I delitti contro l’ambiente diventeranno reati da codice penale

Approvato alla Camera il testo che introduce i delitti ambientali come reati nel codice penale. Tra questi il disastro ambientale e il traffico di materiale radioattivo, oltre all’introduzione della confisca obbligatoria del profitto del reato. “È un risultato storico e atteso da tempo” dice Ermete Realacci

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“È un risultato storico e atteso da tempo il via libera al testo unificato sui delitti ambientali arrivato oggi dalla Camera, un traguardo al quale lavoro da anni”. Così Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente Territorio e Lavori pubblici della camera, dopo l’approvazione da parte di Montecitorio del testo che introduce i delitti ambientali come reati nel codice penale, nato da una proposta di legge di cui Realacci fu primo firmatario (Realacci A.C.342). Ora si aspetta il via libera dal Senato ma il cambiamento è chiaro. “Con questo importante provvedimento sul rafforzamento dell’azione penale in ambito ambientale – prosegue Realacci – si renderà più efficace il contrasto alle illegalità e alle ecomafie, adeguando finalmente il nostro codice penale ai sempre più diffusi reati contro l’ambiente e alla normativa europea in materia(direttiva n. 2008/99/ce). Crimini che, stando al rapporto ecomafia di Legambiente, fruttano alla malavita organizzata circa 16,7 miliardi l’anno”.  “Ho due ragioni per essere contento” – ha dichiarato il neoministro della Giustizia ed ex ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando – “perché c’è un sistema sanzionatorio che, al di là della gravità delle pene, è congruo. Soprattutto ha una proporzionalità, perché spesso comportamenti per illeciti marginali venivano punti esattamente come illeciti che provocano danni gravissimi per lunghissimo tempo”. “Tra i punti qualificanti del testo unificato – spiega Realacci – l’introduzione di nuovi reati a partire da quello di disastro ambientale. Introdotti anche i delitti di inquinamento ambientale,traffico di materiale radioattivo e impedimento di controllo, l’aggravante per chi commette reati ambientali in forma associativa e il ravvedimento operoso, le disposizioni per la confisca del profitto generato dal reato ambientale e l’obbligo al ripristino dei luoghi in caso di condanna o patteggiamento. Mi auguro che il testo unificato licenziato  oggi dalla camera venga approvato rapidamente dal senato perché rappresenta un passo avanti importante nella lotta contro le ecomafie e le illegalità”. “Da venti anni aspettavamo l’inserimento dei delitti contro l’ambiente nel codice penale per poter combattere con strumenti efficaci la criminalità ambientale”, commenta la direttrice generale di Legambiente Rossella Muroni. “Si tratta di una riforma di civiltà indispensabile per il nostro paese e ulteriori miglioramenti potranno venire dal passaggio al Senato”. Ecco I punti salienti del testo (dal sito web di Ermete Realacci)

TESTO UNIFICATO DELITTI AMBIENTALI (DA PROPOSTE DI LEGGE A.C. 342 REALACCI, A.C. 957MICILLO  E  A.C. 1814 PELLEGRINO) NUOVIREATI Quattro i delitti introdotti nel codice penale. Disastro ambientale: punisce con il carcere da 5 a 15 anni chi altera gravemente o irreversibilmente l’ecosistema o compromette la pubblica incolumità. Inquinamento ambientale: prevede la reclusione da 2 a 6 anni(e la multa da 10mila e 100mila euro) per chi deteriora in modo rilevante la biodiversità o l’ecosistema o la qualità del suolo, delle acque o dell’aria. Se non vi è dolo ma colpa, le pene sono diminuite da un terzo alla metà. Scattano invece aumenti di pene per i due delitti se commessi in aree vincolate o a danno di specie protette. Traffico e abbandono di materiale di alta radioattività: colpisce con la pena del carcere da 2 a 6 anni (e multa da10mila a 50mila euro) chi commercia e trasporta materiale radioattivo o chi sene disfa illegittimamente. Impedimento del controllo: chi nega o ostacola l’accesso o intralcia i controlli ambientali rischia la reclusione da6 mesi a 3 anni.  AGGRAVANTE ECOMAFIOSA. In presenza di associazioni mafiose finalizzate a commettere i delitti control’ambiente o a controllare concessioni e appalti in materia ambientale scattano le aggravanti. Aggravanti, peraltro, sono previste anche in caso di semplice associazione a delinquere e se vi è partecipazione di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.  SCONTIPENA. Pene ridotte da metà a due terzi nel caso di ravvedimento operoso: Ossia se l’imputato evita conseguenze ulteriori, aiuta i magistrati a individuare colpevoli o provvede alla bonifica e al ripristino. RADDOPPIO PRESCRIZIONE. Per i delitti ambientali i termini di prescrizione raddoppiano. Se poi si interrompe il processo per dar corso al ravvedimento operoso, la prescrizione è sospesa.
OBBLIGO CONFISCA. In caso di condanna o patteggiamento della pena è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato e delle cose servite a commetterlo o comunque di beni di valore equivalente nella disponibilità (anche indiretta o per interposta persona) del condannato.  CONDANNA AL RIPRISTINO. Il giudice, in caso di condanna o patteggiamento della pena, ordina il recupero e dove tecnicamente possibile il ripristino dello stato dei luoghi a carico del condannato. GIUSTIZIA RIPARATIVA. In assenza di danno o pericolo si rafforza per le violazioni amministrative e le ipotesi contravvenzionali previste dal codice dell’ambiente l’applicazione della ‘giustizia riparativa’ puntando alla regolarizzazione attraverso l’adempimento a specifiche prescrizioni. In caso di adempimento il reato si estingue. COORDINAMENTO INDAGINI. In presenza dei delitti contro l’ambiente (‘reati spia’), il pm che indaga dovrà darne notizia al procuratore nazionale antimafia.

 

Fonte: ecodallecittà

Roghi di rifiuti: la punta dell’iceberg di un problema che viene da molto lontano

In questo periodo, la vicenda venuta alla luce dei roghi di rifiuti tossici a cielo aperto che hanno contaminato l’aria e le colture di intere zone del nostro paese ha scosso le coscienze delle popolazioni interessate e delle istituzioni. Tuttavia il problema nasce da un’altra parte e ossia affonda le sue radici nella cultura dell’immoralità ai fini del facile guadagno e del consumismo bieco alla ricerca di un’impossibile soddisfazione materialeterra_fuochi2

La Terra dei fuochi è una zona della Campania dove per tanti anni è stata bruciata, sepolta o accumulata un’elevata quantità di rifiuti tossici, i cui residui sono poi finiti nell’aria e nei terreni coltivati con frutta e ortaggi come pesche, zucchine, broccoli, spinaci, e soprattutto pomodori, venduti poi in Italia e all’estero. Il termine Terra dei fuochi è stato coniato nel 2003 da Legambiente per denunciare l’ecocidio del Sud Italia, e in particolare per definire un’aera compresa tra le province di Napoli e Caserta, dove in 22 anni sono stati sversati circa 10 milioni di tonnellate di veleni, con oltre 400.000 camion che arrivavano dal Nord per seppellire scorie industriali e addirittura nucleari. Negli anni Novanta, il pentito di camorra Carmine Schiavone aveva rivelato alle autorità giudiziarie che in Campania e anche in Sicilia, Puglia, Calabria e, risalendo, fino alle zone di Latina, parecchi terreni erano stati utilizzati per sotterrare rifiuti tossici, ma queste dichiarazioni sono state rese pubbliche solo negli ultimi mesi, in quanto erano coperte da segreto di Stato, a scapito della salute dei cittadini. La frutta e gli ortaggi raccolti in questi terreni sono stati sottoposti ad analisi scientifiche ed è risultato che sono strapieni di metalli pesanti in quantità superiore ai valori consentiti con mercurio, arsenico, manganese e piombo, che se ingeriti quasi ogni giorno, e per lungo tempo, provocano tumori e gravi malattie. Nella Terra dei fuochi sono già decedute moltissime persone e altre sono gravemente ammalate a causa dei terreni contaminati e anche per l’aria inquinata da nubi di diossina e sostanze nocive sprigionate dai rifiuti illegali che vengono bruciati quotidianamente. Secondo i dati raccolti dai Vigili del fuoco, dal primo gennaio 2012 al 31 agosto 2013 i roghi di rifiuti, materiali plastici, scarti di lavorazione del pellame, stracci e altro sono stati 6.034, di cui 3.049 in provincia di Napoli e 2.085 in quella di Caserta. In questi giorni, l’Istituto nazionale tumori Pascale di Napoli ha presentato uno studio che mostra come in Campania il numero delle persone colpite da neoplasia al polmone stia aumentando, e su un campione di 500 pazienti operati al Pascale circa 175 provengono dalla Terra dei fuochi. Pure l’Istituto superiore di sanità (ISS) è concorde nell’affermare che i continui smaltimenti illegali di rifiuti con dispersione di sostanze nocive nel suolo e nell’aria sono in stretta correlazione con l’incremento significativo di patologie tumorali in Campania. In diverse trasmissioni televisive o radiofoniche capita spesso di ascoltare delle interviste agli abitanti della Terra dei fuochi e quasi tutti incolpano gli industriali del Nord, i politici di Roma e i contadini proprietari dei terreni, ma nessuno dice esplicitamente che la causa di questo grave problema è in prevalenza la camorra. Viene in mente la scena del noto film di Roberto Benigni Jonny Stecchino, quando l’autore, come personaggio-sosia del suo omonimo boss mafioso, è in macchina con l’avvocato che lo informa delle piaghe siciliane dicendo che un problema in Sicilia è il vulcano Etna, un altro grosso problema è la siccità e la terza piaga più grave di tutte è il traffico, soprattutto a Palermo, con troppe macchine che impediscono di vivere causando scontri tra famiglie, ed evitando in tutti i modi di dire che la causa dei mali siciliani è la mafia. Come riportato da molte fonti e autori che si occupano di criminologia, quasi tutto il territorio del Sud Italia, da Napoli in giù, è oramai controllato totalmente dalla criminalità organizzata, che con decenni di dominio intimidatorio ha soggiogato le menti della popolazione che vive nella paura e nell’omertà. Le mafie funzionano come uno Stato che si sostiene riscuotendo le tasse (pizzo) dalle attività commerciali e imprenditoriali, ma invece di erogare servizi sociali, investe in attività illecite (dalla droga ai rifiuti tossici) per poi riciclare i proventi in attività lecite (dall’edilizia al gioco di azzardo). Il giudice Giovanni Falcone diceva che la mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni avrà una fine, ma da quando nel 1992 lo hanno fatto saltare in aria nella strage di Capaci il percorso delle mafie è stato inarrestabile, sviluppandosi economicamente in altre zone del Nord Italia ed esportando dal Sud una condizione di paura che anni fa al Nord non era conosciuta. L’ultimo rapporto di SOS IMPRESA della Confesercenti, giunto alla XIII edizione, descrive un giro di affari delle mafie italiane di circa 137 miliardi di euro nel 2010, con una crescita rispetto ai 135 miliardi di euro del 2009. Oltre 70 miliardi di euro dei ricavi provengono dai traffici illeciti, circa 25 miliardi da tasse mafiose tra racket ed usura e circa 16 miliardi dalle attività delle ecomafie, generandosi complessivamente una liquidità da investire che supera i 65 miliardi di euro. Gli utili sono anch’essi incrementati di anno in anno, in quanto le mafie, come le aziende, hanno attuato misure di riduzione dei costi con il taglio dei compensi alla manovalanza e molti “picciotti” si sono riorganizzati aprendo delle proprie imprese, ovviamente gestite irregolarmente tra falso in bilancio, fatture fittizie, insolvenze verso fornitori, evasione fiscale, riciclaggio e corruzione. Il giornalista Carlo Lucarelli nella prefazione al rapporto Ecomafia 2013 di Legambiente (edito da Edizioni Ambiente) scrive che «Il business della criminalità organizzata non conosce recessione e, anzi, amplia i suoi traffici con nuove rotte e nuove frontiere […]. Con una lungimiranza e una profondità che politici, imprenditori, istituzioni e cittadini spesso non hanno o fanno finta di non avere, le mafie sono riuscite a fare sistema penetrando in tutti i settori della nostra esistenza in maniera globale e totalitaria». Per sconfiggere le mafie è fondamentale intercettare il loro denaro, non pagare più il pizzo interrompendo l’origine monetaria e trasformare la paura in ostilità per ribellarsi. Tutto questo è estremamente difficile, perché ognuno non rischia la propria vita e soprattutto quella dei familiari, ma qualcosa sta iniziando a muoversi e ci sono adesso alcuni cittadini che stanno alzando la testa come in Campania, dove recentemente sono scesi in piazza per denunciare la vicenda dei rifiuti tossici. Quando dal basso si muove l’opinione pubblica, lo Stato è costretto a intervenire. Uno dei primi interventi è stato realizzato qualche giorno fa dal Dipartimento investigativo antimafia (DIA) che ha arrestato Cipriano Chianese considerato l’inventore del traffico illegale di rifiuti per conto del clan dei Casalesi. Chianese è un avvocato, imprenditore e massone, cui nel 1993 gli era già stato contestato il reato di associazione mafiosa in seguito a un’inchiesta sullo smaltimento illecito di rifiuti, e che era stato in seguito assolto. Nel 1994 Chianese si era poi candidato alla Camera dei deputati nelle liste di Forza Italia. Per quanto riguarda invece l’intervento della politica, il 10 dicembre 2013, il governo ha emanato un decreto legge per il controllo, nei prossimi anni, di tutti i terreni della Terra dei fuochi sospettati di contenere nocività tossiche con azioni che riguarderanno il monitoraggio e le classificazioni dei suoli, l’accertamento dello stato d’inquinamento, la riforma dei reati ambientali, l’accelerazione e la semplificazione degli interventi necessari e infine lo stanziamento di risorse per le bonifiche. Considerando però, che una buona parte dell’economia nazionale è ormai supportata da mafiosi, politici conniventi, funzionari pubblici infedeli, imprenditori senza scrupoli e professionisti senza etica, vi è il rischio che il denaro da investire per il risanamento territoriale campano vada nelle mani di questi soggetti malavitosi. Proprio due giorni fa, il Sindaco del Comune di Sant’Anastasia, in provincia di Napoli, è stato sorpreso dai Carabinieri mentre intascava una mazzetta di 15.000 euro da un imprenditore del settore dei rifiuti. Siamo dinnanzi a una realtà gattopardesca dell’apparenza del cambiare tutto per non cambiare sostanzialmente nulla, ma c’è sempre l’ultima speranza che qualcosa possa mutare veramente e nell’attesa è meglio consumare ortofrutta a chilometro zero acquistandola dal contadino locale dove possiamo vedere le terre che coltiva al fine di evitare alimenti nocivi.

Fonte: il cambiamento