CiòCheVale: l’associazione che riscopre la forza del proprio territorio

Sostenibilità, etica e solidarietà sono i principi cardine alla base della visione di Ciò che Vale, associazione di promozione sociale che, sui territori della collina torinese, sta scommettendo da anni sulla valorizzazione dei luoghi e delle piccole comunità che li abitano, attraverso la riscoperta delle tradizioni e dei saperi locali e la creazione di forme di aggregazione sociale basata su buone pratiche e stili di vita sostenibili.

Casa. La casa è quel luogo familiare, dove ritorniamo al termine della nostra lunga giornata. Casa è dove sono le nostre radici, i luoghi dove siamo cresciuti, dove viviamo, oppure dove abitano i ricordi felici. Il territorio è casa, la casa di tutta la comunità che lo abita e che da esso trae la sua forza. L’Associazione CiòCheVale nasce quattro anni fa dall’idea di Alberto Guggino, incoraggiata dalla voglia di cambiamento e dall’amore per la propria “casa”, cioè il territorio e le persone che lo abitano. Insieme a Pietro Liotta cresce, anno dopo anno, con forza e tenacia per dare vita e spazio alle voci, ai pensieri, ai sogni di chi in questo territorio vive tutti i giorni. Alberto e Pietro non sono soltanto i protagonisti della bella storia che vi stiamo per raccontare. Rappresentano la forza di un territorio che ogni giorno viene riscoperto, il coraggio di chi non vuole aspettare per dare vita al cambiamento, il motore di una rivoluzione che sta trasformando i luoghi e le consapevolezze collettive.

Parlare con Alberto e Pietro è ogni volta di grande ispirazione. Sarà la loro energia, l’entusiasmo contagioso che li contraddistingue e che li ha portati, sui comuni della collina torinese, a dare vita ad un progetto virtuoso per la riscoperta dei luoghi e delle comunità. Sono proprio i comuni della collina torinese gli scenari di una trasformazione avviata da tempo ed il cui tema chiave è la valorizzazione: “Valorizzazione del patrimonio non solo artistico, architettonico e ambientale, che ovviamente sono una parte saliente, ma soprattutto delle tradizioni e dei saperi locali” mi racconta Pietro. Tutti i progetti portati avanti dall’associazione si basano sulla riscoperta del territorio attraverso stili di vita sostenibili quali l’autoproduzione alimentare, la permacultura, la riscoperta dei grani antichi e la valorizzazione della filiera del pane. Una promozione che parla di riscoperta dei luoghi ma soprattutto delle loro tipicità: “in campo agricolo sono presenti attività e coltivazioni che necessitano di essere valorizzate, se no il rischio è che si perdano. Oppure ci sono forme di artigianato locale che andrebbero sviluppate, supportate ed aiutate”.

Alla loro visione si aggiunge la sensibilizzazione a modelli abitativi alternativi come la casa passiva, ovvero un’abitazione autosufficiente a livello energetico o la promozione dell’ecoturismo, come ne è esempio l’albergo diffuso, attraverso il quale dare vita ad una modalità di accoglienza familiare che offre la possibilità di affittare la propria stanza o casa a persone che non hanno la forza o la capacità di inserirsi nei circuiti turistici.

Pistaaa – La Blue Way Piemontese” è uno dei progetti attualmente in atto che intende realizzare tutto ciò, attraverso la realizzazione di un percorso ciclabile che collegherà 21 paesi della collina torinese per un totale di 90 Km utilizzando sentieri e strade bianche, congiungendo tratti di pista ciclabile già esistenti e creando nuovi collegamenti. Si tratta di un progetto che guarda in grande e capace di generare effetti positivi sugli stili di vita e sull’imprenditoria locale. “La pista ciclabile è un obiettivo ma anche lo strumento attraverso il quale cerchiamo di ampliare il concetto di valorizzazione: promuovere le tradizioni, lo sviluppo dell’enogastronomia locale, la diffusione dei sistemi di agricoltura tradizionale, dei saperi degli artigiani del luogo attraverso un turismo lento e di prossimità che permetta di godere appieno delle bellezze che il territorio sa offrire”.

Ma come dare vita ad una vera valorizzazione? Come mi racconta Pietro, è fondamentale fare rete. “Interconnettere e mettere in comunicazione le piccole attività economiche dislocate sul territorio, ma non solo. Creare rete anche tra le varie associazioni ed enti locali in modo che siano capaci di parlare una lingua comune e soprattutto creare sinergie forti tra i comuni. Singolarmente i comuni sono in grado di portare avanti i loro progetti ma lavorare insieme facilita il percorso e dà maggiore forza e peso all’identità del territorio stesso”.

Nei comuni della collina torinese tutto ciò sta diventando realtà. Attraverso i progetti portati avanti da “CiòCheVale” sta avvenendo una crescente e graduale trasformazione collettiva. Adesso, dopo anni di attività sul territorio, l’associazione ha inaugurato la sua nuova sede. Nel comune di Chieri, in via Marconi, vuole rappresentare un punto di riferimento per la comunità, un luogo aperto a tutti in cui creare inclusione sociale e che sarà il trampolino di lancio dei tanti progetti futuri. Già a partire da ora le attività avviate sono numerose: presso la nuova sede ha trovato spazio la recente iniziativa dell”Accademia del Dialogo, che vuole essere uno spazio nascente di confronto, scambio e conoscenze, ovvero un ciclo di incontri che, stimolati ogni volta da un relatore diverso, sono capaci di creare momenti di riflessione e proposte per nuovi progetti collettivi, dando vita ad un vero e proprio laboratorio di pensiero. Si tratta, nello specifico, di uno spazio che mira alla valorizzazione dei saperi messi a disposizione delle comunità locali: “Per ogni area abbiamo previsto 6-7 incontri da realizzare tra il 2019/2020 con un programma intenso.  Gli incontri verteranno su quattro aree: “Andiamo incontro al futuro” come riporta una citazione di Don Luigi Ciotti ed in cui si rifletterà sul tema del cambiamento; “Regola d’arte” in cui daremo spazio al tema dell’arte a partire dalla partecipazione sociale; “Abitare sostenibile” in cui ci confronteremo su forme abitative che si basano sul rispetto dell’ambiente e della sostenibilità quali costruzioni in paglia ed in legno, bioarchitettura o sull’utilizzo della canapa ed infine “Ripartiamo dal cibo” con incontri e riflessioni incentrate sul nostro benessere connesso alla salute del pianeta.

Nella sede dell’associazione Alberto e Pietro hanno in programma di dare vita ad uno spazio anche per i più giovani: “il nostro obiettivo, attraverso lo Spazio Giovani, è coinvolgere i giovani permettendo loro di condividere le proprie competenze e mettere a disposizione i propri talenti” sostiene Pietro. “Credo che oggi dare spazio ai giovani e alle loro iniziative sia fondamentale. La loro forza è potente, talmente potente e fresca che noi adulti non possiamo non darle spazio. Io e Alberto crediamo fortemente nei giovani perchè danno energia, entusiasmo, ci aiutano a crescere”.

Come raccontano tutti i progetti descritti, CiòCheVale rappresenta un esempio virtuoso, un modello di vita e di legame con il proprio territorio che ci dimostra che insieme tutto è possibile. Rappresenta un simbolo di speranza per il futuro, capace di generare l’attivazione delle comunità e nuove reti sul territorio legate da un denominatore comune: il senso di identità. Pietro mi spiega cosa significa per lui l’orgoglio di comunità, che si rispecchia nei vari progetti portati avanti: “per me il senso di comunità è dare la possibilità a delle persone che hanno dei talenti e delle potenzialità di essere conosciuti e di condividerle con altri, mettendo al servizio degli altri le proprie capacità e creando reti di scambio e conoscenze”.

Foto copertina
Didascalia: Valorizzazione territoriale
Autore: Ciò che Vale
Licenza: Pagina fb Ciò che Vale

Fonte: piemonte.checambia.org

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Ecoturismo in Repubblica Dominicana

La Repubblica Dominicana si apre al turismo ecologico e responsabile. Il progetto eco-turistico Tubagua Ecolodge, nella zona di Puerto Plata a nord, è una delle opportunità che questo paese offre per restare al di fuori dei circuiti dello sfruttamento del territorio e della popolazione.repubblicadominicana

Per una vacanza on the road a contatto con la natura, la Repubblica Dominicana è un’ottima destinazione, con un suo lato più selvaggio immerso in un paesaggio rurale autentico tra passeggiate in montagna, escursioni a cavallo, rafting, torrentismo, grotte, cascate e rutas gastronomiche. Ciò che può rendere speciale un viaggio oggi in questo paese è la possibilità di praticare un turismo ecologico e responsabile. Ci sono numerosi eco-lodge o ranchos,punto di partenza per scoprire la destinazione più autentica e alternativa. Il progetto eco-turistico Tubagua Ecolodge, nella zona di Puerto Plata a nord, è una delle opportunità.rd

Si è appena guadagnato il titolo di vincitore nella categoria Turismo Sostenibile all’interno del Premio organizzato  da Centro de Innovación Atabey, un importante istituzione locale che si occupa di ambiente e turismo sostenibile e che premia i progetti impegnati nella tutela del territorio e nella adozione di pratiche sostenibili.  Tubagua sorge ai piedi della scenografica Ruta panoramica, una montagna che connette la costa nord di Puerto Plata alla Valle del Cibao. Tante le esperienze che l’eco lodge offre ai suoi ospiti: passeggiate a cavallo, visita di una vicina ruta del caffè, passeggiate con guida nei boschi, visita dei villaggi locali, corsi di yoga open air e tanto altro. E ancora tante le realtà analoghe che popolano il territorio, ranchos arredati con uno stile rustico e con elementi tradizionali dominicani, sono situati nelle zone interne dell’isola caratterizzate da temperature generalmente fresche. Alcuni di essi sono appoggiati da organizzazioni no profit volti a promuovere il turismo sostenibile come nel caso del rancho Hachienda Cufa, a Guananico, e del Rancho Ecológico El Campeche a San Cristóbal, impegnati in progetti di sostenibilità e tutela dell’ambiente. Nel cuore della Reserva Cientifica Loma Quita Espuela, si trova il Rancho Don Lulù, creato al fine di promuovere il turismo responsabile e per sostenere le famiglie locali. Esso offre escursioni come la visita della riserva e il sentiero Bosque del Cacao. Altri quali Rancho Las Guázaras, Rancho ConstanzaRancho Olivier,Casa Tranquila, Sonido del Yaque sono strutture alberghiere ecologiche che sorgono in mezzo alle montagne di Jarabacoa nel cuore dell’isola e che integrano il turismo di montagna con attività di tipo sociale e formativo a contatto con la natura.  E ancora ilRancho Don ReyLa Casa de Tarzán e il Rancho Platón, a Barahona nel sud ovest, sono ideali per cavalcate o per sport più avventurosi come kayak, tubing e mountain bike.

Per maggiori informazioni:

Ente del Turismo della Repubblica Dominicana
Piazza Castello, 25
20121 Milano
Tel. 02 8057781
www.godominicanrepublic.com

Fonte: ilcambiamento.it

Ecoturismo, una risorsa per l’Italia

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Il turismo è in forte ripresa nel Vecchio Continente: secondo i dati dell’UNWTO relativi al 2014, l’Europa è stata l’area geografica più visitata al mondo con ben 580 milioni di arrivi (+ 13 milioni rispetto a 2013), un trend positivo che dovrebbe essere confermato anche nel 2015. In questo scenario l’Italia si colloca al 5° posto fra le destinazioni più frequentate dal turismo straniero: nel 2014 sono arrivati nel Belpaese 51,7 milioni di visitatori (+2,8% rispetto al 2013) e nei primi mesi del 2015 l’incremento è stato del 4,8%. Ciò che emerge approfondendo i dati sul turismo di casa nostra è che il 42% dei turisti viene in Italia non tanto per visitare le città d’arte e di cultura, quanto per godere dei paesaggi e delle bellezze naturali di località marine, lacustri, montane e collinari. Il nuovo traino del turismo è, dunque, l’ecoturismo, un’idea di wellness nella quale trovano spazio le attività sportive outdoor, la ricerca delle eccellenze enogastronomiche e le cure termali. Per riflettere su queste tre dimensioni dell’ecoturismo (naturalistica, sportiva, enogastronomica), domani, venerdì 16 ottobre, al Circolo dei Lettori di Torino, si terrà la quinta edizione del Workshop Nazionale Image, nel contesto del 3° Forum Mondiale delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Economico Locale. L’ecoturismo è un importante occasione di business etico, questo tipo di attività, infatti, genera uno “sviluppo economico locale” sano e sostenibile, in grado di valorizzare le risorse naturali e culturali del territorio in forma duratura, mantenendo la ricchezza a livello locale e moltiplicando le opportunità di lavoro per gli abitanti e le imprese. Secondo il rapporto Ecotour, realizzato da Enit e Istat in collaborazione con la Regione Abruzzo, l’ecoturismo vale attualmente 12 miliardi di euro l’anno, ma le prospettive sono quelle di un’ulteriore crescita che andrà favorita anche da politiche più lungimiranti di quelle che hanno fatto scendere l’Italia dalla vetta al fondo della top five dei Paesi più turistici del mondo.

Fonte:  Workshop Image

Svizzera, ecoturismo ed ecotrasporti per un’esperienza indimenticabile

Avventure culturali, ecologiche e naturali in Svizzera: la promessa di Ecoturismo.

Ecoturismo tra monti e valli in Svizzera?

Niente di più emozionante ed entusiasmante per gli amanti della natura che rivolgono un occhio attento anche alle best practice di basso impatto ambientale per quanto riguarda il turismo ed i trasporti: quello che può offrire il paese dei Cantoni è unico, sia in termini di sostenibilità ambientale che di bellezze naturalistiche; un paese a basso impatto ambientale, se così possiamo definire la Svizzera. La sostenibilità rappresenta in Svizzera ben più di un obiettivo ambientale: rappresenta un modo di vivere il proprio territorio, un modo di sviluppare opportunità e di interpretare il mondo del lavoro, la vita quotidiana, la vacanza: il sito MySwitzerland.com è un po’ la summa di questa filosofia. Gli Svizzeri non parlano molto di quanto siano sostenibili: le montagne e le valli rossocrociate sono tuttavia quanto di meglio al mondo esista per godere appieno delle bellezze naturalistiche: dal Parco Nazionale Svizzero alla Gola del Trient, dai bagni di Burgseewli ai castelli di Bellinzona, dalla Valle dell’Hasli alle cascate di Giessbach, tutti luoghi incastonati come diademi nel verde territorio svizzero. Luoghi raggiungibili nel pieno rispetto dell’ambientela Svizzera è perfetta per essere esplorata a piedi, in bicicletta e persino in canoa, permette escursioni di ogni tipo e livello di difficoltà; anche per i grandi spostamenti il territorio svizzero aiuta gli appassionati della sostenibilità ambientale: le sue linee ferroviarie pittoresche, come il Bernina Express(un’esperienza di relax e bellezza uniche da fare eccezionalmente in treno) o il Centovalli Express, le meravigliose funivie che portano alle tre cime Piz Mundaun e persino l’esperienza unica in parapendio che permette di volare sulla classica rotta da Walenstadt Berg lungo le Churfirsten fino al Ländle o decollare sotto il monte Säntis presso Wasserauen. I laghi svizzeri rappresentano invece un’altra eccellenza, sia per la pulizia delle acque che per la messa in sicurezza e, in generale, per la tutela ambientale: vivere l’esperienza del windsurf, della vela e delle gite in battello nei laghi elvetici è un ottimo modo per ristabilire un contatto con “l’elemento” per eccellenza: l’acqua. Il turismo in Svizzera permette però anche di entrare nella filosofia di ecosostenibilità che caratterizza l’intero territorio: il Museo e le centrali elettriche di Oberhasli AG sono in tal senso emblematici di come sia possibile rispondere alle più moderne esigenze della società in modo ecosostenibile, come anche lo smaltimento dei rifiuti a cavallo (nel centro di Avenches) dimostra l’attenzione alle politiche di sostenibilità ambientale, sia nel campo dei rifiuti (gli svizzeri sono i numeri uno al mondo per quanto riguarda il riciclo) che per quanto riguarda i servizi pubblici essenziali. Insomma, per gli amanti dell’ecosostenibilità e dell’ecoturismo in generale la Svizzera è “la terra promessa” dove alle buone pratiche ambientali si uniscono panorami mozzafiato raggiungibili con poca fatica nel pieno rispetto dell’ambiente: una prova di eccellenza che mostra, anche in questi campi, come la Svizzera sia un esempio virtuoso da seguire senza guardarsi indietro.Trains

Fonte: ecoblog.it

Gli Oscar dell’Ecoturismo, anche a Roma un B&B completamente green

Essere green oggi è quantomai difficile per un hotel o un ristorante. Eppure, alcune strutture in Italia vi riescono: attenzione ai rifiuti, materiali eccellenti e energie rinnovabili. Legambiente ha premiato le attività più virtuose378270

Ogni anno Legambiente premia le strutture di accoglienza (Hotel, relais, agriturismi, B&B, alberghi, camping, stabilimenti balneari e ristoranti) che riescono a rispettare determinati standard ecologici. Quest’anno gli iscritti sono stati circa 400 ma i vincitori solo 41; la regione più premiata la toscana con 7 strutture da Oscar.
E nel Lazio? Sono due le strutture che sono state premiate, la prima come “Ambasciatore del biologico 2013”, la seconda per l’ “Ottima gestione nel 2013”. Nel caso della prima parliamo dell’ agriturismo Le Mole sul Farfa a Mompeo (Ri) mentre il secondo Oscar è andato ad una struttura nel bel mezzo della capitale, proprio accanto al Colosseo: la Midori Oriental Suite.  Eco dalle Città ha intervistato Raffaele e Nicole, i gestori di questo splendido B&B, che ci hanno raccontato il perché delle loro scelte e perché, anche in tempo di crisi, sia importante investire in materiali e buone pratiche ecologiche

Cosa rende green il costo B&B?

Il nostro progetto è stato concepito, sin dall’inizio, in chiave green: l’intero appartamento è stato ristrutturato seguendo, scrupolosamente, i canoni della bio-architettura dai materiali per l’edilizia, alle vernici, ai rivestimenti, al parquet in bamboo; ci siamo affidati interamente a marchi certificati, di qualità ecologica e abbiamo puntato sul risparmio idrico ed energetico. Oltre all’ampia gamma di accorgimenti per il risparmio energetico, dagli infissi all’utilizzo di lampadine led, tutta l’energia utilizzata deriva da fonti energetiche alternative; gli elettrodomestici sono tutti di classe A o superiore e vi sono due bio camini come fonte alternativa di riscaldamento. Nei bagni sono stati installati miscelatori termostatici con riduttore di flusso, che consentono di ridurre notevolmente il consumo di acqua, mentre la caldaia, dotata di addolcitore, priva l’acqua del calcare nocivo, anche per la pelle. Le porte interne originali degli anni’30 sono state restaurate e riadattate al nuovo stile della casa. La  totale assenza di parti metalliche nei letti azzera i dannosi campi magnetici. Anche per la gestione giornaliera, facciamo largo uso di materiali riciclabili, carta FSCo riciclata e e lavagne riscrivibili; effettuiamo  la raccolta differenziata dei rifiuti; utilizziamo prodotti di qualità certificata ecologica per gli ospiti e per la pulizia degli ambienti; i set di cortesia e i prodotti per la cura del corpo sono bio; la biancheria e gli asciugamani sono in canapa o in cotone coltivato biologicamente e il piumone è in bambagia di seta cruelty-free, ossia prodotto da bachi da seta abbandonati dalla farfalla. Forniamo gratuitamente delle nostre biciclette vintage restaurate e dotiamo le camere di tutte le informazioni necessarie per muoversi coi mezzi. La colazione è biologica e, dove possibile, a km 0. Si potrebbe fare ancora di più?Per l’immediato futuro, ci stiamo informando circa l’acquisto di un sistema di compostaggio per i rifiuti e di un depuratore/ ionizzatore d’acqua  che ci consenta di sostituire in parte l’utilizzo delle nostre bottiglie di vetro con vuoti a rendere. Che valore ha un premio come quello di Legambiente? Pensate che possa spingere anche altri hotel a diventare green? Ricevere L’Oscar dell’ Ecoturismo di Legambiente ci ha riempiti di stupore e di gioia; non immaginavamo, a meno di un anno dall’apertura, di ricevere già un riconoscimento a livello nazionale. Sinceramente, abbiamo subito pensato di aver ricevuto da Legambiente, una forma di incoraggiamento, data la nostra giovane età e l’entità esigua del nostro progetto; siamo grati, quindi, ogni giorno, per la fiducia che ci è stata riposta, che ci impegneremo a non deludere. Il grande valore di questo tipo di riconoscimento è duplice: da un lato certifica la professionalità di una struttura agli occhi dell’ospite e, dall’altro, incoraggia anche altri gestori ad intraprendere un percorso di eco-sostenibilità, con lo scopo, sia di soddisfare la crescente domanda del turista attento al benessere, entrando a far parte di un mercato in espansione composto ancora da troppo poche strutture, sia di ottenere una gratificazione superiore, data dalla consapevolezza di salvaguardare il nostro territorio. Da non sottovalutare, anzi, a nostro avviso, da incrementare, è il risalto mediatico delle manifestazioni che diffondono un modo alternativo di fare turismo, che accrescono una consapevolezza circa le tematiche legate alla sostenibilità dell’ambiente e al benessere che ne deriva. Quali sono le difficoltà che deve affrontare un B&B green?  Se si concepisce un’attività in funzione della riduzione di consumi e rifiuti, i costi di gestione sono considerevoli e i tempi di ammortizzazione dell’ investimento, lunghi e indefiniti. Nel nostro caso, ad esempio, gli ospiti che prenotano solo basandosi sull’estetica della camera, spesso non ne colgono l’aspetto etico e ci giudicano eccessivamente costosi, rispetto ad altre strutture esteticamente simili, ma prive di certificazioni di qualità ambientale; queste ultime,  pur attuando prezzi inferiori, riescono ad ottenere un guadagno che noi ancora possiamo solo sperare. Per fortuna, solo in pochi casi, la comunicazione dell’impegno ecologico della struttura ha lasciato gli ospiti totalmente indifferenti, e le gratificazioni compensano  quelle occasioni  in cui il nostro lavoro non viene compreso.  Ad oggi, siamo convinti che, quando la passione superi la paura di rischiare, alla fine, ne sarà valsa, certamente, la pena.ecodallecitta

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Fonte: ecodallecittà

Rancho Margot: tanti esperimenti, una realtà (sostenibile)

“Un laboratorio di sostenibilità in continua evoluzione”. In Costa Rica si trova Rancho Margot, un po’ progetto di ecoturismo rurale, un po’ comunità autosufficiente, un po’ scuola di sostenibilità e sopravvivenza, un po’ centro di recupero di animali selvaggi, un po’ altro ancora.costa_rica3

Rancho Margot si trova in Costa Rica, al confine tra il “Bosco Eterno dei Bambini” e il Parco Nazionale dell’Arenal.

In Costa Rica, al confine tra il “Bosco Eterno dei Bambini” e il Parco Nazionale dell’Arenal, su 152 ettari di terreno precedentemente deforestato ed adibito a pascolo, si estende il sogno di Juan Sostheim, cileno di nascita, statunitense e poi tedesco di adozione e una vita in giro per il mondo. Circa 10 anni fa, in seguito a seri problemi di salute, Sostheim decise di cambiare vita, e da semplice turista si innamorò di questa valle e di questa proprietà. Risulta difficile descrivere Rancho Margot, un po’ progetto di ecoturismo rurale, un po’ comunità autosufficiente, un po’ scuola di sostenibilità e sopravvivenza, un po’ centro di recupero di animali selvaggi, un po’ altro ancora. Incuriosito dalla fama che Rancho Margot si è costruito in pochissimi anni, una mattina ho alzato il telefono e ho chiesto di poter rendere visita per capire se davvero questa fama era meritata. Ho passato tre giorni parlando con Juan, i suoi figli, i dipendenti; ho visitato tutto quello che c’era da visitare. In tutta sincerità il progetto è talmente ampio che mi è stato difficile coglierne l’intera portata, anche perché Sostheim non è di certo il tipo che se ne sta con le mani in mano e le cose cambiano continuamente. Juan è un vulcano di idee che prima pensa e poi realizza e proprio per questo credo che la definizione più appropriata per Rancho Margot sia “laboratorio di sostenibilità in continua evoluzione”.rancho_margot

Rancho Margot può essere definito “un laboratorio di sostenibilità in continua evoluzione”

Ma andiamo con ordine. Avendo come primo obiettivo quello di essere esempio di comunità autosufficiente, Rancho Margot ha iniziato sin da subito ad operare in questa direzione. L’elettricità è completamente prodotta da due idroturbine (da 8 e 42 kw rispettivamente) grazie alle acque che scorrono nella proprietà e che assicurano l’intero fabbisogno energetico (tra le altre cose Rancho Margot è stato certificato, primo in Costa Rica, carbon negative), mentre un grande orto organico (in cui vengono seguiti i principi della permacultura) ed il frutteto assicurano il 50-60% della esigenze dei circa quaranta residenti e del ristorante. A fianco dell’orto si trova l’area per le piante medicinali utilizzate nella produzione dei saponi e di insetticidi ed erbicidi naturali. Latte e formaggi provengono da mucche allevate all’aperto mentre maiali e galline garantiscono la produzione di carne (cose su cui io, da vegano, faccio molta fatica ad essere d’accordo). Lo sterco animale, oltre ad essere utilizzato nell’orto, viene trasformato in gas-metano per la cucina del ristorante grazie ai “biodigestori”, mentre il riscaldamento dell’acqua per i 20 bungalows della struttura avviene grazie a scambiatori di calore situati all’interno dei forni per il compost. “A Rancho Margot”, dice Sostheim “non esistono rifiuti ma solo risorse”. Sia le case che i bungalows sono state costruite con l’utilizzo di materiali locali mentre i mobili vengono preparati nella falegnameria con legname della proprietà. In aggiunta ci sono due piscine naturali (una calda e una fredda) un dojo per la pratica dello yoga, sentieri e cascate per rilassare mente e fisico. rancho_margot6

“Quando la gente viene qui, anche solo in vacanza, deve tornare a casa ispirata e determinata a cambiare la propria vita”

Una cosa che devo dire mi ha colpito immensamente è la quasi totale assenza di mosche ed insetti negli allevamenti e nella stalla dei cavalli (che, sembrerà incredibile, è situata a fianco di bar e ristorante). Juan sostiene che questo è dovuto alla dieta organica e bilanciata che viene data agli animali. Questo è ciò che vedono gli occhi. Per il resto bisogna ascoltare Juan o i suoi figli, perché Rancho Margot è soprattutto un sogno ad occhi aperti: scuola di sopravvivenza, dipendenti che diventeranno soci, coinvolgimento quotidiano con la vicina comunità di El Castillo, collaborazione con il “Bosco Eterno dei Bambini”, progetto di riforestazione (oltre 40.000 alberi piantati), scuola per volontari e davvero tanto altro ancora. Ma è giusto che siano le parole di Juan Sostheim ad indicare il futuro di Rancho Margot: “Voglio trasformare questo posto in una comunità totalmente autosufficiente e sostenibile e che al tempo stesso sia un esempio ed una scuola per il mondo intero. Quando la gente viene qui, anche solo in vacanza, deve tornare a casa ispirata e determinata a cambiare la propria vita. Facciamo errori ovviamente, ma non ci abbattiamo e anzi guardiamo al futuro con rinnovato ottimismo. E soprattutto vogliamo condividere le nostre esperienze. Vogliamo insegnare ad altri ma anche imparare da altri. Il tempo dell’individualismo è finito. È ora di reimparare a vivere condividendo cose e saperi”.

Fonte: il cambiamento

 

Legambiente bandiere blu 2013 ecoturismo e mare pulito al top in Sardegna, Basilicata e Puglia

Il mare è più pulito in Sardegna, Puglia e Campania. Questa la classifica Bandiere blu 2013 di Legambiente e TCI che incorona regina dell’estate la spiaggia di Posada in provincia Nuoroposada-620x350

La classifica di Legambiente Bandiere blu 2013 premia il Mar Tirreno con la Sardegna, Basilicata e Puglia al top mentre la regina dell’estate è Posada in provincia di Nuoro, seguita da seguita da Santa Marina Salina (Me) e Pollica (Sa). Tutte le località premiate sono state scelte per rappresentare modelli di eccellenza nell’ecoturismo e capaci di rilanciare l’economia locali dei territori. Le 5 vele della Guida Blu 2013 di Legambiente hanno premiato anche Sicilia, Toscana, Basilicata, Liguria, Umbria e Trentino per la sostenibilità ambientale e la qualità del turismo assieme a 6 luoghi lacustri. Resta anche per quest’anno la Sardegna la regione con la media più alta di vele poiché assieme a Posada hanno conquistato il riconoscimento di Legambiente anche Villasimius (Ca), Baunei (Og) e Bosa (Or); troviamo poi Basilicata e Puglia. Per la Toscana e la Sicilia guadagnano il podio Castiglione della Pescaia (Gr) e Capalbio (Gr), S. Vito lo Capo (Tp) e Santa Maria Salina (Me); la Campania vede le 5 vele con Pollica (Sa) e la Basilicata con Maratea (Pz). Per chi preferisce le vacanze al lago per quest’anno le 5 vele sono state conquistate da Tuoro sul Trasimeno (Pg) perché nonostante l’elevato flusso turistico si è riusciti a rispettare il paesaggio e a tutelarlo; seguono Appiano sulla Strada del Vino (Bz) sul Lago di Monticolo, Fie’ Allo Sciliar (Bz) sul Lago di Fiè nell’Alto Adige, Massa Marittima (Gr) sul Lago dell’Accesa, Molveno (Tn) sull’omonimo Lago in Trentino e Bellagio (Co) sul lago di Como. Ma se avete a cuore una particolare spiaggia che però non è arrivata a essere inclusa nella classifica di Legambiente potete partecipare al concorso La più bella sei tu che si svolge sia su facebook sia su twitter con l’hastag #laspiaggiapiùbella postando le foto e le più belle saranno poi giudicate dagli esperti di Legambiente.

La Guida Blu sarà in libreria dal 3 luglio.

Fonte:  Legambiente

 

Australia: fallita la più grande compagnia di legname dell’emisfero sud

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Anche se sconosciuta in Italia, per 140 anni l’ Australiana Gunns è stata la più grande compagnia di legname dell’emisfero sud.  Dopo avere accumulato 750 milioni di dollari di debito ora è stata posta in liquidazione.

Gli ambientalisti dell’emisfero sud tireranno un sospiro di sollievo; per anni la Gunns è stata nel mirino degli attivisti per la sua produzione di cippato da foreste vergini e per la sua abitudine di eliminare tutta la fauna selvatica con il famigerato veleno 1080 prima delle operazioni di taglio. La proposta di costruzione di una cartiera nella Bell Bay, Tasmania, ha incontrato la vigorosa opposizione della popolazione locale ed il progetto è stato fermato. Due stabilimenti della Gunns in Tasmania verranno convertiti in alberghi per ecoturismo. Questa vicenda mette in luce il grande ruolo che la società civile può avere per fermare i progetti di devastazione ambientale; in questo caso la crescente impopolarità dei tagliatori di foreste ha fatto sì che nessuna banca se la sentisse di esporsi presso l’opinione pubblica per salvare le sorti della compagnia.

Fonte: ecoblog