L’Oasi WWF a rifiuti zero che ad Asti favorisce l’economia circolare

Si avvierà entro tre anni il progetto-guida che vedrà l’oasi di Valmanera, a pochi chilometri da Asti, totalmente a rifiuti zero. Il progetto, in collaborazione con GAIA spa, si pone l’obiettivo di favorire l’economia circolare e la corretta gestione dei rifiuti sul territorio dell’astigiano, limitando al minimo gli scarti non recuperabili e diffondendo buone pratiche per un futuro sempre più sostenibile. Firmata l’intesa tra WWF Oasi srl e “GAIA Spa” per raggiungere entro 3 anni l’obiettivo di avere Valmanera ed in particolare “Villa Paolina“, Oasi a rifiuti zero. Si tratta del progetto-guida nel circuito WWF, l’obiettivo è quello di gestire in modo virtuoso gli scarti che si producono durante le attività che si svolgono nell’Oasi di Valmanera ad Asti. “Vogliamo prendere esempio dall’economia circolare della natura” commenta Antonio Canu, Presidente di WWF Oasi, “cioè fare attività senza generare rifiuti destinati allo smaltimento perché o vengono subito riutilizzati per dare nuova vita ai materiali o instradati in una filiera che dal minore utilizzo di materiali porti al loro riciclaggio completo”.

Le Oasi sono il più importante progetto di conservazione del WWF, hanno contribuito a salvare ambienti in pericolo e molte specie animali e vegetali a rischio. Hanno permesso a milioni di persone di avvicinarsi alla natura e di scoprirne il valore e l’urgenza di tutelarla. Le Oasi WWF sono spesso sede di laboratori didattici, con aule di formazione all’aperto, promuovono la ricerca scientifica, sono luoghi di riqualificazione ambientale e protagoniste d’importanti campagne di conservazione. Le aree protette dal WWF rappresentano un presidio per la tutela del territorio e attraverso il sostegno di soci, donatori, sponsor, volontari e attivisti, sono un importantissimo strumento di protezione ambientale ed educazione ambientale oltre che di sensibilizzazione.oasi-wwf-rifiuti-zero-asti-favorisce-economia-circolare-1542794669

L’Oasi di Valmanera, i cui edifici sono affidati a WWF Oasi, si avvale della collaborazione della Società Quercus e dell’Associazione di volontari “Associazione Villa Paolina”, è uno degli esempi più completo e valido che il sistema
WWF promuove su tutto il territorio nazionale programmi di studio e sviluppo sulla corretta gestione dei rifiuti e la collaborazione con GAIA ha permesso di concretizzare l’idea dell’“Oasi WWF a rifiuti zero”.

GAIA, azienda partecipata dai 115 Comuni della provincia di Asti e da “Iren Ambiente“, ha progettato, realizzato e gestisce il sistema impiantistico chiamato a risolvere il problema dei rifiuti urbani per l’intero bacino astigiano tra cui un impianto di compostaggio, uno di valorizzazione delle raccolte differenziate e 12 ecostazioni. La politica industriale dell’azienda si fonda sull’economia circolare e l’esperienza pluridecennale maturata in questo campo consentirà di avere suggerimenti operativi per limitare al minimo gli scarti non recuperabili, attraverso buone pratiche e conferendo ad impianti adeguati così da aprire la strada a un reale futuro sostenibile. Ma GAIA fornirà anche un contributo alla comunicazione visto che in 16 anni di presenza sul territorio ha dialogato con le istituzioni, i cittadini, le agenzie educative arrivando a portare oltre 12.000 studenti in visita agli impianti per vedere in presa diretta come si trattano i rifiuti delle raccolte differenziate, realizzando iniziative per costruire una cultura della sostenibilità, premessa fondamentale per far lavorare bene gli impianti che devono recuperare i rifiuti.oasi-wwf-rifiuti-zero-asti-favorisce-economia-circolare-1542794550

Nell’Oasi WWF di Valmanera si recano circa 3.000 visitatori l’anno, di cui circa il 60% studenti ed insegnanti e la restante parte sono soprattutto utenti che vogliono organizzare eventi nell’Oasi. Ai fruitori verrà presentato come “ridurre la produzione di rifiuti” attraverso delle installazioni grafiche, saranno condotti a “visitare” l’area che nell’Oasi di Valmanera (Villa Paolina) sarà adibita alla gestione rifiuti (l’isola ecologica/didattica) e che diventerà parte integrante delle normali attività didattiche con distribuzione di materiale informativo ad ogni ospite.
Ci sarà inoltre un regolamento per chi organizza eventi all’Oasi invitando ad utilizzare materiali riciclabili, attivare buone pratiche e con un punteggio sul livello di sostenibilità dell’evento che, se raggiungerà determinati livelli, darà diritto a un premio.

Foto copertina
Didascalia: Oasi WWF
Autore: Oasi WWF Valmanera

Fonte: http://piemonte.checambia.org/articolo/oasi-wwf-rifiuti-zero-asti-favorisce-economia-circolare/

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Economia circolare: l’EcoAllene finalista al Green Alley Award 2018

C’è una azienda italiana tra le sei finaliste del premio Green Alley Award 2018 per l’economia circolare: è Ecoplasteam e produce la plastica riciclata EcoAllene.http _media.ecoblog.it_5_543_ecoallene-riciclo-tetra-pak

L’economia circolare consiste nel mettere in circolo i rifiuti e farli diventare materia prima per produrre nuovi prodotti, riducendo la quantità di spazzatura che finisce in discarica o agli inceneritori, ed è il nuovo paradigma della sostenibilità ambientale. Per questo da cinque anni esiste il Green Alley Award, un premio per le start up innovative che si sono distinte per la creazione di tecnologie per l’economia circolare. L’Award si concentra su tre tipologie di innovazione: prevenzione dei rifiuti, nuove tecnologie di riciclaggio e le soluzioni digitali per l’economia circolare.

Tra i sei finalisti che quest’anno si contenderanno il titolo c’è anche l’azienda piemontese Ecoplasteam, che ha sviluppato la tecnologia per produrre l’EcoAllene. Cioè un nuovo materiale simile alla plastica che deriva dal riciclo di “rifiuti poliaccoppiati“, cioè formati da un film plastico e un film metallico.

Il materiale poliaccoppiato più famoso e diffuso nelle nostre case è il Tetra Pak degli imballaggi del latte, delle bibite e di molti altri prodotti alimentari. La tecnologia usata da Ecoplasteam, un processo produttivo coperto da brevetto concesso in licenza esclusiva dalla società svizzera REPLAN Global Sagl, permette di trasformare i rifiuti poliaccoppiati in EcoAllene senza separare gli strati che formano l’imballaggio da riciclare.

L’EcoAllene, infatti, è una plastica che contiene al suo interno minuscole particelle di alluminio.

Ma dal punto di vista industriale è praticamente identico alla plastica tradizionale e, per tanto, l’EcoAllene può essere utilizzato per infiniti prodotti: dalle suole delle scarpe alle spazzole delle scope, dai vasi per le piante ai giocattoli.

O penne a sfera, come vedete in questo video:

In attesa che l’UE si decida a regolamentare in senso restrittivo la produzione di imballaggi (che sono molto spesso inutili) dei prodotti alimentari, la produzione di EcoAllene potrebbe risolvere un grosso problema rifiuti a noi europei.

Prima di gennaio 2018, infatti, il vecchio continente separava il film plastico dall’alluminio nei rifiuti poliaccoppiati e spediva in Cina la parte plastica. Ma dal 1 gennaio la Cina ha chiuso le importazioni di plastica da rifiuti, creando un grosso problema di smaltimento in Europa. In attesa di una seria politica europea sui rifiuti plastici da imballaggio, quindi, l’EcoAllene si potrebbe rivelare un prezioso alleato per evitare l’emergenza rifiuti. Quest’anno hanno partecipato al Green Alley Award ben 215 aziende, da trenta paesi europei. Il vincitore verrà incoronato il 18 ottobre e si aggiudicherà un premio di 25.000 euro da parte di Landbell Group, la società tedesca di gestione dei rifiuti che organizza l’Award dal 2014. Gli altri 5 finalisti del Green Alley Award 2018 sono: Superseven (Germania, plastica biodegradabile), Refurbed (Austria, riparazione di smartphone ed elettronica per evitare che diventino rifiuti RAEE), MIWA (Repubblica Ceca, sistemi di distribuzione di cibo e bevande in contenitori riutilizzabili), Circular IQ (Olanda, sistemi informativi per monitorare la sostenibilità delle aziende) e Aeropowder (Regno Unito, packaging termoisolante derivato dalle piume degli uccelli).

Fonte: ecoblog.it

Economia circolare: al via consultazione pubblica sugli indicatori

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Fino al 1° ottobre 2018 imprese, associazioni di categoria, consorzi e rappresentanti delle pubbliche amministrazioni sono invitati a inviare il proprio contributo compilando il questionario sul sito del Ministero dell’Ambiente.

Al via la consultazione pubblica sul documento “Economia circolare e uso efficiente delle risorse -Indicatori per la misurazione dell’economia circolare”, realizzato dai Ministeri dell’Ambiente (MATTM) e dello Sviluppo Economico (MISE) con il supporto tecnico-scientifico dell’ENEA e il contributo di esperti del settore.

Fino al 1° ottobre 2018 imprese, associazioni di categoria, consorzi e rappresentanti delle pubbliche amministrazioni sono invitati a inviare il proprio contributo compilando il questionario al link consultazione.minambiente.it

Il documento rappresenta una prima proposta operativa di schema di monitoraggio della “circolarità” dal livello “macro” del sistema paese al “micro” della singola impresa e amministrazione. “Gli indicatori contenuti nel documento non sono da considerarsi esaustivi ma rappresentano la base di partenza per arrivare all’individuazione delle soluzioni migliori per il nostro paese in termini di massimizzazione dei benefici economici e di salvaguardia delle risorse”, sottolinea la ricercatrice ENEA Laura Cutaia del dipartimento “Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali” che ha coordinato il contributo dell’Agenzia al documento.

 

Fonte: Enea

Ri-Generation: l’impresa che riporta in vita gli elettrodomestici dismessi

Riusare, Rigenerare, Ridurre. Sono le parole chiavi di Ri-Generation, impresa che rigenera elettrodomestici destinati alla discarica e li rivende a prezzi più economici rispetto al prodotto nuovo, contribuendo a combattere lo spreco di risorse ambientali e umane. Grazie alla collaborazione con il Sermig, Ri-Generation sta creando anche nuovi posti di lavoro, rivolgendosi a persone che il lavoro lo avevano perso durante la crisi. Un progetto di Economia Circolare a tutto tondo.

L’economia circolare applicata agli elettrodomestici, con l’obiettivo di creare lavoro: la Storia di oggi è sul progetto Ri-Generation, ideato da Astelav in collaborazione con il Sermig, il Servizio Missionario Giovani, che “attraverso la rigenerazione degli elettrodomestici cerca di costruire una mentalità in contrasto con lo spreco di risorse umane e ambientali”.

Rigeneration nasce da un’idea di Astelav, un’azienda storica italiana con sede a Vinovo, in provincia di Torino, che dal 1963 è uno dei principali distributori europei di accessori e ricambi per elettrodomestici. Ernesto Bertolino, che è il managing director di Astelav, aveva una visione già da prima della nascita di Ri-Generation: “Vendendo ricambi, da sempre abbiamo avuto una propensione ad incentivare la riparazione e la rigenerazione. Inoltre, abbiamo capito un fenomeno ancora più importante: riparare oggi è un’esigenza ambientale, umana, sociale, un’opportunità di lavoro: in poche parole, un’occasione per l’uomo e per migliorare il nostro Pianeta”. Dall’esperienza di Astelav parte così il progetto Ri-Generation.

Come funziona Ri-generation

In sostanza, Ri-Generation ripara e rivende elettrodomestici danneggiati, altrimenti condannati a divenire rifiuti, rispecchiando così in pieno i principi dell’economia circolare.

Tutti gli elettrodomestici, una volta che finiscono di funzionare, diventano genericamente dei RAEE, Rifiuti di Apparecchi Elettrici ed Elettronici, e vanno smaltiti secondo precise normative europee. Recenti normative hanno introdotto una novità per i distributori di elettrodomestici: al momento della vendita di un elettrodomestico nuovo, il distributore è obbligato a ritirare i vecchi elettrodomestici: “Qui ci inseriamo noi – ci spiega Enrico Bertolino – perché nel momento in cui il vecchio elettrodomestico viene ritirato, diviene automaticamente un RAEE. A quel punto, prima che vada in triturazione negli impianti appositi, viene da noi acquistato, testato e riparato in laboratori appositi formati dal nostro team, e dopo rimessi in commercio. Un processo a tutti gli effetti produttivo, che lo differenzia dalla riparazione semplice effettuata da un tecnico in casa”.

I prezzi di rivendita dei vari elettrodomestici sono estremamente concorrenziali rispetto al mercato: “Possiamo stimare che il prezzo dell’elettrodomestico è inferiore della metà rispetto al prodotto nuovo: per fare un esempio, una lavatrice di alta gamma, una 9kg di classe A+ con delle buone caratteristiche, può costare intorno ai 400 euro e rigenerata costa sui 200 euro”.ri-generation-4

I prodotti rivenduti hanno una garanzia di un anno, vengono venduti in tre punti vendita di Ri-Generation a Torino oppure online. Il tema dei RAEE negli ultimi anni ha assunto un ruolo importante nel dibattito pubblico: nel 2017, in Italia, sono stati prodotti oltre 90000 tonnellate di rifiuti RAEE “R2”, i cosiddetti “Grandi Bianchi” che comprendono, tra i tanti, anche le lavatrici, le lavastoviglie, i frigoriferi e i forni elettrici di vario tipo.

In generale, la produzione di RAEE è in aumento di circa il dieci per cento ogni anno, e non tutta viene smaltita nel modo più consono: nel 2015, in Italia, solo 250000 tonnellate di Rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici sono stati smaltiti nel modo più corretto, ma questi rappresentano solamente il quaranta per cento del totale dei rifiuti. Sono infatti stimati in 350000 tonnellate i RAEE che, purtroppo, finiscono in discariche abusive, abbandonati nelle campagne o nei boschi oppure esportati illegalmente verso i paesi in via di sviluppo, per essere utilizzati come fonte di componenti e materie prime di recupero.

Ri-Generation diventa così un modello di impresa, replicabile, che risolve un problema creando più opportunità: incluso la creazione di posti di lavoro.ri-generation-

La collaborazione con il Sermig: il lavoro e le donazioni

Ri-Generation è un progetto che vede la collaborazione, oltre che di Astelav, del Sermig: si tratta del Servizio Missionario Giovani, organizzazione composta di volontari fondata da Ernesto Oliviero nel 1964 e che si occupa di sostenere persone in difficoltà economica e sociale. “Insieme al Sermig abbiamo individuato la necessità di dare una risposta forte all’esigenza più importante e delicata di questi ultimi anni: quella del lavoro – ci spiega Ernesto Bertolino – e la nostra comune passione per il non spreco e per il riutilizzo, si è rivolta anche in direzione di quelle persone che hanno perso il lavoro a causa della crisi o per altri motivi. Abbiamo collaborato insieme nel cercare alcune persone che avessero già elevate competenze professionali nella riparazione di elettrodomestici, oppure persone o ragazzi giovani che mostrassero una buona predisposizione nell’apprendere questo tipo di lavoro.

Abbiamo così formato un team di tecnici assunti per Ri-Generation, di età variegata: siamo riusciti ad introdurre in azienda persone ultracinquantenni, che avevano perso il lavoro, insieme a ragazzi poco più che ventenni. Una storia che ricordo come esempio di economia circolare applicata al lavoro è quella di un ragazzo del Mali, che da bambino aggiustava biciclette in Africa: dopo un periodo di tirocinio durato sei mesi con Ri-Generation, continuerà la sua attività lavorativa con noi come riparatore di elettrodomestici. Penso anche alle competenze più specifiche recuperate, come quelle di Amos, un ragazzo rumeno che ha dimostrato una buona propensione verso l’elettronica e che oggi è un eccellente riparatore di lavastoviglie”.ri-generation-1

Oggi Ri-generation impiega otto persone: sei di loro sono tecnici di laboratorio e due si occupano della vendita del prodotto. Ma la collaborazione con il Sermig non è finita qui e si è estesa anche al settore delle donazioni: “Ri-Generation accetta anche elettrodomestici che, per vari motivi, non sono più utili alle persone. Il Sermig ci aiuta ad intercettare quelle persone sul territorio che si stanno liberando di un elettrodomestico e noi ci occupiamo della logistica di queste donazioni: ritiriamo direttamente il potenziale rifiuto e, come gli altri, presto diventa un nuovo elettrodomestico perfettamente funzionante”.

La reazione nei confronti del progetto da parte del pubblico è molto buona e si può dividere in due livelli: qualità percepita e vendite. “Il problema più istintivo è quello della qualità del prodotto: essendo rigenerato, potrebbe essere percepito come qualitativamente inadeguato. Vi assicuro che le persone che vengono nei nostri punti vendita, spesso, non riescono a distinguere se una delle nostre lavatrici sia un prodotto nuovo o rigenerato. Questo si rispecchia nei nostri obiettivi, perché l’attività sta andando molto bene, soprattutto per la vendita diretta nel negozio: anche la vendita online sta crescendo, è chiaro che si tratta di un processo che richiede più tempo ma l’andamento generale positivo di Ri-Generation ci spinge ad aumentare la produzione e l’attività di laboratorio, e quindi di conseguenza ad impiegare anche nuove persone per far crescere il progetto, oltre alla possibilità di poter aprire nuovi negozi come Ri-Generation anche in altri luoghi d’Italia, oltre che a Torino”.

Il tutto nel segno della Riduzione, del Riuso e della Rigenerazione.

Intervista: Daniel Tarozzi e Paolo Cignini

Riprese e montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/07/io-faccio-cosi-220-ri-generation-limpresa-elettrodomestici-dismessi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Piemonte, al via il bando regionale da 40 milioni di euro per la Bioeconomia

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la Regione vara questa nuova piattaforma su uno dei temi più strategici per l’attuale programmazione dei fondi europei. L’ente sostiene progetti per chimica verde, cleantech e agroalimentare, stanziando contributi per 40 milioni

Contributi a fondo perduto finalizzati alla realizzazione di  progetti di ricerca industriale in Piemonte nei settori dell’agroalimentare, della chimica verde/cleantech e dell’economia circolare, con l’impegno da parte delle aziende di assumere giovani qualificati in alto apprendistato, in rapporto alla fascia di investimento prevista. Sono queste, in sintesi, le caratteristiche più significative della nuova piattaforma tecnologica sulla Bioeconomia, di cui da oggi è disponibile il bando.

Dopo  “Fabbrica intelligente” (avviata nel 2015) e  “Salute e benessere” (lanciata lo scorso anno), la Regione vara questa nuova piattaforma su uno dei temi più strategici per l’attuale programmazione dei fondi europei, finanziando i relativi progetti con un contributo di 40 milioni di euro.

Nel territorio piemontese l’industria agrifood è costituita da circa 33 mila unità produttive e oltre 135 mila addetti, mentre sono quasi 3800 le imprese del settore chimica verde con circa 48 mila lavoratori. «Il Piemonte- sottolinea l’assessore Giuseppina De Santis – ha condiviso con le altre Regioni la strategia generale di posizionamento sul settore e questa piattaforma rappresenta la misura concreta per darne attuazione. Qui è inoltre presente un modello distintivo di collaborazione tra mondo agricolo e industriale, che rende auspicabile l’ulteriore incremento della cooperazione tra strutture di ricerca e imprese riferiti all’intera filiera agroalimentare. Contiamo infine che, come già accaduto con le altre misure avviate sulla ricerca, anche in questo caso si possano ottenere importanti risultati sul tema dell’occupazione qualificata di giovani ricercatori».

La piattaforma sulla Bioeconomia riunisce i settori della chimica verde/cleantech e dell’agroalimentare. In tali ambiti una delle sfide più attuali è costituita dal rafforzamento della ricerca e dell’innovazione volte allo sviluppo di tecnologie non solo nei rispettivi comparti, ma come risultato della loro simbiosi, che consenta la creazione di ecosistemi produttivi circolari. La bioeconomia si propone quindi di favorire la transizione verso un sistema economico più sostenibile e a minor impatto ambientale, che rigeneri gli ecosistemi naturali anziché impattarli e maggiormente efficiente dal punto di vista delle risorse nel più ampio contesto di sviluppo dell’economia circolare.  Lo strumento della piattaforma tecnologica è già collaudata da diverso tempo in Piemonte nell’ambito della politica di sviluppo regionale: si tratta di sostenere le iniziative di partenariati che si costituiscono ad hoc riunendo grandi e piccole imprese insieme ai centri di ricerca pubblici e privati. La piattaforma rappresenta quindi l’ideale forma di coordinamento e di raccordo tra i diversi attori – imprese, istituzioni, Università – che operano su scala regionale in uno specifico settore di innovazione attorno ad una visione strategica comune, con il fine di garantire un trasferimento tecnologico più immediato.  Il contributo è a fondo perduto, con il limite massimo di 10 milioni di euro per progetto e 5 milioni di euro per singolo soggetto. Gli interventi finanziabili, presentati dal raggruppamenti che abbiano come minimo  il 30 per cento di “presenza” di piccole e medie imprese, dovranno riguardare la ricerca industriale o lo sviluppo sperimentale. Per ogni singola proposta progettuale le imprese del partenariato, assumono l’impegno ad attivare un numero minimo di assunzioni in alto apprendistato che varia tra 10 e 20, in rapporto alla fascia di investimento prevista.

La piattaforma sulla bioeconomia è destinata alle imprese industriali e di trasformazione agroalimentare, ma auspica la partecipazione di imprese del settore agricolo e primario, che potranno avvalersi delle opportunità offerte dal Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, attraverso una misura di prossima emanazione che ha in programma una esplicita premialità per i soggetti che cooperano nell’ambito dei progetti finanziati dalla piattaforma bioeconomia del Fesr.

Le candidature dovranno essere presentate entro e il 17 settembre 2018.

Pagina dedicata all’agevolazione: https://www.finpiemonte.it/bandi/dettaglio-bando/piattaforma-tecnologica-bioeconomia

 

Fonte: ecodallecitta.it

Economia circolare, il 22 maggio l’Unione Europea adotta le nuove norme in materia di gestione rifiuti

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Le norme definiscono i seguenti obiettivi: entro il 2025 dovrà essere riciclato il 55% dei rifiuti urbani, entro il 2030 il 60% e entro il 2035 il 65%. Un altro obiettivo è fare in modo che entro il 2035 solo il 10 %, o meno, dei rifiuti urbani si riversi nelle discariche. L’UE si appresta ad adottare nuove norme in materia di gestione dei rifiuti, che prevedono obiettivi molto più rigorosi di riciclaggio dei rifiuti urbani e riduzione delle discariche, il 22 maggio, durante la Settimana verde 2018 dell’Unione europea. Si tratta del principale evento dedicato all’ambiente che si svolgerà dal 21 al 25 maggio e che quest’anno tratterà di come rendere più ecologiche le nostre città. Le norme renderanno il sistema europeo di gestione dei rifiuti il più avanzato al mondo e definiscono i seguenti obiettivi: entro il 2025 dovrà essere riciclato il 55% dei rifiuti urbani, entro il 2030 il 60% e entro il 2035 il 65%. Un altro obiettivo è fare in modo che entro il 2035 solo il 10 %, o meno, dei rifiuti urbani si riversi nelle discariche. La raccolta separata dei rifiuti organici diventerà obbligatoria entro il 2023. Queste norme aiuteranno le città a ridurre drasticamente i rifiuti, incrementare il riciclaggio e stimolare nuove idee di riutilizzo, diventando, così, campioni dell’economia circolare.

Città all’avanguardia

Poiché si prevede che l’80% dei cittadini europei vivrà in un’area urbana entro il 2020, la pressione ambientale sulle città sta crescendo rapidamente. Dai programmi per diventare città a zero emissioni di anidride carbonica alla pianificazione urbana sostenibile: numerose città, tra cui le Capitali verdi europeee le città Green Leaf dell’UE, stanno affrontando queste sfide. L’UE supporta continuamente la loro transizione con norme, strumenti e fondi.

La Settimana verde 2018 dell’Unione europea è l’occasione per scoprire come realizzare questo cambiamento.

Che cosa sta facendo l’UE

Attraverso eventi in tutta Europa e un’importante conferenza sulle politiche a Bruxelles, la Settimana verde dell’Unione europea presenterà gli interventi dell’UE a favore delle città e dei cittadini. La Settimana verde si aprirà ufficialmente il 21 maggio a Utrecht (Paesi Bassi) e si chiuderà il 25 maggio a Madrid (Spagna)Il vertice delle Città verdi europee si svolgerà a Bruxelles, dal 22 al 24 maggio. Uno degli argomenti principali in discussione sarà il modo in cui le norme dell’UE in materia di rifiuti, acqua e aria possono trovare più efficace applicazione, ad esempio attraverso l’Agenda urbana europea. Alcuni partenariati previsti dall’Agenda urbana, come quelli per l’economia circolare, la mobilità urbana e la qualità dell’aria, affronteranno questioni ambientali in modo specifico. Come porre la sostenibilità al centro dei processi di pianificazione delle città sarà un altro argomento di rilievo delle diverse decine di sessioni tematiche previste. Per aiutare le città a elaborare strategie urbane sostenibili, la Settimana verde vedrà il lancio del nuovo strumento Città verdi, che consente alle città di valutare le proprie prestazioni ecologiche e confrontarsi con altre città. Lo strumento è un serbatoio di informazioni per idee di pianificazione urbana verde e sostenibile. La sera del 23 maggio saranno annunciati i LIFE Awards, che premieranno i progetti LIFE più innovativi, interessanti ed efficaci nel campo della protezione della natura, dell’ambiente e dell’azione per il clima.

Partecipa al movimento

Molti cittadini stanno partecipando al movimento per città più sostenibili. A livello locale, le azioni ispirate al concetto di economia circolare stanno guadagnando terreno con l’apertura di repair café, un numero sempre crescente di iniziative per sostituire la plastica e interventi di giardinaggio urbano più numerosi. Partecipa alla Settimana verde dell’Unione europea recandoti agli eventi partnerche si svolgeranno in tutta l’UE, alla nostra conferenza di alto livello sulle politichea Bruxelles, al lancio a Utrecht, all’evento conclusivo a Madrid oppure on line tramite Twitter e la diretta Web.

Partecipa al movimento, assisti al miglioramento #EUGreenWeek

Fonte: ecodallecitta.it

 

 

L’UE investe 98,2 milioni di euro per migliorare la qualità della vita degli europei

Una serie di nuovi progetti integrati LIFE aiuterà otto Stati membri ad applicare la legislazione in materia di ambiente e clima per affrontare sfide quali la carenza idrica, il cambiamento climatico, l’economia circolare e la perdita di biodiversità. I finanziamenti LIFE mobilizzeranno investimenti per altri due miliardi di euro, consentendo agli Stati membri di avvalersi di altri fondi europei, nazionali e privati.heading-newsletter-recupere-recupere

Per gli europei, l’ambiente è una faccenda seria, perché sono consapevoli che da esso dipende la qualità della loro vita. Secondo un recente sondaggio, i cittadini esprimono timori principalmente in merito alle conseguenze del cambiamento climatico, dell’inquinamento atmosferico e dei rifiuti, il cui volume è sempre più ingente. In materia di ambiente e clima, l’Unione europea (UE) si è dotata di normative volte a tutelare la qualità della nostra vita, ma la loro effettiva applicazione può rappresentare una sfida per molti.

“Un euro erogato da LIFE è in grado di mobilizzare 20 euro da altre fonti di finanziamento. Oltre a questo incredibile effetto leva, i progetti integrati LIFE offrono una risposta diretta ai timori dei cittadini europei in merito alla qualità dell’aria e dell’acqua e alle conseguenze del cambiamento climatico.”

Karmenu Vella, commissario europeo per l’Ambiente

È qui che entrano in gioco i progetti integrati, finanziati nell’ambito del programma L IFE per l’ambiente e l’azione per il clima: tali iniziative, infatti, aiutano gli Stati membri ad applicare con efficacia la legislazione dell’UE relativamente a natura, acqua, aria, rifiuti e azione per il clima accrescendo l’impatto dei finanziamenti per piani sviluppati a diversi livelli e assicurandone il successo a lungo termine. Questo nuovo pacchetto di investimenti sostiene progetti in Belgio, Danimarca, Francia, Grecia, Lituania, Malta, Spagna e Svezia.

Conservazione della natura

I progetti correlati alla natura sono cinque, di cui uno danese che si occuperà di creare e collaudare incentivi volti ad aiutare gli agricoltori a gestire i propri terreni in modo più ecologico. L’obiettivo consiste nel rendere economicamente allettanti agli occhi degli agricoltori le attività di pascolo e raccolta di biomassa da aree naturali, grazie allo sviluppo di prodotti specializzati di alto valore, venduti a un prezzo più elevato. I progetti in Grecia, Lituania e Svezia coadiuveranno la realizzazione di una serie di azioni prioritarie a favore della conservazione. Le iniziative previste permetteranno alle autorità competenti di ampliare le proprie capacità di redazione e attuazione sia dei piani per la gestione dei siti che di quelli per le specie, ma saranno al contempo utili per integrare la conservazione della natura in altri settori, come la silvicoltura, l’agricoltura e il turismo. Un progetto francese di ampio respiro mapperà gli habitat marini attorno alla Francia e alla Corsica, garantendo una gestione efficace e trasparente delle aree marine protette a favore di chi dipende dal mare per vivere o ne usufruisce a fini ricreativi.

Una buona gestione dell’acqua

Nell’ambito della direttiva quadro sulle acque, agli Stati membri dell’UE è richiesta la preparazione di piani di gestione dei bacini fluviali che assicurino il buono stato di conservazione dei corpi idrici. A tale proposito, saranno due i nuovi progetti integrati a portare il proprio contributo. Uno è in corso a Malta, dove problematiche quali la carenza idrica, le scarse precipitazioni e l’elevata densità di popolazione rendono impegnativa la gestione delle risorse di acqua dolce. Questo progetto prevede audit idrici, investimenti in misure di trattamento dell’acqua e incentivi per un maggiore riutilizzo. Il bacino del Douro si trova a cavallo del confine fra Portogallo e Spagna. Un nuovo progetto integrato avviato in questa regione, spesso colpita dalla carenza idrica, garantirà una migliore governance delle risorse idriche e una maggiore partecipazione pubblica nella gestione dell’acqua. Poiché si tratta di una zona sensibile per quanto concerne il cambiamento climatico, questo bacino fluviale è a tutti gli effetti un indicatore dei mutamenti che potranno avvenire in futuro in Europa. Pertanto, il progetto può rivelarsi un vero e proprio laboratorio per testare l’adattamento della gestione delle risorse idriche.

I rifiuti sono una ricchezza

Le famiglie della regione francese Provenza-Alpi-Costa azzurra producono rifiuti in quantità significativamente superiore alla media nazionale. Il sostegno all’innovazione nella prevenzione e nella gestione dei rifiuti consentirà di ridurre di molto il conferimento in discarica, in linea con la legislazione dell’UE in materia. Inoltre, servirà a stimolare lo sviluppo dell’economia circolare nella regione.

Efficienza energetica e adattamento ai cambiamenti climatici

In Belgio, gli edifici residenziali sono per lo più vetusti, perciò richiedono il 70 % in più di energia rispetto alla media europea. Oltre a promuovere la collaborazione tra Fiandre e Vallonia, un nuovo progetto integrato aiuterà le due regioni ad adottare politiche di ristrutturazione e riqualificazione per incoraggiare l’efficienza energetica. L’iniziativa prevede la ristrutturazione di più di 8 500 abitazioni in cinque città, ma più in generale intende dare il la alla riqualificazione di tutti gli edifici esistenti in Belgio. Il progetto mira pertanto a offrire un contributo all’obiettivo di riduzione del 75‑80 % delle emissioni di gas a effetto serra e dell’uso di energia entro il 2050. Superando ogni divisione settoriale e coinvolgendo parti interessate chiave, un progetto avviato in Spagna, più precisamente in Navarra, fungerà da esempio per altre regioni che non sono ancora riuscite a mettere in atto la propria strategia in materia di adattamento ai cambiamenti climatici. Tra le azioni previste per aiutare questa regione a conseguire i propri obiettivi climatici entro il 2030 troviamo la realizzazione di indicatori per il monitoraggio del clima e di sistemi per l’allerta preventiva delle alluvioni fluviali e delle emergenze relative al trattamento delle acque reflue.

Dal 2014, anno della loro introduzione, sono stati avviati 25 progetti integrati da autorità competenti di 14 Stati membri, con azioni svolte in 18 paesi. Questi progetti stanno mobilizzando oltre 5 miliardi di euro in finanziamenti complementari stanziati da altri fondi europei, nazionali e privati affinché vengano attuate politiche in materia di ambiente e clima.

Per saperne di più

http://ec.europa.eu/environment/life/

fonte: https://ec.europa.eu/environment/efe/themes/funding-and-life/eu-invests-eur-982-million-improve-citizens-quality-life_it

 

Funghi Espresso: come coltivare funghi dai fondi del caffè

Un progetto imprenditoriale, un esempio di economia circolare, un modello educativo e un messaggio contro lo spreco: questo e altro è Funghi Espresso, realtà toscana che a partire dal fondo di caffè produce tre tipologie di funghi. Deliziosi da assaggiare e ricchi di nutrienti. Sapete quanti fondi di caffè vengono prodotti in Italia in un anno? Trecentomila tonnellate, risultato del lavoro di circa centoventimila bar presenti nel nostro Paese. Non sono tantissime invece le persone che sanno che il fondo di caffè, da scarto, può diventare una preziosa risorsa; ad esempio, per coltivare funghi.

L’originale trovata è la base della storia di Funghi Espresso che vi raccontiamo oggi, una dimostrazione pratica di imprenditoria “a chilometri zero” che sposa perfettamente i principi dell’Economia circolare: Funghi Espresso coltiva funghi commestibili e dal buon sapore a partire dai fondi di caffè recuperati dai bar locali, che vengono poi venduti tramite i mercati locali ed anche in dei kit dove le persone possono provare a continuare la coltivazione dei funghi in casa.

Il progetto vede le sue basi nel 2013, quando il coordinatore del Centro di Ricerca Rifiuti Zero (con sede a Capannori in provincia di Lucca) Rossano Ercolini avvia uno studio sui possibili riutilizzi del fondo di caffè in agricoltura, affiancato già allora dal co-fondatore di Funghi Espresso ed agronomo Antonio di Giovanni. Successivamente, dall’incontro tra Antonio di Giovanni e l’architetto Vincenzo Sangiovanni, nasce l’avventura di Funghi Espresso. Inizialmente avviata a Capannori, oggi Funghi Espresso ha la sua sede produttiva all’interno delle Scuderie Leopoldine di Firenze, all’interno di un Istituto tecnico agrario che ha deciso di ospitare l’esperienza e di portarla avanti in collaborazione, perché il progetto vuole essere innanzitutto educativo e si pone l’obiettivo di coinvolgere sempre più studenti nella ricerca di nuovi potenziali scarti organici, sempre per la produzione di funghi.17884680_1359421047458436_3006771240319826447_n

Dal fondo di caffè ai funghi

Da quando il progetto ha preso vita a Capannori, Antonio di Giovanni ci racconta che è stata recuperata la media di circa una tonnellata e mezza di fondi di caffè al mese, per un totale finora di circa sessanta tonnellate di fondi di caffè, che provengono dai bar limitrofi: “In media il bar più lontano dal quale recuperiamo i fondi è a circa due chilometri di distanza”, ci spiega Antonio. Il fondo di caffè si è dimostrato lo “scarto” ideale per poter coltivare i funghi, grazie alla sua ricchezza di minerali e sostanze nutritive adatte alla loro crescita. Una volta recuperati i fondi del caffè, con un processo ben delineato, Funghi Espresso coltiva tre tipologie di funghi: il Pleurotus Ostreatus, il Pleurotus Djamor e il Pleurotus Cornucopiae: “Funghi buonissimi e gustosi da mangiare, ricchi di sostanze nutrienti, che poi noi vendiamo ai vari mercatini locali sia tramite i classici canali di vendita come i gruppi di acquisto solidale che tramite i mercati contadini”. Nel corso del tempo Funghi Espresso ha anche ideato un kit apposito per la vendita dei funghi, con un substrato già pronto, che permette a chi vorrebbe coltivare i funghi direttamente a casa di poterlo fare.17634817_1349022631831611_2817465097780462966_n

“Quando il fondo di caffè raccolto dai bar arriva fresco all’interno della nostra fungaia viene pulito, setacciato e inoculato lo stesso giorno della raccolta. Questo è importante per favorire la buona riuscita di tutto il processo: il sacchetto appena prodotto con il fondo di caffè viene messo all’interno di una camera di incubazione al buio, per circa venticinque giorni. Dopodiché, quando il sacchettino diviene bianco e il fungo comincia a svilupparsi, il sacchetto viene aperto, inciso e trasferito nella seconda camera, chiamata camera di fruttificazione: qui l’ambiente è molto umido e luminoso, dopo circa una decina di giorni otteniamo il primo raccolto, per poi completare il ciclo dopo circa trenti giorni”.

Ma non finisce qui, perché anche in questo caso lo scarto diventa risorsa: “Lo scarto derivato dalla coltivazione dei funghi viene utilizzato sia per il compostaggio ma soprattutto per la lombricoltura: il risultato finale è che, dal nostro scarto, riusciamo ad ottenere humus di lombrico e lombrichi, che possiamo riutilizzare in diversi modi e sul quale stiamo studiando diversi progetti”.

Intervista e riprese: Daniel Tarozzi e Daniela Bartolini
Montaggio: Paolo Cignini

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2018/04/io-faccio-cosi-206-funghi-espresso-coltivare-funghi-fondi-caffe/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

Nasce la prima associazione di imprese dell’economia circolare: FISE UNIRE diventa UNICIRCULAR

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Lo annuncia Andrea Fluttero: “Con questa svolta tuttavia intendiamo riflettere un cambio di prospettiva della nostra associazione, che vuole diventare sempre di più un punto di riferimento per tutte le imprese interessate al modello dell’economia circolare, basato sulle tre ‘R’: ridurre, riusare e riciclare”

Da oggi (giovedì 1°febbraio) FISE UNIRE diventa FISE UNICIRCULAR, Unione delle Imprese dell’Economia Circolare (www.unicircular.org)Un nuovo nome che chiarisce l’intento dell’associazione, ovvero rappresentare le “fabbriche” dell’economia circolare – imprese e associazioni di imprese – aiutandole nel loro percorso verso le istituzioni, gli stakeholder, il mercato. Lo annuncia Andrea Fluttero, già presidente di UNIRE e oggi alla guida di UNICIRCULAR, con il supporto dei Presidenti delle Associazioni aderenti: “UNICIRCULAR nasce in continuità con UNIRE: con questa svolta tuttavia intendiamo riflettere un cambio di prospettiva della nostra associazione, che vuole diventare sempre di più un punto di riferimento per tutte le imprese interessate al modello dell’economia circolare, il paradigma economico e culturale basato sulle tre “R”: ridurre, riusare e riciclare. Una prospettiva che, per le imprese, significa anzitutto cogliere opportunità legate a nuovi modelli di business, che possono assicurare vantaggi economici, ambientali e occupazionali, e l’ingresso in nuovi mercati nei quali la sostenibilità rappresenta un valore competitivo ”.

La nascita di UNICIRCULAR si colloca alla vigilia dell’approvazione definitiva del nuovo pacchetto di direttive rifiuti-circular economy, un’occasione importante da cogliere in modo proattivo. Per cogliere meglio queste opportunità, le aziende devono basarsi su una rappresentanza forte ed ampia, capace di dialogare in modo serio e credibile con l’opinione pubblica e con i decisori politici, europei, nazionali e locali, con l’obiettivo di partecipare alla definizione delle nuove norme che dovranno essere recepite nelle leggi nazionali come End of Waste, EPR (responsabilità estesa del produttore), Ecodesign Green Procurement.

UNICIRCULAR vuole inoltre essere un luogo di confronto e networking in cui le aziende associate possano scambiare esperienze, creare progetti e sviluppare il proprio business; nonché disseminatore della cultura dell’economia circolare all’interno delle stesse aziende, delle associazioni, del mondo politico e istituzionale, dei media e nell’opinione pubblica. Fare rete è nel DNA di UNICIRCULAR e per mantenere un dialogo continuo tra e con le aziende e con i suoi interlocutori l’Associazione ha rinnovato l’offerta digitale di informazioni grazie al nuovo sito web www.unicircular.org e aprendo i suoi account ufficiali sui social network Facebook eTwitter.

Il primo appuntamento che vede protagonista UNICIRCULAR nella sua nuova veste, sarà il Convegno “Circular Economy: le Direttive europee appena approvate“, organizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, che si terrà domani, 2 febbraio 2018, presso l’Auditorium del Ministero dell’Ambiente, e che vede il presidente Andrea Fluttero tra i relatori: una riflessione comune per analizzare le direttive rifiuti del Pacchetto Circular Economy, valutarne la portata e le implicazioni rispetto alla normativa italiana e al funzionamento delle diverse filiere di gestione dei rifiuti.

Chi è UNICIRCULAR?

UNICIRCULAR – Unione Imprese Economia Circolare fa parte di FISE – Federazione Imprese di Servizi e rappresenta un sistema che abbraccia numerose attività imprenditoriali: dal recupero di materia dai residui e dai rifiuti, riciclo e produzione di materie e prodotti secondari, re-manufacturing, preparazione per il riutilizzo di beni, componenti e articoli, ai servizi e alla logistica utili a modelli di business “circolari”. Aderiscono ad UNICIRCULAR sia imprese che associazioni di imprese; ad oggi, le associazioni in ambito UNICIRCULAR sono: 
ADA – Associazione Demolitori Auto;
ANPAR – Associazione Nazionale Produttori Aggregati Riciclati;
ASSORAEE – Associazione Recupero Rifiuti Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche; CONAU – Consorzio Nazionale Abiti Usati; UNIRIGOM – Unione Italiana Recuperatori della Gomma. Tra i partner attuali dell’Associazione: ENEA, CMR (Centro Materia Rinnovabile), REMADE IN ITALY, AIDIC (Associazione Italiana di Ingegneria Chimica) e CERTIQUALITY. UNICIRCULAR è inoltre socio fondatore di Fondazione per lo sviluppo sostenibile, partecipa al Consiglio Nazionale della Green Economy e ai relativi gruppi di lavoro, ed è componente del CTS ECOMONDO.
A livello europeo è membro di FEAD (gestori di rifiuti) e di EuRIC (riciclatori).

Fonte: ecodallecitta.it

 

Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile spiega cosa cambia con le nuove direttive europee per l’economia circolare

388989_1Gli obiettivi di riciclo per gli RSU salgono al 65%, riduzione degli sprechi alimentari al 50%, discariche sempre più marginali: in anteprima le novità contenute nel pacchetto Ue su rifiuti e circular economy. On line il comunicato sul primo convegno per i 10 anni della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Obiettivi di riciclo dei rifiuti urbani più impegnativi, maggiore coinvolgimento dei produttori, nuovi target per gli imballaggi, taglio dello smaltimento in discarica, riduzione degli sprechi alimentari. Queste alcune delle novità contenute nel nuovo pacchetto di direttive europee sui rifiuti e la circular economy -approvate dal Consiglio, Commissione e Parlamento europeo- che sono stati presentati in anteprima nel corso del convegno, “Circular Economy, le direttive europee appena approvate”, cui hanno partecipato il Ministro dell’ Ambiente, Gian Luca Galletti, la relatrice del provvedimento al parlamento Ue, Simona Bonafè, il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi e i rappresentati delle organizzazioni e delle filiere dei rifiuti e della circular economy. Il convegno, è il primo di una serie di iniziative che si svolgeranno quest’ anno in occasione dei 10 anni della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

“Abbiamo sostenuto e promosso – ha affermato Gian Luca Galletti – la sfida europea dell’economia circolare che vede in più ambiziosi target di riciclo dei rifiuti uno dei suoi punti cardine. In Italia abbiamo realtà in cui i tali obiettivi sono stati già abbondantemente raggiunti e superati, mentre altre zone sono ancora indietro. Dobbiamo lavorare nei prossimi anni per portare tutto il paese agli ottimi standard raggiunti nelle aree più virtuose. Ci vuole un impegno coeso, programmato, determinato, che abbiamo delineato nel Documento di posizionamento strategico ‘Verso un modello di economia Circolare’. Gli obiettivi europei sono alla nostra portata e l’Italia deve raggiungerli per mantenere e implementare il ruolo di protagonista che cha assunto nel nuovo sistema globale della green economy”.

“Con l’economia circolare – ha sottolineato Simona Bonafè – i rifiuti finalmente si trasformano da un problema da risolvere a un’opportunità da sfruttare. Il riciclo e l’ottimizzare dei processi produttivi orientati all’eliminazione degli scarti non solo sposteranno l’economia sempre di più verso una crescita davvero sostenibile ma creeranno nuove sfide competitive per le nostre aziende, nuovi posti di lavoro e, in definitiva, ad un aumento del Pil. Sfide che l’Italia sta cogliendo e farà sempre più sue, soprattutto adesso che la partita dell’economia circolare si sposterà sul recepimento delle direttive europee”.

“Le nuove direttive –ha affermato Edo Ronchi – avviano la svolta dell’economia circolare, cominciando con numerosi e importanti cambiamenti nel settore dei rifiuti. Siamo alla vigilia di una nuova svolta, di più ampia portata di quella avviata con la riforma di oltre 20 anni fa, che ci ha fatto passare dalla discarica come sistema largamente prevalente di gestione dei rifiuti, alla priorità del riciclo. Sarebbe bene preparare il recepimento delle nuove norme europee in materia di rifiuti e circular economy con un’ampia partecipazione”.

Queste alcune novità del nuovo pacchetto europeo :

1) Per i rifiuti urbani si alzano al 55% nel 2025, al 60% nel 2030 e al 65% nel 2035 gli obiettivi di riciclo (oggi siamo al 42%). Per raggiungere il target del 2035 sarà necessario che la raccolta differenziata arrivi almeno al 75% (oggi la media nazionale è del 52,5% ).

2) Viene rafforzata la responsabilità estesa del produttore che, nella gestione dei rifiuti che derivano dai loro prodotti, dovranno assicurare il rispetto dei target di riciclo, la copertura dei costi di gestioni efficienti della raccolta differenziata e delle operazioni di cernita e trattamento, quelli dell’informazione, della raccolta e della comunicazione dei dati. Per gli imballaggi tale copertura sarà dell’80% dei costi dal 2025, per i settori non regolati da direttive europee la copertura dei costi sarà almeno del 50%, per RAEE, veicoli e batterie restano le direttive vigenti in attesa di aggiornamenti.

3) Per il riciclo degli imballaggi l’Italia è già a buon punto: si dovrà aumentare il riciclo dall’ attuale 67% al 70% del totale degli imballaggi entro il 2030. Per gli imballaggi in legno oggi il riciclo è al 61% a fronte di un obiettivo del 30%; per quelli ferrosi l’ obiettivo è dell’l’80% (oggi si è al 77,5%); per l’alluminio l’ obiettivo è del 60% (oggi si è già al 73%); per gli imballaggi in vetro l’ obiettivo è del 75% (oggi si è al 71,4%); per gli imballaggi di carta si dovrà passare dall’ attuale 80% all’85% . Maggiori difficoltà, a causa degli imballaggi in plastiche miste, ci sono per il riciclo di quelli in plastica che dovrà aumentare dal 41% attuale al 55% al 2030 .

4) Lo smaltimento in discarica non dovrà superare il 10% dei rifiuti urbani prodotti. Oggi in Italia la media è del 26%, però con Regioni in forte ritardo: il Molise (90% in discarica), la Sicilia (80%), la Calabria (58%), l’Umbria (57%), le Marche (49%) e la Puglia (48%).

5) Per attuare a una strategia contro gli sprechi alimentari vengono introdotti target di riduzione degli sprechi del 30% al 2025 e del 50% al 2030.

Fonte: http://www.ecodallecitta.it/notizie/388989/fondazione-per-lo-sviluppo-sostenibile-spiega-cosa-cambia-con-le-nuove-direttive-europee-per-leconomia-circolare