Leonardo Di Caprio dona 15 milioni di dollari per ambiente e animali in estinzione

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La battaglia di Leonardo Di Caprio a sostegno dell’ambiente non conosce tregua. L’ultima notizia in ordine di tempo è la donazione di 15 milioni e 600mila dollari che dovranno servire per la ricerca di soluzioni innovative nei programmi di conservazione del paesaggio terrestre e saranno a favore di associazioni di tutela contro i cambiamenti climatici. I quattro obiettivi primari della fondazione ecologista che porta il suo nome sono: la fauna selvatica, gli oceani, i territori ancora selvaggi e il cambiamento climatico. Nei 18 anni di vita della fondazione che porta il suo nome, l’attore ha donato, a favore dell’ambiente, quasi 60 milioni di euro. Nello scorso mese di febbraio ritirando il premio Oscar per la sua interpretazione inThe Revenant, Di Caprio aveva sottolineato l’importanza di un intervento reale e immediato per fermare i cambiamenti climatici. Sul fronte animalista, invece, Di Caprio sostiene l’Ifaw, il Fondo internazionale per il benessere animale che si occupa di tutelare gli animali selvaggi e a rischio di estinzione dal bracconaggio, dalla perdita di habitat e dalle attività umane.

Fonte:  Il Sole 24 Ore

 

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Bill Gates promette 2 miliardi di dollari di investimento nelle rinnovabili

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A maggio The Guardian aveva lanciato un appello per chiamare Bill Gates, il miliardario e filantropo, fondatore di Microsoft, a un impegno forte per l’ambiente. Ora Gates si muove con decisione a sostegno delle energie rinnovabili e negli scorsi giorni ha annunciato di voler investire 2 miliardi di dollari in tecnologie volte ad accelerare lo sviluppo dell’energia da fonti pulite e la riduzione delle emissioni di gas serra. In un’intervista rilasciata all’autorevole magazine The Atlantic, Gates ha spiegato che, visto lo stallo della politica, le iniziative volte a contrastare i cambiamenti climatici devono venire da investimenti privati. Gates chiede di superare la politica obamiana che vuole passare gradualmente dal petrolio e dal carbone al gas naturale: quello che è necessario è abbandonare le fonti fossili. Gates sostiene che tutti coloro che hanno immense disponibilità finanziaria dovrebbero dedicarne una parte per sostenere le start-up che lavorano per la ricerca e lo sviluppo di sistemi di produzione e distribuzione dell’energia da fonti pulite. Laddove gli Stati e i Governi non possono più arrivare per carenze di cassa, deve intervenire il settore privato. “Abbiamo bisogno di un’innovazione che ci dia energia più economica degli idrocarburi, a zero emissioni e affidabile quanto il sistema energetico odierno. Abbiamo bisogno di un miracolo energetico. Può sembrare scoraggiante, ma nella scienza i miracoli avvengono di continuo”, spiega Gates. E se i privati dovranno fare la loro parte, i Governi non potranno esimersi dalle tasse sulle emissioni: “Senza una carbon tax considerevole, non ci sarà l’incentivo a passare alle energie pulite”. Il traguardo? Arrivare a un 2050 in cui Stati Uniti e Cina, i grandi inquinatori del Pianeta, raggiungeranno le emissioni zero, smettendo di aggiungere CO2 all’aria.

Fonte:  The Atlantic

 

Milioni di dollari all’anno agli scettici dei cambiamenti climatici dalla lobby dei petrolieri

I media americani sono influenzati nella loro informazione dalla potente Lobby dei petrolieri che spende ogni anno 900 milioni di dollari per finanziare 91 Organizzazioni con 140 Fondazioni per studi che smontano la responsabilità umana sui cambiamenti climaticiFigure-4-620x350

Sono pari a 900 milioni di dollari i finanziamenti rintracciati negli Stati Uniti usati per sostenere la negazione dei cambiamenti climatici e i due più grandi finanziatori sono Koch Industries e ExxonMobil. Lo scrive nero su bianco nel suo studio il professore Robert Brulle della Drexel University intitolato Institutionalizing delay: foundation funding and the creation of U.S. climate change counter-movement organizations. Brulle ha indagato sui flussi di denaro donati sia a società terze sia in anonimato dai potenti miliardari che costituiscono una vera e propria lobby impegnata a influenzare le opinioni delle persone e dunque del governo Usa in merito ai cambiamenti climatici sostenendo lo scetticismo in merito alla responsabilità umana. I finanziamenti giungono sotto forma anonima da donatori Trust e donatori Capital a 91 società terze che provvedono a distribuirli a 140 Fondazioni come le ben note Searle Freedom Trust, John William Pope Foundation, Howard Charitable Foundation e Sarah Scaife Foundation che finanziano borse di studio per pubblicazioni e ricerche a sostegno degli scettici dei cambiamenti climatici. In pratica è stato messo in piedi un vero e proprio contromovimento che Brulle ha chiamato CCCM ovvero climate change counter-movement. Purtroppo Brulle è riuscito a rintracciare solo a una piccola parte del flusso di denaro poiché la maggior parte dei finanziamenti restano irreperibili. Infatti solo una frazione delle centinaia di milioni in contributi alle organizzazioni che negano i cambiamenti climatici sono contabilizzati da registri pubblici e circa il 75 % del reddito di queste organizzazioni proviene da fonti non identificabili. Lo studio di Brulle però non si ferma qui e i prossimi obiettivi sono due: esaminare i finanziamenti ai movimenti ambientalisti e ai movimenti che sostengono i cambiamenti climatici per poi confrontare l’intero flusso di finanziamenti per l’intera gamma di organizzazioni divisi nelle due posizioni. In ogni caso resta una considerazione da fare: se i cambiamenti climatici non sono causati dalle attività industriali umane come sostengono i petrolieri, allora perché finanziare la loro negazione con 900 milioni di dollari all’anno?

Fonte:  Science Daily

E’ lo spreco di cibo il vero disastro ecologico mondiale avverte la FAO

La FAO avverte che lo spreco alimentare è pari a un disastro ecologico, perché i Paesi ricchi producono più cibo di quel consumano175628202-594x350

Il rapporto FAO Foodwastage footprint Impacts on naturalresources pubblicato oggi rivela che lo spreco alimentare e agricolo costa ogni anno al Pianeta 750 miliardi di dollari ossia 565 miliardi di euro. Si spreca così non solo cibo ma acqua, pari a tre volte quella contenuta nel Lago di Ginevra, ma anche suolo agricolo impegnato per colture che saranno poi gettate via con emissioni sono pari a quelle di Cina o Stati Uniti in 6 mesi. Gettiamo via ogni anno 1,6 miliardi di tonnellate di prodotti alimentari che vanno a costituire così una montagna di spreco appunto definita dalla Fao come disastro ecologico.  Nel rapporto si legge:

A livello globale, l’acqua potabile sprecata rappresenta quasi tre volte il volume del lago di Ginevra o al volume di flusso annuale del Volga.

Ma sopratutto la FAO afferma che la riduzione delle perdite in agricoltura e di cibo potrebbe contribuire in modo significativo al raggiungimento dell’obiettivo di aumento del 60% in cibo disponibile per soddisfare le esigenze della popolazione globale nel 2050. Secondo la FAO, il 54% delle perdite sono registrate nelle fasi di produzione, raccolta e stoccaggio. Il resto è spreco alimentare in senso proprio, in fase di preparazione, distribuzione o consumo. Nei paesi ricchi, è il secondo tipo di spreco a dominare. Gli esperti hanno cercato di determinare quali sono le regioni e prodotti agricoli che causano gli impatti ambientali In Asia si sprecano più cereali e ciò a causa degli alti volumi di produzione nel Sud-Est asiatico e l’Oriente e del peso del riso, che emette grandi quantità di metano. I ricchi paesi dell’America Latina sono responsabili dell’80% dello spreco di carne, che:

hanno un forte impatto in termini di uso del suolo e di emissioni di anidride carbonica.

Mentre lo spreco di frutta in Asia, America Latina ed Europa sono tra le principali cause di spreco di acqua. Per rimediare a questa situazione, la FAO raccomanda di migliorare le pratiche agricole e gli impianti di stoccaggio e di trasporto nei paesi in via di sviluppo e sottolinea che i paesi ricchi hanno: una grande responsabilità per i rifiuti alimentari a causa del loro modo di produzione e di consumo non durevoli.

Fonte:  Le Monde

Epidemia da febbre Dengue in America centrale trasmessa dalle zanzare

Dall’Honduras al Costa Rica si moltiplicano i casi di febbre Dengue malattia trasmessa dalle zanzare172560558-594x350

La febbre Dengue è diventata una vera epidemia in America Centrale per cui si contano 120 mila casi e 60 morti. Le zanzare genere Aedes specie aegypti trasmettono il virus della Dengue che si distingue in 4 tipi diversi e che causa un rash simile al morbillo, febbre alta, dolore articolare e muscolare e cefalea e che in alcuni casi può evolvere in febbre emorragica. L’Organizzazione panamericana della Salute ha annunciato una esplosione di casi e un anno epidemico particolarmente aggressivo in America centrale e la situazione rischia di aggravarsi a causa della stagione delle piogge che iniziata a giugno termina a novembre. In questo periodo si sono avute particolari piogge abbondanti e temperature molto elevate il che ha favorito la proliferazione delle zanzare. A causa dei numerosi casi Honduras, Salvador e Costa Rica hanno già dichiarato alla fine di luglio lo stato di emergenza sanitaria. Ma resta l’Honduras il paese più colpito con 20 mila casi di contagio e 17 morti, ha richiesto l’aiuto della Croce Rossa. Non esiste un vaccino per la Dengue come riferisce l’ISS e si guarisce completamente in due settimane. Il virus non si trasmette da persona a persona. In Brasile hanno iniziato la sperimentazione umana di un vaccino contro la Dengue e lo studio durerà 5 anni su 300 volontari con un investimento di 100 milioni di dollari. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni hanno si verificano tra i 50 milioni e i 100 milioni di casi in più di 100 paesi.

Fonte:  Le Monde