Nanoparticelle dell’acciaio isolate nei tessuti umani, provano l’inquinamento ambientale

Nanoparticelle di acciaio sono state isolate nei tessuti di due donne di cui una è deceduta, da Antonietta Gatti e Stefano Montanarinanoparticelle-620x350

Qual è la correlazione tra l’insorgere di alcuni tumori e l’inquinamento ambientale? Una prova arriverebbe dai risultati delle analisi sui tessuti malati di due donne, di cui una poi deceduta, che hanno respirato la malsana aria emessa dai fumi dell’acciaieria di Trento. A effettuare le analisi di biobalistica a Modena sono Antonietta Gatti e Stefano Montanari che hanno rinvenuto nanoparticelle di acciaio, come spiega la professoressa Gatti a Stefania Divertito per Metro:

La presenza nel reperto biologico soprattutto delle particelle di acciaio anche in forma sferica, tipica della formazione ad alta temperatura, testimoniano l’esposizione che il paziente ha subito a un inquinamento ambientale causato da lavorazioni dell’acciaio ad alta temperatura. Partendo dal tessuto malato, riusciamo a individuare da dove provengono le nanoparticelle di metalli pesanti e altre sostante che hanno causato la malattia.

Due parole le spendo per spiegare cosa sia la biobalistica, ossia la ricerca delle tracce delle nanoparticelle e della loro identità al fine di attestare la loro provenienza. Proprio come accade con le analisi dei proiettili che possono essere sparati solo da un unica pistola. In pratica i due scienziati grazie a uno strumento molto sofisticato ossia il microscopio elettronico a scansione ambientale sono riusciti a trovare le tracce delle emissioni dell’acciaieria nei tessuti umani. Tracce talmente infinitesimali che sono definite appunto nanoparticelle. Queste analisi saranno l’impianto per una denuncia penale che sarà presentata nei confronti dell’acciaieria, ma questa è un altra storia. Si dice convinta la Gatti che la causa della malattia delle due donne è da ricercare nell’inquinamento ambientale e le tracce degli inquinanti, ossia quelle nanosfere, sono un po’ come la firma dell’acciaieria. La Gatti ha proposto perciò all’ospedale pediatrico di Taranto di effettuare a titolo gratuito due analisi ma per ora non ha ricevuto alcuna risposta.

Fonte: Trentino Corriere Alpi

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Bisfenolo A: dalla Francia nuovo allarme sui rischi per la salute

Primo paese europeo a mettere al bando i biberon e, da quest’anno, tutti i prodotti per bambini in policarbonato contenenti bisfenolo A, la Francia sembra intenzionata a fare luce sui rischi per la salute connessi all’assunzione di questo interferente endocrino. Rischi che, secondo l’ultimo dossier dell’Agenzia francese per la sicurezza alimentare, minacciano soprattutto le donne in gravidanza.biberon3

Alimentazione e assunzione di liquidi, ma anche inalazione e contatto tattile: sarebbero queste, secondo uno studio dell’Agenzia francese per la sicurezza alimentare, le principali fonti di esposizione al bisfenolo A, un composto organico utilizzato nella produzione di materie plastiche e in particolare di policarbonato di cui, sin dagli anni Trenta, numerosi studi europei e statunitensi denunciano la tossicità. Gli effetti nocivi individuati finora vanno dalle interferenze con l’equilibrio ormonale ai danni agli organi riproduttori e al sistema immunitario, dai problemi cardiaci agli effetti cancerogeni e all’endometriosi. Negli ultimi anni l’attenzione pubblica si è concentrata prevalentemente sui bambini, soprattutto dopo che, nel 2006, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha stabilito che quelli di età inferiore ai tre anni non sono in grado di eliminare la dose giornaliera di BPA tollerabile individuata per gli adulti, cioè 0,05 mg per chilo di peso corporeo. Poiché, per l’instabilità del legame chimico tra le sue molecole, il BPA presente nei contenitori tende a diffondersi nei liquidi e negli alimenti, i primi prodotti a finire nel mirino sono stati i biberon in policarbonato: la Francia e la Danimarca li hanno banditi nel 2010 e l’Unione europea ne ha vietato la produzione e la commercializzazione a distanza di un anno. Ma sostituire i biberon contenenti bisfenolo A con quelli in vetro non risolve il problema: per questo, a partire da quest’anno, la Francia ha deciso di eliminare anche gli imballaggi dei prodotti alimentari in policarbonato destinati ai bambini fino a 3 anni di età e punta a estendere il divieto a tutto il packaging alimentare dal 2015. Nel frattempo, l’Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare (Anses) e le imprese del comparto vanno alla ricerca di materiali alternativi e in questa ricerca individuano anche altre sostanze plastiche tendenti al rilascio di BPA cui fare attenzione.bpa_free_

L’ultimo dossier dell’Anses, rilasciato a seguito di un’indagine – commissionata dai ministeri della Salute e dell’Ambiente – durata tre anni sulla tossicità del bisfenolo A, porta traccia di questo obiettivo con un allegato che analizza i rischi connessi all’esposizione ad alcuni composti analoghi al bisfenolo A. Soprattutto, però, il rapporto mette in luce i modi attraverso cui entriamo in contatto con questa sostanza, anche se non ne siamo consapevoli. Secondo l’Agenzia, il principale canale di contatto è rappresentato dai contenitori per alimenti e bevande, come le lattine di metallo rivestite all’interno con resine sintetizzate a partire dal bisfenolo A o le bottiglie di acqua in policarbonato (diverse da quelle in polietilene tereftalato con sigla PET). L’inalazione e il contatto tattile rappresentano altre vie di assunzione del bisfenolo A finora poco considerate e tra i prodotti che veicolano questo rischio ci sarebbero anche gli scontrini su carta termica, tanto che gli studiosi francesi raccomandano test specifici sui lavoratori che li maneggiano abitualmente per verificarne l’effettiva pericolosità. L’Agenzia si è poi concentrata su quattro tipologie di effetti nocivi ancora non confermati: effetti sul cervello e sui comportamenti, sul sistema riproduttivo femminile, sul metabolismo e l’obesità, sulla struttura della ghiandola mammaria. Se i rischi nei primi tre casi sono stati classificati dagli studiosi come trascurabili, più significativi appaiono i pericoli che si trasmettono dalle donne in gravidanza ai feti: nei casi in cui la madre è esposta all’assunzione di BPA, la struttura della ghiandola mammaria del feto si può modificare e può derivarne lo sviluppo di tumori. Donne in gravidanza, bambini, lavoratori esposti al contatto con materiali che possono rilasciare bisfenolo A sono, quindi, per l’Agenzia, i soggetti da tutelare maggiormente, con misure che ne riducano l’esposizione al BPA. In generale, lo studio raccomanda la realizzazione di nuove ricerche sulla materia, l’acquisizione di ulteriori dati sulla tossicità del bisfenolo A, ma anche sulle diverse fonti di contatto. Un’ultima raccomandazione riguarda la necessità di trasparenza nei confronti dei consumatori, ad esempio migliorando l’etichettatura dei prodotti. Senza regole chiare e simboli condivisi che aiutino a riconoscere i materiali, fare acquisti sulla base del principio di precauzione diventa una caccia agli indizi che ci lascia troppo spesso senza risposte.

Fonte: il cambiamento

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Taranto. Riscontrati valori di piombo nel sangue di 9 bambini. Preoccupazione dei pediatri

Il campione non è significativo ma desta preoccupazione. E’ stata rilevata la presenza di piombo nel sangue di 9 bambini che vivono vicino all’area industriale di Taranto. Sottolineano i pediatri Annamaria Moschetti e Piero Minardi – “Pur non potendosi generalizzare i dati alla intera popolazione infantile tali valori non possono che destare preoccupazione”374489

Il 24 luglio scorso era stato lanciato il primo allarme da Peacelink. Eppure per l’Arpa Puglia erano “Inutili allarmismi, il piombo urinario è un indicatore grossolano di esposizione”. “A parte l’ovvia considerazione” – spiegava Giorgio Assennato direttore dell’Arpa Puglia che “il piombo è un metallo presente nelle urine di tutti gli abitanti del pianeta, il piombo urinario è un indicatore grossolano di esposizione che non è utilizzato ai fini della valutazione del livello al quale non si manifesta alcun effetto avverso” e che “i valori limite della Società italiana per i valori di riferimento (S.I.V.R.) non sono predittivi di eventi sanitari ma sono definiti su criteri puramente statistici, riferiti a concentrazioni misurate in campioni di popolazione ed hanno pertanto carattere esclusivamente descrittivo”.

Ma questa volta l’analisi non riguarda le urine di donne e uomini adulti ma il sangue di 9 bambini
Per Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink: “E’ in atto una pandemia silenziosa “Secondo ISDE (Medici per l’ambiente) il fallimento nel controllo delle sostanze chimiche ha dato luogo a consistenti deficit a livello di quoziente intellettivo e attenzione nei bambini”. Scrivono la dottoressa Annamaria Moschetti e il Dott. Piero Minardi, rispettivamente Responsabile per “Ambiente e Salute Infantile” e Pediatra di famiglia Statte (TA, entrambi iscritti all’Associazione Culturale Pediatri di Puglia e di Basilicata: “Allo scopo di avere un indizio sulla esposizione al piombo dei bambini che vivono nell’area industriale di Taranto è stata valutata la piombemia di nove bambini tra i 3 e i 6 anni di età residenti a Statte. I bambini avevano valori che andavano tra 22 e i 36 microgrammi/dl di piombo nel sangue. E la prima volta che viene effettuato un simile controllo sul sangue dei bambini residenti vicino all’area industriale di Taranto. Pur trattandosi di un campione non significativo della popolazione generale e di numerosità ridotta e pur non potendosi pertanto generalizzare i dati alla intera popolazione infantile stattese e tarantina, non ci si può esimere dal fare le seguenti considerazioni:

– tali valori non possono che destare preoccupazione per la possibile esposizione di questi bambini a fonti di piombo presenti in ambiente che necessitano con la massima premura di essere individuate ed eliminate secondo quanto indicato dal Centers for Disease Control and Prevention nel 2012 (1);

– poiché la piombemia è un affidabile indicatore di esposizione e potrebbe indicare una esposizione recente (settimane precedenti) (2) come affermato dalla OMS (3), si sottolinea che i bambini potrebbero essere esposti attualmente ad una sorgente agente nel territorio; 

– a fronte del fatto che non esistono valori sicuri di piombemia per l’infanzia e che qualunque livello è associato a possibili esiti neuropsichici(4) non si può non osservare come tali valori siano di livello tale da destare preoccupazione ed a richiedere interventi urgenti a tutela della salute infantile ed uno screening sulla popolazione generale infantile. In una prossima conferenza stampa daremo tutti i dettagli di queste analisi.

Riguardo a questa analisi, Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink Fabio Matacchiera, Presidente Fondo Antidiossina Taranto onlus hanno scritto a Vitaliano Esposito, Garante dell’AIA Ilva di Taranto, ai mezzi di informazione per conoscere quali siano le emissioni di piombo provenienti dagli impianti dell’Ilva di Taranto, misurate dalle autorità di controllo competenti, e se sia stata effettuata una valutazione dell’eventuale impatto sanitario di tali emissioni.

Fonte: eco dalle città

L’Arabia Saudita “apre” alle donne in bicicletta: ma solo nei parchi e accompagnate

La bici potrà essere utilizzata solamente per scopi ludico-ricreativi e non come mezzo di trasporto

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Di apertura relativa (molto, ma molto relativa) si tratta, ma pur sempre una piccola grande rivoluzione è quella segnalata dal quotidiano arabo Al-Yaoum: le donne saudite potranno andare in bicicletta. A deciderlo è, naturalmente, l’autorità religiosa dell’Arabia Saudita che, finora, aveva sempre proibito alle donne saudite di circolare in sella a una bicicletta. La scorsa estate La bicicletta verde, film di Haifaa al-Mansour aveva raccontato questa proibizione con delicatezza e intelligenza raccogliendo applausi (e commozione) al Festival del Cinema di Venezia. Ora la commissione per la Promozione della virtù e la Prevenzione del vizio “apre” alla circolazione ponendo alcune limitazioni: le donne potranno circolare accompagnate da un parente, ma dovranno farlo solamente in parchi o aree ricreative e, soprattutto, indossando l’abaya, la veste che le copre dalla testa ai piedi.

Le donne sono libere di andare in bici nei parchi, sul lungomare e in altre aree a condizione che indossino abiti modesti e che sia presente un guardiano in caso di cadute o incidenti,

riferisce il quotidiano saudita citando una fonte della commissione Promozione della virtù e la Prevenzione del vizio, la quale sottolinea, in un altro passaggio, di non aver mai proibito alle donne straniere la circolazione in bici. Come dicevamo in precedenza, l’apertura è decisamente relativa poiché l’attività viene legislativamente circoscritta nell’ambito dell’attività ludica e la bicicletta non può essere utilizzata come mezzo di trasporto. Viene, inoltre, sconsigliata la partecipazione a cortei e a manifestazioni di protesta. Un punto di partenza, dunque, non certo di arrivo. Però qualcosa si muove, forse, anche grazie al primo film girato da una regista in Arabia Saudita.

Fonte:  Cycle

Raccolta differenziata vetro. CoReVe: le donne più virtuose degli uomini

Una ricerca condotta da AstraRicerche per conto di CoReVe rivela che il gentil sesso è più preciso nel differenziare correttamente il vetro. Tuttavia i cittadini di entrambi i sessi continuano ad avere grandi perplessità su dove buttare certi oggetti. E il “federalismo” italiano della differenziata confonde le idee. In sintesi i risultati della ricerca 

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Il 79,7% degli italiani, di cui 80% uomini e 80% donne, dichiara di fare “sempre” la raccolta differenziata del vetro e il 78,8% la ritiene “molto semplice”. Questi sono alcuni dei dati emersi da una nuova ricerca condotta da AstraRicerche per conto di CoReVe (Consorzio Recupero Vetro).

Ma chi fa davvero bene la raccolta del vetro?

– Il 52,9% dei cittadini italiani fa la raccolta del vetro in maniera “quasi” corretta, se non per pochissimi errori, cioè conferendo in modo sbagliato da un minimo di 1 ad un massimo di 3 oggetti. Questa fascia di popolazione è composta per il 53% da donne, appartenenti alle fasce di età comprese tra i 25 e i 34 anni e tra i 45 e i 54 anni.

– Solo il 17,2% della popolazione divide e conferisce il vetro in modo assolutamente perfetto, con una maggioranza formata sempre da donne (19,4%) tra i 25 e i 34 anni.

–          Mentre, circa il 30% degli italiani fa la raccolta del vetro in maniera sbagliata, nel senso che compie ancora molti errori, conferendo più di tre oggetti sbagliati nella campana dedicata agli imballaggi vetrosi, di questa fetta della popolazione il 32,1% sono uomini, in una fascia di età 55-70 anni. AstraRicerche ha chiesto ai cittadini quali sono le principali cause degli errori che si continuano a commettere, al momento del conferimento degli imballaggi nelle apposite campane dedicate. A questa domanda il 64,8% ha risposto che il motivo principale risiede nel fatto che, in Italia, vige una sorta di strano “federalismo” applicato alla raccolta differenziata: criteri, sistemi, modalità e regole diverse per ogni Comune, che generano inefficienze e ancora più dubbi e confusione nei cittadini.  Molte persone quando si trovano davanti al sacco dei rifiuti hanno, infatti, più di qualche perplessità su cosa vada inserito e cosa no. Anche a causa di una mancata standardizzazione e ottimizzazione del sistema di raccolta, a livello nazionale, in funzione del successivo avvio a riciclo. Si pensi, per esempio, alle raccolte “multimateriali” (che certo non facilitano l’esclusione dei “falsi amici del vetro”) oppure al codice colore o alla tipologia stessa dei contenitori impiegati. Tanto che: solo il 17%, cioè meno di un italiano su cinque, non commette errori nel conferimento del vetro e si comporta in modo perfettamente corretto. I dati hanno evidenziato anche che gli italiani, dal 2010 ad oggi, hanno raggiunto una maggiore consapevolezza su alcuni materiali che NON vanno conferiti nelle campane del vetro. Mentre, restano ancora molti e forti dubbi su vetri delle finestre, cristallo, specchi, pirofile in vetroceramica es. pirex, veri e propri nemici giurati (o “falsi amici”) della raccolta e del riciclo. “I risultati della nuova ricerca confermano che sono stati fatti importanti passi in avanti e che gli italiani si dimostrano sempre più attivi e impegnati, sul fronte della raccolta differenziata – dichiara Gianpaolo Caccini, Presidente CoReVe. Ora è però necessario continuare a puntare al miglioramento della qualità, portando avanti le attività di sensibilizzazione e coinvolgimento dei cittadini – conclude Caccini”. SINTESI DEI RISULTATI DELLA RICERCA

–          Premessa
La ricerca condotta da AstraRicerche si poneva l’obiettivo di conoscere l’opinione e la conoscenza dei cittadini sul tema della raccolta differenziata. Lo scopo era quello di far emergere punti di forza e criticità dei materiali e delle modalità di raccolta oltre alla reale consapevolezza da parte dei cittadini di cosa vada conferito nelle diverse campane per garantire una raccolta di qualità e priva di scarti.

–          Il campione

       E’ stato intervistato un campione rappresentativo della popolazione italiana, appartenente alla fascia di età 18-        70 anni, pari a circa 41.800.000 individui.

La raccolta del vetro

Dall’elaborazione dei questionari somministrati, emerge che il 79,7% dichiara di effettuare sempre la raccolta differenziata del vetro.

Il 78,8% ritiene che la raccolta del vetro sia molto facile.

I punti di forza del vetro

I principali punti di forza che vengono attribuiti al packaging in vetro dai cittadini sono:
– la capacità di mantenere inalterato il gusto del prodotto;

– la capacità di proteggere il contenuto;

– l’essere un materiale igienico, pulito e rispettoso dell’ambiente;

– la possibilità di essere riciclato all’infinito mantenendo le stesse caratteristiche qualitative del prodotto iniziale.
Quali sono i problemi? Dubbi e difficoltà sulla raccolta differenziata

Le percentuali di seguito riportate corrispondono al numero di persone intervistate che ha dato come risposta “molto” alle diverse problematiche:

· in tutti i comuni italiani dovrebbero essere identici, i criteri, le modalità e le regole per dividere accuratamente i diversi materiali per favorirne il riciclo completo, senza impurità e scarti – 64,8%

· le famiglie dovrebbero essere informate in modo semplice e chiaro su come dividere accuratamente i diversi materiali per favorirne il riciclo completo, senza impurità e scarti – 60,5%

· i dubbi maggiori nascono quando il prodotto/la confezione è composta da parti diverse difficili da separare – 56,9%

· su alcuni prodotti è difficile trovare le scritte che indicano il materiale di cui è fatta la confezione – 38%

· ci sono materiali con i quali è più facile sbagliare nella raccolta differenziata – 33,6%

· a volte il cittadino non può capire se il prodotto da smaltire è fatto di un materiale oppure di un altro – 34%

· a volte il cittadino non ha dubbi sui materiali, ma sul fatto di poter buttare nella differenziata un contenitore non perfettamente pulito – 24,9%

· a volte il cittadino nel dubbio preferisce buttare nell’indifferenziato – 19,7%

· a volte nel dubbio il cittadino preferisce buttare nei materiali che gli sembrano più simili a quelli del prodotto da smaltire – 14,8%

Risultati qualitativi della raccolta del vetro

Complessivamente si rileva che il 52,9% degli intervistati effettua una “quasi” corretta raccolta differenziata del vetro, in maggioranza donne. Invece, la percentuale di soggetti intervistati che non fa una corretta raccolta del vetro, compiendo più errori nel conferimento degli imballaggi in vetro, è pari al 29,9% e si riferisce ad una fetta di popolazione formata prevalentemente da: uomini, fascia di età 55-70 anni, delle regioni del Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia).

Chi la fa meglio?

Conferimento positivo del materiale:

Totale 52,9%

53% Donne – fascia di età 25-34 anni e 45-54 anni, prevalentemente appartenenti alle Regioni del Nord-Ovest.

Conferimento negativo del materiale:

Totale 29,9%

32,1% Uomini – fascia di età 55-70 anni, prevalentemente appartenenti alle Regioni del Sud.

Conferimento di solo materiale corretto:

Totale 17,2%

19,4% Donne – fascia di età 25-34 anni, prevalentemente appartenenti alle Regioni del Nord-Ovest.

Quali sono i prodotti che vengono erroneamente conferiti nelle campane del vetro?

· Vetri delle finestre – 60,6%

– Oggetti in cristallo – 46,8%

· Specchi – 30,5%

· Lenti degli occhiali – 25,5%

· Pirofile da forno in vetroceramica es. pirex – 21,2%

· Lampadine – 17,1%

· Ceramica – 13,7%

· Vetro TV – 9%

· Tubi al neon – 7,3%

Fonte: eco dalle città

 

Le Nazioni Unite approvano la Carta contro la violenza sulle donne

Il 15 marzo scorso è stata firmata all’ONU la Carta per l’eliminazione e la prevenzione di ogni forma di violenza sulle donne e sulle bambine e per la salvaguardia dei loro diritti e delle loro libertà fondamentali.

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È stata una giornata storica quella dello scorso venerdì a New York durante la cinquantasettesima sessione della Commissione della condizione della donna che si è conclusa con un emozionate e lunghissimo applauso. La Carta contro la violenza viene infine approvata con il voto di 131 paesi su 198. Non può che commuovere fortemente il raggiungimento di questo primissimo traguardo storico e simbolico. Occorre avere la consapevolezza che l’emozione e la contentezza sono istantanee e momentanee perché, resta inteso, la Dichiarazione che condanna ogni forma di violenza alle donne, è solo un punto di partenza sul quale, si spera, potere costruire un nuovo mondo e una nuova maniera di intendere la vita e il vivere. Del resto, lo dimostra anche l’iter che ha portato a questo risultato; contrariamente a quanto si possa pensare non si è trattata di un’approvazione immediata né tanto meno semplice e scontata. Lo dimostra il numero di paesi favorevoli, di quelli sfavorevoli e di quelli che hanno opposto obiezioni o espresso contrarietà su vari punti della Carta, lo confermano le tensioni durante lo svolgimento dei lavori della Commissione e infine, più in generale, ne sono una prova sconfortante i decenni di disaccordi su una materia che è assolutamente legittima e indiscutibile. In altre occasioni, per esempio nel 2003 e poi nel 2012, gli Stati membri dell’ONU si erano riuniti per affrontare la problematica della violenza sulle donne senza mai arrivare ad un accordo. La violenza contro le donne è un tema universale e secolare che tocca e riguarda ogni paese del pianeta, nessuno escluso.

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L’accordo approvato qualche giorno fa ha un carattere esortativo e non è vincolante per gli Stati membri, ma è lo start di un processo che paradossalmente sarà lungo e difficoltoso che mira a scardinare quelle mentalità e quelle culture ancora molto radicate che discriminano le donne. La Carta esorta ogni paese ad agire per eliminare gli usi, i costumi, le tradizioni o le considerazioni religiose che portano alla violenza nei confronti delle donne e che divergono dagli intenti stabiliti dalla Dichiarazione dell’ONU e dalla Carta universale dei diritti umani. Il testo adottato si focalizza sulla prevenzione, attraverso l’istruzione e la sensibilizzazione, sulla lotta alle ineguaglianze sociali, politiche e economiche e pone l’accento su un maggiore impegno nell’assicurare l’accessibilità delle vittime alle vie della giustizia. Sottolinea inoltre l’importanza di creare dei servizi multi settoriali per le vittime di violenza in grado di offrire supporto medico, psicologico e sostegno sociale e incentiva a muoversi per sanzioni più dure per gli aggressori ma, ancor prima, a combattere la frequente impunità degli autori dei crimini. Nel documento, i paesi membri, che ribadiscono l’anacronismo della discriminazione e della violenza sulle donne e le bambine, assumono l’impegno e la responsabilità di dare vita ad azioni concrete per eliminarle. Occorrono azioni concrete ed esempi che possano sancire definitivamente la valenza e la validità della Carta delle Nazioni Unite e degli accordi presi dalla maggior parte dei paesi del mondo. Atti reali, cambi di atteggiamento e di comportamenti sia a livello istituzionale che individuale che possano tracciare adesso il cammino legislativo e sociale internazionale di condanna alla violenza contro le donne per non rischiare di assistere a dei pericolosi retromarcia per l’intera umanità.

Fonte: il cambiamento

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“Ci prendiamo la città”, il 23 marzo le Città vicine a convegno.

Quali conflitti teniamo aperti nelle nostre città che, con una rete di libere relazioni, rendiamo vicine? Sabato 23 marzo presso la Casa Internazionale delle donne di Roma si terrà il convegno annuale delle Città vicine “Ci prendiamo la città”.

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Le città che tanto amiamo, le nostre città natali o quelle dove abitiamo e lavoriamo, sono gli scenari dei drammi e dei grandi avvenimenti della vita contemporanea. Questi contesti straordinari, complessi e irripetibili di vita, ricchi di passato, di forme artistiche e architettoniche, di beni preziosi, splendidi palazzi e antichi tesori, dove tessiamo relazioni e ci impegniamo a realizzare momenti di vita pubblica, sono oggetto di speculazioni dissennate, di veri e propri furti e interventi distruttivi da parte dei poteri politici ed economici. Ma le città oggi sono anche matrici di nuove forme della politica. Pensiamo alle innumerevoli città italiane ed europee dove in questi ultimi anni hanno risuonato le voci, le grida, le manifestazioni di comitati cittadini, movimenti giovanili, studenti e docenti precari, pensionati e casalinghe, gruppi di donne, di operai e operaie in cassa integrazione, di badanti, infermiere, maestre elementari, extracomunitari, artisti e intellettuali. L’Aquila, Vicenza, Lampedusa, Napoli, Pomigliano, Val di Susa, Macao a Milano, e sempre a Milano “Le Giardiniere”, il teatro Valle a Roma, e altri importanti teatri in diverse città, il movimento “No Muos” di Niscemi, sono luoghi simbolici dove si manifesta una presa di coscienza e una rinnovata volontà di lotta. Di fronte alle disuguaglianze crescenti, tante e tanti, facendo leva sulla forza dei propri desideri e sulle relazioni, invece di lamentarsi o cadere nella trappola della contrapposizione sterile, inventano lavori, nuove forme di cooperazione e di economia, creano mercati, luoghi significativi di scambio dove circolano parole, idee, impreviste possibilità. I movimenti e le lotte del presente non hanno assunto la forma della rivendicazione dei diritti, ma quella dell’ironia, della baldanza, dello spiazzamento, della gioia di esserci, nonostante tutto, delle rappresentazioni artistiche nelle pubbliche piazze, della flessibilità e disponibilità a cambiare velocemente posizione per non farsi trovare, per sorprendere e disattendere le aspettative dei sistemi di potere.

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Insomma, se vogliamo aver cura delle città belle in cui viviamo, sono necessari gesti che tagliano scenari di finzione e aprono conflitti radicali. Bisogna prendersela questa cara “città del desiderio”! In questo, va anche ascoltata con attenzione l’esperienza di quelle e quelli che si assumono la responsabilità di decisioni che riguardano la vita comune, prendono posizione, cercano risposte concrete ai problemi e a volte sanno trovare mediazioni efficaci. E le città come le persone vanno messe in relazione, guardate, descritte, raccontate l’una a partire dall’altra e viceversa. Così nascono nuove e impreviste modalità di scambio tra città vicine e lontane. Ci vogliono momenti alti di confronto e di parola pubblica per far presente e articolare quello che non è immediatamente visibile, ma c’è e germoglia, opera cambiamenti: sono le invenzioni, le creazioni, le innovazioni di chi agisce nel presente, sapendo che il futuro in parte è già qui. Ovunque si possono riconoscere i segni tangibili del profondo cambiamento in corso. Dalle innumerevoli pratiche e azioni contestuali sta prendendo forma un’impresa di civiltà, degna di essere raccontata. Dalla politica della differenza, che ha dato vita a luoghi simbolici come la Libreria delle donne di Milano, l’Agorà del lavoro, il gruppo del mercoledì di Roma, l’incontro annuale di Torreglia e le stesse Città Vicine, sta nascendo una nuova umanità che trova luogo e si riconosce nella relazione, primo tessuto connettivo del corpo sociale. La vita quotidiana è informata tutti i giorni dalle pratiche di relazione: lì si genera la forza delle donne, l’autorità sociale femminile, lì stanno cambiando i rapporti tra uomini e donne. Ora anche alcuni uomini assumono in proprio la differenza, pensano a partire da sé e mettono in campo il desiderio. Così il “mondo comune delle donne” diventa il mondo reale, abitato da uomini e donne che si riconoscono comunità.

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Si terrà sabato 23 marzo presso la Casa Internazionale delle donne di Roma un convegno per rinnovare la scommessa delle Città Vicine e ragionare con il taglio della differenza su come affrontiamo i diversi problemi e le contraddizioni della vita attuale, quali conflitti teniamo aperti nelle diverse città in cui viviamo e che rendiamo vicine, attraverso una rete di libere relazioni. Il punto in cui siamo, al presente, è quello della messa in atto di una nuova figura dello scambio tra abitanti, comitati di quartiere, gruppi, associazioni, reti di donne, vicine e vicini di casa, movimenti in lotta per la qualità di vita in città e figure esperte di urbaniste/i, architette/i, paesaggiste/i; progettiste/i di giardini, artiste/i, attrici e attori, fotografe/i. Una figura che non ha ancora un nome. Si tratta di uno scambio di qualità tra saperi tecnici e saperi pratici, dove interagiscono conoscenze e abilità tradizionalmente maschili e conoscenze, esperienze, saperi, scoperte di origine femminile. Sono state le pratiche inventate in questi anni, insieme alle riflessioni, alle ricerche e alle affermazioni forti di architette e urbaniste coraggiose, fatte circolare non solo in ambiti accademici e professionali, ma in molti altri luoghi della vita sociale, politica e lavorativa, a determinare il cambiamento ancora in corso dell’architettura e dell’urbanistica. Oggi, infatti, le scienze della costruzione hanno cominciato a intercettare e registrare i corpi delle donne e degli uomini che abitano le città, esprimono desideri, aspirazioni e bisogni profondi, come quelli di bellezza, di armonia delle forme, di incontri e comunicazione, di voci umane e di silenzi, di aria buona da respirare, di sicurezza, di verde.

23 marzo 2013 ore 9.30 – 18.00

Roma, Casa Internazionale delle donne, Via San Francesco di Sales 1, Sala convegni “Carla Lonzi”: “Ci prendiamo la città” convegno annuale delle Città Vicine. La Casa internazionale delle donne di Roma dispone di una Foresteria in grado di ospitare in stanze singole e multiple. Per prenotarsi: 06/6893753. Sarà possibile, durante l’intervallo dalle 13 alle 14.30, consumare un pasto al self-service sempre alla  Casa internazionale delle donne. Per informazioni e contatti: Mirella Clausi mirellacla@gmail.com, 3284850943. Per commenti e contributi inviare a Nunzia Scandurra nunziascandurra@hotmail.it, 3397895759

Fonte: il cambiamento

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