Smog, l’Europa ancora in crisi: migliora meno delle aspettative | Air Quality Report 2014

L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha pubblicato l’ultimo rapporto sulla qualità dell’aria negli Stati membri: Italia tra i peggiori, con record di decessi attribuibili allo smog, assieme a Bulgaria, Romania, Turchia, Polonia e Slovacchia. Gli inquinanti più problematici, il Pm10 e il biossido d’azoto “principalmente a causa del traffico veicolare”381082

Gli inquinanti diminuiscono costantemente da un decennio, ma i risultati raggiunti sul fronte Pm10 biossido d’azoto sono tutt’altro che esaltanti. La Pianura Padana continua a detenere il record delle concentrazioni, e il calo registrato è troppo sottile per ritenere gli abitanti dell’area al sicuro dal punto di vista sanitario. Se da un lato oltre il 90% dei cittadini delle aree metropolitane è esposto a livelli di PM2,5 e Ozono superiori a quelli indicati all’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’altro va ricordato che è proprio il Nord Italia a segnare i picchi più alti, ben oltre la zona limite per la sicurezza. “L’inquinamento atmosferico è ancora troppo alto in Europa – ha commentato il Direttore dell’EEA Hans Bruyninckx – una situazione che genera costi altissimi, su tutti i fronti: per il nostro ecosistema, per l’economia, per la produttività della nostra forza lavoro e, il più grave di tutti, per la salute dei cittadini Europei”.
Tra i Paesi più inquinati troviamo l’area balcanica al completo, gli Stati dell’Europa dell’Est e, unica nel blocco centrale, l’Italia. Per il Pm2.5 in particolare, la classifica vede al primo posto la Bulgaria seguita da PoloniaSlovacchiaCiproRepubblica CecaUngheria,SloveniaTurchia Italia. Ma in campo particolato è ancora il Pm10 a far registrare i dati più allarmanti. Le concentrazioni giornaliere medie si attestano su livelli altissimi nell’area Padana e in buona parte della zona Est-Balcanica già menzionata. In Italia, Polonia e Turchia le medie superano i 75 mcg/m3, contro i 35 previsti da una legge troppo blanda che andrebbe revisionata.
Situazione analoga, se non peggiore, per il biossido d’azoto, prodotto principalmente dai veicoli diesel in costante aumento nel parco mezzi Europeo. E una parziale conferma di questa relazione tra auto ed NO2 è data dalla triade che guida la classifica degli Stati con le concentrazioni più alte d’Europa: la Germania, il Regno Unito e l’Italia, con picchi giornalieri vicini ai 100 mcg/m3.

Morti premature per smog

Con circa 3.370 morti premature all’anno attribuibili allo smog (dati 2011), l’Italia si è guadagnata il triste primato europeo. E’ bene ricordare che sul dato pesa ovviamente l’elevata popolazione italiana. Le altre peggiori in classifica sono infatti Francia, Germania e Spagna, nessuna delle quali tuttavia raggiunge neanche lontanamente il record italiano. (La Germania si ferma a 2300, le altre tutte sotto). “Alla luce di questi dati -ha dichiarato Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – risulta inconcepibile il fatto che la nuova Commissione Europea stia ipotizzando un possibile ritiro del ‘pacchetto sulla qualità dell’aria’, in discussione già da diverso tempo e su cui si era arrivati alla fase finale di approvazione”.

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Fonte: ecodallecitta.it

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Il mare più pulito d’Europa è a Cipro: la classifica delle acque di balneazione EEA

Per L’agenzia Europea dell’Ambiente è a Cipro il mare più pulito d’Europa seguito da Malta (99 % ritenuta eccellente), Croazia (95 %) e Grecia (93 %)

Il mare più pulito d’Europa è a Cipro come risulta dalle analisi microbiologiche eseguire dall’EEA, l’Agenzia Europea dell’ambiente che ha mappato tutte le acque balneabili del Vecchio continente, inclusi laghi e fiumi. Anche nel Lussemburgo la qualità delle acque dei laghi è eccellente mentre per i mari oltre alla già citata Cipro risultano eccellenti le spiagge di Malta, Croazia e Grecia. A cavarsela maluccio ci sono l’Estonia (6%), i Paesi Bassi (5%), Belgio (4%),Francia (3%), Spagna (3 %) e Irlanda (3%) che non ottengono la sufficienza per le loro acque di balneazione. La relazione annuale sulla qualità dell’acqua dall’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) raccoglie la qualità dell’acqua in 22.000 zone di balneazione in tutta l’UE, Svizzera e per la prima volta anche in Albania. A disposizione dei cittadini anche il sito interattivo da consultare per conoscere la balneabilità delle aree di interesse. Le analisi sono svolte dalle autorità locali che prelevano campioni di acqua dalla primavera e per tutta la stagione balneare. Le analisi sono poi valutate con un giudizio che va da eccellente, a buono, a sufficiente a insufficiente. I rating si basano sulla presenza di batteri che indicano l’inquinamento da liquami. C’è da precisare che queste analisi si basano sulla presenza di colibatteri fecali e non considerano la presenza di altri rifiuti o di altri parametri che possono danneggiare l’ambiente. Dalle analisi emerge che i siti di balneazione sono puliti e sicuri per la salute umana mentre i mari d’Europa restano minacciati dai cambiamenti climatici, inquinamento, pesca eccessiva e acidificazione.

Cipro ha il mare più incontaminato d’Europa87811961

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Janez Potočnik il Commissario per l’ambiente ha dichiarato:

E ‘bello che la qualità delle acque di balneazione europee continui a essere di alto livello, ma non possiamo permetterci di essere compiacenti con una risorsa preziosa come l’acqua. Dobbiamo continuare a garantire che sia le acque di balneazione sia l’acqua potabile così come i nostri ecosistemi acquatici siano completamente protetti.

In Europa il 95% dei siti di balneazione ha soddisfatto i requisiti minimi, l’83% è stato definito eccellente e solo il 2% è stato classificato come insufficiente. La percentuale di siti che passano i requisiti minimi nel 2013 sono più o meno le stesse del 2012, tuttavia, la percentuale di siti eccellenti si è incrementata dal 79% del 2012 all’ 83% del 2013. E’ migliorata leggermente la qualità delle acque costiere con l’85% dei siti classificati come eccellente e lo sono tutte le spiagge della Slovenia e Cipro. Nell’entroterra, la qualità delle acque di balneazione sai è abbassata e il Lussemburgo è stato l’unico paese a ricevere eccellente per tutti i suoi siti di balneazione interni con la Danimarca che chiude con il 94% di siti eccellenti. La Germania ha raggiunto questo punteggio superiore al 92% per quasi 2000 siti di balneazione interni.

Hans Bruyninckx , direttore esecutivo dell’EEA ha dichiarato:

In Europa è migliorata negli ultimi due decenni la condizione delle acque di balneazione e non troviamo più quantità elevate di liquami, mentre la grande sfida ci arriva dai carichi di inquinamento di breve termine che si hanno durante forti piogge o inondazioni; ciò perché il sistema fognario non regge e ciò porta i batteri fecali in terreni agricoli, mari e fiumi.

Fonte:  EEA

© Foto Getty Images –

Dimezzate le farfalle dei prati in Europa negli ultimi 20 anni

L’Agenzia europea per l’ambiente EEA annuncia che la popolazione di farfalle si è dimezzata nei campi da pascolo in Europa negli ultimi 20 anniblack-veined-white-aporia-crataegi

Sono drasticamente diminuite tra il 1990 e il 2011 le farfalle in Europa e ciò è stato causato dall’ intensificazione dell’agricoltura e dall’incapacità di gestire adeguatamente gli ecosistemi dei pascoli, come si legge in un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA) che ha esaminato la presenza di 17 specie di farfalle. Il calo del numero delle farfalle dei prati è particolarmente preoccupante, secondo il rapporto, perché questi insetti sono considerati indicatori rappresentativi delle tendenze osservate per la maggior parte degli altri insetti terrestri, che insieme formano circa i due terzi delle specie del mondo. Ciò significa che le farfalle sono utili indicatori di biodiversità e salute generale degli ecosistemi. Le farfalle esaminati nel rapporto includono la Farfalla blu (Polyommatus icarus), che è diminuita in modo significativo, l’Aurora (Anthocharis cardamines), che sembra essere stabile dal 1990, e l’Atteone lineato (Thymelicus Atteone), che mostra un andamento incerto sul ultimi due decenni.

Hans Bruyninckx direttore esecutivo dell’EEA, ha dichiarato:

Questo drammatico declino deve suonare come un campanello d’allarme poiché ciò indica che i pascoli in Europa stanno diminuendo. Se non riusciamo a mantenere questi habitat potremmo perdere molte di queste specie per sempre. Dobbiamo riconoscere l’importanza delle farfalle e di altri insetti impollinatori poiché il lavoro che svolgono è fondamentale sia per gli ecosistemi naturali sia per l’agricoltura.

Perché le farfalle stanno scomparendo?large-skipper-ochlodes-sylvanus

L’intensificarsi dell’agricoltura e i terreni abbandonati sono le due principali cause. L’agricoltura diventa intensiva dove il terreno è piatto e facile da coltivare mentre ampie zone di pascoli sono state abbandonate soprattutto in Europa meridionale e orientale. Sia l’intensificazione sia l’abbandono sono all’origine della perdita delle popolazioni di lepidotteri. L’agricoltura intensiva porta ad avere un suolo uniforme e quasi sterile per la biodiversità e le farfalle sono anche molto vulnerabili ai pesticidi. Di contro i terreni agricoli sono invece abbandonati per ragioni socio-economiche. Quando l’agricoltura è condotta su terreni a bassa produttività porta un piccolo reddito con poco o nessun sostegno da parte della politica agricola comune (PAC). Gli agricoltori dunque preferiscono abbandonare le loro imprese e la terra è lasciata senza cura, il campo resta incolto e presto viene sostituito dalla macchia e dai boschi. In alcune regioni dell’Europa nord-occidentale, le farfalle dei prati si trovano oramai nei cigli stradali,diramazioni ferroviarie, luoghi rocciosi o bagnati, nelle aree urbane e riserve naturali. Le aree che utilizzano sistemi di coltivazione a basso impatto, conosciuti come High Nature Value Farmland sono anche importanti habitat.

Monitoraggio delle farfalle d’Europaorangetip-anthocharis-cardamines-620x350

La relazione si basa sugli indicatori europei relativi alle farfalle dei prati compilati da De Vlinderstichting (Dutch Butterfly Conservation), Butterfly Conservation Europe e Statistics Netherlands con dati del ventennio 1990-2011. L’indicatore riunisce informazioni provenienti da sistemi nazionali di monitoraggio delle farfalle in 19 paesi europei. Migliaia di registratori professionali e volontari addestrati hanno contato farfalle in tutta Europa. Mentre il rapporto è basato su dati 1990-2011, si segnala che in molte zone d’Europa gli attuali cambiamenti nell’uso del suolo iniziarono prima del 1990. Il rapporto suggerisce pertanto che il recente dimezzamento può essere lo sviluppo di un declino che potrebbe rivelarsi molto più ampio. La strategia dell’UE per la biodiversità riconosce il cattivo stato di conservazione dei pascoli che hanno necessità di essere gestiti correttamente, sia all’interno di aree protette Natura 2000 sia su terreni agricoli e un nuovo sistema di pagamenti nell’ambito della politica agricola comune potrebbe contribuire a sostenere una migliore gestione, come suggerisce il rapporto. Dunque le farfalle dei pascoli potrebbero essere usate come misura del successo delle politiche agricole.

Fonte:  EEA

Agenzia Europea dell’ambiente (EEA): nei mari europei aumentano le emissioni di anidride carbonica di circa il 35%.

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Secondo un recente rapporto dell’EEA, il trasporto marittimo contribuisce in modo significativo all’inquinamento dell’aria e al cambiamento climatico a causa della sua dipendenza dai combustibili fossili e del fatto che è uno dei settori meno regolamentati per quanto riguarda le fonti di inquinamento atmosferico, mentre l’inquinamento derivante da questo settore provoca un aumento delle malattie cardiache e respiratorie nell’uomo e danneggia l’ambiente attraverso l’acidificazione e l’eutrofizzazione. Mentre alcuni inquinanti atmosferici sono emessi lontano dalla costa, circa il 70% delle emissioni globali provenienti dalle navi sono emesse entro i 400 km dal litorale, senza contare che alcune sostanze inquinanti possono percorrere centinaia di chilometri nell’atmosfera. Vi è un chiaro legame tra la crescita economica e la circolazione delle merci, così le emissioni da trasporto marittimo cambiano di pari passo con il livello di attività economica, non a caso le emissioni di anidride carbonica (CO2) dovute ai trasporti marittimi internazionali in partenza da porti dell’UE sono aumentate di circa il 35% tra il 1990 e il 2010, così come altri inquinanti chiave hanno avuto un forte aumento nello stesso periodo; tuttavia, la maggior parte dei tipi di emissioni negli ultimi anni hanno iniziato a decrescere probabilmente a causa della recessione economica. Il rilascio di gas serra e di inquinanti atmosferici hanno complesse conseguenze sul clima, infatti mentre i primi hanno un effetto di riscaldamento, i secondi spesso portano al raffreddamento. Dalle ultime ricerche scientifiche sembra emergere che, a livello globale, il raffreddamento prodotto dall’aerosol atmosferico, prevalga sul riscaldamento prodotto dai gas serra. Secondo il rapporto dell’EEA, questo effetto potrebbe essere leggermente ridotto attraverso nuove leggi comunitarie riguardanti il tenore di zolfo dei carburanti delle navi, la cui regolamentazione ha già portato dei benefici grazie all’esistente legislazione dell’UE (Direttiva 2012/33/UE) che impone limiti più severi rispetto agli standard internazionali. Nel 2007 il traffico marittimo nazionale ed internazionale è stato responsabile dell’emissione del 3,3% di anidride carbonica globale (CO2), e circa il 30% di questa viene emessa su rotte che passano attraverso i porti europei. Il rapporto sottolinea che il modo più semplice per tagliare sia l’inquinamento atmosferico sia i gas serra sarebbe puntare su una migliore efficienza del carburante che potrebbe già essere raggiunta se solo le navi riducessero la loro velocità del 10% in modo da ridurre la domanda di energia di circa il 19%. Alcuni compagnie di spedizione sono passate al gas naturale liquido (GNL), che porta all’eliminazione delle emissioni di SO2 e una forte riduzione delle emissioni di NOx e di CO2. L’obiettivo principale della relazione è quello di offrire una panoramica completa sullo stato dell’arte della letteratura scientifica recente, riguardante le emissioni del settore dei trasporti marittimi, affrontando una vasta gamma di argomenti quali:

– la registrazione delle navi, il diritto marittimo internazionale e la legislazione ambientale europea (capitolo 2);
– il monitoraggio e la creazione di modelli previsionali per il consumo di carburante marittimo e le conseguenti emissioni (Capitolo 3);

– le tendenze passate e future degli inquinanti atmosferici e del gas a effetto serra (GHG) da trasporto marittimo (capitolo 4);
– le emissioni da trasporto marittimo e qualità dell’aria (capitolo 5);

– gli impatti sul cambiamento climatico (capitolo 6).

Fonte: EEA

Specie aliene, in Europa cresce l’emergenza

 

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Secondo il rapporto ‘The impacts of invasive alien species in Europe’ pubblicato dall’ Agenzia Europea per l’Ambiente (Eea) le specie aliene introdotte dall’uomo in Europa (volontariamente e non) hanno un impatto fortemente negativo sulle specie autoctone, incapaci fino ad oggi di adattarsi per combattere l’invasione di specie aliene. I dati raccolti e pubblicati dall’Eea dimostrano inoltre che in un numero sempre più crescente di casi le specie esotiche invasive possono anche causare danni alla salute umana e alla società: sarebbero oltre 10mila le specie allotone presenti in Europa, con un tasso di aumento esponenziale e costante. Dalla zanzara tigre al giacinto d’acqua, dalle vongole aliene nel lago Maggiore, all’ambrosia, almeno il 15% delle specie aliene hanno un impatto ecologico negativo. Le specie invasive hanno un fortissimo impatto sull’ecosistema e sull’economia europea: basti pensare che delle 395 specie europee autoctone classificate come in pericolo di estinzione ben 110 sono in pericolo a causa delle specie esotiche invasive con effetti che potrebbero essere devastanti. In primis per gli esseri umani, considerando che uno degli effetti più pericolosi delle specie esotiche invasive è legato alla trasmissione di malattie, come la febbre gialla che viene trasmessa dall’asiatica zanzara tigre. Ma anche il paesaggio ne risente, basti pensare ai danni che il punteruolo rosso ha causato alle palme di mezzo continente (ora fa rotta sull’altra metà):

La comparsa della febbre chikungunya in Nord Italia nel 2007 ha dimostrato la serietà del problema e l’importanza della sfida potrebbe crescere: le proiezioni dei cambiamenti climatici mostrano che la zanzara tigre probabilmente si diffonderà ancora, in particolare nel Mediterraneo, ma anche più a Nord

ha spiegato Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Aea. L’area mediterranea, e in particolare il ponte su questo mare rappresentato dalla penisola italiana, è la più esposta a questo tipo di “invasione”. Questo, congiuntamente ai cambiamenti climatici, sta minando un intero ecosistema: l’invasione dell’Ambrosia dal Nord America, giunta in Europa grazie all’importazione dei mangimi per uccelli, colpisce con i suoi allergeni il 10-15% della popolazione europea, cosa che si aggrava quando l’ambrosia interagisce con gli effetti allergenici di altre piante. C’è l’annoso problema delle cozze zebra, contenute nelle acque si zavorra delle navi ed oggi proliferanti nei laghi di mezz’Europa, del punteruolo rosso, della terribile Vespa velutinanigrithorax che ha devastato gli alveari francesi ostacolando incredibilmente l’impollinazione effettuata dalle api, problemi che l’Eea quantifica in 12 miliardi di euro:

In Italia solo nella provincia di Milano si contano due milioni di euro all’anno di spesa sanitaria per l’allergia causata dall’ambrosia

ha spiegato Piero Genovesi dell’Ispra, coautore del rapporto europeo. Che tipi di soluzione vede l’Europa? Lo ha spiegato il Commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnik, il quale ha parlato sopratutto di prevenzione:

Siamo pronti ad adottare la nuova legislazione nelle prossime settimane. Queste specie saranno identificate con un approccio basato sul rischio: possono avere un impatto potenziale su diversi Stati, oppure sono così dannose da meritare un approccio coordinato. […] Vogliamo avere un solido sistema di allerta e prevenire danni economici, all’ambiente, alla salute: è chiara la necessità di un intervento e questo va riconosciuto ai massimi livelli politici.

Fonte: EEA – Agenzia Europea per l’Ambiente

 

 

KYOTO: l’Italia (forse) centra gli obiettivi 2008-2012

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Secondo il “Dossier Kyoto 2013″ realizzato dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile, l’Italia ha centrato il suo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra, fissato con la firma nel 1997 del Protocollo di Kyoto, arrivando ad una riduzione del 7%.

L’obiettivo minimo per l’Italia corrispondeva ad un abbattimento totale del 6,5%: secondo quanto diffuso dalla Fondazione dunque il Belpaese non solo ha centrato, ma ha superato gli obiettivi minimi: si legge nel Dossier Kyoto che la media di emissioni annue italiane negli ultimi 5 anni si è attestata a 480 milioni di tonnellate (a fronte di un limite di 483 imposto dal protocollo). I prossimi obiettivi di riduzione fissati dalla road map europea sono di 440 milioni di tonnellate di CO2 nel 2020 e di 370 nel 2030.

Tuttavia, solo pochi mesi fa era stata l’Europa, con l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA), a mettere in guardia l’Italia: nonostante l’Unione sia riuscita ad abbattere quasi dell’8% le sue emissioni, i passi in avanti italiani non avevano convinto Bruxelles, che solo nell’ottobre scorso ammoniva l’Italia:

L’Italia non ha ancora comunicato alcun piano concreto riguardo all’acquisto di quote supplementari (Kyoto unit) rispetto a quelle già previste in precedenza. E’ l’unico paese dell’Ue a non aver fornito alcuna informazione sullo stanziamento delle risorse finanziarie.

Si legge rapporto dell’EEA “Greenhouse gas emission trends and projections in Europe 2012“, ove si spiega che l’acquisto dei cosiddetti ‘carbon credit’.

L’obiettivo italiano era di tagliare le emissioni totali del 6,5% rispetto ai rilievi del 1990, da raggiungere come media annuale del periodo 2008-2012; una riduzione che ha riguardato il larghissima parte solo il settore industriale (settore Ets, la cosiddetta “borsa delle emissioni”, cioè quegli impianti che possono acquistare quote di Co2 da altri più virtuosi) mentre le politiche sul settore “non Etf” si sono adagiate sulla speranza che avvenisse il miracolo; ma l’aritmetica e la scienza non sono soggette, pare, a chissà quali interventi divini.

Il rapporto della Fondazione va pertanto preso con le dovute accortezze; secondo il presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi l’incredibile recupero è stato possibile non solo grazie alla crisi economica ma anche e sopratutto grazie alle scelte industriali e produttive fatte.

Il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, dal canto suo, plaude al risultato:

L’aver centrato gli obiettivi di Kyoto è un segnale importante per l’Italia, l’indicazione puntuale che il percorso di decarbonizzazione dell’economia italiana è stato avviato e deve proseguire secondo le linee indicate dal piano nazionale definito dal Governo per raggiungere gli obiettivi già fissati in sede europea al 2020 e al 2030.

si legge sul sito del Ministero dell’Ambiente, ove però non compaiono dichiarazioni sul rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente dell’ottobre scorso.

Fonte: Fondazione Sviluppo Sostenibile

RISCHIO AMBIENTE E SALUTE:Nucleare, OGM, Cellulari, moria delle Api e Nanotecnologia

 

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Rischi per l’ambiente e la salute: nel rapporto EEA Late lessons from early warnings non si parla solo del passato, ma anche delle questioni più scottanti di oggi: nucleare, OGM, telefoni cellulari, pesticidi e nanotecnologie. L’approccio dell’agenzia europea per l’ambiente è ispirato al principio di precauzione. E’ responsabilità dei poteri pubblici e delle aziende valutare i rischi per la salute e non solo cantare acriticamente le lodi per ogni innovazione che arriva sul mercato.  Vediamo ora in brevissima sintesi (l’originale conta 800 pagine!) cosa dice il rapporto sulle questioni emergenti.

 

 Centrali nucleari. Secondo gli esperti, le catastrofi di Chernobyl e Fukushima mostrano che la valutazione della probabilità di un grave incidente nucleare è attualmente sottovalutata, perché basata su assunzioni preconcette che non tengono conto di tutti i possibili fattori (errore umano, terremoto, atto terroristico).  E’ inoltre fondamentale un follow up scrupoloso delle popolazioni nelle aree colpite, visto che i danni alla salute si possono manifestare anche in un arco di quarant’anni.

 

OGM e agricoltura biologica: due approcci opposti. I raccolti da organismi geneticamente modificati sono pensati per monocolture a elevato input idrico ed energetico: sono altamente produttive (1), ma largamente insostenibili per la dipendenza da fonti non rinnovabili. Il sistema di proprietà intellettuale dei diritti riduce inoltre il potenziale di innovazione.

 

I metodi scientifici dell’agricoltura biologia sono per loro natura più partecipativi e pensati per valorizzare il ruolo multifunzionale dell’agricoltura nel produrre cibo, migliorare la biodiversità e i servizi dell’ecosistema e provvedere lavoro e sicurezza per le comunità locali. Per avere successo devono però avere un maggiore range di incentivi e di quadri normativi di supporto.

 

Telefoni cellulari e rischi per il cervello. L’International Agency for Research on Cancer dell’OMS ha classificato i campi elettromagnetici emessi dai telefoni mobili nel gruppo 2B come “possibili carcinogeni umani”. Anche se l’insorgenza di patologie dipende da una molteplicità di fattori, secondo l’EEA i governi e men che meno le aziende produttrici hanno preso sul serio questi avvertimenti. I benefici delle comunicazioni mobili devono associarsi ad una maggiore percezione del rischio per la salute.

 

Pesticidi e morte delle api. Da oltre un decennio si conosce il legame tra i pesticidi neonicotinoidi usati per la concia dei semi e la morte di massa delle api, eppure al legislazione è ancora carente nel proteggere una specie fondamentale per il suo servizio naturale di impollinazione. L’EEA osserva giustamente che il lavoro degli scienziati deve essere valutato per il loro merito scientifico e non sulle conseguenze per le aziende VIP della chimica.

 

Nanotecnologia. Mentre si prospettano miracoli da questa ultima nata tra le discipline scientifico-tecniche, non si valutano ancora con sufficiente attenzione i rischi che potrebbero insorgere dallo spostamento di questa tecnologia “dai lavoratori al mercato”. Occorre per questo integrare preoccupazioni ambientali e sanitarie nella progettazione dei nanodispositivi.

 

(1) In realtà, la tanto decantata maggiore resa degli OGM non corrisponde a realtà come nel caso ben documentato della soia.

 

Fonte:ecoblog