In Basilicata approvata la più grande discarica per idrocarburi d’Europa

La Regione Basilicata ha approvato un nuovo progetto per una discarica per idrocarburi nel Comune di Guardia Perticara. La Regione Basilicata ha approvato la realizzazione della discarica Semataf, destinata ai rifiuti speciali tra cui idrocarburi da costruirsi nel comune di Giardia Perticara in provincia di Potenza che volume sarà la più grande in Europa. Proprio qualche giorno fa i comuni di Corleto Perticara, Guardia Perticara e Gorgoglione per l’impianto estrattivo Tempa Rossa hanno fatto richiesta per avere gratuitamente il gas quale forma di compensazione (ma sarebbe meglio dire risarcimento) per:

la perdita dell’uso del territorio e per compensazione per la reintegrazione dell’equilibrio ambientale e territoriale

Ma subito dopo ecco l’approvazione della grande discarica che come fa notare Ola Organizzazione Lucana ambientalista:

La discarica per rifiuti speciali di Guardia Perticara già smaltisce fanghi petroliferi, amianto ed altri rifiuti speciali solidi provenienti dal giacimento petrolifero considerato il più grande in Europa in terrà ferma, mentre i reflui petroliferi prodotti vengono smaltiti in Val Basento.

Ola ricorda che Guardia Perticara è un piccolo borgo forse tra i più belli d’Italiae che a breve ospiterà la discarica per rifiuti petroliferi più grande d’Europa. Infatti la Regione Basilicata ha approvato il progetto:

la sezione di trattamento, disidratazione ed inertizzazione, con l’aggiunta di nuovi codici di rifiuti da destinare a trattamento o recupero, indicati nelle appendici n. 2, 3 e 4 del Rapporto Istruttorio A.I.A.; l’installazione di un nuovo impianto di lavaggio; l’ampliamento del piazzale da destinare ad attività di deposito preliminare e messa in riserva; la costruzione del IV lotto di discarica, per una volumetria complessiva pari ad ulteriori 340.000 mc. che si aggiungeranno ai 150mila m3 già autorizzati per un totale complessivo di mezzo milione circa di mc di rifiuti, con una capacità di trattamento autorizzata pari a 110mila tonnellate/anno. Complessivamente la nuova piattaforma, ad ultimazione degli interventi, occuperà una nuova superficie di 13 ettari mentre sono 25 gli ettari totali impegnati.Progetto-discarica-Semataf-620x644

La situazione è destinata a peggiorare poiché le estrazioni di idrocarburi sono destinate a raddoppiare in tutta la Basilicata per effetto della revisione al Titolo V della Costituzione. Quella di Guardia Perticara, il paese più piccolo della Basilicata e borgo tra i più belli d’Italia, può a breve essere considerata la mega discarica per rifiuti petroliferi più grande d’Europa, considerata l’entità dei giacimenti onshore nelle valli del Sauro e Agri, anche in vista del previsto raddoppio delle estrazioni di idrocarburi ed i barili estraibili sull’intero territorio lucano derivanti dalla revisione del Titolo V della Costituzione.

Spiega Ola:

Le compagnie petrolifere si apprestano ad un ulteriore incremento delle attività di ricerca e perforazione sull’intero territorio regionale predisponendo i siti per lo smaltimento dei rifiuti chimici prodotti, mettendo così a più grave rischio l’ambiente e la salute dei cittadini, in una regione considerata dalle compagnie petrolifera “servitù petrolifera”.

Fonte:  Ola

Rifiuti Roma, le criticità del sito di Falcognana

Nessun bando per la discarica di Falcognana: i tempi e l’emergenza garantiranno il monopolioDiscarica-rifiuti-586x347

Dopo il passaggio del “cerino” discarica di Roma al sito di Falcognana, lungo la via Ardeatina, le proteste non tendono in alcun modo a placarsi: una delegazione di residenti sarà questa mattina all’Angelus del Papa in piazza San Pietro; oltre ai problemi “di ordine pubblico” che derivano dalla possibile (probabile? O forse solo paventata, chissà) futura discarica di Roma, ci sono anche altri nodi da sciogliere: uno su tutti quello relativo all’azienda che dovrà preparare e gestire la nuova discarica. I tempi strettissimi, fine agosto, e il fantasma emergenza (quella vera, con i rifiuti in strada perchè non si sa dove metterli) consegnano infatti un quadro complicato e abbondantemente critico della situazione, che impone decisioni unilaterali, rapide, definitive. Decisioni che saranno prese dal solito commissario straordinario Goffredo Sottile il quale, dopo aver selezionato il sito inviando una relazione dettagliata a Regione, Provincia e Comune ed al ministero dell’Ambiente, dovrà ora decidere a quale azienda affidare il tutto: troppo poco tempo per pubblicare un bando europeo, come vuole la legge. L’ipotesi più gettonata vuole l’affidamento della nuova discarica, che riceverà (almeno nelle intenzioni) solo rifiuti trattati, ad uno o più operatori del settore già presenti sul territorio, escludendo l’affidamento “in house” all’Ama (l’unico forse che avrebbe un senso senza gara, essendo l’Ama un ente pubblico); nel frattempo Massimiliano Iervolino e Riccardo Magi dei Radicali si sono presi la briga di leggere, analizzare e commentare la relazione del commissario straordinario, evidenziandone alcuni punti critici. La prima considerazione riguarda i rilievi effettuati per la scelta del sito: come fu con i siti di Riano e Corcolle (proposti dall’ex commissario, nominato dalla giunta Polverini, Giuseppe Pecoraro) la scelta sarebbe stata operata solo sulla base di studi cartografici e di fattibilità e non procedendo con rilievi effettivi sul luogo:

“E’ però corretto segnalare come le cosiddette “analisi sul campo” siano ad oggi di difficile realizzazione in punta di diritto, visto che l’area in questione appartiene ad un privato che, al momento, non ha ricevuto alcun indennizzo, né tantomeno si è visto espropriare il terreno. Oltre ciò costui, non ha neanche mai avanzato richiesta di costruzione e gestione di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi.”

si legge nelle considerazioni. Altro tema sono le quantità: come già scritto più volte in passato è al momento impossibile quantificare i rifiuti prodotti giornalmente da Roma, quelli trattati e quelli no; in assenza di un’anagrafe dei rifiuti è infatti tutto più oscuro e, dunque, senza alcuna garanzia:

“[…] non fornisce i necessari dati quantitativi e qualitativi derivanti dal funzionamento degli impianti di trattamento meccanico biologico che lavorano i rifiuti di Roma, ivi compresi quelli relativi al trito vagliatore di Rocca Cencia. Tale mancanza è da ritenersi grave visto che senza avere conoscenza di detti dati sensibili è impresa ardua comprendere quanti e quali rifiuti dovranno essere smaltiti nella futura discarica di Roma.”

La presenza di “ecoballe” nella fossa del gasificatore di Malagrotta, ancora non è stato dato alcun dato preciso su quantità e motivazioni per cui sarebbero stoccate là, ma tant’è, è solo la dimostrazione di come una gestione opaca delle emergenze sfiducia quei cittadini che da decenni si avvelenano letteralmente l’esistenza, vuoi per la vicinanza alle discariche vuoi per una semplice questione di coscienza sociale. La discarica di Falcognana, su un terreno di proprietà della azienda Ecofer, avrà una capacità di abbancamento iniziale di 1 milione di metri cubi:

“Tale volumetria comporta due valutazioni, la prima attiene allo spazio ridotto dell’area prescelta che fa ben intendere la natura provvisoria dell’eventuale discarica […] ; la seconda invece, riguarda la tempistica di esaurimento del sito, difatti senza conoscere i dati sensibili riportati nel punto precedente è impossibile comprendere, oltre ogni ragionevole dubbio, quale sarà il tempo di funzionamento dell’invaso.”

Ci sono poi i nodi indennizzo e esproprio del terreno, l’eventuale gara europea e la questione trasparenza e, in ultimo, una nota di buon governo:

“Da apprezzare invece, l’ultimo richiamo riportato nel testo in oggetto, laddove si invita il ministero dell’Ambiente ad emanare quel decreto attuativo, delle esistenti disposizioni di legge, che servirebbe a definire le caratteristiche chimico fisiche della Fos e dunque permetterebbe l’uso di questo materiale per il recupero ambientale delle cave dismesse.”

Sul sito invece sia il sindaco Marino che il presidente Zingaretti sono stati piuttosto chiari: Falcognana è una soluzione ottimale, cosa che sta tirando loro addosso le ire dell’ex-sindaco Alemanno, il quale dimentica il totale immobilismo della sua amministrazione, che ha condotto ad una situazione senza ritorno.

Fonte. Ecoblog

 

Rifiuti: vietato smaltirli in discarica senza trattamento preventivo

Una Circolare del ministero dell’Ambiente chiarisce, sulla base delle indicazioni dell’Europa, quali sono i trattamenti necessari per il conferimento dei rifiuti in discarica. Il cosiddetto “tal quale”, anche se tritovagliato, non potrà essere conferito in discarica. Il testo della Circolare375892

In un una Circolare (vedi allegato) indirizzata a tutte le Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, in linea con le indicazioni interpretative della Commissione europea, il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ha chiarito quali sono le attività di trattamento alle quali devono essere sottoposti i rifiuti urbani per poter essere ammessi e smaltiti in discarica, superando di fatto la circolare emanata “pro tempore” dal Ministero dell’Ambiente il 30 giugno 2009. La circolare del 2009 definiva “trattamento” ai fini dello smaltimento dei rifiuti in discarica anche la tritovagliatura e stabiliva che a predeterminate condizioni la “raccolta differenziata spinta” poteva far venir meno l’obbligo di trattamento ai fini del conferimento in discarica precisando come queste indicazioni avrebbero avuto natura “transitoria” senza stabilire però in modo espresso un chiaro termine finale. Lo scorso 13 giugno la Commissione europea ha però rilevato la necessità di un trattamento adeguato anche sui rifiuti residuali provenienti da raccolta differenziata stabilendo come la tritovagliatura non soddisfi di per sé l’obbligo di trattamento dei rifiuti previsto dalle normative europee. Per quanto concerne le indicazioni della circolare 2009 sulla natura equipollente della “raccolta differenziata spinta” al trattamento, la Commissione ha inoltre evidenziato come la sola raccolta differenziata spinta non sia di per sé idonea a escludere la necessità di sottoporre a preventivo trattamento i rifiuti indifferenziati residuali se, oltre alla prova di aver conseguito gli obiettivi progressivi di riduzione dei rifiuti urbani biodegradabili da collocare in discarica, non viene data anche la dimostrazione che il trattamento non contribuisce a prevenire o a ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i rischi per la salute. Per evitare il rischio di esporre l’Italia a nuove procedure europee di infrazione il ministro Orlando ha quindi deciso di intervenire chiarendo così ogni possibile ambiguità in materia. Mai più, dunque, il “tal quale” in discarica, per quanto triturato o tritovagliato. «Un trattamento che consiste nella mera compressione e/o triturazione di rifiuti indifferenziati da destinare a discarica, e che non includa un’adeguata selezione delle diverse frazioni dei rifiuti e una qualche forma di stabilizzazione della frazione organica dei rifiuti stessi – si legge nella Circolare – non è tale da evitare o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente e i rischi sulla salute umana». Nella Circolare emanata si invitano quindi le Regioni e le Province autonome ad osservare con urgenza le nuove disposizioni adottando ogni ulteriori iniziativa necessaria in termini di attuazione della pianificazione con particolare riferimento alla gestione dei rifiuti urbani, al fine di rispettare gli obiettivi stabiliti dalle norme comunitarie. Entro il 2015, si legge ancora nella disposizione del ministro, deve essere inoltre garantita almeno la raccolta differenziata per la carta, metalli, plastica e vetro, e ove possibile per il legno, al fine di conseguire gli obiettivi comunitari entro il 2020. “Con questa circolare – ha commentato il ministro Orlando – viene definitivamente chiarito quali sono i trattamenti necessari per il conferimento dei rifiuti in discarica dove non potrà arrivare mai più il cosiddetto ‘tal quale’, anche se sottoposto a tritovagliatura. E’ questo un passaggio importante anche e soprattutto ai fini del raggiungimento degli obiettivi comunitari e del conseguente superamento delle procedure di infrazione che gravano sul nostro Paese in ambito europeo. Credo sia molto importante che, con l’indispensabile supporto delle Regioni e degli enti locali, su questa tematica possa immediatamente partire con forza una nuova consapevolezza ambientale. Con tutte le sue delicate implicazioni, la chiusura virtuosa del ciclo dello smaltimento dei rifiuti rappresenta un obiettivo imprescindibile per il futuro del nostro Paese”

Scarica il testo della Circolare [0,11 MB]

Circolare U.prot.GAB -2009-0014963 – Ministero dell’Ambiente

Fonte: eco dalle città

 

Rifiuti di Roma, la nuova discarica sarà (forse) a Falcognana

Il commissario Sottile invia la relazione al ministro Orlando: la nuova discarica sarà a Falcognana, sull’Ardeatinafalcognana-586x343

Nella relazione tecnica inviata dal commissario Sottile al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando viene indicato il nuovo sito che ospiterà la discarica di Roma: si tratta di Falcognana, località al 14esimo km della via Ardeatina, dove esiste già una discarica di rifiuti speciali. Il sito dovrà ospitare, qualora ricevesse l’avvallo del ministro, la discarica per il conferimento di soli rifiuti urbani trattati dagli impianti di TMB di Roma e del Lazio. Nella giornata di domani Orlando dovrà pronunciarsi in materia: i cittadini preannunciano proteste, perfino il Presidente del IX Municipio Andrea Santoro scenderà in piazza lamentando la totale assenza di comunicazione, negli scorsi mesi, tra il Municipio e il commissario Sottile. La verità è che, com’era prevedibile, siamo punto e accapo. Il momento di impasse amministrativa creato dalle lunghissime elezioni comunali ha solo affievolito le voci e “rubato” tempo prezioso nelle scelte: la totale mancanza di trasparenza che in questo momento c’è sul tema rifiuti (ancora latitano le risposte sullo stoccaggio di “ecoballe” nella fossa del gassificatore di Malagrotta), la carenza di dati certi sulle quantità attualmente smaltite dagli impianti di Tmb in giro per la regione. A tal proposito Riccardo Magi consigliere radicale di Roma Capitale eletto nella “Lista Civica per Marino” ha presentato la delibera consiliare sull’anagrafe dei rifiuti, che sarebbe un valido strumento di trasparenza e conoscenza per tutta la cittadinanza. Ma le polemiche sulla possibile discarica all’Ardeatina infuocano le cronache già da qualche giorno: il commissario straordinario aveva il compito di presentare una lista di siti entro il 31 luglio e Falcognana era tra questi; tuttavia, ha sottolineato l’assessore regionale con delega ai rifiuti Michele Civita, occorre in questo momento attendere il verdetto del ministero dell’Ambiente ricordando che la distanza dal santuario del Divino Amore non è di 500m, una delle argomentazioni della cittadinanza, ma di tre chilometri e mezzo. Il sito è una discarica di rifiuti speciali della Ecofer, troppo piccola secondo molti per ospitare una discarica di rifiuti urbani trattati.

“La scelta sulla nuova discarica, vista la gravità della situazione e il perdurare dell’emergenza, è stata fatta propria dal governo nazionale tramite il commissario. Sottile ha svolto una serie di riunioni tecniche e ieri ha consegnato una relazione al ministro che la sta valutando e su cui ci comunicherà l’esito nei prossimi giorni.”

Ha spiegato Civita questa mattina. Andrea Santoro, Presidente del IX Municipio, ha consegnato qualche giorno fa agli uffici del sindaco, del presidente della Regione e del commissario Sottile un documento votato all`unanimità dal Consiglio municipale ed una sua lettera per dire “No” a realizzare una discarica a pochi passi dal Divino Amore:

“Il municipio non è mai stato coinvolto e mi dispiace. Il tema dei rifiuti di questa città va affrontato alla luce del sole perché riguarda tutti. Invece i cittadini e io non sappiamo ancora, ufficialmente, neppure cosa si dovrebbe realizzare, nel concreto, a Falcognana, a poche centinaia di metri dal santuario del Divino Amore dove c’è già, e dal 2003 quando alla Presidenza della Regione Lazio c’era Storace, un sito per i rifiuti pericolosi.”

Dal canto suo l’opposizione contesta la possibile discarica a Falcognana, dimenticando forse la totale inazione sul tema rifiuti negli anni dell’amministrazione Alemanno.

Fonte:  WWF Roma

 

Rifiuti industriali: alle porte di Torino la discarica che crea energia

In un quarto di secolo la discarica situata alle porte di Torino è diventata uno dei punti di riferimento nello smaltimento dei rifiuti industriali1623336601-586x346

La discarica di Barricalla, situata nell’area industriale di Collegno, alle porte di Torino, è attiva dal 1988 e in questi 25 anni è diventato un punto di riferimento, a livello comunitario, nel trattamento e nella gestione delle sostanze potenzialmente pericolose. Collocata in un’area che ospitava una cava di ghiaia, in un quarto di secolo la discarica non ha mai generato rischi ambientali ed ha, invece, saputo trasformare i rifiuti in una risorsa. Gestita dalla Barricalla Spa, nata nel 1984, con capitale misto pubblico (il 30% è di Finpiemonte) e privato (il 70% è equamente diviso fra Sereco Piemonte Spa e Ambienthesis). Principale discarica di rifiuti industriali, il sito di Barricalla accoglie fanghi da depurazione di acque, scorie dell’industria metallurgica, ceneri di abbattimento fumi, ma anche amianto, terreni da bonifiche e residui chimici e delle lavorazioni metalmeccaniche. Sono circa 130mila le tonnellate che, ogni anno, trovano collocazione nei quattro lotti del sito torinese che si sviluppa su di una superficie di 75mila metri quadri e un volume di 1,23 milioni di metri cubi. L’iter della collocazione avviene in tre fasi: 1) controllo preventivo, classificazione e omologazione dei rifiuti, 2) conferimento in area sicura per evitare contaminazione fra mezzi di trasporto e aree di stoccaggio, 3) riempimento dell’invaso a seconda della composizione chimica dei rifiuti. Grazie al coinvolgimento dell’Università e del Politecnico di Torino, ma anche di studiosi provenienti da tutto il mondo, la discarica di Barricalla è diventata una sorta di laboratorio ambientale. All’interno della discarica, sui due lotti di terreno esauriti, è stato costruito un parco fotovoltaico da 4.680 metri quadri che produce energia per la cittadinanza.

Fonte: Televideo

commento di 5 minuti per l’ambiente

Certamente una realtà interessante, soprattutto economicamente. Da 25 anni stanno buttando scorie di ogni genere e pericolose nel terreno, e questo viene dichiarato laboratorio ambientale…….Poi nei terreni esauriti ci costruiscono un parco fotovoltaico per pulirsi la coscienza!?!?!?Per sanare il terreno esaurito?!?!?Producendo energia per la cittadinanza, certo il percolato che si infiltra nel terreno da 25 anni svanisce con un impianto fotovoltaico che produce reddito alla Barricalla Spa, bel esempio di sanare il terreno….Complimentoni questo è il futuro che lasciate ai posteri….CHE AMAREZZA!!!!

Mario

Meno discarica e più riciclo per la plastica con Recyclass ™

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Il consumo di plastica ha avuto nei decenni un trend in costante crescita. Secondo l’ultima edizione di “Plastics – the Facts 2012” riferito al 2011 la produzione di materie plastiche a livello mondiale è aumentata di quasi 10milioni di tonnellate (+3,7% ) rispetto al 2010 arrivando a toccare i 280 milioni di tonnellate. L’Europa ha contribuito con 58 milioni di tonnellate (+2%), con un volume trasformato di 47 milioni di ton (+1,1%). Secondo il Libro verde “Una strategia europea per i rifiuti di plastica nell’ambiente” – pubblicato dalla Commissione UE il 7 marzo 2013 – finisce in discarica il 48,7% della plastica raccolta nell’UE, il 51,3% viene incenerito e la percentuale media del riciclaggio ad oggi si attesta mediamente al 24%. Sulla base dei dati diffusi da Plastic Europe riferiti al 2012 si legge che su un totale di25,1 milioni di tonnellate di rifiuti plastici raccolte sono state circa 10,3 milioni di tonnellate a finire in discarica e 14,9 milioni recuperate ( con riciclo meccanico o recupero energetico). In Italia secondo i dati forniti da Corepla vengono immesse annualmente al consumo poco più di 2 milioni di tonnellate di imballaggi. Considerando quella parte legata ai consumi domestici che finisce nella raccolta differenziata – quantificabile in 1.400.000 tonnellate – si arriva a raccoglierne non più della metà.

NUOVI OBIETTIVI DI RICICLAGGIO EU MESSI A RISCHIO DAL DESIGN DEL PACKAGING

Questa l’apertura del comunicato stampa di lancio di Recyclass™ avvenuto recentemente da parte dell’associazione Plastics Recyclers Europe. La progettazione attuale del packaging – denuncia l’associazione – minaccia il raggiungimento dei target di riciclo europei. La raccolta differenziata non può garantire il riciclo del packaging quando il suo design impedisce un completo svuotamento del contenuto o quando le combinazioni tra polimeri o altri componenti compromettono processi di riciclo eco-efficienti.

Recyclass™ è lo strumento che Plastics Recyclers Europe ha sviluppato per guidare i progettisti verso un design orientato alla riciclabilità eco-efficiente. Si tratta di un sistema di classificazione valido per tutta Europa che attribuisce una classe di riciclabilità a un qualsiasi packaging in plastica tramite lettere dalla A alla G, sulla falsariga delle sette classi di efficienza energetica dell’UE per gli elettrodomestici.

Fonte: eco dalle città

 

Emergenza rifiuti a Palermo: Amia fallita e le strade diventano una discarica

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La discarica di Bellolampo è al limite della saturazione, l’Amia è fallita e in tre anni di gestione commissariale sono stati persi altri 90 milioni di euro. Si aspettavano i profumi e i colori della primavera a Palermo e, invece, sono i maleodoranti sacchetti dell’immondizia e i colori spenti dei sacchetti di plastica a contraddistinguere questi giorni di fine aprile. Cumuli di rifiuti, cassonetti stracolmi che invadono i marciapiedi e persino le corsie riservate ai mezzi pubblici. Non è certo uno spettacolo edificante per i turisti che iniziano ad arrivare nel capoluogo siciliano. Dopo Napoli e Roma, dunque, l’emergenza rifiuti si sposta ancora più a sud, dove il mix dei primi caldi e dei rifiuti sta saturando l’aria con un odore nauseabondo. La situazione va avanti da alcune settimane ed è diventata critica quando il Tribunale di Palermo ha dichiarato fallita l’AMIA la società che si occupa della gestione dei rifiuti in città. Nei giorni scorsi il sindaco Leoluca Orlando aveva pesantemente attaccato i tre commissari Sebastiano SorbelloFrancesco Foti e Paolo Lupi puntando l’indice su una gestione commissariale che in tre anni di gestione ha fatto perdere ulteriori 90 milioni di euro all’utility già in difficoltà. Ora interverranno i curatori fallimentari . I problemi, purtroppo, non sono soltanto di ordine economico o, meglio, i buchi di bilancio hanno provocato disagi a livello logistico: la discarica di Bellolampo (le cui recenti traversie rappresentano un capitolo a parte di questa triste storia) potrebbe saturarsi entro fine mese. Anche quando ripartirà la raccolta dei rifiuti potrebbe non esserci lo spazio necessario a stoccarli. Si profila all’orizzonte la realizzazione di un termovalorizzatore che presuppone, però, una differenziazione nella raccolta dei rifiuti. Per il momento i cittadini, esasperati dagli odori nauseabondi, hanno deciso di dar fuoco ai rifiuti accendendo una cinquantina di roghi che hanno costretto le forze dell’ordine a intervenire. Molto duro il commento alla vicenda del Presidente dei Circoli dell’Ambiente, Alfonso Fimiani:

Le immagini di una Palermo invasa dai rifiuti non sono che l’epilogo di una situazione drammatica che denunciamo da anni. Durante le elezioni regionali la nostra critica è stata trasversale: nessuno dei candidati a Governatore si era minimamente preoccupato di avanzare proposte di risoluzione di una problematica che ha radici profonde e lontane nel tempo e questi sono i risultati. Non accettiamo che ci sia il solito scaricabarile: le responsabilità sono dell’intera filiera istituzionale che non è stata ancora in grado di assicurare alla Regione Sicilia impianti adeguati per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Addossare le colpe agli eletti dell’ultima tornata è ridicolo: il tema non è stato mai affrontato con un piglio che possa portare ad una risoluzione definitiva. In Sicilia servono i termovalorizzatori: è necessario costruirne uno in ogni Provincia. A questi è necessario affiancare serie politiche di riduzione, recupero e riciclo: il rifiuto deve essere trasformato in risorsa, come recita il nostro slogan.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Eurostat: riciclo e compost, Italia sotto la media europea

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E’ stato pubblicato ieri il nuovo rapporto Eurostat sui rifiuti nel Vecchio Continente, relativo ai dati raccolti nell’anno 2011, e l’Italia non ne esce benissimo (ma nemmeno l’Europa, se può consolare): ogni anno un cittadino europeo mediamente produce 503kg di rifiuti, di cui il 37% è finito in discarica, il 23% incenerito, il 25% riciclato e il 15% compostato. Rispetto al 2001 Eurostat sottolinea un certo miglioramento delle percentuali medie europee (che si attestavano su un 56% di rifiuti in discarica, 17% inceneriti, 17% riciclati e solo il 10% compostati), ma entrando nello specifico delle singole situazioni si possono trovare margini di miglioramento esponenziali. Il paese europeo che produce più rifiuti pro-capite è, sorpresa, la Danimarca: 718kg di rifiuti a cittadino prodotti nel 2011, seguita a ruota da Lussemburgo, Cipro ed Irlanda, con valori tra i 600 e i 700kg pro-capite. Sul terzo gradino del podio, nel range 500-600kg pro-capite, si trovano Italia, Germania, Austria, Paesi Bassi, Spagna e Malta; un’ottima compagnia per il Belpaese, che nel 2011 ha prodotto 535kg pro-capite di rifiuti (solo 32kg sopra la media europea), che tuttavia si trova ben al di sotto delle medie continentali relative allo smaltimento. Se i cittadini danesi vedono smaltire in discarica il 3% dei loro rifiuti (quasi 200kg pro-capite in più), gli italiani vedono crescere drammaticamente la percentuale, fino al 49% di rifiuti smaltiti in discarica: non a caso l’Italia ha le discariche più grandi d’Europa (Malagrotta, Bussi, Chiaiano) uno dei sistemi di smaltimento meno efficiente e meno sostenibile dei 27 Paesi Ue. Certamente il 99% dei rifiuti ‘discaricati’ dalla Romania è un dato ben più inquietante, ma non è più tempo per il vicendevole additarsi come esempio peggiore: qui occorre virtuosismo. Dei 535kg pro-capite di rifiuti tricolori prodotti, 505kg vengono trattati ma solo il 34% di questi viene compostato o riciclato: il 17% del totale viene incenerito. Se osserviamo invece come i danesi smaltiscono i loro rifiuti, notiamo che il 53% del totale viene incenerito: la Danimarca è il paese che più spesso ricorre a questo sistema (certamente non esattamente “pulito”  né “sostenibile”), davanti a Svezia (51%) e Belgio (42%). Sul compostaggio dei rifiuti l’Austria primeggia su tutti gli altri: il 34% dei rifiuti prodotti dal paese di lingua tedesca viene correttamente compostato, una percentuale di gran lunga superiore alla media europea e che denota una visione d’insieme del problema smaltimento decisamente più virtuosa che altrove. Al secondo posto per la percentuale di compostaggio ci sono i Paesi Bassi (28%); medaglia di bronzo per Belgio e Lussemburgo (20%). Un dato piuttosto interessante è relativo alle percentuali di smaltimento in discarica: se da un lato c’è quasi un eccesso di virtuosismo (se di eccesso si può parlare), come in Belgio, Germania, Olanda, Svezia che smaltiscono in discarica l’1% dei rifiuti prodotti, dall’altro notiamo come certi sforzi vengano vanificati da percentuali terribili: 99% di rifiuti in discarica in Romania, 94% in Bulgaria, 80% in Grecia, persino la Spagna smaltisce in discarica il 58% dei rifiuti che produce. Uscendo dall’Unione europea il caso svizzero è clamoroso: 0% di rifiuti smaltiti in discarica (689kg pro-capite l’anno), il 50% viene incenerito, il 35% viene riciclato e il 15% compostato.

Fonte: Eurostat