Fed Up, il documentario che ci farà finalmente pensare a ciò che mangiamo

Fed Up, il documentario uscito negli Usa nel maggio scorso, sta facendo il giro del mondo. Ci fa capire quanto poco sappiamo di ciò che veramente sta dietro il cibo industriale e quanto importante sia renderci conto di cosa e come mangiamo.fedupmovie

Dopo avere visto il trailer già si comprende molto bene quanto le industrie alimentari ci nascondano le informazioni fondamentali per la nostra salute. Noi non sappiamo quasi nulla del cibo che mangiamo, quello acquistato sugli scaffali dei supermercati, nelle confezioni colorate che ci attraggono e che ci portiamo a casa. O meglio: non sappiamo ciò che invece sarebbe vitale sapere, cioè quale sia l’effetto che questo tipo di cibo ha sulla nostra salute. Fed Up è sicuramente il documentario che Big Food non vuole che i consumatori vedano perché sbriciola le nostre illusioni e ci fa capire quanto siano distanti dalla realtà le informazioni che ci arrivano attraverso la pubblicità o l’informazione pilotata. Grazie a Katie Couric e Laurie David (produttrici di An inconvenient truth) e  a Stephanie Soechtig per la regia, Fed Up cambierà per sempre il nostro modo di mangiare. Il documentario spiega le cause dell’obesità dilagante, presenta le prove delle enormi quantità di zuccheri presenti nei cibi industriali e spiega come proprio questo sia alla base del problema. Fed Up prende ad esempio la realtà degli Stati Uniti, dove le linee guida alimentari hanno grandemente sottovalutato il ruolo degli zuccheri nell’aumento dell’obesità, del diabete e di tante altre patologie emergenti soprattutto nei bambini. Tali linee guida hanno permesso che ai cibi venissero aggiunte quantità incontrollate di zuccheri condannando generazioni intere a crescere grasse e malate. Il documentario ha partecipato al  2014 Sundance Film Festival e ha avuto pareri estremamente positivi.

Per saperne di più clicca qui

Fonte: ilcambiamento.it

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Lasciateci tornare nell’Aquila “in gabbia”

“Lasciateci tornare nell’Aquila in gabbia”: è l’appello del giornalista freelance Filippo Ciardi, che cinque anni dopo il terremoto che ha segnato l’Abruzzo vuole tornare all’Aquila per completare il documentario che racconta vite perdute e speranze che resistono. Il problema? Nessuno più è interessato a sostenere il progetto, “perché – dicono – non fa più notizia”. Il Cambiamento non si volta dall’altra parte e ha scelto di dare voce a Filippo Ciardi.aquila_sisma

Il 6 aprile scorso, nel quinto anniversario delle scosse che hanno distrutto L’Aquila, i lettori de Il Cambiamento hanno potuto tornare idealmente nell’Abruzzo ferita grazie al reportage “Non accettate sogni dagli sconosciuti”, un racconto fatto di sensazioni, immagini, numeri e vicende giudiziarie per ripercorrere quel che è successo in questi lunghi 5 anni e descrivere quala sia la situazione reale del capoluogo abruzzese. Un altro lavoro attende di poter raccontare appieno quelle ferite; per ora è un inizio, è un video teaser di poco più di 3 minuti, ma l’autore, il giornalista Filippo Ciardi, vuole trasformarlo in un vero e proprio documentario. Il lavoro di Ciardi (clicca qui per vedere il video teaser e avere informazioni su come sostenere il progetto) racconta l’estate aquilana del 2012 con le parole e gli occhi di Stefano, Luca e Federico, bancario, attore e architetto, i quali offrono un’interpretazione profonda e articolata della mancata ricostruzione in un’estate piena di incertezze ma anche di speranze. Sono tante infatti le attese create dal previsto passaggio dei poteri sulla riedificazione dalle mani delle autorità straordinarie che hanno gestito l’emergenza agli enti locali che dovrebbero acquisirli pienamente in autunno. Mentre i palazzi “messi in sicurezza” sono in realtà sempre più a rischio di crollo e si avvicina l’ennesimo inverno in cui non si potrà lavorare in cantiere a causa del maltempo. Un racconto di tre persone imprigionate in un destino di lotta e attesa, speranzose di vedere rinascere la loro cara città. Il documentario di Filippo Ciardi non è stato ancora visto. Le persone alle quali è stato proposto hanno risposto laconicamente che “L’Aquila non fa più notizia”. «Vogliamo tornare ad osservare ciò che è cambiato e cosa no e terminare il nostro progetto di documentario – spiega Ciardi – incontrando nuovamente gli Aquilani con cui abbiamo passato l’estate del 2012 e che ci hanno raccontato le ragioni della mancata ricostruzione, che nel frattempo ha fatto qualche piccolo passo avanti anche se il centro storico resta in gran parte da ricostruire. Quando abbiamo proposto questo documentario quasi 2 anni fa ci hanno detto che L’Aquila non faceva più notizia». Occorrono fondi per terminare il documentario e raccontare così al resto degli italiani le mutilazioni, le cicatrici e le mancate soluzioni di una tragedia che a 5 anni di distanza resta tale. Il Cambiamento vuole tenere viva la questione e invitiamo i lettori a manifestare solidarietà e sostegno a Ciardi per il suo progetto.

Fonte: il cambiamento.it

I vincitori di Cinemambiente 2013

Premio come miglior documentario internazionale a DER LETZE FANG di Markus CM Schmidt. Due Menzioni Speciali a LOST RIVERS di Caroline Bacle e al film TRASHED di Candida Brady. On line il comunicato stampa di chiusura con il Palmares della 16° edizione di Cinemambiente che si è chiusa a Torino mercoledì 5 giugno375215

La sedicesima edizione del Festival CinemAmbiente è stata straordinariamente ricca di contenuti: 60 ospiti internazionali, 80 film presentati e l’alta attenzione dei media, confermano questa analisi. Nonostante la crisi e i tagli alla cultura, che hanno messo in discussione l’esistenza stessa del festival, la manifestazione ha comunque mantenuto il suo successo consolidato negli anni. Il pubblico è rimasto costante rispetto all’anno scorso attestandosi su un numero di circa 15.000 presenze. Tutte le proiezioni in sala hanno avuto un buon successo con picchi di pubblico nelle fasce serali. Le iniziative gratuite, tra cui gli Ecotalk, Ecokids e il pranzo contro gli sprechi, hanno avuto un’affluenza sopra ogni aspettativa, confermando l’interesse sempre crescente della cittadinanza verso queste tematiche. Riteniamo che il prestigio di CinemAmbiente sia in crescita per diverse ragioni. Le case di produzione e di distribuzione lo scelgono come “trampolino di lancio”, le Associazioni ambientali e la cittadinanza lo riconoscono come territorio di confronto e di tollerante ascolto reciproco, mentre il pubblico conferma la sua sempre affettuosa presenza. La visita del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando è stata per noi di conforto in un momento particolarmente difficile, un riconoscimento che ci spinge ad andare avanti su questa strada – dichiara Gaetano Capizzi, direttore di CinemAmbiente.

PALMARES

CONCORSO INTERNAZIONALE DOCUMENTARI
La Giuria del CONCORSO INTERNAZIONALE DOCUMENTARI composta da Maurizio Nichetti, Claudia Apostolo, Cristina Gabetti, Daniele Incalcaterra e Chris Paine assegna il premio di 5.000 euro offerto da Asja al miglior documentario internazionale a:

DER LETZE FANG
di Markus CM Schmidt

Per l’abilità narrativa e cinematografica, un’efficace colonna sonora, bravi protagonisti naturali di storie vissute che abbracciano tre generazioni diverse per raccontare il dramma della speculazione alimentare che impoverisce i nostri mari riducendo ai minimi termini la riproduzione di alcune specie. Montato con ritmo è riuscito a sposare un tema ambientale con storie diverse che sanno catturare l’attenzione del pubblico.

La giuria assegna inoltre due Menzioni Speciali a:

LOST RIVERS
di Caroline Bacle
Film indipendente che ci fa riflettere sui corsi d’acqua che scorrono sotto i nostri piedi. Un film che con poche parole e chiare immagini ci accompagna alla scoperta di nuove ipotesi urbanistiche.

e al film:

TRASHED
di Candida Brady

Un’importante produzione inglese con un testimonial d’eccezione per parlare di un tema planetario che riguarda ogni essere vivente: tra noncuranza, ignoranza e malafede la mancata gestione di un corretto smaltimento dei rifiuti. Con un Jeremy Irons generoso e umile al servizio del film.

PREMIO CONSULTA PROVINCIALE DEGLI STUDENTI DI TORINO
La Giuria, coordinata dalla professoressa Stefania Lupo e composta da Giulia Beverino, Davide Cappitella, Ivan Cuzzi, Isabella Gallo, Anass Hanafi, Fabio Nicola, Margherita Peila, Carola Porporato, Veronica Rosazza Prin, Edoardo Salviato, Jasmine Shojaei assegna il premio di 1500 Euro offerto da CPS al film:

CHAR…THE NO MAN’S ISLAND
di Sourav Sarangi

Questo film mostra efficacemente come decisioni di carattere economico e politico possano ricadere tragicamente sull’ambiente e di conseguenza sugli individui. Inoltre induce al confronto tra le condizioni di vita dei protagonisti così misere e sacrificate e il nostro stato di civiltà occidentale, portandoci ad apprezzare il valore di cose troppo spesso date per scontate. Infine colpiscono l’ottima fotografia e la tecnica narrativa.

CONCORSO DOCUMENTARI ITALIANI
La Giuria CONCORSO DOCUMENTARI ITALIANI composta da Antonio Bellia, Roberto Cavallo, Adonella Marena assegna il premio CIAL 3.000 Euro al miglior documentario italiano al film:

TEOREMA VENEZIA
di Andreas Pichler

Con una regia sobria e attenta, con un linguaggio poetico e insieme diretto, i personaggi raccontano una Venezia inaspettata. Le immagini e i suoni svelano una realtà drammatica sul futuro della città.

MENZIONE SPECIALE LEGAMBIENTE
La Giuria LEGAMBIENTE composta da Alessandra Bonfanti, Daniele Di Stefano, Salvatore Venezia assegna la Menzione Speciale Legambiente al film :

IL GIORNO CHE VERRA’
di Simone Salvemini

Per aver dato voce a quattro belle storie di impegno ambientalista, duro atto di denuncia contro una centrale a carbone altamente inquinante, che incarna la contrapposizione tra interessi economici di pochi, diritti e benessere di tanti. Per aver raccontato un territorio dove gli insediamenti industriali hanno fatto esplodere le contraddizioni del nostro tempo. Un tempo in cui troppo spesso – in modo inaccettabile – lavoro, salute e ambiente diventano valori contrapposti.

PREMIO SPECIALE GUIDO BOCCACCINI
La Giuria composta da Roberta Di Mattia, Stefano Murgia, Brunella Rosso, Emanuele Tealdi e Ambra Zambernardi in collaborazione con Associazione Nazionale Museo del Cinema, assegna il Premio Speciale Guido Boccaccini al film

MATERIA OSCURA
di Massimo D’Anolfi, Martina Parenti

Per la responsabilità e la competenza dimostrati nell’impiego sapiente e dialettico del materiale di repertorio. Per come l’utilizzo del dispositivo cinematografico concorra, nelle sue componenti sonore e visive, a toccare l’emotività dello spettatore mantenendo pregnanza argomentativa su una questione attuale e rilevante. Per la dimensione politica del film che oltre ad investire il territorio sardo ci coinvolge direttamente a livello nazionale e sovranazionale.

CONCORSO INTERNAZIONALE DOCUMENTARI ONE HOUR
La Giuria, composta da Enrica Capra, Gianluca e Massimiliano De Serio, Rossano Ercolini assegna il premio di 2000 Euro offerto da SMAT al film

BLACK OUT
di Eva Weber

Partendo dal problema quotidiano della mancanza di luce nei quartieri di Conkary, Guinea, il film si apre con eleganza formale e sensibilità alla visione di una comunità in cerca del proprio futuro. Nonostante la paradossale situazione in un vive il paese a causa della corruzione politica ed economica, il film riesce a comporre un ritratto poetico della quotidiana lotta per la speranza.

PREMIO SPECIALE SUB-TI
Il premio speciale Sub-Ti attribuito dalla giuria ufficile del Concorso Internazionale Documentari One Hour, consiste nella fornitura di sottotitoli per la nuova opera del regista vincitore. Il premio è assegnato a

ORANGE WITNESS
di Andrew Nisker

Con la lucidità e il rigore del filologo e dell’artista, il regista porta una riflessione etica ed estetica alle sue estreme conseguenze di bellezza e spietatezza, commozione e denuncia.

CONCORSO “LA CASA DI DOMANI”
La Giuria, composta da Lucia Bucci, Rosa Capozzola, Cecile Gueben, Sandra Lena, Luca Pereno, Emanuele Rossi e Giovanni Valentini assegna il premio di 3000 euro offerti da Leroy Merlin al film

ULTIMA CHIAMATA
di Enrico Cerasuolo

Per l’efficacia con la quale ci manifesta l’urgenza di agire insieme, collettività, aziende e istituzioni. Per lo sviluppo di una cultura sostenibile vissuta e non solo teorizzata.

PREMIO SPECIALE EATING CITY
La Giuria assegna il premio del valore di 3000 euro offerto da Risteco al film

FOOD SAVERS
di Valentin Thurn

Fonte: eco dalle città

 

 

The Human Scale, le città che abbiamo modellato ora modellano noi

Un documentario tecnicamente e contenutisticamente ineccepibile che (di)mostra come la vita di più della metà della popolazione mondiale sia condizionata dalla struttura delle città

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Dal 2010 più della metà della popolazione mondiale vive in aree urbane un numero destinato a salire fino all’80% entro il 2050. Ma l’umanità è pronta ad affrontare questa concentrazione? E, soprattutto, come questa concentrazione e la conformazione urbanistica del territorio condizionano la vita delle persone?

Il documentario The Human Scale diretto dal danese Andreas M. Dalsgaard ha una guida d’eccezione, l’architetto Jan Gehl, che da più di quarant’anni studia l’evoluzione del comportamento umano cittadino. Il film è diviso in cinque capitoli ed è un affascinante trattato di sociologia che sconfina nell’urbanistica e nella filosofia.

1) Prima noi formiamo le città, poi sono loro a dare una forma a noi.

L’esempio sono le nuove metropoli cinesi. Negli ultimi 25 anni l’abbandono delle campagne e la concentrazione nelle città ha fatto sviluppare in maniera esponenziale le città della Cina, facendo cambiare le abitudini dei suoi abitanti. Gli hutong, gli stretti vicoli commerciali sono stati spazzati via dalle grandi vie di comunicazione, privando la popolazione dei luoghi di ritrovo deputati allo sviluppo della socialità. Inoltre lo sviluppo orizzontale ha moltiplicato in maniera esponenziale il fenomeno del pendolarismo, erodendo il tempo libero e le possibilità di incontro. Invece di favorire la socialità, le città la annichiliscono.

2)  Misuri solo ciò che ti interessa.

Per buona parte del Novecento l’urbanistica ha pensato le città in funzione delle automobili, ma alla fine del secolo scorso qualcosa è cambiato. Copenaghen, per esempio, ha rivoluzionato la propria struttura urbana pedonalizzando le vie del centro storico e aprendo numerose piste ciclabili. Che cosa è successo? La pedonalizzazione e la ciclabilità, la creazione di piazze per le persone e non per le auto hanno creato occasioni di incontro sviluppando la vita pubblica, una cittadinanza matura e una mobilità orientata sulla bicicletta (il 35% degli spostamenti avviene in bicicletta e il 24% con mezzi motorizzati). È un caso che Copenaghen sia sempre in testa a tutte le classifiche sulle capitali più vivibili del mondo? La stessa trasformazione è avvenuta a New York, metropoli che per un secolo è stata costruita solo e soltanto in un’ottica motoristica e che ha iniziato a cambiare quando l’amministrazione ha deciso di pedonalizzare alcuni tratti di Broadway e di allestire piste ciclabili. Risultato? Il 74% della popolazione si è detta contenta dei cambiamenti e gli incidenti stradali sono diminuiti del 63%.

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3)  Come fare di più con meno.

Siena è la città ideale. Tutte le città costruite per spostamenti a 5 km/h (pedonali) permettono di percepire odori, dettagli e sensazioni che non si possono cogliere viaggiando a 60 km/h. Queste esperienze, ripetute quotidianamente nel corso della nostra vita, hanno un’incidenza fortissima sulla qualità della vita. Nel 2050 la popolazione urbana toccherà i 6,5 miliardi di persone e a quell’appuntamento bisognerà arrivarci con una nuova visione. Negli ultimi decenni un miliardo di cinesi ha abbandonato le campagne per insediarsi nelle città, una trasformazione radicale della quale solo ora qualcuno inizia a pentirsi. In questo periodo di crisi non abbiamo né il tempo, né le risorse economiche per allestire le infrastrutture in grado di far funzionare le Gigacittà da 50 milioni di abitanti del futuro. Bisogna, dunque, imparare a fare di più con meno, come a Melbourne, per esempio, dove i vicoli malfamati dove vent’anni fa c’erano soltanto bidoni della spazzatura, ora sono diventati luoghi di ritrovo e di locali trendy. 

4) Cammini verso il caos che tu stesso hai creato.

Continuare a costruire le città con le logiche motoristiche del XX° secolo è insostenibile. L’esempio è Dacca, città che, ogni anno, accoglie mezzo milione di nuovi abitanti, con problemi di sovrappopolazione dovuti a una crescita non controllata. E imbottigliamenti nel traffico che sembrano gironi danteschi.

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5) Costa poco essere gentili con gli altri.

L’ultimo capitolo dimostra come una pianificazione partecipata e un’amministrazione capace di ascoltare le esigenze della propria cittadinanza possano cambiare la vita delle persone. L’esempio è Christchurch, cittadina distrutta da un terremoto e successivamente ricostruita ascoltando i suggerimenti dei suoi abitanti e… della natura. Gli edifici alti al massimo sei piani sono progettati per motivi di sicurezza ma favoriscono maggiormente la socialità. Questo perché più i palazzi sono alti, maggiori sono gli ostacoli alla socializzazione. Un documentario magnifico del quale potete gustare un’anteprima sul sito ufficiale. Prima di studiare cinema il regista Andreas M. Dalsgaard si è laureato in antropologia sociale e dopo aver visto The Human Scale non abbiamo dubbi che i suoi voti fossero molto, ma molto alti.

Fonte:ecoblog