto di vista energetico: vogliamo dare un esempio reale dal punto di vista dell’efficienza energetica e dell’abbattimento delle emissioni di CO2, dimostrando dimostrare che è possibile impegnarsi concretamente per il nostro Pianeta”.

Airbank
Airbank è l’azienda leader in Italia nel settore dell’antinquinamento e della sicurezza ambientale, ma soprattutto un’azienda a bassissimo impatto ambientale. Grazie al suo impianto fotovoltaico, infatti, è autonoma dal punto  di vista energetico. Da sempre percorre le vie della ricerca, dell’innovazione tecnologica e della qualità con l’unico obiettivo di produrre articoli in grado di elevare gli standard qualitativi del lavoro dell’uomo. Tra i suoi clienti la Protezione Civile, Enel, Erg, Parmalat, Amsa e Trenitalia.

Maggiori informazioni sul sito istituzionale www.airbank.it

Fonte: agenziapressplay.it

 

Stati Generali delle Green Economy su SEN: ‘Troppo ottimismo su efficienza e rinnovabili’

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Un sostanziale disallineamento con gli obiettivi posti dall’Accordo di Parigi e un quadro troppo ottimistico sull’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Alcune osservazioni sulla Strategia Energetica Nazionale. Mancanza di un raccordo tra la SEN, la Strategia Energetica Nazionale, e il processo di elaborazione del Piano nazionale energia e clima e un sostanziale disallineamento con gli obiettivi posti dall’Accordo di Parigi; un quadro troppo ottimistico sull’ efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Queste alcune osservazioni sulla nuova SEN presentate, quale contributo alla consultazione, dal Gruppo di lavoro Politiche climatiche ed energetiche, composto da oltre 50 tra esperti e rappresentanti di associazioni di diversi settori, nell’ambito del processo partecipativo degli Stati generali della green economy. Il documento inoltrato al Ministero dello sviluppo economico rappresenta una piattaforma condivisa per una serie di proposte sulla SEN e anche alcune indicazioni per il futuro Piano nazionale energia e clima. In particolare il disallineamento della SEN con l’accordo di Parigi sul clima, appare evidente nella scelta di un orizzonte temporale di poco più di un decennio, che non consente di valutare in modo adeguato la compatibilità di investimenti ritenuti strategici nella transizione energetica, a cominciare da quelli sulle infrastrutture. Inoltre, sottolinea il Documento del gruppo di lavoro, l’adozione dei target del Pacchetto europeo clima ed energia, che è già oggi insufficienti a conseguire gli obiettivi di Parigi, porta a sovrastimare il carbon budget realmente disponibile per l’Italia. Secondo il Documento, per limitare l’aumento della temperatura media globale tra 1,5 e 2°C rispetto al periodo pre-industriale le emissioni italiane di gas serra dovrebbero dimezzarsi tra il 1990 e il 2030, mentre lo scenario di riferimento utilizzato nella SEN prevede un taglio del 30% (oggi il taglio conseguito è già di circa il 20%).

Secondo l’unico scenario emissivo adottato nella SEN, da qui al 2030 dovremmo rallentare il processo di decarbonizzazione già in corso, ma per poter rispettare gli impegni di Parigi a partire dal 2030 dovremmo nuovamente accelerare, arrivando a neutralizzare le nostre emissioni di carbonio entro il 2050” – afferma Andrea Barbabella, Coordinatore insieme a Natale Massimo Caminiti del Gruppo di lavoro e Responsabile ricerche e progetti della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – per evitare nuovi stop and go, che sarebbero dannosi all’ambiente quanto alla competitività del nostro sistema industriale, è necessario introdurre nella SEN almeno un secondo scenario compatibile con gli obiettivi di decarbonizzazione a medio e lungo alla base dell’Accordo globale sul clima”.

Il documento critica anche le valutazioni ottimistiche fatte in materia di efficienza energetica e fonti rinnovabili. Sul lato dell’efficienza si fanno continui riferimenti al fatto che l’Italia, che ha valori di intensità energetica (ossia quantitativi di energia consumata per unità di PIL) inferiori agli altri partner europei, sia già a buon punto. Ma, considerando anche le differenze in termini di clima o di struttura produttiva, e guardando non solo al valore assoluto ma agli avanzamenti compiuti negli ultimi anni, l’Italia in realtà farebbe peggio della media e delle altre principali economie europee. Per quanto riguarda le rinnovabili, i buoni risultati raggiunti, più volte richiamati dalla SEN, sono in realtà messi in crisi da quanto accaduto negli ultimissimi anni, con un forte rallentamento nella crescita di queste tecnologie che addirittura, nel settore della produzione elettrica, ha portato per la prima volta nella storia recente a un calo della produzione rinnovabile e a una ripresa di quella da fonti fossili, con le emissioni che sono passate da 309 gCO2eq nel 2014 a 331 nel 2016). Il Documento chiede, pertanto, di puntare a obiettivi più ambiziosi, in linea con gli impegni di Parigi, e pari a un taglio dei consumi finali di energia del 40% rispetto allo scenario tendenziale e ad almeno il 35% di rinnovabili. Per conseguire tali obiettivi dagli Stati generali arriva la proposta di attivare un fondo nazionale per la transizione energetica, alimentato da un processo di riallocazione degli incentivi ambientalmente dannosi e da un meccanismo efficace di carbon pricing. Per quanto riguarda gli strumenti di promozione dell’efficienza energetica, quelli attuali andranno resi più efficaci e armonizzati per riuscire a promuovere la riqualificazione profonda degli edifici, sfruttare il potenziale significativo ma ancora inespresso del terziario e dell’industria e sviluppare la mobilità sostenibile e sistemi di trasporti più efficienti. Altri due temi vengono richiamati nel documento predisposto dal Gruppo di lavoro degli Stati generali. Il primo riguarda il ruolo del comparto forestale e agro-zootecnico che nella SEN risulta marginale ma che, invece, presenta potenziali importanti, legati ad esempio alla filiera del biogas/biometano o alla capacità di assorbimento della CO2. L’altro tema fa riferimento alla necessità di verificare l’effettivo fabbisogno di nuovi impianti e infrastrutture, anche alla luce di un nuovo scenario al 2050 allineato con Parigi, e di valutare più accuratamente le ricadute in termini di politica industriale per evitare di ripetere gli errori del passato, come quelli che hanno portato al crollo degli investimenti e degli occupati nel settore strategico delle fonti rinnovabili.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Risparmio energetico: con Ecobonus 9,5 miliardi di investimenti

Il rapporto annuale 2017 dell’ENEA sull’efficienza energetica e il risparmio di energia mette mostra luci e ombre di Conto Termico e detrazioni fiscali al 65%. Con l’Ecobonus risparmiati miliardi di euro di petrolio e gas.http _media.ecoblog.it_2_261_risparmio-energetico-ecobonus-detrazioni-fiscali-65

Gli ecobonus per il risparmio energetico, sia le detrazioni fiscali del 65% che il Conto Termico, funzionano. Ma la Pubblica Amministrazione deve fare di più per aumentare l’efficienza energetica dei propri edifici. E’ quanto emerge dal Rapporto Annuale sull’Efficienza Energetica dell’ENEA 2107, che mette in luce come siano oltre 9,5 i miliardi di euro investiti negli ultimi tre anni grazie agli incentivi statali al risparmio energetico. Secondo i dati ENEA, inoltre, dal 2005 ad oggi abbiamo risparmiato 3,5 miliardi di euro di importazioni di petrolio e gas grazie agli interventi di efficientamento energetico degli edifici. Tuttavia è lo stesso ENEA a ribadire che la Pubblica Amministrazione italiana è fortemente indietro, spesso per scarsa conoscenza delle possibilità offerte dal fisco. Per questo è stata creata una task force operativa “PA-Obiettivo efficienza energetica” tra ENEA e GSE, che aiuterà la PA a realizzare interventi di riqualificazione energetica. I dati 2007-2016 dicono che grazie agli ecobonus sono stati effettuati quasi 3 milioni di interventi di riqualificazione energetica degli edifici, con circa 32 miliardi di euro di investimenti totali. Nel solo ultimo triennio gli investimenti ammontano a 9,5 miliardi di euro. L’ENEA ha anche presentato l’ultimo Rapporto sulle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, secondo cui sono 1,9 milioni i serramenti sostituiti grazie alle detrazioni del 65% per il risparmio energetico, per un valore di 4,36 miliardi di euro. Nell’ultimo triennio l’Italia ha consumato così ben 3.300 GWh/anno in meno, cioè 0,28 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio in meno all’anno. Dal 2013 al 2016 gli interventi incentivati (sia per la riqualificazione energetica che per il recupero edilizio) hanno portato 270 mila posti di lavoro ogni anno, oltre 400 mila con l’indotto.

Credit immagine: ENEA

Fonte: ecoblog.it

Energia: l’alleanza per risparmiare e non inquinare

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Sono quasi duemila i cittadini e le organizzazioni che dall’1 giugno potranno acquistare l’energia da ènostra o avvalersi dei servizi tecnici di Retenergie per l’autoproduzione  e l’efficienza energetica. Grazie a una convenzione tra le due cooperative energetiche i rispettivi soci avranno ora pari trattamento: fine della doppia adesione dunque, mentre si lavora all’ipotesi di fusione.

“Dalla costituzione di ènostra, che ci ha visto tra i soci fondatori, abbiamo capito che era a portata di mano l’obiettivo statutario di Retenergie di produrre e consumare la propria energia, obiettivo oggi condiviso dai Soci di entrambe le cooperative” dichiara con soddisfazione Giovanni Bert, socio numero uno della cooperativa e nuovo presidente del CdA di Retenergie.

L’annuncio è stato fatto nel corso dell’Assemblea annuale dei Soci, che si è tenuta a Firenze il 20 maggio 2017, dove Marco Mariano, storico presidente di Retenergie, ha passato il testimone. “La possibilità di chiudere il cerchio tra produzione e consumo in questo momento vede una sua concreta possibilità nella collaborazione con ènostra – ha detto – e sulla fattibilità di  questa ipotesi si sta concentrando un notevole sforzo da parte dei gruppi di lavoro delle rispettive cooperative”.

Il CdA e i Soci hanno ringraziato Marco Mariano, che rimane nel Consiglio di Amministrazione, per l’insostituibile impegno profuso negli oltre otto anni di vita di Retenergie. Avvicendamenti anche tra i consiglieri, con l’ingresso di nuove figure dotate di  specifiche competenze tecniche e strategiche.

“Essere produttori e consumatori di energia rinnovabile e cooperativa è ancora più facile. La partnership tra ènostra e Retenergie è una nuova opportunità: auspichiamo che ciò possa rendere più agevole per tutti i Soci chiudere il ciclo di produzione, consumo e risparmio della propria energia. È un ulteriore passo avanti: non sarà l’ultimo”. È unanime la soddisfazione del CdA per questo nuovo traguardo e punto di partenza, accolto con entusiasmo dai soci presenti all’assemblea di Firenze.

Chiudere il ciclo significa disporre di energia autoprodotta in quantità sufficiente a coprire il fabbisogno dei Soci di entrambe le cooperative. Sono 246 gli ulteriori KWp di cui dispone Retenergie dopo l’acquisizione dei due impianti denominati “Bevagna” (198,675 kWp) e ”Cantalupo” (47,25 kWp) ubicati in Umbria, nel comune di Bevagna (PG). L’energia prodotta, che si stima in 280 MWh/anno, sarà interamente ceduta a ènostra perché la possa vendere ai soci di entrambe le coop. È aperta la campagna di capitalizzazione di questi impianti che possono essere finanziati diventando soci sovventori, aumentando la propria quota di sottoscrizione del piano di sviluppo fotovoltaico oppure attivando la sottoscrizione di prestito sociale.

1084 Soci, 13 progetti realizzati, 936 kWp installati e 2.055.000€ investiti: questi i numeri della dote di Retenergie in vista della nascita del primo soggetto cooperativo di produzione e vendita di energia rinnovabile, etica e condivisa. Ancora pionieri, dopo quasi dieci anni dalla costituzione della prima cooperativa di produzione energetica avvenuta nel 2008.

 

Fonte: ilcambiamento.it

Energia: le previsioni al 2030 dell’Unione Petrolifera

Secondo l’associazione italiana dei petrolieri andremo incontro ad una forte crescita delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Ma i consumi non torneranno ai livelli ante-crisi.energia-previsioni-2030-unione-petrolifera

L’Unione Petrolifera italiana ha da poco rilasciato la sua ultima previsione sul futuro, da qui al 2030, dei consumi e della produzione di energia nel nostro paese. Il documento prende in considerazione sia la produzione e i consumi di energia elettrica, che quelli per usi termici e di autotrazione. Non potendosi basare su una Strategia Energetica Nazionale ben definita, visto che nessun Governo italiano ne ha ancora prodotto una credibile e completa, l’Unione Petrolifera si è basata sui vincoli europei attualmente vigenti anche per l’Italia.  In particolare ha fatto riferimento agli obiettivi EUCO 27, che prevedono il completo rispetto al 2030 degli obiettivi del Pacchetto Clima-Energia: riduzione delle emissioni di CO2 del 40% rispetto al 1990, minima del 27% di energia rinnovabile sul totale della domanda di energia primaria, miglioramento dell’efficienza energetica di almeno il 27%. Con queste premesse, partendo dagli scenari economici al momento più credibili, l’Unione Petrolifera ha ipotizzato quale sarà la ripartizione della produzione di energia al 2030 tra fonti fossili e fonti rinnovabili. Le previsioni economiche, va detto, non sono affatto rosee visto che l’UP prende in considerazione crescite del PIL di poco superiori all’1% annuo per tutto il periodo di riferimento.

Previsioni al 2030 sulla produzione di energia elettrica

Questo mancato sviluppo economico, unito all’aumento dell’efficienza energetica imposto dall’Europa, farà sì che i consumi di energia (in particolar modo energia elettrica) non torneranno mai ai livelli precedenti alla crisi economica: 322 TWh nel 2020, 329 TWh nel 2025 e 331 TWh nel 2030. Neanche i consumi di gas naturale torneranno ai livelli pre crisi, a causa del miglioramento dell’efficienza delle centrali elettriche e dello sviluppo delle fonti rinnovabili: a fronte di un consumo pari a 83 miliardi di metri cubi di gas nel 2010, infatti, chiuderemo il 2017 con 70,8 miliardi di mc consumati per poi passare a 74 miliardi nel 2020, 73 nel 2025 e 68,2 nel 2030. A crescere, almeno se l’Italia rispetterà gli obiettivi EUCO 27, saranno solo le energie rinnovabili.

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In particolare si nota come le biomasse passeranno dagli attuali 18 mila GWh di energia elettrica prodotti annualmente a 35 mila, l’eolico dai 16 mila ai 35 mila e il fotovoltaico da 24 mila a 45 mila GWh.

Previsioni al 2030 sul parco autovetture

Il parco auto circolante in Italia rappresenta una buona fetta dei consumi energetici del paese. L’Unione Petrolifera prevede una crescita del numero di veicoli circolanti, fino a 2018-22 (34,2 milioni di autovetture effettivamente circolanti), per poi ridimensionarsi nel corso del decennio successivo. Lo scenario preso in considerazione, questa volta, prevede il vincolo di 95 grammi di CO2 emessi per chilometro dalle automobili. I veicoli a gasolio cresceranno fino al 2020 fino a 15,3 milioni di unità, per poi scendere dopo il 2025 e tornare a 13 milioni nel 2030. Crescono GPL e metano, grazie soprattutto alla direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo (la cosiddetta Direttiva DAFI), che imporrà lo sviluppo di stazioni di rifornimento di carburanti alternativi a benzina e gasolio. Secondo l’Unione Petrolifera, invece, non sfonderanno le auto elettriche: dai 5 mila veicoli del 2016 a soli 300 mila nel 2030. Una goccia nel mare dei 13 milioni di veicoli effettivamente circolanti a quella data. Meglio andranno le auto ibride, previste in crescita da 106 mila a 3 milioni e buona anche la crescita delle ibride plug in, specialmente a benzina: da duemila a 400 mila. In pratica, secondo l’UP, nel 2030 in Italia circoleranno più auto ibride plug in che auto elettriche pure.

Credit foto: Flickr

Fonte: ecoblog.it

Prepair, il progetto internazionale di lotta allo smog nel Bacino Padano. Capofila l’Emilia Romagna

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Il progetto europeo Prepair (Po Regions engaged to policies of air), coinvolge 18 partner nazionali e internazionali tra cui tutte le Regioni del Bacino padano. Obiettivo realizzare strategie e azioni concrete per educare, informare e formare la popolazione alla lotta allo smog. Mettere in campo strategie e azioni concrete per educare, informare e formare la popolazione alla lotta allo smog; e soprattutto farlo insieme, perché solo insieme si può raggiungere l’obiettivo. A questo punta il progetto europeo Prepair (Po Regions engaged to policies of air), che coinvolge 18 partner nazionali e internazionali tra cui tutte le Regioni del Bacino padano. E sarà proprio l’Emilia-Romagna a coordinare il programma, che può contare su 17 milioni di euro, 10 dei quali messi a disposizione dall’Europa. A dare l’annuncio dell’attribuzione delle risorse da parte di Bruxelles è stata oggi l’assessore regionale alle Politiche ambientali, Paola Gazzolo, durante il convegno “Bologna città resiliente” promosso dal Comune.

Trasporto di merci e passeggeriefficienza energeticacombustione di biomasse per uso domestico e agricoltura: sono i campi di intervento individuati per sperimentare azioni di miglioramento della qualità dell’aria, a partire dal Bacino padano, e sostenere il percorso che dovrà portare al pieno rispetto degli standard comunitari in tema di concentrazione di inquinanti. La finalità del progetto, che avrà durata settennale e si concluderà quindi nel 2024, è quella di promuovere stili di vita, di produzione e di consumo più sostenibili, cioè capaci di incidere sulla riduzione delle emissioni; per farlo, il piano individua specifiche azioni di sensibilizzazione e divulgazione rivolte ad operatori pubblici, privati e alle comunità locali.

“L’approvazione del progetto da parte della Commissione europea è un importante risultato di area vasta – ha affermato l’assessore Gazzolo-. Significativa è la presenza al nostro fianco di Piemonte, Lombardia e Veneto, con cui stiamo già lavorando per le azioni di contrasto all’inquinamento nella Pianura padana, e dei tre principali Comuni di quest’area: Milano, Torino e Bologna. Abbiamo a disposizione sette anni di lavoro per far crescere la consapevolezza delle nostre comunità: il problema dell’inquinamento va affrontato insieme, con un approccio integrato capace di andare oltre i confini amministrativi”.
Le Agenzie ambientali delle Regioni coinvolte monitoreranno costantemente e valuteranno l’efficacia delle misure realizzate, con uno scambio continuo di dati e informazioni sullo stato della qualità dell’aria. Un’analisi specifica riguarderà il trasporto transfrontaliero di inquinati tra l’Italia e la Slovenia. L’elaborazione di un apposito modello integrato di valutazione costi-benefici fornirà informazioni utili nell’orientare e aggiornare le politiche attuate.

“Abbattere le emissioni è un obiettivo condiviso e l’Unione europea, finanziando Prepair, riconosce il carattere innovativo della progettualità e dell’impegno messo in campo – ha sottolineato Gazzolo -. La dimensione culturale è fondamentale per vincere la lotta allo smog: ciascuno è chiamato a fornire il proprio contributo, a partire dai comportamenti quotidiani”.

Le azioni previste 

Tra le azioni concrete previste dal progetto Prepair, c’è la realizzazione di una piattaforma permanente per la condivisione dei dati, il monitoraggio e la valutazione della qualità dell’aria nel Bacino padano, comprensiva anche degli effetti dell’inquinamento transfrontaliero Italia-Slovenia. Nel settore agricoltura, il programma individua lo sviluppo di uno strumento comune di valutazione delle misure per ridurre le emissioni degli allevamenti; è prevista, inoltre, la diffusione delle buone pratiche per l’utilizzo dei fertilizzanti, anche attraverso l’elaborazione di un sistema di assistenza agli agricoltori per limitare lo spandimento nei periodi a maggior rischio di accumulo di inquinanti in atmosfera.
Ancora, specifiche azioni di formazione sono indirizzate ai professionisti del settore per la progettazione, la manutenzione e il controllo degli impianti di produzione di energia a biomassa; altre riguardano il risparmio energetico e sono destinate a enti locali, operatori economici e cittadini. Nel campo dei trasporti, si mira ad elaborare strumenti comuni per supportare la mobilità pubblica, elettrica e ciclabile, oltre alla gestione razionale delle merci, anche attraverso l’adozione di azioni pilota e dimostrative.

I partner del progetto 

Sono 18 i partner che partecipano al progetto Life Prepair: oltre alla Regione Emilia-Romagna, che svolge il ruolo di capofila e l’ha cofinanziato con 800 mila euro, ci sono Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Provincia di Trento, Agenzie ambientali di Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Agenzia per l’ambiente della Slovenia; i Comuni di Bologna, Torino e Milano; Ervet e Fondazione Lombardia per l’Ambiente.

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

Detrazioni fiscali per l’efficienza energetica, il vademecum ENEA per il 2017

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Proroga degli ecobonus, aumento degli incentivi e possibilità di cedere il credito: sono solo alcune delle misure per promuovere l’efficienza energetica introdotte o confermate per il 2017. Nell’ambito delle azioni del Programma nazionale di informazione e formazione. Proroga degli ecobonus, aumento degli incentivi e possibilità di cedere il credito: sono solo alcune delle misure per promuovere l’efficienza energetica introdotte o confermate per il 2017. Nell’ambito delle azioni del Programma nazionale di informazione e formazione gli esperti dell’Unità efficienza energetica dell’ENEA hanno preparato un sintetico vademecum sulle agevolazioni in tema di risparmio ed efficientamento energetico per le abitazioni. Il prossimo 7 febbraio, inoltre, all’ENEA si terrà una giornata con tutti i soggetti interessati a progetti, proposte e iniziative del Programma nazionale di informazione e formazione sull’efficienza energetica per il 2017. Una delle novità di maggiore rilievo previste dalla Legge di Stabilità è la proroga fino al 31 dicembre 2017 delle detrazioni fiscali del 65% per la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, il cosiddetto Ecobonus. Gli interventi di efficientamento di parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio sono invece stati prorogati fino al 31 dicembre 2021. In quest’ultimo caso e qualora siano rispettate un insieme di condizioni riportate nel provvedimento, l’incentivo può salire al 70 o anche al 75% del totale delle spese. Il tetto massimo delle spese detraibili è di € 40.000 per ciascuna delle unità immobiliari che compongono l’edificio e occorre comunque che vi sia l’Attestato della Prestazione Energetica degli edifici (APE), redatto da professionisti abilitati. L’agevolazione è prevista anche per edifici di proprietà di istituti autonomi per le case popolari e adibiti ad edilizia residenziale pubblica; inoltre, per questa tipologia di lavori, i soggetti beneficiari possono anche cedere il credito (basato sulla spesa sostenuta) ai fornitori che hanno effettuato gli interventi o ad altri soggetti privati con la facoltà di successiva cessione del credito. Ad oggi rimane esclusa la cessione ad istituti di credito e ad intermediari finanziari: le modalità di attuazione di tale opportunità saranno presto definite dell’Agenzia delle Entrate. Un altro capitolo importante riguarda le detrazioni fiscali per interventi di ristrutturazione edilizia e per l’acquisto di mobili. Agli interventi di ristrutturazione iniziati dal 1° gennaio 2016 è riconosciuta una detrazione del 50% dall’imposta lorda per ulteriori spese documentate sostenute nel 2017 (per un ammontare non superiore ai 10.000 euro), anche relative all’acquisto di grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+, nonché A per i forni e per apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzate all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. Per le schermature solari sono stati confermati nel 2017 gli incentivi già previsti fino allo scorso anno da Ecobonus e Conto Termico. Con la Legge di Stabilità 2017 il Governo si è impegnato a prorogare al 31 dicembre 2019, all’interno del primo provvedimento utile, la detrazione dall’IRPEF del 50% dell’importo corrisposto per il pagamento dell’IVA sull’acquisto di immobili residenziali dal costruttore, ovverodi abitazioni di classe energetica A o B cedute dalle imprese costruttrici.

Diverse opportunità riguardano la PA, per interventi di efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili, all’interno del cosiddetto Nello specifico, 200 milioni di euro sono riservati alle Pubbliche Amministrazioni per interventi di efficienza energetica: in vigore dal 31 maggio 2016, il cosiddetto Conto Termico 2.0 potenzia e semplifica il meccanismo di sostegno già introdotto dal decreto 28/12/2012, affinché il settore pubblico possa esercitare un ruolo sempre più virtuoso come previsto dalla Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica. L’obiettivo di queste incentivazioni è di contribuire al raggiungimento degli obiettivi in tema di efficienza energetica, tenuto conto dell’aumento dei consumi di energia per usi civili. Secondo le stime provvisorie elaborate dal Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, fra il 2014 e il 2015, in Italia la percentuale di consumi di energia per usi civili è arrivata al 37%, per un totale di 46,6 Mtep con l’aumento di un punto percentuale. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo di un risparmio dei consumi energetici del settore civile di 4,9 Mtep nel periodo 2011-2020 (di cui 2,4 già conseguiti al 2015) occorrono quindi tutte le misure in campo, non ultime quelle derivanti dalla Legge 232 dell’11 dicembre 2016, cosiddetta Legge di Stabilità 2017.

Fonte: ecodallecitta.it

Il consumo di acqua in lavatrice: il confronto per scegliere la lavatrice a basso consumo

Quanto consuma la lavatrice? Il consumo di acqua della lavatrice è uno degli elementi da valutare quando si decide di investire in un nuovo elettrodomesticolavatrice-ariston

Quanto consuma la lavatrice? Il consumo di acqua della lavatrice è uno degli elementi da valutare quando si decide di investire in un prodotto a basso consumo. Nel giro di pochi decenni sono stati fatti passi da gigante. Se in passato una lavatrice necessitava di 100-120 litri d’acqua per ogni ciclo di lavaggio e oggi si assesta sui 40-50 litri per una capienza di 5kg significa che la tecnologia ha fatto davvero assi da gigante.

È la classe energetica a dirci quali sono le lavatrici a risparmio energetico e i consumi di energia e acqua molto spesso vanno in parallelo. Le moderne lavatrici sono più rapide ed efficaci. Qualche consiglio? Le Lg TurboWash, la Ariston HotPoint Acqualtis, la Samsung AddWash che può interfacciarsi con lo smartphone) e la Bosch Maxx (che ha il suo punto di forza proprio nel risparmio idrico) sono fra i modelli con i consumi più bassi tenendo in considerazione, ovviamente, anche l’energia elettrica. La comparazione dei consumi delle quattro lavatrici ci dice che le Turbo Wash si aggirano sui 8000-11600 litri di consumo annuo a seconda dei modelli e del carico (da 5 a 8 kg), la Ariston HotPoint Acqualtis 11600 litri annui, la Samsung AddWash 7400 litri annui e la Bosch Maxx 10900 litri annui. Il consumo medio di acqua viene calcolato stimando 220 cicli di lavaggi con temperature fra 40° e 60°.

Efficienza energetica e consumo d’acqua, lavatrici a confronto

Sulla rivista de Il Salvagente (n. 41) vi segnalo il test su 12 modelli di lavatrici. A confronto una serie di parametri: il consumo di acqua ed energia, la qualità del lavaggio e della centrifuga e il prezzo. La rivista ha preso in esame un modello tipo di elettrodomestico “quello che va per la maggiore”, ovvero una lavatrice con oblò, con carico da 5 o 6 chili con dimensioni trai 60 cm di larghezza e 52 di altezza. Valutando tutti i parametri presi in considerazione hanno ottenuto il giudizio “ottimo” due modelli: la Candy GO106 e la Indesit Moon SIXL126 Silver. Le lavatrici prese in considerazione sono tutte di classe A e gran parte presentano la dicitura A+. Come spiega Il Salvagente bisogna distinguere tra l’etichetta obbligatoria che rispetta la normativa europea e quella volontaria di tipo pubblicitario. Nella prima la lettera A è il livello più alto di efficienza energetica. Nella seconda troviamo la dicitura A+: si tratta di una informazione che non può trovarsi nella energy label ma solo sulle comunicazioni commerciali ed è frutto di un accordo volontario dell’industria europea del 2002. In particolare, gli elettrodomestici di classe A sperimentano consumi tra 0,17 e 0,19 Kw per chilo, quelli di classe A+ consumi non superiori a 0,17 kW per chilo.  Il Salvagente stila una classifica anche per quanto riguarda il consumo dell’acqua. La lavatrice più virtuosa risulta essere la Whirlpool AVOD4012 con 44 litri per ciclo. Tra le peggiori la Indesit Moon SIXL126 Silver e la Ariston AQXL 105, entrambe con 65 litri per ciclo.

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Fonte: ecoblog.it