Risparmio energetico col cappotto verde dell’ENEA

L’ente di ricerca italiano sperimenta un cappotto termico per edifici fatto di piante rampicanti. Ecco come funziona.http _media.ecoblog.it_3_3c9_risparmio-energetico-cappotto-verde-enea

Che il cappotto termico per gli edifici sia una soluzione efficace per ridurre drasticamente i consumi di energia per il riscaldamento e il raffreddamento domestico è ormai cosa nota tra i professionisti del risparmio energetico. Che il cappotto si possa fare con un giardino verticale, invece che con pannelli isolanti, è invece la nuova frontiera della ricerca.

Da alcuni anni, infatti, vari enti di ricerca e società private stanno sperimentando i risparmi in termini energetici derivanti dalla copertura a verde delle mura perimetrali degli edifici. Tra queste sperimentazioni c’è anche quella dell’ENEA, l’ente pubblico italiano che guida la ricerca in fatto di energia e risparmio energetico. La sfida è trovare piante che crescano bene, in fretta e con pochissima manutenzione su strutture poste non a contatto con l’edificio ma leggermente staccate dalle pareti. Queste piante, inoltre, devono consumare poca acqua e non devono attirare zanzare, insetti fastidiosi o nocivi, topi o altre specie infestanti che potrebbero causare problemi agli inquilini. Ma quanto si può risparmiare, in termini di energia, con una copertura verde del genere? Abbastanza: l’ENEA stima una diminuzione dei consumi del 15% e un abbattimento del 40% degli scambi termici tra dentro e fuori l’edificio, con una temperatura interna di 3 gradi inferiore in estate. Per ottenere ciò bisogna piantumare diverse specie arboree su tetti, terrazzi e pareti esterne. Il progetto pilota ha come sede il Centro Ricerche ENEA Casaccia.

Abbiamo realizzato una parete vegetale basata su un sistema estensivo di tetto-giardino e su una struttura autoportante posizionata a 50 cm dalla parete dell’edificio della Scuola delle Energie, dove svolgiamo corsi di formazione – spiega Carlo Alberto Campiotti del Dipartimento Unità per l’efficienza energetica ENEA – Successivamente abbiamo iniziato lo studio delle interazioni tra le coperture verdi, i flussi energetici, il microclima e il comfort interno, diversificando le specie vegetali“.http _media.ecoblog.it_1_14e_enea-risparmio-energetico-pareti-intelligenti

Lo strato di piante posto a mezzo metro dal muro crea un cuscinetto termico isolante intorno all’edificio perché il sole, in estate, invece di battere sul muro viene captato dalle piante mentre il freddo, in inverno, viene schermato dal muro verde. In più, sempre in inverno, si crea un effetto camino tra parete murata e parete vegetale che abbassa i consumi per il riscaldamento del 10%. Il risparmio in bolletta è notevole, così come la riduzione delle emissioni di CO2 dell’edificio dovuta alla combustione del combustibile per il riscaldamento invernale e al consumo elettrico per il raffrescamento estivo. Ma non tutte le piante sono adatte, come spiega l’ENEA: “Ogni pianta ha una propria tipologia fogliare data da colore, spessore, forma, disposizione sui fusti e ciclo biologico, che determina la quantità di radiazione solare che riesce a captare anziché colpire le pareti dell’edificio“.

La Pandorea Jasminoides variegata – spiega Germina Giagnacovo del Servizio efficienza energetica nelle attività produttive – è una pianta rampicante sempreverde e mostra un’ottima capacità di neutralizzazione della radiazione solare, così come, anche se in modo leggermente inferiore, la Lonicera Hall’s Prolific e la Parthenocissus quinquefolia“.

Oltre a proteggere l’edificio, il giardino verticale ha anche un altro effetti beneficio per l’intera città: riduce l’effetto “isola di calore“, che da solo è in grado di far salire la temperatura estiva dei centri urbani e il consumo di energia anche dell’8% per ogni grado in più di temperatura percepita. I tetti verdi, poi, assorbono molta acqua piovana e la rilasciano gradualmente al sistema fognario, limitando così il rischio di “bombe d’acqua” e i relativi danni che ben conosciamo. Infine, 25 m2 di superficie vegetale generano ossigeno per una persona, mentre 1 m2 elimina 0,2 kg di particolato dall’aria.

Fonte: ENEA

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Riqualificazione energetica in Italia: il quadro aggiornato tracciato da Rete IRENE

“Riqualificazione energetica in Italia: a che punto siamo?” Una nota di Rete IRENE, il network dedicato all’efficienza energetica degli edifici, traccia un quadro sul tema alla luce delle ultime novità legislative386302_1

Sono numerosi i segnali che il Governo Italiano ha lanciato nella prospettiva di intervenire in maniera più efficace e pragmatica rispetto al tema della riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare. A dare ulteriore significato a quanto sopra, si aggiunge la notizia ufficiale di pochi giorni fa che vede rinnovato l’Ecobonus fino al 2017.

Ad incentivare l’avvento di nuove prospettive sembrano essere, da un lato la debolezza del PIL e le mancate performance del settore edile ed impiantistico, dall’altro gli accordi di Parigi approvati dal Parlamento Europeo ieri a Strasburgo, in via di ratifica definitiva nelle prossime settimane e le sempre più rigide direttive europee.

Sebbene però l’Ecobonus rappresenti uno strumento importante, la sua proroga è realmente una strategia efficace per incoraggiare le opere di efficientamento energetico degli edifici esistenti?

“Sull’efficacia dell’Ecobonus si stanno finalmente diffondendo i dubbi che, a rischio di essere noiosi, continuiamo a ripetere. Se non ci si limita a una visione superficiale della situazione ma si vanno ad analizzare i numeri nel profondo, è chiaro che uno strumento come questo non è sufficiente a cambiare in misura significativa le caratteristiche energetiche degli edifici. I dati parlano chiaro: l’Ecobonus finora ha aiutato la sostituzione delle caldaie e dei serramenti di singoli appartamenti. L’isolamento di facciate e coperture è l’eccezione e ha riguardato meno del 5% in valore di tutti gli interventi incentivati. L’integrazione, poi, è assolutamente sconosciuta. Ormai è chiaro che questo meccanismo più di tanto non è in grado di fare. L’ecobonus ha fallito con le riqualificazioni profonde ed è inutile pensare che limitarsi a prorogarlo possa aiutare lo sviluppo – ha esordito Virginio Trivella, coordinatore comitato scientifico di Rete IRENE e membro d Renovate Italy.

Per dare vero slancio al settore della riqualificazione energetica degli edifici e realizzare un cambiamento che si identifichi come concreto, duraturo e profittevole è necessario costruire un nuovo sistema di regole concentrato sull’incentivazione di riqualificazioni profonde ed estese, inducendo i proprietari di immobili a non realizzare interventi frazionati ed irrisori.  Ad integrazione del regime di detrazione fiscale attualmente in vigore, dovrebbe essere strutturato un sistema di “certezza” che consenta anche agli incapienti attuali e futuri di poter godere del contributo. La certezza della disponibilità delle risorse consentirebbe quindi di organizzare meccanismi finanziari particolarmente efficienti e convenienti, riducendo il costo delle operazioni e aiutando a creare il consenso sulle decisioni assembleari.

“Oggi le banche sono più disponibili che in passato a finanziare i condomini. Rete Irene, per esempio, ha alcune convenzioni molto interessanti con i principali istituiti bancari. Se il contributo dello Stato potesse essere trasformato in una somma liquida e certa, i processi decisionali e i finanziamenti sarebbero di gran lunga semplificati e gli interventi di riqualificazione si moltiplicherebbero. Un conto è indebitarsi per 100, un’altro per 35, soprattutto se il 35 rientra con il risparmio ed è garantito da un buon contratto di prestazione energetica” – ha continuato Trivella.

La deep renovation si costituisce come materia quanto più integrata, affinché il mercato della riqualificazione energetica possa prendere avvio è importante stimolare un interesse da parte dei condomini ad intervenire sia sulle parti comuni che su quelle private.

 

“E’ insito nel concetto di deep renovation agire su tutte le componenti dell’involucro e degli impianti, per questo abbiamo suggerito di creare le condizioni per alimentare un reale interesse ad intervenire non solo sulle parti comuni dei condomini, ma anche su quelle private, come i serramenti. Bisogna indurre i singoli a collaborare con il soggetto collettivo condominiale. L’interesse di uno deve corrispondere a quello di tutti” – ha aggiunto il Coordinatore del Comitato scientifico di Rete IRENE.

La riqualificazione energetica rappresenta per l’Europa una possibilità di cambiamento e sviluppo su diversi fronti, ma soprattutto necessaria ad elaborare nuove soluzioni utili a ridurre le emissioni climaleteranti e migliorare la qualità della vita.

Come coordinatore scientifico di Rete IRENE e membro attivo di Renovate Italy credo fermamente che lo sviluppo di un vasto mercato della deep renovation sia un bene per tutti e presenti molteplici vantaggi.  Un nuovo meccanismo di incentivi ben congegnato potrà indurre un reale cambiamento. I tempi sono maturi, ora occorre solo agire – conclude Virginio Trivella.

Sin dalla sua fondazione Rete IRENE, attraverso Renovate Italy,ha sviluppato azioni propositive nei confronti del mondo istituzionale volte a stimolare lo sviluppo di un mercato vasto e articolato qual è quello della riqualificazione profonda degli edifici esistenti, per il futuro l’obiettivo è di contribuire concretamente a uno slancio definitivo di questo settore in vista del rispetto delle normative europee e dell’Accordo di Parigi, attualmente in via definitiva di ratifica.

Fonte: ecodallecitta.it

EDIFICI A BASSO REDDITO: COME EFFICIENTARLI?

Il 30 aprile si è tenuto presso la sala convegni Ance a Roma un convegno promosso dall’Enea per presentare il Progetto Elih-Med, che si concentra sull’efficienza energetica nelle abitazioni a basso reddito nel Mediterraneo per il raggiungimento degli obiettivi Ue 2020.

DESTINATARI. I destinatari del progetto sono gli inquilini e i proprietari a basso reddito o famiglie che soffrono povertà energetica (Low Income Houseold), sono considerati come “difficili da raggiungere” attraverso le tradizionali politiche pubbliche e richiedono strategie innovative sia tecniche sia finanziarie per la riduzione del loro consumo energetico. Il progetto dimostra, attraverso una sperimentazione su larga scala, della fattibilità di soluzioni innovative e meccanismi finanziari sostenuti con fondi FESR, che potrebbero poi essere estesi a tutto il Mediterraneo.

6 PAESI COINVOLTI. La sperimentazione è condotta simultaneamente in sei paesi: Spagna, Francia, Italia, Grecia, Cipro e Malta, in diverse aree geografiche (urbane, peri-urbane e rurali), sociali (inquilini, proprietari residenti, famiglie in stato di povertà energetica), e in differenti contesti climatici (il che implica un uso potenzialmente moderato o intensivo di riscaldamento e aria condizionata).

IN ITALIA. Nell’ambito del Progetto Pilota ELIH-MED, in Italia sono stati realizzati tre interventi: nel comune di Genova, nella Provincia di Sassari e nel comune di Frattamaggiore (NA). In totale sono stati riqualificati, dal punto di vista energetico, circa 100 abitazioni. La realizzazione delle opere rientra nelle attività del progetto che prevedono inoltre una fase di monitoraggio pre –intervento, on going e di monitoraggio post-intervento.

ESEMPI DI INTERVENTI IN ITALIA, FRANCIA E SPAGNA

ITALIA, Genova: I 45 edifici selezionati, tutti di proprietà del Comune di Genova, sono situati rispettivamente in Piazzale Adriatico (36 abitazioni su 6 piani) e in via Lungobisagno Dalmazia (9 alloggi su 2 piani). Gli edifici sono stati costruiti nel 1953 e rappresentano la tipa urbanizzazione post Seconda Guerra Mondiale.


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Sono quindi caratterizzati da: nessun isolamento termico, vetri singoli e caldaie a gas per il riscaldamento e la produzione di acqua calda sanitaria. Tra le misure di efficienza energetica individuate troviamo quindi l’isolamento termico esterno e del tetto, la sostituzione totale delle finestre e la parziale sostituzione di tende/persiane. Dopo l’adeguamento si prevede che la prestazione energetica degli edifici dovrebbe essere migliorata di almeno due classi energetiche, mentre il consumo totale di energia diminuirà del 53%.

SPAGNA, Malaga: L’edificio pilota selezionato prende il nome di “Los Limoneros” e si trova nel quartiere di Ciudad Jardín nella parte settentrionale della città. Si tratta di un edificio di 7 piani (6 fuori terra) in edilizia sociale costruito negli anni ’80. L’edificio è di proprietà del Municipal Institute of Housing (IMV) che affitta gli appartamenti agli inquilini. In totale si tratta di 140 abitazioni di superficie compresa tra 69-90 mq tutte il classe F.  Obiettivo del Progetto Elih-Med è quello di migliorare di ben due livelli la classificazione energetica dell’edificio, passando dagli attuali 64,12 kWh/mq l’anno a 43,28 kWh/mq l’anno

FRANCIA, Arles: Costruiti nel 1970 in un piccolo villaggio a 18 km dal centro di Arles, i 30 appartamenti pilota hanno una superficie inferiore a 90 mq. Attualmente, la prestazione energetica dell’edificio è classificabile con la lettera D, anche se dopo la ristrutturazione si prevede una classificazione addirittura in classe A (48 kWh/mq l’anno).

Tra le misure che verranno adottate per l’adeguamento troviamo: l’isolamento esterno di tetto e pareti, l’installazione di una pompa di calore a terra, la sostituzione delle finestre e l’installazione di schermature solari.edilizia-popolare

LINEE GUIDA. ELIHMED sta ora sviluppando le Linee Guida per diffondere quanto acquisito dalle esperienze pilota e fornire supporto e suggerimenti alle amministrazioni nazionali, regionali e locali, oltre che ad imprenditori, progettisti e agli stessi abitanti degli alloggi a basso reddito. L’obiettivo finale è ridurre il fabbisogno energetico degli edifici a livelli “quasi zero”, in linea con le indicazioni europee del “pacchetto clima-energia 20/20/20”. L’efficientamento energetico delle case a basso reddito, con elevato potenziale di risparmio, rappresenta infatti uno strumento chiave per raggiungere l’obiettivo comunitario del taglio del 20% dei consumi entro il 2020 e può essere considerato un settore trainante per favorire la ripresa dell’economia nazionale.  In più la riqualificazione energetica di questo tipo di patrimonio edilizio ha anche valore sociale. Infatti oggigiorno in Europa alcune decine di milioni di cittadini vivono in regime di “energy poverty”, cioè non sono in grado di pagare i propri consumi di energia e vivono condizioni di disagio. Proprio per questi cittadini dunque lo sforzo da fare è quello di fornire degli alloggi ad energia quasi zero. Tutto ciò che queste fasce di popolazione “risparmieranno” per le bollette, inoltre, potrà essere immesso nel mercato per l’acquisto di beni materiali e quindi, se moltiplicato per milioni di famiglie, diventare un ulteriore volano di ripresa economica.

 

Fonte: casaeclima.com

Da Officinae Verdi la mappa dell’Italia a energia pulita

Piemonte, Umbria e Marche le tre Regioni italiane ad aver destinato la quota maggiore di finanziamenti europei all’efficienza energetica e alla produzione di energia da fonti rinnovabili.  Ben 2,1 miliardi di euro di fondi UE per 5.802 progetti legati all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili. Questa la mappa dell’Italia che utilizza l’energia pulita in modo intelligente, elaborata da Officinae Verdi; la Energy Efficiency Company, nata dalla joint venture UniCredit – WWF Italia, ha effettuato uno screening dei progetti greentech, verificando la sostenibilità economico-finanziaria e le leve finanziarie pubblico-private attivabili. Si scopre così che Piemonte, Umbria e Marche sono le tre Regioni italiane ad aver destinato la quota maggiore di finanziamenti europei all’efficienza energetica e alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Nel dettaglio il Piemonte ha investito 250 milioni di euro (il 13% di 2 miliardi di euro di finanziamenti monitorati), l’Umbria 53 milioni di euro su 576 milioni (il 9%) e le Marche 54 milioni di euro sul totale di quasi 600 milioni di euro (9%). Non solo. Ad oggi in 10 Regioni – Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Sicilia, Umbria e Veneto – tali finanziamenti risultano essere ancora in corso, con il 2015 come termine ultimo per spendere le risorse residue dei fondi strutturali.Immagine

In tal senso i 50 milioni di euro destinati dal Lazio alle piccole e medie imprese che vogliono investire sull’uso efficiente delle risorse energetiche e la produzione verde per il Lazio, costituiscono un vero e proprio record. Seguono Abruzzo con oltre 44 milioni di euro e Veneto con 39 milioni di euro. Sul fronte “normativo” invece, sono Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Trentino Alto Adigee Puglia le Regioni più virtuose, che si sono dotate di leggi che rendono obbligatori interventi di efficienza energetica, uso di energia da fonti rinnovabili e certificazione energetica degli edifici.  “Quella dell’Italia a “energia pulita” – ha dichiarato Giovanni Tordi Amministratore Delegato di Officinae Verdi – è una mappa articolata e complessa, che è necessario monitorare perché ad oggi ammonta ancora a 4,4 Mtep/anno di energia primaria risparmiata il gap che separa l’Italia dall’obiettivo europeo del 20% di efficienza energetica al 2020 e l’impegno delle amministrazioni regionali è fondamentale nel dare seguito ai provvedimenti nazionali e cogliere l’opportunità di innovazione e sviluppo offerta dai fondi strutturali europei. Gli investimenti in energie rinnovabili ed efficienza energetica – ha aggiunto Tordi – possono far ripartire la nostra economia grazie ad un modello di sviluppo diffuso a basso impatto ambientale ma ad alto tasso di occupazione e innovazione tecnologica, con importanti possibilità di ricerca applicata: i soli interventi per la riqualificazione energetica degli edifici hanno mobilitato, al 2013, 19 miliardi di euro di investimenti e attivato tra diretto e indotto 280mila posti di lavoro. Fonte: Rinnovabili.it

Edifici colabrodo a Torino e Alessandria. Le termografie di Legambiente bocciano anche l’archistar Krier

Presentati i risultati di “Tutti in classe A”, l’indagine di Legambiente sulla qualità del patrimonio edilizio. Il Piemonte promosso per la normativa sull’efficienza energetica, “ma è l’ora di passare dal dire al fare. Per uscire dalla crisi servono edifici meno energivori, più belli, ospitali e salubri”

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Sono stati presentati i risultati di Tutti in classe A, l’indagine di Legambiente sulla qualità del patrimonio edilizio italiano. L’associazione ha preso in considerazione oltre 500 edifici in 47 città italiane, grazie a un team di esperti che viaggiando da nord a sud del Paese, ha fotografato con un’apparecchiatura termografica la situazione termica degli edifici confrontando le rese di costruzioni recenti, firmate anche da note archistar, con palazzi costruiti nel dopoguerra ed edifici dove sono stati realizzati interventi di retrofit, evidenziando come una riqualificazione energetica ben fatta possa permettere di realizzare risultati significativi di riduzione dei consumi energetici.  In Piemonte sono stati analizzati diversi edifici a Torino e ad Alessandria. Nel capoluogo le termografie hanno interessato alcune strutture di edilizia popolare degli anni ’70 ed edifici che ospitano uffici pubblici come la sede della Provincia di Torino di via Bologna o il palazzo dei Lavori Pubblici del Comune di Torino in piazza San Giovanni. In questi casi le analisi agli infrarossi hanno evidenziato dispersioni termiche rilevanti su tutte le facciate degli edifici. Coibentazione scadente e notevole dispersione termica è stata fotografata anche in edifici nuovi, e già vecchi, come quelli di via Tofane, del quartiere residenziale di borgo San Paolo e del comprensorio Valdocco di Spina 3. Non mancano, ovviamente, anche casi positivi come l’edificio in classe energetica A costruito nel 2010 in via Fratelli Calandra. Ad Alessandria, invece, è finito sotto la lente di Legambiente il quartiere “Pista”, firmato dall’archistar Leon Krier. Anche qui, nonostante l’impronta architettonica sia chiara e riconoscibile, manca l’attenzione all’efficienza energetica: l’analisi a infrarossi ha dato risultati simili a quelli di altri edifici recenti di firme meno prestigiose, con difetti nelle superfici perimetrali ed elementi disperdenti nelle strutture portanti.
“In un periodo di crisi drammatica come quello che sta vivendo anche il mercato immobiliare, deve essere raccolta la sfida della riqualificazione energetica. Le nostre case possono essere comode e sicure, ben isolate e correttamente soleggiate, oppure possono essere scomode e dispendiose, troppo calde d’estate o fredde in inverno; possono contribuire a migliorare la nostra qualità della vita o, al contrario, pesare significativamente sulla spesa familiare per raggiungere minimi livelli di benessere e contribuire enormemente all’inquinamento urbano –sottolinea Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta-. L’innovazione ambientale rappresenta la via più interessante e utile per risollevare il settore immobiliare e dell’edilizia nel suo complesso, grazie alle notevoli opportunità che offre anche in termini occupazionali ed economici”.  Che in “Classe A” si viva meglio lo dimostrano le termografie di edifici ben progettati, costruiti e certificati, che mostrano invece un comportamento omogeneo delle facciate e l’assenza di ponti termici significativi, la precisa scelta di sfruttare al meglio l’esposizione dell’edificio e l’uso di specifici materiali per le diverse facciate al fine di sfruttare al meglio la radiazione solare, minimizzando i consumi energetici per il condizionamento invernale con un risparmio, per i fortunati abitanti di questi edifici,fino a 2 mila euro ogni anno.
Nel rapporto Tutti in classe A vengono segnalati, inoltre, la situazione e i problemi della normativa, l’articolato quadro di regole nelle diverse regioni, in particolare per quanto riguarda controlli e sanzioni, ma anche sul fronte delle buone pratiche. Il rapporto di Legambiente promuove il Piemonte (insieme alla Lombardia e alle due Province autonome di Trento e Bolzano) per essere una delle regioni all’avanguardia sul fronte delle norme di sostenibilità. La regione si distingue ad esempio per aver portato l’obbligo per le nuove costruzioni, e nei casi di nuova installazione degli impianti termici, di produzione minima del 60% di acqua calda sanitaria da fonti rinnovabili. Il Piemonte inoltre è tra le regioni in cui sono previsti controlli e sanzioni sia in fase di edificazione sia successivamente alla realizzazione degli edifici. E’ interessante notare come con la L.R. 13 del 2007 del Piemonte vengano sanzionati anche i proprietari degli immobili in cui non sono stati installati impianti solari termici integrati nella struttura edilizia con una multa tra i 5.000 ed i 15.000 euro. Lo stesso discorso vale per gli impianti di solare fotovoltaico per i quali la multa varia tra i 2.000 ed i 10.000 euro. La norma prevede però che i controlli delle certificazioni vengano effettuate solo “a campione”.
In Valle d’Aosta c’è da registrare il positivo recepimento dell’obbligo sulle fonti rinnovabili che si unisce ad un sistema avviato di certificazione energetica.  “I risultati dell’indagine Tutti in classe A –dichiarano Flavia Bianchi Gian Piero Godio, rispettivamente responsabili del settore Urbanistica e del settore Energia di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta- mostrano con chiarezza che, per quanto riguarda l’efficienza energetica degli edifici, sia per Torino, sia per Alessandria, gli sprechi sono ancora troppo elevati e la strada da fare è ancora molta. D’altra parte, il Piano della Provincia di Torino approvato lo scorso 21 gennaio, prevede a ragion veduta che entro il 2020 i consumi di energia termica potranno ridursi di oltre il 25%, riducendo così proporzionalmente anche i costi del riscaldamento. Per attuare concretamente questi obiettivi, oggi vi è una grande e concreta opportunità, in quanto sono a disposizione dei cittadini svariati incentivi che permettono di migliorare l’efficienza degli edifici e dei relativi impianti termici, beneficiando di detrazioni di ben il 65%: è dunque il momento di passare dal dire al fare, creando così risparmio per le famiglie, miglioramento della qualità dell’aria, opportunità di lavoro per gli operatori del settore edile, nuova e duratura occupazione anche per i giovani, stimolo alla ricerca e alla produzione di nuovi componenti e materiali. Ci rendiamo quindi disponibili per consigliare a tutti i cittadini, singoli o in condominio, quali possano essere gli interventi più appropriati dal punto di vista ambientale, energetico ed economico”.

Tutti in classe A – il dossier completo [6,38 MB]

Legambiente

 

Fonte: http://www.ecodallercttà.it

Milleproroghe: rinviato l’obbligo di fonti rinnovabili negli edifici nuovi e ristrutturati

Il Senato ha approvato un emendamento al decreto Milleproroghe che fa slittare l’obbligo di aumentare la quota di fonti rinnovabili in edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti. Contrario il Movimento 5 Stelle377952

Il Senato ha approvato un emendamento al Dl milleproroghe, che fa slittare di un anno l’adeguamento ai nuovi obblighi di utilizzo di fonti rinnovabili negli edifici nuovi o sottoposti a ristrutturazioni rilevanti. Si tratta, più nel dettaglio, di una modifica (proposta dalla Lega) al decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, che introduce, appunto, delle prescrizioni in tema di edilizia sostenibile ed efficienza energetica degli immobili.  In particolare, la percentuale di acqua calda che dovrà essere prodotta usando le rinnovabili passerà dal 20% al 30% alla fine 2014 (inizialmente lo scatto era previsto alla fine del 2013). Posticipato, inoltre, il passaggio dal 20 al 35% della quota di consumi di energia termica che devono essere coperti da fonti rinnovabili . L’incremento era previsto per l’inizio di quest’anno, ma l’emendamento propone però lo slittamento di tale obbligo al 2015. Duro il commento del Movimento 5 Stelle che, oltre a dare notizia del voto e ad esprimersi contrariamente a Palazzo Madama, ha definito l’episodio «un nuovo colpo di mano alle fonti rinnovabili». Commenta il capogruppo al Senato del M5S Gianni Girotto: «L’ obbligo avrebbe permesso di implementare meglio il concetto di autoconsumo energetico degli edifici, contribuendo alla riduzione dei consumi energetici, alle emissioni, ma sopratutto a stimolare la domanda interna e la ripresa economica favorendo il settore della green economy. Sicuramente, l’approvazione di questo emendamento, che vede la contrarietà del Movimento 5 Stelle, contribuisce a minare il dibattito sul clima e gli obiettivi europei al 2030 in cui il Governo deve rispondere al più presto per chiarire la sua posizione».

Fonte: ecodallecittà

Caldaie a biomasse e detrazioni del 65%. Ecco quando si può fare

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L’accesso alle detrazioni del 65% per le caldaie a biomassa non è affatto scontato. Infatti, questo tipo di interventi non rientra esplicitamente in nessuno di quelli enumerati dalla legge Finanziaria 2007 (legge 27/12/2006 n. 296 e successive modifiche), ma può essere fatto rientrare tra gli interventi di riqualificazione energetica globale degli edifici esistenti. I quattro commi della finanziaria, lo ricordiamo, sono il comma 344, che riguarda, appunto, la riqualificazione energetica di edifici esistenti; il comma 345, inerente gli interventi sull’involucro dell’edificio o delle unità immobiliari (coperture e pavimenti, finestre comprensive di infissi); il comma 346, che riguarda l’installazione di pannelli solari termici; il comma 347, sugli interventi di sostituzione delle caldaie esistenti con caldaie a condensazione, con pompe di calore o impianti geotermici a bassa entalpia. Quindi, l’installazione delle caldaie a biomassa, per poter beneficiare delle detrazioni del 65%, deve essere fatta rientrare nel comma 344, come intervento di riqualificazione di un edificio esistente. Attenzione però: si parla di edificio e non delle singole unità immobiliari che lo compongono, per cui, la documentazione che occorre approntare, anche qualora l’intervento riguardi la singola unità immobiliare, dovrà fare riferimento all’edificio nel quale essa è inserita. L’edificio (e non l’unità immobiliare) dovrà, grazie all’intervento, raggiungere un indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale non superiore ai valori limite definiti all’allegato A del D.M. 11/03/08. A tal fine, l’art. 3. c. 3 del DM 11/03/08 (modificato dal DM 26/1/10) ha stabilito che, ai fini dell’accesso alle detrazioni fiscali, in caso di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili si assume una quota di energia fossile pari all’energia primaria realmente fornita all’impianto moltiplicata per il fattore 0,3.

Vediamo nel dettaglio i requisiti che deve avere l’intervento per poter accedere alle detrazioni:

1) Deve essere realizzato in un edificio esistente.

2) Deve essere realizzato in un edificio dotato di impianto di riscaldamento.

3) La caldaia a biomassa deve avere un rendimento utile nominale minimo conforme alla classe 3 di cui alla norma europea EN 303-5.
4) La caldaia a biomassa deve rispettare i limiti di emissione di cui all’allegato IX alla parte quinta del D. Lgs. 3/4/06 n. 152 (disponibile su questo sito) e successive modifiche e integrazioni, oppure i più restrittivi limiti fissati da norme regionali, se presenti.
5) La caldaia a biomassa deve utilizzare combustibili ricadenti fra quelle ammissibili ai sensi dell’allegato X alla parte quinta dello stesso D.Lgs. 152/2006 e successive modifiche e integrazioni.

6) I valori della trasmittanza delle chiusure apribili e assimilabili, quali porte, finestre e vetrine, nel caso di edifici ubicati nelle zone climatiche C, D, E e F, devono rispettare i limiti massimi riportati nella tabella 4a dell’allegato C al D. Lgs. 192/05; nel caso di impianto termico a biomassa installato in un’unità immobiliare facente parte di un edificio con più unità o di un condominio, si ritiene che sia possibile limitare quest’obbligo alla sola unità immobiliare oggetto di intervento.
7) Il rispetto dei predetti requisiti deve essere dichiarato nell’asseverazione compilata dal tecnico abilitato e in sede di trasmissione all’ENEA della documentazione necessaria per accedere alle agevolazioni.

L’accesso alle detrazioni fiscali del 65% non è quindi semplice, soprattutto nel caso di interventi realizzati a servizio di singole unità immobiliari facenti parte di edifici più grandi (si pensi ai condomini). Ma può essere molto conveniente, poiché consente di ammortizzare in tempi rapidi le spese per l’intervento. Per questo consigliamo di verificare con molta attenzione se sussiste la possibilità di ottenere l’incentivo, verificando possibilmente con l’ausilio di un esperto se non sia meglio ottenere un altro incentivo, come le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni (al 50%), o il Conto termico.

Fonte: Legambiente.it

 

Dall’Ace all’Ape, tutti i perché dell’obbligo di certificazione energetica degli edifici

Comunicato ADOC sulla nuova certificazione energetica degli edifici APE375916

La conversione in legge del Dl 63/2013, avvenuta con pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 3/8/2013 della Legge 90/2013, ha confermato la vigenza della nuova certificazione energetica degli edifici APE(attestato di prestazione energetica) che va a sostituire l’ACE (attestato di certificazione energetica). Le nostre norme, fino all’intervento di questo decreto, non erano conformi ai dettami europei e per questo motivo siamo stati sanzionati. E’ stata recepita la Direttiva 2010/31/UE, sanando diverse procedure di infrazione che la Comunita’ Europea aveva avviato contro l’Italia per errati o incompleti recepimenti di Direttive. Procedure che lo scorso giugno sono sfociate in una sentenza di condanna della Corte di giustizia europea. Essenzialmente per la mancanza dell’obbligo di consegnare l’attestato energetico in caso di vendita o locazione di un immobile: le nostre norme, pur prevedendo l’obbligo di indicare in contratto di aver ricevuto informazioni e documentazione energetica sull’immobile, prevedevano una deroga per le locazioni se questa documentazione mancasse al momento della firma del contratto. Non solo, ma in caso di edifici con rendimento energetico basso, il proprietario poteva ovviare all’obbligo consegnando un’auto-dichiarazione di appartenenza alla classe energetica piu’ bassa, la “G”. Dallo scorso 6 giugno e’ quindi in vigore l’obbligo di allegare ai contratti di compravendita immobiliare e di locazione (quelli nuovi) la nuova attestazione energetica denominata APE, pena la nullita’ dei contratti stessi. Il decreto prevede un regime di transizione: fino all’emanazione dei decreti ministeriali che fissano i criteri di calcolo dei nuovi parametri tecnici a cui riferirsi (emanazione che dovrebbe avvenire entro Gennaio 2014), si puo’ redigere il documento riferendosi alle precedenti istruzioni tecniche (inclusa la vecchia certificazione ACE in corso di validita’ -dieci anni). In merito, lo scorso 25 giugno, il ministero dello Sviluppo Economico ha emesso una circolare. Tutto risolto? Sembra di no. In questi giorni infuria la polemica su questo obbligo, soprattutto nei contratti di locazione, e alcune associazioni di categoria hanno chiesto al Governo di toglierlo, e di farlo in fretta. Un “déjà vu”: nel 2008, con il DL 112/08 venne abrogato l’obbligo che il legislatore aveva introdotto nel 2006 con il D.lgs.311/2006. A chi rimane in mano il cerino? Al cittadino che si trova di fronte al caos, spesso alimentato anche dalla disinformazione. Non entriamo nel merito su quanto sia o meno giusto dover sborsare dei soldi per munirsi di una certificazione che alcuni ritengono inutile. La direttiva europea c’e’, la si puo’ ignorare, la si puo’ accogliere, ma saltare da un “si’” ad un “no” ci sembra pessimo, anche perche’ le multe che vengono inflitte all’Italia, oltre alla brutta figura che ci fanno fare, vengono comunque pagate coi soldi dei contribuenti… e tanto vale pagare e fare bella figura, e non il contrario. Poi, se qualcuno in sede comunitaria riuscira’ a far levare questo obbligo, convincendo gli altri partner comunitari della sua inutilita’, ci adegueremo. L’importante e’ che il singolo cittadino abbia certezza del diritto…. ma, ed e’ questa l’ennesima dimostrazione, nel nostro Paese questa e’ una chimera.

Qui la scheda pratica Adoc sull’argomento, a cura di Rita Sabelli, responsabile per l’aggiornamento normativo dell’associazione.

 

Fonte: eco dalle città

 

In Lombardia 1000 gli edifici certificati in Classe A+

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Il superamento dei 1.000 esemplari di green building costruiti in Lombardia e certificati in Classe energetica A+, conferma la crescita dell’interesse a favore dell’efficienza energetica e della riduzione dei consumi. Il dato proviene direttamente dal CEER, il Catasto Energetico Edifici Regionali, gestito da Finlombarda per conto della Regione Lombardia, che conferma la crescita degli ACE (Attestati di Certificazione Energetica) in Classe A+, dai 33 edifici certificati nel 2011 agli attuali 1.009. La Classe A+ è una categoria di edifici estremamente efficienti, un consumo energetico inferiore ai 16 kWh/mq annuo,avvicinandosi moltissimo alle richieste imposte dalla Direttiva europea con la definizione di “Edifici ad energia quasi zero”. Inoltre la Regione Lombardia può vantare oggi oltre 6.200 classi A e circa 44.000 classi B, di cui la maggior parte (90%) nel settore abitativo residenziale, con maggior concentrazione nelle zone più popolate: Milano con il 25% dei casi, Brescia con il 21% e Bergamo con il 14%. Per quanto riguarda il resto del costruito in Italia, tuttavia, oltre la metà degli edifici presenti nel CEER fanno ancora parte della Classe G, quella a più alto dispendio energetico, un chiaro sintomo dell’arretratezza del patrimonio edilizio italiano.  www.ceer.it

Fonte. Eco dalle città

12.4 Analisi di regressione per il costo dell’investimento nelle tecnologie specifiche

L’analisi di regressione è stata effettuata sul costo degli investimenti per tecnologie specifiche, utilizzando le stesse quattro variabili indipendenti. I risultati per ciascuna tecnologia e per le quattro variabili sono mostrati nella tabella 12.3.

Tabella 12.3 Risultati dell’analisi di regressione per il costo dell’investimento nelle tecnologie specifiche

12.3

I risultati per l’investimento complessivo per famiglia generalmente si riflettono nei risultati per le singole tecnologie: con tre t-test significativi per i “gradi giorno” e con due t-test significativi e due quasi significativi per “spesa familiare non alimentare e non energetica”.

Per interventi su solare termico, come era prevedibile, i “gradi giorno” non sono risultati significativi. Solamente la variabile “spesa familiare non alimentare e non energetica” ha un coefficiente quasi significativo.

Gli investimenti in solare termico offrono comunque un aspetto particolare. A causa della maggiore insolazione nel Sud Italia85, avremmo dovuto trovare più applicazioni nel sud che nel nord, ma questo non è riscontrabile nei dati osservati. Come indicato nella figura 11.4, ci sono quattro eccezioni nel Nord: Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia presentano un valore di investimento per famiglia nel solare termico più alto rispetto al Sud. Nel Sud, sei regioni presentano un valore di investimento medio per famiglia inferiore a quello registrato nel centro Italia, con la Sardegna unica eccezione.

Questo risultato mette in luce l’importanza dei fattori locali, non considerati nell’analisi in quanto di difficile quantificazione a livello regionale, quali la differente attenzione posta verso l’organizzazione di campagne locali di promozione e la differente presenza di installatori qualificati o di società di servizi energetici.

 

85 Si passa da circa 1.250-1.850 kWh/m2 di insolazione media

 

Figura 12.4: Costo medio di investimento nel solare termico, anni 2008-2010 (Euro/famiglia)

12.4

12.5 Conclusioni

Le principali indicazioni che è possibile trarre dalla combinazione dei risultati ottenuti risultano:

– Gli investimenti effettuati nel triennio sono fortemente correlati alla capacità di spesa delle singole famiglie. Sarebbe opportuno approfondire il tema di come effettuare interventi di efficienza energetica nelle famiglie con una bassa capacità di spesa.

– I gradi giorno influenzano in misura positiva il comportamento di investimento delle famiglie; questa relazione trova conferma nel minor investimento riscontrato nel sud Italia.

– Quest’ultimo punto non trova però conferma negli investimenti osservati per il solare termico, che avrebbero dovuto seguire un andamento collegato alla maggiore insolazione. Le motivazioni alla base di questa “anomalia” sono probabilmente legate ad una insufficiente disponibilità sul territorio di tecnologie, installatori e personale qualificato, nonché di campagne di informazione e promozione locali.

– Per capire meglio questi fenomeni locali, andrebbe rafforzata la raccolta sistematica di informazioni e dati dei programmi regionali di promozione dell’efficienza energetica, in collaborazione con i diversi stakeholder nazionali e locali (Regioni e Enti Locali, ENEA, distributori di energia, associazioni industriali/imprenditoriali, agenzie energetiche locali, ..).

– Inoltre, sarebbe opportuno accelerare le attività di qualificazione degli operatori nel campo dell’efficienza energetica, in particolare nel Sud e nelle aree rurali.

– Le decisioni di investimento non sono risultate strettamente ricollegabili a un’analisi di tipo economico tesa a valutare il rientro dell’investimento attraverso i risparmi ottenibili. Le stime del modello non hanno infatti evidenziato una correlazione significativa né con il ‘payback’ energetico né con la spesa famigliare energetica. Per poter raffinare l’analisi sarebbe opportuno raccogliere oltre al costo totale dell’intervento anche il costo per capacità energetica installata, che permette anche un’analisi dei prezzi.

 

Fonte: ENEA