Chi sono i veri responsabili dei disastri climatici?

Di fronte all’evidenza della catastrofe climatica, ecco che si fa strada la strategia, da parte dei veri responsabili della situazione, secondo cui «la colpa è di tutti». Astuto, ma attenzione: vogliono distrarci.

Di fronte all’evidenza della catastrofe climatica, ecco che si fa strada la strategia, da parte dei veri responsabili della situazione, secondo cui «la colpa è di tutti». Si sta facendo passare in maniera assai subdola il messaggio che i cosiddetti consumatori siano i responsabili, perché non fanno la raccolta differenziata, perché comprano prodotti con imballaggi, perché non spengono la luce quando escono dalla stanza e così via. Appaiono quindi dappertutto i decaloghi per dire a noi cosa possiamo fare per salvare il mondo, come se comprare un’auto che inquina un po’ meno, mangiare un pochino meno carne rossa, e così via, possa essere un passo decisivo verso un mondo senza inquinamento. Sicuramente ognuno di noi può fare la differenza, ma questa “politica” del dire che la colpa è di tutti (e quando la colpa è di tutti, non è di nessuno) viene orchestrata magistralmente dalle grandi multinazionali, gli imperi economici che continuano ad inondare il mondo di prodotti superflui, a bombardarci di pubblicità demenziali dove ci incitano a comprare a tutto spiano come se non ne fossimo già sommersi dalla loro immondizia. Martellano costantemente fra un decalogo ambientale e l’altro che dobbiamo comprare e ancora e ancora. Fanno loro eco i politici, che ci dicono che dobbiamo crescere altrimenti è la fine. Rimettiamo a posto le cose. I consumatori hanno un grandissimo potere che è quello di rifiutarsi di continuare a comprare le schifezze di cui ci inonda la pubblicità ma politici asserviti, multinazionali, industriali senza scrupoli guidati solo dal lucro ad ogni costo, sono i veri responsabili del suicidio a cui stiamo andando incontro. I media ovviamente non dicono le cose come stanno e continuano ad accettare qualsiasi pubblicità perché altrimenti chi gli paga gli stipendi? Visto che senza la pubblicità chiuderebbero praticamente tutti in pochi giorni.

Imprenditori, multinazionali, grandi gruppi industriali grazie a enormi investimenti e migliaia di persone che lavorano per loro, sono lì a pensare non certo a come salvare il mondo ma a cosa altro venderci, a cosa altro inventarsi per aumentare i loro già stratosferici profitti. Magari mettendo qualche suffisso Eco o Bio ai loro prodotti, e avanti come se nulla fosse. Tutto questo va fermato senza avere paura di mettere in discussione la sacra crescita, perché se la crescita rallenta, si ferma o retrocede, si avrà di conseguenza meno inquinamento, spreco e distruzione ambientale. Non è certo il PIL che ci dà prosperità e benessere ma acqua, cibo, aria pulita e sana, oltre che una vita non sacrificata agli Dei del profitto dove l’unico credo è quello del denaro.

Bisogna comprare il meno possibile e consapevolmente, levando in questo modo potere ai criminali dell’ambiente. Bisogna aumentare la propria autosufficienza e resilienza, costruire società con valori e pratiche completamente diversi da quelli portati avanti da chi vuole vendere e comprare qualsiasi cosa, compresa l’anima delle persone. Le stesse imprese e i politici hanno la possibilità di scegliere da quale parte stare, se quella dei criminali o di quelli che verranno ricordati per il loro coraggio e lungimiranza nell’aver contribuito ad invertire la rotta e assieme alle persone consapevoli, dato al mondo un futuro degno di questo nome. In fondo anche politici, banchieri, industriali hanno figli e nipoti e nemmeno loro si salveranno dalla catastrofe prodotta dai loro padri e nonni.

Fonte: ilcambiamento.it

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Per preservare la sovranità alimentare bisogna preservare il clima

Si chiuderà il 18 marzo in Giappone la terza conferenza mondiale sulla riduzione dei disastri climatici, oggi più che mai all’ordine del giorno. A lanciare un appello all’azione è José Graziano Da Silva, direttore generale della FAO, organizzazione anche molto criticata ma che, evidentemente, non può più ignorare la realtà: per preservare la sovranità alimentare occorre preservare il clima.cambiamenti_climatici_

Si chiudono mercoledì 18 marzo i lavori della terza conferenza mondiale sulla riduzione del rischio dei disastri climatici. E a parlarne è José Graziano Da Silva, direttore generale della FAO.

«Carne artificiale, itticolture in spazi chiusi, fattorie verticali, droni per l’irrigazione: una volta si pensava che tutto questo fosse solo fantasia, oggi è la realtà. La produzione alimentare sta diventando hi-tech, almeno in alcune aree del pianeta» dice Da Silva riferendosi all’Occidente. «Mentre la gran parte delle fattorie nel resto del mondo deve fronteggiare un clima sempre più compromesso».

«In occasione della seconda conferenza internazionale sulla nutrizione tenutasi a Roma lo scorso novembre, Papa Francesco ha affermato: Dio perdona sempre, l’uomo a volte, la Terra mai. Madre Natura risulta sempre più compromessa e quando si assiste a siccità, tsunami e atri disastri del genere, le conseguenze per la sicurezza alimentare dei popoli sono profonde».

«Nel mondo ci sono 2,5 miliardi di attività a conduzione familiare che dipendono dall’agricoltura e questo settore copre il 30% del Prodotto interno lordo in paesi il Burkina Faso, il Burundi, la Repubblica Centro-africana, il Chad, l’Etiopia, il Kenya, il Mali, il Niger e il Mozambico. A mettere a rischio l’agricoltura sono anche le guerre e le crisi economiche, ma le perdite dovute a disastri naturali sono triplicate nell’ultimo decennio, arrivando al 22% almeno dell’intera produzione tra il 2003 e il 2013. E a essere particolarmente a rischio sono i piccoli contadini, i pescatori e le comunità che dipendono dalle foreste, cioè quelle stesse persone il cui 75% rappresenta la popolazione più affamata e povera del mondo».

«È la stessa agricoltura a offrire la soluzione, ma bisogna cambiare il modo di utilizzare i terreni, individuare un approccio più sostenibile alla produzione alimentare, proteggere l’ambiente e favorire la resilienza delle comunità». Vedremo se i paesi seduti al tavolo della conferenza mondiale sapranno ascoltare e decideranno di agire in qualche modo. «Dobbiamo ridurre i fattori di rischio per i piccoli contadini, i pastori e chi vive delle foreste – dice Da Silva – e questo è possibile concentrandoci e investendo su modelli più sostenibili di produzione alimentare e su pratiche agricole che proteggano le risorse naturali».

Bene: anche la FAO è arrivata a questa conclusione!

Fonte: ilcambiamento.it

Per evitare i disastri climatici bisogna lasciare petrolio e gas sottoterra

Un nuovo, ampio studio ha confermato ciò che gli ambientalisti vanno dicendo da tempo: per evitare i disastri climatici, i combustibili fossili vanno lasciati sottoterra, bisogna dire stop all’estrazione e allo sfruttamento.carbone_giacimenti

Lasciate gas e petrolio nel sottosuolo: è questo il monito che viene dai ricercatori che hanno concluso come, per evitare che i cambiamenti climatici continuino ad aggravarsi, la maggioranza dei giacimenti di combustibili fossili debba essere lasciata sottoterra, compresi la quasi totalità del carbone negli Usa e nel Medio Oriente, tutto il gas e il petrolio dell’Artico, il 90% del carbone australiano, la stragrande maggioranza delle sabbie bituminose del Canada, il 78% del carbone europeo e gran parte del gas sempre del Medio Oriente. Lo studio è stato pubblicato su Nature ed è stato condotto da Christophe McGlade e Paul Ekins, della University College London. McGlade ed Ekins ricordano come siano stati gli stessi «decisori politici a determinare che l’aumento della temperatura globale causato dai gas serra non deve andare oltre i 2° sopra la media delle temperature globali dell’era pre-industriale». Ebbene, per rimanre sotto questa soglia, i ricercatori affermano che «a livello globale, un terzo delle riserve di petrolio, metà delle riserve di gas e oltre l’80% delle attuali riserve di carbone devono restare inutilizzate dal 2010 al 2050». Questo non è certo il primo studio che sottolinea come l’abuso di combustibili fossili risulti pericolosi, ma è l’unico che ha specificato quali siano e dove siano i giacimenti che non andrebbero toccati.

Fonte: ilcambiamento.it