Nasce la prima associazione di imprese dell’economia circolare: FISE UNIRE diventa UNICIRCULAR

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Lo annuncia Andrea Fluttero: “Con questa svolta tuttavia intendiamo riflettere un cambio di prospettiva della nostra associazione, che vuole diventare sempre di più un punto di riferimento per tutte le imprese interessate al modello dell’economia circolare, basato sulle tre ‘R’: ridurre, riusare e riciclare”

Da oggi (giovedì 1°febbraio) FISE UNIRE diventa FISE UNICIRCULAR, Unione delle Imprese dell’Economia Circolare (www.unicircular.org)Un nuovo nome che chiarisce l’intento dell’associazione, ovvero rappresentare le “fabbriche” dell’economia circolare – imprese e associazioni di imprese – aiutandole nel loro percorso verso le istituzioni, gli stakeholder, il mercato. Lo annuncia Andrea Fluttero, già presidente di UNIRE e oggi alla guida di UNICIRCULAR, con il supporto dei Presidenti delle Associazioni aderenti: “UNICIRCULAR nasce in continuità con UNIRE: con questa svolta tuttavia intendiamo riflettere un cambio di prospettiva della nostra associazione, che vuole diventare sempre di più un punto di riferimento per tutte le imprese interessate al modello dell’economia circolare, il paradigma economico e culturale basato sulle tre “R”: ridurre, riusare e riciclare. Una prospettiva che, per le imprese, significa anzitutto cogliere opportunità legate a nuovi modelli di business, che possono assicurare vantaggi economici, ambientali e occupazionali, e l’ingresso in nuovi mercati nei quali la sostenibilità rappresenta un valore competitivo ”.

La nascita di UNICIRCULAR si colloca alla vigilia dell’approvazione definitiva del nuovo pacchetto di direttive rifiuti-circular economy, un’occasione importante da cogliere in modo proattivo. Per cogliere meglio queste opportunità, le aziende devono basarsi su una rappresentanza forte ed ampia, capace di dialogare in modo serio e credibile con l’opinione pubblica e con i decisori politici, europei, nazionali e locali, con l’obiettivo di partecipare alla definizione delle nuove norme che dovranno essere recepite nelle leggi nazionali come End of Waste, EPR (responsabilità estesa del produttore), Ecodesign Green Procurement.

UNICIRCULAR vuole inoltre essere un luogo di confronto e networking in cui le aziende associate possano scambiare esperienze, creare progetti e sviluppare il proprio business; nonché disseminatore della cultura dell’economia circolare all’interno delle stesse aziende, delle associazioni, del mondo politico e istituzionale, dei media e nell’opinione pubblica. Fare rete è nel DNA di UNICIRCULAR e per mantenere un dialogo continuo tra e con le aziende e con i suoi interlocutori l’Associazione ha rinnovato l’offerta digitale di informazioni grazie al nuovo sito web www.unicircular.org e aprendo i suoi account ufficiali sui social network Facebook eTwitter.

Il primo appuntamento che vede protagonista UNICIRCULAR nella sua nuova veste, sarà il Convegno “Circular Economy: le Direttive europee appena approvate“, organizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che si terrà domani, 2 febbraio 2018, presso l’Auditorium del Ministero dell’Ambiente, e che vede il presidente Andrea Fluttero tra i relatori: una riflessione comune per analizzare le direttive rifiuti del Pacchetto Circular Economy, valutarne la portata e le implicazioni rispetto alla normativa italiana e al funzionamento delle diverse filiere di gestione dei rifiuti.

Chi è UNICIRCULAR?

UNICIRCULAR – Unione Imprese Economia Circolare fa parte di FISE – Federazione Imprese di Servizi e rappresenta un sistema che abbraccia numerose attività imprenditoriali: dal recupero di materia dai residui e dai rifiuti, riciclo e produzione di materie e prodotti secondari, re-manufacturing, preparazione per il riutilizzo di beni, componenti e articoli, ai servizi e alla logistica utili a modelli di business “circolari”. Aderiscono ad UNICIRCULAR sia imprese che associazioni di imprese; ad oggi, le associazioni in ambito UNICIRCULAR sono: 
ADA – Associazione Demolitori Auto;
ANPAR – Associazione Nazionale Produttori Aggregati Riciclati;
ASSORAEE – Associazione Recupero Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche; CONAU – Consorzio Nazionale Abiti Usati; UNIRIGOM – Unione Italiana Recuperatori della Gomma. Tra i partner attuali dell’Associazione: ENEA, CMR (Centro Materia Rinnovabile), REMADE IN ITALY, AIDIC (Associazione Italiana di Ingegneria Chimica) e CERTIQUALITY. UNICIRCULAR è inoltre socio fondatore di Fondazione per lo sviluppo sostenibile, partecipa al Consiglio Nazionale della Green Economy e ai relativi gruppi di lavoro, ed è componente del CTS ECOMONDO.
A livello europeo è membro di FEAD (gestori di rifiuti) e di EuRIC (riciclatori).

Fonte: ecodallecitta.it

 

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Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile spiega cosa cambia con le nuove direttive europee per l’economia circolare

388989_1Gli obiettivi di riciclo per gli RSU salgono al 65%, riduzione degli sprechi alimentari al 50%, discariche sempre più marginali: in anteprima le novità contenute nel pacchetto Ue su rifiuti e circular economy. On line il comunicato sul primo convegno per i 10 anni della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Obiettivi di riciclo dei rifiuti urbani più impegnativi, maggiore coinvolgimento dei produttori, nuovi target per gli imballaggi, taglio dello smaltimento in discarica, riduzione degli sprechi alimentari. Queste alcune delle novità contenute nel nuovo pacchetto di direttive europee sui rifiuti e la circular economy -approvate dal Consiglio, Commissione e Parlamento europeo- che sono stati presentati in anteprima nel corso del convegno, “Circular Economy, le direttive europee appena approvate”, cui hanno partecipato il Ministro dell’ Ambiente, Gian Luca Galletti, la relatrice del provvedimento al parlamento Ue, Simona Bonafè, il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi e i rappresentati delle organizzazioni e delle filiere dei rifiuti e della circular economy. Il convegno, è il primo di una serie di iniziative che si svolgeranno quest’ anno in occasione dei 10 anni della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

“Abbiamo sostenuto e promosso – ha affermato Gian Luca Galletti – la sfida europea dell’economia circolare che vede in più ambiziosi target di riciclo dei rifiuti uno dei suoi punti cardine. In Italia abbiamo realtà in cui i tali obiettivi sono stati già abbondantemente raggiunti e superati, mentre altre zone sono ancora indietro. Dobbiamo lavorare nei prossimi anni per portare tutto il paese agli ottimi standard raggiunti nelle aree più virtuose. Ci vuole un impegno coeso, programmato, determinato, che abbiamo delineato nel Documento di posizionamento strategico ‘Verso un modello di economia Circolare’. Gli obiettivi europei sono alla nostra portata e l’Italia deve raggiungerli per mantenere e implementare il ruolo di protagonista che cha assunto nel nuovo sistema globale della green economy”.

“Con l’economia circolare – ha sottolineato Simona Bonafè – i rifiuti finalmente si trasformano da un problema da risolvere a un’opportunità da sfruttare. Il riciclo e l’ottimizzare dei processi produttivi orientati all’eliminazione degli scarti non solo sposteranno l’economia sempre di più verso una crescita davvero sostenibile ma creeranno nuove sfide competitive per le nostre aziende, nuovi posti di lavoro e, in definitiva, ad un aumento del Pil. Sfide che l’Italia sta cogliendo e farà sempre più sue, soprattutto adesso che la partita dell’economia circolare si sposterà sul recepimento delle direttive europee”.

“Le nuove direttive –ha affermato Edo Ronchi – avviano la svolta dell’economia circolare, cominciando con numerosi e importanti cambiamenti nel settore dei rifiuti. Siamo alla vigilia di una nuova svolta, di più ampia portata di quella avviata con la riforma di oltre 20 anni fa, che ci ha fatto passare dalla discarica come sistema largamente prevalente di gestione dei rifiuti, alla priorità del riciclo. Sarebbe bene preparare il recepimento delle nuove norme europee in materia di rifiuti e circular economy con un’ampia partecipazione”.

Queste alcune novità del nuovo pacchetto europeo :

1) Per i rifiuti urbani si alzano al 55% nel 2025, al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035 gli obiettivi di riciclo (oggi siamo al 42%). Per raggiungere il target del 2035 sarà necessario che la raccolta differenziata arrivi almeno al 75% (oggi la media nazionale è del 52,5% ).

2) Viene rafforzata la responsabilità estesa del produttore che, nella gestione dei rifiuti che derivano dai loro prodotti, dovranno assicurare il rispetto dei target di riciclo, la copertura dei costi di gestioni efficienti della raccolta differenziata e delle operazioni di cernita e trattamento, quelli dell’informazione, della raccolta e della comunicazione dei dati. Per gli imballaggi tale copertura sarà dell’80% dei costi dal 2025, per i settori non regolati da direttive europee la copertura dei costi sarà almeno del 50%, per RAEE, veicoli e batterie restano le direttive vigenti in attesa di aggiornamenti.

3) Per il riciclo degli imballaggi l’Italia è già a buon punto: si dovrà aumentare il riciclo dall’ attuale 67% al 70% del totale degli imballaggi entro il 2030. Per gli imballaggi in legno oggi il riciclo è al 61% a fronte di un obiettivo del 30%; per quelli ferrosi l’ obiettivo è dell’l’80% (oggi si è al 77,5%); per l’alluminio l’ obiettivo è del 60% (oggi si è già al 73%); per gli imballaggi in vetro l’ obiettivo è del 75% (oggi si è al 71,4%); per gli imballaggi di carta si dovrà passare dall’ attuale 80% all’85% . Maggiori difficoltà, a causa degli imballaggi in plastiche miste, ci sono per il riciclo di quelli in plastica che dovrà aumentare dal 41% attuale al 55% al 2030 .

4) Lo smaltimento in discarica non dovrà superare il 10% dei rifiuti urbani prodotti. Oggi in Italia la media è del 26%, però con Regioni in forte ritardo: il Molise (90% in discarica), la Sicilia (80%), la Calabria (58%), l’Umbria (57%), le Marche (49%) e la Puglia (48%).

5) Per attuare a una strategia contro gli sprechi alimentari vengono introdotti target di riduzione degli sprechi del 30% al 2025 e del 50% al 2030.

Fonte: http://www.ecodallecitta.it/notizie/388989/fondazione-per-lo-sviluppo-sostenibile-spiega-cosa-cambia-con-le-nuove-direttive-europee-per-leconomia-circolare

Eco-storie virtuose, nasce l’Atlante Italiano dell’economia circolare

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Si tratta di una piattaforma web geo-referenziata e interattiva che censisce e racconta realtà economiche e associative capaci di applicare i principi dell’economia circolare. Si parte con un nucleo di 100 storie e un concorso rivolto a giornalisti, videomaker e scrittori. Le migliori esperienze nel campo dei rifiuti, dal recupero di materie prime alla riduzione degli sprechi, racchiuse nel “primo ‘Atlante italiano dell’economia circolare’. Il progetto, promosso da Ecodom (il principale Consorzio italiano per il recupero dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e dal Centro di documentazione sui conflitti ambientali in Italia, parte con un nucleo di 100 eco-storie di imprese virtuose.

Si tratta di una piattaforma web geo-referenziata e interattiva (www.economiacircolare.com), un archivio che censisce e racconta realtà economiche e associative capaci di applicare i principi dell’economia circolare. Allo stesso tempo è stato lanciato anche un concorso annuale a premi, patrocinato dal ministero dell’Ambiente rivolto a giornalisti, videomaker, fotografi, scrittori, storyteller per raccontare con le diverse modalità espressive l’economia circolare. I quattro vincitori, uno per categoria, saranno selezionati da una giuria di esperti del mondo dell’informazione e della cultura. Alla realizzazione dell’Atlante italiano di economia circolare hanno contribuito anche Poliedra (il Consorzio del Politecnico di Milano che svolge attività di ricerca sulla valutazione ambientale e la sostenibilità), A Sud (associazione indipendente impegnata nella tutela e nella giustizia ambientale), Ecosistemi (fondazione specializzata in strategie per lo sviluppo sostenibile), Banca popolare etica (istituto creditizio ispirato ai principi di trasparenza ed equità) e Zona (associazione di reporter e photo editor internazionali).

Fonte: ecodallecitta.it

 

Quale ruolo per l’incenerimento dei rifiuti nell’economia circolare?

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I Governi delle regioni europee chiedono alla Commissione Ue una maggiore impegno sul fronte della riduzione dei rifiuti e sulla raccolta dei rifiuti organici, ponendo l’incenerimento in coda alla gerarchia della gestione rifiuti. Il waste-to-energy è riconosciuto come uno strumento necessario per progredire verso un’economia circolare più sostenibile, poiché evita il conferimento in discarica e genera energia. Tuttavia, i governi locali chiedono di rispettare rigorosamente la gerarchia dei rifiuti, ponendo tra le priorità la riduzione dei rifiuti. I membri si dicono favorevoli alla creazione di mercati stabili per prodotti e materiali basati su materie prime secondarie e ad adoperarsi al massimo per ridurre il conferimento in discarica. I membri del Comitato Europeo delle Regioni hanno adottato un parere su “Il ruolo dei rifiuti nell’energia nell’economia circolare” promosso dalla relatrice Kata Tűttö (HU / PES, consigliera comunale di Budapest – Distretto 12). Waste to energy è il processo di recupero dell’energia dalla combustione dei rifiuti. La linea di base dei leader locali è chiara. La gerarchia dei rifiuti, che istituisce azioni prioritarie per una maggiore efficienza delle risorse verso l’obiettivo della riduzione dei rifiuti, deve essere il principio guida nella gestione dei rifiuti. Al vertice della gerarchia vi è la riduzione, seguita dal riutilizzo dei prodotti, dal riciclo dei prodotti, dal recupero di energia e dallo smaltimento in discarica come scenario meno ottimale.

Lo smaltimento in discarica è la cosa peggiore che possiamo fare perché le cose che gettiamo via possono essere effettivamente riutilizzate, riciclate o trasformate in energia – ha affermato la relatrice Kata Tűttö – con i moderni trattamenti waste-to-energy i rifiuti urbani possono essere trasformati in elettricità, calore o biogas“, ha aggiunto l’assessore comunale di Budapest. Le città e le regioni raccomandano agli Stati membri con una capacità di incenerimento minima o nullo di non sviluppare il recupero di energia se non sono in una pianificazione molto attenta e privilegiano invece i programmi di raccolta e riciclaggio separati. I leader locali mostrano preoccupazione su come e da chi devono essere sostenuti i costi di gestione dei rifiuti. RIbadendo la necessità di creare mercati stabili per prodotti e materiali basati su materie prime secondarie. L’uso dei rifiuti come combustibile per il riscaldamento delle famiglie è un grave problema per la salute pubblica e l’ambiente. La povertà energetica è spesso la ragione principale per cui le abitazioni private utilizzano i rifiuti per il riscaldamento. L’assemblea dei rappresentanti locali e regionali dell’UE sollecita la Commissione europea a integrare gli sforzi per combattere la povertà energetica nelle attività di termovalorizzazione e ad adottare strategie di sensibilizzazione. I leader locali sostengono le spedizioni di rifiuti tra gli Stati membri per scopi di recupero energetico, purché evitino o riducano lo smaltimento in discarica o contribuiscano a fare un uso migliore delle strutture esistenti. Tuttavia, la distanza dalla posizione dei rifiuti all’impianto di incenerimento dovrebbe essere limitata per evitare danni ambientali. Sul tema della raccolta differenziata il CdR è favorevole alla raccolta differenziata obbligatoria dei rifiuti organici, che rappresentano una quota significativa dei rifiuti domestici, e riconosce che è opportuno attribuire maggiore attenzione a processi come la digestione anaerobica dei rifiuti biodegradabili puliti, raccolti separatamente in maniera adeguata, che combina il riciclaggio di materiali con il recupero di energia;

I membri del CdR chiedono alla Commissione europea di garantire che gli Stati membri coinvolgano strettamente le autorità locali e regionali nell’elaborazione delle strategie di gestione dei rifiuti.

Qui il documento integrale sul parere del Comitato europeo delle regioni 

Fonte: ecodallecitta.it

Piemonte, un anno di attività per il progetto Retrace che promuove l’economia circolare

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Dal primo anno di attività del progetto europeo che sostiene l’Economia Circolare come fattore di innovazione e competitività, emerge che nel territorio piemontese le filiere industriali più promettenti nell’economia circolare sono il recupero dei veicoli usati, il riutilizzo dei materiali da costruzione e demolizione, la produzione di ingredienti funzionali e recupero degli scarti di riso, vino e allevamento per biomasse e biopolimeri. Recupero dei veicoli usati, riutilizzo dei materiali da costruzione e demolizione, produzione di ingredienti funzionali e recupero degli scarti di riso, vino e allevamento per biomasse e biopolimeri. Sono queste alcune delle filiere industriali piemontesi con le maggiori potenzialità per la promozione e lo sviluppo del modello dell’economia circolare. È quanto emerge dal Rapporto di analisi del primo anno di attività di Retrace, il progetto europeo che sostiene l’Economia Circolare come fattore di innovazione e competitività. L’indagine, realizzata dai partner italiani del progetto, tra cui la Regione Piemonte e il Politecnico di Torino (che del progetto è coordinatore), è stata condotta in collaborazione con enti, associazioni, istituzioni ed aziende del territorio coinvolti attivamente nel progetto: dai Poli di innovazione regionali, agli incubatori universitari, dal sistema camerale ad associazioni ed organizzazioni per il recupero e la valorizzazione dei rifiuti. Il prossimo passo sarà la definizione delle linee guida per attuare nuove misure in grado di sviluppare l’Economia Circolare a partire da iniziative già in cantiere, come la prossima Piattaforma tecnologica/innovativa sulla Bioeconomia, e dai  fondi POR FESR per la ricerca e sviluppo della prossima programmazione 2021-2027.
L’analisi condotta ha fatto emergere un quadro di interessanti potenzialità relativamente alle competenze, alle tecnologie e alle risorse disponibili. Considerazioni importanti sono emerse in merito alle prospettive di alcuni settori e sottosettori produttivi, particolarmente rilevanti per l’economia piemontese. Dal modello produttivo lineare, Retrace sostiene  il passaggio ad un modello industriale sistemico dove gli scarti diventano risorse, con il coinvolgimento armonico di tutti i soggetti istituzionali, del mondo produttivo e della ricerca e con la costruzione di reti di relazioni territoriali.
Alcuni esempi concreti: nel settore automotive, in Piemonte, circa  l’85 % dei veicoli usati viene attualmente recuperato grazie all’opera di oltre 150 impianti di trattamento attivi sul territorio regionale, mentre nell’edilizia, i materiali da costruzione e demolizione (non pericolosi) sono recuperati per circa il 90% in oltre 600 impianti di trattamento operativi localmente. Nell’ambito della bioeconomia, la scommessa sarà mettere in rete le varie realtà già operative  in questo campo per creare nuove catene di valore e per coinvolgere replique montre de luxe tutti i soggetti della filiera. In Piemonte si contano oltre 1700 aziende nel settore risicolo e oltre 13 mila nel settore vitivinicolo. Parte degli scarti prodotti trovano già applicazione negli ambiti della nutraceutica, della cosmesi e  delle bioplastiche.  Altre applicazioni riguardano il recupero dei reflui zootecnici per la produzione di biogas e biometano e il recupero degli scarti di macellazione per il pet food. Applicazioni, che, considerando il solo allevamento di bovini,  possono contare su un potenziale di oltre 8 mila aziende. In questi mesi di attività, i partner di progetto hanno anche realizzato 6 delle 7 visite studio previste, svoltesi in Piemonte, Nuova Aquitania, Paesi Baschi, Olanda, Slovenia e Romania, l’ultima si terrà in Scozia a fine settembre, con l’obiettivo di  analizzare sul campo le esperienze più significative e trasferibili a livello regionale.

Fonte: ecodallecitta.it

Forum rifiuti di Roma, nella prima giornata si è parlato di alcune esperienze di economia circolare e degli ostacoli che le frenano

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Legislazione inadeguata, vincoli e ritardi normativi frenano l’economia circolare. Pneumatici fuori uso, sacchetti compostabili, pannolini usati, rifiuti di fonderia e di demolizione: 5 storie di filiere virtuose a rischio chiusura per problemi non tecnologici. La prospettiva dell’economia circolare oggi rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese in termini di sviluppo occupazionale ed economico e per la risoluzione di annosi e gravi problemi come quello della gestione dei rifiuti, della reperibilità delle materie prime, dell’efficienza energetica e delle ingenti spese per le importazioni.

Nella prima giornata del IV Ecoforum organizzato a Roma da LegambienteLa Nuova Ecologia e Kyoto Club con la partecipazione di CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati), si è parlato delle migliori esperienze italiane in tema di economia circolare ma anche degli ostacoli, non tecnologici, che occorre superare per poter sfruttare e beneficiare appieno delle opportunità offerte da questo nuovo tipo di scenario economico. Si stima infatti che una transizione completa a un’economia circolare in Europa potrebbe generare risparmi di circa 2mila miliardi di euro entro il 2030; un aumento del 7% del PIL dell’UE, con un aumento dell’11% del potere d’acquisto delle famiglie e 3 milioni di nuovi posti di lavoro supplementari.

“Seppure da Nord a Sud sono ormai numerose le esperienze di successo praticate da Comuni, società pubbliche e imprese private che fanno del nostro paese la culla della nascente economia circolare europea – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani – questa prospettiva continua a trovare ostacoli e barriere dovuti a legislazione inadeguata e contraddittoria che vanno rimossi. Il bando dei sacchetti di plastica non compostabili, le norme sulle materie prime seconde, la semplificazione delle procedure autorizzative per promuovere l’utilizzo del materiale differenziato da avviare a riciclo continuano ad avere problemi. Senza un intervento mirato in tal senso, la chiusura o la delocalizzazione delle imprese più innovative e sostenibili rischia di diventare la strada più probabile. Le Istituzioni nazionali e regionali stanno svolgendo un ruolo di retroguardia, nonostante oggi il Paese abbia tutte le carte in regola per fare da capofila su questo fronte in Europa. Il paradosso è che proprio chi ha investito nello sviluppo pulito e rinnovabile dell’economia circolare rischi ora di doversi fermare ostacolato da una normativa ottusa e miope”.

“Economia circolare non è solo gestione intelligente dei rifiuti, ma più in generale uso efficiente delle risorse – ha aggiunto il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante -. Ovviamente, però, è proprio dal recupero di materia nel ciclo dei rifiuti, dalla progettazione dei prodotti pensando alla loro riciclabilità, dall’uso di materie prime rinnovabili che può venire la spinta per utilizzare al meglio, anche in chiave di nuova occupazione, le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica che in questi anni si è fatta travolgente e che fa apparire il ritardo nell’adeguamento normativo ormai a un livello patologico”.

Per facilitare lo sviluppo dell’economia circolare, occorre fissare criteri tecnici e ambientali (specifici) per stabilire quando, a valle di determinate operazioni di recupero, un rifiuto cessi di essere tale e diventi una materia prima secondaria o un prodotto, non più soggetto alla normativa sui rifiuti. Occorrono quindi delle disposizioni normative specifiche che stabiliscono i criteri e i requisiti specifici per dichiarare il cosiddetto “End of waste” (come previsto dalla direttiva europea 2008/98/EC e a livello nazionale dall’art. 184 ter del 152/06 ss.mm.ii).

Storie di sviluppo mancato

I sacchetti compostabili. L’Italia vanta un primato a livello europeo dovuto alla lungimiranza mostrata inserendo, nella legge finanziaria 2007, le prime norme nazionali finalizzate a vietare i sacchetti di plastica non compostabili per l’asporto delle merci. Norma divenuta effettiva solo 5 anni dopo, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge n.2 del 25 gennaio 2012 che fissa anche i requisiti dei sacchetti “legali”, consentendo alle sole plastiche compostabili certificate (UNI EN 13432) di essere utilizzate, e stabilisce le sanzioni per chi infrange tali disposizioni (vigenti dall’agosto 2014). Questa lungimiranza ha permesso una riduzione nel consumo di sacchetti di plastica del 55% (da 200mila a 90mila tonnellate/anno) e una diminuzione in termini di CO2 di circa 900 mila tonnellate. Eppure, metà dei sacchetti in circolazione in Italia sono ancora illegali (40mila tonnellate di plastica), a discapito della filiera legale con una perdita di circa 160 milioni di euro, a cui si devono aggiungere 30 milioni di euro di evasione fiscale e 50 milioni di euro necessari per lo smaltimento delle buste fuori legge. Occorre quindi far rispettare una legge che permette di ridurre l’inquinamento e di migliorare la raccolta differenziata, promuovendo la riconversione industriale verso processi innovativi, rafforzando il sistema di controlli e applicando le sanzioni per fermare gli illeciti.

Il polverino di gomma proveniente dal trattamento di Pneumatici Fuori Uso (PFU) negli asfalti. Ogni anno in Italia si producono circa 350.000 tonnellate di PFU, avviate poi a recupero presso impianti che ne operano la frantumazione e triturazione per produrre gomma riciclata, acciaio, fluff tessile e/o combustibili alternativi a quelli di origine fossile. Nonostante gli asfalti modificati con polverino di gomma siano ormai usati con successo da oltre quarant’anni, mostrando un alto valore prestazionale e grande sostenibilità economica per la maggiore durabilità delle strade, oltre che ambientale per la riduzione del rumore e dei pneumatici avviati a recupero energetico, l’utilizzo del polverino di gomma viene frenato dalla diffidenza degli operatori del settore e dal loro mancato inserimento nei capitolati a causa della mancanza di criteri tecnici adeguati a distinguere un rifiuto da una materia prima secondaria non più soggetta alla normativa sui rifiuti. Eppure, aumentando la quantità di pneumatici fuori uso recuperati e utilizzati fino a raddoppiarla al 2020, si potrebbero riasfaltare 26.000 km di strade, con un risparmio energetico, ottenuto non utilizzando materiali derivati dal petrolio, di oltre 400.000 MWh e un taglio alle emissioni di CO2 pari a 225.000 tonnellate.

I pannolini. Il processo di trattamento dei pannolini e dei prodotti assorbenti per la persona (Pap), attraverso un processo di sanificazione e separazione delle matrici che compongono il rifiuto, permette il recupero di materiali di elevata qualità destinati ad essere riutilizzati in svariati processi produttivi. Da una tonnellata di rifiuti Pap si ottengono circa 150 kg di cellulosa, 75 kg di plastica e 75 kg di polimeri assorbenti. In Italia, l’azienda privata Fater di Pescara ha realizzato a Spresiano (Tv), nel sito dell’azienda pubblica Contarina, un impianto di questo tipo dopo aver effettuato con successo la fase di sperimentazione. L’impianto è però fermo perché l’autorizzazione della Regione Veneto, in mancanza di una normativa nazionale, classifica le frazioni di plastica e di cellulosa prodotte dall’impianto come rifiuto e questo crea problemi alle aziende interessate al loro riciclo. Così la Fater ha avviato un procedimento legale che è ancora in corso e, nel frattempo, accumuliamo rifiuti, consapevoli che i rifiuti da PAP costituiscono circa il 2,5% dei rifiuti solidi urbani, pari a circa 900.000 tonnellate annue, mentre se il processo Fater venisse esteso su tutto il territorio nazionale, potremmo eliminare 3 discariche l’anno.

Gli aggregati di materiali provenienti dai rifiuti da costruzione e demolizione (C&D).

Sono tra i rifiuti più imponenti: rappresentano il 25-30% del volume totale dei rifiuti in Europa e potrebbero essere recuperati e rigenerati con enormi vantaggi ambientali. Raggiungendo l’obiettivo della direttiva europea, recepita anche in Italia, del 70% entro il 2020 di riciclo di materiali da costruzione e demolizione, si genererebbero oltre 23 milioni di tonnellate di materiali che permetterebbero di fermare la realizzazione di almeno 100 cave di sabbia e ghiaia per un anno.

Sono stati utilizzati con successo anche in cantieri autostradali (come ad esempio per il Passante di Mestre), ma le barriere all’utilizzo degli aggregati di recupero sono purtroppo ancora molte, a partire dai capitolati che ne vietano o, di fatto ne limitano l’utilizzo, per la scarsa conoscenza da parte dei Direttori tecnici. La scarsa informazione dei professionisti e degli uffici tecnici danneggia lo sviluppo di questa filiera che andrebbe promossa rivedendo i capitolati d’uso, basandoli su specifiche normative relative ai criteri e ai requisiti per dichiarare questi materiali “End of Waste”.

Rifiuti di fonderia al posto di materiali da cava. Terre esauste, sabbie e scorie di fusione, opportunamente trattate, rappresentano una valida alternativa all’utilizzo di inerti naturali in molte applicazioni. Numerosi studi hanno evidenziato l’assoluta idoneità da un punto di vista tecnico dell’utilizzo di questi materiali per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali e in altre applicazioni civili.

Le sabbie derivate dagli scarti di fonderia potrebbero avere un riutilizzo virtuoso come materiali secondari, attraverso la miscelazione e movimentazione della sabbia, con risultati positivi sui costi di produzione e sull’ambiente, pari a una riduzione degli scarti da smaltire del 95% e un beneficio sui costi per acquisto di sabbia nuova pari a circa il 90%. La riduzione dei volumi di sabbia esausta sarebbe dell’85%-95%, il residuo di sabbia di scarto scenderebbe al 5-15% del volume. I vantaggi in termini ambientali sarebbero notevoli grazie al minor ricorso allo smaltimento in discarica e al minor utilizzo di materiali di scavo. Ma oggi tutto ciò è frenato da una burocrazia farraginosa, incerta e differente da Regione a Regione.

La prima giornata dell’Ecoforum è proseguita poi con la sessione dedicata all’Innovazione al servizio dell’economia circolare e con la tavola rotonda sull’Economia circolare e il contributo per il clima. La sessione pomeridiana invece ha riguardato il Ruolo dell’economia circolare nella riduzione del marine litter.

Fonte: ecodallecitta.it

 

Economia circolare: depuratore acque dai tappi di plastica

Una azienda italiana di Rovereto sta sperimentando in Romania un depuratore d’acqua basato su quello che prima era un rifiuto da riciclare: tappi di bottiglie di plastica.http _media.ecoblog.it_6_6c1_economia-circolare-depuratore-acque-dai-tappi-di-plastica.jpg

Il significato di “Economia circolare” è chiaro: niente si deve considerare come un rifiuto, ogni prodotto deve nascere già pronto per una seconda vita. Ma quando non è così, si deve comunque trovare una forma di riutilizzo della materia.

In questa direzione si muove quella che, per molti versi, è una invenzione tanto semplice quanto geniale: il Rotating Cell Biofilm Reactor (RCBR) realizzato dalla Eco-Sistemi di Rovereto (TN), che altro non è se non un depuratore per acque civili basato su comunissimi tappi di plastica. Il progetto RCBR ha ottenuto il supporto dell’incubatore green di Trentino Sviluppo – Progetto Manifattura e di Feed Money, un fondo cofinanziato dalla Provincia autonoma di Trento e dalla UE tramite il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR). L’idea è semplice: all’interno di un grosso cestello di metallo si inseriscono migliaia di tappi di plastica recuperati grazie alla raccolta differenziata. Questi tappi costituiranno il substrato su cui si andrà a insediare un film di batteri che depurano l’acqua. Avete mai visto come funziona un filtro per acquari tropicali? In piccolo è esattamente la stessa cosa. Eco-Sistemi, per convincere il grande pubblico e le istituzioni della bontà della propria idea, ha deciso di mettere alla prova la tecnologia RCBR tramite un progetto dimostrativo a livello europeo: un depuratore RCBR verrà testato dall’azienda di depurazione Ecotrust di Cluji Napoca in Romania. Verrà applicato alla depurazione dei reflui domestici per migliorare l’efficienza di fosse settiche e fosse Imhoff, cioè le vecchie fosse biologiche utilizzate in gran parte d’Europa nelle zone non servite dalle fognature pubbliche.

Oggi bisogna trovare il modo di combattere la diffidenza di chi realizza servizi di depurazione per il pubblico – spiega Dario Savini, amministratore delegato dell’azienda trentina – perché è in quest’ambito che RCBR, se applicato a larga scala, potrebbe veramente portare a un miglioramento della qualità della depurazione dell’ambiente e della vita dei cittadini“.

Credit Foto: Eco-Sistemi

Fonte: ecoblog.it

Economia circolare, UrbanWins a Torino lancia le agorà fisiche

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La prima Face-to-Face Agorà di UrbanWins torinese si svolgerà il 29 giugno 2017 presso Open Incet (via Cigna 96/17) per discutere di rifiuti, riuso e sharing economy. UrbanWins, la rete di città europee creata nell’ambito del programma Horizon 2020, lancia le agorà fisiche in otto città pilota europee – Cremona, Torino e due città dell’area metropolitana di Roma capitale, Albano Laziale e Pomezia (Italia), Bucharest (Romania), Leiria (Portogallo), Manresa e Sabadell (Spagna). Lo scopo è di conoscere, condividere e discutere con il maggior numero di cittadini idee sul tema dei rifiuti, delle risorse e dell’innovazione. La Città di Torino, insieme alle altre città della rete, vuole individuare nuove modalità per estendere la raccolta differenziata, aumentare il riuso e riutilizzo di beni a fine vita, stimolare nuovi modelli economici basati sull’economia circolare e la sharing economy. Per fare questo, invita i cittadini al partecipare alle Agorà fisiche, gruppi di lavoro a tema finalizzati all’ideazione e progettazione di proposte concrete e applicabili.

Info e iscrizioni

La prima Face-to-Face Agorà di UrbanWins torinese si svolgerà il 29 giugno 2017 presso Open Incet, via Cigna 96/17, Per iscriversi occorre accedere al sito Urbanwins e seguire le istruzioni. Inoltre sarà possibile comunque seguire i lavori e il progetto on-line accedendo alla piattaforma e registrarsi.

La partecipazione è gratuita, ma è necessaria la registrazione. Per ulteriori informazioni, contattare:

E-mail: urbanwins@comune.torino.it / info@openincet.it

Numero di telefono: Open Incet: +39 011 19482728

Fonte: ecodallecitta.it

 

Riciclo pannelli fotovoltaici: progetto ENEA per l’economia circolare

Nel 2050 ci saranno 78 milioni di tonnellate di pannelli fotovoltaici a fine vita, con cui si potrebbero potrebbero costruire 2 miliardi di nuovi pannelli.riciclo-pannelli-fotovoltaici-progetto-enea-milano

Il riciclo dei pannelli fotovoltaici a fine vita è una delle grandi sfide dell’economia circolare. Cioè l’economia in cui nulla si butta e tutto si raccoglie, ricicla, trasforma. I pannelli solari, infatti, sono composti da una ossatura di alluminio e vetro, dalla cavetteria elettrica e, soprattutto, dalle celle fotovoltaiche che contengono materiali preziosi come silicio, argento e rame. Tutti materiali che, se correttamente separati, possono essere riutilizzati. Grazie al progetto Resielp di ENEA, entro il 2020, anche l’Italia avrà il suo primo impianto di smaltimento dei pannelli fotovoltaici. Resielp, che è l’acronimo di Recovery of Silicon and other materials from End-of-Life Photovoltaic Panels, ed è un progetto finanziato con 2,5 milioni di euro provenienti dalla Knowledge Innovation Community sulle materie prime (KIC Raw Materials, che vede tra i partecipanti italiani ENEA, Università di Padova, le società private ITO e Relight e il CETMA – Centro di Ricerche Europeo di Tecnologie, Design e Materiali). L’impianto pilota Resielp sorgerà all’interno dello stabilimento Relight di Milano.  La direttiva 2012/19/EU del Parlamento europeo prevede che, entro agosto 2018, almeno l’85% del peso dei moduli fotovoltaici dovrà essere recuperato. Tale percentuale, a spanne, equivale al peso dell’alluminio e del vetro che costituiscono l’ossatura dei pannelli. Resielp, però, mira a recuperare anche il restante 15% del peso, che è quello relativo ai materiali di pregio contenuti nelle celle fotovoltaiche. Spetterà all’ENEA valutare gli aspetti ambientali dei processi industriali di recupero dei pannelli, supportare la progettazione dell’impianto per il trattamento termico dei moduli e dei sistemi di trattamento dei rifiuti liquidi e gassosi derivanti dallo smembramento dei pannelli. Secondo i calcoli dell’ENEA nel 2050 nel mondo ci saranno 78 milioni di tonnellate di pannelli fotovoltaici a fine vita che, una volta ben riciclati al 100%, potranno fornire le materie prime necessarie a costruire 2 miliardi di nuovi pannelli. Tutto questo potrebbe portare un giro di affari di circa 15 miliardi di dollari a livello globale. Il business, quindi, è di dimensioni notevoli. Lo sforzo di ENEA e degli altri partner italiani di Resielp è dunque votato a far sì che, tra qualche decennio, l’Italia possa essere un protagonista all’avanguardia all’interno di questo settore industriale interessantissimo.

Credit foto: Flickr

Fonte: ecoblog.it

Economia Circolare, CIC a bordo del Treno Verde per rappresentare l’eccellenza italiana del biowaste

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L’Italia è pronta a raggiungere gli obiettivi UE per la raccolta differenziata e a porsi come esempio nell’Europa dell’economia circolare”. Con questo messaggio il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) sale a bordo del Treno Verde, la campagna di Legambiente e del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiano che promuove nelle maggiori stazioni del Paese le esperienze di gestione sostenibile dei rifiuti. Protagonisti dell’edizione 2017 saranno i “Campioni dell’economia circolare”, realtà italiane che, come il CIC, hanno investito e scommesso su un modello produttivo basato su riuso, prevenzione, sostenibilità e  zero sprechi.

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“Da 25 anni il CIC lavora per costruire in Italia una filiera virtuosa di raccolta, trattamento e riciclo del rifiuto organico. Ora siamo un punto di riferimento per il resto d’Europa per quanto riguarda l’organizzazione della raccolta, la trasformazione e la valorizzazione del rifiuto organico”. Così Massimo Centemero, Direttore del Consorzio Italiano Compostatori (CIC), aderendo alla 29° edizione del Treno Verde, la campagna promossa da Legambiente e dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiano, con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Protagonisti speciali dell’edizione 2017 del Treno Verde saranno infatti i “Campioni dell’economia circolare”, cioè le realtà italiane come il CIC che hanno già investito e scommesso su un nuovo modello produttivo, chiudendo il cerchio e facendo dell’Italia la culla della nascente Circular Economy. “Ogni fine ha un nuovo inizio” è il motto del viaggio che porterà il Treno Verde in giro per il Paese per raccontare il ruolo da capofila che l’Italia può ricoprire nell’Europa dell’economia circolare. Destinazione finale del messaggio portato dai “Campioni” è proprio Bruxelles, dove si sta decidendo il futuro della gestione dei rifiuti e delle imprese per i prossimi decenni: nelle scorse settimane è stato infatti approvato il nuovo pacchetto legislativo sull’economia circolare per la revisione della Direttiva Quadro sui Rifiuti da parte della Commissione per l’Ambiente, la Sanità pubblica e la Sicurezza alimentare (ENVI) del Parlamento Europeo. “Il Consorzio – sottolinea Centemero – ha partecipato attivamente alla revisione del pacchetto legislativo, portando elementi propositivi affinché la stesura della norma fosse adeguata alle esigenze sia ambientali che imprenditoriali, intervenendo direttamente con la propria struttura e indirettamente come membro dell’European Compost Network”.

“Allo stato attuale, l’Italia non soltanto è pronta a raggiungere gli obiettivi UE per la raccolta differenziata ma, con la sua esperienza nel settore del biowaste, è un esempio per gli altri Paesi Europei”, spiega Alessandro Canovai, Presidente del CIC. “I Campioni italiani dell’economia circolare praticano già oggi quello che il nuovo pacchetto europeo prevede e in alcuni casi rappresentano un primato assoluto a livello continentale. Per questo – conclude Canovai –  chiediamo un quadro di norme molto ambizioso su un tema davvero decisivo per il futuro dell’Europa”, afferma il CIC a bordo del Treno Verde. Nelle sue 11 tappe del viaggio del Treno il Consorzio Italiano Compostatori mostrerà come il riciclo del Rifiuto organico e la sua trasformazione in Fertilizzante organico o in Biometano sia un esempio concreto dell’efficacia dell’economia circolare.

 

 

Chi è il CIC

Il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) è l’associazione italiana per la produzione di compost e biogas. Il Consorzio, che conta più di 130 soci, riunisce imprese e enti pubblici e privati produttori di fertilizzanti organici e altre organizzazioni che, pur non essendo produttori di compost, sono comunque interessate alle attività di compostaggio (produttori di macchine e attrezzature, di fertilizzanti, enti di ricerca, ecc.). Il CIC promuove la produzione di materiali compostati, tutelando e controllando le corrette metodologie e procedure. Promuove le iniziative per la commercializzazione e la corretta destinazione dei prodotti ottenuti dal compostaggio e svolge attività di ricerca, studio e divulgazione relative a metodologie e tecniche per la produzione e utilizzazione dei prodotti compostati.

Maggiori informazioni sul sito istituzionale: www.compost.it

 

fonte:  agenziapressplay.it