La rete Rive e gli ecovillaggi in Italia

Abitare il proprio “luogo” e non un posto qualsiasi è una scelta fondamentale per l’affermazione della propria personalità, in relazione a se stessi e agli altri. Vivere in un ecovillaggio è la scelta che molti compiono per abitare seguendo i principi della sostenibilità, del consumo responsabile e soprattutto della condivisione. In Italia 23 degli ecovillaggi presenti sul territorio sono riuniti nell’Associazione RIVE (Rete Italiana Villaggi Ecologici) – un coordinamento di comunità, ecovillaggi e singole persone interessate ad esperienze di vita comunitaria – che raccoglie esperienze molto diverse tra loro ma che non è inclusiva di tutte le realtà di questo tipo presenti nel nostro paese.

RIVE è nata nel 1996 con lo scopo di tenere in contatto le diverse esperienze che si erano consolidate fino a quel momento e per fornire supporto a quelle che sarebbero nate in futuro. All’epoca il nucleo operativo era composto solo da quattro realtà: Torre Superiore, Comune di Bagnaia, Damanhur e Popolo degli Elfi. A metà degli anni ’90 in Italia non si parlava quasi per niente di ecovillaggi e le uniche esperienze simili, quelle delle comuni, erano spesso naufragate senza successo.rive-1

Mimmo Tringale – oltre ad essere direttore della rivista AMM Terra nuova – è stato fondatore e presidente della rete per oltre dieci anni, ne ha seguito lo sviluppo e ha visto unirsi e incontrarsi numerose esperienze anche tanto diverse tra loro. Oggi la RIVE è il più importante punto di riferimento per gli ecovillaggi italiani e la sua ricchezza sta proprio nella capacità di unire in un’unica rete anche scelte molto differenti tra loro. Alcune hanno un taglio politico molto marcato, altre si basano su una profonda spiritualità, ma per tutti quello che conta di più è la volontà di condivisione di una scelta mirata ad andare oltre il “vivere” tradizionalmente inteso. È chiaro che le difficoltà esistono, soprattutto all’inizio, ci vuole tempo per abbandonare la tipica dinamica dello scontro e passare ad una fase più operativa fondata sul confronto. E quello che offre la rete è proprio questo: la facilitazione degli incontri per i nuovi membri che si stanno cimentando nella ricerca o nella fondazione di un ecovillaggio, riunioni e seminari aperti a tutti i “curiosi” che vorrebbero avere maggiori informazioni su questo tipo di scelta, e un contatto diretto con il movimento internazionale degli ecovillaggi tramite la partecipazione alla GEN- Europe (Global Ecovillage Network) per essere sempre aperti ai nuovi spunti che possono arricchire le esperienze in corso.MG_2917

Francesca Guidotti, attuale presidente della RIVE, chiarisce che non ci si può approcciare al tema dell’ecovillaggio in maniera semplicistica. Trovare quello adatto a se stessi è come trovare un “luogo dell’anima”, bisogna prima di tutto visitarlo e poi viverlo il tempo necessario per capire qual è lo stile di vita e se si conforma alla nostra personalità. La rete RIVE supporta anche altre realtà che promuovono un abitare sostenibile, come l’Associazione culturale Senape che sta lavorando alla proposta di un progetto di recupero e ristrutturazione delle ex caserme del comune di Imperia per uso pubblico e sociale, o le varie esperienze di cohousing sociale – “coabitazione”, in italiano. Si tratta di una forma particolare di vicinato, dove viene preservata la privacy degli spazi abitativi ma vengono condivisi molti spazi relativi ai servizi comuni.riv3

È una scelta che permette di superare l’isolamento tipico dei condomini rispondendo ad una serie di questioni pratiche del vivere con una sorta di “welfare” personalizzato, ma è una struttura che rimane molto diversa rispetto a quella degli ecovillaggi. La prima esperienza di cohousing è sorta nel 1972 in Danimarca, negli anni successivi si è propagata nei vicini stati scandinavi e negli anni ’80 gli enti pubblici hanno riconosciuto questa esperienza a livello ufficiale. Oggi si contano migliaia di esperienze in tutto il mondo e anche in Italia sono registrate nella rete otto realtà, di cui due in grandi città come Torino e Milano. Come puntualizza Mimmo Tringale, quali che siano le proprie esigenze relative all’abitare, “per cambiare il mondo è importante saper vivere conciliando le diversità, perché proprio la diversità è ricchezza”.

 

fonte: italiachecambia.org

A Marano nel Modenese nasce l’Ufficio di Scollocamento Solidale

L’Associazione di Promozione Sociale ed Ecovillaggio, Tempo di Vivere, ha creato un nuovo progetto per trasformare la crisi in una opportunità per un cambiamento sostenibile. Appuntamento il 12 febbraio, con una serata di presentazione, a cui parteciperà come ospite Paolo Ermani, co-autore, insieme a Simone Perotti, del libro “Ufficio di Scollocamento”, a cui il progetto si ispira.tempodivivere

Scrivono Paolo Ermani e Simone Perotti nel libro Ufficio di Scollocamento, edito da Chiarelettere: «Siamo stati attratti a fare parte attiva di un sistema che non può più funzionare, che per marciare ha bisogno dello sfruttamento di persone e ambiente, che ormai mostra di non poter più mantenere la promessa fatta e sta per estinguersi. […] Segnali, domande, perfino invocazioni che giungono da ogni parte mostrano il disagio e il bisogno di spezzare la catena, di fermarsi, di disoccuparsi dalla posizione esistenziale, sociale, economica e lavorativa nella quale siamo collocati in modo coatto e alienato, e che ora mostra anche i suoi esiti fallimentari». Nasce così l’esigenza (e l’urgenza) di un processo di scollocamento dalla nostra società, che prende vita e forma appunto nell’”Ufficio di Scollocamento”. Non uno slogan, ma una proposta concreta di cambiamento, che ha al centro la persona e il suo benessere. Uno “sportello” per aiutare le persone a scollocarsi da lavoro eccessivo, stile di vita sbagliato, stress, ansia, consumismo, assenza di senso, e a costruire una nuova vita. Il primo Ufficio è nato all’inizio del 2012 e sta svolgendo il suo buon lavoro in Lombardia, Lazio e Umbria. Ma «in ogni territorio – scrivono gli autori del libro – l’Ufficio di Scollocamento dovrà essere declinato in base alle caratteristiche locali», perché l’esperienza di scollocarsi sarà differente per ciascuno. Ed ecco che, proprio in base a questa idea, ne sta nascendo un altro, a Marano sul Panaro, in provincia di Modena, grazie alla forza dell’Associazione di Promozione Sociale ed EcovillaggioTempo di Vivere.  Ne abbiamo parlato con la Presidente dell’Associazione, Katia Prati.Salve Katia, cos’è l’Ufficio di Scollocamento Solidale?
«Scollocarsi significa attuare un cambiamento del proprio modo di vedere se stessi, la vita e il lavoro. Nasce dall’esigenza di pensare fuori dagli schemi abituali per vedere nuove prospettive, attraverso potenzialità e risorse individuali, trasformando la cosiddetta crisi in un’opportunità, con l’obiettivo di ottenere il proprio benessere. Proponiamo un percorso di crescita personale, affiancando coloro che vivono un malessere in campo emotivo e professionale nel fare ordine nella confusione. Aiutiamo a identificare le proprie aspirazioni più profonde e a strutturarle in un progetto concreto tramite il riconoscimento e la messa in pratica dei propri talenti. Oltre ai corsi dedicati a questo tema e alla crescita personale, fondamento per qualsiasi cambiamento, diamo la possibilità agli scollocandi di frequentare un posto creato da scollocati, dove si potrà toccare con mano l’esperienza reale e concreta di un progetto nato dal sogno di un gruppo di individui come tanti. Un posto in cui conoscere persone con cui condividere idee ed esperienze, paure e dubbi, confrontarsi e collaborare. Un luogo in cui sentirsi accolti nelle proprie emozioni e supportati nel processo di trasformazione, passo dopo passo».

Avete delle figure professionali per attuare questi percorsi?

«Certo, la rosa delle nostre competenze professionali va dal counselor al naturopata, al consulente di energie rinnovabili e di agricoltura; disponiamo quindi di una rete interna di formazione e sostegno, in grado di affiancare le persone in ogni fase del processo di scollocamento».
Come ci si riesce a scollocare? Ovvero, oltre alla volontà della persona, quali sono i mezzi o metodi attraverso i quali conducete l’individuo in questo percorso?

«Il primo passo è il Corso Base, che si pone l’obiettivo di stimolare i partecipanti a comprendere le reali motivazioni del desiderio di scollocamento, accogliere le paure che ne derivano e trovare in se stessi le risorse per diventare artefici della propria vita e concretizzare le proprie aspirazioni personali. Successivamente, i corsi di approfondimento affronteranno le diverse tematiche personali e relazionali, fino alla possibile personalizzazione del percorso formativo».
E in cosa consiste?

«I corsi tematici sviluppano o ampliano varie conoscenze professionali (agricoltura sinergica, biodinamica e permacultura, cucina naturale, compostaggio e thermocompost, autocostruzione, autoproduzione, cosmesi naturale, energie rinnovabili ecc.). Non solo, ma oltre a questo stiamo creando una Rete Solidale di Scollocamento, costruita sui fatti e sulle pratiche da condividere. La nostra intenzione è quella di costruire una rete di professionisti solidali che, in un’ottica di sostenibilità e scambio, affiancheranno i potenziali scollocandi. Proprio in questa prospettiva, come associazione di promozione sociale ed ecovillaggio, stiamo partecipando a diversi progetti di Economia Solidale, locali e nazionali (siamo iscritti al DES di Modena, con cui stiamo fondando il gruppo dei Professionisti Solidali, stiamo collaborando attivamente con le istituzioni locali a progetti di sostegno sociale e divulgazione di pratiche sostenibili e decrescita per affrontare l’attuale crisi ambientale, economica e dei valori). Per finire, il fatto stesso di vivere in un ecovillaggio ci permette di dare un supporto e una presenza continui a chiunque decida di intraprendere un percorso di scollocamento, che, come ogni cambiamento profondo, porta con sé paure, necessità di confronto e sostegno umano».
Importanti anche i seminari online o webinar…

«Esatto,  rappresentano un modo relativamente nuovo di proporre momenti di incontro informativo e formativo ai quali ognuno può partecipare, rimanendo tranquillamente a casa propria, attraverso un collegamento web e il proprio computer, abbattendo le distanze ed evitando costosi viaggi. Si dà la possibilità di interagire con gli altri partecipanti e con il conduttore, di intervenire attivamente, porre domande, ricevere risposte, chiedere chiarimenti e approfondimenti, vivere momenti di confronto». L’Ufficio di Scollocamento Solidale sarà presentato il 12 febbraio, presso il Centro Culturale di Marano, in una serata che vedrà la partecipazione proprio di Paolo Ermani, presidente dell’Associazione Paea.

Per informazioni:

info@tempodivivere.it
www.tempodivivere.it
www.scollocamentosolidale.it

 

Fonte: ilcambiamento.it

Il futuro della facilitazione in Italia

Grande successo per i corsi tenuti da Beatrice Briggs sulla facilitazione, il metodo del consenso e la risoluzione dei conflitti, organizzati dall’Associazione Paea, dal Parco delle Energie rinnovabili e dall’Ecovillaggio Torri Superiore. In anteprima il video ufficiale, sottotitolato e quindi reso disponibile al pubblico italiano.facilitators

Più di sessanta persone hanno partecipato alle lezioni di Beatrice Briggs, direttrice del IIFAC(Istituto per la facilitazione e il cambiamento), con oltre 25 anni di esperienza internazionale, che si sono svolte in tre corsi residenziali tenutisi rispettivamente in Umbria, al Parco per le Energie Rinnovabili, e in Liguria, a Torri Superiore.
I partecipanti, attraverso teoria ed esercizi pratici, hanno potuto verificare tecniche e soluzioni applicabili al loro lavoro e alle attività di tutti i giorni. Tutto ciò ci conferma che in Italia c’è un grande bisogno di metodologia, di pratiche per facilitare e portare i gruppi fuori dall’immobilismo, dall’inconcludenza, dalla noia, dal conflitto improduttivo e dalle leadership che bloccano energie, creatività e potenzialità. Vi mostriamo in anteprima un video ufficiale realizzato da IIFAC sulla facilitazione e il ruolo del facilitatore che, grazie al lavoro di tutta la redazione, è stato sottotitolato e quindi reso disponibile al pubblico italiano. Già attraverso questo video si può valutare come il compito del facilitatore sia interessante e coinvolgente allo stesso tempo. La collaborazione assieme a Beatrice Briggs prosegue e, visto il successo ottenuto, si stanno pianificando nuove iniziative per la prossima primavera.
Rimanete sintonizzati…

Fonte: ilcambiamento.it

Quando si lavora per essere una squadra…

Cambiare lavorando insieme per trovare un sistema di valori e relazioni condiviso: non è un’utopia né un miracolo. É accaduto al seminario promosso dall’associazione Paea con Beatrice Briggs.risoluzione_conflitti

Ogni vero cambiamento richiede sempre una riorganizzazione della gerarchia dei propri valori e una rimodulazione delle dinamiche con le quali ci relazioniamo con l’esterno. Azioni importanti che dovrebbero essere affrontate con meticolosità e, se possibile, con metodo. Proprio per approfondire questo approccio si è svolto dal 6 al 12 ottobre, nella splendida cornice del Parco dell’Energia Rinnovabile e promosso dall’associazione PAEA, il corso di formazione “Costruire il cambiamento attraverso la facilitazione, il consenso e la risoluzione dei conflitti”. Docente del corso è stata Beatrice Briggs, direttrice dell’International Institute for Facilitation and change e una delle più autorevoli e referenziate facilitatrici a livello mondiale, che si dedica con entusiasmo e professionalità ai processi di facilitazione all’interno di gruppi, comunità, ecovillaggi, enti e organizzazioni di rilievo internazionale. I partecipanti erano i professionisti di PAEA, i coordinatori del PER e, soprattutto, il gruppo dei futuri soci e residenti della struttura che ha ospitato l’iniziativa. La versatilità di Beatrice, insieme all’interdisciplinarità dei contenuti offerti, ha consentito a ciascun partecipante di “captare” il valore aggiunto della facilitazione, per la sua proficua applicazione nei rispettivi campi: organizzazione interna, fluidificazione delle dinamiche relazionali, comunicazione efficace, metodo decisionale consensuale, gestione del conflitto. Grazie all’infaticabile guida di Beatrice, alle tante attività che si sono susseguite nel corso della settimana hanno partecipato attivamente tutti con entusiasmo e coinvolgimento, rivelando quanto sia importante – per chi vuole contribuire alla costruzione di un reale cambiamento sociale – non soltanto la tensione verso un obiettivo condiviso, ma anche l’efficace risoluzione di tutti quei conflitti interni che si frappongono al raggiungimento di una decisione finale efficiente, partecipata e trainante. Proprio in questo delicato ma affascinante processo di cambiamento, che parte dall’individuo per contagiare positivamente le rispettive comunità di appartenenza, è spontaneamente emerso il valore strategico della figura del facilitatore. Che, proprio come un bravo direttore d’orchestra, accompagna le idee, coordina le passioni e scandisce i tempi, contribuendo ad armonizzare i gruppi nel corso dell’intero processo decisionale. Tutti i partecipanti, accomunati dal desiderio di contribuire alla realizzazione di una benefica metamorfosi del contesto sociale, incentrata sulla sostenibilità ambientale, sul miglioramento del rapporto uomo-natura, su uno stile di vita più semplice, genuino ed autentico, si sono attivamente impegnati nella ricerca di un’efficace applicazione degli strumenti concettuali e operativi forniti da Beatrice, esercitandosi nell’ascolto, nella condivisione, nella cooperazione e nell’interazione, avendo sempre come obiettivo quello di raggiungere soluzioni partecipate e consensuali. L’armonizzazione degli obiettivi (e, in molti casi, di veri e propri ideali) di un gruppo eterogeneo di persone è un processo entusiasmante ma molto delicato, in quanto la propensione all’affermazione delle istanze individuali – pur nell’interesse del gruppo – è un rischio sempre in agguato, che può seriamente minacciare la coabitazione pacifica di un sogno condiviso. Per rinforzare la comprensione di questi strumenti partecipativi, dal 22 al 26 ottobre, presso l’ecovillaggio “Torri Superiore”, la stessa Beatrice Briggs terrà un corso avanzato di queste tecniche dal titolo “Facilitare i processi decisionali in situazioni complesse”, alla cui partecipazione invitiamo tutti coloro che, giustamente sedotti dal fascino di un cambiamento profondo e strutturale della propria esistenza, potrebbero beneficiarne per ottimizzare le energie.

Fonte: ilcambiamento.it

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San Cresci: rinascita di un ecovillaggio

Nel Mugello prende vita il progetto dell’ecovillaggio San Cresci per creare un centro del ben vivere in totale armonia con la natura: un borgo che si ripopola e una comunità che punta alla sostenibilità e all’autosufficienza. Per saperne di più abbiamo intervistato Roberta Zivolo, ideatrice del progetto insieme a Bruno Dei.sancresci2

Nel verde Mugello, 35 chilometri fuori Firenze, presso Borgo San Lorenzo, si sviluppa il progetto San Cresci, un borgo storico abbandonato da ripopolare e rivivere in modo sostenibile e autosufficiente. Il progetto nasce per ospitare 300-400 persone offrendo loro di poter finalmente ben vivere in una quotidianità responsabile, autonoma, libera e basata sulla condivisione.  La tenuta si sviluppa su 657 ettari con 8 case coloniche e una villa medicea, Villa la Quiete, un complesso architettonico di grande valore artistico culturale che sarà ristrutturato secondo le tecniche sostenibili della bioedilizia. L’idea centrale è di dividere il tutto in cinque zone: agricola, culturale, artigianale, internazionale e residenziale. Una delle attività di base sarà quindi l’agricoltura, realizzata seguendo i principi biodinamici e di permacultura che porterà alla coltivazione di circa 150 ettari di terreno secondo la filosofia del km 0. I restanti 450 ettari boschivi saranno, invece, impiegati, oltre che per la biomassa, per la creazione di percorsi di avvicinamento dell’uomo alla natura basati su attività ricreative. Ma il progetto è ancora più articolato. Vediamo come.

Com’è nata l’idea, qual è la filosofia del progetto La scintilla che fece partire l’idea nasce una decina di anni fa, quando ci aggiudicammo il bando di una gara dell’università di Firenze che cedeva la tenuta San Cresci. Poi lo scorso novembre l’università ha stipulato il compromesso con la nostra società Agricola San Cresci aggiudicataria della gara che a sua volta ha concesso alla Fondazione Europea Cammino Futuro Onlus l’uso gratuito di Villa la Quiete e della fattoria che saranno recuperati per una attività a uso vincolato e per fare un centro del ben-vivere. 
Lo scopo che ci ha spinto a realizzare questo progetto è stato creare un luogo fisico per far incontrare persone che vogliono cambiare la propria esistenza, accomunate da esperienze simili basate su stili di vita concreti e sostenibili. Vogliamo fornire loro un mezzo per favorire lo scambio di conoscenze e informazioni e per replicare realizzazioni rispettose dell’ecosistema che ci circonda. È ora che le persone si fermino e inizino a incontrarsi e a creare un nuovo pensiero economico che metta al centro i principi di solidarietà, reciprocità, relazione, equità e responsabilità per recuperare i valori base della persona. Infatti è stata posta l’attenzione anche sul rapporto relazionale per cercare di tornare a un significato più veritiero di umanità e di uomini liberi.

Quali sono le iniziative principali  del progetto? La filosofia del progetto è quindi quella di mettere al centro di tutto l’essere umano e il suo diritto al ben vivere. Possiamo citare alcune iniziative interessanti:
1) i bambini nasceranno in casa e avranno in dono un ettaro di terra da accudire e tramandare alle loro generazioni future;
2) essi frequenteranno scuole di eccellenza e all’avanguardia;

3) ci sarà una casa di salute olistica, delle piscine e delle terme, un albergo e un centro convegni e congressi;

4) saranno praticate coltivazioni e allevamenti di bassa corte a km 0;

5) saranno aperti dei laboratori artistici, FABLAB e artigiani per la trasformazione di quanto coltivato e allevato (sono già avviati progetti per prodotti di nicchia con l’Università di Firenze)

6) l’acqua scaturisce da 20 sorgenti, una di acqua sulfuea, e l’energia elettrica e termica verrà prodotta con fotovoltaico e biomasse in modo da non dipendere da forniture esterne;

7) inoltre ci sarà una “casa della migliore età” dove gli anziani saranno considerati archivi storici di saggezza cosicché i giovani di San Cresci abbiano come “faro” le loro menti.

Inoltre vengono organizzati vari eventi, qualche esempio? Gli eventi organizzati finora si trovano su questa pagina web:www.sancresci.eu/eventi.php In particolare segnaliamo l’open day del 5 maggio scorso a cui hanno partecipato centinaia di persone, la conferenza stampa della Fondazione Europea Cammino Futuro, che ha avuto una notevole risonanza, dove sono state illustrate le tappe che hanno portato alla costruzione della Fondazione e alla necessità di creare il centro San Cresci e il convegno del 1° dicembre 2013 a cui hanno partecipato numerosi relatori e centinaia di partecipanti di persona e molti di più via streaming. Attualmente è in corso un ciclo di convegni gratuiti sulla salute chiamato “Sani in un mondo Sano”. Per esempio uno degli ultimi è stato il 16 febbraio sul mal di schiena a Firenze.
Ci sono forme di sostentamento economico comune oppure ogni abitante ha un proprio lavoro, anche esterno?
Il progetto prevede una pluralità di attività da esercitarsi nella Villa la Quiete che richiede a regime un numero di operatori intorno alle 100 unità. Inoltre lo stesso centro deve essere approvvigionato a km 0 di tutti gli alimenti necessari sia agli operatori che ai visitatori e a tutti gli abitanti. Per questo i partecipanti al progetto saranno principalmente impiegati per le attività del Centro Culturale per il Ben Vivere, per l’agricoltura, per le attività boschive, per la produzione di prodotti naturopatici che si intende sviluppare e per la trasformazione di prodotti derivati dalle coltivazioni agricole con metodi biodinamici e biologici oltre che alla permacultura. Perciò le attività sono prevalentemente quelle interne, ma data la professionalità di molti partecipanti non è escluso che i medesimi provvedano a erogare le proprie prestazioni anche all’esterno dell’ecovillaggio.

Chi compra una casa lì ci abita veramente o il tutto rischia di diventare un villaggio fantasma con solo seconde case come in altri ecovillaggi italiani? Chi acquisisce una casa nell’ecovillaggio di San Cresci, attualmente sono già state assegnate oltre l’80% degli spazi disponibili, lo fa principalmente per partecipare al progetto e alla comunità per cui riteniamo che il fenomeno della seconda casa sia inesistente o del tutto straordinario e marginale.
Come viene finanziata la ristrutturazione? La ristrutturazione, data la grande dimensione dell’intervento che prevede circa 12.000 mq di immobili da recuperare e ristrutturare, viene così finanziata: le singole persone a cui vengono assegnate le case per abitazione, per altre attività agricole boschive ecc. realizzano direttamente gli interventi di recupero in base ai progetti autorizzati dall’amministrazione competente, e questo genererà l’ecovillaggio San Cresci. Per quanto riguarda Villa la Quiete, che verrà convertita in un centro culturale per il ben vivere, il recupero avverrà tramite la Fondazione Europea Cammino Futuro in base a un progetto già presentato al comune di Borgo San Lorenzo. Il tutto sarà finanziato tramite l’attività di fund raising e, dato che la Fondazione è una Onlus, anche tramite il cinque per mille.
Che cos’è la Fondazione Europea Cammino Futuro e che ruolo ha nel progetto oltre a partecipare al finanziamento? La Fondazione Europea Cammino Futuro è una fondazione così come previsto dagli articoli 16 e seguenti del Codice civile ed, essendo già riconosciuta come Onlus, è un ente no-profit. Essa è presieduta da Fabio Salviato, fondatore di Banca Etica e promotore del Commercio Equosolidale.
La Fondazione, in quanto Onlus, ha il ruolo specifico del recupero e della ristrutturazione della sola Villa la Quiete, già di proprietà dei Gondi, banchieri fiorentini, come bene culturale vincolato dalla Sovraintendenza dei Beni Ambientali. La Villa diverrà poi un centro culturale per il ben vivere, e la Fondazione si occuperà esclusivamente della gestione e del coordinamento delle attività ricettive e formative esercitabili all’interno della struttura, nell’ambito delle attività del centro. San Cresci, in quanto sede della fondazione, è un progetto europeo e sarà riproducibile sia in Italia che in Europa per consentire a ogni essere umano che nascerà sul pianeta Terra di aver riconosciuto il diritto al ben vivere. 
Quindi San Cresci vuole essere un modello per altri centri come esempio di realizzazione di una realtà di vita e lavorativa basata sullo star bene insieme e sulla solidarietà sociale. Ci sono, quindi, progetti futuri?
Nelle intenzioni dei promotori del progetto San Cresci vi è l’obiettivo prioritario di realizzare questo ecovillaggio come modello pilota per la riproduzione sugli stessi principi in altri luoghi ove questo sia possibile. Per adesso già piccole gemmazioni e affiliazioni stanno crescendo sia in provincia di Brescia che di Padova oltre all’intenso brulicare di rapporti, contatti tre le varie persone accomunate dalle stesse idee di cambiamento. Inoltre l’assessore all’agricoltura della regione Toscana intende proporre il progetto San Cresci per presentarlo quale progetto innovativo all’EXPO 2015 e questo potrebbe portare alla nascita di nuove idee per la creazione di centri simili per il recupero di borghi rurali abbandonati sia in Italia che in Europa.

Per info e contatti: Segreteria della Fondazione Europea Cammino Futuro onlus
Via San Cresci 31 S. Cresi di Borgo San Lorenzo (Firenze) – Italia

telefono: +39 335.78.32.866 e-mail: info@fecf.eu

internet: www.sancresci.eu; www.fecf.eu

fonte: il cambiamento.it

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Il Movimento per il diritto alla buona nascita

L’idea è venuta a Clara Scropetta, doula e autrice del libro “Accanto alla madre”: lanciare la creazione di quello che ha chiamato un Movimento per i diritti umani focalizzato al primo periodo della vita. Una buona nascita, che può essere garantita solo dalla libertà per la donna di partorire come desidera e dalla libertà per l’ostetrica di decidere secondo scienza e coscienza.donnaincinta

Clara Scropetta è una doula, figura che supporta la donna in tutto il periodo perinatale fino al parto senza essere una figura sanitaria. Vive nell’ecovillaggio di Avalon in Toscana ed è autrice del libro “Accanto alla madre”. Clara ha lanciato un appello che noi vi riportiamo.

«Vorrei lanciare la creazione di un movimento per i diritti umani focalizzato sul primo periodo della vita, con l’obiettivo di una mobilitazione pubblica per l’applicazione delle linee guida del ministero della salute e dell’Oms e per l’adeguamento alla delibera del tribunale europei per i diritti umani di Strasburgo in merito alla libertà di scelta della donna su luogo, modalità del parto e chi avere accanto a sè in quel  momento. Raccomando la visione del documentario “Freedom for birth”, che narra la storia di un’ostetrica agli arresti domiciliari a Budapest e di una madre ungherese che va a Strasburgo a reclamare giustizia. Questo documentario ha il pregio di trasmettere con molta forza un messaggio importante: la libertà per il parto è un diritto umano fondamentale e va di pari passo con la libertà dell’ostetrica. Questa forza mi ha animata a passare all’azione e lanciare questo appello. Tanti i meriti di questo documentario e alcuni limiti: nessun accenno alle condizione necessarie affinchè il parto sia il più facile e rapido possibile (ovunque, a casa come in ospedale); nessun accenno al fatto che ne va della salute del bambino e quindi della società, e non solo della libertà di scelta della donna. Con l’applicazione delle linee guida nazionale e internazionali, e quindi con il passaggio delle cure pre- peri e post- natali all’ostetrica così com’è raccomandato, potrebbe proprio accadere quello che io desidero, assieme a tante altre:

– che a ogni donna vengano offerte condizioni appropriate durante il parto (e anche durante la gravidanza e nel puerperio)
– che ci sia una presa di coscienza nella classe politica, nella società, nei media, dell’importanza del primo periodo della vita per la salute

Tutto ciò può accadere se viene ripristinata l’autonomia professionale dell’ostetrica, un’ostetrica che senza essere subordinata a nessuno decide donna per donna in base alla sua esperienza e all’evidenza scientifica come procedere, sia come dipendente all’interno del servizio sanitatio che nella libera professione. questa autonomia va di pari passi con la tutela legale e con una revisione dei piani di studio con maggior attenzione alla fisiologia. Chiedo a tutti coloro che si riconoscono in questa istanza di diffondere questo appello il più possibile e a rispondermi per dar vita al gruppo che lavorerà su un documento da presentare pubblicamente». Chi volesse contattare Clara Scropetta può farlo al numero di telefono 393 3158706 oppure scrivendo una e-mail a clara_scropetta@hotmail.com

Fonte: il cambiamento

Proposta di cohousing o ecovillaggio in Maremma

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La mia famiglia possiede un albergo in Toscana vicino alle Terme di Saturnia, accanto a noi c’è un campeggio naturista, “Sasso Corbo”, che dista dall’albergo un paio di chilometri. L’albergo è un’attività che era dei miei genitori e attualmente viene gestito da mia figlia. Quest’anno abbiamo attrezzato una sala per la meditazione e stiamo lavorando per allestirne un’altra. Il posto è veramente molto bello e sarebbe un luogo ideale per la realizzazione di un cohousing, o anche di un ecovillaggio, un progetto di permacultura, per dei corsi di meditazione, un piccolo allevamento, dell’ospitalità  e tanto altro, dipende dalle esigenze di chi deciderà di vivere in un posto come questo e che lo volesse condividere con noi.

Il nostro sito web è: albergo Cerinella, siamo aperti dal 1972. Quelli erano anni in cui si lavorava tantissimo, con il ristorante matrimoni e… ballo, mio padre si era inventato questa attività  per incrementare le entrate. La cosa è andata avanti fino al 2000 quando si sono ritirati e la gestione è passata a mia figlia Sacha. Le camere sono 13 e 2 gli appartamenti. Da qualche anno stiamo appaiando a questa attività un lavoro di Catering.

Questo è a grandi linee il nostro percorso.

L’immobile è di 1000 mq. A pian terreno esiste una grande sala (circa 160 mq) che ad oggi è inutilizzata e che noi avremmo pensato di risistemare per seminari, corsi teatrali, o di inglese ecc. Abbiamo invece già  realizzato una sala più piccola per meditazione, yoga o altro. Sempre a pian terreno c’è la sala ristorante e una sala per colazioni, oltre ovviamente alla hall e a uno spazio relax. Intorno all’albergo ci sono 10.000 mq di terreno.

Insomma è un posto troppo grande per le nostre forze, questo è il primo dato.

L’altro dato è che secondo noi è un posto bellissimo (tra Saturnia e il Monte Amiata), in cui è ruotata tutta la nostra vita e quindi pieno di significati anche affettivi, ma non solo. C’è la sensazione spiacevole che da sole non ce la facciamo più a portare avanti questo lavoro, nonostante l’impegno, la fatica e la tenacia che non ci è mai venuta meno, ma non è mai abbastanza, rispetto a quello che vorremmo fare e di cui ci sarebbe bisogno. Ed è da qui che abbiamo iniziato a riflettere sull’idea di  veicolare questa proposta,  magari, almeno inizialmente con  forme miste di coabitazione o accoglienza, ma questo poi dipende dalle necessità che avranno le persone. Crediamo infatti che sarebbe un posto ideale, perché è immerso nella natura. Inoltre se fosse necessario ampliare la struttura ce ne sarebbe la possibilità , così come se fosse necessario avere più terreno per eventuali colture biologiche, o piccolo pascolo, o apicultura ecc. Crediamo che oggi più che mai ci sia bisogno di allontanarsi dalla vita frenetica e alienante della città  per riscoprire un nuovo modo di stare insieme mettendo al centro della propria vita, la Persona, la solidarietà , il confronto, la condivisione, il rispetto, degli altri e della nostra terra. Insomma un modo non violento di stare insieme, ognuno con le proprie differenze. Crediamo nella condivisione di una vita fondata non sulla speculazione, ma al contrario sul rispetto degli altri esseri umani e della natura in tutte le sue forme. In particolare, io sono interessata a tutti i tipi di ricerca di crescita personale, dalla meditazione, yoga al rebirthing, costellazioni familiari, agricoltura biologica, fonti di energia alternative, decrescita, naturismo, ecc. Credo che sia indispensabile più che trovare un nuovo modo di vivere, riappropriarci di quei valori che noi conosciamo, perché fanno parte della nostra cultura da sempre, accrescendo l’aspetto della conoscenza personale. Credo che di avere un atteggiamento laico rispetto a tutte le discipline che si pongono questo obiettivo, l’unica discriminante credo che sia necessario averla rispetto all’onestà  di chi propone questi percorsi, perché questa non è scontata (dato che  oggi più che mai  l’umanità ha tanto bisogno di questo si è creato intorno a questo bisogno un mercato, siamo inondati da una miriade di proposte, e i falsi maestri non sono pochi). Mia figlia ha un altro percorso, pur condividendo i valori di base che ho  esposto, li affronta in una maniera più razionalistica, ma, credo che la diversità  sia una ricchezza che il confronto tra punti di vista diversi sia utile anche per rimanere coi piedi per terra. Queste sono molto a grandi linee  le motivazioni che ci hanno portato a riflettere su questa idea che crediamo sarebbe una svolta importante non solo per noi ma per tutto il territorio circostante, che potrebbe trarne grandi benefici. Siamo quindi disposte a valutare  tutte le proposte di condivisione di questo luogo che si basino sulla concretezza e sulla serietà , nel rispetto di tutte le premesse fatte sopra.  L’augurio e la speranza è che mettendo in circolo due bisogni si possa trovare una soluzione unica, per noi e per chi vorrà  condividere con noi questa idea, che mi sembra prematuro chiamare progetto.

Spero di non avere annoiato, e di essere stata chiara almeno sulle finalità.

Susanna cell.3403074911, e-mail: montelabbro@hotmail.it

Fonte: il cambiamento

Perché vivere in un ecovillaggio?

“Vivere in un ecovillaggio non è una protesta verso il sistema, non è un sogno romantico o un’utopia, ma una scelta razionale e motivata di dare priorità nella propria vita ad aspetti quali il senso di comunità, l’ecologia, la spiritualità”.ecovillaggio_ferme_du_collet

L’idea di ecovillaggio non è recente né innovativa, trattandosi della naturale evoluzione del villaggio tradizionale, dove l’essere umano ha vissuto durante gran parte della sua storia. Storicamente però vivere in un villaggio in armonia con la natura non era una scelta consapevole, ma l’unica possibilità, mentre ora gli ecovillaggi sono comunità intenzionali di persone pienamente consapevoli di vivere in modo che rema in direzione contraria alla spinta della società circostante. Vivere in un ecovillaggio non è una protesta verso il sistema, non è un sogno romantico o un’utopia, ma una scelta razionale e motivata di dare priorità nella propria vita ad aspetti quali il senso di comunità, l’ecologia, la spiritualità. Il sentimento di appartenenza ad una comunità viene da lontano, è innato nella natura umana. La tecnologia, l’organizzazione sociale, la nascita delle metropoli, la corsa verso il successo individuale han dato l’illusione che il nuovo essere umano non abbia più bisogno dell’appoggio di una comunità, e ha creato la tendenza in una vita sempre più individualista e solitaria. Questa evoluzione è ben rappresentata dall’anonimo palazzone cittadino, dove un numero svariato di vite sono rinchiuse tra queste mura, cercando una nicchia di intimità dietro spesse porte blindate di appartamenti tutti uguali, ignorando completamente l’esistenza dei vicini che sovente sono visti solo come una molestia. La vita di comunità è l’opposto, è il compromesso di vivere in un gruppo, di solito non troppo numeroso in modo che tutti i membri si conoscano personalmente. Non si tratta del modello stereotipato che tutti abbiamo in mente quando pensiamo alle comunità, la comune hippie degli anni sessanta, con comunione dei beni, amore libero, chitarre e marijuana. Alcuni ecovillaggi praticano la comunione dei beni, ma la vera essenza di comunità, più che nell’ottimizzazione dei beni materiali che ovviamente è ricercata, è esaltata nell’appoggio reciproco.vita_ecovillaggio

Un gruppo su cui contare vuol dire miglioramento della qualità di vita, con esempi pratici quali la cura condivisa dei bambini, la possibilità di facilitare e rendere più attraenti lavori comunitari, la creazioni di posti di lavoro all’interno della comunità. Inoltre la vita comunitaria è un costante stimolo alla crescita personale, in quanto persone a stretto contatto quotidiano sono obbligate a confrontarsi su scelte in comune, a discutere, a parlare apertamente dei problemi che invariabilmente sorgono e questo migliora la comunicazione con gli altri e con se stessi ed aiuta a vedere con più chiarezza il nostro misterioso mondo inconscio. L’armonia della vita comunitaria si ripercuote conseguentemente nella cura dell’ambiente circostante. La concezione di tutela ambientale è variabile, ma principalmente si attua nel tentativo di produrre la maggior parte del cibo che si consuma, coltivando orti vicino alle case, di affidarsi a energie rinnovabili, di ridurre i consumi e di limitare l’utilizzo delle automobili. I bambini di un ecovillaggio dove ho vissuto trascorrevano le giornate scorrazzando per le strade del villaggio prive di auto, giocando nei giardini comunitari, senza necessità della miriade di giochi che popolano la vita dei bambini cresciuti negli appartamenti. Infine la spiritualità, che racchiude aspetti controversi perché storicamente è stata ingabbiata dalla religione. Di solito non c’è l’intenzione si inserirsi nelle credenze religiose degli abitanti. La spiritualità si accompagna in modo naturale al rallentamento dei ritmi, al contatto con la natura, poiché il materialismo non è sufficiente a saziare l’innata curiosità dell’essere umano. La spiritualità significa arte, musica, contemplazione, meditazione, riflessioni. Il movimento degli ecovillaggi si associa spesso ad altri movimenti quali la permacultura, la decrescita, termini che evocano ancora in tanta gente uno scenario di ristrettezze, di ritorno all’età della pietra e di rinuncia. Ma non è questo il punto, tutt’altro, l’obiettivo è lo stesso di tutte le attività umane, la felicità e il benessere, che vengono ricercate, però in una forma che predilige l’armonia con la natura e l’ambiente.

Fonte: il cambiamento

 

In Germania si costruisce il futuro: l’ecovillaggio di Sieben Linden

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Affrontare l’attuale crisi ambientale, sociale ed economica dando vita ad un nuovo modello di società fondato su solidarietà, condivisione, risparmio e consapevolezza. Questi i presupposti da cui ha preso vita oltre quindici anni fa l’ecovillaggio di Sieben Linden, nel nord della Germania. L’ecovillaggio di Sieben Linden è situato in aperta campagna nel nord della Germania, regione della Sassonia Anhalt (ex DDR), ed è abitato da 150 persone di cui 40 bambini e adolescenti. Queste persone hanno deciso che la crisi ambientale, sociale, economica, politica la risolvono per davvero.

Il progetto esiste da oltre quindici anni e dimostra che, se si vuole, si può migliorare la qualità della vita dando a questa un senso profondo. Persone normali di tutte le estrazioni sociali e possibilità economiche hanno creato un sistema sostenibile senza essere marziani, hippies o miliardari. Le abitazioni sono state costruite con materiali come il legno locale, balle di paglia, isolamento in fibra di cellulosa e fibra di legno, terra cruda e vengono alimentate energeticamente da legna, pannelli solari fotovoltaici e termici, il tutto per ridurre al minimo l’impatto ambientale. Le decisioni vengo prese da tutti, ci sono i vari gruppi di lavoro e ognuno ha un ruolo all’interno dell’ecovillaggio che è un modello di micro società alternativa, così come dovrebbero e potrebbero esserlo tanti progetti anche da noi e infatti c’è chi in Italia ci sta già provando. La cucina è vegetariana e vepersone,abitazioni,gan con molti alimenti auto prodotti all’interno di un sistema di permacultura. Per tutto quello che non si autoproduce c’è un acquisto collettivo biologico che coinvolge l’intera comunità e che riduce i costi del 40% dei prodotti non solo alimentari ma anche di tutti quelli che servono per l’igiene personale e la pulizia della casa. Per i bambini c’è un asilo interno dove i bambini passano molto tempo all’aperto e non corrono il rischio di essere investiti.

A Sieben Linden la cucina è vegetariana e vegan con molti alimenti auto prodotti all’interno di un sistema di permacultura. Su 150 persone le automobili sono solo una ventina e alcune sono della comunità a disposizione di tutti e se si usano si pagano solo i chilometri effettivamente percorsi, senza bisogno di pensare ad assicurazioni, spese di manutenzione, etc. Le persone si aiutano molto fra di loro, c’è solidarietà e supporto fra gli abitanti che permette di rafforzare le relazioni e anche risparmiare molti soldi in servizi che nella società normale devono essere pagati e che invece in progetti del genere sono gratuiti e volentieri donati reciprocamente. Sieben Linden sfata i pregiudizi di coloro che pensano che questi progetti siano isole felici scollegate dalla realtà e per pochi disadattati. Laddove in quella zona prima dell’arrivo di queste persone c’era abbandono, deserto relazionale e culturale, è stata portata una ventata di entusiasmo e di rinascita dell’economia locale con persone che vengono a Sieben Linden a lavorare o a visitare il posto da tutte le parti della Germania e anche dall’estero. Fra le tante attività si organizzano infatti corsi, seminari, incontri internazionali per tutti coloro che siano interessati a conoscere questa interessante realtà. La famosa cultura che si cita spesso come aspetto prioritario nella città e poi magari si va a teatro una sola volta l’anno, la fanno direttamente gli abitanti di Sieben Linden. Una volta a settimana c’è il cinema, ci sono spettacoli teatrali organizzati da loro, c’è la discoteca, un locale bar, un negozio interno, la sauna, un coro, si organizzano corsi di yoga, thai chi, danza, pittura, etc e la maggior parte sono gratuiti. Ci sono tante relazioni con persone di diverse professionalità, conoscenze, culture, storie che regalano una grande ricchezza a chiunque frequenti il posto anche per poco tempo.
Le abitazioni sono state costruite con materiali come il legno locale, balle di paglia, isolamento in fibra di cellulosa e fibra di legno, terra cruda. Ma veniamo all’argomento principe, la pietra angolare di tutto: i soldi. Proprio perché in questo posto non si spreca, si risparmiano energie e risorse, ci si dà una mano, si condivide molto senza per questo fare particolari rinunce o essere dei monaci, la vita costa veramente poco. Una persona, considerati gli elementi base di affitto, alimentazione, energia, acqua, internet, etc, spende mediamente al mese circa 500/600 euro e poco più se ha dei figli. All’interno di questa cifra si può anche usufruire di una mensa comune biologica che prepara quotidianamente pasti per la colazione, pranzo e cena. A Sieben Linden hanno fatto quadrare il cerchio, si spende poco, si ha tutto quello che serve, si vive a contatto con la natura, si ha supporto dalla comunità, si ha vita culturale, si imparano molte cose nuove e mestieri, si conoscono persone e culture diverse. Ma secondo i parametri economici tedeschi (simili ai nostri), in teoria queste persone a cui non manca nulla, vivono al di sotto della soglia di povertà. Viene da chiedersi allora la povertà dove sta davvero? In chi guadagna più soldi ma fa una vita di inferno? In chi non si costruisce nessuna prospettiva e aspetta che gli cali dal cielo qualche miracolo? A cosa serve avere tanti soldi, inseguire uno stipendio che deve essere sempre più alto per comprare sempre più cose? Chi è veramente povero nella società dei consumi? Secondo quali parametri totalmente sballati si viene considerati poveri? Le persone di Sieben Linden vivono così come tanti predicano ma che non fanno. Cosa ci sarà di tanto difficile nel mettere assieme la teoria con la pratica? In ogni caso vista la situazione drammatica attuale, volenti o nolenti, la società del futuro, speriamo non troppo lontano, sarà simile a quella di questi pionieri. Sieben Linden sfata i pregiudizi di coloro che pensano che questi progetti siano isole felici scollegate dalla realtà. Nasceranno sempre più variegati progetti di questo tipo che si scambiano competenze e informazioni e si rafforzano fra loro, progetti costituiti da persone consapevoli, attive e che danno risposte pratiche e sensate ai problemi che ci stanno portando a fondo. Basta poco per avere ispirazione, basta fare un viaggetto e vedere con i propri occhi, poi rimboccarsi le maniche e rifare dalle nostre parti cose simili, tenendo ben presente che noi in Italia siamo molto più avvantaggiati perché con le nostre condizioni geoclimatiche, potremmo autoprodurci molti più alimenti ed energia. E poi volete mettere il clima italiano e il clima del nord della Germania? In Italia potremmo diventare un meraviglioso giardino nel quale fare crescere speranza e bellezza.

Per tutti quei giovani che pensano che possibilità non ce ne siano, che non ci sia lavoro, che si sentono inutili o aspettano non si sa bene cosa, consiglio caldamente di visitare posti del genere dove ognuno ha una sua collocazione, un ruolo, un senso, non si sente da solo contro il mondo. Bisogna darsi da fare, essere attivi e crearsi opportunità, di certo nulla verrà per grazia ricevuta ma se non ci si dà da fare, se non ci si muove, non si possono certo scoprire i propri talenti e misurare le proprie possibilità. Prima di criticare iniziative del genere o liquidarle con commenti banali e idiozie assortite parlando di Arcadie, di utopie, di isole felici, di progetti impossibili, andate a trovarli e vi accorgerete che sono estremamente realistici e quello che fanno è riproponibile senza sforzi titanici o montagne si soldi. I progetti impossibili, le vere utopie sono quelle che la società dei consumi ci ha martellato fino ad ora ed è ormai evidente che non ci portano proprio da nessuna parte.

Fonte: il cambiamento

Pensare come le Montagne

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