Orti sociali per coltivare le diverse abilità e sradicare gli stereotipi

Un’esperienza di lavoro, di sana vita e di gruppo e soprattutto un’occasione di crescita personale. I ragazzi del Centro Diurno Disabili di Voghera raccontano la loro esperienza a contatto con la terra nell’ambito del progetto “Orti Sociali di Voghera” promosso dalla rete Agricoltura Sociale Lombardia. La rete Agricoltura Sociale Lombardia dà voce ad alcune storie di riscatto rese possibili grazie alle esperienze di inclusione concretizzate attraverso l’agricoltura sociale. L’ultimo report parla di ben 1.967 persone con svantaggio che attraverso la rete regionale hanno trovato un’opportunità di riscatto. Di queste 1.096 sono disabili e coinvolte a vario titolo nelle attività agricole. Approdando sul territorio pavese brilla una testimonianza particolarmente speciale perché in grado di scardinare numerosi luoghi comuni sulla disabilità senza edulcorazioni ma con il solo ingrediente dell’esperienza diretta a contatto con la natura, i suoi ritmi e non da ultima la sua bellezza. Tutto accade nell’ambito del progetto “Orti Sociali di Voghera” – appartenente alla rete regionale ASL – della Fattoria sociale Baggini che si mette in sinergia con il Centro Diurno Disabili di Voghera.

Da questo intreccio virtuoso scaturisce l’intento di coinvolgere cinque giovani con disabilità intellettiva e motoria in un’attività di orto sociale. Un’esperienza partita a metà ottobre 2018 e che sta prendendo sempre più quota sul fronte dei risultati come racconta Elisa Castelli, una delle referenti del progetto oltre che educatrice del centro gestito dalla cooperativa onlus Marta: “Abbiamo ideato questa iniziativa formativa con un obiettivo ben chiaro: volevamo portare i ragazzi fuori dalle mura protettive e abitudinarie del centro per metterli a contatto con qualcosa di nuovo. Desideravamo trasmettere loro la percezione di non essere più solo dei fruitori di aiuto ma di poter diventare loro stessi dei portatori di una vera e propria ‘cura’ nei confronti di qualcosa che ha bisogno di essere seguito con motivazione, attenzione e pazienza. Nell’orto imparano che bisogna seminare bene ora per raccogliere frutti più avanti”. 

“Un’altra bella esperienza agli Orti Sociali di Voghera – evidenzia Moreno Baggini, responsabile del progetto omonimo e coordinatore del territorio pavese per la rete ASL – Si tratta di un modello di intervento innovativo studiato dal CDD di Voghera che recupera l’elemento storicamente inclusivo che è innato in agricoltura e che spesso garantisce ottimi risultati dal punto di vista terapeutico e del reinserimento sociale. Grazie alle educatrici del CDD e all’orto-terapista Emanuele Carcò i ragazzi coinvolti stanno avendo opportunità per fare le loro prime esperienze di lavoro e sana vita di gruppo ma anche e soprattutto esperienze di vita e crescita personale”.

Diverse abilità in campo

I giovani coinvolti – di età compresa tra i 30 e i 35 anni, di cui quattro ragazzi e una ragazza – in passato hanno già maturato esperienze di cura delle piante nell’ambito del servizio del centro. “L’entusiasmo era tale che volevamo replicarlo in un luogo diverso dove poter sperimentare nuove relazioni e mansioni che consentissero la scoperta di competenze” spiega Elisa Castelli.  

La terra come base di inizio per una nuova esperienza di formazione. Una volta a settimana per circa due ore i ragazzi del CDD di Voghera imparano i rudimenti del mestiere grazie alla guida dell’orto-terapista della fattoria Baggini che mostra i vari passaggi da eseguire. Vengono utilizzati diversi attrezzi, tranne gli strumenti a motore, ed eseguite operazioni che richiedono concentrazione, come conferma Elisa: “Recentemente abbiamo, ad esempio, tolto tutte le piante di pomodori per lasciare spazio alle fragole che arriveranno a primavera. Un bell’esercizio di cura e attesa da parte dei nostri ragazzi che hanno anche usato la vanga. Tutto questo insieme a noi educatori perché svolgiamo tutti i medesimi compiti senza differenze”.  

Un’esperienza che ha destato interesse, gratificazione ed entusiasmo negli stessi ragazzi. “All’orto mi diverto con Riccardo che mi insegna cosa fare” racconta ad esempio Alessandro che partecipa all’attività. “Andare a lavorare con i miei compagni è bello” commenta Luca, confermando le impressioni del suo collega. “Mi piace molto fare l’orto e raccogliere le verdure, oggi ho portato a casa i finocchi” sottolinea Alberto che ha potuto toccare con mano la soddisfazione di vedere i risultati del proprio impegno. “È bello prendersi cura di qualcosa… poi lo mangi e sei contenta!” riflette Chiara con entusiasmo a questo proposito.

Stereotipi da sradicare, capacità da coltivare

Possiamo dire che l’orto sociale permette coltivare abilità nascoste? “Certamente – è la risposta convinta di Elisa – I benefici sono concreti e riscontrabili su vari livelli. Dal punto di vista relazionale ci si confronta con gli altri e si impara a lavorare insieme imparando a conoscere l’altro e rispettando i ritmi della natura. Saper attendere i risultati del proprio impegno senza fretta ma con pazienza è qualcosa di fondamentale e fortemente educativo. Accade così anche per noi operatori che ci confrontiamo con la disabilità, consapevoli che i risultati non arrivano subito ma che con l’impegno prima o poi ci saranno e questa è la più grande soddisfazione: dare tempo con fiducia”. 

Altro tassello importante è quello cognitivo soprattutto perché parliamo di persone con disabilità intellettiva: “Ogni ragazzo ha modo di contribuire secondo le capacità di cui dispone.  Il lavoro permette di acquisire autonomia e maggior responsabilizzazione in un contesto con ritmi tranquilli e adatti a questo tipo di fragilità. Inoltre la metodologia iniziale strutturata ad imitazione delle tecniche proposte dall’orto-terapista favorisce l’acquisizione di competenze e stimola la memoria potenziando l’aspetto cognitivo e riducendo nettamente le stereotipie che spesso assorbono i nostri utenti. Il contatto con la natura, i suoi cambiamenti e ritmi, migliora la percezione di se stessi”. 

Parliamo di luoghi comuni. Qual è lo stereotipo che questa esperienza di agricoltura sociale è finora riuscita a scardinare di più riguardo alla disabilità mentale? “Ha dimostrato che queste persone non sono bambini ma adulti e che al di là di giuste necessità di routine e attenzione familiari hanno diritto e possibilità di confrontarsi con nuove realtà e persone creando una vera e propria rete relazionale: aspetto importante per la vita di tutti noi. Perché uscire dagli schemi abitudinari ci permette di crescere”. 

Elisa, da educatrice, qual è la più grande soddisfazione derivata finora da questo progetto di orto sociale? “Vedere i nostri ragazzi felici e coinvolti in qualcosa che va al di fuori delle solite attività quotidiane. Siamo stati molto fortunati a trovare un ambiente piacevole e accogliente che li rende sereni e appagati, senza stereotipie o disagi. Il lavoro agricolo è davvero terapeutico: svela abilità”.

Fonte:  http://www.italiachecambia.org/2018/12/orti-sociali-coltivare-diverse-abilita-sradicare-stereotipi/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

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Scampia, pneumatici fuori uso diventano campo da calcio intitolato ad Antonio Landieri

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Da rifiuto a risorsa per la comunità: così, a Scampia, tonnellate di gomma riciclata ricavate da pneumatici fuori uso abbandonati si sono trasformati in un campo di calcio dedicato ad Antonio Landieri, disabile venticinquenne ucciso nel 2004 dalla camorra.

Un segnale importante per i cittadini: i vecchi campetti in disuso situati nell’area in cui oggi sorge il moderno stadio, che vuole essere un simbolo di legalità, erano infatti diventati negli ultimi anni tappa abituale di giovani tossicodipendenti. I lavori di realizzazione del nuovo manto erboso del campo, erba sintetica di ultima generazione realizzata con 77mila chili di gomma riciclata da pneumatici fuori uso, sono iniziati a luglio e terminati ad ottobre. Il progetto è frutto di un protocollo d’intesa contro l’abbandono di pneumatici nella Terra dei Fuochi, siglato nel 2013 da Ministero dell’Ambiente, Prefetture, Comuni di Napoli e Caserta, il consorzio di gestione degli pneumatici fuori uso Ecopneus, l’incaricato del Ministro dell’Interno ed il Ministero dell’Ambiente stesso. Protocollo sulla cui attuazione ha vigilato un Comitato presieduto e coordinato sempre dal Ministero dell’Ambiente, nell’ambito delle attività svolte dalla Direzione per i Rifiuti e l’inquinamento.

L’inaugurazione dello stato Antonio Landieri – ha commentato il Ministro Gallettioltre a costituire un esempio di come i rifiuti possano trasformarsi in risorsa, è anche un modo per comunicare ai cittadini che rispetto dell’ambiente e legalità viaggiano di pari passo, e un segnale importante in un territorio segnato da indubbie difficoltà”.

Complessivamente, per l’attività di gestione degli pneumatici fuori uso abbandonati ed altre complementari come quelle informative della cittadinanza, il Protocollo ha messo a disposizione circa 4 milioni di euro. Dalla data di sottoscrizione al 31 agosto 2017, sono state raccolte circa 8.000 tonnellate di Pfu abbandonati per una spesa complessiva per la corretta gestione degli stessi di circa 1.400.000 €. Sempre nell’ambito della complessiva operazione di gestione di pneumatici fuori uso è stata condotta l’attività di svuotamento di Pfu di circa 6.000 tonnellate nel sito di via Gianturco in Napoli, di circa 10.000 tonnellate nel comune di Marcianise e di circa 8.000 tonnellate nella discarica di Scisciano. Parallelamente all’attività di prelievo degli Pfu dal territorio, è stata promossa e messa in atto la campagna contro l’abbandono dei pneumatici fuori uso dal titolo “Io scelgo la strada giusta” tramite la quale il Comitato conduce l’attività di sensibilizzazione della popolazione per dare impulso alle corrette pratiche di gestione degli pfu, anche da parte di ogni singolo cittadino, di cui il campo di Scampia rappresenta una delle massime espressioni. All’inaugurazione odierna, di fronte ad abitanti, studenti e associazioni del quartiere, sono intervenuti il Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, il Consigliere del Ministro dell’ambiente Vittorio Sepe, il Vicesindaco di Napoli e Assessore all’ambiente Raffaele Del Giudice, il Prefetto incaricato dal Ministro dell’Interno per il contrasto ai roghi in Campania Michele Campanaro e Giovanni Corbetta, Direttore Generale di Ecopneus.

Fonte: ecodallecitta.it

Hackability: designer e disabili per una tecnologia “dal basso”

L’artigianato digitale si mette a disposizione dei disabili per progettare ausili capaci di venire incontro alle loro esigenze. Il progetto Hackability fra proprio questo, coinvolgendo competenze trasversali e mettendo i risultati a disposizione di tutti grazie all’open source. Fabbricazione artigianale, tecnologia e confronto multidisciplinare: sono questi gli ingredienti che hanno dato vita ad Hackability, un punto di incontro per professionisti che impiegano la proprie conoscenze per cercare di migliorare la vita dei disabili.Di-Culo-2

Oggi è un’associazione ma nasce come una community e il primo hackaton di Hackability si è svolto nel 2015 a Torino. Gli hackaton sono gare non competitive tra team composti da designer, maker e informatici che progettano ausili super personalizzati insieme ai disabili per rispondere alle esigenze della vita quotidiana garantendo un prodotto ideato“su misura”.

L’idea di kackability nasce dall’osservazione di quanto sia diffusa la richiesta di presidi,  oggetti o telecomandi che si adattino a richieste e problematiche specifiche. Da qui la consapevolezza che le risposte non possono che essere adattamento e personalizzazione di oggetti comunemente in commercio, l’autocostruzione o la realizzazione di nuove soluzioni supportate da tecnici o da piccoli artigiani. La produzione industriale non può essere in alcun modo la strada da percorrere, sia perché alcuni adattamenti sono così specifici da non essere spendibili per una linea seriale, sia perché i costi di produzione per oggetti che si diffonderebbero solo su strettissima scala sarebbe enorme.Polito4

La soluzione è dunque la diffusione del principio che guida i fablab, utilizzando i migliori strumenti dell’alta tecnologia per la co-progettazione e lo sviluppo di oggetti dal “design for each” (un design su misura per ogni esigenza specifica). In questo modo macchine di prototipazione, stampanti 3D e schede open  source possono essere utilizzati per produrre presidi nuovi (o migliorati) e oggetti a basso costo per supportare le persone con disabilità nella vita quotidiana, facilitandone l’inclusione, l’autonomia lavorativa e la riabilitazione. Ma il bello non finisce qui, perché una volta realizzato il prototipo i modelli sono gestiti in un regime di totale open source, i file di progettazione sono messi on-line e chiunque potrà riprenderli e adattare a sua volta l’oggetto alle proprie necessità.

Fonte: http://www.italiachecambia.org/2017/02/hackability-designer-e-disabili-per-una-tecnologia-dal-basso/?utm_source=newsletter&utm_campaign=general&utm_medium=email&utm_content=relazioni

La battaglia di due amici disabili in difesa del pianeta

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Wenji e Haxia sono disabili, ma hanno deciso di non arrendersi. Hanno unito le forze e piantato oltre 10.000 alberi in un’area devastata dall’inquinamento atmosferico, dove flora e fauna continuavano a morire. Hanno trovato la ragione della propria esistenza nel prendersi cura del pianeta.

«Anche se abbiamo delle limitazioni nel corpo, i nostri spiriti sono senza limiti». Sono le parole di Wenji Jia, uomo semplice ma dai grandi ideali. Viene dalla contea di Jingxing, nella provincia di Hebei, in Cina. Ha 54 anni e, all’età di 3, ha perso entrambe le braccia in un incidente: fulminato dai cavi dell’alta tensione. Malgrado ciò, ha deciso di dare un senso alla propria vita e salvare il Pianeta. E ha deciso di farlo insieme al suo amico di infanzia, Haxia Jia, 55 anni, che ha perso la vista nel 2000 per un incidente in miniera. Insieme, hanno già piantato più di 10mila alberi in 10 anni.10000-alberi-1

«Tu sarai le mie braccia, io sarò i tuoi occhi: insieme salveremo il Pianeta»

Haxia racconta che lui e Wenji sono amici fin dall’infanzia. Le loro famiglie sono molto unite: i loro padri sono a loro volta grandi amici. Quando dopo l’incidente il medico gli comunica che ha perso la vista e che non l’avrebbe più recuperata, cade nella disperazione: non ha più senso vivere e comincia a pensare anche al suicidio.

«Se fossi nato con questa disabilità, forse sarebbe stato diverso, me ne sarei fatto una ragione», ammette. «Ma io era abituato a guardare da molto lontano e a leggere il giornale tutte le volte che volevo».

Poco dopo l’incidente, Wenji torna nel suo Paese natio, da dove era partito diversi anni prima. Fino ad allora aveva lavorato in una compagnia di artisti disabili, finché suo padre non si era ammalato. È quindi ‘costretto’ a lasciare il lavoro per prendersi cura del genitore.10000-alberi-7

Appena tornato in paese, si rende conto dello stato di depressione di Haxia. Mosso a compassione, decide di offrirgli la sua “manica”. Un giorno, mentre sono insieme gli fa una proposta: «Io sarò i tuoi occhi, se tu sarai le mie braccia».10000-alberi-2

«Vivere significa avere uno scopo»

A causa della loro disabilità, non hanno molta scelta. Le opportunità di lavoro sono scarse, ma i due amici decidono di non arrendersi. Non vogliono essere un peso per la società e pensano che l’esistenza di ciascuno abbia senso solo grazie a uno scopo. Si sono così chiesti come possono dare un contributo alla comunità che li ha accolti e cresciuti. La risposta è arrivata in maniera semplice: «Piantiamo alberi», si sono detti. Di lì a poco, si ritroveranno a salvare il pianeta. Wenji e Haxia sanno molto bene che gli uccelli si stanno estinguendo: ne scompaiono circa tre specie ogni anno. La causa? L’inquinamento atmosferico causato dal lavoro nelle cave. In passato la loro regione era florida: sulle montagne c’erano prati e alberi, ma da quando è iniziata l’attività estrattiva, tutto si è trasformato in una landa incolta. Una triste riproduzione, in piccolo, di quanto sta succedendo al Pianeta: tutto peggiora a causa di attività economiche senza scrupoli.10000-alberi-5

Nella regione in cui vivono, ogni volta che si alza il vento, le polveri provenienti dalle miniere si diffondono nell’aria e si riversano nel fiume.10000-alberi-6

Questo danneggia gravemente l’ecosistema, perché le polveri uccidono i pesci, i gamberi, le tartarughe e qualsiasi altro essere vivente, provocandone l’estinzione. L’aria diventa via via irrespirabile. Piantare alberi è necessario per salvare la loro terra.

«Dove va l’acqua, lì andremo noi»

Durante il loro primo autunno insieme riescono a piantare circa 800 alberi. In primavera però, quando tornano per controllare il frutto del proprio lavoro, ricevono un grande choc. Degli 800 alberi piantati, ne sono sopravvissuti solo due. I due amici credevano che si trattasse di un lavoro più semplice. Pensavano bastasse piantare dei rami nel terreno per veder crescere alberi alti e forti. Ma la mano dell’uomo si è spinta troppo oltre nella sua furia distruttrice: il terreno è troppo arido e non permette la sopravvivenza di piante, alberi e fiori. Haxia oggi ammette che davanti a quella visione catastrofica è preso dallo sconforto: vuole mollare. Ma Wenji è mentalmente più forte di lui: ha passato una vita intera ad affrontare sfide durissime, a causa della sua disabilità. Convince l’amico a resistere e suggerisce una strategia ancora più drastica: «Deviamo il corso del fiume: così potremo piantare gli alberi vicino all’acqua».10000-alberi-8

«Se si lavora insieme, si può raggiungere qualsiasi risultato»

All’inizio della loro avventura non hanno semi o alberelli da piantare, perché non hanno soldi per acquistarli. Decidono così di utilizzare i rami, tagliandoli dagli alberi. Non molte persone usano questa tecnica, perché molto scomoda e ardua. A maggior ragione è difficile per loro che hanno oggettive difficoltà ad arrampicarsi. Ma la forza della disperazione li spinge a tentare.10000-alberi-9

Dopo qualche tempo, si rendono conto che alcuni rami avevano messo radici: iniziano finalmente a crescere i primi germogli. Così, ormai da 10 anni, i due amici continuano nel loro folle progetto di salvare la loro terra e tutto il pianeta dalla distruzione.10000-alberi-10

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In questo lasso di tempo, hanno piantato più di 10.000 alberi, trasformando terreni incolti in un’area boschiva. Il loro progetto arriva presto anche al comitato di villaggio, che concede loro un’area di oltre 100 acri sulle colline per proseguire l’opera di rimboschimento.10000-alberi-12-681x387

«Speriamo di poter inspirare e motivare le persone. Se si lavora insieme e per gli stessi valori, possiamo fare qualsiasi cosa. Se ciascuno di noi piantasse uno o due alberi ogni anno, immaginate la differenza che potrebbe fare per il pianeta. Vorremmo che le generazioni future vedano ciò che due disabili sono riusciti a realizzare. Dopo la nostra morte, potranno vedere che un cieco e un uomo senza braccia hanno lasciato in eredità una foresta».10000-alberi-14

Fonti: periodismo.com, GoPro

Agricoltura sociale e disabilità: il progetto “Evergreen Fare impresa”

“Evergreen Fare Impresa” è un progetto di floricoltura e agricoltura sociale supportato dal comune di Lerici (in provincia di La Spezia) e dalla Fondazione Manlio Canepa. Tra i principali obiettivi vi è quello di costituire un contesto sociale e lavorativo in cui si possano inserire le persone con disabilità e, all’interno di una dinamica cooperativa, possano essere valorizzate le competenze di ogni persona. Avviare un percorso di acquisizione di competenze nell’ambito della floricoltura e dell’agricoltura. Con questa finalità prende il via nel 2008 il progetto “Evergreen Fare Impresa” che coinvolge una decina di persone con disabilità del territorio della provincia di La Spezia. Il progetto nasce grazie ad un contributo della Provincia di La Spezia, alla volontà della Fondazione Manlio Canepa e del comune di Lerici, in partenariato con le cooperative che gestiscono il progetto.  Grazie agli educatori che indirizzano il lavoro del gruppo e ad esperti del settore agricolo, vengono valorizzate le competenze di ognuno.

Agricoltura sociale per una società più equa e collaborativa

“L’agricoltura sociale (AS) valorizza l’agricoltura multifunzionale nel campo dei servizi alla persona e si caratterizza per legare la produzione di beni e servizi tradizionali alla creazione di beni e reti informali di relazioni. Accanto alla produzione di prodotti alimentari e servizi tradizionali dell’agricoltura, l’AS interviene a sostegno della produzione di salute, di azioni di riabilitazione/cura, dell’educazione, della formazione, dell’organizzazione di servizi utili per la vita quotidiana di specifici gruppi di utenti, nonché nella creazione di opportunità occupazionali per soggetti a più bassa contrattualità …”
(Manifesto dell’Agricoltura Sociale – Progetto Social Farming – Uni Pisa).

La redistribuzione dell’economia su scala mondiale e la progressiva scarsità delle risorse naturali, hanno prodotto un movimento di mutamento nell’organizzazione dei processi di produzione e distribuzione dei valori economici nella nostra Società. Allo stesso tempo, la crisi ambientale impone la riflessione su un uso responsabile delle risorse naturali, che assicuri una gestione equilibrata del territorio non urbanizzato, per salvaguardare l’uso della terra e prevenire le possibili crisi che potranno derivare da una rinnovata difficoltà di accesso al cibo.serra-e-panorama

La mobilizzazione dai territori di nuove risorse, materiali ed immateriali, vecchie e nuove, specialistiche e non, si realizza attraverso processi di innovazione sociale volti a generare una crescita inclusiva, intelligente e sostenibile (EU 2020) e pensare a risposte di migliore tenuta sociale rispetto ai bisogni esistenti. Alla base di percorsi di innovazione sociale c’è un diverso coinvolgimento della società civile, della responsabilità delle imprese, ma anche un diverso modo di operare delle pubbliche amministrazioni, come dei soggetti istituzionali. In questa rinnovata capacità di coinvolgimento attivo, l’ipotesi da costruire è quella che parte dall’organizzazione di sistemi di economia civile, dove l’interdipendenza e le relazioni di comunità (la core economy) divengono meccanismi di supporto al funzionamento di mercati più etici e di uno Stato meno paternalistico e gerarchico e più collaborativo e aperto al confronto, nelle Istituzioni centrali come in quelle locali.

Il progetto “Evergreen Fare Impresa”

“Evergreen” nasce dalle attività del Centro Diurno Antares di Lerici (SP), nel 2007 come percorso formativo. Si concretizza poi in un contesto pre-lavorativo protetto per persone con disabilità, orientato esattamente in questa direzione: nato come progetto formativo nell’ambito della floro e ortocultura, diventa nel 2011 una struttura florovivaistica alla Serra di Lerici, con annessi terreni agricoli coltivati a ortaggi e alberi da frutto, grazie all’Amministrazione Comunale di Lerici (SP) e la Fondazione Manlio Canepa O.N.L.U.S.  Le cooperative sociali C.O.C.E.A. e Lindbergh, proseguono la gestione del progetto che accoglie persone con disabilità dei distretti sanitari 17, 18 e 19 della Regione Liguria.luca-e-stefano

La scansione temporale del progetto e la sua attuazione avviene su base stagionale, permettendo a chi ne prende parte di affrontare il lavoro di semina, cura e raccolta in base a carichi orari personalizzati. Le serre e il terreno agricolo adiacente sono gestiti in funzione delle richieste di mercato, ma anche in modo attento rispetto alle diversità delle persone coinvolte. Tutti gli utenti, i borsisti e gli operatori hanno ormai acquisito sufficienti competenze sulle specifiche mansioni di volta in volta assegnate. L’attività che si sviluppa durante tutto l’anno, si svolge 5 giorni la settimana, sia in serra che presso alcuni mercati di settore per avviare la vendita dei prodotti coltivati, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30. La struttura florovivaistica e gli orti accolgono gli utenti del progetto e diverse persone in regime di borsa lavoro, come percorso di acquisizione delle competenze pre-lavorative e lavorative specifiche per il settore. Molte sono poi le collaborazioni con le scuole per i progetti di alternanza scuola-lavoro per studenti con disabilità e non (nello specifico con l’Istituto Agrario di Sarzana -SP-), o con le scuole elementari per i progetti legati all’attività di “serra didattica” che in primavera e in autunno accoglie i bambini che vengono seguiti nei vari laboratori dagli educatori e dalle persone con disabilità. Quotidianamente tutti vengono supportati da operatori/educatori esperti, da operai giardinieri del Comune di Lerici, costituendo in tal modo un’efficace rete fra le diverse istituzioni preposte (Servizi Sociali del comune e Asl).al-lavoro-a-lerici

La terapia occupazionale

La terapia occupazionale (definita anche ergoterapia) è una disciplina riabilitativa e conseguentemente una professione centrata sullo sviluppo e il mantenimento della capacità di agire delle persone. Contribuisce al miglioramento della salute e della qualità di vita. Facilita la partecipazione alla società permettendo di prendere parte alle attività quotidiane. (ASE, 2011). La modalità del laboratorio occupazionale permette di confrontarsi con un’attività molto vicina a quella lavorativa anche a chi non è in grado di affrontarla in autonomia (attraverso ad esempio una borsa lavoro, un tirocinio o un progetto di formazione in situazione), poiché in un contesto protetto e supportati in modo adeguato alle diverse necessità, si ha la possibilità di imparare a sostenere le proprie responsabilità e a svolgere compiti e mansioni assegnati rispetto ai ruoli, con impegno e coinvolgimento, mettendo a frutto le proprie potenzialità.

Gli obiettivi principali della Terapia occupazionale sono:
– Aumento della percezione positiva di sé come individuo attivo e produttivo, utile nel suo ruolo sociale, con un conseguente recupero dell’autostima.
– Facilitazione del lavoro di gruppo nella concretizzazione del pensiero: “quello che faccio io sommato quello che fai tu e che facciamo assieme, diventano un prodotto completo e di valore”.
– Ampliamento della capacità attentiva e dell’assunzione di responsabilità nella presa in carico, con ruoli specifici, di tutto ciò che inerisce gli strumenti e il materiale necessario per il lavoro.
– Conferimento di competenze spendibili nel mondo del lavoro o del pre-lavoro in contesti protetti.
– Miglioramento delle competenze relazionali con persone conosciute e nella presentazione di sé con chi non si conosce.serra

I vantaggi dell’attività agricola

L’attività agricola, molto efficace per chiunque, lo è soprattutto per coloro che hanno degli svantaggi: la possibilità di stare all’aria aperta, di veder crescere una pianta e raccoglierne i frutti è sicuramente positiva. Altro fattore di beneficio è quello di lavorare in un contesto che ha a che fare con tempi biologici. I tempi con cui si sviluppano i processi di produzione agricola sono molto lunghi rispetto ad altri settori lavorativi. La relativa “lentezza” dei cicli di produzione agricoli rende il settore Primario un ambito nel quale i ritmi di lavoro non sono quasi mai incalzanti; consente di poter modulare la “velocità” di esecuzione delle varie operazioni e anche di fermarsi, di concedersi pause, senza compromettere la qualità del prodotto finale.

Fonte : italiachecambia.org

Parole di incoraggiamento bellissime e inaspettate

La famiglia di Riley England, un bimbo di 8 anni di China Grove (North Carolina), si trovava a cena in un ristorante della città, quando una cameriera si è avvicinata ad Ashey, la mamma di Riley, e, piangendo a dirotto, le ha comunicato che uno sconosciuto aveva già pagato il conto per tutta la famiglia e che l’aveva pregata di dar loro un biglietto.Riley-England-Note-609x350

Sorpresa per le lacrime della cameriera, Ashley England ha aperto il bigliettino e incredula ha letto il seguente messaggio: “Dio affida i bambini speciali solo alle persone speciali”. Il piccolo Riley – il bel bambino che sorride nella foto a lato – soffre di epilessia, non riesce ad esprimersi attraverso le parole ed ha subito ben tre delicati interventi al cervello e, durante la cena, stava diventando piuttosto impaziente ed irrequieto.

“Le ultime settimane”, ha spiegato Ashley alla stampa, “sono state piuttosto difficili e spossanti per noi, specialmente fuori casa. Riley cominciava ad urlare e a battere i pugni sul tavolo e so che a qualcuno dà molto fastidio. Ma se uno non si trova nei nostri panni, non ha diritto di giudicare. Perché dà per scontato anche un semplice “ti voglio bene” da parte del proprio figlio”.

Perciò, dopo che la cameriera si è avvicinata al tavolo dicendo “Cercherò di dirvelo senza piangere, ma un altro cliente vi ha già pagato la cena e vuole che vi dia questo biglietto”,Ashley è scoppiata a piangere, sopraffatta da tanta gentilezza ma, soprattutto, per le inaspettate parole di incoraggiamento.

“Vedere che qualcuno ha fatto questo per noi, ci dimostra che c’è chi capisce perfettamente ciò che proviamo e quanto sia difficile per noi, a volte, stare in mezzo alla gente. Mi ha fatto piangere, è stata una vera benedizione, più di quanto possa immaginare. Mi ha fatto dimenticare tutti i commenti negativi e cattivi. Li ha spazzati via completamente. Esistono ancora persone che hanno un cuore!”

Ashley, infine, ha voluto ringraziare pubblicamente la persona che ha pagato la cena, ma soprattutto per le bellissime parole di incoraggiamento nei loro confronti: “Non poteva sapere quali difficoltà abbiamo dovuto affrontare ultimamente e in quel momento avevamo davvero bisogno di una parola di conforto. Grazie!”

Fonte: buone notizie.it

Stupisce tutti con un sorprendente atto di generosità

Un ragazzo di 19 anni, dipendente di una tavola calda ha sorpreso tutti i clienti difendendo un cliente non vedente che aveva appena subito un furto di denaro e compiendo nei suoi confronti un inaspettato atto di altruismo e generosità. Il suo nome è Joey Prusak. Joey vive e lavora ad Hopkins – cittadina del Minnesota, non lontana da Minneapolis – presso una famosa catena di fast food e gelati, fin da quando aveva 14 anni e conosce tutti i clienti abituali, tra i quali un signore non vedente.Joey-2-620x350

Qualche giorno fa è successo che l’uomo, dopo aver fatto lo scontrino, ha accidentalmente fatto cadere a terra una banconota da 20 dollari. Dietro di lui, una signora ha subito raccolto la banconota, ma, invece di restituirgliela, l’ha infilata nel suo portafoglio. Joey ha assistito incredulo a tutta la scena e, quando la signora è arrivata al banco, le ha chiesto di restituire i 20 dollari al legittimo proprietario.

“Mentre metteva in tasca il resto, l’uomo ha fatto cadere a terra una banconota da 20 dollari. Sapevo che non se ne era accorto. La signora che era dietro di lui”, ha raccontato Joey, “ha raccolto i soldi così velocemente che non ho avuto il tempo di dire: Signore, le sono caduti. Lui si stava già allontanando e ho pensato che la signora li avesse raccolti per restituirglieli… e invece li ha infilati nel suo portafoglio”.

Così, quando la donna ha raggiunto il banco per fare l’ordine, Joey non è riuscito a tacere:“Le ho detto: signora, non ho alcuna intenzione di servire una persona maleducata come lei. Se restituisce i 20 dollari, la servo, altrimenti se ne può anche andare. E lei mi ha risposto: i 20 dollari sono miei, poi ha fatto una scenata, ha cominciato ad insultarmi ed è corsa fuori”.

Subito dopo, Joey ha chiesto scusa a tutti per lo spiacevole episodio ed ha ripreso lavorare. Finito di servire i clienti, si è avvicinato al signore non vedente e gli ha spiegato cos’era successo. Poi ha aperto il portafoglio e gli ha dato 20 dollari, che per lui corrispondono a 2 ore di lavoro.

Clienti e colleghi sono rimasti senza parole ed hanno subito cominciato a scattare foto e postarle sui social network. Il sito web della catena di fast food è stato sommerso di commenti positivi per Joey e pare che un cliente abbia anche scritto un’email alla direzione generale segnalando ed elogiando la sua buona azione. Molti clienti, come Angie Rosener, insegnante, hanno voluto complimentarsi personalmente con lui: “Sono rimasta profondamente colpita dal suo gesto e mi sono detta che dovevo scrivergli qualcosa, così gli ho portato un biglietto per dirgli grazie”.

Intervistato dalla TV locale, Joey ha dichiarato di essere ancora sconvolto per aver visto qualcuno rubare soldi ad un cieco e di aver ricevuto numerose telefonate di gente che dice di avergli addirittura spedito del denaro per rimborsargli il corrispettivo delle 2 ore di lavoro “regalate” allo sfortunato cliente.

“Sentivo che la cosa giusta da fare era ridargli i soldi. Tutti pensano che io abbia fatto una cosa bellissima, mentre in realtà era solo la cosa giusta”, ha detto sorridendo. “Ho fatto solo ciò che ritenevo corretto e credo che un sacco di gente la pensi esattamente come me”.

Fonte: buone notizie.it

Contributi per il turismo per tutti

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Nuova iniziativa a favore del turismo per tutti: sul Bollettino Ufficiale della Regione del 14 marzo è stato pubblicato un bando rivolto agli operatori turistici del Piemonte per sostenere, mediante risorse del Fondo sociale europeo ed anche con il coinvolgimento di giovani disoccupati, la cultura dell’accoglienza per le persone con esigenze speciali e l’accessibilità dei servizi turistici. I progetti devono essere presentati entro il 13 maggio 2013.

“Il turismo per tutti – sostiene l’assessore alle Pari opportunità, Giovanna Quaglia – rappresenta una sfida che il Piemonte ha già raccolto e intende rilanciare. Un tema più che mai attuale, testimoniato dal forte impegno delle associazioni dei disabili per essere protagonisti di una nuova concezione di turismo, in grado di soddisfare le esigenze di tutti. Credo che si tratti innanzitutto di una questione di cultura, di conoscenza e di sensibilizzazione. Per questo motivo in collaborazione con l’assessorato al Turismo, abbiamo predisposto un bando innovativo, per sensibilizzare gli operatori turistici, creare nuove opportunità lavorative e migliorare concretamente il sistema di accoglienza turistica piemontese. La trasversalità delle politiche di pari opportunità finora messe in atto consente anche un’attenzione specifica all’occupazione dei giovani”.

“Il Piemonte – sottolinea l’assessore regionale al Turismo, Alberto Cirio – è al terzo posto della classifica nazionale delle regioni più accessibili. Un dato importante, che premia il lavoro che stiamo portando avanti da anni, in collaborazione con la Consulta per le Persone in Difficoltà, attraverso il progetto Turismabile, che si rivolge non solo ai viaggiatori con disabilità, ma anche alle famiglie con bambini e agli anziani. Il bando si inserisce in questo contesto, fermo restando che il turismo accessibile non è solo una questione di diritti, ma soprattutto di marketing: ogni ostacolo, ogni barriera, sia essa architettonica, logistica o culturale, non invoglia né ad andare né a tornare”.

Sono destinatari dei contributi i soggetti pubblici e privati del settore turistico: imprese, associazioni di categoria, Atl, enti e associazioni senza scopo di lucro, enti di formazione e Università/Dipartimenti nel settore turistico, oltre ad associazioni temporanee di scopo o di impresa. I progetti devono riguardare un’area territoriale di intervento, tra le cinque individuate sul territorio e corrispondenti alle aree di competenza delle singole Atl, con il coinvolgimento di lavoratori del settore turistico e di persone disoccupate/inoccupate residenti o domiciliate sul territorio regionale. Sono ammesse a finanziamento azioni volte a favorire un cambiamento nell’organizzazione e nella progettazione dell’accoglienza, definire un modello di intervento concreto con strumenti specifici nelle singole area di intervento, rafforzamento delle competenze in materia di pari opportunità di persone disoccupate e o inoccupate, in particolare di età inferiore ai 35 anni, accompagnamento per gli operatori turistici interessati miglioramento dei servizi nei confronti delle persone con esigenze speciali.

Fonte: regione Piemonte