USA: giardini di comunita’ a Columbia, resilienza e buon vicinato

I community gardens salvaguardano il territorio e il paesaggio, sono una garanzia per la sicurezza alimentare e rafforzano i rapporti sociali

La citta’ universitaria di Columbia, Missouri e’, pur con la triste eccezione del suo ecomostro) molto green: ci sono ovunque parchi e giardini ed una fascia verde intorno alla citta’. Gli scoiattoli sono di casa su tutti gli alberi, anche in centro e non e’ difficile scorgere oche selvatiche e rapaci in volo. Uno degli aspetti piu’ interessanti e’ dato pero’ dai community gardens, orti-giardini di comunita’ dove i cittadini possono coltivare verdure e legumi. Il giardino di Benton Stephens (vedi foto dell’autore) e’ ad esempio attivo dal 2006 per iniziativa di un gruppo di residenti. Il suo scopo non e’ solo la produzione di ortaggi, ma anche il rafforzamento di legami sociali: come affermano gli organizzatori,

la terra ora funge da rifugio, un luogo dove la comunita’ si puo’ incontrare. Lavorando fianco a fianco e condividendo i raccolti, speriamo di imparare meglio come dare sostentamento a noi stessi e alla nostra comunita’.

A Columbia sono attivi oltre 30 community gardens, parte della Community Garden Coalition, di cui 9 gestiti fa gruppi di vicinato, 9 da scuole elementari e 7 da chiese o organizzazioni religiose. Il fertilizzante e’ compost fornito dalla raccolta differenziata. La riappropriazione dell’uso della terra urbana come fonte di cibo e delle tecniche di coltivazione e’ estremamente importante, perche’ permette di migliorare la resilienza alle situazioni di crisi,  la sicurezza alimentare e proteggere il paesaggio e il territorio dalla realizzazione di altri ecomostri.

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Fonte: ecoblog.it

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Centrale idroelettrica a Maratea, residenti sul piede di guerra

I cittadini di Maratea (Pz) chiedono al presidente Pittella di sospendere l’autorizzazione all’impianto sino alla decisione del Tribunale superiore delle acque pubbliche

L’annosa questione della centrale idroelettrica a Fiumicello di Maratea (Pz), piccola frazione marittima del comune ribattezzato anche “La Perla del Tirreno” per le bellezze naturalistiche, tali da aver convinto l’ex sindaco Francesco Sisinni, attuale Direttore Generale del Ministero dei Beni Culturali, a farsi promotore di un’iniziativa volta a riconoscere il territorio di Maratea come patrimonio mondiale dell’Umanità, continua a tenere banco nel piccolo comune lucano. La cittadinanza, riunitasi in un’assemblea pubblica a Villa Tarantini venerdì 7 febbraio (era presente anche il sindaco della cittadina), mostra non pochi segnali di preoccupazione per quest’opera, dai più tacciata come “ecomostro”, che andrebbe ad insistere su uno dei territori meglio conservati della costa tirrenica.

La centrale idroelettrica di Fiumicello verrebbe costruita a monte di questa frequentatissima spiaggia:

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Lo scontro è, nella sostanza, piuttosto complesso, figlio del solito conflitto d’attribuzione di poteri (o meglio, di responsabilità) tra vari enti, istituzioni, uffici tecnici: dall’assemblea di venerdì della cittadinanza infatti è stata fatta una precisa richiesta al presidente neo-eletto Pittella: sospendere l’autorizzazione regionale rilasciata a suo tempo, almeno in attesa che il Tribunale delle Acque si pronunci sui ricorsi presentati dai comitati dei cittadini e dal Comune, che il Tar regionale ha “passato” per competenza a Roma. La richiesta di sospensione in autotutela verrà presentata dall’amministrazione comunale al Presidente della Regione: il pomo della discordia sono i lavori, ufficialmente di restauro dell’impianto già esistente (oggi semi-nascosto dalla boscaglia) ma che in realtà (si vede nel video che vi abbiamo proposto in alto) nasconderebbe ben altro. Un impianto ex-novo, come appurato anche nel corso di un sopralluogo effettuato dai tecnici del Ministero dei Beni Culturali e dall’Ufficio Urbanistico della Regione Basilicata, che in perfetto“Lucanian Style” (quello che impone culturalmente a chi fa il silenzio assoluto su ciò che fa) è avvolto da nebbie di assurdo mistero: un mistero che si infittisce sulle competenze, sull’utilità dell’opera e sull’opera stessa. Un impianto del quale si parla da diverso tempo ma che ha visto una netta accelerata nell’ultimo anno e mezzo e che vedrà la posa della prima pietra per ottobre 2014: come spiegato dal progettista, ing. Masella, il senso dell’opera è quello di divenire un punto ecologico sul mare, operando un abbattimento delle emissioni di Co2 e delle acque reflue e manutenendo con maggior efficacia gli argini del torrente Fiumicello, dal quale ci si vorrebbe approvvigionare. Tuttavia, secondo molti esperti, i salti di quota che il torrente fa nel territorio marateota (soli 4km, impedirebbero lo sviluppo di quei 310kWh di potenza che il progetto prevede di produrre: molto più semplice sfruttare i salti di quota più a monte, evitando così il rischio di costruire lungo l’arenile (o poco più sopra). La caratteristica del territorio marateoto infatti rende tutto vicino e lontano allo stesso tempo: la roccia che scende a picco sul mare, impreziosendone la costa con decine di calette ognuna diversa dall’altra, e per questo ognuna a suo modo incantevole, avvicina enormemente le opere dell’uomo all’acqua del golfo di Policastro.maratea011

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Il Comitato anticentrale ha formalizzato un ricorso al Consiglio di Stato, dopo essersi appellati senza successo al Tar, che ha rigettato la richiesta perché non di sua competenza, inviando gli incartamenti al Tribunale delle acque della Repubblica, a Roma. Tuttavia quest’organo, vetusto come il rudere della vecchia centrale, sul progetto potrebbe semplicemente esprimere un parere, senza quindi risultare in alcun modo vincolante. La società titolare del progetto, Srl Real Estate di Lauria (Pz) ha già provveduto con i primi espropri e tenta in ogni modo di rassicurare la popolazione, preoccupata non solo per l’ambiente incontaminato ma anche per l’impatto che tale opera potrebbe avere sull’economia turistica del territorio (che, fondamentalmente, vive di vacanzieri e villeggianti); i progettisti insistono sul restauro dell’impianto già esistente, senza tuttavia spiegare come il vecchio tracciato sia stato sostanzialmente abbandonato nel progetto, che ne ha individuato uno nuovo (che costeggia la spiaggia di Fiumicello di Maratea).

Fonte: ecoblog

Scala dei Turchi: abbattuto l’ecomostro

Hanno preso il via stamattina e si concluderanno nelle prossime ore, i lavori di demolizione dell’ecomostro costruito nel 1989 a due passi della spiaggia di Scala dei Turchi a Realmonte (Agrigento), scelta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. Legambiente: “una bella pagina per il paesaggio e la legalità”.

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Quella di oggi è una bellissima giornata e non solo perché forse splenderà finalmente il sole ma perché dopo anni di battaglie, ricorsi, denunce e discussioni, lo scheletro di cemento armato che dal 1989 campeggia indegnamente sulla bellissima spiaggia di Scala dei Turchi viene finalmente abbattuto e questa splendida parete di roccia chiara che si affaccia sul mare cristallino può tornare ad essere quell’angolo di paradiso che, si dice, accogliesse le navi dei pirati. “L’Italia fa un piccolo passo dal grande valore simbolico verso la riconquista della bellezza – ha dichiarato il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza -. Siamo un paese dalle grandi e insostenibili contraddizioni, siamo il paese con il più alto tasso di abusivismo in Europa, ma facciamo una grande fatica a vedere abusi abbattuti. Qui ci sono voluti 24 anni! Anche per questo alla fine della passata legislatura abbiamo proposto un DdL sull’abusivismo presentato alla Camera (Realacci, Granata) e al Senato (Della Seta, Ferrante), per rendere più semplice ed efficace l’abbattimento degli abusi. Quel DdL va ripresentato urgentemente, soprattutto ora che al Senato qualcuno parla di nuovi condoni. Ma domani sarà un giorno di festa, che ci conforta e ci dà nuova energia per continuare la nostra battaglia per la bellezza, che è la vera grande insostituibile risorsa del nostro paese, che ci dà identità e risorse anche per reagire alla crisi” “La demolizione di Scala dei Turchi è molto importante perché è rappresentativa di un cambiamento culturale in corso in Sicilia – ha dichiarato il presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana -. Non si arriva a questa demolizione semplicemente perché si è concluso un contenzioso amministrativo, ma soprattutto perché è cambiato l’atteggiamento della Procura e del Comune. Alcune Procure hanno cominciato a diffidare i Comuni che non demoliscono e sempre più sindaci puntano a valorizzare il proprio territorio recuperandone o salvaguardandone la bellezza. Una vittoria che premia la lunga battaglia iniziata da Legambiente nei primi anni ’90, per riuscire a bloccare questo ecomostro”. Il mirabile esempio di speculazione edilizia che verrà demolito domani venne realizzato grazie alle concessioni facili degli anni ’80 (autorizzazione per la realizzazione di un complesso turistico alberghiero in località Punta Grande data a Luigi Fretto, amministratore unico della Scatur s.r.l. con sede in Porto Empedocle, in esecuzione al piano di lottizzazione approvato con delibera consigliare n. 78 del 23.02.1983). L’intervento – si legge in una nota della Procura – ricadeva in zona B3 (zona omogenea residenziale di completamento) del Programma di fabbricazione del comune di Realmonte che secondo l’Autorità giudiziaria veniva violato e successivamente, in detta zona, sono stati apposti vincoli paesaggistici. La costruzione dell’albergo fu autorizzata con concessione edilizia risalente al 1989. Legambiente fece la denuncia alla Magistratura nel 1990 ottenendo, nel 1992, il blocco dei cantieri e il sequestro. Ma intanto, un primo lotto di circa 2.000 metri cubi era già stato realizzato. Nel marzo 2011 la giustizia amministrativa ha dato definitivamente torto ai proprietari riconoscendo come inammissibile la loro proposta di sanatoria (art. 13 della legge 47/85). A ottobre 2012 la magistratura è intervenuta ordinando l’abbattimento dell’ecomostro. Nel novembre 2012 viene annunciato l’abbattimento: il comune agrigentino notifica ai proprietari dello scheletro l’ordinanza di demolizione entro 90 giorni, che prevede anche che se entro il termine la società proprietaria Scatur Srl non avrà ottemperato, sarà direttamente il Comune a intervenire con le spese in danno agli stessi proprietari. La proprietà però intraprende alcune iniziative per rallentare l’iter. Il Comune (destinatario dell’ordine della Procura) per un po’ la segue, poi – con il pressing di Legambiente – stringe i tempi. Il 6 maggio 2013, a Realmonte (Agrigento) sono cominciati i lavori di preparazione (accessi camion, studi ecc) per abbattere l’ecomostro che deturpa la Scala dei Turchi, e finalmente domani, giovedì 6 giugno, si procederà all’autodemolizione da parte degli stessi proprietari, che hanno preferito una pratica molto meno onerosa che non quella di farsi abbattere l’abuso dall’amministrazione e poi dover risarcire i costi. La vicenda dell’abbattimento del rudere, negli ultimi tempi si era andata sempre più intrecciando con il procedimento di riconoscimento dell’Unesco della località coinvolta quale patrimonio dell’umanità, con i veti degli ambientalisti e soprattutto di Legambiente, che sulla questione non vuole fare passi indietro non soltanto sul rudere più famoso, ma anche sugli scheletri dei fabbricati del più lontano e meno visibile lido Rossello. L’ecomostro di Scala dei Turchi non è l’unico caso di contenzioso aperto con privati accusati di avere posto in essere una cementificazione indegna. A circa un chilometro, nei pressi di Lido Rossello, ci sono infatti altri tre scheletri di cemento di strutture sotto sequestro.

Fonte: il cambiamento