Filosofia e pratica del cappotto

Risparmio energetico, vantaggi economici e confort abitativo: come e perché scegliere il cappotto ecologico per la propria abitazione 10

che lo garantiscono una decina di anni, e inoltre, tutti i componenti e materiali sono marchiati e certificati e devono essere posati a regola d’arte. Vengono usati il collante-rasante per l’incollaggio dei pannelli isolanti alla struttura di supporto e per la formazione del primo strato di intonaco rinforzato con una rete in fibra di vetro o materiali naturali, eventualmente un primer quale prima protezione dell’intonaco rinforzato e a completare, la mano di finitura con rivestimento continuo sottile a protezione dell’intero sistema dagli agenti atmosferici. Spesso i pannelli, oltre a essere incollati al supporto, vengono tassellati alla struttura, si utilizzano profili metallici

“Il cappotto permette di isolare senza discontinuità gli ambienti riscaldati (abitati) dal freddo e dal caldo, migliorando sensibilmente il comfort abitativo” Shutterstock: Copyright: Jakub Krechowicz

o plastici leggeri per le modanature verticali od orizzontali e sigillanti per i giunti degli infissi. È necessario, inoltre, utilizzare elementi speciali di polipropilene con struttura alveolare o in schiuma poliuretanica per evitare ponti termici e danni al cappotto per il fissaggio di veneziane e persiane, balconi, arcarecci di tettoie ecc. L’installazione del sistema richiede molta attenzione alle istruzioni della sequenza di montaggio che si possono trovare esposte nelle schede tecniche e di applicazione dei diversi produttori di materiali, oppure nel manuale per l’applicazione del sistema a cappotto a cura del Consorzio citato. Le attrezzature necessarie sono quelle usualmente richieste per l’applicazione degli intonaci tradizionali. Si tratta di studiare in fase di progettazione i dettagli tecnici esecutivi per risolvere particolari nodi costruttivi e di privilegiare sistemi di isolamento caratterizzati da parametri ecologici in linea con una costruzione compatibile nel rispetto dei princìpi di ecosostenibilità. 11

La scelta del materiale

Il tipo di sistema da utilizzare dipende da tanti fattori e come sempre non esiste una sola ricetta. Tenendo presente quanto si è consigliato nella scelta di materie prime riciclabili e a basso impatto ambientale, è possibile scegliere tra una vasta gamma di soluzioni che prevedono sostanzialmente due tipi di lavorazioni: la posa di pannelli e il riempimento di intercapedini. I pannelli in fibra di legno godono di un’alta inerzia termica a differenza di altri materiali artificiali, cioè cambiano lentamente la temperatura in risposta alla variazione della temperatura esterna o interna e, di conseguenza, hanno uno sfasamento maggiore (il tempo impiegato dall’onda termica per arrivare all’interno dell’edificio). La fibra di legno è consigliabile quindi anche dove fa caldo e come coibentazione del tetto. Ci sono anche pannelli a base di idrati di silicato di calcio che uniscono le caratteristiche ecologiche ai vantaggi di un isolante massiccio completamente minerale. Nel caso di intercapedini da riempire, un ottimo materiale riciclato risulta essere la fibra di cellulosa proveniente da carta di giornale selezionata e trattata con sali di boro.

Perché isolare con il cappotto?

Gli obiettivi sono molteplici: risparmio energetico e vantaggi economici, termici, strutturali e di durata nel tempo. Il cappotto permette di isolare senza discontinuità gli ambienti riscaldati (abitati) dal freddo e dal caldo, migliorando sensibilmente il comfort abitativo, protegge le facciate e quindi la struttura degli edifici dagli agenti atmosferici. Il sistema a “cappotto” serve per isolare in modo sicuro e continuo pareti costituite anche da materiali diversi, la cui diversità può riguardare il comportamento alle sollecitazioni termiche, le caratteristiche meccaniche, la conformazione superficiale; pensiamo ad esempio alle strutture in cemento armato e laterizio. La muratura protetta dal cappotto viene posta in condizioni termiche e igrometriche stazionarie, nonostante grandi differenze di temperatura e/o umidità tra l’esterno e  l’interno abitativo ed è possibile eliminare la causa  di crepe, infiltrazioni, muffe, fastidiosi moti convettivi interni ai locali e di conseguenza anche i ponti termici, attraverso i quali parte del calore viene disperso. Con l’installazione del sistema a “cappotto” tutti questi fenomeni vengono annullati o comunque fortemente attenuati. Inoltre le stesse murature non dissipando più il calore all’esterno, svolgendo l’importante funzione di volano termico, ovvero di una massa temperata uniforme nelle diverse stagioni e condizioni atmosferiche. A questo proposito si tenga presente che il12

sistema a cappotto lavora in maniera unitaria sull’involucro dell’edificio e sul concetto di riscaldare le superfici piuttosto che l’aria.  La continuità della coibentazione dovrebbe riguardare anche la qualità e la corretta posa degli infissi, nonché l’isolamento delle superfici orizzontali, quali solaio e tetto. Altra funzione fondamentale del cappotto è che esso permette di razionalizzare l’uso del combustibile liquido, solido o gassoso che sia, riducendone l’impiego. Il conseguente risparmio in bolletta aumenta indirettamente le finanze familiari disponibili e, non da ultimo, permette di ridurre le immissioni inquinanti nell’atmosfera. Per fare un esempio, un’abitazione  tipo non isolata, disperde circa l’80% di calore attraverso le diverse superfici non coibentate: è come se a fronte  di una spesa annuale per il riscaldamento di 3000 euro annui, disperdessimo 2400 euro!

Marta Dina Renata Carugati: Architetto, collabora con l’Associazione PAEA – Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente (paea.it).

fonte: viviconsapevole

Vivere in una casa di legno: costruire un sogno partendo da zero

È stata realizzata in Friuli Venezia Giulia la “Casa di Legno Ecosostenibile”, il primo edificio al mondo, ad uso residenziale, ad aver ottenuto il prestigioso Certificato di Progetto PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification). Per saperne di più abbiamo intervistato l’ingegner Samuele Giacometti, ideatore del progetto.

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In Friuli Venezia Giulia, a Sostasio di Prato Carnico (Udine) nel cuore della Carnia, si trova la “Casa di Legno Ecosostenibile”: il primo edificio al mondo, ad uso residenziale, ad aver ottenuto il prestigioso Certificato di Progetto PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification). La casa, infatti, è stata realizzata con legno interamente locale, proveniente dalle foreste della Val Pesarina, gestite in modo sostenibile secondo i parametri stabiliti dal PEFC. Si tratta di un esempio concreto e virtuoso di salvaguardia dell’ambiente e dell’economia locale. L’edificio, ideato e realizzato dall’ingegnere friulano Samuele Giacometti, è fatto interamente di legno e non è solo una casa salubre, a scarso impatto ambientale e con ridotti costi di gestione, ma è anche una casa bella da vivere, perché piacevole alla vista, al tatto, all’olfatto e all’udito. Samuele è riuscito a tramutare in realtà quello che all’inizio era solo un sogno: vivere con la sua famiglia in una casa di legno. Ma, al tempo stesso, ha realizzato un esempio concreto e replicabile di tutela dell’ambiente e dell’economia locale. Samuele Giacometti è anche il fondatore di “SaDiLegno”, l’impresa che ne ha permesso la costruzione, passando attraverso l’esperienza delle imprese e degli artigiani della valle. Il progetto “SaDiLegno” è la dimostrazione concreta di com’è possibile plasmare gli oggetti che produciamo e l’uso che ne facciamo in armonia con la nostra vita e con quella delle generazioni future. La costruzione è partita da 43 alberi della Val Pesarina o, meglio, da 43 legno-pianta, selezionati e tagliati dall’Amministrazione Frazionale di Pesariis secondo gli standard del PEFC, è passata attraverso imprese e artigiani della stessa Val Pesarina, i veri protagonisti dell’intera filiera di trasformazione del legno da pianta a casa (arredamento compreso) ed è culminato con l’abitazione finita. La “Casa di Legno Ecosostenibile” è la sintesi di un progetto di vita nel quale confluiscono innovazione e sapere tradizionale, corretta gestione dei boschi e contenimento dei cambiamenti climatici, etica e sviluppo locale. Per questo Samuele ha deciso di raccontare la sua avventura in un libro, dal titolo “Come ho costruito la mia casa di legno”, nel quale spiega come passare “dalla teoria alla pratica” e dar vita ad un sogno che è alla portata di tutti. Abbiamo rivolto a Samuele alcune domande, chiedendogli di parlarci del suo sogno e della sua esperienza.

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“La casa è situata in Val Pesarina (Udine) a 700 m slm, dove l’inverno è lungo e freddo”, racconta Samuele. “Abbiamo iniziato il terzo anno di vita al suo interno ed ora possiamo dire che il guadagno annuo generato dalla casa ammonta a circa 1.000 euro. Avete capito bene, la nostra casa non genera costi aggiuntivi ma trasforma i costi sostenuti per costruirla, in investimento. L’edificio è certificato CasaClima B+, ha vinto nel 2010 il CasaClima Award ed è il primo al mondo, ad uso residenziale, ad aver ottenuto il Certificato di Progetto PEFC. Il tetto fotovoltaico ha una potenza pari a 4 kW di picco. Lo scorso anno, abbiamo immesso nella rete elettrica 51 kWh in più di quelli prelevati. L’unica fonte di calore è la cucina a legna, che brucia poco più di 20 quintali di legna all’anno per mantenere 156 mq di superficie calpestabile, su due piani, ad una temperatura media di 19°C”. “Parlando di CO2”, ci spiega, “la vita famigliare all’interno della casa produce ogni anno circa 300 kgCO2 (Fonte: Certificato energetico CasaClima) equivalente alle emissioni di un’automobile di piccola cilindrata a GPL, che percorre circa 3.000 km. Si tenga presente che 130 milioni di abitazioni come la nostra, abitate da 650 milioni di abitanti come noi, produrrebbero le stesse emissioni di CO2 che sono state prodotte, nel 2010, dall’uso degli edifici residenziali di New York, che è abitata da circa 8 milioni di persone (Fonte:CarbonVisuals)”. Aggiungo che, dal 6 marzo 2013, si può anche parlare di un vero e proprio ‘tesoretto’ della Casa di Legno. A Sauris (Udine) è stato, infatti, firmato il primo Contratto, in Italia, di crediti di carbonio locali da prodotti legnosi. Tutto ciò è stato possibile grazie al progetto Carbomark, a SaDiLegno ed ai fratelli Gianni e Michele Petris dell’impresa Vivere nel Legno. In totale sono 46 le tonnellate di crediti di anidrite carbonica (CO2) che il Carbomark riconosce ai 68 m³ di legno strutturale presenti nella nostra abitazione. Oggetto del Contratto sono le 10 tonnellate di CO2 che vengono acquistate dall’impresa Vivere nel Legno, al prezzo di 1000,00 €, a parziale compensazione delle proprie emissioni. Delle restanti 36 tonnellate di CO2, solo 20 rimarranno in vendita sul mercato volontario, mentre le rimanenti 16 andranno a coprire il ridottissimo impatto ambientale che genererà la nostra famiglia vivendo la casa di legno per i prossimi 50 anni”.

Come e quando nasce il progetto SaDiLegno?

Il progetto SaDiLegno nasce nel 2007 per rispondere alla domanda “cosa è per me il legno?”. Questa è la prima domanda che mi sono fatto quando ho pensato che sarebbe stato bello vivere in una casa di legno insieme alla mia famiglia, mia moglie Sarah ed i nostri tre figli: Diego, Diana e Pablo. L’esperienza vissuta”, continua Samuele, “mi ha permesso di mettere a punto il “Metodo SaDiLegno” che il PEFC International ha presentato lo scorso anno a RIO+20, come reale esempio di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Oggi, questo metodo rappresenta la base su cui sta nascendo la prima Rete d’Imprese della filiera Foresta-Legno in alta Carnia (Udine), nel cuore delle Dolomiti Friulane. Una rete che intende valorizzare quelle imprese che ancora vivono ed operano nelle immediate vicinanze di quei boschi, così ricchi di materia prima legno, ma troppo poco utilizzati.

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Termini come “ecologia, sostenibilità, green economy, km zero”, oltre ad essere di gran moda, spesso vengono utilizzati a sproposito. Lei cosa ne pensa?

La cosiddetta “green economy”, dal mio punto di vista, fa un uso spropositato di questi termini proprio perché carente di contenuti. Dove è il “verde” in un’economia che permette, in uno stesso edificio, l’installazione a SUD di un impianto solare termico e ad EST di un impianto fotovoltaico? E cosa dire delle distese di pannelli fotovoltaici su vaste aree agricole? Questi sono alcuni dei “mostri” generati dalla green economy. Ma veniamo al legno, oggi è sufficiente costruire un oggetto qualsiasi con questa straordinaria materia prima per farlo diventare, automaticamente, ecosostenibile. Poi, però, si scopre che ditte austriache comprano boschi friulani, tagliano le piante, trasportano i tronchi in Austria, producono tavole e travi vendute all’industria del legno italiana che, quale maggiore esportatore di prodotti finiti di legno in Europa, molto probabilmente rivenderà quell’oggetto, fatto di legno italiano, al vicino mercato Austriaco amante del Made in Italy. Tutto ciò è sostenibile?”

Qual è, invece, secondo lei, il modo più corretto per affrontare la questione dell’ecosostenibilità, soprattutto a livello produttivo-economico e riuscire davvero a consegnare alle generazioni future un ambiente salubre?

Aprendo il vocabolario della lingua italiana, in corrispondenza del termine ‘sostenibilità’ (usato nel nome del mio edificio: “Casa di legno eco-sostenibile”), leggo: “…possibilità di essere mantenuto o protratto con sollecitudine ed impegno o di essere difeso e convalidato con argomenti probanti e persuasivi”. In un campo d’intervento così vasto soltanto l’individuazione e la collocazione di limiti possono garantire l’efficacia dell’intervento. Ecco perché SaDiLegno ha scelto di impegnarsi nella difesa e nella convalida, con argomenti probanti e persuasivi, della sostenibilità del legno trasformato, da bosco a casa, all’interno di un Anello della Sostenibilità che ha un raggio di 12 km e il suo centro nei boschi di provenienza delle 43 legno-pianta impiegate nell’edificio stesso. Viene lasciata, invece, ad altri la difesa della sostenibilità sulla gestione dei boschi di provenienza del legname (Standard PEFC) e quella dell’abitazione (Standard dell’Agenzia CasaClima).

Per quanto riguarda il ‘km zero’ sono profondamente contrario a questo mito, perché annulla uno spazio fino a renderlo un punto che non può contenere né l’ambiente, né la società e l’economia. Ambiente, economia e società sono, invece, i pilastri del concetto di sostenibilità. Ridurre a ‘km zero’ un contesto così complesso significa, quindi, rinunciare in partenza alla sostenibilità e alla sua valutazione. Non trovate, quindi, che sia più stimolante e corretto parlare di “Casa di legno ecosostenibile a Km 12”? Da questo tipo di approccio è nata la collaborazione con l’ENEA di Bologna e con la dott.ssa Tamara Giacometti che, grazie al suo lavoro di tesi magistrale, ha dimostrato la sostenibilità ambientale del legno utilizzato nel progetto SaDiLegno, sulla base di dati quantitativi e mediante un approccio scientifico rivolto all’intero Ciclo di Vita (Lyfe Cycle Assessment).

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L’impatto generato sul cambiamento climatico ammonta a 52.000 kg CO2eq. Mediante appositi scenari di confronto, simulando la provenienza del legname da una distanza di circa 1.000 km, risulta evidente – per il progetto SaDiLegno – un beneficio ambientale pari al 20%. Questo valore, particolarmente significativo, è in linea con gli obiettivi del “Pacchetto clima ed energia” (Piano 20-20-20), approvato dalla Comunità Europea. In termini socio-economici, infine, vorrei sottolineare il fatto che trasformare le 43 legno-pianta della Val Pesarina nella nostra casa (arredamento compreso) ha generato un fatturato di 90.000 Euro. Risulta, quindi, evidente la valorizzazione della materia prima legno e delle imprese che ancora sono in grado di trasformarla all’interno di quell’Anello della Sostenibilità a km 12.

A suo avviso, quali sono i maggiori ostacoli ad un cambiamento virtuoso in tal senso nel nostro Paese? Cosa potrebbe fare, da subito e in concreto, la politica per agevolare un cambiamento virtuoso di paradigma economico?

Leggere e riflettere sul contenuto di questo articolo, credo, sia un buon inizio per tutti. Una buona pratica, dovendo acquistare un oggetto di legno, sarebbe fare le seguenti domande al venditore che propone l’acquisto:

1) Da dove viene il legno?

2) Quando è stata abbattuta la pianta di origine?

3) Quali trattamenti ha subito il legno per essere trasformato da pianta ad oggetto finito?

Dalle risposte ricevute sarà possibile capire quanto “sa di legno” l’oggetto che state per acquistare ed il suo grado di sostenibilità ambientale e socio-economica”. Infine, l’ingegner Giacometti si congeda con una citazione, sulla quale invita tutti i lettori a riflettere: “Se vuoi costruire una nave non devi, per prima cosa, affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma, invece, prima risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete, si metteranno subito al lavoro per costruire la nave” (Antoine-Marie-Roger de Saint-Exupéry).

Fonte: il cambiamento

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COIBENTAZIONE DEL TETTO

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La coibentazione del tetto consiste nell’isolamento termico del tetto al fine di contenere le perdite di calore che si disperde al di fuori di un edificio attraverso la copertura esterna. Gli interventi volti al miglioramento dell’isolamento termico delle coperture sono generalmente affidati ad un materiale isolante o ad un sistema aggiuntivo. Gli interventi per la coibentazione del tetto si distinguono in due categorie: copertura a falde inclinate oppure copertura piana.

Vantaggi della coibentazione del tetto

Il tetto è un elemento che potenzialmente può disperdere molto calore. Tuttavia isolarlo è un’operazione semplice che può essere realizzata contestualmente agli interventi di manutenzione, oppure quando si installano pannelli solari termici o fotovoltaici. Un intervento di isolamento del tetto accompagnato da un’adeguata regolazione dell’impianto di riscaldamento conduce a risparmi energetici ed economici ancora maggiori.

Opzioni tecniche alternative

Ecco di seguito la descrizione degli interventi più comuni per l’isolamento del tetto:

copertura a falde inclinate sottotetto abitabile:

l’isolante (polistirene espanso o poliuretano) viene applicato direttamente sulla struttura delle falde del tetto (che può essere in listelli di legno, ferro, o travetti prefabbricati);

copertura a falde inclinate sottotetto non abitabile:

l’intervento consiste nell’isolamento termico dell’ultima soletta, effettuato sul lato esterno. Il sistema consiste nella posa in opera “a secco”, sull’esterno della soletta pulita, di uno strato di barriera al vapore, costituita da fogli di polietilene. Successivamente è collocato lo strato isolante, senza alcuna protezione superiore. Sono usati isolanti in granuli e fibre minerali in feltro;

copertura piana con isolante interno:

l’intervento prevede la coibentazione del solaio dall’interno tramite la posa in opera di pannelli isolanti, in genere già finiti e solo da tinteggiare, da incollare sull’intradosso della soletta. In altri casi si utilizza un pacchetto costituito da componente isolante e gesso rivestito con alluminio. Lo spessore dei pannelli è definito in base alle dispersioni termiche della copertura, ma comunque non è mai inferiore a 2 cm;

copertura piana con isolante esterno:

l’intervento prevede l’applicazione al di sopra della struttura esistente di un nuovo strato isolante, di un nuovo manto impermeabile e, infine, di una protezione del manto stesso (che può essere in ghiaia ed argilla espansa se il manto non è praticabile, oppure pavimentazione se è praticabile). L’isolante impiegato deve essere impermeabile all’acqua, avere un basso coefficiente di dilatazione al calore e una buona resistenza meccanica. Possono essere impiegati isolanti quali polistirene estruso e vetro cellulare.

Serramenti

Verifica della tenuta dei serramenti

Le infiltrazioni provenienti dalle finestre comportano degli eccessivi rinnovi d’aria, con le relative dispersioni di calore. E’ poi buona norma controllare le guarnizioni che si trovano sulle battute delle ante e se si hanno vecchi modelli di serramenti che non hanno guarnizioni è consigliato provvedere all’installazione. Piccole infiltrazioni d’aria dal telaio possono essere eliminate attraverso l’uso del silicone.

Isolamento delle superfici vetrate

Se le finestre hanno un solo vetro si può sostituire il singolo vetro con un doppio vetro (se risulta possibile), aggiungere un secondo serramento (dietro o davanti a quello vecchio), sostituire tutto il serramento con uno nuovo (con vetrocamera), applicare tendaggi pesanti davanti alle finestre (non davanti ai termosifoni), installare una pellicola solare riflettente sulle superfici dei vetri delle finestre. La pellicola oltre a consentire di stare più caldi in inverno e più freschi in estate, permette anche di avere privacy durante le ore diurne, trattiene le schegge in caso di frantumazione del vetro ed evita anche il passaggio della radiazione ultravioletta.

Cassonetto

Bisogna controllare anche le dispersioni di calore dal cassonetto e questo perchè è uno dei punti di notevole dispersione di calore (anche perchè molto spesso non è isolato). Aggiungere isolante è un intervento molto semplice e poco costoso, dove c’è spazio sufficiente si può applicare almeno 2cm di pannello isolante.

Fonte: web