L’Open Scope parte col piede sbagliato. Ecco le nuove sfide per i rifiuti elettronici

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Giancarlo Dezio (Ecolight): “Anche davanti alla difficoltà di fare una stima dei volumi interessati la risposta da parte delle aziende è stata al di sotto delle attese. Eppure le sanzioni previste possono facilmente superare i 100 mila euro”

Aziende e raccolta: sono queste le nuove sfide dei rifiuti elettronici. Con l’entrata in vigore del cosiddetto Open Scope, il mondo dei RAEE è chiamato ad affrontare da una parte il coinvolgimento delle imprese produttrici; dall’altra la raccolta dei “nuovi” RAEE che, secondo quanto stabilito dalla normativa, devono essere gestiti in modo differenziato.

Dal 15 agosto scorso la legge che riguarda i rifiuti elettronici è stata estesa ad una serie di altri prodotti. Chiavette usb, prolunghe, spine, fusibili, solo per fare qualche esempio, sono considerate delle apparecchiature elettroniche quindi, non solamente i loro produttori sono chiamati a farsi carico dei rifiuti che questi oggetti genereranno affidandosi ad un sistema collettivo, ma questi dovranno seguire uno specifico percorso di gestione, quello indicato per i rifiuti elettronici”, spiega Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight, sistema collettivo chiamato in prima linea nel garantire la corretta gestione dei rifiuti elettronici. “Il principio da cui discende la norma è conosciuto: chi inquina paga. Ovvero, alle aziende che producono o distribuiscono le apparecchiature elettroniche – AEE – viene chiesto di farsi carico dei rifiuti che queste genereranno affidandosi ad un sistema collettivo. Il tutto con l’obiettivo di aumentare i tassi di raccolta in funzione anche dei target europei”.

Sul fronte delle aziende, la partenza dell’Open Scope è stata piuttosto tiepida. I numeri delle imprese che hanno risposto all’appello sono stati al di sotto delle aspettative. Considerando l’immesso, ovvero il numero di apparecchiature elettroniche immesse sul mercato, le adesioni valgono meno del 20% del peso delle AEE relative al solo raggruppamento R4 (piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo). “Anche davanti alla difficoltà di fare una stima dei volumi interessati – non essendoci un elenco completo ed esaustivo dei nuovi prodotti ritenuti AEE -, la risposta da parte delle aziende è stata al di sotto delle attese”, osserva Dezio. “Eppure non solamente è stata fatta una campagna di sensibilizzazione e di informazione a più livelli, ma anche le sanzioni previste dalla legge sono piuttosto salate per le imprese che non si mettono in regola: infatti possono arrivare, e facilmente superare, i 100 mila euro”.

L’altra sfida aperta è quella che riguarda la raccolta. Con l’estensione della normativa infatti, accanto a frigoriferi, televisori, smartphone e pc, viene chiesto il conferimento differenziato anche di spine e prolunghe. “Guardiamo già al nuovo obiettivo europeo che prevede entro il 2019 un tasso minimo di raccolta del 65% del peso medio delle apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato nei tre anni precedenti. Al momento siamo poco sopra il 40%, la strada da fare è ancora molta quindi”, aggiunge il direttore di Ecolight. “L’Open Scope è allora una sfida che riguarda tutti nell’ottica di rendere ancora più concreti i principi dell’economia circolare e dare valore a rifiuti, quali sono i RAEE, ricchi di materiali riciclabili”. È possibile conferire i RAEE nelle isole ecologiche del proprio Comune e nei negozi in virtù dei principi “uno contro uno” (in corrispondenza dell’acquisto di un’apparecchiatura equivalente a quella che si consegna, anche con consegna a domicilio) e “uno contro zero” (l’obbligo di ritiro gratuito riguarda i rifiuti di piccole dimensioni e i negozi con almeno 400 mq di superficie di vendita di AEE). Oppure, i residenti a Milano possono cercare una delle quattro EcoIsole di Ecolight che sono state posizionate in corrispondenza dei Municipi 2, 3, 4 e 5 e che raccolgono RAEE di piccole dimensioni.

Fonte: Consorzio Ecolight

Rifiuti elettronici: Ecolight ne recupera 17mila tonnellate l’anno

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La raccolta dei piccoli rifiuti elettronici effettuata da Ecolight nel 2015 è stata di 17mila tonnellate fra cellulari, elettrodomestici e accessori e componenti elettronici. L’aumento nel recupero è stato del 9% rispetto all’anno precedente sia per l’introduzione di soluzioni innovative, sia per la capillarità dell’azione. Secondo il presidente di Ecolight, Walter Camarda, sugli elettrodomestici di uso più comune, sui cellulari e sugli elettroutensili si gioca una partita importantissima visto che queste tre tipologie rappresentano l’80% dei rifiuti gestiti da Ecolight:“Questi rifiuti hanno infatti un tasso di ritorno che è inferiore al 15% e una possibilità di recupero che supera il 95% del loro peso”. Ecolight è uno dei maggiori sistemi collettivi per la gestione dei Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), delle Pile e degli Accumulatori. Il consorzio Ecolight, che raccoglie oltre 1.500 aziende, è il secondo a livello nazionale per quantità di immesso e il primo per numero di consorziati.

Fonte: Ecolight

RAEE, il vademecum di Ecolight per smaltirli bene

Dal consorzio nazionale per la gestione dei RAEE, i consigli su come smaltire le apparecchiature elettriche non funzionanti o diventate ormai vecchie e obsolete dopo le feste377768

Terminate le feste, è il momento di rimettere tutto a posto. E davanti al nuovo televisore che è stato trovato sotto l’albero, si pone il problema di dove poter mettere il vecchio apparecchio che magari funziona male o non funziona più del tutto; così anche per il frullatore che ha sostituito quello rotto o lo smartphone di ultima generazione che ha preso il posto del vecchio cellulare. La questione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche è di stretta attualità. Ma dove mettere i RAEE? Ecolight, consorzio nazionale che si occupa della gestione dei rifiuti elettronici e delle pile, propone un vademecum con tre semplici regole per smaltire correttamente i RAEE preservando così l’ambiente.
«È bene non dimenticare che i RAEE sono rifiuti speciali il cui conferimento è regolamentato dalla legge. Inoltre, da un loro corretto trattamento è possibile ricavare importanti materie prime seconde – come plastica, vetro e metalli – che possono essere utilizzate nella creazione di nuovi prodotti», premette Giancarlo Dezio, direttore generale di Ecolight. Dove mettere i RAEE? Portarli in una delle 3.648 isole ecologiche attrezzate per la raccolta differenziata dei RAEE. Il rifiuto elettronico dovrà essere messo nel cassone giusto: R1 per i frigoriferi; R2 per le lavatrici e i forni; R3 per i televisori e i monitor; R4 per i piccoli elettrodomestici e l’elettronica di consumo; R5 per le sorgenti luminose neon e a risparmio energetico. Nel caso di acquisto di una nuova apparecchiatura in sostituzione di una equivalente non più funzionante, è possibile lasciare quella vecchia direttamente in negozio al momento dell’acquisto. Secondo
quanto previsto dal DM 65/2010 “Uno contro Uno”, il conferimento è gratuito per il consumatore, semplicemente compilando una scheda di consegna. Il ritiro gratuito è previsto anche con la consegna al domicilio della nuova apparecchiatura elettronica. Le imprese e i liberi professionisti, possono affidarsi al servizio di raccolta di Ecolight contattando direttamente il consorzio. Il servizio Fai Spazio è dedicato alla gestione dei rifiuti professionali e viene svolto su tutto il territorio nazionale e per ogni tipo di quantitativo. A queste tre possibilità, Ecolight ne aggiunge una quarta. «Nella zona di Bologna è attiva la sperimentazione del progetto europeo Identis WEEE realizzato dalla multiutility Hera, da Ecolight e dalla fondazione spagnola Ecolum», ricorda Dezio. Icassonetti intelligenti RAEEshop sono stati posizionati al parco commerciale Meraville di Bologna in via Tito Carnacini (nei presso del punto vendita MediaWorld, al parco commerciale Navile di Bologna in via Colombo e al Leroy Merlin in via De Curis a Casalecchio di Reno (Bo). Accedendo con la tessera sanitaria o la tessera Hera è possibile conferire gratuitamente i propri RAEE di piccole dimensioni. È stato stimato che in Italia nel 2012 siano stati prodotti oltre un milione di tonnellate di RAEE, quasi 18 kg per abitante (fonte: “Solving the e-waste problem” dell’Onu). Secondo questi dati, meno di tre RAEE su dieci hanno però seguito una corretta gestione: la raccolta infatti negli ultimi anni si è attestata intorno ai 4 kg pro capite; ben lontani sono gli obiettivi di raccolta stabiliti dalla nuova direttiva comunitaria, circa 12 kg/abitante, indicati per il 2019. Conclude il direttore generale di Ecolight: «Un piccolo sforzo può dare molto all’ambiente: in media i RAEE, dalle lavatrici alle aspirapolvere fino alle lampadine a risparmio energetico, sono riciclabili per oltre il 90 per cento del loro peso. Non sono quindi un rifiuto, ma rappresentano una risorsa che deve seguire la corretta strada di raccolta e trattamento».

Fonte. ecodallecittà