Orto in Condotta di Slow Food: l’esempio della Scuola primaria Nino Costa a Torino

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Orto in Condotta è un progetto di educazione alimentare e ambientale di Slow Food dedicato alle scuole. Coinvolge genitori, produttori locali, insegnanti e nonni, uniti nell’obiettivo di condurre e accompagnare i bambini alla scoperta della vita e del piacere del cibo. L’esempio della Scuola primaria “Nino Costa – I.c. San Mauro Torinese” di Torino. Il progetto Orto in Condotta di Slow Flood prende avvio in Italia nel 2004 e nel corso degli anni è diventato lo strumento principale dell’Organizzazione per le attività di educazione ambientale e alimentare nelle scuole. Ispirato al primo school garden di Berkeley, California, coinvolge genitori, nonni, insegnanti, bambini e produttori locali in numerosi percorsi volti a creare una comunità dell’apprendimento, per la trasmissione alle giovani generazioni dei saperi legati alla cultura del cibo e alla salvaguardia dell’ambiente.orto-in-condotta-slow-food-torino-1518510315

La rete italiana delle scuole aderenti al programma è ormai vastissima, con oltre cinquecento orti realizzati in tutta Italia. Una delle scuole aderenti al programma è la Scuola primaria “Nino Costa – I.c. San Mauro Torinese” di Torino, che ha aderito al progetto Orto in Condotta con una particolare iniziativa: la scuola, con l’obiettivo di rafforzare la coscienza co-produttiva dei bambini, ha infatti aderito ad alcune feste locali e tra i banchetti dei produttori locali c’erano anche i prodotti dell’orto realizzato dagli alunni a scuola: i prodotti sono andati letteralmente a ruba, per la gioia dei piccoli produttori.  All’interno dell’Istituto gli insegnanti hanno deciso di lavorare sodo per fare in modo che i bambini conoscano attivamente il mondo del cibo, degli orti e della natura, grazie anche alla preziosa collaborazione dei nonni dei bambini che collaborano affinchè essi possano rastrellare, seminare, innaffiare e alla fine raccogliere i prodotti.
Le piantagioni sono in parte coltivate all’aperto (le numerose erbe aromatiche, i piselli, i fagiolini, rucola, insalata, ravanelli) e in parte in serra. I piccoli studenti hanno inoltre costruito dei semenzai, organizzato dei laboratori del gusto con i prodotti dell’orto e si sono presi cura di una piantina ciascuno, seguendone la crescita.
Uno degli obiettivi che si pone la scuola è quello di coltivare e recuperare alberi da frutto dimenticati come il giuggiolo, l’azzeruolo e il sorbo, così come alcuni fiori.orto-in-condotta-slow-food-torino-1518510340

Per quanto riguarda la regione Piemonte, sono attualmente settantatrè gli istituti che hanno deciso di collaborare al programma Orto in Condotta, e le varie attività delle scuole si pongono tutte l’obiettivo comune di condurre e accompagnare i piccoli studenti alla scoperta della vita, del piacere del cibo, del rispetto della natura e di chi la coltiva.

Foto copertina
Autore: Slow Food Italia

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/orto-in-condotta-slow-food-torino/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Fa’ la cosa giusta 2013, racconto di due giorni in fiera

Da 10 anni Terre di Mezzo organizza ‘Fa’ la cosa giusta’, fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Un appuntamento cresciuto nel tempo e nello spazio ma che mantiene i suoi valori: suggerire buone pratiche, far incontrare aziende virtuose e consumatori consapevoli, dar voce a realtà spesso invisibili e offrire occasioni culturali.

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Lo stand è pieno, le sedie (in cartone) sono tutte occupate. La nutrizionista brasiliana ci mostra carote, zucche, banane e ci dice che non si butta niente, né bucce né gambi né foglie o semi. E ce lo dimostra preparando una Torta del Brasile, giallo-verde per l’appunto: uno strato di impasto a base di zucca cucinata con la buccia e l’altro a base di foglie e gambi di cavoli. Poi ce la faranno anche assaggiare, ma nel frattempo ci spiegano che Cuzinha Brasil è uno dei progetti del SESI (Servizio sociale dell’industria), istituzione brasiliana che propone progetti sociali per i lavoratori e che è presente in fiera con due di queste iniziative: la Cucina Brasile promuove una metodologia di educazione alimentare che coniuga salute e risparmio (riducendo gli sprechi), mentre il Viravida è un programma di contrasto alla violenza sessuale su bambini e giovani.  Iniziano così i miei giorni a Fa’ la cosa giusta!, una fiera che non è solo un mercato ma anche l’occasione per conoscere iniziative e realtà lontane o poco visibili, per imparare, incontrare, divertirsi. Infatti, oltre a offrire più di 700 stand divisi in aree tematiche, presenta un calendario fitto di appuntamenti culturali fra incontri, laboratori, spettacoli. Già gli stessi acquisti possono essere opportunità interessanti perché, mentre decidi se comprare una collana o una borsa in plastica riciclata, conosci Boubacar Faty, un ragazzo della Guinea cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato e che lavora insieme a un’altra decina di ragazzi come lui per la REFUGEE scART, un progetto della Spiral Foundation Onlus che mira al sostegno dei rifugiati in Italia. In un anno e mezzo hanno già riciclato più di cinque tonnellate di plastica, dando una mano alla tutela ecologica della città di Roma e offrendo opportunità di lavoro creativo

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Al laboratorio di cosmetica organizzato da DeA byDay imparo come fare in casa un gel esfoliante per il corpo, uno struccante bifasico e una maschera per il viso antiossidante utilizzando prodotti naturali. Dopo essermi assicurata la salute della pelle, è il momento di pensare allo stomaco con un bel laboratorio di cucina: quello offerto da Vegolosi è solo una delle tante proposte. Vegolosi è un nuovo magazine online di cucina vegetariana, vegana e naturale e lo chef Cristiano ci mostra quanto sia facile preparare dei fantastici muffin vegani alle mele (senza uova, latte, zucchero o burro). Vedo che anche i non vegani presenti al laboratorio apprezzano molto il risultato! Continuo a gironzolare per gli stand e avrei proprio voglia di provare uno scooter elettrico (quest’anno la sezione speciale è dedicata alla mobilità sostenibile) ma non mi fido della mia – ahimé – scarsa esperienza sulle due ruote, così mi limito a guardare con invidia giovanissimi centauri che provano i mezzi e poi mi avvio con maggiore baldanza verso la sezione turismo consapevole, dove comincio a sognare il mio prossimo viaggio. Potrei andare in Albania, Viaggisolidali insieme all’Ente del turismo albanese sta giustappunto presentando il suo itinerario per il mese di agosto. Uno spazio della fiera è dedicato alle iniziative dal carcere e, mentre assaggio i deliziosi baci di dama prodotti dalla Banda Biscotti nelle carceri di Verbania e Saluzzo e le profumate paste di mandorla Dolci Evasioni del carcere di Siracusa, mi faccio un po’ raccontare le esperienze – e le fatiche – di queste iniziative. È proprio una fortuna che esistano direttori intraprendenti e coraggiosi che credono davvero nella possibilità di riabilitazione sociale dei detenuti e investono nella loro formazione professionale.

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La sorpresa più divertente della fiera è senz’altro la carta prodotta con cacca di elefante. Proprio così, la cacca. Lungi dall’essere solo un – evidentissimo – materiale di scarto, in Sri Lanka qualcuno ha intuito che poteva essere anche materia prima per produrre carta a impatto ambientale zero, ma soprattutto il tramite grazie al quale salvare gli elefanti (uccisi per l’avorio e perché danneggiano le colture) e contribuire all’economia del paese. Così è nato il progetto Maximus con la sua “carta della pace”. Basti sapere che per ogni 10 chili di cacca si producono 120 fogli di carta 28×32. In Italia, questo tipo di carta e tutti gli oggetti con essa creati si possono trovare nelle botteghe del commercio equo e solidali rifornite dalla cooperativa sociale Vagamondi, che la importa dallo Sri Lanka e la distribuisce. E se si avvicina l’ora del tè? Basta sedersi sul tappeto dello spazio della Cisl insieme ad altre donne italiane e pakistane in occasione dell’incontro Un tè al femminile, dove parliamo di donne e culture, beviamo il tè pakistano e mangiamo una torta (anch’essa pakistana). Vado via con un bellissimo disegno all’hennè sulla mano. Poi mi fermo per una raccolta firme presso lo stand della Cgil: il sindacato vuole proporre una legge di iniziativa popolare che riguarda le aziende sequestrate e confiscate alle mafie, per evitare che falliscano trascinando con sé lavoratori e indotto. Sembra che al momento il 90% delle aziende sottratte alla criminalità fallisca, restando abbandonate a se stesse. Questo, ovviamente, penalizza ulteriormente i territori e le popolazioni. Aderisco all’iniziativa Io riattivo il lavoro e lascio la mia firma.

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Ho ancora tempo, così osservo la corretta potatura di un albero, assaggio degli ‘straccetti di muscolo di grano’ saltati in padella, mi faccio tentare all’acquisto da un bellissimo paio di scarpe prodotte senza derivati di origine animale, guardo un gruppo di bambini correre in bici a Bicilandia (percorso urbano simulato di educazione stradale), scopro che è appena nato il primo portale italiano per il noleggio tra privati (www.locloc.it). Mi fermo per un AperiVivo con buffet crudista allietato dagli aFIORIsmi di Fulvio Fiori, tratti dal libro “Umorismo zen”. La mostra di Corvo Rosso Magazine No al silenzio! Basta violenza sulle donne mi riporta a questo tema, così attuale mediaticamente ma certo non nuovo (e che ha visto in fiera una serie di incontri e iniziative durante tutto il weekend). Così assisto anche al breve percorso multimediale Non è amore, organizzato dalla Caritas Ambrosiana: un video e delle foto per capire che certi atteggiamenti e situazioni non sono, appunto, amore. La stessa Caritas ha anche organizzato il convegno Intorno al maltrattamento: le parole per raccontare, spiegare, tutelare. A volte le storie di violenza finiscono bene, come racconta – e canta – lo spettacolo Camminare scalza, un bicchiere d’acqua e la primavera, basato sulla vera storia di una donna che è riuscita a dire basta a un marito violento. Una voce narrante, quattro musicisti e una cantante, Marina Puglia. È domenica sera e alla fiera non posso chiedere di più.

Fonte: il cambiamento

Pensare come le Montagne

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