Ecomondo. Utilitalia presenta lo studio “Analisi dei modelli di gestione dei servizi di igiene ambientale nei principali Paesi europei”

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L’analisi – che si concentra su Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna (tutti al di sopra dei 45 milioni di abitanti) – fa presente come i tedeschi si posizionino tra i Paesi ad alto tasso di riciclo e ad alto tasso di incenerimento (circa al 35%).

La situazione italiana per quanto riguarda recupero e riciclo dei rifiuti non è arretrata come si è abituati a pensare. A fronte di una media europea del 46%, il nostro Paese riesce a posizionarsi secondo posto tra i grandi, dopo la Germania, facendo registrare il 49% di recupero e riciclo.  Al di sotto della media europea troviamo il Regno Unito con il 45%, la Francia con il 40%, la Spagna con il 35%. Migliori prestazioni solo da Paesi con popolazione inferiore ai 20 mln di abitanti. Tra l’altro l’Italia negli ultimi anni ha colmato il gap nei confronti di Francia e Inghilterra, registrando i migliori tassi di crescita, soprattutto nel recupero della frazione organica: nel 2007 partiva ultima e ad oggi è al secondo posto insieme con l’Inghilterra. Questo quanto emerge dallo studio “Analisi dei modelli di gestione dei servizi di igiene ambientale nei principali Paesi europei”, messo a punto da PricewaterhouseCoopers per UTILITALIA, la Federazione delle imprese di ambiente energia e acqua, e presentato alla Fiera di Rimini nell’ambito di Ecomondo.

L’analisi – che si concentra su Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna (tutti al di sopra dei 45 milioni di abitanti) – fa presente come i tedeschi si posizionino tra i Paesi ad alto tasso di riciclo e ad alto tasso di incenerimento (circa al 35%), con la media Ue che è del 27%. Mano a mano che diminuisce il ricorso alla termovalorizzazione, aumenta lo smaltimento in discarica: in questa fascia si posizionano Francia e Regno Unito, subito dopo l’Italia che comunque è sempre seconda per recupero e riciclo. Ricorre di più alla discarica soltanto la Spagna.

Tra i primi 10 operatori, viene spiegato dallo studio, non ci sono aziende italiane e gran parte dei fatturati delle aziende europee più grandi è realizzato al di fuori del Paese di origine.

“Per l’Italia un notevole progresso in pochi anni– osserva il vicepresidente di Utilitalia, Filippo Brandolini – che ora deve consolidarsi. Serve una crescita industriale del sistema dei rifiuti e una crescita dimensionale delle aziende. Come accaduto con successo per l’energia e per il settore idrico, la regolazione di un’Authority indipendente supporterebbe entrambi i processi. Aggregazioni tra gestori e un sistema tariffario coerente con la sostenibilità economica e ambientale del servizio, sono la chiave di volta. Una tariffa modellata su principi di equità, trasparenza, flessibilità avrebbe tra l’altro l’effetto di responsabilizzare tutti gli attori: le istituzioni, le imprese e anche i cittadini, cui va il merito di aver migliorato la raccolta differenziata nel Paese”.

La Germania ha sostanzialmente una gestione che si può definire a ‘discarica zero (soltanto 0,2%)’: incenerisce il 32% e recupera e ricicla il 68%. L’Italia invece 49% di recupero e riciclo, 21% di incenerimento e 30% di discarica; il Regno Unito 45% di recupero, 32% di incenerimento e 23% di discarica; la Francia 45% di recupero, 35% di incenerimento e 26% di discarica; poi la Spagna 33% di recupero, 12% di incenerimento, 55% di discarica. Al netto di questi numeri, lo studio Utilitalia-PwC fa presente come la situazione degli impianti di incenerimento in Italia risenta della loro ‘’bassa’’ capacità di trattamento, che in questo ci rende simile ai francesi anche se i cugini d’Oltralpe hanno 85 impianti in più di noi. In Germania sono presenti 103 impianti con una capacità media di 250 mila tonnellate l’anno ciascuno, in Francia 126 impianti con una capacità media di 116 mila tonnellate l’anno, in Italia 41 impianti (13 in Lombardia, 8 in Emilia Romagna e 5 in Toscana, le prime tre Regioni) con una capacità media di 172 mila tonnellate l’anno, in Inghilterra 36 con una capacità di 280 mila tonnellate l’anno, in Spagna 10 (capacità di 273 mila tonnellate l’anno). Facendo infine un raffronto della gestione dei rifiuti nelle capitali dei cinque Paesi emergono alcune differenze: Londra (con 8,7 milioni abitanti) arriva ad una percentuale di raccolta differenziata del 34%, con un impianto nel territorio cittadino e una tariffa sostenuta dalla fiscalità locale; Berlino (3,4 milioni abitanti) differenzia il 42% dei rifiuti, ha un impianto nel territorio, e una tariffa rifiuti; Madrid (3,2 milioni abitanti) arriva a una differenziata del 17%, ha un impianto in città, e una tariffa per le attività economiche che sostiene la gestione; Roma (2,8 milioni abitanti), 39% di differenziata, una tassa sui rifiuti ma non ha impianti nel territorio; Parigi (2,3 milioni abitanti), 18% di differenziata, ha un impianto in città, e una tariffa per attività economiche.

“Il quadro che emerge – osserva Pietro D’Alema, Senior Advisor di PwC che ha curato lo studio – è di forte eterogeneità su tutti gli aspetti legati alla gestione del ciclo dei rifiuti che abbiamo analizzato in dettaglio: dai sistemi di governance del settore, ai modelli di organizzazione dei servizi, ai regimi tributari e tariffari. Oltre alla spinta verso logiche di Circular Economy, relativamente agli assetti dell’industria in tutti i Paesi si registra il tendenziale trasferimento della  ‘titolarità delle funzioni’ dai singoli Comuni a strutture sovracomunali – sia per le attività di raccolta che per la gestione degli impianti di trattamento e smaltimento – nonché il ruolo ancora prevalente delle gestioni pubbliche nella gestione dei rifiuti urbani, anche in quei Paesi storicamente avanzati nella liberalizzazione dei servizi”.

 

Fonte: ecodallecitta.it

 

Presentato a Ecomondo il Protocollo d’Intesa della Piattaforma Tecnologica Nazionale sul (Bio)metano

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Nasce una struttura partecipata dalle principali realtà del settore; al via attività congiunte per promuovere il biometano.

Presentato oggi a Ecomondo alla Fiera di Rimini il Protocollo d’Intesa tra i membri della Piattaforma Tecnologica Nazionale sul (Bio)metano. Industria, trasporti, settore agricolo, utilities e associazioni ambientaliste si uniscono affinché l’Italia diventi produttore di un biocarburante avanzato 100% made in Italy. Prodotto sia dai sottoprodotti di origine agricola e dalle colture di integrazione, sia dalla frazione organica dei rifiuti urbani, il biometano rappresenta una soluzione per il conseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti in settori diversi. Si attende dalla Commissione Europea il via libera al testo, voluto dal Governo italiano, che promuoverà il comparto.

Rimini, 8 novembre – Realizzare iniziative comuni finalizzate a promuovere lo sviluppo e il ruolo del biometano verso la società civile,  le università,  le organizzazioni e le istituzioni pubbliche e private in genere. Questo lo scopo principale del Protocollo d’Intesa presentato oggi dalla Piattaforma Tecnologica Nazionale sul (Bio)metano con il coordinamento di CIC, Consorzio Italiano Compostatori e CIB, Consorzio Italiano Biogas, e la partecipazione di Anigas, Assogasmetano, Confagricoltura, Fise-Assoambiente, Italian Exhibition Group, Legambiente, NGV Italy, Utilitalia. La Piattaforma intende, inoltre, valorizzare le soluzioni tecnologiche innovative per far sì che l’Italia diventi uno dei principali produttori di biometano ed esprima tutto il potenziale nel futuro greening delle attività produttive, della rete gas e della mobilità. Nei giorni in cui si tiene la conferenza COP23 di Bonn e nel pieno della fiera Ecomondo, i membri della Piattaforma, le cui attività saranno coordinate da CIB e CIC, si sono impegnati a costituire una struttura organizzativa composta da rappresentanti di tutte le realtà coinvolte. Un incontro di cui Ecomondo, la principale fiera internazionale dedicata alla green e circular economy, si è fatta promotrice, stimolando la nascita di questo soggetto. Obiettivo della Piattaforma e del Protocollo è quindi dare impulso concreto allo sviluppo del settore che potrebbe essere innovativo per la bioeconomia nei prossimi anni. Con un adeguato sistema legislativo a supporto, infatti, l’Italia sarebbe nelle condizioni di raggiungere una produzione di 10 miliardi di m3 di biometano al 2030, di cui almeno 8 da matrici agricole (pari a circa il 12-13% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale), non solo senza ridurre il potenziale dell’agricoltura italiana nei mercati alimentari, ma accrescendo la competitività e sostenibilità delle aziende agricole. La capacità di coprire il fabbisogno italiano annuo passerebbe così dall’attuale 12-13% al 25%. I nuovi investimenti creerebbero, inoltre, 15 mila nuovi green jobs. Già oggi l’Italia è il secondo produttore di biogas europeo dopo la Germania e il quarto produttore mondiale dopo Cina, Germania e Stati Uniti.

Premiato Montello, il primo impianto che immette biometano nella rete di trasporto nazionale

Durante la presentazione del Protocollo d’Intesa, la Piattaforma Tecnologica Nazionale sul (Bio)metano ha premiato Montello Spa di Bergamo che con il suo impianto, consorziato CIC, è il primo esempio in Italia nella produzione di biometano esclusivamente dal trattamento dei rifiuti organici della raccolta differenziata urbana e nell’immissione di biometano nella rete nazionale gas.

Biometano: benefici per la gestione dei rifiuti, per l’agricoltura e per i trasporti

Prodotto sia da sottoprodotti di origine agricola e colture d’integrazione, sia dalla frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata, la produzione e l’utilizzo del biometano avviene evitando di liberare il carbonio sequestrato nei giacimenti di combustibili fossili. Per questo, il biometano rappresenta un contributo agli obiettivi di contenimento dell’aumento della temperatura fissati dall’Accordo di Parigi per il contrasto ai cambiamenti climatici. La valorizzazione del biometano – sottolinea la Piattaforma – acquisirebbe un ruolo strategico in accordo con i principi dell’economia circolare nella gestione dei rifiuti urbani, in agricoltura e nel sistema trasporti.

Il CIC stima ad esempio che entro il 2020 si arriverà ad una raccolta di rifiuti organici intorno a 8 Mton/anno, di cui 6 Mton/anno costituiti da FORSU. Se tutta la frazione umida dei rifiuti urbani fosse riciclata negli impianti dedicati, oltre ai 2 Mton/anno di fertilizzante organico si potrebbe generare un quantitativo di biometano pari a circa 300.000.000 kg/anno, più che sufficienti ad alimentare le flotte di mezzi destinati alla raccolta di tutti i rifiuti urbani prodotti. In ambito agricolo, ricorda il CIB, sono attivi oltre 1300 impianti con una potenza installata di 1200 MW. Dal 2009 il settore della digestione anaerobica in agricoltura ha sviluppato investimenti per oltre 4 miliardi di euro creando 12 mila posti di lavoro, che potrebbero raddoppiare entro il 2020. Sul fronte dei trasporti, un veicolo a biometano, ad esempio, ha le stesse emissioni di un veicolo elettrico alimentato interamente a energia prodotta da fonte eolica, ovvero 5 gC02eq/Km, il 97%  in meno di un analogo veicolo alimentato a benzina. Inoltre, per i motori alimentati a metano e biometano sono praticamente assenti le emissioni di particolato (-90/95% rispetto al gasolio) e gli ossidi di azoto sono ridotti del 50%.

Chi è il CIC

Il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) è l’associazione italiana per la produzione di compost e biogas. Il Consorzio, che conta più di 130 soci, riunisce imprese e enti pubblici e privati produttori di fertilizzanti organici e altre organizzazioni che, pur non essendo produttori di compost, sono comunque interessate alle attività di compostaggio (produttori di macchine e attrezzature, di fertilizzanti, enti di ricerca, ecc.). Il CIC promuove la produzione di materiali compostati, tutelando e controllando le corrette metodologie e procedure. Promuove le iniziative per la commercializzazione e la corretta destinazione dei prodotti ottenuti dal compostaggio e svolge attività di ricerca, studio e divulgazione relative a metodologie e tecniche per la produzione e utilizzazione dei prodotti compostati.
Maggiori informazioni sul sito istituzionale: www.compost.it

Fonte:  agenziapressplay.it

Edilizia sostenibile, ad Ecomondo le startup Microwaste ed Enerpaper

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Ad Ecomondo (Riminifiera, 7-10 novembre) sarà presente anche l’Incubatore I3P del Politecnico di Torino con due startup che applicano l’innovazione ai principi dell’economia circolare: MicroWaste, che fornisce un servizio di inertizzazione dell’amianto, ed Enerpaper, che produce un materiale in grado di isolare termo-acusticamente gli edifici con cellulosa proveniente da scarti da macero. Valorizzare gli scarti e trasformare i rifiuti per promuovere un’edilizia sostenibile: è quello che fanno MicroWaste ed Enerpaper, le due startup incubate presso l’Incubatore I3P del Politecnico di Torino che parteciperanno ad Ecomondo, la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile (Riminifiera, 7-10 novembre).

MicroWaste ed Enerpaper racconteranno ai visitatori della fiera i processi innovativi, applicati all’economia circolare, che permettono l’inertizzazione dell’Eternit in materiale non nocivo e l’isolazione termo-acustica degli edifici con cellulosa proveniente da scarti da macero.

MicroWaste, la startup che inertizza l’amianto

MicroWaste è la startup che, grazie ad un sistema mobile di trattamento termico a microonde, ha trovato la soluzione per risolvere in modo ecologico, su scala nazionale, il problema dei rifiuti contenenti amianto. MicroWaste fornisce un servizio on-site di inertizzazione dell’amianto in grado di eliminare completamente la cancerogenicità dell’amianto stesso, generando una materia prima secondaria commercializzabile e non nociva, l’Atonit, che, aggiunta al cemento, crea un materiale da costruzione con proprietà simili al cemento pozzolanico.

Enerpaper, la startup che isola termo-acusticamente gli edifici

Edilizia e sostenibilità sono le parole chiave di Enerpaper: la startup produce un materiale isolante composto da cellulosa utilizzando materie prime derivanti da carta riciclata. I fiocchi di cellulosa vengono insufflati nelle intercapedini dei muri per isolare le pareti. La cellulosa, stabilizzata attraverso un particolare processo produttivo, si trasforma in un materiale isolante con caratteristiche di antifiamma, antimuffa e antispolvero che risponde all’esigenza di creare una barriera naturale termo-acustica contro la dispersione termica degli edifici, sfruttando le proprietà della cellulosa stessa. Il prodotto, protetto da brevetto internazionale, è privo di sali di boro ed ha un ridotto apporto di additivi chimici. Nel 2017 Enerpaper ha conquistato il premio “Io Penso Circolare”, promosso da La Stampa Tuttogreen con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Chi è I3P

I3P è l’Incubatore d’imprese del Politecnico di Torino. È uno dei principali incubatori europei e sostiene startup fondate sia da ricercatori universitari che da imprenditori esterni. Fondato nel 1999, è una società costituita da Politecnico di Torino, Città Metropolitana di Torino, Città di Torino, Camera di Commercio di Torino, Finpiemonte e Fondazione Torino Wireless. Ad oggi ha favorito la nascita di 217 imprese, che hanno ottenuto capitale di rischio per circa 52 milioni di Euro e generato circa 1600 posti di lavoro e un giro d’affari di oltre 90 milioni di Euro nel 2016. I3P offre alle startup spazi attrezzati, consulenza strategica e specialistica, e continue opportunità di contatto con investitori e clienti corporate.

In I3P possono accedere studenti, dottorandi, ricercatori, docenti del Politecnico di Torino o degli enti pubblici di ricerca, oltre che imprenditori o esterni interessati a sviluppare una startup innovativa con validata potenzialità di crescita. I settori di attività delle startup variano dall’ICT al Cleantech, dal Medtech all’Industrial, dall’Elettronica e automazione al digitale e in ambito Social Innovation. Nel 2011, I3P ha lanciato TreataBit, un percorso di incubazione dedicato ai progetti digitali rivolti al mercato consumer, quali portali di e-commerce, siti di social network, applicazioni web e mobile. Ad oggi Treatabit ha supportato oltre 300 idee d’impresa, di cui 190 progetti sono online e 107 sono diventate impresa. Promotore di importanti iniziative per il trasferimento tecnologico, l’incubazione e la crescita di impresa, l’attività di I3P si inquadra nelle strategie globali del territorio piemontese volte a sostenere la ricerca, l’innovazione tecnologica, l’innovazione sociale e la nuova imprenditoria. Nel 2014 I3P si è classificato al 5° posto in Europa e al 15° al mondo nel ranking UBI Index (University Business Incubator) la classifica annuale degli incubatori universitari che ha preso in esame 300 incubatori di 67 paesi, valutandone l’attrattività e la creazione di valore per l’ecosistema e per i clienti.

Maggiori informazioni sul sito: www.i3p.it

 

Fonte: – agenziapressplay.it

 

Come Cosenza ha raggiunto il 62% di raccolta differenziata, intervista a Mario Occhiuto

 

“Abbiamo fatto il funerale all’ultimo cassonetto. In tutta la città è stato attivato il porta a porta e sono state realizzate isole ecologiche”. Mario Occhiuto, sindaco di Cosenza spiega come la città ha superato il 60% di raccolta differenziata grazie al porta a porta e anche ad un’iniziativa originale. A chi consegna materiali differenziati alle riciclerie, sgravi fiscali e una bottiglia di vino380938

Il 7 novembre in occasione di Ecomondo, la fiera di Rimini dedicata al riciclo e allo sviluppo sostenibile, è stato presentato il nuovo accordo Anci – Conai, che permette di creare un legame tra i comuni italiani e il consorzio che si occupa del recupero e riciclo dei rifiuti di imballaggio. Per l’occasione era presente, oltre a Valter Facciotto, direttore Generale di Conai e a Edo Ronchi, Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile, anche Mario Occhiuto,sindaco di Cosenza. La sua presenza non era casuale. La città calabrese, infatti, è stata presentata come caso studio per il suo comportamento virtuoso in fatto di raccolta differenziata grazie all’accordo stretto con Conai. Come spiega il sindaco Mario Occhiuto al nostro Paolo Hutter, infatti, Cosenza ha raggiunto il 62% di raccolta differenziata con il porta a porta esteso in tutta la città, unico sistema che permetta di raggiungere una raccolta di qualità. “Abbiamo fatto il funerale all’ultimo cassonetto stradale dell’indifferenziato” spiega il sindaco – “e ne ha guadagnato la città che ora è molto più pulita”. La buona riuscita dell’attività, così come spiega Occhiuto, sta nell’aver consentito ai propri cittadini di avere benefici immediati. Ad ogni famiglia, infatti, viene concesso un buono spesa per ogni contenitore che presenta una buona qualità di raccolta differenziata.  Ancora, nella città si stanno realizzando isole ecologiche che permetteranno ai cittadini che le utilizzano di usufruire di sgravi fiscali. Una di queste isole ecologiche, in particolare, merita ulteriore approfondimento. Si tratta di quella che si sta realizzando in una frazione della città di Cosenza dove si produce il vino. “Chi porta i rifiuti ben differenziati qui – racconta il sindaco – oltre a ricevere sgravi fiscali riceverà anche una bottiglia di vino”. Una soluzione, questa, che permette non solo di incentivare una raccolta differenziata di qualità ma anche di promuovere i prodotti locali.

Fonte. ecodallecitta.it

Rinnovato ad Ecomondo il protocollo d’intesa per il riciclo delle capsule del caffè in alluminio

E’ stato firmato oggi, alla presenza del Sottosegretario di Stato all’Ambiente Barbara Degani, l’accordo valido per i prossimi tre anni che vede: Nespresso, CIAL – Consorzio Imballaggi Alluminio, Federambiente e il CIC – Consorzio Italiano Compostatori, lavorare insieme per la raccolta, il recupero e l’avvio al riciclo delle capsule del caffè Nespresso realizzate esclusivamente in alluminio. Il progetto, denominato EcolaborationTM, s’inscrive nel più ampio programma di sostenibilità promosso da Nespresso a livello globale, volto a garantire l’adozione di pratiche sostenibili lungo tutta la catena del valore, dall’approvvigionamento responsabile delle risorse fino alla riduzione dell’impronta ecologica dell’azienda.

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Avviato in Italia nel 2011 ed oggi rinnovato attraverso la sottoscrizione del Protocollo di Intesa,EcolaborationTM persegue l’obiettivo di organizzare le modalità di gestione dei rifiuti costituiti dalle capsule in alluminio contenenti caffè, conferite dai cittadini presso i punti vendita Nespresso, appositamente attrezzati, nonché presso i Centri di Raccolta/Isole Ecologiche dei rifiuti urbani gestiti dalle aziende responsabili dei servizi di raccolta differenziata. Le capsule in alluminio contenenti caffè post-consumo vengono così opportunamente avviate a riciclo presso impianti che trattano imballaggi in alluminio con successivo recupero anche della frazione organica e produzione di compost. Attualmente sono 44 i punti di raccolta, distribuiti in 23 città italiane: Torino, Genova, Milano, Assago, Monza, Bergamo, Brescia, Como, Varese, Padova, Verona, Bovolone, Vicenza, Treviso, Bolzano, Bologna, Modena, Parma, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Catania. Si tratta di un sistema capillare che offre ai clienti Nespresso la possibilità di partecipare ad un grande progetto di tutela ambientale in grado di garantire il recupero di risorse importanti, altrimenti destinate allo smaltimento in discarica:

  • da un lato l’alluminio, materiale con cui le capsule sono fatte le capsule, che può essere riciclato al 100% e infinite volte, consentendo un enorme risparmio di energia e materia: fino al 95%.
  • dall’altro il caffè residuo che viene avviato a compostaggio per le coltivazioni di riso, poi riacquistato e donato da Nespressoalla onlus Banco Alimentare.

 

Nei primi tre anni di operatività di EcolaborationTM in Italia (novembre 2011 – novembre 2014) sono state raccolte 775 tonnellate di capsule usate, conferite dai cittadini e avviate a riciclo.

In ognuna delle 23 città coinvolte, in base all’ accordo siglato fra Nespresso, CIAL, Federambiente e il CIC, il progetto prevede che il servizio di ritiro delle capsule conferite dai cittadini sia a cura dell’amministrazione e/o della società che sul territorio gestisce i rifiuti urbani. Successivamente il Consorzio CIAL garantisce l’avvio al riciclo in fonderia dell’alluminio, mentre l’avvio a compostaggio del caffè residuo è gestito con il supporto del Consorzio CIC. Per il prossimo triennio, periodo interessato dal rinnovo dell’accordo siglato quest’oggi a Rimini, si prevede una crescita esponenziale delle quantità raccolte, grazie alla presenza sempre più capillare diNespresso sul territorio italiano, e a nuovi accordi stipulati con le amministrazioni locali.

Di seguito le dichiarazioni rilasciate dai soggetti coinvolti nel rinnovo del Protocollo di Intesa.

Barbara Degani – Sottosegretario di Stato all’Ambiente: “Responsabilità del produttore, flessibilità ed efficienza del sistema associativo e consortile nazionale per il recupero di materia ed energia, sono gli elementi chiave alla base del protocollo d’intesa tra Nespresso, CIAL, Federambiente e CIC, siglato oggi a Ecomondo. Si tratta di un accordo molto importante che individua soluzioni efficaci e innovative per la gestione dedicata di un rifiuto particolare come quello delle capsule, favorendo la raccolta, il trattamento e il riciclo di alluminio e caffè e coniugando al meglio lo sviluppo di nuovi mercati e nuove forme di consumo con quelle di un’economia sostenibile”.

Fabio Degli Esposti – Direttore Generale di Nespresso Italia: “Ecolaboration rappresenta oggi un modello di cooperazione unico nel suo genere in Italia, grazie al quale Nespresso si impegna a limitare l’impatto ambientale del consumo di caffè in capsule in ogni fase del processo. Per i prossimi anni ci siamo posti obiettivi ambiziosi, nell’ottica di estendere in maniera ancor più efficace e capillare la possibilità per i consumatori italiani di aderire all’iniziativa; per questo siamo entusiasti di proseguire l’importante lavoro svolto ad oggi con il supporto di CIAL, Federambiente e CIC, certi che questo progetto contribuirà in maniera sempre più rilevante al riciclo di alluminio nel nostro Paese”.

 

Gino Schiona – Direttore Generale del Consorzio CIAL: “Siamo particolarmente lieti di fare parte del progetto Ecolaboration in Italia e contribuire al suo successo. Grazie a questo programma e al rinnovo dell’accordo per il recupero delle capsule di caffè, avviato tre anni fa con ottimi risultati, si amplia la collaborazione alla raccolta differenziata e al riciclo dell’alluminio, un grande impegno di responsabilità, in grado di generare crescenti e importanti benefici ambientali, sociali ed economici”.

Filippo Brandolini, presidente di Federambiente: “Il rinnovo del protocollo d’intesa per la raccolta, il recupero e l’avvio al riciclo delle capsule di caffè in alluminio è innanzitutto una buona notizia per la tutela dell’ambiente. Questo accordo, che già ha dato buoni frutti nel suo primo triennio, rappresenta un passo sulla strada di un sempre più forte coinvolgimento dei produttori sul fronte della riduzione dei rifiuti, rafforzando l’accordo e la collaborazione fra tutte le parti coinvolte, dai produttori stessi ai distributori, dai cittadini alle imprese di gestione del ciclo dei rifiuti. Federambiente e le imprese associate sostengono con convinzione questa iniziativa, augurandosi che possa trovare sempre più vasta applicazione anche in altri settori merceologici”.

Massimo Centemero – Direttore Generale Consorzio Italiano Compostatori: “I risultati finora ottenuti, da questo che potremmo definire un progetto innovativo e sperimentale, sono incoraggianti. Il caffè rappresenta un materiale pulito, senza contaminazioni, e soprattutto abbondante, visto l’alto consumo che se ne fa nel nostro Paese. Per questo è importante che possa essere compostato e ritornare nel ciclo virtuoso della nostra economia”.

Il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) è l’associazione italiana per la produzione di compost e biogas. Il Consorzio, che conta più di 130 soci, riunisce imprese e enti pubblici e privati produttori di fertilizzanti organici e altre organizzazioni che, pur non essendo produttori di compost, sono comunque interessate alle attività di compostaggio (produttori di macchine e attrezzature, di fertilizzanti, enti di ricerca, ecc.). Il CIC promuove la produzione di materiali compostati, tutelando e controllando le corrette metodologie e procedure. Promuove le iniziative per la commercializzazione e la corretta destinazione dei prodotti ottenuti dal compostaggio e svolge attività di ricerca, studio e divulgazione relative a metodologie e tecniche per la produzione e utilizzazione dei prodotti compostati.

Maggiori informazioni sul sito istituzionale: http://compost.it/

Fonte: agenziapressplay.it

Conai ad Ecomondo: “Con il riciclo dei rifiuti urbani 89mila nuovi posti di lavoro”

In occasione della fiera Ecomondo di Rimini, Conai ha presentato lo studio “Ricadute occupazionali ed economiche nello sviluppo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani”. L’occupazione nel settore (raccolta differenziata, trasporto, selezione e riciclo) porterebbe a 89mila nuovi posti di lavoro380874

La vera sfida per lo sviluppo economico ed occupazionale del Paese viene dalla green economy. E’ quanto sostiene CONAI nello studio “Ricadute occupazionali ed economiche nello sviluppo della filiera del riciclo dei rifiuti urbani”, presentato nell’ambito del gruppo di lavoro 2 della 3° edizione degli Stati Generali della Green Economy, il cui tema centrale di quest’anno è “Lo sviluppo delle imprese della green economy per uscire dalla crisi italiana”.
Lo studio realizzato da CONAI, in collaborazione con Althesys, valuta quali ricadute occupazionali ed economiche per il nostro Paese si possano conseguire con il raggiungimento degli obiettivi europei al 2020, che fissano al 50% il riciclo dei rifiuti urbani. La sessione dedicata all’”Economia Del Riciclo Dei Rifiuti” tenutasi il 5 novembre, coordinata da CONAI e da COBAT, ha visto i principali attori della filiera del riciclo confrontarsi circa le prospettive di crescita economica e le concrete proposte di sviluppo del settore industriale del recupero.
“La normativa europea sui rifiuti” ha dichiarato Walter Facciotto, Direttore Generale di CONAI “ha fissato obiettivi più ambiziosi rispetto al passato che a nostro avviso solo attraverso lo sviluppo della green economy potranno essere raggiunti. In particolare ciò significa realizzare una più marcata industrializzazione della filiera italiana del waste management: dalle economie di scala, agli investimenti in infrastrutture, fino allo sviluppo dell’innovazione e della ricerca.”

La gestione dei rifiuti urbani oggi

Ad oggi, la situazione italiana nella gestione dei rifiuti urbani è ancora eterogenea. A livello Paese circa un terzo dei rifiuti urbani è avviato a riciclo e il ricorso alla discarica supera di poco il 40%: al Nord viene conferito in discarica solo il 22% dei rifiuti a fronte del 60% delle Regioni del Sud.

L’evoluzione al 2020

Lo studio di CONAI elabora due possibili scenari. Il primo scenario è definito teorico e prevede il raggiungimento del 50% del riciclo dei rifiuti urbani nelle tre macro aree Nord, Centro e Sud ed il conseguente sostanziale superamento del ricorso alla discarica.  Il secondo scenario, definito prudente, tiene conto delle attuali differenti situazioni ed ipotizza il raggiungimento di un tasso medio nazionale di riciclo dei rifiuti urbani al 50%, con punte minime al 40% e punte massime al 61%. In questo scenario, il conferimento in discarica si ridurrebbe di 4 milioni di tonnellate, ovvero rispetto al 2013 del 20% al Centro Sud e del 10% al Nord.

Gli effetti sull’occupazione

Nello scenario prudente, gli addetti aggiuntivi (occupazione diretta e indiretta) della filiera del riciclo (raccolta differenziata, trasporto, selezione e riciclo al netto dell’occupazione persa in altri settori, come per esempio le discariche) sarebbero circa 76.400, cui si andrebbero ad aggiungere ulteriori 12.600 posti creati dalla nuova necessaria infrastruttura impiantistica, per un totale di 89.000 nuovi posti di lavoro. Gli effetti occupazionali sarebbero più evidenti al Centro e al Sud, grazie al solo decollo della raccolta differenziata, mentre al Nord il maggiore impatto occupazionale si avrebbe nell’implementazione dell’industria del riciclo.

Le ricadute economiche complessive

L’occupazione non è l’unico fattore a beneficiare della diffusione e del rafforzamento dei sistemi di gestione integrata dei rifiuti. Il volume d’affari incrementale della filiera (raccolta differenziata, trasporto, selezione, produzione di semilavorati per il riciclo, compostaggio, termovalorizzazione etc.) nello scenario prudente è valutato pari a circa 6,2 miliardi, gli investimenti in infrastrutture in 1,7 miliardi, mentre il valore aggiunto generato da tali attività sarebbe di 2,3 miliardi.
Rilevanti potranno essere i benefici economici netti, cioè la differenza i benefici generati dal sistema CONAI e i costi. Un precedente studio di Althesys, infatti, ha valutato che, per la sola filiera del riciclo degli imballaggi da rifiuti urbani, dal 1998 al 2012 i benefici netti sono pari a circa 12,7 miliardi di euro.

Fonte: ecodallecitta.it

Ad Ecomondo “scende in piazza” il compost

Il Consorzio Italiano Compostatori torna ad Ecomondo, fiera dello sviluppo sostenibile che si terrà a Rimini dal 5 all’8 Novembre. I temi al centro degli appuntamenti che vedranno la partecipazione del CIC saranno il trattamento dell’organico, l’economia del riciclo dei rifiuti e il biogas380734

Dal 5 all’8 novembre, la Fiera di Rimini sarà il centro nevralgico della green economy. In quei giorni, infatti, si svolgerà l’edizione 2014 di Ecomondo, la fiera internazionale del recupero di materia ed energia e dello sviluppo sostenibile. Il Consorzio Italiano Compostatori sarà presente all’evento con un programma ricco di iniziative. Al centro degli appuntamenti che vedranno la partecipazione del CIC, oltre al trattamento dell’organico, spazio all’economia del riciclo dei rifiuti, alla filiera del biogas e alle aziende che animeranno la “Piazza del Compost”.
L’evento d’inaugurazione della fiera, mercoledì 5 Novembre alle 10.30 saranno, come di consueto gli Stati Generali della Green Economy. Il tema scelto quest’anno dagli organizzatori riguarda lo “sviluppo delle imprese della green economy per uscire dalla crisi italiana”. Tra i settori cardine per vincere questa sfida c’è anche “l’economia del riciclo dei rifiuti” di cui affrontate dimensioni economiche, problematiche e proposte di sviluppo del settore. Il direttore del CIC, Massimo Centemero affronterà la tematica del riutilizzo della frazione organica.
Il 6 Novembre, alle 9.30 si svolgerà invece la XVI Conferenza nazionale su compostaggio e digestione anaerobica a cura di ISPRA e CIC. Ad aprire il dibattito, un intervento di ISPRA sull’evoluzione del settore dei rifiuti. A seguire, un aggiornamento sulla normativa europea sul compost da parte di CIC ed European Compost Network. Verrà presentato il ruolo chiave della filiera del rifiuto organico nel nuovo Programma regionale di gestione rifiuti della Lombardia, la più popolosa Regione d’Italia, quindi spazio ad alcuni casi di studio per confrontare a livello pratico come funziona la raccolta differenziata dell’umido nelle grandi città e nei piccoli centri urbani.
Il 7 Novembre, infine, si svolgerà il seminario “La filiera del biogas: un giacimento verde da esplorare”, promosso da CIC e Consorzio Italiano Biogas. Per la prima volta verranno messe a confronto le due “anime” della produzione di biogas, quella che fa capo al reimpiego degli scarti agricoli e quella dei rifiuti organici da raccolta differenziata. “In questo ottica, il CIC – fa sapere il direttore Centemero – si propone come piattaforma di discussione per valorizzare il digestato come fertilizzante organico utile alle filiere agricole, e il biogas come elemento innovativo per la produzione di biometano”.  Ma a caratterizzare Ecomondo non ci solamente i dibattiti. Il CIC darà anche modo di toccare con mano la nuova vita dei rifiuti. Presso il padigione D1, lo stand collettivo del Consorzio ospiterà la “Piazza del Compost”: qui i visitatori potranno conoscere il processo del compostaggio, toccare con mano il prodotto finale – il compost – e portarne a casa un campione per sperimentarne la sua utilità come fertilizzante. Ad animare la “Piazza del Compost”, oltre al CIC, ci saranno dieci aziende che fanno parte del Consorzio: ARS Ambiente, Bioman, Gaia e Acea Pinerolese, Green Methane, GTM, Montello, Progeva, Sesa e Sogesvi. “La Piazza del Compost sarà uno spazio di incontro e conoscenza” ha sottolineato Alessandro Canovai, presidente del CIC. “A disposizione dei visitatori ci saranno compost, palette e sacchetti in bioplastica. Chi lo desidera potrà infatti uscire dalla fiera e sperimentare a casa l’utilità del risultato del processo di compostaggio. A dimostrazione che separare l’organico dal resto dei rifiuti rappresenta un’azione virtuosa che permette alla materia organica di rinascere”.  Da segnalare, inoltre, la presenza del CIC ad altri appuntamenti di Ecomondo. Mercoledì 5 novembre ore 14 un appuntamento a cura di ATIA-ISWA dal titolo “Proposta metodologica: analisi dell’efficacia delle filiere di recupero di materia dai rifiuti”. Giovedì 6 novembre ore 14 una sessione sul “biorifiuto” a cura del Comitato Tecnico CIC. Venerdì 7 ore 16, infine, la tavola rotonda dal titolo “I nuovi obiettivi europei per la gestione dei rifiuti: verso un’economia circolare”.

Fonte:ecodallecitta.it

Ad Ecomondo arrivano Ecopunti ed Ecoquiz, per stimolare le buone pratiche di sostenibilità

ecoquiz

A poco più di un mese dall’inizio di Ecomondo 2014 (5-8 novembre, Fiera di Rimini),Achab Group anticipa le novità che presenterà in occasione della fiera dedicata allo sviluppo sostenibile. Si tratta di due nuovi progetti per stimolare la conoscenza e le buone pratiche per la difesa dell’ambiente: Ecopunti, formula di marketing non convenzionale che incentiva i comportamenti virtuosi dei cittadini, ed Ecoquizgioco per smartphone e pc che permette di migliorare le proprie conoscenze sui temi della sostenibilità. Dal 5 all’8 novembre torna Ecomondo, il principale evento fieristico dedicato alle soluzioni e alle tecnologie per lo sviluppo sostenibile che trasformerà la Fiera di Rimini nel centro internazionale della green economy. Tra le realtà che animeranno il programma 2014 della fiera anche Achab Group, agenzia di comunicazione ambientale che opera in tutta Italia a fianco di aziende e comunità, per migliorare la qualità ambientale e costruire processi concreti di sostenibilità. In occasione di Ecomondo, Achab Group presenterà al pubblico due nuovi progetti che hanno al centro i cittadini e la sostenibilitàEcopunti ed Ecoquiz. Ecopunti è una formula di marketing non convenzionale che ruota intorno alla stimolazione dei comportamenti virtuosi dei cittadini. Il progetto punta ad incentivare buone pratiche come la raccolta differenziata, il compostaggio domestico o l’utilizzo di trasporto pubblico, che il comune premierà generando degli “ecosconti” da spendere nelle attività commerciali locali convenzionate. Promuovendo valori condivisi, si innescherà un circolo virtuoso che rafforzerà il senso di comunità e incentiverà a raggiungere obiettivi comuni, come l’abbattimento dell’impatto ambientale, il sostegno all’economia locale e alla diminuzione delle spese quotidiane delle persone. Con Ecoquiz, invece, ogni utente potrà verificare e migliorare le sue conoscenze sui temi della sostenibilità attraverso il concetto dell’edutaiment, ovvero l’intrattenimento a sfondo educativo. Si tratta di una app personalizzabile con domande a risposta multipla, integrata con Facebook, utilizzabile per partite singole o tornei con amici e avversari casuali. Con quasi 1.000 domande a risposta multipla su ambiente, energia, rifiuti e mobilità, è un gioco divertente rivolto sia agli studenti che agli adulti che coniuga informazione e intrattenimento, e stimola la curiosità su temi importanti come la difesa dell’ambiente. “Siamo fieri di essere presenti a questa nuova edizione di Ecomondo dove avremo l’opportunità di presentare al pubblico queste due nuove creazioni ideate da Achab per favorire lo sviluppo di una coscienza green tra cittadini e consumatori” ha sottolineato Paolo Silingardi, presidente Achab Group.

Qui il press kit: https://www.dropbox.com/sh/9l46i2dvrdpj6w0/AACWi8O2hMYZeVdP8PXPuF1Ta?dl=0

Achab Group è un’agenzia di comunicazione ambientale che sviluppa idee e progetti per la sostenibilità. Dal 1999 ha consolidato la propria esperienza grazie a centinaia di progetti realizzati con clienti pubblici e privati: attivazione raccolte porta a porta, progetti riduzione rifiuti, gruppi acquisto fotovoltaico, mobilità sostenibile, processi di partecipazione.
In questi anni l’agenzia ha coniugato passione, esperienza, e investito sulle competenze di chi lavora con Achab Group, impegnandosi sempre più per ideare progetti di sostenibilità e svilupparli a fianco dei propri clienti. Achab Group è attiva in tutta Italia e opera con clienti sia pubblici che privati per migliorare la qualità ambientale e costruire processi concreti di sostenibilità.

Maggiori informazioni sul sito: http://www.achabgroup.it/

Fonte: PressPlay

In arrivo i ‘bond verdi’ per la green economy

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Conclusi, a Rimini, gli Stati Generali della Green Economy, ospitati nella cornice di Ecomondo-Key Energy-Cooperambiente. Fisco ecologico e ‘bond verdi’ per Green Economy, questa la ricetta suggerita per finanziare crescita verde. Una fiscalità “che tassi le attività inquinanti e il consumo di ambiente per far arrivare l’eco-gettito dal 6% attuale al 12,5% e nuovi strumenti finanziari, vere e proprie ‘obbligazioni verdi’, per sostenere la crescita sostenibile e una nuova scansione degli incentivi“. E’ quello che chiede il mondo dell’economia ambientale e sostenibile riunito a Rimini per la seconda edizione degli Stati generali della Green Economy nell’ambito di Ecomondo. “È necessario distribuire in maniera diversa la pressione fiscale – ha osservato Edo Ronchi (nella foto a sinistra), componente del Consiglio Nazionale delle Green Economy – bisogna ridurla sul lavoro, dove attualmente è molto alta, e sugli investimenti green e compensarla con tributi che penalizzino il consumo di ambiente e di risorse naturali. L’Ocse – ha aggiunto – ci ha indicato che è necessario arrivare ad un prelievo ambientale del 12,5% sul totale del gettito fiscale“. E se sul fronte degli investimenti, a livello mondiale, è già in atto un processo che vede investimenti consistenti nel settore verde, il pacchetto di misure presentato agli Stati Generali dal Consiglio Nazionale delle Green Economy indica “sulla fiscalità ecologica, una graduale introduzione della carbon tax e del road pricing tarato secondo le emissioni degli autoveicoli“, sul fronte del reperimento di finanza, indica “project bond, i performance bond, i social impact bond o altri meccanismi basati sui principi di payment by results o di impact finance o di crowdfunding“. Nel dettaglio, con questi strumenti innovativi, “si punta a ridurre il costo del denaro, a favorire partnership pubblico-privato, stimolando una crescita nella qualità, oltre che nella quantità, delle iniziative green“. Quanto agli incentivi, infine, “la strada maestra indicata è quella di eliminare gli incentivi alle attività economiche che hanno impatti negativi sull’ambiente e orientare il riesame della composizione della spesa pubblica con attenzione a quella che danneggia l’ambiente“.

Fonte: Ansa.it